E’ IL TEMPO GIUSTO: COMBATTERE PER LA NOSTRA COSTITUZIONE

0

Silvia Manderino

Quando parliamo dei “padri costituenti” dovremmo sempre ricordarci del tempo che stiamo vivendo.

Perchè quelle persone, quei padri costituenti usciti dalla dittatura fascista e da una guerra terrificante, testimoni della rovina di un intero popolo, combattenti per la libertà di quel loro popolo, sapevano benissimo cosa scrivevano quando davano vita alla Costituzione repubblicana.

Quella Costituzione che oggi qualcuno vuole archiviare – non soltanto riscrivere, ma archiviare – è sempre stata il riferimento fondamentale della nostra vita civile e democratica.

Se oggi nominiamo i padri costituenti e li vorremmo rivedere, toccare, ascoltare, parlare con loro, è perchè il tempo che viviamo ci sta affondando nella miserabile mediocrità, pericolosa mediocrità, di soggetti che solo casualmente e senza legittimazione occupano i vertici delle nostre istituzioni.

Quaranta articoli della Costituzione – norme che servono al Paese per realizzare i principi fondamentali e i diritti che, unica al mondo, la nostra Costituzione riconosce e tutela – sono in balia di un Parlamento che, del tutto prono ad un governo di passaggio, sta per stravolgerne il contenuto senza una logica costituzionale, senza uno scopo che tenda alla democrazia, senza alcun rispetto e considerazione dell’unica volontà che per Costituzione vale in questa Nazione: la volontà popolare.

Non risultano petizioni o raccolte di firme di cittadini che abbiano chiesto di modificare la Costituzione.

Non risulta nemmeno che un qualche partito politico si sia presentato alle ultime elezioni con il preciso programma di modificare la seconda parte della Costituzione.

Un qualunque agglomerato “politico” di avventurieri, nato nel bel mezzo di una crisi istituzionale creata da incapaci, pensa di potersi permettere di piegare una Repubblica – e con lei le istituzioni più rappresentative – per cambiare l’ordine del giorno di uno Stato.

Per quale ragione? Per quale inespressa ma si sospetta illegittima ragione?

Uno stuolo di 308 deputati – nottetempo come conviene a chi non agisce alla luce del sole – ha approvato in seconda lettura la cosiddetta “riforma costituzionale”. Era la notte del 14 febbraio 2015. Segnamo questa data.

Il marchio del DDL non è parlamentare, è governativo: l’informazione pubblica lo chiama “Renzi-Boschi”, nomi di soggetti venuti dal nulla per stravolgere la vita democratica.

E poi quel marchio è diventato parlamentare, e ora ha il marchio di quello che chiamano Partito Democratico: l’unica forza politica che nottetempo ha fatto passare la modifica mentre più della metà dell’aula di Montecitorio vedeva solo sedie vuote.

I nomi, come la realtà ci dimostra, non hanno nulla a che vedere con la sostanza.

Il Partito Democratico si è assegnato la paternità del marchio stampato sullo stravolgimento della Costituzione che può condizionare per decenni la vita democratica del Paese.

E non è ancora finita.

Mancano due letture perchè questo DDL diventi abusivamente la nuova Costituzione.

E allora dovremmo pensare che i nuovi padri costituenti siamo noi cittadini.

Solo noi cittadini possiamo ora fermare questo progetto che non ha nessuna ragione, se non quella di piegare la nostra democrazia.

La democrazia è a zero se noi ci fermiamo e lasciamo che tutto proceda senza reagire.

Ma se siamo uniti e uniti fermiamo un potere che non ha alcuna legittimazione nel toccare la Costituzione repubblicana, la democrazia ha modo di continuare ad essere l’obiettivo concreto e il modello di vita di un’intera cittadinanza.

Quegli stessi soggetti che pensano di stravolgere la nostra Costituzione sono gli stessi soggetti che in questi stessi momenti, alle porte di una grave e imponderabile crisi internazionale, riempiono la loro bocca delle parole “guerra” e “intervento militare”.

Quale democrazia possiamo pensare di costruire con questi soggetti?

I padri costituenti, tanto derisi dai “novelli riformatori”, devono tornare con noi cittadini: ora.

Perchè questo è il tempo giusto per combattere per la nostra Costituzione.

L'indirizzo email non verrà pubblicato.