I DUE STORICI DISCORSI DI TSIPRAS DEL 3 LUGLIO 2015 CHE I GIORNALI NON PUBBLICANO

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Il testo del discorso di Alexis Tsipras in piazza Syntagma del 3 luglio 2015:

Cittadini di Atene, popolo greco, oggi non siamo qui per protestare né per manifestare: siamo qui per festeggiare. Festeggiamo la democrazia, perché la democrazia è motivo di festa, la democrazia è motivo di gioia, la democrazia è liberazione, ed è una via d’uscita. Oggi celebriamo la vittoria della democrazia. Non importa quel che accadrà lunedì, abbiamo già vinto: la Grecia ha mandato un messaggio di dignità e di orgoglio.

Nessuno può ignorare questa passione, nessuno può ignorare questo desiderio di vita, di speranza, di ottimismo. Oggi festeggiamo il nostro coraggio e determinazione nel prendere in mano il nostro destino, dando al popolo greco la possibilità di esprimere il proprio volere. Oggi festeggiamo e cantiamo. Festeggiamo e cantiamo vincendo la paura, vincendo i ricatti.

L’Europa che abbiamo conosciuto, l’Europa che difende i propri valori fondativi, non prevede ricatti e ultimatum. Oggi, in questo momento, l’intera Europa ha lo sguardo rivolto su di voi, sul popolo greco, sui tre milioni di poveri, sul milione e mezzo di disoccupati. Oggi l’intero pianeta ha lo sguardo puntato verso piazza Syntagma, verso le piccole e grandi piazze del nostro paese. Nel luogo che ha dato nascita alla democrazia, stiamo dando alla democrazia la possibilità di tornare. Di tornare in Europa, perché vogliamo che l’Europa torni ai principi costitutivi sui quali è stata fondata. A quei principi accantonati per troppi anni, mentre venivano applicati fallimentari programmi di austerità, forzando le persone ad accettare cose che non avevano scelto.

Cittadini di Atene, popolo greco, domenica prossima tutti noi, uniti, manderemo un messaggio di democrazia e dignità all’Europa e al mondo. Manderemo ancora una volta un messaggio di speranza ai popoli, perché domenica non sceglieremo se rimanere o meno in Europa: sceglieremo di vivere in Europa con dignità, di lavorare e di prosperare in Europa, di essere uguali fra uguali in Europa.

E credetemi, nessuno ha il diritto di minacciare che taglierà fuori la Grecia dalla sua naturale appartenenza geografica, nessuno ha il diritto di minacciare di dividere l’Europa. La Grecia – il nostro paese – è stata, è e rimarrà la culla della civiltà europea.

É da qui, ci dice la mitologia, che Zeus rapì Europa. Ed è da qui che i tecnocrati dell’austerity vogliono ancora una volta rapire Europa. No. Noi diciamo no – e diremo no domenica. Non lasceremo l’Europa nelle mani di quanti vogliono strapparla alla tradizione democratica. Al suo acquis democratico. Ai suoi principi fondativi: democrazia, solidarietà e rispetto reciproco.

Cittadini di Atene, siete qui oggi, uomini e donne di ogni età che avete inondato piazza Syntagma, bloccato le strade di Atene e delle altre città, per sfidare il crescendo di terrore di questi ultimi giorni.

Cittadini di Atene, molte volte, nel corso della storia, il popolo greco ha mostrato di sapere come respingere gli ultimatum. Perché gli ultimatum possono essere respinti.

Le pagine più gloriose della storia di questo paese e di questo popolo sono state pagine di coraggio e di onore. Vi chiamo a scrivere insieme, ancora una volta, queste pagine, questi momenti storici di dignità e di libertà. Vi chiamo a dire, domenica, ancora un grande e fiero NO agli ultimatum. A voltare le spalle a chi vi terrorizza ogni giorno.

E lunedì, quale che sia il risultato di questo passaggio democratico – del verdetto popolare che qualcuno, avendone paura, voleva impedire – diremo un assoluto NO alla divisione tra noi.

Indipendentemente dalla decisione che verrà presa domenica, lunedì i greci non avranno nulla a dividerli. Insieme lotteremo per ricostruire la Grecia, per renderla migliore di ciò a cui è ridotta dopo cinque anni di devastazione.

Vi esorto a ignorare le sirene che stanno strepitando, le sirene del terrore, e a decidere con la ragione e con il cuore. A decidere con calma e determinazione. A decidere per una Grecia fiera in un’Europa democratica. Per una nazione, una piccola nazione che sta lottando senza spade e senza proiettili, ma con l’arma più potente che esista al mondo: la Giustizia. Abbiamo la giustizia dalla nostra parte.

Abbiamo la giustizia dalla nostra parte. Vinceremo.

É qualcosa che nessuno può ignorare. Nessuno può ignorare che abbiamo la giustizia dalla nostra parte.

Cittadini di Atene, popolo greco, la libertà richiede integrità e coraggio. Noi – voi e noi tutti – abbiamo sia integrità che coraggio. E siamo liberi. Respiriamo la libertà. Qualsiasi cosa accada, siamo noi i vincitori.

Saremo noi i vincitori. La Grecia ha vinto. La democrazia ha vinto. I ricatti e le minacce sono stati sconfitti. Siate forti. Andate avanti con orgoglio. Con dignità. Il nostro NO farà la storia. Il nostro popolo supererà gli ostacoli. Per la Grecia, per un’Europa di democrazia e solidarietà.

(traduzione dall’inglese di Daniela Padoan)

 

L’APPELLO IN TV del 3 luglio:

Il momento della demo­cra­zia e della respon­sa­bi­lità è arri­vato. È ora che le sirene dell’allarmismo e del disfat­ti­smo tac­ciano. Quando un popolo prende il futuro nelle pro­prie mani non ha niente da temere. Andiamo tutti alle urne con calma e fac­ciamo la nostra scelta, valu­tando gli argo­menti e non gli slogan.

Ieri è acca­duto un fatto di grande impor­tanza poli­tica. È stato pub­bli­cato il rap­porto del Fmi per l’economia greca. Un rap­porto che ha reso giu­sti­zia al governo greco, per­ché con­ferma quanto è ovvio, cioè che il debito greco non è soste­ni­bile. Loro stessi dicono che l’unico modo per ren­dere soste­ni­bile il debito e per aprire la strada alla ripresa sia quello di pro­ce­dere a un taglio del debito del 30%, con­ce­dendo un periodo di gra­zia di 20 anni. Que­sta posi­zione, però, i cre­di­tori non l’hanno mai espo­sta al governo greco durante i 5 mesi della trat­ta­tiva. Anche nella pro­po­sta finale delle isti­tu­zioni, quella che dome­nica il popolo viene chia­mato ad appro­vare o respin­gere, ogni posi­zione simile è assente.

Il rap­porto del Fmi rende giu­sti­zia alla nostra scelta di non accet­tare un accordo che ignora il grande pro­blema del debito. In poche parole, il prin­ci­pale ispi­ra­tore del memo­ran­dum viene adesso a con­fer­mare la nostra giu­sta valu­ta­zione, ovvero che la pro­po­sta che ci viene data non porta a un’uscita dalla crisi. Cer­chiamo allora di capire, tutti noi. Dome­nica non si decide sulla per­ma­nenza della Gre­cia in Europa.

Si decide se, sotto ricatto, dob­biamo accet­tare il pro­se­gui­mento di una poli­tica senza via d’ uscita, come ormai ammet­tono i suoi stessi ideatori.

Dome­nica si decide se dob­biamo dare il nostro accordo alla morte lenta dell’economia e all’impoverimento della società, se dob­biamo accon­sen­tire a tagliare ulte­rior­mente le pen­sioni, per ripa­gare un debito non soste­ni­bile coi risparmi dei pen­sio­nati, o, se, con deter­mi­na­zione, dob­biamo raf­for­zare il nostro potere nego­ziale, per rag­giun­gere un accordo che ponga defi­ni­ti­va­mente fine a que­sto cata­stro­fico quinquennio.

Gre­che e greci, ora che ci divide poco tempo dall’apertura delle urne, dob­biamo tutte e tutti mostrarci respon­sa­bili, rispet­tando le opi­nioni con­tra­rie alle nostre, e affron­tare uniti il nostro comune futuro.
Qual­siasi fosse la nostra scelta di dome­nica, lunedì nulla ci divi­derà. Nes­suno mette in dub­bio la per­ma­nenza del paese in Europa. Il ‘no’ ad un accordo non soste­ni­bile non signi­fica rot­tura con l’Europa. Signi­fica pro­se­gui­mento dei nego­ziati in con­di­zioni migliori per il popolo greco.

Vi rivolgo dun­que l’invito di opporre un no agli ulti­ma­tum, ai ricatti, alla cam­pa­gna della paura. Ma vi rivolgo anche l’invito di dire di no alla divi­sione. No a chi cerca di spar­gere il panico e di impe­dirvi di deci­dere con calma e respon­sa­bi­lità per il vostro futuro. Vi rivolgo l’invito di deci­dere con deter­mi­na­zione a favore della demo­cra­zia e della dignità. Per una Gre­cia orgo­gliosa e fiera in un’Europa demo­cra­tica e solidale.

(a cura di Tonia Tsitsovic)

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