Coalizione sociale – incompatibilità sistema capitalistico e ambiente – riscaldamento globale

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La proposta di lanciare un movimento di “coalizione sociale” è certamente valida e risponde all’esigenza di contrastare l’attacco ai diritti sociali (conquistati nel secolo scorso attraverso dure lotte utilizzando le “spinte propulsive” internazionali) portato avanti, a livello europeo, dalle politiche neoliberiste e su scala nazionale dall’attacco di Renzi, non solo ai diritti sociali ma anche ai principi della Costituzione e della democrazia.

Abbiamo ritenuto utile la costituzione dell’”Associazione Prima le Persone” che si propone di evitare la ripetizione di alleanze fallite tra spezzoni di ex sinistra ed anche la burocratizzazione dell’esperienza elettorale della Lista Tsipras per le europee.

Ma siamo nel XXI secolo e il pericolo principale che accomuna non solo i lavoratori ma tutta l’umanità è rappresentato dall’incompatibilità del sistema capitalistico, basato sulle energie fossili, con la sussistenza nel nostro pianeta delle condizioni climatiche che hanno permesso, attraverso un travaglio di centinai di migliaia di anni, lo sviluppo della vita umana. L’anno 2014 è stato il più caldo da ottocento anni e quel che è più grave la presenza di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto il livello di 400 parti per milione, a soli 50 punti sotto il limite massimo di 450 oltre il quale la presenza di CO2 nell’atmosfera, assieme ad altri gas climalteranti, alla acidificazione dei mari, allo scioglimento dei ghiacciai dei due Poli etc., determinerà una situazione irreversibile di disastro ambientale se si determinerà il previsto aumento di altri 2° centigradi della temperatura del nostro pianeta. Infatti il V Rapporto dell’IPCC ricorda che nel 1959 il dato era di 310 parti per milione, nel 1995 di 360 e nel 2011 385, una crescita esponenziale. Per contrastarla è stata convocata, perciò, dall’incontro di Lima, per la fine di quest’anno, a Parigi una Conferenza internazionale di tutti i paesi aderenti all’ONU per realizzare un nuovo Patto che dovrebbe superare per efficacia quello previsto a Kyoto risultato insufficiente.

Purtroppo gli interessi dei grandi monopoli delle energie fossili fanno si che fino a questo momento prevale tra le forze politiche, anche di centro-sinistra e i grandi mass media, un silenzio omertoso o addirittura interventi negazionisti tali da deviare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Crediamo perciò che solo un soggetto politico come “coalizione sociale” può assumersi il compito di portare avanti un disegno di salvezza ambientale che riguarda non solo il conflitto tra ricchi e poveri, borghesi e proletari ma anche (come già in occasione dei referendum del 2011 contro il nucleare, l’acqua pubblica e contro la privatizzazione dei servizi sociali) 27 milioni di votanti (la base da cui partire per l’alternativa).

Le forze ambientaliste da decenni conducono, in condizioni di grande difficoltà e isolamento, anche da parte di forze della sinistra tradizionale (il PCI di Berlinguer e di Napolitano era nuclearista), una battaglia che ha portato frutti rilevanti anche nella legislazione dei vari paesi, a cominciare dalla Germania, dalla Danimarca, dalla Svezia, dalla Spagna e finalmente anche dall’Italia, con il Conto Energia, che hanno avviato lo sviluppo delle energie rinnovabili alternative.

Il più grande risultato di questo sviluppo è rappresentato dalla caduta del prezzo del barile di petrolio, da 115 $ del giugno scorso a 50-60 $ di oggi con una riduzione di centinai di miliardi di $ dei profitti delle multinazionali del petrolio. L’alto prezzo del barile dovuto al dominio dell’OPEC aveva determinato certo, all’interno delle energie fossili, uno sviluppo di giacimenti ad alto costo. Sia con l’ingresso di nuovi paesi produttori in Africa, America del Sud e Asia, sia soprattutto con lo shale gas e shale oil che avevano trasformato gli USA da principale paese importatore di petrolio, dai paesi del Golfo a partire dal 1972, alla piena autonomia anche in materia di gas metano. Ma la causa principale della caduta del prezzo del barile è dovuta a due fattori che si sono sviluppati a seguito dei movimenti ambientalisti (la riduzione della domanda causata da nuove tecniche per l’illuminazione pubblica e privata – i led – dall’uso di motocicli e biciclette, sponsorizzato perfino da rappresentanti della casta, dal mutamento del sistema alimentare consumistico, etc). L’altro fattore decisivo è rappresentato dall’aumento impetuoso della produzione di energie rinnovabili (idroelettrico, eolico, biomasse e soprattutto fotovoltaico dovuto ad una caduta del costo di produzione dei pannelli e degli altri impianti e ad un aumento dell’efficienza). L’Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo, che sono i paesi dominanti dell’OPEC, non hanno accettato di operare, come altre volte, per ridurre l’offerta, soprattutto perché preoccupati perchè con il prezzo di 115 $ al barile, anche senza incentivi, le energie rinnovabili avrebbero già raggiunto e superato la grid parity.

Questa caduta verticale del costo delle energie fossili contribuisce a vanificare gli effetti di misure prese dal governo Renzi e dalla UE con il QE, tendenti ad aumentare la domanda e stimolare una spinta inflazionistica capace di ridurre il costo del debito pubblico. Ad esempio il piano di riorganizzazione della Indesit da parte della Whirlpool prevede l’immissione di primi cinquecento milioni di finanziamento ma anche la chiusura di una fabbrica con la riduzione di 1.300 operai.

L’avvento dell’era dei computer, delle macchine intelligenti e dei robot, come ricorda Rifkin, tende inesorabilmente a contrarre l’occupazione e tutte le battaglie sindacali servono soltanto a limitare i danni, magari con l’esborso di denaro pubblico per ammortizzatori sociali. Né il “jobs act” né il “QE” di Draghi possono suscitare un’ondata keynesiana di nuova occupazione. Questa ondata si è determinata, invece, in paesi, come la Germania, che hanno sviluppato da quindici anni la politica industriale del XXI secolo cioè il passaggio dalle energie fossili alle energie rinnovabili. Sul milione di nuovi occupati generati in Germania, a partire dal 2008, 400 mila, per il 90% metalmeccanici qualificati, sono impegnati nel settore delle energie rinnovabili. Il che ha un riflesso positivo anche nell’aumento della produzione negli altri settori. La Danimarca ha già approvato un Piano che prevede al 2050 il 100% di energie rinnovabili!

In Italia, invece, in pochi anni, l’adozione del sistema di incentivazione del Conto Energia tedesco aveva portato, per le nostre più favorevoli condizioni ambientali, nel 2011 all’installazione di 9.000 MW di solo FV (primo posto nel mondo) che avrebbe, perciò, entro 5-6 anni raggiunto una produzione pari al consumo nazionale di energia elettrica con la conseguenza (la distruzione creatrice di Schumpeter) della chiusura di tutte le centrali a gasolio, a carbone soprattutto a gas proliferate a seguito della privatizzazione imposta dalla UE dell’Enel e dell’Eni e al sistema di fissazione pubblica del prezzo ad un livello del 30% superiore a quello degli altri paesi della UE. Berlusconi, e poi Monti, Letta con il “SEN – Strategia Energetica Nazionale” e Renzi che ha addirittura incentivato la trivellazione per gli idrocarburi (ridicolizzata dalla caduta del prezzo del petrolio) hanno bloccato questo unico primato industriale italiano al punto che imprese come l’Enel Green Power e anche piccoli industriali, che si erano attrezzati in vista dello sviluppo delle energie rinnovabili, sono state costrette ad operare solo fuori dall’Italia!

Per contrastare l’azione di Renzi che vuole trasformare l’Italia in una “democratura” alla Putin si sono manifestate da più parti intenzioni di procedere alla raccolta di firme per una serie di referendum: sull’Italicum, sul jobs act e sulle trivellazioni ed anche su altri possibili argomenti, per aprire una nuova stagione referendaria capace di unificar,e in questa battaglia, anche forze come il M5S che certamente non possono essere assimilate pienamente a “coalizione sociale”. Questa stagione consentirebbe una mobilitazione capillare di varie associazioni movimenti con la partecipazione, come è avvenuto in Sicilia per il referendum sull’acqua, di interi consigli comunali e anche di liste civiche perfino di destra. Come sta avvenendo a livello della stragrande maggioranza dei Comuni siciliani per l’approvazione dei PAES (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile).

Una forza politica (non partitica) che si proponga di affrontare questo duplice contrasto anticapitalista non può trascurare di prendere posizione sulla questione della pace e del disarmo. I paesi che sono oggi coinvolti ad opera delle iniziative degli Usa e di paesi ex colonialisti come l’Inghilterra e la Francia nei conflitti che insanguinano l’Africa e soprattutto il Medio Oriente fino all’Ucraina, non può non tenere conto del fatto che tutti questi paesi sono anche quelli che hanno il triste privilegio o di avere nel loro territorio giacimenti di energie fossili con bassi costi di estrazione o grandi infrastrutture di trasporto delle stesse energie. Ed anche che i droni USA che hanno prodotto in Pakistan una strage, in cui è morto il cooperante siciliano Lo Porto, sono partiti dall’aeroporto siciliano di Sigonella di proprietà dello Stato italiano ma gestito, senza nessun trattato approvato dal Parlamento, direttamente dal Pentagono. E che Sigonella è il cancro la cui metastasi, il MUOS di Niscemi, è oggi soggetta ad una grande lotta delle popolazioni sostenute perfino da ripetute prese di posizione delle autorità giudiziarie.

Speriamo che l’azione della “coalizione sociale” possa svilupparsi anche nei settori dell’ambiente e della pace collegandosi ad un grande movimento capace, a livello nazionale ed europeo, di proporre una vera soluzione alternativa e maggioritaria.

Le Encicliche di Papa Francesco sulla pace, sul lavoro ed ora sulla democrazia e sull’ambiente rappresentano un segnale importante per il XXI secolo. In conclusione noi, condividendo la spinta informatrice dell’Associazione Prima le Persone proponiamo:

  1. di aggiungere alle parole “coalizione sociale” le parole “e ambientale”;
  2. di porre la “coalizione sociale e ambientale” al centro della promozione di una nuova stagione referendaria non solo contro la riforma elettorale, l’Italicum, che assegna ai partiti ed ad una “minoranza” la possibilità di nominare e controllare il Parlamento, ma anche contro gli altri provvedimenti legislativi che toccano gli aspetti sociali, economici ed ambientali della politica di Renzi; dallo “SbloccaItalia”, alle riforme costituzionali, dalla riforma della scuola alla definizione dei reati ambientali, al job acts, per promuovere invece la conversione ecologica dell’economia e della società.
  3. di assicurarsi su questa base un costruttivo incontro con tutte le forze, a partire da M5S e dal rinnovamento cattolico in tutti i campi: per la pace, per la difesa dei diritti sociale per l’ambiente, portato avanti da Papa Francesco, che si propongono di contrastare il disegno reazionario di Renzi, in modo da porre anche in Italia le premesse di un’alternativa maggioritaria analoga a quella della Grecia o della Spagna e di altri paesi;
  4. nel corso di questa campagna richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità che la Conferenza di Parigi, convocata per la fine di quest’anno, possa, superando gli ostacoli che provengono dagli Usa e dai governi influenzati dagli interressi monopolistici delle energie fossili, promuovere misure cogenti per gli Stati e per le imprese tali da rovesciare la tendenza attuale al raggiungimento, entro pochi anni, di un tasso di inquinamento atmosferico irreversibile.

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