Dal Referendum No Triv a una stagione di lotta e di proposta per il cambiamento

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Matteo Renzi nel suo discorso alla Nazione del 17 aprile 2016 ha affermato che chi avviato e sostenuto il referendum No Triv ha portato avanti una “guerra civile ideologica”. Parole che ricostruiscono in forma mistificatoria la percezione, e la paura conseguente, che si sta creando un fronte di opposizione a questo governo: una parte consistente del paese reale (non soggetti costruiti a tavolino senza seguito) che sta crescendo in consapevolezza e azione politico-sociale.

Per la prima volta, dal referendum per l’acqua pubblica, nel Paese si è aperta una chiara opposizione sociale alla politica governativa e, non a caso, in tema di ambiente e energia. Una opposizione responsabile e costruttiva che condivide saperi ed esperienze e che vede in prima fila donne e giovani, molti giovanissimi studenti che non accettano di essere emarginati e senza lavoro e vogliono costruire il loro futuro, quello del nostro paese e del pianeta.

Matteo Renzi nel suo discorso alla Nazione del 17 aprile 2016 ha affermato che chi avviato e sostenuto il referendum No Triv ha portato avanti una “guerra civile ideologica”. Parole che ricostruiscono in forma mistificatoria la percezione, e la paura conseguente, che si sta creando un fronte di opposizione a questo governo: una parte consistente del paese reale (non soggetti costruiti a tavolino senza seguito) che sta crescendo in consapevolezza e azione politico-sociale.

Per la prima volta, dal referendum per l’acqua pubblica, nel Paese si è aperta una chiara opposizione sociale alla politica governativa e, non a caso, in tema di ambiente e energia. Una opposizione responsabile e costruttiva che condivide saperi ed esperienze e che vede in prima fila donne e giovani, molti giovanissimi studenti che non accettano di essere emarginati e senza lavoro e vogliono costruire il loro futuro, quello del nostro paese e del pianeta.

Il referendum No Triv ha evidenziato due emergenze cruciali, quella ambientale e, non meno importante, il pesante problema democratico, reso palese dall’invito agli italiani da parte del capo del Governo e del suo partito, di disertare le urne, delegittimando lo strumento della democrazia diretta e l’esercizio del voto democratico tout court.

Alcuni fatti significativi si sono dati appuntamento nelle settimane centrali di aprile: il referendum No Triv e la sua necessariamente breve e boicottata campagna;  la definitiva approvazione della legge di riforma della Costituzione Italiana, la legge Boschi-Renzi, con 361 voti favorevoli e 7 contrari (i deputati dell’opposizione non hanno partecipato al voto), l’approvazione alla Camera  del disegno di legge di iniziativa popolare sulla pubblicizzazione della gestione dell’acqua che è stato di fatto stravolto, disattendendo il referendum del 2011. Questo mentre procede velocemente l’iter del decreto Madia che reintroduce quanto chiaramente abrogato per volontà di 26 milioni di italiani, rendendo privata l’acqua, bene comune.

Tutto questo sta facendo salire alla coscienza collettiva, quanto da tempo è noto alle minoranze attive: è in atto un disegno politico che sta portando il nostro Paese verso una deriva autoritaria, sostenuta da una ideologia neoliberista, strettamente connessa con le lobbies petrolifere, economiche e finanziarie che con i governi degli ultimi 30 anni hanno già demolito il modello economico di economia mista governata dal pubblico potere, svenduto ai privati moneta, banche e imprese di pubblica utilità e stanno ora smantellando, pezzo per pezzo, il welfare italiano, i diritti dei lavoratori, le istituzioni democratiche del Paese, i diritti sanciti dalla Costituzione e persistono nella sistematica distruzione ambientale.

Il referendum No Triv è stato un momento importante per molti motivi:

Ha attivato 15 milioni di italiani che sono andati a votare nonostante l’invito governativo a disertate le urne, 13 milioni (due milioni di più dei voti che sostengono la maggioranza parlamentare che ha espresso il governo Renzi e le sue scelte) hanno chiaramente indicato la volontà di un’altra politica energetica, il percorso referendario ha condotto il governo a recepire tre dei sei quesiti smantellando lo Sblocca Italia sotto il profilo delle politiche energetiche, ha fatto diventare il tema del fossile e della conversione energetica un tema popolare con una grande ricaduta in termini di trasformazione culturale, ha rianimato l’asfittico mondo della partecipazione sociale e politica, soprattutto considerando, come è emerso dall’analisi del voto, che non sono stati primariamente i partiti a mobilitare gli italiani che si sono recati alle urne.

Ora è necessario continuare.

In molti modi.

Altre mobilitazioni stanno avanzando, il 7 maggio la manifestazione a Roma contro il TTIP e nuove importanti iniziative referendarie: le raccolte di firme per i referendum istituzionali (contro la legge elettorale Italicum e per il No al referendum Costituzionale), il referendum della Cgil contro il Job Act  e i referendum sociali su scuola, beni comuni, ambiente.

Insomma un risveglio è in atto e può portare alla creazione di una nuova coesione sociale capace di contrastare la deriva autoritaria.

I referendum istituzionali e sociali, nonché la petizione sull’acqua pubblica, toccano aspetti importanti  per la società italiana ma non indicano e promuovono il vero cambiamento per il quale dovremmo batterci con maggiore determinazione e chiarezza; quello che riguarda il modello di sviluppo economico e sociale basato sulla conversione ecologica, l’economia circolare, sulla democratizzazione delle risorse e dei beni comuni, sulla democrazia partecipativa. Inoltre è necessario cambiare il volto della politica che continua a rispondere a interessi particolari ed è supina alle interferenze dei poteri forti di cui essa stessa è portatrice, imponendo una politica di austerità e perpetuando una sistematica violazione dei diritti umani con l’eccidio volontario di persone migranti che sta trasformando il volto democratico, umano e umanitario del nostro continente.

Come Primalepersone riteniamo sia necessario affrontare, attraverso questa stagione referendaria, questi aspetti, per non cadere nell’errore conseguente al referendum del 2011: disperdere la grande coesione sociale attivata.
E’ FONDAMENTALE in questa fase puntare su una priorità che deve essere trasversale e fondante di tutte le iniziative e le lotte: l’unità dell’azione nella diversificazione e nell’autonomia di tutti coloro che partecipano a questa. La moltiplicazione delle iniziative senza centralismi organizzativi, potrà far esplodere l’azione sociale e la reciproca solidarietà potrà rendere questa azione efficace.

Ognuno porti avanti le iniziative nei modi e nelle forme che ritiene più giuste ma con una convergenza verso lo stesso fine. Diversità di iniziative e solidarietà tra queste.

Questo potrà fare la differenza.

Primalepersone si impegnerà attivamente in questa stagione referendaria dando priorità all’impegno nel contrasto delle contro-riforme istituzionali, raccolta firme contro l’italicum e soprattutto in vista del referendum confermativo previsto per il prossimo autunno, sostenendo attivamente coloro che stanno cercando di contrastare le riforme strutturali della scuola, del lavoro e quelle contenute nello Sblocca Italia.

Ma pensiamo che si debba, nel contempo, iniziare a condividere nuovi valori e una idea nuova di società, di Italia e d’Europa.

La Costituzione Italiana va rinnovata, non contro-riformata!

Lavoriamo per creare quella solidarietà nel Paese che ha portato alla Costituzione del 1948, che sostenga una nuova Costituzione Italiana, non possiamo avallare una Riforma imposta dal governo al Parlamento, tra l’altro eletto con una legge anticostituzionale e che viene delegittimata dalle opposizioni che si rifiutano di votarla. La Costituzione deve essere espressione di tutti e di tutte, non di una minoranza prepotente che la impone con la forza.

Vogliamo una Costituzione che sia innovativa, non che regredisca a forme illiberali, che metta gli italiani e le italiane in grado di affrontare le nuove sfide di questo nostro secolo.

Vogliamo una Costituzione che rafforzi i diritti sanciti nella sua prima meravigliosa parte, che sostenga la conversione ecologica dell’economia e della società, che rimetta al centro la solidarietà e la dignità umana, la bellezza, la democrazia partecipativa e diretta, i beni comuni, la difesa territorio e di tutte le specie viventi.

NO alle Contro-Riforme e SÌ a una Costituzione formale e materiale nuova, tutta da costruire.

Tutte e tutti assieme.

 

PrimalePersone – per L’Assemblea Permanente

 

Riferimenti: 
Antonella Leto tel. 333 6599512  –
antonellaleto22@gmail.com
Roberta Radich  tel. 3489138529 – captaroby@gmail.com

 

 

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