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"Le Città in comune" e le nuove forme della politica

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Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
Registrato: 1 anno fa
Post: 81
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Il percorso delle "Città in comune" continua.
Non so quanto possa valere, ma stavolta il tema è esplicitamente quello delle forme della politica.
Scrivono infatti:
"Proviamo a farlo coinvolgendo realmente le piccole e grandi realtà che sui territori stanno sperimentando percorsi di reale alternativa alle politiche di austerità confrontiamoci sui contenuti e sulle pratiche di un tragitto condiviso, decidendo insieme le forme, i modi, le regole per costruire aggregazioni credibili, partecipate, democratiche, attrattive."

Il 19 marzo a Roma si terrà un Seminario su questo tema organizzato dalle Città in comune, in cui abbiamo l'occasione di mettere alla prova questa volontà presentando una proposta da parte di "Prima le persone", utilizzando magari alcuni testi che abbiamo già preparato.

L'essenziale è decidere di fare un intervento come "Prima le persone" e non come intervento singolo di X o Y.

Non so se vi va di farlo o se ci riusciamo. In tal caso, i compagni e le compagne di Roma potrebbero presentarlo a nome di tutte/i noi, senza recriminazioni per il passato.

Il tempo stringe, quindi esprimetevi presto.

Qui il link alla presentazione della giornata:
https://lecittaincomune.wordpress.com/2017/02/28/insiemedavvero/#more-306


Citazione
Mario Sommella
(@mario-sommella)
Registrato: 8 anni fa
Post: 52
 

Sono favorevole per un intervento a nome di Prima Le Persone.


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Gian Luigi Ago
(@gian-luigi-ago)
Registrato: 8 anni fa
Post: 84
 

Favorevole

Gian Luigi 🙂

"Non fate caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove altri disegnano confini"


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Pino Romano
(@pino-romano)
Registrato: 8 anni fa
Post: 207
 

FAVOREVOLE


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Laura Cima
(@lauracima)
Registrato: 12 mesi fa
Post: 69
 

Bene, visto i favorevoli sarebbe opportuno pero' che daniella ci dicesse come pensa di intervenire se sara' presente. La ringrazio in anticipo. Cari saluti. Laura


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pserniotti
(@pserniotti)
Registrato: 6 anni fa
Post: 5
 

[align=justify]favorevole anche io


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Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
Registrato: 1 anno fa
Post: 81
Topic starter  

Una volta deciso di intervenire, il punto è decidere come, ed è proprio questo che vorrei discutere con voi.
Parlare del progetto di Marco Giustini, come proponeva Simonetta? Riproporre il nostro metodo, prestare la piattaforma, mettere a disposizione la nostra esperienza?
Riutilizzare/rielaborare qualcuno dei testi già pronti? Quale?


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Athos Gualazzi
(@athos-gualazzi)
Registrato: 8 anni fa
Post: 149
 

Una volta deciso di intervenire, il punto è decidere come, ed è proprio questo che vorrei discutere con voi.
Parlare del progetto di Marco Giustini, come proponeva Simonetta?

credo sia molto prematuro

Riproporre il nostro metodo, prestare la piattaforma, mettere a disposizione la nostra esperienza?

lo spazio Consulta su lqfb è di facile inscrizione, basta una e-mail, ed è disponibile

Riutilizzare/rielaborare qualcuno dei testi già pronti? Quale?

PROPOSTA ORGANIZZATIVA  elaborata tempo fa da alcuni di noi, se può servire ....

PREMESSA
Per quanto la presente proposta organizzativa possa avere effetti rivoluzionari nei rapporti di potere
tra i soggetti coinvolti, essa è in sé estremamente semplice e lineare.
In quanto “proposta” essa è solo una base di discussione ed è aperta ad ogni suggerimento e
richiesta di modifica in grado di migliorarla e affinarla.
Il progetto concreto che da essa potrà scaturire, non potrà che essere una realizzazione collettiva alla
quale tutti sono parimenti invitati a contribuire.
Per coerenza, la sua formale approvazione dovrebbe avvenire con le modalità decisionali che la
proposta stessa indica.
L’ASSOCIAZIONE
Innanzitutto, per definire una perimetrazione di massima del progetto, sarà necessario costituire
un’associazione di servizio a livello nazionale con uno statuto essenziale che recepisca i principi
della proposta stessa. A puro titolo esemplificativo, a questo link potete trovare lo statuto di
PrimalePersone, associazione che si è data sin dalla sua nascita un tipo di organizzazione
orizzontale.
È quindi essenziale stabilire dove risieda la sovranità, il potere. Dato che il principio democratico
pone la sovranità al livello più basso, quello delle singole persone, nel nostro caso essa è posta in
capo a tutti gli aderenti al progetto, senza alcuna discriminazione. L’adesione al progetto è aperta ed
avviene iscrivendosi all’associazione, accentando così i principi e le regole che la informano.
I LIVELLI O AMBITI DELLA STRUTTURA
Serve ora delineare i diversi livelli (sarebbe più opportuno definirli ambiti per evitare una loro
figurazione di carattere verticale) di cui si compone l’intera Rete* per la Costituzione.
Si ipotizzano i seguenti ambiti organizzativi:
- Ambito territoriale: gli aderenti ai comitati territoriali e i singoli attivisti;
- Ambiti provinciale e metropolitano: l’insieme degli attivisti in questi ambiti;
- Ambito regionale: l’insieme degli attivisti a questo livello;
- Ambito nazionale: l’insieme complessivo degli attivisti del Movimento.
Va precisato che, a differenza della classica struttura piramidale tipica dei partiti e delle
organizzazioni federative e confederative in genere, questa struttura non è gerarchizzata, non vi
sono livelli sovraordinati ad altri. Ciascuno di essi è autonomo e indipendente dall’altro pur nella
totale osmosi garantita dal fatto che le persone che fanno vivere i vari livelli sono o, meglio,
possono essere le stesse.
GLI STRUMENTI INFORMATICI
Ciascuno di questi livelli si dota degli strumenti informatici essenziali al proprio funzionamento:
1) una mailing list per lo scambio di informazioni e per le comunicazioni essenziali nonché per
le notifiche relative alle aperture di nuove discussioni sul forum (punto 2) e delle fasi di voto

sulla piattaforma decisionale (punto 3); tali notifiche potranno essere inviate anche via
smartphone;
2) un forum di discussione ove possa svilupparsi il confronto, svolgersi il dibattito anche a
livello di serrato contraddittorio;
3) una piattaforma decisionale attraverso la quale assumere le decisione in modo collettivo,
trasparente ed orizzontale. Ne esistono diverse ognuna con caratteristiche proprie in base
all’algoritmo di elaborazione del voto. Tendenzialmente esse “premiano” le mozioni meno
invise piuttosto che le semplicemente più votate.
Tutte le piattaforme decisionali consentono di verificare in modo trasparente il proprio voto
cosicché risulta praticamente impossibile manipolare i risultati.
Tuttavia, al fine di garantire la massima sicurezza del sistema di voto, il server su cui risiede
la piattaforma è gestito da soggetto professionale neutro, esterno all’associazione,
remunerato per la sua attività di natura prettamente tecnica.
Gli aderenti all’associazione hanno diritto di voto per tutti i livelli. Essi, per esercitarlo, si iscrivono
agli strumenti informatici dei livelli ai quali ritengono di poter dare il proprio specifico contributo.
Per ovvie ragioni, l’iscrizione deve essere certificata dall’invio di un valido documento d’identità.
I tre strumenti suddetti possono essere implementati in un’unica piattaforma informatica che
potremmo definire come un “social network politico” il quale consente, con un unico account di
iscrizione, di accedere a tutti e tre gli strumenti.
L’adozione di questi strumenti da parte di ogni singolo gruppo richiede una discreta capacità
organizzativa, disponibilità di un minimo di risorse e competenze. Le difficoltà maggiori si avranno
nei piccoli gruppi a livello territoriale; molte meno a livello regionale e metropolitano/provinciale;
direi nessuna a livello nazionale, dove, al contrario, si prefigura la disponibilità di notevoli risorse e
competenze.
È chiaro che l’adozione della proposta e la conseguente acquisizione dei necessari strumenti
informatici da parte del livello nazionale, metterebbe in moto un processo emulativo negli altri
ambiti. Vi sono inoltre da considerare le “economie” derivanti dalla possibilità di usare server e
supporti comuni per le piattaforme dei dei vari livelli, con conseguente agevolazione dei livelli più
periferici.
DISTRIBUZIONE DELLA PARTECIPAZIONE
Da questa strutturazione discende che il numero di partecipanti alle singole piattaforme
informatiche (l’insieme dei tre strumenti informatici ovvero il social netwok politico) sarà crescente
passando dal territoriale al nazionale. Per esemplificare: i partecipanti al livello territoriale saranno
gli iscritti all’associazione nazionale residenti in quel certo territorio che si siano iscritti ai relativi
strumenti informatici; quelli a livello provinciale, gli iscritti agli strumenti informatici residenti in
quella determinata provincia; i partecipanti al livello regionale saranno gli iscritti agli strumenti
informatici regionali; infine, al livello nazionale potranno partecipare tutti gli iscritti agli strumenti
informatici di quel livello, cioè, potenzialmente, tutti gli iscritti all’associazione nazionale.
COME SI ASSUMONO LE DECISIONI
Come specificato in premessa, questo modello organizzativo prevede che la sovranità si trovi alla
base, cioè nell’insieme dei singoli aderenti al progetto, quindi degli iscritti all’associazione.
Le decisioni afferenti un determinato livello, tutte le decisioni, vengono assunte dall’insieme degli
aventi diritto al voto di quel certo livello, cioè da coloro che si sono iscritti ai relativi strumenti
informatici.
Rispetto al presente, dove si prendono le decisioni (quando si riescono a prendere!) in assemblee
alle quali riesce a partecipare solo una parte limitata dei sostenitori e degli attivisti e dove non sono
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ben chiare le relazioni di rappresentanza che i partecipanti hanno con la base (chi rappresenta chi?
quanto vale il voto di un rappresentante rispetto a quello di un singolo?), è ben comprensibile
l’enorme allargamento potenziale della partecipazione alle decisioni, la chiarificazione procedurale
nonché il vantaggio di eliminare la “compressione” della volontà dei singoli (cancellazione delle
minoranze) ad ogni passaggio di livello che qualsiasi sistema rappresentativo porta con se.
Tutti gli iscritti ad un determinato livello hanno la possibilità di presentare proposte e mozioni
aprendo una nuova discussione sul forum. Dopo un adeguato periodo di confronto, variabile in
funzione della natura della decisione da prendere (ovvio che l’adesione ad un appello richiederà un
tempo di confronto minore che una proposta di modifica statutaria), qualora il suo proponente lo
ritenga opportuno, la proposta viene pubblicata sulla piattaforma decisionale. Solo se la proposta
ottiene il sostegno (cioè l’interesse) di un certo quorum di aventi diritto, essa passa alla fase di voto
vera e propria. Durante la fase di pubblicazione, chiunque può presentare proposte alternative o
richieste di emendamenti che possono essere accettati o meno e quindi influire sul gradimento.
.
Questa possibilità aperta a tutti di presentare proposte, mozioni, emendamenti, fa si che si possa
passare dal principio pur positivo rispetto al presente “una testa, un voto” a quello decisamente più
ampio, gratificante e valorizzante “una persona, un’idea, un voto”.
Altro grande vantaggio rispetto alle modalità presenti è rappresentato dalla possibilità di lavorare su
mozioni e proposte scritte, quindi fissate in modo intellegibile e duraturo a differenza delle proposte
verbali esposte spesso in modo confuso in assemblee altrettanto confuse nelle quali rischiano di
dominare i più determinati, coloro che hanno migliori capacità oratorie, chi ha già un obbiettivo in
testa. Sulle possibilità di manipolazione o sovradeterminazione degli esiti assembleari ci sarebbe
molto da dire ma non è questo il contesto.
La durata del confronto sul forum, quella delle fasi di pubblicazione e voto su piattaforma
decisionale e la percentuale del quorum per l’ammissione al voto sono regolate da specifiche policy
che devono essere preventivamente e opportunamente definite in base a considerazioni di natura
politica.
L’uso congiunto degli strumenti consente l’apertura, per ciascun ambito, di uno spazio inedito di
proposta, confronto, dibattito e decisione collettiva che potremmo definire come una sorta di
Assemblea permanente. Molte piccole Assemblee permanenti diffuse sui territori, Assemblee
permanenti più ampie e livello ragionale, ed una grande e inclusiva Assemblea permanente a livello
nazionale.
Nell’evidenziare l’enorme vantaggio in termini di partecipazione dato dalla possibilità di esprimere
il proprio voto anche per i molti che, per infinite ragioni, non possono o non vogliono partecipare
alle assemblee in presenza, è necessario precisare che esse, ovviamente, non scompariranno ma non
saranno più la sede in qui si assumono le decisioni. La loro utilità rimane evidente ogni qualvolta la
rilevanza, l’ampiezza, la complessità dei temi da trattare suggerisca l’opportunità di incontrarsi de
visu garantendo al dibattito tutti gli indiscutibili vantaggi che una tale dimensione assicura.
ULTERIORI STRUMENTI PER LA PARTECIPAZIONE
Oltre agli strumenti informatici elencati più sopra, si evidenzia l’utilità di adottarne di ulteriori per
facilitare e quindi allargare ancor più la partecipazione.
Uno di questi è l’uso della diretta streaming nelle assemblee in presenza in modo da consentire a
chiunque sia interessato al loro svolgimento ma non possa prendervi parte, di seguirne i lavori da
ovunque si trovi. È sufficiente un telefonino di nuova generazione connesso ad internet per seguire
la diretta dell’evento e finanche prendervi parte chiedendo di intervenire da remoto.
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Altro utilissimo strumento di interazione a distanza è rappresentato dalle teleconferenze (esistono
molte piattaforme sviluppate a questo scopo, del tutto gratuite) che consentono ad un notevole
numero di persone, ciascuna a casa propria, di collegarsi in un’assemblea a distanza nella quale
poter svolgere il confronto in modo simile a quello di un incontro in presenza.
RELAZIONI TRA I LIVELLI E ORGANI SPECIFICI
Come si diceva sopra, i vari livelli o ambiti sono tra loro indipendenti ed autonomi per cui, nel
rispetto di questa autonomia, possono decidere di intraprendere le attività, le azioni, le iniziative che
ritengono più opportune.
È tuttavia evidente che, in funzione dell’ambito in cui ci si trova ad operare, le potenzialità d’azione
cambiano, risultando ovviamente crescenti al passare da ambiti più periferici a quello nazionale.
Nel contesto dell’ambito nazionale, sotto la diretta sovranità dell’Assemblea permanente nazionale,
è auspicabile la costituzione di un Comitato scientifico, nel quale siano chiamati ad operare i
migliori costituzionalisti e giuristi, ma anche economisti e sociologi, il quale può presentare
proposte direttamente all’Assemblea permanente nazionale. Le stesse proposte possono essere fatte
proprie dalle Assemblee permanenti dei vari ambiti.
Può essere valutata, anche in tempi successivi, l'eventuale costituzione di altri organi a cui attribuire
funzioni specifiche.
IL FUTURO È NELLE NOSTRE MAI
La presente proposta organizzativa, nel porre la sovranità in capo alla moltitudine che vorrà animare
il processo, fa emergere quello che potremmo definire “General Intellect” o Intelligenza collettiva.
Essa, nel far finalmente esprimere l’insieme, la “collettività operosa”, potenzialmente l’intero
Popolo, toglie la supremazia ai leader, ai capi popolo, ad ogni “rappresentante” di sorta,
spersonalizzando in senso positivo la Politica e dando finalmente valore concreto, per la prima volta
nella storia, alla parola “democrazia”.
Se siamo giunti a questa necessità evolutiva, resa solo oggi possibile dallo sviluppo delle tecnologie
dell’informazione e comunicazione, è perché la Politica deve potersi riconnettere con il mondo
reale, un mondo enormemente mutato rispetto anche ad un recente passato, per poter svolgere il
fondamentale ruolo di connessione tra la società e le sue istituzioni che le è proprio.
Sono evidenti le enormi potenzialità che un’organizzazione di questa natura può avere sulle sorti
future del nostro paese e, in relazione con analoghe organizzazioni di altri paesi europei e la
costituzione di un ulteriore ambito a livello continentale, sul futuro dell’Europa e del mondo.
È inutile è sarebbe dannoso nascondersi le difficoltà di ordine tanto concettuale che pratico che si
frappongono alla realizzazione di questa prospettiva, ad iniziare dalla necessità di cambiare la
nostra forma mentis, passando da una concezione della politica basata sulla rappresentanza ad una
di tipo orizzontale e partecipativo nella quale i professionisti della politica non hanno
semplicemente più ragion d’essere.
In altri termini, la Politica si trova nella necessità di affrontare lo stesso salto di paradigma che sta
attraversando l’intero mondo occidentale, con il conseguente abbandono delle vecchie ed ormai
inadeguate prassi e l’elaborazione e sperimentazione di nuove modalità.
Tuttavia, l’enorme posta in gioco (la possibilità stessa di un futuro) e le gravissime condizioni in cui
versa la nostra democrazia oltre che il nostro pianeta, dovrebbero suggerire a tutti il massimo
impegno affinché questo senz’altro ambizioso ma altrettanto grandioso progetto possa realizzarsi.
Vincenzo Pellegrino
4
P.S.: Sono in dovere di precisare, per onestà intellettuale ma anche per una corretta attribuzione
filologica, che l’elaborazione di questa proposta è stata resa possibile dall’ampio e ricco dibattito
sviluppatosi nell’Associazione PrimalePersone su queste tematiche che potremmo definire “di
metodo”, nonché dal confronto aperto con numerosi altri gruppi politici affini.
Note
* questo termine risulta improprio dato che le reti, in genere, non hanno una strutturazione interna
definita; sono effimere e transitorie, ragione per la quale non hanno mai ottenuto risultati
significativi sul piano politico; per questa ragione nel titolo si parla di “Movimento”, termine
comunque non del tutto appropriato: il fatto è che stiamo costruendo qualcosa di nuovo per cui la
consueta terminologia non fornisce una parola realmente calzante.
5


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Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
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Il testo di Vincenzo riproposto da Athos fondamentalmente va bene, ma andrebbe a mio avviso condensato e sfoltito per andare all'essenziale.
Ma prima di parlarne vorrei che consideraste un altro documento, che vi ho già mandato in mailing list.

Riziero Zaccagnini ha inviato questo intervento di Nuet (Barcelona en comù) come contributo per il Seminario delle Città in Comune del 19 prossimo, e l'Altra Europa di Roma lo ha diffuso. Vi invito a leggerlo ed eventualmente a commentarlo qui:

Spiega chiaramente ciò che molti vorrebbero fare con Le città in comune: unire in un unico soggetto quanto resta della sinistra classica e i movimenti critici post-novecenteschi, sulla base di un programma di azione comune, con poteri decisionali non pro-quota ma in mano ai singoli militanti partecipanti, i quali potranno avere doppia tessera, senza richiedere lo scioglimento delle organizzazioni preesistenti, spazio per gli indipendenti senza partito.

Se questo quadro di partenza e quest'impostazione non vi sembrano praticabili, è meglio che lo dite subito.

NB: Nel documento di Nuet non trovate più le sottolineature di cui parla Zaccagnini, che si sono cancellate nel "copia-e-incolla". Le trovate però nel testo che ho mandato in list.

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Care/i,
su invito di alcune/i di voi inoltro il contributo di Nuet da cui ho preso spunto per l'intervento all'assemblea del 5 marzo.  
L'ho in parte accorciato, ho sottolineato, messo in grassetto ed evidenziato le parti che credo ci possano essere più utili.

Vi chiedo di leggerlo, soprattutto nella parte finale, che ho messo in evidenza. Oltre il merito del processo da loro costruito, la riflessione che credo per noi essere molto importante è incentrata sulla necessità di darsi una casa comune per poter, poi, allargare la cerchia degli invitati. Meglio: il percorso di costruzione sui territori deve prima, o almeno contemporaneamente, avere un riferimento in un soggetto (chiamiamolo partito, ultra-partito, non-partito, comunità, federazione...) riconoscibile per contenuti, visione, collocazione e prospettiva politica, che abbia un minimo di organizzazione e proponga da subito, come molte/i di voi hanno sottolineato,   alcune campagne su cui lavorare.
Più tardi proverò a indicare meglio tre temi su cui lavorare, che già vi ho scritto in un precedente messaggio.
Buona domenica.
Riziero Zaccagnini
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Joan Josep Nuet: come costruire un nuovo soggetto politico, l’esempio di Barcellona e della Catalogna.

Voglio  condividere con voi l’esperienza di Barcellona e della Catalogna che in questa fase sta costruendo un nuovo soggetto politico della sinistra d’alternativa. Vi spiegherò che cosa stiamo facendo e attraverso quali tappe passeremo.
Possiamo dire che noi partiamo da un’analisi che stanno elaborando anche molti partiti della sinistra europea. La crisi dell’anno 2008 ci ha indicato che i nostri popoli e la nostra classe lavoratrice in questo momento stanno soffrendo, ma la crisi ci ha inviato anche alcuni messaggi importanti che hanno cambiato la mappa politica di alcuni paesi europei, la mappa politica in Spagna, in Catalogna e a Barcellona. Oggi i governi non governano, oggi i parlamenti non hanno sovranità, il sistema partitico che per quarant’anni è esistito in Spagna e in Catalogna è in profonda crisi. La sinistra politica che noi rappresentiamo ha iniziato da anni a produrre quest’analisi: o c’era un cambiamento, un’evoluzione politica frutto della crisi, o anche noi, la sinistra classica e tradizionale, saremmo stati spazzati dal panorama politico come conseguenza del cambio della mappa politica, nonostante alla base delle nostre idee vi fosse la critica e il cambiamento, anche verso il sistema politico. Malgrado ciò eravamo visti come parte del vecchio e non come parte del nuovo. In Spagna c’è stato un movimento sociale che in una forma originale è stato il campanello d’allarme della crisi politica: quello che in Spagna abbiamo chiamato il 15-M.
Il 15-M sostanzialmente è formato da una nuova generazione di giovani che non ha vissuto la militanza politica classica della sinistra, però che nei confronti del capitalismo globalizzato si sente critica, impotente e indignata, ma non canalizza questa indignazione attraverso i partiti tradizionali della sinistra. Sa che il mondo sta male ma ha difficoltà a spiegarsi il perché. Questo è stato un movimento di una nuova generazione che ha avuto un grande impatto politico e devo dire che a differenza di altri Paesi europei dove una parte dell’indignazione è stata intercettata, per esempio, dall’estrema destra, in Spagna essa ha avuto una ripercussione politica nel campo della sinistra. Ha influenzato i partiti classici, in primo luogo i partiti comunisti, che hanno dovuto ripensare il loro programma politico e dare risposte a una nuova generazione politica critica, che guardava ai partiti con paura e sfiducia. Ma ha anche creato nuovi partiti politici. Ci sono molti esempi. In Catalogna c’è stato un partito politico che oggi non esiste più, che è apparso e si è sciolto, chiamato “Processo costituente”, un partito che parlava di ricostruire le basi per un nuovo Paese. È nato Podemos, sia a Madrid sia in Catalogna, un partito politico nuovo che ha provato a dare risposte alle inquietudini di questi giovani politicizzati che stavano fuori dai partiti politici tradizionali della sinistra. E a Barcellona è nato un altro partito politico, Barcelona en Comú, capeggiato da Ada Colau, l’attuale sindaca di Barcellona.
Di fronte a questo, dal 2012 noi comunisti catalani e militanti della sinistra catalana abbiamo lanciato un’idea: unire la sinistra classica, proveniente dalla tradizione del movimento operaio, con i nuovi movimenti politici, critici. Questa unione favorisce entrambe le parti: la sinistra classica, che ha il dovere di rinnovarsi, e anche i nuovi movimenti che hanno bisogno di profondità nel loro programma politico per la trasformazione e di esperienza organizzativa. Questo è un punto fondamentale: la sinistra classica lotta da molto tempo, da decenni, i nuovi movimenti credono che si raggiunga subito la vittoria, ma non hanno la cultura del dare continuità alla lotta. Pertanto siamo di fronte a una nuova generazione che è possibile raggiungere meglio se i partiti della sinistra lavorano con i movimenti, che hanno portato migliaia e migliaia di nuovi attivisti e i nuovi attivisti hanno bisogno della sinistra classica che li aiuta a comprendere l’organizzazione e il programma politico di trasformazione di medio e lungo periodo.
Abbiamo provato la validità di questa teoria nel 2015, quando con un primo esperimento abbiamo creato insieme Barcelona en Comú. C’erano i comunisti, gli ecosocialisti, i socialisti di sinistra, i nuovi partiti, Podemos e Ada Colau e abbiamo vinto le elezioni a Barcellona. Noi abbiamo cacciato un sindaco di destra e ora la sindaca è Ada Colau. Questa è stata la nostra prima vittoria, che ci ha mostrato il cammino per continuare. Nel 2015 e nel 2016 ci sono state in Spagna le elezioni politiche di Congresso e Senato. In Catalogna abbiamo presentato una lista di candidati chiamata En Comú Podem con comunisti, ecosocialisti, socialisti di sinistra e i nuovi partiti, Podemos e il partito di Ada Colau. E per la prima volta nella storia abbiamo vinto le elezioni politiche in Catalogna. Non avevamo mai vinto nella nostra storia le politiche, con il 25% dei voti, un milione di voti, in Catalogna. Dopo queste esperienze elettorali ci siamo resi conto che queste hanno portato migliaia di attivisti che non fanno parte dei partiti politici ad avere fiducia nella forza che sta generando questo movimento politico. Ora siamo nella fase della creazione il nuovo soggetto politico definitivo e stabile e passo a spiegare brevemente come lo faremo e i suoi contenuti.
Ci sarà un’assemblea costituente a Barcellona tra poco, il 1°aprile, a cui siete tutte invitate e invitati. Sarà un grande evento partecipativo, calcoliamo tra i tremila e gli ottomila delegati e  delegate che partecipano a un’assembla costituente a titolo individuale. Ogni persona che arriva all’assemblea ed è iscritta è un delegato o una delegata e avrà un voto el’assemblea approverà tutto per voto individuale. Nell’assemblea ci saranno quattro partiti che parteciperanno, non avranno una quota, fanno un appello ai loro militanti perché partecipino. I partiti dopo l’assemblea costituente non si dissolvono, continuano a funzionare, delegando in una prima fase al nuovo soggetto politico tutto ciò che riguarda le elezioni e le istituzioni, ma mantengono la struttura organizzativa e parte dell’azione sociale. Il nuovo partito sarà ideologicamente plurale: l’unica cosa che tiene unito il partito è un programma di azione, un documento politico esteso su cui abbiamo già lavorato e su cui c’è un vasto accordo politico, di queste famiglie politiche: comunisti, ecosocialisti, socialisti di sinistra e soprattutto molti, moltissimi indipendenti, che non fanno parte di nessun partito politico, molti che per la prima volta nella storia ci hanno votato, hanno votato noi, e ora vogliono che questo voto si trasformi in una realtà politica stabile.

Prima ho detto che in questa assemblea voteremo un programma, che è ciò che ci tiene uniti, ed eleggeremo una direzione nazionale per tutta la Catalogna, in cui i partiti non saranno presenti per quote ma con i loro militanti, perché ogni militante è uno straordinario combattente. I militanti dei partiti potranno farne parte, non è vietato perché c’è una doppia militanza: nuovo soggetto politico e partito. È perfettamente possibile. Voteremo in terzo luogo le regole per un minimo funzionamento democratico: codice etico, primarie per la presentazione di liste elettorali. Questa è la prima fase e altri meccanismi di funzionamento.
Nella seconda fase ci sarà uno sviluppo organizzativo paese per paese, città per città. Nella prima fase creiamo il soggetto, gli diamo una politica, una direzione e un funzionamento etico e trasparente. Nella seconda fase, un’organizzazione territoriale per l’insieme del territorio. Ma questa parte è molto difficile, per questo è successiva. Perché se il difficile è all’inizio, il bambino o la bambina non nasce. Bisogna mettere il difficile un po’ dopo, quando il bambino ha già iniziato a camminare, perché se il bambino non nasce, non c’è.

Ora ci troviamo nella fase più delicata: mettere d’accordo culture politiche diverse e persone con un percorso personale molto differenti. Però tutti siamo di sinistra, antiliberisti, anti-destra e quindi abbiamo molto in comune, ma a volte ci fossilizziamo su dispute storiche, su differenze storiche. Questo non è facile, ma è fondamentale. E la sinistra che noi rappresentiamo in queste diverse famiglie sta facendo da collante perché comunisti ed ecosocialisti non litighino tra di loro, perché socialisti di sinistra, militanti dei partiti e indipendenti senza cultura politica, non litighino tra di loro.
Noi stiamo dando una mano. Dopo il primo aprile compiremo un secondo passo: dapprima ci saranno le elezioni regionali in Catalogna, probabilmente a novembre. Lì il risultato elettorale sarà molto importante, perché questa creatura, questo bambino, affronterà la sua prima esperienza elettorale. Se va bene, tutto sarà più facile. Se va male, tutto sarà più difficile. Lavoreremo affinché vada tutto bene. E se va bene entreremo nella seconda fase organizzativa per stabilizzare il progetto politico. Infine, oggi il progetto europeo non ha una stella polare, è perso, e la destra europea e l’estrema destra stanno premendo fortemente per imprimergli una svolta reazionaria. Non aspettiamoci una leadership forte e nuova dalla socialdemocrazia: non ne hanno, il loro progetto è senza futuro. Solo il progetto che rappresenta il nostro spazio politico, quello della trasformazione e del cambiamento, quello della sinistra classica che viene dal movimento operaio e dei nuovi partiti critici con il sistema, ha la forza per capeggiare nuovamente il progetto europeo. C’è molto lavoro da fare. La nostra esperienza in Catalogna è modesta e limitata però è nostro dovere vincere e cambiare la Catalogna. Se in Catalogna ce la facciamo, dopo verrà tutta la Spagna. Podemos e Izquierda Unida stanno osservando questo esperimento. Se l’esperimento va bene, dopo la Catalogna sarà la volta della Spagna e sicuramente dopo la Spagna, anche dell’Italia. Grazie mille.
(trascrizione e traduzione di Angelica Bufano – brigata traduttori)


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Giovanni Nuscis
(@giovanni-nuscis)
Registrato: 8 anni fa
Post: 49
 

Sono anch'io d'accordo per intervenire a nome di PLP.
La proposta di Vincenzo mi sembra un buon punto di partenza, esprimendo sia la nostra idea di democrazia partecipata sia la sua concreta messa in opera.
Devo  però ribadire il mio dubbio se sia davvero fattibile che per poter utilizzare i nostri strumenti le persone, in ogni territorio, accettino di iscriversi alla nostra associazione, con una sua storia e strutturazione. E' piu' fattibile, invece, che si vadano a costituire associazioni altre, come mi sembra si proponga: due, tre scarne paginette con pochi e fermi principi e regole minime, oltre ad una sorta di contratto per l'utilizzo degli strumenti (forum, blog, piattaforma) e un'assistenza, che prevedendo altresi il pagamento di una quota davvero simbolica (5 euro) perche non ci siano dubbi sulla gratuita dell'iniziativa.
Giovanni 


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Mario Sommella
(@mario-sommella)
Registrato: 8 anni fa
Post: 52
 

X
Ho buttato giù due righe, prendendo alcuni spunti un po' qui un po' là, per iniziare a discutere sul contributo che verrà esposto all'assemblea delle città in comune, È solo un inizio per cominciare ad intenderci cosa dire.
la politica è una bella cosa e i cittadini devono partecipare, anche senza candidarsi a qualcosa. In Italia c'è bisogno di creare intorno al Palazzo un modo nuovo di fare politica, che lo circondi in senso buono per dialogarci. La nostra associazione si è impegnata per il no nella battaglia referendaria. E da quella vittoria intende ripartire. abbiamo fatto la scelta di non affiancare nessuno, nonostante dopo il 4 dicembre siano arrivate tante richieste di vicinanza. Noi pensiamo che tutte queste manovre in corso siano molto autoreferenziali. Guardano dentro il campo, il Parlamento, le candidature, e poco al paese reale. Un'associazione come PlPinvece si rivolge ai cittadini e il nostro scopo è quello di offrire a questi cittadini uno strumento nuovo per esercitare la sovranità . Il referendum del 4 dicembre può essere considerato un pezzo di questa ritrovata sovranità popolare. Negli ultimi anni si è pensato che il problema fosse la governabilità e anche la sinistra si è convinta della necessità della vocazione maggioritaria. Ma il problema è: andare al governo per fare che cosa? Quello che vediamo è che manca un progetto, una visione di paese.Noi speriamo che una legge elettorale proporzionale possa portare in Parlamento un progetto e ricucire questa frattura fra elettori e rappresentanza.

Un caro saluto, Mario Sommella


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Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
Registrato: 1 anno fa
Post: 81
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Per quanto mi riguarda, non ho mai pensato che si potesse proporre a tutti di iscriversi alla nostra associazione!
Quello di rinnovare l'adesione a Plp e cercare nuove adesioni è un'altro discorso.
Qui invece si tratta, certamente, di farne una nuova aggregazione nazionale insieme con gli appartenenti a tanti altri gruppi, e noi possiamo solo suggerire degli strumenti e delle regole basilari.


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Giovanni Nuscis
(@giovanni-nuscis)
Registrato: 8 anni fa
Post: 49
 

Per quanto  mi riguarda, non ho mai pensato che si potesse proporre a tutti di iscriversi alla nostra associazione!
Quello di rinnovare l'adesione a Plp e cercare nuove adesioni è un'altro discorso.
Qui invece si tratta, certamente, di farne una nuova aggregazione nazionale insieme con gli appartenenti a tanti altri gruppi, e noi possiamo solo suggerire degli strumenti e delle regole basilari.

E' importante intenderci su questo punto, che ho dubbi lo si fosse tutti ben compreso.

Ribadendo ancora di concordare con l'impostazione data da Vincenzo, e in attesa di avere notizie sull'ultimazione del social, bisognerebbe pensare da subito alcuni aspetti più di dettaglio riguardanti il come sostanziare e confezionare la proposta di utilizzo degli strumenti di democrazia partecipata.
Vorrei innanzitutto invitare alla massima attenzione affinché non si ripetano errori passati. A mio parere, il lavoro di chi investe tempo ed energie in misura rilevante non può non trovare un'adeguata gratificazione di carattere economico. Creare e poi gestire strumenti informatici in larga scala, come dobbiamo auspicarci, vi domando, non dovrebbe avere almeno una qualche forma di rimborso spese?  
Ci sono poi alcuni aspetti da considerare, ad esempio:
- Per la nuova associazione, uno schema tipo (breve, conciso, di statuto e di atto costitutivo, di regolamento) per ogni gruppo locale, regionale, per quello nazionale? Nessuna formalità (registrazione)?
- Chi ne fa parte, le singole persone o le realtà organizzate (Sarei propenso per le sole persone)? PLP avrebbe solo una funzione di stimolo senza alcuna compartecipazione?
- Costo dell'iscrizione e destinazione delle quote?
- Etc.

Giovanni
   


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Daniella Ambrosino
(@daniella-ambrosino)
Registrato: 1 anno fa
Post: 81
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Dopo aver letto tutto bene e averci pensato su, ho deciso di raccogliere l'invito di Laura e Mario e ho scritto un paio di pagine per un possibile intervento ad hoc per l'occasione, e ve lo sottopongo qui di seguito. Fate in fretta a commentare, perché c'è poco tempo.
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“Decidendo insieme le forme, i modi, le regole per costruire aggregazioni credibili, partecipate, democratiche, attrattive”si legge nel testo che ha convocato questo seminario.
Questo programma ci piace molto e pensiamo che partire da qui sia davvero necessario per evitare che partenze entusiasmanti poi vadano a schiantarsi sugli ostacoli interni, quando vengono al pettine i nodi di chi e come assume le decisioni.
Spesso in passato, un po’ per motivi di urgenza oggettiva un po’per errore di prospettiva, si è pensato che mettere mano alle regole, prima di partire, fosse una perdita di tempo.
Se guardiamo indietro a come sono state negli ultimi anni le nostre aggregzioni di politica alternativa, vediamo che un direttivo formato per cooptazione a partire da un gruppo di promotori convocava assemblee che prima o poi, oltre a incontrare i soliti ben noti inconvenienti del metodo assembleare, naufragavano in aspri contrasti sulle regole da adottare e sulla validità delle decisioni prese.
Ci si è affidati troppo all’improvvisazione delle regole da parte di persone che chiedevano agli altri fiducia nella propria buona volontà e disinteresse personale.
Nonostante l’indubbia buona volontà e disinteresse personale di tanti, non è stato un buon sistema, e ha contribuito alla disgregazione dell’insieme.
Un’aggregazione politica non può reggersi esclusivamente sulla fiducia nei promotori e nelle promotrici, ma su regole e garanzie che assicurino alcune condizioni di base, indipendentemente dalla buona volontà e lungimiranza delle persone coinvolte.
I direttivi del passato hanno a volte cercato di democratizzarsi aprendosi a rappresentanti eletti, ma quando ormai era tardi e si erano aperte troppe crepe e fratture.
Occuparsi, fin da subito, delle regole di democrazia e partecipazione interna, è quindi ai nostri occhi indispensabile.

Il 4 dicembre è stata una grande riaffermazione di sovranità popolare e crediamo che questo principio sia una buona guida anche per noi adesso.
Il punto infatti è assicurare, nelle aggregazioni cui vogliamo dare vita, l’esercizio costante della sovranità popolare al loro interno, ossia della base: il popolo delle e degli aderenti.

Costante significa non una volta ogni quattro-cinque anni, ma permanente, in modo da evitare scollature tra base e vertici, tra centro e periferie. Una circolazione costante delle idee e una verifica costante di come vengono messe in pratica e con quali effetti.

Infatti quello che può al limite andar bene per le istituzioni politiche di uno Stato non va bene per un organizzazione politica come quella a cui vorremmo dar vita. Quelle possono anche basarsi su una rappresentanza rinnovata periodicamente, dato che la maggior parte dei cittadini non ha tempo né voglia per occuparsi di politica tutti i giorni; ma all’interno di un’organizzazione politica che vuole essere in presa diretta sui vari territori, coesa, efficace, è necessario un collegamento più rapido e diretto tra livello locale e livello nazionale, serve garantire la massima partecipazione e capacità di incidenza per il singolo o la singola attivista, se si vuole che siano motivati. Occorre davvero dare spazio - non solo a parole - all’intelligenza collettiva.

I procedimenti di decisione ai vari livelli quindi devono essere orizzontali: tra noi dobbiamo formare una rete e non un albero, per intenderci.
Quando parliamo di livelli, ci riferiamo al fatto che ci saranno nuclei locali, ma sono anche indispensabili coordinamenti regionali e nazionali.
Come si fa allora a garantire che questi livelli non siano sovrapposti e sovraordinati l’uno all’altro, come viene fatto nei tradizionali organismi ad albero, dove ciascun livello invia alcuni rappresentanti al livello superiore?

L’importante è garantire che chi è iscritto a livello locale ha il diritto di partecipare direttamente anche alle discussioni e alle fondamentali decisioni regionali e nazionali, che verranno sempre prese dalla totalità degli aderenti, non da un piccolo numero di loro rappresentanti. Viceversa ogni gruppo locale è indipendente nel proprio territorio, ma sempre nel quadro di una comunità definita da un programma di azione e uno statuto condiviso collettivamente a livello nazionale.

Per riuscirci è indispensabile fare affidamento su una piattaforma di decisione telematica in cui tutti i singoli possano partecipare, oltre a piattaforme di discussione per mettere a punto le idee, e di strumenti per scrivere collettivamente i testi.
Questo vuol dire che abbiamo in mente una democrazia telematica e virtuale, “da tastiera”?

Neanche per idea. Tutto parte da gruppi locali dove le persone si incontrano e agiscono in carne ed ossa, è da lì che ci si iscrive alla piattaforma informatica. Periodiche assemblee cittadine, regionali e nazionali sono benvenute, lì il confronto di idee necessariamente si fa fisico, ci si parla e ci si convince a vicenda guardandosi in faccia. Si fanno le dirette streaming.
Tuttavia noi pensiamo che anche durante le assemblee fisiche, le decisioni finali vadano verificate secondo il metodo “una persona, un’idea, un voto”, e che vadano prese quindi universalmente on line, che siano sottratte alle sollecitazioni della presidenza di turno, che possa partecipare anche chi non si è potuto muovere. A livello di piccolo gruppo locale, di una decina di persone, il ricorso a una piattaforma informatica può risultare sproporzionato e superfluo - ci si conosce tutti e ci si tiene costantemente in contatto a voce - ma più aumentano i numeri, più è indispensabile.
Per assicurare procedimenti orizzontali, un’assemblea informatica permanente, in cui presentare e votare proposte secondo un regolamento preciso, è tanto più necessaria, quanto più aumenta il numero dei partecipanti all’organizzazione. E quindi va prevista e messa in piedi fin dall’inizio. Noi di Prima le persone possiamo metter a disposizione, anche a titolo sperimentale, la nostra piattaforma e la nostra esperienza di pratica sistematica di questi strumenti durante due anni di attività.

Il fatto di assicurare una forte democrazia interna, in cui la sovranità è esercitata costantemente dalla base, non vuol dire però che non potremo avvalerci di incarichi ad hoc, e di organismi esecutivi e di coordinamento, responsabili di questo o quel settore ecc, ma vorrà dire assicurare che
a) gli incarichi siano elettivi e non cooptativi
b) siano a termine ben definito e a rotazione;
c) siano collegiali;
d) siano trasparenti e rendano conto del loro operato agli aderenti;
e) resti aperta la possibilità di volontariato per cooperare e di autocandidature.

Certamente mettere in piedi un’organizzazione su questi principi richiede un investimento di energie e di tempo, ma significa costruire una base di relazioni solida e trasparente, aperta al massimo alla condivisione, e questo sulla durata ha un valore incalcolabile.

Noi pensiamo che organizzarci su questa base sia, tra l’altro, il modo migliore di realizzare il bel programma di Barcelona en comù, saldare quanto rimane della sinistra classica con i critici, i nuovi, i singoli senza partito, i più giovani; infatti chi proviene da organizzazioni classiche spesso è abituato alle organizzazioni verticali e prova fastidio per le richieste di orizzontalità, ma chi proviene dal mondo degli attivisti critici, dei movimenti, dei comitati di base, non sopporta e non è disposto ad accettare metodi verticisti.

Lì troviamo delle linee guida che condividiamo decisamente: nessuna organizzazione si scioglie ma nessuna è rappresentata pro quota in modo federativo, contano i singoli attivisti che partecipano a titolo individuale mantenendo, se vogliono, la doppia tessera.


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Pino Romano
(@pino-romano)
Registrato: 8 anni fa
Post: 207
 

Brava Daniella. Il testo dell'intervento è assolutamente perfetto!

Lo approvo e lo sottoscrivo in pieno. Credo che troverà buona accoglienza in quell'assemblea "Le Citta in comune"

Speriamo di fare centro.

Grazie e un saluto circolare
Pino


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