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Bologna 14. 3. 2015 - seminario dei comitati territoriali AE
#1
intervento di Guido Viale

Buongiorno

Avendo seguito e appoggiato fin dall’inizio, nella misura delle mie capacità, la lista dell’Altra Emilia Romagna, posso dire che qui con voi mi sento a casa più che in molte altre sedi de L’Altra Europa. Condivido tutto ciò che ha detto Cristina Quintavalla nella sua bella introduzione e quindi cercherò di non ripetere cose già dette.
Volevo però aggiungere, prima di entrare nel merito del mio intervento, che per la fine di quest’anno il papa Francesco ha indetto un Giubileo. Nella tradizione ebraica  Giubileo significa remissione dei debiti e non c’è qui da ricordarvi quanto sia rilevante questo tema, a tutti i livelli, nelle politiche che perseguiamo. Credo quindi che dobbiamo approfittare di questa occasione per mettere ancora di più al centro questo tema, cercando di coinvolgere in esso una parte consistente anche del mondo cattolico e forse, attraverso di esso, a rendere più sensibile anche quella parte del mondo laico che non ha ancora capito l’importanza del tema.
Oggi a Roma la Fiom riunisce per la prima volta la coalizione sociale che ha in progetto. Non è la coalizione che avremmo potuto e dovuto promuovere noi dell'Altra Europa se avessimo lavorato per tempo a questa prospettiva. Ma è un importante punto di partenza con cui dovremo confrontarci da adesso in poi, perché è comunque un esito coerente con ciò a cui fin dall'inizio abbiamo guardato noi dell'Altra Europa: riunire ciò che fermenta nella società e che può - OGGI - concorrere a costruire un fronte di opposizione alle politiche liberiste dell'Europa - e a quelle di questo come dei precedenti governi italiani. E – DOMANI – concorrere a costituire la base sociale di un governo radicalmente alternativo.
Da questa coalizione sociale i partiti, per lo meno in questa fase, sono stati esclusi; e con essi anche L'Altra Europa, ormai assimilata a un partito. Perché le vicende seguite alle elezioni del 25 maggio ci hanno ormai assimilato a un partito: il terzo di una nuova “triplice” (o troica, o trimurti), come potete vedere plasticamente in una foto pubblicata dal manifesto di oggi: le bandiere di Sel, Rifondazione e L’Altra Europa cucite insieme con quella della pace (per far quadrato). Da questo punto di vista le valutazioni sulle vicende de L'Altra Europa fatte dalla nuova coalizione sociale di Landini coincidono con quelle di Rodotà: “un'occasione perduta” - se non una vera e propria “zavorra”.
Farsi assimilare a un partito, soprattutto in conseguenze delle scelte imposte dal principale teorico italiano della fine del partito novecentesco non è stata una operazione feconda. E ha portato a un processo di degenerazione evidente. Chi di noi avrebbe mai immaginato che per spiegare la nostra linea politica qualcuno sarebbe stato costretto a ricorrere a un' espressione insensata come quella delle “convergenze parallele” inventata a suo tempo da un democristiano  come Aldo Moro ?
È questa una denuncia non di ora. Il progetto di una coalizione sociale era già stato avanzato da Rodotà nella nostra assemblea del 7 giugno scorso e poi ripresa in numerosi documenti che hanno attraversato il nostro dibattito in questi mesi. Ma quel progetto è stato bocciato, durante le preparazione della nostra assemblea del 17 gennaio, contrapponendovi un altro progetto: quello di un “soggetto politico unico” - poi trasformato in casa comune della sinistra e dei democratici. Cioè trasferendo dal piano sociale a quello politico - e poi partitico quel bisogno di unità che sale dal paese, senza voler capire che in una coalizione sociale la dimensione politica è implicita. Perché si tratta di lavorare per mettere insieme cose distanti e in parte anche a prima vista incompatibili. Ma fare politica è questo; è il compito per cui siamo nati come Altra Europa. Mentre non è vero il contrario: fare politica non significa necessariamente aggregare società; anzi, spesso produce il contrario. I partiti a cui qui si fa riferimento, a partire dall’uso che fanno della loro identificazione con la sinistra, sono diventati dei recinti che escludono invece di includere. È questo ciò che si sta svolgendo da molti anni sotto i nostri occhi e che il progetto di Landini cerca di superare.
Oggi il comitato dell’Emilia Romagna ha convocato questa prima riunione di quei comitati dell'Altra Europa che sentono il bisogno di riportare il livello decisionale là dove si prendono le iniziative e si svolgono le pratiche di aggregazione del sociale. Un’iniziativa per tornare a rivolgersi direttamente alle persone: per noi prima le persone significa che le politiche, anche quelle generali, di livello europeo, come la lotta contro l’austerità o per l’inclusione, o planetario, come quelle sul clima o contro le guerre, si fondano sulla convinzione e sulla partecipazione personale. Solo così possiamo riprendere il filo conduttore e del progetto che ci ha visto nascere.
Abbiamo perso molto tempo e soprattutto molte persone per strada. Ma possiamo ritrovarle, e con loro, ritrovarne molte altre. Il vantaggio di lavorare a una coalizione sociale invece che a un soggetto politico è che la coalizione sociale non ha un unico centro, un'unica sala di comando, come quella che ci era stata ventilata a Bologna con il cosiddetto imminente Big Bang della sinistra, o a Milano con Human Factor. Una coalizione sociale ha molti centri da cui partire. E il lavoro che spetta a un’organizzazione come l’Altra Europa, che non è un movimento sociale, ma non è neanche e non vuol essere un partito, o un'aggregazione di partiti, e nemmeno un’aggregazione di partiti e di movimenti, è fare politica: cioè lavorare per mettere insieme istanze lontane e anche contraddittorie. Senza accettarle così come sono, ma anche senza escluderle. Pratiche radicali e anche estreme come quelle delle lotte della Val di Susa con le istanze legalitarie di Libertà e Giustizia o di Libera; il movimento No-expo - che rappresenta oggi una delle principali organizzazioni europee di precari - con un sindacato tradizionale come la  Fiom (ma certo non con il sindaco Pisapia e con chi sta lavorando, anche all’nterno della nostra organizzazione, al green washing di una delle maggiori manifestazioni dello spirito del tempo: la sussunzione sotto l'ala delle multinazionali dei temi vitali per la sopravvivenza del pianeta: cibo, acqua, uso del suolo, energia, lavoro).
Per questo siamo perfettamente legittimati a riprendere in mano il cammino aperto con l'Altra Europa, a condizione di mettere al centro del nostro lavoro politico delle iniziative concrete. Dobbiamo prendere noi delle iniziative nei territori, ma soprattutto riprendere e rafforzare i contatti con chi già le sta prendendo e lavorare con loro, con la modestia di chi ha più da imparare che da insegnare - per contribuire insieme alla formazione di una coalizione sociale sempre più vasta. Sapendo, ed è per noi motivo di conforto, che da oggi su questo stesso progetto – con le tante differenze che sarà nostro compito comprendere e affrontare - lavorano anche tanti altri.
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#2
Via alla coalizione sociale: fuori i partiti e avanti le donne?

postato il 15 Mar 2015[Immagine: altra-emilia-romagna-600x411.jpg]
Tirato per la giacchetta perché  diventi lo Tsipras italiano da tutti quelli che a sinistra del PD, e anche un pò dentro, non vogliono Renzi e non sanno organizzare un’opposizione credibile, Landini ha lanciato ieri a Roma una formula non nuova: “coalizione sociale”. Vecchia  come concetto, spesso usata con l’aggiunta di politica, e adesso un certo numero di politici e intellettuali maschi levano gli scudi sostenendo di averla usata prima. La novità non sta nella formula ma nella precisazione che non è aperta ai partiti, e persino i 5 stelle che si sono presentati sono stati accompagnati alla porta.
Prima le persone, gruppo di affinità nato in l’Altra Europa,  si incontrerà a Roma al circolo Mario Mieli , il 28 dopo la manifestazione e il 29 in assemblea, che si vorrebbe far diventare permanente per “Un’alternativa politica possibile a partire dai territori, dai movimenti e dai cittadini”era presente ieri con Marina e Lucia che ci facevano da portavoce, mentre una decina di noi era a Bologna alla Scuderia per il seminario promosso da Cristina Quintavalla, presidente de l’Altra Emilia Romagna.
Non siamo un partito né vogliamo diventarlo e anche noi avremmo voluto che i partiti facessero un passo indietro in AE. L’hanno invece invasa, anche nei comitati territoriali che ieri erano pochi a Bologna. In compenso c’erano molti comitati di lotta su tutto l’arco delle questioni politiche aperte con il governo Renzi e, come sempre, molte donne giovani e meno a parlarne., a cominciare da Nicoletta Dosio della Valsusa. Tra queste la 91enne Lidia Menapace ci ha emozionato facendoci ridere come suo solito, ed è stata la prima della giornata a porre al centro il lavoro non pagato delle donne nella riproduzione della specie e della società. Le donne tessono e ritessono rapporti, la tela di Penelope, riparando i guasti di guerre, violenze e crisi, sostenendo quotidianamente la comunità in cui vivono. Sono le più legittimate quindi a guidare una coalizione sociale senza ridurre la complessità. Perché riducendola ad uno, come si fa abitualmente nel processi decisionali maschili si scivola verso l’autoritarismo, ricorda Lidia che a chi non cita mai le donne riserva amico e nega compagno.
Che potere siamo in grado di mettere in campo? ci chiede la giovane portavoce dei laboratori per lo sciopero sociale. In effetti c’erano scioperi, occupazioni di fabbriche e piazze piene che, in un’Italia democratica, condizionavano il potere costituito. C’erano dei rappresentanti che portavano nelle istituzioni le istanze sociali, proponevano leggi ed emendamenti che, sostenuti da mobilitazioni sociali, facevano vincere. Come i referendum. Sono stata protagonista con i Verdi del primo referendum contro il nucleare che ha lo bloccato nel 1987 e della lotta per chiudere l’Acna, dove abbiamo vinto. Ma già il referendum sull’acqua pubblica viene continuamente ‘dimenticato, come lo è stato quello sul finanziamento pubblico dei partiti e le riforme costituzionali con l’Italicum toglieranno altri spazi al nostro contropotere. Nel frattempo con i soldi che versiamo in tasse (55% a fronte del 25% dell’Astralia o dell’Irlanda dove ha lavorato mio figlio con tanti giovani italiani), noi che non evadiamo, permettiamo le distruzioni del territorio delle grandi opere pubbliche, la corruzione, le allegre spese  della politica. E non possiamo contrastarle perché non siamo rappresentati. Neanche i grillini contrastano e hanno ridotto la loro battaglia a una testimonianza di soldi versati nel fondo piccole imprese. Perché lasciare questa battaglia alle destre, come abbiamo fatto con la legge Fornero e non riprendercela con una delle prime parole d’ordine rivoluzionarie: “ no taxation without representation”, usato dalle colonie americane contro l’Inghilterra e poi ripreso dalle suffragette.
Dunque confrontiamoci su processi decisionali, organizzazione, priorità politiche e forme di lotta e consegniamo a giovani donne, come quelle intervenute ieri, il compito di guidare il processo verso il soggetto politico che in Italia non c’è, che non siamo stati capaci di realizzare, ma di cui abbiamo bisogno come il pane. In memoria delle studentessa universitaria di 23 anni che ha scelto Palazzo Nuovo a Torino per buttarsi dal terzo piano. Se invece di solitudine avesse incontrato i gruppi che l’animavano e l’occupavano quando ero giovane, sarebbe diventata una leader.
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http://www.lauracima.it/?p=2763
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#3
(16/03/2015, 15:13)Laura Cima Ha scritto: Via alla coalizione sociale: fuori i partiti e avanti le donne?
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Dunque confrontiamoci su processi decisionali, organizzazione, priorità politiche e forme di lotta e consegniamo a giovani donne, come quelle intervenute ieri, il compito di guidare il processo verso il soggetto politico che in Italia non c’è, che non siamo stati capaci di realizzare, ma di cui abbiamo bisogno come il pane. In memoria delle studentessa universitaria di 23 anni che ha scelto Palazzo Nuovo a Torino per buttarsi dal terzo piano. Se invece di solitudine avesse incontrato i gruppi che l’animavano e l’occupavano quando ero giovane, sarebbe diventata una leader.
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http://www.lauracima.it/?p=2763


La conclusione di Laura mi fa pensare a due concetti emersi, a ben leggere, anche all'incontro con Landini. Quelli della partecipazione e della solidarietà.

Fino all'exploit del M5S ce n'era ancora un po' in giro. Di partecipazione e solidarietà. Alle ultime politiche, nel 2013, nonostante in calo (di 5 punti) l'affluenza era ancora del 75 e qualcosa. Ben diversa dalle successive amministrative e ancora peggio alle europee, nell'ambito delle quali la percentuale dei votanti si è fermata al 58,68%.

Forse è semplicistico ma a me pare ovvio che se la percezione è quella di un potere sempre più blindato, ad aumentare è solo il senso di impotenza. Soprattutto pensando a quanti orbitano nell'area della sinistra diffusa, cosa serve partecipare o andare a votare? C'è peraltro una distorsione della realtà che ci presenta scelte marcatamente liberiste e antidemocratiche come le uniche possibili. Un'egemonia culturale che imbarbarisce sempre più per cui, da una parte prendono piede rigurgiti più o meno consapevolmente fascisti e razzisti e dall'altra aumenta la solitudine dei singoli.
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