Riprendiamoci la Sovranità, ricostruiamo la nostra Democrazia! VOTA NO

Per un nuovo protagonismo dei cittadini e dei territori

La politica e le istituzioni condizionano sempre più drammaticamente i nostri diritti, le nostre vite, i nostri destini.  Una politica lontana dal sentire diffuso delle persone, chiusa in sé stessa e incapace di rappresentarne le istanze. In realtà, non vi è nulla di casuale in questo. In realtà la minoranza scaltra che ci governa – grazie a una legge elettorale antidemocratica e incostituzionale – ritiene di svolgere egregiamente il suo mandato e se ne compiace; credendo forse inapparente ciò che in realtà in molti vediamo: l’attenzione per alcune istanze e la sostanziale indifferenza per tutte le altre (tolta, naturalmente, la  recente spolverata di denaro pubblico per pacificare gli animi in vista del referendum). Una minoranza che ha la pretesa, eletta come è stata eletta, di modificare le regole fondanti di questo Paese.

 

  Le norme ad hoc e le prassi politiche, nel corso dei decenni, hanno finito per diventare un’aberrazione  insostenibile di quei principi democratici a cui dicevano di ispirarsi. Lo conferma il forte dissenso sociale su temi fondamentali: la riforma costituzionale e la legge elettorale, la lotta, risibile, contro la povertà e la disoccupazione, la devastazione dell’ambiente, la pessima riforma della scuola, la mercificazione del lavoro e dei lavoratori, e ad altri discutibili interventi che confermano, ormai, il totale e insanabile scollamento delle scelte dei governi e dei parlamenti dai bisogni effettivi delle persone. Le diseguaglianze, in barba ai principi incardinati nella Carta Costituzionale, hanno ormai raggiunto in ogni settore una misura inaccettabile. Lo scarto, ad esempio, tra chi è privo di mezzi e di tutele e chi, invece gode di privilegi scandalosi è un insulto al principio di uguaglianza. Così come la narrazione mediatica degli eventi, da parte della tivù pubblica, è soggetta ad arbitri quotidiani: l’ipertrofica esposizione del premier rispetto, ad esempio, e per contro il silenzio quasi totale sulla affollatissima manifestazione del 25 novembre, a Roma, contro la violenza sulle donne.

   I Governi – da quelli Berlusconi a quello Renzi – replicano immancabilmente le stesse condotte: comprimere i diritti delle categorie più povere  e inermi per salvaguardare gli interessi di lobby finanziarie e industriali,  delle caste funzionali a garantire il mantenimento di tale ordine delle cose. L’utilizzo che si fa delle risorse pubbliche (per grandi opere spesso inutili, per sostegni e sgravi alle imprese, per privilegi stipendiali e pensionistici ai politici e agli alti dirigenti) spiega fin troppo chiaramente le “ragioni” della stretta democratica, e del conseguente impoverimento della popolazione.

    Nella nostra democrazia parlamentare la sovranità dei cittadini si esaurisce quasi sempre con l’apposizione di una o più croci su una scheda ad ogni scadenza elettorale; di rado l’elettore  si impegna personalmente all’interno di movimenti, associazioni o partiti, per difendere i suoi stessi  diritti. Dopo la scelta della lista e dei propri rappresentanti (quando non siano scelti dai partiti) tra elettori e soggetti politici e tra elettori e istituzioni vi è un baratro profondo, che tale resta.

   Nell’attuale quadro di regole, per cambiare questo stato di cose la via da percorrere è una sola: riempire quel baratro, affinché in tutti i contesti territoriali si crei un ampio coinvolgimento e confronto tra cittadini sui temi ritenuti, volta per volta, più urgenti: locali e nazionali; in modo diretto e senza deleghe, offrendo il proprio contributo di idee e di impegno in comune.

    La politica è cosa di tutti, e le idee e le soluzioni politiche devono elaborarsi senza soluzione di continuità, e non fittiziamente e affrettatamente solo nell’imminenza di una consultazione elettorale per strappare consensi; finendo per escludere gli elettori sia dall’elaborazione dei programmi politici, sia dalla selezione dei candidati.

   La crisi della politica, vogliamo ancora ribadire, “si sta trasformando in un pericolo mortale per la democrazia di questo Paese. E’ in atto da tempo il tentativo di demolire la Costituzione nata dalla Resistenza e di togliere voce ai cittadini e alle cittadine sottraendo loro rappresentanza e strumenti di decisione democratica. Non c’è più tempo per rieditare miopi progetti politici che hanno dimostrato la loro inconsistenza sulla scena politica italiana. E’ necessario dar vita a una nuova fase politica e sociale che coniughi la saggezza dell’esperienza politica maturata anche nei fallimenti, con il coraggio dell’innovazione e della sperimentazione. […]Le persone, i gruppi, i movimenti, per aderire a qualunque percorso devono essere coinvolti attivamente, essere considerati portatori, non solo di bisogni e domande, ma anche di proposte e idee che si autorappresentino.”

    Va dunque praticata una nuova modalità di partecipazione democratica che riparta dalla civile e costruttiva relazione tra le persone, dal confronto sui problemi e sulle soluzioni. Una relazione caratterizzata dall’ascolto, dal rispetto dell’altro, dalla fattiva unione delle forze in campo.

   Come arrivare a questo? Attraverso l’organizzazione di assemblee aperte a tutti, nei territori, all’interno di spazi neutri dove non vi siano bandiere né porte chiuse. Assemblee che possono essere diverse, nello stesso territorio, ma che sappiano poi connettersi e interagire liberamente tra loro e con gli altri territori.

 

Invitiamo

pertanto tutti coloro che come noi ritengono irrinunciabili:

-La democrazia, la libertà, la dignità e la sovranità di ogni persona;
-La sovranità e autonomia dei territori rispetto allo Stato centrale;
-La solidarietà, la tutela degli ultimi  e la cura della persona;
-L’eticità dell’azione politica;
-Una più equa ridistribuzione della ricchezza e delle risorse pubbliche, al fine soprattutto di  creare nuovo lavoro e reddito garantito per tutti;
-La tutela dei beni comuni

a segnare sulla scheda, domenica 4 dicembre, una croce sul  

                              NO

 

e ad organizzare nei giorni successivi assemblee aperte a tutti e in spazi neutri nei propri territori, al fine di discutere ed elaborare programmi e campagne sociali e politiche in coerenza coi valori fondanti della nostra democrazia e del vivere civile.

   Partendo da temi prioritari come il lavoro e il reddito garantito, le diseguaglianze (di status, di razza, di genere), la sovranità, sottratta alle persone e alle comunità,  una nuova legge elettorale, e quant’altro sia ritenuto importante.  

   L’Associazione Prima le persone auspica una grande partecipazione, in particolare, di donne e di giovani, rimasti spesso fuori in questi anni dall’impegno di militanza. Raccomandando l’orizzontalità, nelle relazioni, e l’assenza di verticismi nelle decisioni, secondo il principio “un’idea, una testa, un voto”

Assemblea Permanente Prima le Persone