Depistaggi, dirottamenti ed elefanti

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Non sono mai stato “complottista”.  Sono convinto che gli USA siano realmente sbarcati sulla Luna, sono convinto che gli stessi non si siano organizzati un auto-attentato alle Torri Gemelle, credo poco anche al fatto che il beatle Paul Mc Cartney sia morto nel 1966 e sia stato sostituito (per altro egregiamente e con risultati addirittura superiori) da un sosia, l’ex poliziotto canadese William Sheppard, sorrido quando sento parlare delle “scie chimiche”.
E potrei continuare ancora.

Però devo prendere atto che, ogniqualvolta si presenta un’occasione storica di vero cambiamento, interviene qualcosa o qualcuno a depistare questi processi e a dirottare quelle intenzioni, quelle speranze, quei disagi, quelle rabbie se non in un vicolo cieco, quantomeno verso una strada “minimalista”, più accomodante, meno traumatica (leggi: rivoluzionaria) offrendo apparenti facili soluzioni tanto unitarie quanto miracolistiche.
Solo poche volte le spinte alle vere alternative di cambiamento sono state vincenti (la Rivoluzione Francese e la Resistenza ne sono due ottimi esempi).

Ma per restare a tempi più vicini a noi, non possiamo non constatare che dopo Mani Pulite abbiamo avuto Berlusconi e che, nel momento del collasso del ceto politico (di destra e centrosinistra), abbiamo avuto il “dirottamento” attuato dal M5S rispetto al bisogno di alternativa.
Lo stesso Grillo ha ammesso che senza di lui ci sarebbe stata una “rivoluzione”.
Ma oggi possiamo facilmente verificare anche da soli che il M5S è stato funzionale al “sistema” che ha infatti continuato e peggiorato la sua nefasta influenza, senza che il M5S abbia potuto cambiare nulla, come invece aveva promesso.

Siamo passati da Berlusconi a Letta, passando per Monti e per finire a Renzi, portando a termine un percorso voluto da lobby, multinazionali, finanza e poteri forti, percorso teso alla progressiva esautorazione dei poteri istituzionali e costituzionali per concentrare in maniera “governista” in sempre meno mani la decisionalità e avanzando come un caterpillar sui diritti dei popoli.
Lo stesso Tsipras, dopo aver acceso speranze immense è capitolato, bloccando di fatto una stagione di resistenza e possibile incrinatura alla prepotenza della UE.

In Italia le cose non vanno meglio. Si stavano organizzando dei referendum cercando di usare la dovuta cautela richiesta in queste situazioni: coinvolgere il più possibile movimenti, comitati, associazioni, cittadini; fare una radicale operazione di informazione, diffusa, capillare con tempi atti a far comprendere il merito dei quesiti; cercare di riconquistare fiducia negli strumenti di democrazia diretta tra gli ormai tanti cittadini sfiduciati e astensionisti; calibrare i quesiti in modo da evitare inammissibilità e puntare su punti in grado di potere disinnescare le leggi renziane.

E cosa succede? Arriva Civati che – con un’operazione tesa solo a “marcare il territorio” con lo spirito renziano del “fare”, spirito da Leopolda che gli è storicamente proprio – cala dall’empireo di “Possibile” ben otto referendum omnicomprensivi, senza fornire alcuna informazione, senza alcun coinvolgimento di alcuno, in tempi impossibili….per la raccolta delle firme, con scarse possibilità di superare l’ammissibilità e con la esiziale conseguenza di bloccare gli altri referendum già in cantiere.

Con la classica eleganza dell’elefante nel negozio di cristalleria, Civati spariglia quanto si stava facendo, di fatto portando quelle energie verso un vicolo cieco in cui, grazie..agli otto referendum, troveranno cittadini depressi da nuove delusioni, sfiducia nell’istituto referendario, rassegnazione riguardo alla possibilità di fermare l’onnipotente Renzi.

Operazione già varata in Liguria nelle elezioni regionali quando – dopo un lavoro lungo e difficile che aveva riunito in una lista alternativa i partiti di sinistra radicale, società civile, associazioni, movimenti, comitati, ecc. – viene calata dall’alto la lista Pastorino, studiata a tavolino nelle segreterie di partito distruggendo e vanificando l’opera di ricomposizione sociale fatta con tanta cura. Altri elefanti (gli stessi in realtà..) che hanno lasciato cocci anche in casa propria.

E non contenti, ci si appresta alla creazione di nuove “case della sinistra e dei democratici” che riuniranno, come in uno paleo-zoo politico, il meglio della preistoria di sinistra in un’ennesima esperienza fallimentare come le altre che abbiamo già conosciuto.

Non sono complottista (l’ho già detto) ma sembra proprio che ogni volta che si crea qualcosa che nasce dalla base sociale ci sia una forza di reazione che, come dicevo, arriva a neutralizzare queste spinte realmente “rivoluzionarie” o a dirottarle verso alvei più tranquilli che di fatto tendono solo a rendere più umano il volto del neo-liberismo anziché sconfiggerlo.

Eppure l’unica strada è proprio quella dell’auto-organizzazione e dell’auto-rappresentanza del sociale che spezzi la presunta necessità della “società fornitrice di servizi” costituita dal ceto politico, a maggior ragione se ha fallito e fatto danni per vari decenni.

Non anarchia e mancanza di “partito” (nel senso dell’art. 49 della Costituzione”) ma necessità storica di una forma di organizzazione e di rappresentanza che nasca al di fuori delle forze tradizionali che non serve cercare di unire ma da cui oggi non si può che prescindere, visto che la loro funzione sociale ha assunto una valenza di freno e ostacolo alla nascita di grandi fronti popolari alternativi.

Il fallimento della Sinistra Europea, sancito dal fallimento dell’originario progetto di Syriza, non può che aprire a questa strada, isolando ulteriori depistaggi e dirottamenti (e relativi elefanti..).

Gian Luigi Ago

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