GRECIA, SINISTRA E CAVERNA PLATONICA

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Io sono molto critico sulla scelta politica assunta da Tsipras ma non faccio parte di quella folta schiera manichea che oggi l’appella come “traditore”.
D’altro canto non mi sento nemmeno parte dell’altrettanto nutrita compagine di coloro che lo difenderebbero anche se decidesse che i greci debbano buttarsi tutti nell’Egeo.

Credo che certe posizioni estreme all’interno della Sinistra, nascano proprio dal fatto che continuino a chiamarsi Sinistra (e nelle sue più svariate declinazioni).
Mi spiego meglio.  Oggi viviamo ancora nell’epoca del nominalismo, del simbolismo (non quello artistico), della malintesa “appartenenza”.

Come nel mito della caverna platonica, tutte queste cose non sono che l’ombra dell’ideologia che ancora per fortuna esiste in quanto insieme di valori, di visioni del mondo, di principi etici.
Ma molti, nella caverna-orticello in cui sono costretti, credono che quelle ombre siano la realtà, anzi anche più che realtà: credono che siano i criteri sacri in base ai quali prendere decisioni ed esprimere giudizi e di cui si auto-concepiscono come vestali o guardiani della loro sacralità.

E’ normale che quindi chi ha il nome “Tsipras” sul citofono della sua caverna si senta in dovere di difenderlo e giustificarlo anche oltre ogni ragionevole dubbio.
E non tanto per difendere lui, ma per difendere piuttosto la propria “appartenenza” che verrebbe disintegrata da una sconfessione.
E questo perché ci si è appiattiti su un nome come altri su una bandiera o su un simbolo.
Incapaci di leggere la realtà e di proporre percorsi basati su obiettivi, valori, ideologie prescindendo dalle “ombre platoniche”  di nomi, orticelli, simboli,  bandiere e leader, si è costretti a restare incatenati nella caverna, perdendo di vista la marxiana metodologia dell’analisi della realtà e delle scelte obiettive e non tese alla propria sopravvivenza.

Come vediamo in questi giorni la costrizione di queste catene, il credere reali le ombre crea confusione e crepe a sinistra. Ci si divide su Tsipras e Varoufakis,
Anziché proporre un’ipotesi di strategia prescindendo da nomi e dal “già dato”, si aspetta che le “ombre” si proiettino sul muro della caverna per poi accettarle o disprezzarle con eguale impeto.

E’ ovvio che una Sinistra che ancora reputa necessaria un’unione delle sue articolazioni non possa che comportarsi che così, perché legata a queste ombre da cui non riesce a staccarsi, pensando così di restare fedele all’ideologia e non capendo che l’ideologia sta al di fuori della caverna e non nelle sue proiezioni illusorie.

Qualcosa sta cambiando, per fortuna: la gente si unisce sui bisogni, sul mondo che vuole costruire, sulle strade da percorrere, sulle ideologie e visioni del mondo.
Molti sono già fuori dalla caverna e si stanno incamminando senza pensare a colori e simboli delle bandiere, senza pensare a nomi o leader, a orticelli da difendere ma per costruire un vasto movimento popolare di alternativa che prescinda dalle ombre proiettate sul muro della caverna.

Questa è la vera Sinistra e lo è soprattutto perché non dice di esserla e non vuole unire sigle e bandiere ma solo persone.

Gian Luigi Ago

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