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Piero Muò
(@pieromuo)
Registrato: 12 mesi fa
Post: 329
 

PlP é nata sopratutto dal rigetto di un gruppo di persone politicizzate di non più sottostare all'apparato tipico dei partiti ed al loro dirigismo piramidale.
É così nata una notevole innovazione culturale , ma la difficoltà é di farla diventare cultura in quanto condivisione e ripetizione di idee e gesti condivisi. É un percorso sconosciuto e quindi delicato e lungo a mettere in moto, perché la cultura che ci ha nutrito é stata quella del dirigismo per tutti noi.
In ogni caso la volontà di non ricadere qui nell'organizzazione di stampo partitico é parte integrante del nuovo progetto culturale che mette l'autorappresentanza e l'orrizzontalità come punti di arrivo del progetto ed anch'io lo considero un aspetto non negoziabile come difende Gian Luigi.

Comunque per funzionare , la parola liberata e l'idea liberata richiedono regole condivise e rispettate per l'espressione ed il voto e qui concordo con Athos. A difetto é la rivincita del personalismo naturale e generatore di tensione e pesantezza. Ieri sera c'é stata una discussione sull'importanza o meno della fiducia . Globalmente é necessaria ma la partecipazione trasparente é ancora più importante.
I personalismi si combattono solo con la partecipazione attiva di ognuno nella proposizione e la controproposizione più che nello sbararamento ,nel contrasto o nell'abbandono armi tipiche delle minoranze dei partiti.

Abbiamo sovente affermato e riconosciuto che siamo spazio e laboratorio , e quindi se i territori ne hanno bisogno é naturale metterli a servizio , anzi é giusto ed opportuno incoraggiare questo processo. I territori devono peró partecipare attivamente almeno tramite i mezzi telematici a costo zero che sono a disposizione alle discussioni generali per alimentare la vitalità di PLP e trarre spunti per la loro attività locale.

Dove non possiamo imbarcarci é nel tentare di cavalcare tutte le avventure politiche che si presentano perché non abbiamo i mezzi umani per farlo e penso neanche ancora la maturità progettuale . Questo lo possono fare gli aderenti a titolo personale senza porre alcun problema a PLP.

La cosa fondamentale ora é entrare senza reticenze e freni in questo processo di rielaborazione di PLP . Se non c'é la forza o la volontà di fare subito un incontro fisico ( caldo estivo, vacanze, impegni forti sui fronti dei referendum ,acidità residuale ... ) rinviamo l'incontro al fresco di ottobre ,dopo le battaglie ,ma non rinunciamo alla mezz'ora quotidiana per avvanzare un dibattito propositivo sul sito.

Piero Muó


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Marco Memeo
(@marco-memeo)
Registrato: 8 anni fa
Post: 32
 

Credo che alcune cose vadano puntualizzate:

Se si chiede più organizzazione non vuol dire che si voglia una centralità delle decisioni, così se si chiede una maggiore attenzione verso i territori non vuol dire sognare il partito federale.
Se si avanza il bisogno di puntualizzare delle regole non vuol dire cercare di imporre un partito tradizionale o novecentesco.
Stessa cosa se si cerca di considerare nel giusto valore il fattore umano nella sua poliedricità, che molto spesso si tramuta in forza: avere fiducia potrà anche non essere sufficiente ma sicuramente è necessario e fondamentale.
Qualcuno ha affermato che chi voleva delle modifiche o sentiva il bisogno di regolamenti o manifesti politici poteva avanzare proposte sul forum e sul decisionale.
Forse si dimentica quale siano i numeri di visite sul forum e quante persone siano coinvolte e quale uso si fa dello strumento mail.
Negare e rinviare continuamente il momento di confronto tra noi, sperare che, senza la creazione di un gruppo che sia convinto delle potenzialità degli strumenti a disposizione, ne sia padrone e li sappia spiegare nel territorio, senza aver un manifesto politico, si possa comunque fare proselitismo, significa tarpare le ali al progetto.
Pensare che ci sia bisogno di avere un progetto politico ben definito, un quadro di riferimento ben connotato , non vuol dire riproporre vecchi modelli o esperienze.
Da più parti è stata avanzato il desiderio di confrontarsi prima di ripartire e di proporsi all’esterno, si è cercato di mettere in evidenza come alcune volte sia giusto evitare di votare, specialmente quando quel voto avrebbe il sapore di contesa, di un vinto e di un vincitore; alcune proposte sono state avanzate, proposte che in alcuni casi cercavano di far convivere in maniera corretta le due esigenze: il confronto interno e la possibilità di mantenere l’iniziativa di Napoli, che comunque per come era stata mutata nel suo significato, non poteva più essere un’iniziativa nazionale, ma sarebbe potuta divenire, affermandolo chiaramente, una prima iniziativa di penetrazione nei territori.
Si è scelto di andare comunque avanti pur sapendo che il voto verteva su di un altro tipo di iniziativa, con altri scopi ed un altro respiro.
Il grande errore che si è fatto è quello di aver voluto anteporre ancora una volta il momento della rappresentazione, al momento dello formulazione del cosa si vuol rappresentare, di aver fatto prevalere la volontà di dimostrare il proprio valore, la propria forza.
Credo che ognuno di noi debba riflettere oggi, essendo venuto a mancare  quel collante dato dalla sicurezza di essere una comunità, su cosa ci può unire e cosa ci divide, sul significato che ognuno di noi da alle parole.
Faccio alcuni esempi:
Trasferire  la proprietà di alcuni beni dal privato allo stato, significa aver tenuto fede al principio di bene comune, precisando: sostituire ad un capitalismo privato un capitalismo di stato si pensa che possa essere oggi, se mai lo sia stato, di una qualche utilità?
La sognata fuoriuscita dal sistema capitalistico potrà avvenire senza il ripensamento del nostro stile di vita?
 Ancorare la soddisfazione dei bisogni primari alla possibilità di svolgere un lavoro è la soluzione ottimale?
Oppure è preferibile intraprendere un percorso che divida i due diritti: quello di avere una vita dignitosa, da quello di poter svolgere un’attività che sia confacente alle possibilità ed attitudini personali e sia utile alla collettività?
Se fino a ieri si poteva anche soprassedere alla nebulosità degli obiettivi, in forze di quel comune sentimento, oggi diventa fondamentale precisare con puntigliosità tutti gli aspetti del nostro stare insieme, così come diventa fondamentale avere delle regole precise e rispettarle.
Chiudendo mi e vi domando:
Siamo sicuri che rispetto a questi come a tanti altri temi la pensiamo in maniere simile?
Possiamo essere “fiduciosi” di ciò, possiamo pensare che, senza un approfondito dibattito,  la strada che percorrerà ognuno di noi porti dalla stessa parte, o ci potremmo trovare domani a guardarci da lontano senza poter trovare una via che ci ravvicini?
Infine se questa esigenza è reale, usando uno slogan che penso sia ancora caro a molti, se non ora quando?
 


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Piero Muò
(@pieromuo)
Registrato: 12 mesi fa
Post: 329
 

Concordo Marco, non é la diversità delle idee che deve preoccupare perché é anche la risorsa ,ma il loro palesamento chiaro che si presti a confronto e dibattito.
Che non tutti credino nelle stesse idee é sacrosanto , questo implica quindi un lungo e largo lavoro di ricerca di una piattaforma alla fine condivisa di obiettivi e metodi , che farà l'oggetto del manifesto programmatico.

Qui sul forum possiamo spaziare dal molto quotidiano alla massima utopia , senza pregiudizio per la causa e per i suoi aderenti . Per dare forza e speranza a tutti sono necessari tutti e due ,

NOi saremmo illusi e presuntuosi se in quattro e quattrotto pensassimo di avere trovato la soluzione rivoluzionaria della societá e dell'azione politica.

Poi cerchiamo di capire cosa pensano i giovani, perché se non lo facciamo potremmo fare come in Gran Bretagna con il Brexit votato eminentemente dagli anziani che hanno così compromesso una bella fetta di avvenire per le generazioni future.

Uno studio recente sulle aspirazioni dei giovani ,per esempio non cita nemmeno il lavoro come un'aspirazione maggiore , ma che qualcuno apprenda loro a guadagnare molti soldi. Ecco la nuova cultura marcata dalla borsa, il gioco d'azzardo e la speculazione, la vendita di droga, gli sportivi analfabeti e millionari in giovanissima etá.

La nostra proposta é una contro cultura ambiente mica facile da far passare!

Piero


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Piero Muò
(@pieromuo)
Registrato: 12 mesi fa
Post: 329
 

Marco Memeo ha scritto :
"Credo che ognuno di noi debba riflettere oggi, essendo venuto a mancare quel collante dato dalla sicurezza di essere una comunità, su cosa ci può unire e cosa ci divide, sul significato che ognuno di noi da alle parole.
Faccio alcuni esempi:
Trasferire la proprietà di alcuni beni dal privato allo stato, significa aver tenuto fede al principio di bene comune, precisando: sostituire ad un capitalismo privato un capitalismo di stato si pensa che possa essere oggi, se mai lo sia stato, di una qualche utilità?
La sognata fuoriuscita dal sistema capitalistico potrà avvenire senza il ripensamento del nostro stile di vita?
Ancorare la soddisfazione dei bisogni primari alla possibilità di svolgere un lavoro è la soluzione ottimale?
Oppure è preferibile intraprendere un percorso che divida i due diritti: quello di avere una vita dignitosa, da quello di poter svolgere un’attività che sia confacente alle possibilità ed attitudini personali e sia utile alla collettività?
Se fino a ieri si poteva anche soprassedere alla nebulosità degli obiettivi, in forze di quel comune sentimento, oggi diventa fondamentale precisare con puntigliosità tutti gli aspetti del nostro stare insieme, così come diventa fondamentale avere delle regole precise e rispettarle.
Chiudendo mi e vi domando:
Siamo sicuri che rispetto a questi come a tanti altri temi la pensiamo in maniere simile?
Possiamo essere “fiduciosi” di ciò, possiamo pensare che, senza un approfondito dibattito, la strada che percorrerà ognuno di noi porti dalla stessa parte, o ci potremmo trovare domani a guardarci da lontano senza poter trovare una via che ci ravvicini?
Infine se questa esigenza è reale, usando uno slogan che penso sia ancora caro a molti, se non ora quando?"
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La differenza di pensiero e di visione quando si tratta di proposte nuove per andare oltre la situazione attuale tutt'altro che soddisfacente per sempre più numerose persone e famiglie é molto logica perché le nuove idee non possono essere che rivoluzionarie, incerte , difficili da realizzare . Invece non é logico che queste idee/ proposte nuove , sovente annunciate non facciano mai alla fine l'oggetto di scelte di lavoro e di approfondimento nel laboratorio che PLP ha deciso di essere. E questo non puó farci crescere, perché il laboratorio é in stand by e quindi non genera progressione delle idee e non sintetizza proposte abbastanza esplorabili e quindi credibili.

Il secondo volano di PLP che é lo spazio dei movimenti é oggi sopratutto uno spazio di opposizione più che di proposta . É fragile perché purtroppo l'opposizione é troppo sovente perdente. Ci ancoriamo a tanti sogni altrui che poi cadono uno per uno lasciandoci stanchi e delusi . Se solo questo sacrosanto volano é attivo non genera quindi abbastanza fiducia e positività.

A difetto di grandi iniziative italiane ci siamo spostati a sognare in Europa cavalcando le battaglie altrui ma anche quì abbiamo trovato tante delusioni perché abbiamo bisogno di successi immediati ed entusiasmanti che non arrivano :
- Syriza in Grecia addomesticato dalla UE'
- Podemos lanciato in alto dai sondaggi e deluso dal voto .
- Corbyn " linciato" da 81% dei labouristi per avere ciccato il remain.
- Le nuits debout di Parigi superate dalle fanzone dell'Euro. di calcio.

In queste condizioni anche il PlanB rischia di avere le ali tarpate.

Parlo per me persona militante per il progresso del mondo e convinto che i grandi problemi sono mondiali e le soluzioni possono essere solo mondiali , Il mondo é l'attacco ,il territorio é difesa.

Per interessare la gente ci vorranno idee, proposte nuove, forti, generali e non solo opposizione e protesta.
In Francia dicono che una mosca non l'attiri con l'aceto ma con il miele.

Piero Muó


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Marco Memeo
(@marco-memeo)
Registrato: 8 anni fa
Post: 32
 

Forse il nostro sguardo verso i movimenti presenta qualche difetto, non so se di strabismo o di miopia, a me sembra di vedere, fisicamente o con l’occhio virtuale, in giro per il mondo compresa l’Italia molti movimenti che avanzano delle proposte, che vivono già quelle proposte, sicuramente sono una minoranza per ora, ma lo resteranno per sempre se continueremo ad ignorarli, se guarderemo verso di loro con sufficienza, quando non con fastidio, se continueremo a dire che sono esempi parziali, che rappresentano delle nicchie, che il loro esempio non può essere esportato, magari solamente perché non riusciamo ad introdurli in una delle nostre categorie o classi, eppure se provassimo a mettere insieme, con un po’ di fantasia, tutti questi esempi forse potremmo intravedere un mondo nuovo, quel mondo nuovo che teorizziamo.

Certamente accettare le logiche che ci propongono quei movimenti è faticoso, ancor più metterle in pratica.
Tanto per fare alcuni esempi:
·         ce la sentiamo come genitori (compresi quelli come me che sono nonni) di rimetterci in gioco davanti a dei bambini o degli adolescenti, vivendo con loro le esperienze di un altro tipo di scuola, quale potrebbero essere le varie esperienze esistenti: la scuola nel bosco, quella senza zaino, quelle libertarie, quelle parentali, tanto per citare alcune esperienze organiche?
·         Oppure ce la sentiamo di modificare veramente il nostro stile di vita, rendendolo confacente alla soddisfazione dei bisogni di tutti?
·         Vogliamo veramente consumare soltanto lo stretto necessario, per fare in maniera che ne resti sempre per il futuro?
·         Riusciamo a veder nel movimento della decrescita felice, non un insieme di monaci masochisti, ma tanti piccoli Pepe Mujica, che sicuramente apprezziamo tanto?
·         Riusciamo ad immaginare che il trapano che uso una volta ogni due o tre mesi, potrebbe benissimo essere usato da un'altra persona,  che magari potrebbe farmi usare la levigatrice che lui ha ed io no?
·         Abbiamo mai provato ad immaginare che cosa potrebbe avvenire, se coloro che praticano lo scambio, non acquistano nelle grosse catene di distribuzione, fanno dell’autoproduzione non un vezzo radical chic, bensì una pratica quotidiana, adottano la pratica del dissenso e del rifiuto della prassi, diventino una maggioranza cosciente?
Ecco forse questi sono i famosi movimenti propositivi.
Ma a ben vedere i movimenti di protesta non sono dei movimenti di proposta in embrione?
Dire No, non accettare lo status quo, è pur sempre il primo passo per un mondo diverso.
Proviamo a capire che non è solo la forma partito che non è più attuale, proviamo a liberarci da tutti quei  schemi, che se pur ieri hanno avuto un loro valore, oggi non lo hanno più.
Ad esempio se veramente vogliamo rifiutare la logica mercantile dobbiamo capire che tale logica deve essere rifiutata prima di tutto rispetto al noi, al nostro diritto ad una vita dignitosa, che non può divenire merce di scambio: tu lavori, io ti pago, tu vivi; non c’è lavoro, nessuno ti paga, tu muori.
Perché se continuiamo ad accettare questa logica saremo portati anche ad accettare, anche se  alla fine di una lunga china, anche se obtorto collo, la logica del vaucher.
Allora iniziamo a dire che qui in Italia, anche noi vogliamo cambiare la costituzione, semplicemente applicandola nel suo complesso, iniziando proprio dai primi quattro articoli visti come un tutt’uno, per cui il singolo ha il dovere di concorrere al benessere collettivo, svolgendo un attività o una funzione (badate bene non si parla di lavoro), ma la collettività ha il dovere di fare in maniera che al singolo venga assicurato tutto quanto necessita perché possa vivere e sviluppare la sua personalità.

Iniziamo con il dire che qualsiasi legge, capitolo di spesa, previsione di bilancio, deve tener presente questo primo principio, tutto il resto viene dopo.
Iniziamo con il dire che qualsiasi trattato internazionale non può andare contro a questo principio.
Ecco probabilmente il nostro essere nei territori, potrebbe semplicemente voler dire questo: vivere il territorio, nel territorio, mischiarsi, farne parte, ma soprattutto non essere coloro che vengono da fuori ad indicare la via.


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Piero Muò
(@pieromuo)
Registrato: 12 mesi fa
Post: 329
 

Quello che affermi Marco é molto interessante e merita approfondimento. Certo che i territori contano, e non c'é contraddizione o antitesi tra i problemi ed i movimenti territoriali ed i problemi ed i bisogni planetari.
Le grandi idee hanno sempre avuto come campo il mondo .
Dodici mila anni fa agli albori dell'uomo sapiens la stima é che vivessero su terra 8 millioni di umani. Questi tribolavano a sopravvivere per procurarsi il cibo e difendersi dalle intemperie e dalle belve.Il loro mondo era il loro ridotto territorio vitale.
Oggi siamo circa otto milliardi di umani su terra minacciati da catastrofi ecologiche pazzesche e da belve artificiali come il capitalismo e la finanziarizzazione perfettamente planetarie. Il nostro terreno di azione , e di difesa non puö essere che il mondo, altrimenti le incidenze negative extra territorio saranno ineluttabili.
Con il lavoro, sparirà la foresta, l'erba,l'acqua ,l'aria respirabile e quindi la speranza di salute.
Leggevo ieri decine di millioni di donne in Angola, Somalia, Ciad ed altrove non hanno alcun mezzo per la contraccezione delle nascite e mettono al mondo figli su figli che riempiranno i barconi dei migranti destinati al naufragio. E che almeno 180 millioni di bambini non hanno alcuna istruzione .
Noi andiamo di lusso e lo sappiamo. Potremmo anche fare tutte scuole del bosco o parentali perché siamo istruiti, potremmo mangiare meno di metà perché siamo obesi e così via.
Territori e universo perfettamente imbricati e da salvare in parallelo, ecco il programmino!
Piero


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