Forum

Proposta organizzat...
 
Notifiche
Cancella tutti

Proposta organizzativa elaborata da Vincenzo Pellegrino.


Mario Sommella
(@mario-sommella)
Registrato: 8 anni fa
Post: 52
Topic starter  

X
PROPOSTA ORGANIZZATIVA DEL MOVIMENTO PER LA
COSTITUZIONE
intervento amministrativo ordinario, il testo si trova dopo il commento di daniella Ambrosino


Citazione
Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
Registrato: 1 anno fa
Post: 81
 

A me sembra che una proposta così complessa sarebbe meglio presentarla come frutto del lavoro di un gruppo, anziché come proposta di un singolo. Penso che così abbia maggiori probabilità di essere presa in considerazione.
Ma magari mi sbaglio.
Penso inoltre che vada presentata una proposta sintetica - corredata poi da una analitica che vada nei dettagli come quella presentata da Vincenzo, altrimenti la leggeranno o l'ascolteranno in pochi.
Su altri aspetti tornerò con più calma.


RispondiCitazione
Vincenzo Pellegrino
(@vincenzo-pellegrino)
Registrato: 8 anni fa
Post: 135
 

PROPOSTA ORGANIZZATIVA DEL MOVIMENTO PER LA COSTITUZIONE

PREMESSA
Per quanto la presente proposta organizzativa possa avere effetti rivoluzionari nei rapporti di potere
tra i soggetti coinvolti, essa è in sé estremamente semplice e lineare.
In quanto “proposta” essa è solo una base di discussione ed è aperta ad ogni suggerimento e
richiesta di modifica in grado di migliorarla e affinarla.
Il progetto concreto che da essa potrà scaturire, non potrà che essere una realizzazione collettiva alla
quale tutti sono parimenti invitati a contribuire.
Per coerenza, la sua formale approvazione dovrebbe avvenire con le modalità decisionali che la
proposta stessa indica.

L’ASSOCIAZIONE
Innanzitutto, per definire una perimetrazione di massima del progetto, sarà necessario costituire
un’associazione di servizio a livello nazionale con uno statuto essenziale che recepisca i principi
della proposta stessa. A puro titolo esemplificativo, a questo link potete trovare lo statuto di
PrimalePersone, associazione che si è data sin dalla sua nascita un tipo di organizzazione
orizzontale.
È quindi essenziale stabilire dove risieda la sovranità, il potere. Dato che il principio democratico
pone la sovranità al livello più basso, quello delle singole persone, nel nostro caso essa è posta in
capo a tutti aderenti al progetto, senza alcuna discriminazione. L’adesione al progetto è aperta ed
avviene iscrivendosi all’associazione, accentando così i principi e le regole che la informano.

I LIVELLI O AMBITI DELLA STRUTTURA
Serve ora delineare i diversi livelli (sarebbe più opportuno definirli ambiti per evitare una loro
figurazione di carattere verticale) di cui si compone l’intera Rete* per la Costituzione.
Si ipotizzano i seguenti ambiti organizzativi:
- Ambito territoriale: gli aderenti ai comitati territoriali e i singoli attivisti;
- Ambiti provinciale e metropolitano: l’insieme degli attivisti in questi ambiti;
- Ambito regionale: l’insieme degli attivisti a questo livello;
- Ambito nazionale: l’insieme complessivo degli attivisti del Movimento.
Va precisato che, a differenza della classica struttura piramidale tipica dei partiti e delle
organizzazioni federative e confederative in genere, questa struttura non è gerarchizzata, non vi
sono livelli sovraordinati ad altri. Ciascuno di essi è autonomo e indipendente dall’altro pur nella
totale osmosi garantita dal fatto che le persone che fanno vivere i vari livelli sono o, meglio,
possono essere le stesse.

GLI STRUMENTI INFORMATICI
Ciascuno di questi livelli si dota degli strumenti informatici essenziali al proprio funzionamento:
1) una mailing list per lo scambio di informazioni e per le comunicazioni essenziali nonché per
le notifiche relative alle aperture di nuove discussioni sul forum (punto 2) e delle fasi di voto
1
sulla piattaforma decisionale (punto 3); tali notifiche potranno essere inviate anche via
smartphone;
2) un forum di discussione ove possa svilupparsi il confronto, svolgersi il dibattito anche a
livello di serrato contraddittorio;
3) una piattaforma decisionale attraverso la quale assumere le decisione in modo collettivo,
trasparente ed orizzontale. Ne esistono diverse ognuna con caratteristiche proprie in base
all’algoritmo di elaborazione del voto. Tendenzialmente esse “premiano” le mozioni meno
invise piuttosto che le semplicemente più votate.
Tutte le piattaforme decisionali consentono di verificare in modo trasparente il proprio voto
cosicché risulta praticamente impossibile manipolare i risultati.
Tuttavia, al fine di garantire la massima sicurezza del sistema di voto, il server su cui risiede
la piattaforma è gestito da soggetto professionale neutro, esterno all’associazione,
remunerato per la sua attività di natura prettamente tecnica.

Gli aderenti all’associazione hanno diritto di voto per tutti i livelli. Essi, per esercitarlo, si iscrivono
agli strumenti informatici dei livelli ai quali ritengono di poter dare il proprio specifico contributo.
Per ovvie ragioni, l’iscrizione deve essere certificata dall’invio di un valido documento d’identità.
I tre strumenti suddetti possono essere implementati in un’unica piattaforma informatica che
potremmo definire come un “social network politico” il quale consente, con un unico account di
iscrizione, di accedere a tutti e tre gli strumenti.
L’adozione di questi strumenti da parte di ogni singolo gruppo richiede una discreta capacità
organizzativa, disponibilità di un minimo di risorse e competenze. Le difficoltà maggiori si avranno
nei piccoli gruppi a livello territoriale; molte meno a livello regionale e metropolitano/provinciale;
direi nessuna a livello nazionale, dove, al contrario, si prefigura la disponibilità di notevoli risorse e
competenze.
È chiaro che l’adozione della proposta e la conseguente acquisizione dei necessari strumenti
informatici da parte del livello nazionale, metterebbe in moto un processo emulativo negli altri
ambiti. Vi sono inoltre da considerare le “economie” derivanti dalla possibilità di usare server e
supporti comuni per le piattaforme dei dei vari livelli, con conseguente agevolazione dei livelli più
periferici.

DISTRIBUZIONE DELLA PARTECIPAZIONE
Da questa strutturazione discende che il numero di partecipanti alle singole piattaforme
informatiche (l’insieme dei tre strumenti informatici ovvero il social netwok politico) sarà crescente
passando dal territoriale al nazionale. Per esemplificare: i partecipanti al livello territoriale saranno
gli iscritti all’associazione nazionale residenti in quel certo territorio che si siano iscritti ai relativi
strumenti informatici; quelli a livello provinciale, gli iscritti agli strumenti informatici residenti in
quella determinata provincia; i partecipanti al livello regionale saranno gli iscritti agli strumenti
informatici regionali; infine, al livello nazionale potranno partecipare tutti gli iscritti agli strumenti
informatici di quel livello, cioè, potenzialmente, tutti gli iscritti all’associazione nazionale.

COME SI ASSUMONO LE DECISIONI
Come specificato in premessa, questo modello organizzativo prevede che la sovranità si trovi alla
base, cioè nell’insieme dei singoli aderenti al progetto, quindi degli iscritti all’associazione.
Le decisioni afferenti un determinato livello, tutte le decisioni, vengono assunte dall’insieme degli
aventi diritto al voto di quel certo livello, cioè da coloro che si sono iscritti ai relativi strumenti
informatici.
Rispetto al presente, dove si prendono le decisioni (quando si riescono a prendere!) in assemblee
alle quali riesce a partecipare solo una parte limitata dei sostenitori e degli attivisti e dove non sono
ben chiare le relazioni di rappresentanza che i partecipanti hanno con la base (chi rappresenta chi?
quanto vale il voto di un rappresentante rispetto a quello di un singolo?), è ben comprensibile
l’enorme allargamento potenziale della partecipazione alle decisioni, la chiarificazione procedurale
nonché il vantaggio di eliminare la “compressione” della volontà dei singoli (cancellazione delle
minoranze) ad ogni passaggio di livello che qualsiasi sistema rappresentativo porta con se.
Tutti gli iscritti ad un determinato livello hanno la possibilità di presentare proposte e mozioni
aprendo una nuova discussione sul forum. Dopo un adeguato periodo di confronto, variabile in
funzione della natura della decisione da prendere (ovvio che l’adesione ad un appello richiederà un
tempo di confronto minore che una proposta di modifica statutaria), qualora il suo proponente lo
ritenga opportuno, la proposta viene pubblicata sulla piattaforma decisionale. Solo se la proposta
ottiene il sostegno (cioè l’interesse) di un certo quorum di aventi diritto, essa passa alla fase di voto
vera e propria. Durante la fase di pubblicazione, chiunque può presentare controproposte, richieste
di emendamento, suggerimenti di modifica, anch’essi soggetti al voto.
Questa possibilità aperta a tutti di presentare proposte, mozioni, emendamenti, fa si che si possa
passare dal principio pur positivo rispetto al presente “una testa, un voto” a quello decisamente più
ampio, gratificante e valorizzante “una persona, un’idea, un voto”.
Altro grande vantaggio rispetto alle modalità presenti è rappresentato dalla possibilità di lavorare su
mozioni e proposte scritte, quindi fissate in modo intellegibile e duraturo a differenza delle proposte
verbali esposte spesso in modo confuso in assemblee altrettanto confuse nelle quali rischiano di
dominare i più determinati, coloro che hanno migliori capacità oratorie, chi ha già un obbiettivo in
testa. Sulle possibilità di manipolazione o sovradeterminazione degli esiti assembleari ci sarebbe
molto da dire ma non è questo il contesto.
La durata del confronto sul forum, quella delle fasi di pubblicazione e voto su piattaforma
decisionale e la percentuale del quorum per l’ammissione al voto sono regolate da specifiche policy
che devono essere preventivamente e opportunamente definite in base a considerazioni di natura
politica.
L’uso congiunto degli strumenti consente l’apertura, per ciascun ambito, di uno spazio inedito di
proposta, confronto, dibattito e decisione collettiva che potremmo definire come una sorta di
Assemblea permanente. Molte piccole Assemblee permanenti diffuse sui territori, Assemblee
permanenti più ampie e livello ragionale, ed una grande e inclusiva Assemblea permanente a livello
nazionale.
Nell’evidenziare l’enorme vantaggio in termini di partecipazione dato dalla possibilità di esprimere
il proprio voto anche per i molti che, per infinite ragioni, non possono o non vogliono partecipare
alle assemblee in presenza, è necessario precisare che esse, ovviamente, non scompariranno ma non
saranno più la sede in qui si assumono le decisioni. La loro utilità rimane evidente ogni qualvolta la
rilevanza, l’ampiezza, la complessità dei temi da trattare suggerisca l’opportunità di incontrarsi de

visu garantendo al dibattito tutti gli indiscutibili vantaggi che una tale dimensione assicura.

ULTERIORI STRUMENTI PER LA PARTECIPAZIONE
Oltre agli strumenti informatici elencati più sopra, si evidenzia l’utilità di adottarne di ulteriori per
facilitare e quindi allargare ancor più la partecipazione.
Uno di questi è l’uso della diretta streaming nelle assemblee in presenza in modo da consentire a
chiunque sia interessato al loro svolgimento ma non possa prendervi parte, di seguirne i lavori da
ovunque si trovi. È sufficiente un telefonino di nuova generazione connesso ad internet per seguire
la diretta dell’evento e finanche prendervi parte chiedendo di intervenire da remoto.

Altro utilissimo strumento di interazione a distanza è rappresentato dalle teleconferenze (esistono
molte piattaforme sviluppate a questo scopo, del tutto gratuite) che consentono ad un notevole
numero di persone, ciascuna a casa propria, di collegarsi in un’assemblea a distanza nella quale
poter svolgere il confronto in modo simile a quello di un incontro in presenza.

RELAZIONI TRA I LIVELLI E ORGANI SPECIFICI
Come si diceva sopra, i vari livelli o ambiti sono tra loro indipendenti ed autonomi per cui, nel
rispetto di questa autonomia, possono decidere di intraprendere le attività, le azioni, le iniziative che
ritengono più opportune.
È tuttavia evidente che, in funzione dell’ambito in cui ci si trova ad operare, le potenzialità d’azione
cambiano, risultando ovviamente crescenti al passare da ambiti più periferici a quello nazionale.
Nel contesto dell’ambito nazionale, sotto la diretta sovranità dell’Assemblea permanente nazionale,
è auspicabile la costituzione di un Comitato scientifico, nel quale siano chiamati ad operare i
migliori costituzionalisti e giuristi, ma anche economisti e sociologi, il quale può presentare
proposte direttamente all’Assemblea permanente nazionale. Le stesse proposte possono essere fatte
proprie dalle Assemblee permanenti dei vari ambiti.
Può essere valutata, anche in tempi successivi, l'eventuale costituzione di altri organi a cui attribuire
funzioni specifiche.

IL FUTURO È NELLE NOSTRE MAI
La presente proposta organizzativa, nel porre la sovranità in capo alla moltitudine che vorrà animare
il processo, fa emergere quello che potremmo definire “General Intellect” o Intelligenza collettiva.
Essa, nel far finalmente esprimere l’insieme, la “collettività operosa”, potenzialmente l’intero
Popolo, toglie la supremazia ai leader, ai capi popolo, ad ogni “rappresentante” di sorta,
spersonalizzando in senso positivo la Politica e dando finalmente valore concreto, per la prima volta
nella storia, alla parola “democrazia”.
Se siamo giunti a questa necessità evolutiva, resa solo oggi possibile dallo sviluppo delle tecnologie
dell’informazione e comunicazione, è perché la Politica deve potersi riconnettere con il mondo
reale, un mondo enormemente mutato rispetto anche ad un recente passato, per poter svolgere il
fondamentale ruolo di connessione tra la società e le sue istituzioni che le è proprio.
Sono evidenti le enormi potenzialità che un’organizzazione di questa natura può avere sulle sorti
future del nostro paese e, in relazione con analoghe organizzazioni di altri paesi europei e la
costituzione di un ulteriore ambito a livello continentale, sul futuro dell’Europa e del mondo.
È inutile è sarebbe dannoso nascondersi le difficoltà di ordine tanto concettuale che pratico che si
frappongono alla realizzazione di questa prospettiva, ad iniziare dalla necessità di cambiare la
nostra forma mentis, passando da una concezione della politica basata sulla rappresentanza ad una
di tipo orizzontale e partecipativo nella quale i professionisti della politica non hanno
semplicemente più ragion d’essere.
In altri termini, la Politica si trova nella necessità di affrontare lo stesso salto di paradigma che sta
attraversando l’intero mondo occidentale, con il conseguente abbandono delle vecchie ed ormai
inadeguate prassi e l’elaborazione e sperimentazione di nuove modalità.
Tuttavia, l’enorme posta in gioco (la possibilità stessa di un futuro) e le gravissime condizioni in cui
versa la nostra democrazia oltre che il nostro pianeta, dovrebbero suggerire a tutti il massimo
impegno affinché questo senz’altro ambizioso ma altrettanto grandioso progetto possa realizzarsi.

Note
* questo termine risulta improprio dato che le reti, in genere, non hanno una strutturazione interna
definita; sono effimere e transitorie, ragione per la quale non hanno mai ottenuto risultati
significativi sul piano politico; per questa ragione nel titolo si parla di “Movimento”, termine
comunque non del tutto appropriato: il fatto è che stiamo costruendo qualcosa di nuovo per cui la
consueta terminologia non fornisce una parola realmente calzante.


RispondiCitazione
Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
Registrato: 1 anno fa
Post: 81
 

Personalmente, è ovvio, penso che in sé la proposta di Vincenzo sia una buona proposta e mi piacerebbe che venisse adottata.
Ora però vengo a sapere da alcuni amici attivisti del No del Veneto, che all'interno della mailing list Nograzie - quella di coordinamento tra gruppi locali promossa dal Comitato per il No di Trieste - si è sviluppato nei mesi scorsi un lungo dibattito sulla democrazia interna, cui hanno preso parte tra gli altri Vincenzo Pellegrino, Mario Zorzetto, Roberto Brambilla di Lista civica. Ognuno ha sostenuto i meriti delle proprie idee, senza che gli altri si appassionassero alla questione, anzi col risultato di provocare in molti una certa allergia. Circolano inoltre i progetti di un certo Movimento X o quello di un Partito della Democrazia Rivoluzionaria.
Il risultato è stato un fiume di parole che ha innervosito tante persone le quali ritengono che tutto ciò sia sommamente astratto e vada a danno di relazioni vive tra persone intrecciate nei territori su obiettivi concreti quali quelli che si sono dati ad es. in Veneto (iniziative da portare avanti nelle scuole e dibattiti coi cittadini sulla non attuazione della Costituzione).
C'è, all'interno dei Comitati per il no del Veneto un certo malessere per questi dibattiti interminabili su questioni di principio per immaginare una democrazia ideale nel Paese o per ottimizzare una democrazia interna che a loro avviso grosso modo è già sufficiente. A molti attiviti/e basterà e avanzerà mandare al direttivo centrale due rappresentanti locali come si farà adesso, a quanto pare. La loro impressione è che questi dibattiti coinvolgano solo persone che scrivono moltissimo e fanno poco, e forse fanno poco perché scrivono moltissimo.

A ciò si aggiunge la sensazione diffusa che i Comitati per il No vengano adesso caricati, da forze politiche e da singole persone, di eccessive aspettative politiche (di salvezza della sinistra, rigenerazione della democrazia ecc.) che finiranno per schiacciarli. Secondo questo punto di vista i Comitati non possono surrogare le carenze delle forze politiche vere e proprie, e farsi catalizzatori di proposte politiche generali.
A diverse persone attive nei comitati insomma viene l'orticaria al sentirsi trascinati dentro "progetti politici" troppo vasti e se la densità di certi dibattiti che sentono estranei supera una certa soglia, spariscono. Può essere senz'altro sbagliato, ma è così.

Ora, in una situazione di questo tipo, avanzare - sia a titolo personale che collettivo - una proposta di organizzazione così generale e articolata rischia a mio parere di essere controproducente e di bruciare queste idee, anziché di seminarle e coltivarle in un terreno propizio. Forse conviene attendere un'occasione migliore

In ogni caso, trattandosi di proposta da fare all'interno del Comitato regionale, penso sarebbe necessario attenersi a proporre ciò che è fattibile qui e ora nell'ambito regionale, lasciando fuori tutto ciò che attiene al livello nazionale e come tale destinato a restare per ora solo come pia intenzione.

Per ora quindi niente associazioni, Statuti, ecc. : solo un regolamento interno tra chi ci sta.
Le iscrizioni si prendono nei Comitati locali, che decidono chi accettare (in base al suo impegno locale) e chi no (evitando così iscrizioni strumentali).
Si tratta solo di dimostrare che questo sistema, oltre a essere democratico, può funzionare ed è utile.


RispondiCitazione
Gian Luigi Ago
(@gian-luigi-ago)
Registrato: 8 anni fa
Post: 84
 

Credo poco che qualcosa possa scaturire dai Comitati per la Costituzione. Quello che ha scritto Vincenzo è perfetto e concordo ma credo che non possa attecchire in quegli ambiti su cui, non a caso, si sono buttati i soliti partiti e personaggi per egemonizzarli. Giusto rafforzare i Comitati a fini di difesa e attuazione costituzionale ma molti stanno pensando ad essi come veicoli per rinnovare o stabilizzare il ceto politico. E' uno dei motivi per cui sono uscito da Azione Civile dopo l'ultima assemblea nazionale di dicembre dove, a fronte di un documento che proponeva di partire dai territori, è stato invece approvato un percorso che unisce personalità come Ingroia, Emiliano, Fratoianni (intervenuti anche in assemblea) per creare, attraverso i Comitati per la Costituzione, una forza politica/lista elettorale che possa servire a realizzare alle prossime politiche almeno un dieci per cento da offrire ai grillini per aiutarli a battere un'eventuale alleanza Pd- Forza Italia. Riguardo al Progetto X ne abbiamo già avuto a che fare e lo reputo totalmente negativo.

Gian Luigi 🙂

"Non fate caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove altri disegnano confini"


RispondiCitazione
Vincenzo Pellegrino
(@vincenzo-pellegrino)
Registrato: 8 anni fa
Post: 135
 

Temo Daniella, che se mai inizieremo mettere nero su bianco e a far girare una proposta organizzativa quanto più compiuta, mai si capirà cosa si abbia in mente in termini pratici. Se si rimane sempre sul vago, sulla asserzione di principi, tutti coloro che non hanno dimestichezza con il dibattito rischiano di non comprendere i termini della questione.

Purtroppo il tempo non si ferma e continua a tracciare una tendenza sempre più negativa e pericolosa. Serve cercare di agire, con tutte le dovute cautele e precauzioni, su questo "Movimento per la Costituzione"  anche perchè è l'unica fenomeno politico di un certo rilievo in atto in Italia.

Faccio le congratulazioni a Daniella per le molte ed esatte informazioni che ha sul Coordinamento veneto (ne sai più di me!); credo tuttavia che non ci si possa fermare davanti ai mugugnii delle tante "anime belle" che popolano il coordinamento: se dipendesse da loro, stai certa che rimarremo con delegati, rappresentanti e coordinamenti vita natural durante...  Io non ho intenzione di usare il poco tempo che ho per stare dentro strutture senza prospettiva.. per cui, come mi sono già impegnato a fare nella relativa ml, presenterò la proposta organizzativa alla riunione del CVC dell'11 febbraio.

In vista di questo passaggio ma anche della definizione di una proposta organizzativa di PrimalePersone da far girare anche al di fuori dei Comitati per la Costituzione, sarebbero utili suggerimenti di merito e una versione sintetica.


RispondiCitazione
Athos Gualazzi
(@athos-gualazzi)
Registrato: 8 anni fa
Post: 149
 

Una precisazione va fatta in merito agli "emendamenti" sui decisionali:
l'emendamento è un suggerimento al/ai proponenti che possono o meno accettarlo, non viene conteggiato nel computo dei voti, oltre il compito precipuo serve ai proponenti per valutare quanto l'accettazione o il rifiuto influirà sul gradimento della proposta stessa.
Propongo di modificare la frase "....controproposte, richieste di emendamento, suggerimenti di modifica, anch’essi soggetti al voto." con la frase "....proposte alternative o richieste di emendamenti che possono essere accettati o meno e quindi influire sul gradimento."


RispondiCitazione
Vincenzo Pellegrino
(@vincenzo-pellegrino)
Registrato: 8 anni fa
Post: 135
 

Una precisazione va fatta in merito agli "emendamenti" sui decisionali:
l'emendamento è un suggerimento al/ai proponenti che possono o meno accettarlo, non viene conteggiato nel computo dei voti, oltre il compito precipuo serve ai proponenti per valutare quanto l'accettazione o il rifiuto influirà sul gradimento della proposta stessa.
Propongo di modificare la frase "....controproposte, richieste di emendamento, suggerimenti di modifica, anch’essi soggetti al voto." con la frase "....proposte alternative o richieste di emendamenti che possono essere accettati o meno e quindi influire sul gradimento."

Ciao Athos. Ho già recepito i tuoi suggerimenti di modifica nel testo. Grazie.

Io vorrei sapere se intendiamo presentare una proposta di questo tipo come PleP.

Solo se inizieremo a spiegare in concreto come potrebbe funzionare questa democrazia diretta, le persone potranno iniziare a capire di cosa si tratta.


RispondiCitazione
Giovanni Nuscis
(@giovanni-nuscis)
Registrato: 8 anni fa
Post: 49
 

Ho letto con interesse la proposta di Vincenzo, e il successivo intervento di Daniella.

Ritengo che questa ottima iniziativa non debba però essere limitata, nella sua destinazione finale, al solo Movimento per la Costituzione. 
Non solo per il rischio che essa, giungendo dall'esterno e quindi non concepita e riflettuta in tutti i suoi passaggi all'interno del Movimento possa non essere compresa e accolta. Bensì perché la sua valenza così fondante, sul piano del metodo e della pratica democratica, dovrebbe pervadere le relazioni e le prassi di tutte le soggettività politiche che si riconoscono nella Costituzione, inducendo a darle piena attuazione.

PLP potrebbe pertanto - anche attraverso un documento da destinare formalmente alle forze politiche (a tutte o solo ad alcune?) e da  diffondere in rete - invitare all'osservanza di pochi e chiari principi di metodo, nelle relazioni interne,  da recepire, se lo riterranno, dentro i rispettivi statuti.
Ciò con le dovute premesse e il rinnovato invito a utilizzare i nostri strumenti. Attraverso un'iscrizione che deve però prospettarsi come funzionale all'accertamento dell'identità, e non per fare incetta di tessere. Ragion per cui la quota di iscrizione non dovrà richiedersi subito, conditio sine qua non, ma in un tempo successivo, quale contributo alle spese dell'Associazione.

Giovanni


RispondiCitazione
Pino Romano
(@pino-romano)
Registrato: 8 anni fa
Post: 207
 

Mercoledì, 01 Febbraio 2017, 06:39PM +01:00 da Vincenzo Pellegrino <vincenzo.pellegrino.01@gmail.com>:

Carissim*,
ho chiesto a Jacopo Tolja, che legge in CC, uno degli sviluppatori della piattaforma decisionale Airesis, di iscriversi alla nostra ml. Chiedo ad Athos se può provvedere.

Jacopo ha postato sul goggle documents, al link che trovate sopra, la bozza di proposta organizzativa che ho scritto per il "Movimento per la Costituzione" e ha anche iniziato a lavorarci, direi ottimamente.

Siete tutti invitati a fare altrettanto o quantomeno a prendere visione del documento. Vorrei che se ne potesse parlare alla teleconferenza di domani sera alla quale chiedo di invitare alche Jacopo. Vorrei che lui e Marco, ma anche Athos e Mario, si parlassero per iniziare a lavorare ad un progetto condiviso anche in termini di strumenti informatici.

Circa la proposta organizzativa, come scrivevo sul forum, vorrei sapere se intendiamo presentarla, con le necessarie modifiche ed integrazioni, come PleP.

Scusate la fretta.

Un caro saluto e a domani sera: partecipate in tanti che i temi da trattare sono importanti.


                Vincenzo

https://docs.google.com/document/d/1eJQJjPxe3Lwsb47H3e7hj2641bZsJGfMo_hMmrKn6Iw/edit?usp=sharing_eidl&ts=588fe146


RispondiCitazione
Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
Registrato: 1 anno fa
Post: 81
 

Dopo lo scambio di idee informale su Skype e il resoconto di Vincenzo in mailing list, penso di dover chiarire meglio la mia posizione.

Non si tratta di "quieto vivere", ma di avere il senso delle opportunità, che in politica è fondamentale, se non si vuole che i semi cadano sulle pietre e se non ci si accontenta della pura testimonianza.
Il Comitato per il no - destinato a divenire in seguito "per l'attuazione della Costituzione" o qualcosa del genere, è considerato da molti degli attivisti un soggetto "a responsabilità limitata", un movimento di scopo, funzionale ad aggregare soggettività che già funzionano per conto loro e individui di provenienza ideologica molto varia sulla sola base della Costituzione.
Molti ritengono che verrebbe appesantito e schiacciato da eccessive aspettative e da una struttura troppo formalizzata.

Inoltre l'assemblea del 21 ha deciso che si resta insieme per scopi circoscrittii, ossia per concentrarsi sulla legge elettorale e sui referendum del lavoro, lasciando le più impegnative iniziative di modifiche costituzionali alla prossima legislatura.

E' comunque certo che la proposta di creare un'Associazione nazionale per l'attuazione della Costituzione, con annessa piattaforma decisionale a più livelli, ove fosse accettata, creerebbe lunghe discussioni in gruppi di lavoro sullo Statuto e i regolamenti, discussioni che agli occhi di molti farebbero perdere di vista gli scopi anziché raggiungerli meglio, e disperdere energie sottraendole a compiti più urgenti.

Nonostante queste difficoltà, cercare - ciascuno secondo le proprie possibilità realistiche - di far adottare a livello del proprio comitato i metodi più democratici possibili, è una cosa che va certamente fatta.

Ma per tutti i precedenti motivi suggerisco, nel fare opportune e sacrosante proposte di democrazia interna:

1) di evitare preamboli "rivoluzionari" e pretese di rigenerazione universale;
2) proporre a ogni livello solo cose la cui decisione e attuazione dipende da quel livello.
3) non attaccare frontalmente su questioni di principio, ma partire da problemi concreti.

Per cui ad esempio, volendo fare una proposta al Comitato regionale, invece di fare polemiche sul "direttivo", partire dai problemi concreti immediati.
Invece di discutere sul fatto che vengono concessi solo due rappresentanti, ecc., chiedere: come li eleggiamo questi due nostri rappresentanti? la cosa migliore è che tutti possano votare, e direttamente, non tramite delegati che a loro volta eleggeranno delegati. Almeno a livello regionale, facciamo in modo che tutti gli aderenti ai comitati possano partecipare direttamente, in modo da avere la maggiore rappresentatività possibile. I comitati locali raccolgono gli iscritti (perché siano in carne ed ossa e ben noti di persona) e tutti vengono immessi in un'unica piattaforma regionale (che noi possiamo prestare a titolo di esperimento) che potrà candidare ed eleggere due persone (uomo e donna) per il "direttivo".
Questo database regionale poi se avrà dato risultati soddisfacenti potrà servire per altre decisioni a livello regionale, e potrà essere adottato anche ad altri livelli.

Questo è solo un esempio pragmatico di come mi sembra produttivo affrontare la questione - invece di partire da petizioni di principio astratte contro la delega in assoluto - in modo da invogliare tutti/e con la possibilità di familiarizzarsi a titolo sperimentale con uno strumento in una situazione concreta.

E' un compromesso? Sì. Ma se non riesce ad affermarsi questo compromesso - che già a molti suonerà troppo complicato - ancor meno si affermeranno proposte più globali e integraliste.

Ma così cominciano a circolare queste idee, dice Vincenzo. Io temo invece che cadano nel vuoto. Già stanno circolando da tempo nella mailing list autonoma di coordinamento nazionale, senza troppi risultati, anzi rimanendo circoscritte a un piccolo numero di "aficionados". Penso sia più efficace cercare di far sperimentare pratiche che si avvicinino al nostro modello, anche ibride.

A livello nazionale che cosa immagino? Due alternative:
a) non fare niente e puntare solo sul social e tempi lunghi.
b) possiamo proporre ai Comitati, qualsiasi cosa facciamo, di farla con metodi ampiamente partecipativi come lo stesso direttivo auspica, e perciò evitare le tradizionali strutture piramidali ad albero e adottare una struttura:
1) con connessione diretta centro-periferia, quindi, come minimo da fare subito, con connessione diretta tra comitato nazionale e comitati locali (anche se provvisoriamente mediante delegati temporanei), mentre nell'invito che viene dal direttivo è prevista solo una connessione del centro con la Regione;
2) in prospettiva, connettere le singole persone direttamente tra loro, non solo in mailing list, ma anche in piattaforme di discussione/proposta/votazione ai vari livelli, locale,regionale, nazionale.

Insistere unicamente su questo punto, e per far questo proporre intanto di raccogliere entro un certo termine (uno-due mesi), le adesioni individuali tramite i comitati locali - e dove questi manchino, direttamente al centro - facendole confluire in un 'unica piattaforma di discussione e proposta, che noi possiamo offrire "chiavi in mano" a titolo sperimentale (se effettivamente possiamo farlo). Chiarendo che vi troveranno posto i gruppi locali, i quali restano "sovrani" sul loro territorio.

Già questo mi sembra difficile da ottenere e quindi più di questo come Associazione non chiederei.


RispondiCitazione
Gian Luigi Ago
(@gian-luigi-ago)
Registrato: 8 anni fa
Post: 84
 

Semplicemente concordo con Vincenzo sulle proposte, le critiche, gli allarmi sulla deriva verticistica anche se non è che ci si potesse ragionevolmente aspettare qualcosa di diverso.
Nonostante ciò, dobbiamo cercare di proporre il nostro "metodo" ovunque, anche nei Comitati.

In linea generale penso che questo aver visto nei Comitati per la Costituzione una via di ricostruzione, anche politica, e di riconnessione della base, sia un errore per una serie di motivi: chi ha votato per difendere la Costituzione - e non invece per altri motivi (alcuni anche fascistoidi) - sarà si e no il 5% di quel 40%; chi gestirà questa operazione (e lo stiamo vedendo) saranno sempre politici e costituzionalisti con metodi verticistici (e stiamo vedendo anche questo).

Non sopravvaluterei quindi troppo questo percorso che, comq dicevo, va comunque frequentato.
A fianco a questo percorso, per me secondario, dobbiamo però cercare di dare il via ad assemblee teriitoriali di base in cui nulla sia precostituito o marchiato, fosse anche dal tema della Costituzione. E questo non vuol dire che non si debba magari partire proprio da lì ma intendo proprio che non sia "connotato" in quel modo così specifico e spesso anche poco percepito.

Rimango ostinatamente convinto che si debba essere in ogni lotta, luoghi di confronto, ecc. ma che parallelamente si debba strategicamente  coltivare la via che noi riteniamo (o almeno dovremmo, visto che siamo nati con quella intenzione) quella giusta della riconnessione della base in modo orizzontale, sulla base del concetto della auto-rappresentanza che elimini lo iato tra base sociale/ceto politico e con l'uso di adeguati strumenti tecnologici di supporto.

.

Gian Luigi 🙂

"Non fate caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove altri disegnano confini"


RispondiCitazione
Vincenzo Pellegrino
(@vincenzo-pellegrino)
Registrato: 8 anni fa
Post: 135
 

Per completezza di informazione, copio ed incollo qui il messaggio a cui fa riferimento Daniella.

Aggiungo solo, in risposta a quanto Daniella propone qui sopra, che non sono la persona giusta per fare il lavoro persuasivo coi "guanti bianchi" che lei suggerisce. Ho una sola vita, mille interessi da far convivere e pochissimo spirito di abnegazione. 
Questo non significa che intenda affrontare a "testa bassa" il Coordinamento veneto (non amo i conflitti fini a se stessi) ma solo che non posso spendere tempo ed energie in un'azione che comunque non garantisce nessun risultato.
A meno che non si intendano i partecipanti ai comitati come persone incapaci di intendere e volere, ognuno si assume le proprie responsabilità politiche ed etiche: più che illustrare, con la massima umiltà, come la penso (e, in una certa misura, la pensiamo in PleP) non sono in grado di fare. 

*******************

Vincenzo wrote:

Molto rapidamente, per dire che ieri siamo riusciti a collegarci in sei su Skype: oltre a me, Giovanni Nuscis, Piero Muo, Mario Sommella, Daniella Ambrosino e Jacopo Tolja.

Non siamo riusciti a recuperare Marco Giustini, Laura Cima, Athos Gualazzi e Giovanni Gugliantini che avevano tentato il collegamento su WebEx.

Data l'ora tarda in cui siamo riusciti ad iniziare la discussione e le numerose assenze, tra cui quella di Marco che avrebbe dovuto parlarci dello stato di sviluppo del Social InComune, per forza di cosa essa è risultata limitata.

Jacopo ci ha parlato della piattaforma Airesis e delle vicissitudini dell'associazione Tecnologie democratiche che l'ha prodotta e di cui lui è stato parte attiva. Tutti abbiamo espresso l'auspicio che Jacopo possa iniziare a collaborare con noi, magari entrando a far parte della nostra associazione.

Per il resto ci si è limitati a parlare delle proposta organizzativa del "Movimento per la Costituzione" la cui bozza ho presentato in ml qualche giorno fa, con il suggerimento a farne una proposta di PleP. Dopo una mia introduzione dell'argomento, sono intervenuti su questo Daniella, Giovanni Nuscis e Mario.
Sostanzialmente Daniella ha ribadito le perplessità espresse nella discussione aperta qui sul forum. Mario e Giovanni hanno dichiarato di condividere le cautele di Daniella. Nella mia replica, nel registrare le posizioni attendiste espresse, ho precisato le ragioni per le quali, a mio avviso, sarebbe opportuno esplicitare la nostra proposta rivolta a quello che ho indicato, in modo forse improprio, come Movimento per la Costituzione, anche essa non dovesse essere accolta: il referendum costituzionale è stato l'evento politico più importante del panorama politico nazionale, ecco perchè presentare la proposta in questo contesto; altra ragione è che il processo post referendari si sta avviando speditamente verso la classica forma organizzativa piramidale, basata sulla delega a rappresentati regionali che prenderanno posto in un DIRETTIVO nazionale. Sì, il termine usato nel comunicato inviato da Beschi ai Comitati e che incollo qui sotto è esattamente questo!
Ho precisato che a mio avviso PleP dovrebbe definire una controproposta organizzativa da trasmette con il dovuto anticipo come documento da porre all'attenzione della prossima assemblea nazionale dei comitati ed essere a Roma per presentarla con la dovuta chiarezza: è di fondamentale importanza far in modo che le persone attive in questo movimento inizino a sentire "una musica" diversa, se non altro per sapere che esiste una possibile alternativa; se poi questa, con il metodo diciamo poco democratico dell'assemblearismo caotico, verrà scartata, pazienza! Quello che sarebbe grave, anche sul piano etico, e che personalmente non farò, è che per quieto vivere si preferisca assecondare questo modus operandi che non farà altro che annichilire la base del movimento esattamente come sono state annichilite le basi dei partiti e dei sindacati.

Sino a qui la sintesi della teleconferenza di ieri i cui partecipanti invito ad integrare se lo reputino utile.

Informo che, cogliendo il suggerimento di Daniella in questo senso, procederò ad estrapolare dal mio documento, una versione ridotta relativa a solo Coordinamento veneto per la Costituzione che presenterò, come mi ero impegnato a fare, alla prossima assemblea regionale dell'11 p.v.


RispondiCitazione
Condividi:

I commenti sono chiusi.