Sondaggio: Intento pripario di APP
Forte approccio di APP al cambiamento societale
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SCENARIO PER IL CAMBIAMENTO
#21
Sono molte le cose che andrebbero fatte per un mondo migliore ma ne accenno solo due di cose che potrebbero far vacillare le multinazionali e soprattutto i loro interessi:
Legalizzare e liberalizzare due piante.
Canapa e Oppio.

Lo so che la maggior parte di voi penseranno "ma cosa proponi"???

Ebbene,i due tra i principali interessi lobbystici quali chimico-petrolifera e chimico-farmaceutica tremerebbero se queste piante fossero di libera produzione.

Diventerebbe Free-economy,per tutti!

Non dico altro perche lascio a voi il compito di informarvi a riguardo e farvi una vostra idea perchè la tematica bisogna conoscerla bene e capire i sistemi su cui si basano queste due lobby cardini dell'impero lobbystico.

E per farle vacillare basterebbero due semplici piante che se fossero libere...........
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#22
LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE DEL CAMBIAMENTO:

Nella sua riflessione sull'Enciclica   Laudate SI' , Paolo Cacciari   ( grazie Daniella ! ) apprezzando fortemente i contenuti e la volontà della Chiesa o quantomeno del Papa Francesco di apportare un contributo importante alla causa dell'ecologia in senso lato , rimpiange che mai il Papa abbia nominato la parola Capitalismo.

E vero! É certamente una scelta volontaria della quale é relativamente inefficace  cercare le ragioni . Cerchiamo allora di implementare la riflessione critica per , in qualche modo, contribuire a coprire questa "carenza"  per poi far fruttare al meglio Laudate Si' in una visione laica, completa e senza ombre.

Ecco il mio contributo alla causa :

Tra  i mali estremi del mondo contemporaneo , i più universali  dilaga  LA PROPRIETÀ PRIVATA  generalizzata  che ha creato CAPITALISMO e l'INDIVIDUALISMO . L'ingordigia ed il godimento personale di tutto a detrimento degli altri hanno provocato dei danni gravissimi al pianeta ed ai viventi: persone,animali,vegetali che siano. Senza un cambiamento radicale questi danni diventeranno a medio termini irreversibili e letali,anche per i ricchissimi, che già pensano di emigrare su Marte o altrove,con la cassaforte naturalmente!

Un piccolo richiamo storico:

I tentativi di collettivizzazione ,destinati a rivoluzionare i danni dell'individualismo,hanno dato cattivi risultati per come sono stati gestiti . Infatti  gli eccessi  da cumulo della proprietà privata sono stati rimpiazzati dagli eccessi da cumulo di potere che ha permesso tutti gli abusi possibili generando a sua volta differenze madornali tra le persone . L'individualismo é purtroppo un bagaglio esclusivo della natura umana.
Peggio ancora é andata con i fascismi e i nazionalismi, guerrafondai che hanno solo finito di provocare distruzione e morte.
I regimi repubblicani democratici  coqtituzionali sono apparsi quindi come l'ancora di salvezza per porre definitivamente le basi per un mondo di giustizia,di solidarietà e di pace.
Ma in verità la democrazia intesa nella sua definizione filologica di governo del popolo non si é praticamente mai realizzata.
Essa é stata minata dalla politica professionale, dalla corruzione, dal clientelarismo.
Ma quale é il propulsore di questi gravi difetti della democrazia ? LA PROPRIETÀ PRIVATA che spinge chi va al potere all'abuso, all'ingordigia ,all'accumulo dei valori sociologici : ricchezza,potere,prestigio  ben focalizzati da Luciano Gallino negli anni 60.

Non che queste cose siano nuove, non conosciute ,sorprendenti  o non codificate per le persone avvisate. Infatti un secolo fa e più Max Weber in Europa aveva chiaramente descritto questi difetti che avrebbero avuto i politici di professione e in America Torsthein Veblen con la sua teoria dell'emulazione aveva perfettamente descritto cosa avrebbe generato la corsa alla ricchezza. Naturalmente erano solo dei rompiscatole, dei rabat-joie come dicono i francesi ,traduzione  letterale : degli abbassa gioia! La radicalizzazione dell'epoca  da una parte il comunismo marxista e dall'altra i nazionalismi non davano alcun spazio ai primi sociologi che per  scienza e destinazione cercavano di proporre una visione obiettiva degli avvenimenti societali.

Ma la democrazia impostata sulla libertà individuale non ha voluto o saputo prendere  delle disposizioni per equilibrare e redistribuire seriamente la ricchezza cumulata . Varie teorie economiche ragruppate in fine in quello che chiamiamo ora il neo-liberalismo hanno " fatto del laisser faire,laisser aller" la sola chiave possibile di funzionamento del mondo generando l'accumulo senza freni, ossia la legge del,più forte. Non é il più forte oggi chi ha il cannone più lungo, o il tank più grosso . Questo é finito nel 1945 . Poi l'arma nucleare diffusa ha generato la politica di dissuasione che ha calmierato un po' tutti i paesi guerrafondai, contro i rischi di una guerra frontale. Cosî si sono limitati a esportare armi verso i focolai di tensione periferici,alimentandoli.

Ma la guerra del dominio e del potere non si é mai fermata e la ricchezza  sempre più grande in mano di pochi ha dato loro il potere sempre più crescente su tutti gli altri che siano stati sovrani o individui. Questo immenso potere finanziario tira le file che obbligano la Troika a procedere a fuoco lento alla vivisezione dello stato greco e di conseguenza dei suoi cittadini, persone fisiche ridotte alla fame, per usare l'esempio per il quale ci siamo battuti di più da un paio di anni. Oggi che Tsipras ha dichiarato voler sottomettere l'accordo definitivo al voto popolare, tutti in Europa  sono sorpresi, perché il popolo non deve contare nulla ! Deve decidere il potere costituito indipendentemente dalla sua volontà! Qualcuno di noi ha votato Draghi, Lagarde o Junker che costituiscono la Troika ? Dov'é in Europa l'embrione di una conduzione democratica? É chi ha votato Renzi o Monti?  Anche il voto per il poco che venga considerato ci é negato!

Alla matrice di tutto questo disfunzionamento generato dalla PROPRIETA'PRIVATA universale dei soldi,dei beni e del potere bisogna opporre una coraggiosa controffensiva globale  culturale e legislativa, tutte due difficili da realizzare .
Sul piano legislativo ,mi riferisco all'ultima intervista di Serge Latouche che preconizza un avvanzamento deciso sul Benicomunismo  come base di un successivo cambiamento  radicale dello stato nazione.
A questo stadio bisogna elargire e definire chiaramente i Beni Comuni, andando oltre a quelli che rispondono ai bisogni primari di sopravvivenza come l'acqua . É un piano universale,non guardiamolo solo tramite l'ottica italiana! Anzi la spinta potrà venire più facilmente altrove che da noi ( Chiapas) . Non mettiamo in discussione la proprietà perché troppo difficile ora ma l'utilizzo funzionale ai bisogni.
La terra  e l'alimentazione :Si devono estendere  i diritti di uso alla terra da coltivare ,alla pesca  per l'alimentazione famigliare ,alla raccoltà dei frutti selvatici , in qualsiasi terra ,poco importa di chi sia.  Con la disparizione infinita del mondo contadino una miriade di appezzamenti resi fertili dal lavoro millenario dell'uomo stanno ritornando ai rovi. La parata non puó essere solo di farli diventare dei SIC intoccabili. Prima devono servire per sfamare gli uomini, creando  dei contratti di utilizzo gratuito e ancora grazie per  i proprietari perché almeno saranno tenuti puliti. Per i cittadini "sienza terra" i frutti della terra invenduti debbono fare l'oggetto di empori di distribuzione gratuita per chi non ha nulla o troppo poco.
La casa :  nessuno puó stare senza tetto. Ogni casa non occupata deve servire a chi non ha tetto . Un contributo di stato puó servire a smuovere una repulsione universale a questo progetto, che vedrà contro chiunque possiede un alloggio inoccupato.
La salute : La cura medica deve essere gratuita per chi non ha redditi ne proprietà alcuna . Viceversa chi possiede ,contribuisce in proporzione ai suoi  redditi ed alla sua ricchezza. L'anziano solo ,nullatenente e senza famiglia sarà accolto in case di vita collettive di buona qualità e a costo zero
L'istruzione : é gratuita fino a 25 anni per chi non ha reddito personale o di famiglia.
I trasporti : trasporti di prossimità per il lavoro,la spesa,la scuola,la salute : sono gratuiti per chi non ha nulla  o troppo poco.
-La giustizia : l'assistenza  di un avvocato deve essere gratuita per  chi non ha nulla ho poco .
- Il lavoro: essendo la base naturale e culturale del'attività e della vita umana ,bisogna estenderlo,favorirlo e proteggerlo in tutte le sue forme non speculative o di sfuttamento a danno deglli altri e dell'ambiente. Anche l'automatismo speculativo e sopressore del lavoro va combattuto.

Sul piano culturale il contrasto alla  Proprietà Privata puó iniziare dalla formulazione forte di un programma elettorale basato  sui progetti descritti sopra  ,martellati e spiegati ,per creare una sensibilità crescente alla nozione di Beni Comuni. Se é vero che i poveri sono otto milioni in italia e due o più milliardi del mondo la potenza anche elettoralev espressa da queste masse enormi ,deve poter garantire risultati spettacolari. Il grosso del bacino dei non votanti viene da tutti i senza diritti.
Non ho proposto espropriazioni, sovratassazioni ma altro che dovrebbe spaventare meno i tradizionali nemici del comunismo marxista anche modesti economicamente  o forse di più, lo vedremo!

Un approccio di questo genere puó aiutare diciamo la " sinistra "impegnata  a uscire dall'impasse dei NO! tramite un approccio ai SI' .Si ! dobbiamo fare questo!
Non penso che Possibile,ne la Coalizione Sociale siano pronti a fare un salto del genere!

Facciamolo noi con tutti quelli , e penso sono tanti , che lo desiderano e sperano!

Piero
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#23
 
https://m.facebook.com/guido.viale/posts...1933146261

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L'enciclica Laudato sì. Articolo pubblicato dal manifesto del 27.6
Dell'enciclica Laudato sì colpisce l'ampiezza dei temi affrontati e la competenza con cui vengono trattati, che fanno di papa Francesco un gigante del pensiero al cui confronto i politici che reggono le sorti dell'Europa non sono che nani. L'altezza di questo pensiero non viene intaccato, ma anzi esaltato, dal fatto che non disdegna i particolari più minuti e umili, cosa che nessun altro capo di Stato ha mai fatto: "L’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via”. In sostanza questa enciclica fa discendere la norma che deve regolare i rapporti degli esseri umani tra di loro, con l’ambiente e il vivente dall'ordine che vige negli ecosistemi e dalle modalità, al tempo stesso dinamiche e resilienti, con cui si riproducono. Dunque regole e finalità non ricavabili dalla Storia umana, dalla sua dialettica o da sue ipotetiche tendenze come il progresso o la crescita, né da presunte leggi del mercato, ipostatizzate in una sorta di seconda natura; bensì da una sorta di eterno ritorno, che è il ciclo attraverso cui il vivente si riproduce, garantendo e perfezionando vita e relazioni di ogni sua componente nell’alternarsi delle generazioni: una visione della natura che va trasposta nel processo produttivo, che deve assumerla a modello con la chiusura dei suoi cicli, contrapponendosi a quella concezione lineare che caratterizza l'economia estrattiva in cui siamo immersi. Per Francesco questa modalità ciclica che presiede alla riproduzione della vita è espressione diretta di Dio; e Cristo, il Dio incarnato, è la manifestazione di questa coincidenza tra la legge divina e la circolarità attraverso cui la vita si perpetua negli ecosistemi. La vita tutta, compresa quella degli esseri infimi: “i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microrgani-smi…Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore e in quei pochi secondi di esistenza Egli lo circonda con il suo affetto”. Non c’è eskaton in questo approccio: non c’è finalità diversa dalla difesa e dalla promozione della dignità di ogni persona e di ogni essere vivente.
Perciò forse questa requisitoria contro i caratteri dominanti della nostra epoca non comincia con quella messa sotto accusa della finanza su cui si è appuntata l’attenzione di chi fa una lettura immediatamente politica dell’enciclica (“Il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro”). Comincia invece dalla denuncia dei problemi creati dall’inquinamento e dalla produzione “di centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti”: problemi di cui tutti portiamo la responsabilità e che “sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi [corsivo mio] quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura”.
Discende da questo impianto l'integrazione stretta tra ambiente e società, piegata come mai prima d’ora alla difesa dei poveri, degli ultimi, degli sfruttati, degli esclusi: “C’è una relazione intima tra i poveri e la fragilità del pianeta”. Una integrazione che accompagna tutta l'enciclica e in cui alcuni dei suoi commentatori, come Raniero La Valle, hanno visto la maggiore novità di questa svolta papale. Ma che ha invece una sua storia nell’elaborazione di concetti di giustizia sociale e ambientale o di conversione ecologica, che sono approcci al reale messi a punto in ambiti laici, coltivati e a volte sperimentati al di fuori della cultura cristiana, anche se con la partecipazione di alcune delle sue componenti. Tuttavia l'enciclica cerca, a volte forzando la verità storica, continui appigli dottrinali di matrice testamentaria o evangelica, per rovesciare la ricezione tradizionale del messaggio biblico e cristiano: quella che affida il dominio incontrastato sulla Terra e su tutto il vivente all'”essere umano”. Essere umano, e non uomo: un termine, questo, che l'enciclica non usa mai per non attribuire al genere maschile la rappresentanza di tutta la specie, anche se questa accortezza non le impedisce poi di pronunciarsi con ostinazione contro la cosiddetta “teoria del genere”, così come fa contro l'aborto (ma non, va notato, contro la libertà di decidere della propria morte). Sono pero questi i temi cui si appigliano il cattolicesimo e il protestantesimo più retrivo per continuare a fare della religione un puntello della conservazione; e non c'è da dubitare che l’adunata in Piazza San Giovanni “per la vita” e "in difesa dalla famiglia" – contestuale a quella in sostegno del popolo greco e dei profughi, cioè di chi è già o è ancora vivo e vuole continuare a vivere - veda in essi soprattutto delle leve per contestare la svolta che papa Francesco cerca di imporre alla dottrina cristiana con questo nuovo posizionamento della chiesa nel mondo.
Ma più che recriminare su quanto c’è di autoritario e disumano negli accenni dell’enciclica a questi temi - sui quali è opportuno che la battaglia per l'auto-determinazione continui più forte che mai - vale la pena soffermarsi sulla vittoria dell'ambientalismo sociale che questa enciclica sancisce: la vittoria di una cultura nata e sviluppatasi certo anche in alcuni laboratori scientifici, ma soprattutto attraverso la riflessione e l'impegno di migliaia e migliaia di comitati, di associazioni, di mobilitazioni e la partecipazione di milioni di militanti di tutte le età, di tutti i continenti, di tutti i generi e di molte e diverse collocazioni sociali da cui anche Francesco riconosce di aver molto imparato. Se a guidare il papa è stata anche l'ispirazione divina, il risultato è comunque quello di mettere la salvaguardia dell'ambiente e la ricerca di un rapporto positivo, di reciproco arricchimento, tra l'essere umano e la natura al centro di ogni approccio ai problemi della giustizia sociale. E viceversa. E questo è forse il segno premonitore di un radicale cambio di paradigma che sta investendo sotto i nostri occhi tutta la cultura di cui ci nutriamo.
Naturalmente, viste le premesse, è impossibile passare in rassegna tutti i temi trattati in questa enciclica. Ma bastano pochi cenni. Francesco ribadisce l’urgenza di “cambiare modello di sviluppo globale” senza cercare “vie di mezzo”, che sono solo “un piccolo ritardo nel disastro”. “In ogni discussione riguardante un’iniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande: Per quale scopo?, Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi è diretto? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà?” Sono domande che configurano l’essenza stessa della conversione ecologica. Per questo chiede di rallentare la crescita (propone una moratoria sul ritmo delle innovazioni, rispettando il principio di precauzione) e di promuovere la decrescita di molti dei beni e dei processi oggi in auge. Contesta il principio della massimizzazione del profitto, “una distorsione concettuale dell’economia”. Invita a riformare l’educazione indirizzandola alla creazione di una “cittadinanza ecologica” e sottolinea l’importanza delle azioni a livello locale, soprattutto attraverso la costituzione di reti che aiutano a superare l’isolamento dell’individuo. E molte altre cose che già sono, ma saranno assai di più da ora in poi, oggetto di pubblica discussione.
Da oggi le comunità cristiane di base hanno un riferimento potente per legittimare le proprie battaglie, sia dentro che e fuori della chiesa ufficiale; e chi fa del conformismo ai dettami della chiesa un instrumentum regni – usando la lotta contro aborto, libertà di morire e libera scelta del proprio genere come cavallo di battaglia - avrà molte più difficoltà a motivare il proprio sostegno o la propria indifferenza per tutto ciò che offende o ferisce l’ambiente, la “Madre Terra”. Ma la voce del papa, a differenza della nostra, va in tutto il mondo. E da oggi molti dei temi per cui ci siamo battuti potranno raggiungere - anche alla lettera - milioni e forse miliardi di persone a cui non saremmo mai stati in grado di rivolgerci. E di questo, soprattutto se adeguatamente incalzati, i potenti della Terra dovranno tener conto. Fin qui il papa. Il resto tocca a noi.




Mario Sommella
Cell. 3284168862
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#24
Tanti cambiamenti ,ma quando comincia il CAMBIAMENTO?

Anche Azione Civile ha lasciato AET. Continuano all'infinito i mini cambiamenti in andata e ritorno.
Le ragioni sono state evocate copiosamente e in primis la presa in mano di AET dalla parte dei " vecchi partitini" e delle loro magre leadership.
La mia convinzione su questa impotenza é che la ragione assoluta é  questa : LA MANCANZA DI UNA PROPOSTA RIVOLUZIONARIA DI CAMBIAMENTO.
Ci si é sopratutto confinati in uno sbarramento difensivo , in una contestazione
sistematica al sistema  che ai più sembra sterile e non costituente un'alternativa credibile o interessante. Questo non basta o non basta più. É imperativo di andare ben oltre.

Evocare il termine rivoluzionario, puo' sembrare banale ,esagerato oppure inquietante ,tutto dipende da chi vi riflette, perché  lo svolgimento delle rivoluzioni passate é stato sovente cruento, anche molto di più del necessario per la presa di potere . É stato il caso per la Rivoluzione Francese o per quella Russa ,l'una borghese ,l'altra proletaria.

Tuttavia il termine rivoluzione nel suo significato etimologico continua semplicemente a voler significare il cambiamento , il rovesciamento  come  un "cambiamento radicale nelle strutture sociali" ma non solo ,perché la rivoluzione puó essere culturale,o tecnica. L'uso del  termine  rivoluzione industriale ,ricorrente,per esempio, non ha mai spaventato nessuno , anche il più conservatore delle persone.

Il termine rivoluzione per la gente di sinistra é un mito, un emblema, un remember di forza anche fisica, allora comunque é stato uno sbaglio scialaquarlo quando abbiamo presentato Rivoluzione Civile al voto, senza alcun impatto rivoluzionario.

La rivoluzione di cui parlo non é un golpe o un rovesciamento di governo fine a se stesso ma la proposta di una società e di un sistema socio-economico totalmente diverso dall'attuale. Rivoluzione culturale che sia da sostrato a quella pratica.

Se é consolidato che per noi il capitalismo ed il neo-liberalismo sono i fattori di ineguaglianza,d'ingiustizia,di distruzione lenta del pianeta, di povertà e di sofferenza, noi abbiamo il dovere di proporre un,alternativa radicale, rovesciante, rivoluzionaria, di lungo termine.

Perché il termine rivoluzione sia giustificato il contenuto della proposta deve essere realmente rivoluzionario.

Quali sono i grandi capisaldi della cultura e del sistema attuale  da rovesciare per realizzare realmente una rivoluzione?

- La proprietà privata come giustificazione legale di ogni arricchimento ,accumulo e anche abuso.

Messo in discussione questo caposaldo , una visione rivoluzionaria della società sarà un'esplosiva rivelazione.
Infatti la neutralizzazione dell'ingordigia dell'accumulo spegnerebbe la frenesia del consumo, l'emulazione senza confini, la sopraffazione dell'egoismo individualista. Su questo zoccolo duro potrà avvanzare una vera cultura del comune, del collettivo come bisogno di benessere reciproco e di sopravvivenza.
La messa in discussione della proprietà privata e dei suoi abusi favorirà lo sviluppo dei vari vettori della vità di domani : la decrescita felice,la cura dell'ambiente totale fatto di persone,animali,vegetali e della loro casa fisica,il pianeta e domani dell'universo.
Utopia? No , mi allineo a Serge Latouche quando afferma che ora l'utopia é la pretesa del capitalismo di salvare il mondo, perché lo perderà.
Se vogliamo uscire una volta per tutte dalla nostra impotenza , solo un progetto rivoluzionario ci permetterà di provarci. Questa é la mia proposta.
Compagneros de la revolucion! Inficiate o abbondate! Ma reagite!
Piero
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#25
Piero, ovviamente, sposo in pieno la tua tesi e la tua proposta.


In tutti i grandi sommovimenti rivoluzioni è stata fondamentale la presenza di una leadership forte e largamente riconosciuta.
Papa Francesco ha colmato un vuoto. Il suo posto è il mondo intero!
Oggi il leader della rivoluzione possibile, del Cambiamento vero, con una leadership ormai indiscussa, il più riconosciuto come tale, è Papa Francesco con le sue ripetute sferzate al sistema neo-capitalistico e ultra-liberista che ci sta impoverendo e distruggendo tutti. Un sistema che, per mezzo dei grandi forzieri di denaro e di interessi che controlla, ha preso in mano tutto, controlla e indirizza le stesse  politiche economiche e sociali degli Stati, impone sacrifici e povertà crescenti ai popoli, divenuti, più che sudditi, solo "merce"..


Ma poichè, a me sembra, che Papa Francesco sia davvero un leader mondiale  ma che non detiene alcun potere reale  se non quello morale di gridare al mondo la verità, allora una scelta come la nostra, di PrimalePersone, di una leadership diffusa ed orizzontale è quella che potrebbe riuscire ad intestarsi la rivoluzione di cui parli.
Nella sua lettera enciclica, LAUDATO SI', il Papa ci indica la strada e ci ammonisce:
 "conversione degli stili di vita, delle produzioni e dei consumi";
Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di riformare e rivedere l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una cura lunga, costosa e apparente”. 



Piero, Papa Francesco ci dichiara senza mezzi termini che è necessario un radicale cambio di rotta per evitare l’autodistruzione determinata da un Sistema avido. Un Sistema (gravitante nel Nord del mondo) che ha un debito ecologico e sociale verso i popolo e i territori del  Sud,  che depreda di risorse senza nulla concedere; un Sistema dominato da un consumismo definito ossessivo e compulsivo che illude i consumatori di essere liberi, mentre la libertà (intesa come possibilità di fare ciò che si vuole e conviene) è nelle mani dell’esigua minoranza che detiene il potere economico e finanziario, che tutto manovra e determina a proprio esclusivo beneficio.


Tu l'hai chiamata "rivoluzione" ma hai detto le stesse cose, mi pare.


Riusciremo ad essere all'altezza della situazione? Io ci voglio provare, io ci sto già provando.


Ciao
Pino
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#26
Parole chiave di Cambiamento:


Buen vivir = viver bene, ricerca di armonia e benessere collettivo, in armonia con la natura


pachamama = "madre natura” , non più vista come semplice mezzo per raggiungere il benessere ma che diviene essa stessa fine ultimo



Conversione ecologica = decrescita felice, nuovi stili di vita, delle produzione e dei consumi


Costruire pontilotte per la difesa dell’ambiente; convivenza pacifica tra i popoli, equilibrio tra nord e sud del mondo e rispetto delle minoranze etniche e linguistiche. Bisogno di stabilire relazioni pacifiche e solidali tra tutti i popoli e le culture del mondo, a partire dai migranti. Ridistribuzione della ricchezza. 


Tocca a noi di APP saperli coniugare per attualizzarle alla situazione italiana di oggi e così aprire i recinti a confronti/discussioni/condivisioni. Vedo i nostri attuali "recinti" abbastanza ristretti, quasi riserve indiane di un mondo che non esiste più perchè fallito.
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#27
Si potrebbero introdurre cambiamenti graduali.
La proprietà trasformata in usufrutto (lo è comunque per legge di natura), tassazione/abolizione dell'eredità o diritti usufruttuari, temporalità delle società ......
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#28
Indubbiamente Athos, sarebbe un percorso impercorribile partire in un programma che implichi l'abolizione tout court della proprietà privata. Essa é custodita da Carte dei diritti fondamentali e Costituzioni . In primis quella emanata nel 1793 dalla Rivoluzione Francese. Essa sanciva la fine della proprietà totale ed assoluta del Re e dei suoi vassalli, e metteva fine ai servi della gleba ,costituendo un enorme progresso sociale.
Mi pare invece che sia fondamentale partire in due direzioni:
- la prima é perorare il regresso dell'individualismo esasperato che la proprietà privata ha favorito,non certo generato a favore del senso del comune, del sociale,dello stare insieme.
- la seconda é di mettere a disposizione di chi "non ha " ricchezza mobile,case, terre e servizi inutilizzati o sovraesposti a fronte dei bisogni reali di un individuo, della sua famiglia,degli azionisti di una società,di enti di ogni genere.
Come scrivi ,sotto forma di usufrutto,di affitto per un euro simbolico e/o sotto forma di progressività della tassazione,in particolare sulle eredità, etc.
É una situazione universale, ma l'Italia ha un gran bisogno di ristaurare quello che venti anni di propaganda berlusconiana e di leggi ad hoc hanno fortemente inculcato a favore del privato e a discapito del collettivo,sopratutto per quanto riguarda la tassazione del patrimonio,le sue plusvalenze e la sua trasmessibilità.
Piero
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#29
La fine dell’Europa burocratica



05/07/2015
MARIO DEAGLIO
" Il termine «paradosso» è di origine greca. E’ quindi appropriato che l’attuale situazione greca sia descrivibile mediante non uno ma addirittura due paradossi.  
Il primo paradosso suona così: quale che sia il risultato del referendum di oggi, che attira l’attenzione spasmodica dei media di tutto il mondo, la sua influenza sulla situazione greca sarà poca o nulla. Che vincano i fautori del «no» o quelli del «sì», la Grecia rimane (secondo le dichiarazioni del ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis) un Paese con un «deficit primario» ossia così indebitato da dover contrarre nuovi debiti per pagare gli interessi sui debiti già esistenti. Di fatto non troverebbe nessuno, ma proprio nessuno, su nessun mercato finanziario al mondo, che le presterebbe un solo dollaro o un solo euro.  

Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, sa benissimo che il gelido tavolo delle trattative di Bruxelles è l’unico posto al quale gli è possibile ottenere ciò che serve, ossia «regali» che assumano la forma di abbattimento del debito e annullamento degli interessi.
Sa benissimo che senza un sostegno immediato (il che significa letteralmente da lunedì o martedì mattina) dalla Banca Centrale Europea ad Atene scarseggeranno il pane, la benzina, le medicine e tutte le banche si avvieranno al fallimento. Che cosa possono offrire Tsipras e Varoufakis (o chi li sostituirà se vinceranno i «sì» e il governo darà davvero le dimissioni) in cambio di questo sostegno? Possono (devono) garantire una politica economica che impedisca la formazione del deficit primario il che fa inevitabilmente rima con «sacrifici». Questi sacrifici sono però una medicina con fortissime controindicazioni. E’ necessario svolgere un’azione parallela di finanziamento alla crescita, ossia un programma pluriennale (che copra almeno un decennio) per rimettere in piedi l’economia greca. Tale programma sarà indispensabile anche se la Grecia dovesse uscire dall’euro o dovesse passare a un regime di doppia moneta. Sarà essenziale, in ogni caso, concordare una data di rientro nell’euro al termine di questo programma.

Il secondo paradosso si può esprimere con un notissimo verso della seconda epistola di Orazio: «La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore». Nel senso che, dopo l’avventura greca, l’Europa non potrà più essere la stessa. Che abbia successo, con la messa a punto del programma pluriennale di cui sopra, oppure che la situazione scivoli nel caos, questa è la fine dell’Europa «razionale» delle burocrazie. Il «caso Grecia» segna l’irrompere sulla scena di scelte politico-sociali scomode, che si era cercato per vent’anni di evitare, pone le premesse per un ritorno a un vero «far politica» a livello europeo, a occuparsi di esseri umani più che di numeri, a ragionare davvero sul futuro.

In questo senso, la crisi greca arriva al momento appropriato, ossia quando l’Europa ha perso la sua storica posizione centrale nell’economia globale, il cui fulcro si è spostato dall’Atlantico al Pacifico e, proprio per questo suo decentramento, rischia di guardare con troppa attenzione l’albero Grecia e di dimenticarsi della foresta Mondo.  

L’albero Grecia soffre di una malattia senza precedenti che richiede rimedi senza precedenti in quanto è in pratica la prima volta nella storia in cui ci si trova in presenza di una moneta senza Stato. E’ però l’intera foresta Mondo a presentare sintomi allarmanti di cattiva salute a cominciare dall’albero Giappone. Dopo due anni di frenetica stampa di nuova moneta, la crescita è attualmente sostenuta dall’accumulo di prodotti nei magazzini, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è quasi il doppio di quello italiano ed è sostenibile solo perché i risparmiatori giapponesi si accontentano di interessi bassissimi e perché la bilancia commerciale è ancora positiva, di poco. Se il segno dovesse cambiare la crisi potrebbe esplodere improvvisamente, con conseguenze difficili da prevedere, ma comunque gravi sul piano mondiale.  
Il secondo albero malato è la Cina. I nuovi governanti si sono trovati di fronte a una decina di città-fantasma e oltre 60 milioni di case vuote, un’enorme bolla immobiliare e cercano di farla sgonfiare lentamente senza che scoppi, ma intanto si è registrato un vero e proprio cedimento delle quotazioni di Borsa, con perdite del 15-20 per cento in un mese, e delle esportazioni (-2,8 per cento a maggio). I problemi di salute non risparmiano gli Stati Uniti, dove l’occupazione aumenta in quantità, ma perde in qualità e aumentano i divari sociali; né il Fondo Monetario che fa il duro con la Grecia, ma ha prestato senza fiatare all’Ucraina 17,5 miliardi di dollari (che probabilmente non rivedrà più). In altre parole, le ruote dell’economia girano più adagio del previsto. E non si tratta certo della (sola) Grecia ".

Mi perdonino i puri e duri  se cito Deaglio che ha extrapolato la situazione greca aprendo su una visione mondiale che illustra ancora una volta la situazione in cui siamo:

Ignari  della crisi dei surprime  americani ed anche europei o probabilmente volontariamente accecati dalla loro forte crescita anche i Cinesi, a regime comunista, si sono tuffati nella speculazione edilizia . Ora con una massa impressionante di case invendute stanno andando in crisi . Hanno puntato su megalopoli invivibili , inquinate al massimo ,dove confinare i contadini . Hanno perorato la storia dell'estrattivismo capitalista fino alla sua ultima forma , la speculazione edilizia ,distruggendo terre e terre, coprendole di cemento ad una velocità esponenziale .  Il comunismo -capitalista che i cinesi vantavano essere la terza via dopo il fallimento del capitalismo neo liberale e del comunismo collettivista  si avvia  al galoppo verso gli errori del capitalismo  perché questi non  ha altra via che quella della speculazione  cieca e amorale con delle conseguenze nefaste e ricorrenti.

Ne approfitto per approfondire dei concetti :

-Il Capitalismo, il Liberalismo ,il LIberoscambismo puntando tutto sul " pianeta commercio  " hanno certamente e fortemente contribuito a  assopire i nazionalismi che sono stati per cento anni i fautori principali di guerre  strazianti anche mondiali . Hanno creato così il Dio Mercato.
- Neppure i fautori del Liberalismo potevano immaginare che questo sistema unico e dominante sarebbe sfociato  recentemente in unica grande ragnatela mondiale : il FInanziarismo Speculatico ,diventato sistema ed ideologia della libertà di circolazione planetaria di beni e capitali, non certo delle persone.
- La ragnatela del Finanziarismo Speculativo ha invischiato cervello,mani e piedi anche degli stati più democraticamente avvanzati riducendo all'impotenza i suoi governanti, ridotti al ruolo della mosca presa nella ragnatela di cui il ragno attende pazientemente l'asfissia per divorarla e neutralizzarla. L'Europa é presa in pieno, incapace di trovare soluzioni politiche per uscire dall'impasse creato dalla questione Grecia .
- Ma il Finanziarismo Speculativo non ha un dictator, un leader con il quale prendersela o di cui puntare alla destituzione o alla soppressione. E' un magma nel quale si arruotano  Fondi speculatici, banche d'affari ma anche fondi di pensione dei lavoratori, casse di risparmio popolari, piccoli azionisti privati che hanno affidato al sistema i loro quattro risparmi nella speranza di farli " fruttare" di più.

Al calore lucente di ricchezze immani accumulate  dai ricchi é germogliato rigoglioso il tarlo dell'arricchimento ,che ha corroso strati immensi di cittadini anche modesti, che si sono indebitati per procurarsi beni speculativi.
Millioni di altri ,tagliati fuori dal circuito azionario, cercano ansimosamente il colpo di fortuna tramite il gioco d'azzardo, il gratta e vinci. Ma cosa impara un bambino oggi ? A sognare a Messi o Ronaldo , Rossi o Vettel? A sperare di vincere al Lotto come fa suo padre?
Solo una rottura possente di questa spirale  potrà permettere un cambiamento di rotta.
Non é facile , tutt'altro, fare lievitare ,comprendere, anelare a valori diversi come  la cultura dei beni comuni, la decrescita , la solidarietà invece della competizione, l'emulazione virtuosa.
Non é facile fare entrare nelle coscienze che questi valori non sono utopie di sinistrorsi , ma necessità imperative per  vivere meglio ma anche per sopravvivere a medio e lungo termine.
Sta crescendo tra noi la consapevolezza che dobbiamo elaborare questi nuovi concetti mettendo a frutto il lavoro  e la collaborazione di tutti coloro che hanno già studiato  e proposto, in materia senza escludere nessuno:

Riporto qui un estratto del libro di Ugo Mattei : Il benicomunismo ed i suoi nemici :

"Detto ciò sul piano teorico, resta la questione delle alleanze, cruciale per chi voglia evitare l’utopismo. Assai sciocco sarebbe, soprattutto in Italia, fingere di non vedere quanto si sta producendo nell’ambito della dottrina politica e sociale della Chiesa di Roma con l’ascesa di papa Francesco al soglio pontificio. In effetti, l’unica esperienza sin qui non minoritaria del benicomunismo, il referendum sull’acqua, non è spiegabile senza cogliere la comunanza di intenti politici che in certi ambiti, soprattutto economici ed ecologici, il benicomunismo manifesta con il pensiero sociale cattolico. Questa comunanza, critica nei confronti degli aspetti piú intollerabili del materialismo capitalista, del suo vuoto consumismo, del feticismo della tecnologia, della disumanizzazione prodotta dalla diseguaglianza economica, dell’individualismo possessivo, va coltivata con grande attenzione. È verosimile che soltanto un’alleanza forte e leale tra benicomunisti e quel mondo cattolico che si riconosce nel ministero francescano, nella gioia per la sobrietà e nell’emancipazione del farsi bene comune possa determinare l’agognata inversione di rotta."

Pallante, Cacciari, Mattei, Viale auspicano la collaborazione e anche l'unione ,penso che possiamo ispirarci da loro con fiducia e speranza.

Piero
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#30
Grazie Piero. Ha centrato la via d'uscita. Che è quella dell'incontro, di stabilire/ri-stabilire tra noi la connessione, la voglia di costruire insieme agli altri una vera linea di azione,  un vero programma rivoluzionario.


Mi sia consentito di riportare qui una citazione. E' di Papa Francesco, profferita ai partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari promosso dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace e dalla Pontificia Accademia delle scienze sociali. 


E' solo un passo di un discorso che merita di essere valutato nella sua interezza. (http://www.osservatoreromano.va/it/news/...itti-tutti).
Ma fa al caso nostro, perché il Papa parla di " linea di azione, di  programma rivoluzionario, di unità che non cancella la particolarità".
E ci voleva un Papa "venuto dall'altra parte del mondo" per richiamarci alle nostre responsabilità:


"Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura? Perché in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza! Si è globalizzata l’indifferenza: cosa importa a me di quello che succede agli altri finché difendo ciò che è mio? Perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio.


Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 eLuca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione.

So che tra di voi ci sono persone di diverse religioni, mestieri, idee, culture, paesi e continenti. Oggi state praticando qui la cultura dell’incontro, così diversa dalla xenofobia, dalla discriminazione e dall’intolleranza che tanto spesso vediamo. Tra gli esclusi si produce questo incontro di culture dove l’insieme non annulla la particolarità, l’insieme non annulla la particolarità. Perciò a me piace l’immagine del poliedro, una figura geometrica con molte facce diverse. Il poliedro riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso conservano l’originalità. Nulla si dissolve, nulla si distrugge, nulla si domina, tutto si integra, tutto si integra. Oggi state anche cercando la sintesi tra il locale e il globale. So che lavorate ogni giorno in cose vicine, concrete, nel vostro territorio, nel vostro quartiere, nel vostro posto di lavoro: vi invito anche a continuare a cercare questa prospettiva più ampia; che i vostri sogni volino alto e abbraccino il tutto!




Perciò mi sembra importante la proposta, di cui alcuni di voi mi hanno parlato, che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino, come avete fatto voi in questi giorni. Attenzione, non è mai un bene racchiudere il movimento in strutture rigide, perciò ho detto incontrarsi, e lo è ancor meno cercare di assorbirlo, di dirigerlo o di dominarlo; i movimenti liberi hanno una propria dinamica, ma sì, dobbiamo cercare di camminare insieme. Siamo in questa sala, che è l’aula del Sinodo vecchio, ora ce n’è una nuova, e sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”: che questo sia un simbolo del processo che avete iniziato e che state portando avanti!

I movimenti popolari esprimono la necessità urgente di rivitalizzare le nostre democrazie, tante volte dirottate da innumerevoli fattori. È impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione come protagoniste delle grandi maggioranze e questo protagonismo trascende i procedimenti logici della democrazia formale. La prospettiva di un mondo di pace e di giustizia durature ci chiede di superare l’assistenzialismo paternalista, esige da noi che creiamo nuove forme di partecipazione che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune. E ciò con animo costruttivo, senza risentimento, con amore."
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