Benvenuto, Visitatore
Devi registrarti prima di poter scrivere nel forum.

Nome utente
  

Password
  





Ricerca forum

(Ricerca avanzata)

Statistiche del forum
» Membri: 301
» Ultimo utente: Cheiron
» Discussioni del forum: 404
» Messaggi del forum: 2.136

Statistiche dettagliate

Ultime discussioni
Riflessioni sulla ricerca...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Simonetta Astigiano
27/01/2021, 00:22
» Risposte: 0
» Visite: 75
bozza Manifesto di Ecolog...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
25/01/2021, 17:48
» Risposte: 6
» Visite: 300
PROPOSTA ALLA DISCUSSIONE...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
25/01/2021, 17:46
» Risposte: 3
» Visite: 187
Varoufakis è un problema?...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
08/11/2018, 14:40
» Risposte: 3
» Visite: 1.992
SCENARIO PER IL CAMBIAMEN...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
08/11/2018, 14:37
» Risposte: 157
» Visite: 123.081
Proposta Statuto Potere a...
Forum: L'assemblea permanente
Ultimo messaggio di: Athos Gualazzi
25/06/2018, 15:17
» Risposte: 4
» Visite: 3.351
Newsletter
Forum: L'Altra Liguria
Ultimo messaggio di: Simonetta Astigiano
21/06/2018, 10:49
» Risposte: 0
» Visite: 912
manifesto Potere al popol...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
06/06/2018, 16:33
» Risposte: 17
» Visite: 6.803
DISCUSSIONE DEL PROGRAMMA...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Athos Gualazzi
06/06/2018, 14:36
» Risposte: 4
» Visite: 3.411
proposta plp di adesione ...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
04/06/2018, 20:11
» Risposte: 9
» Visite: 4.271
Costituzione - è tempo di...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Lucia Ciarmoli
31/05/2018, 23:40
» Risposte: 5
» Visite: 2.766
Sulla attuale situazione ...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Lucia Ciarmoli
31/05/2018, 18:40
» Risposte: 23
» Visite: 9.323
IL PARTITO LENINISTA E LA...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
24/05/2018, 19:43
» Risposte: 3
» Visite: 2.105
Il "contratto" che introd...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Daniella Ambrosino
24/05/2018, 16:56
» Risposte: 1
» Visite: 1.552
Ipotesi e prospettive ver...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Laura Cima
27/03/2018, 09:39
» Risposte: 3
» Visite: 2.355
Melenchon vs. Varoufakis
Forum: L'Altra Liguria
Ultimo messaggio di: Simonetta Astigiano
10/03/2018, 17:37
» Risposte: 0
» Visite: 1.115
Tema grafico responsive p...
Forum: Aiuto, richieste, domande e risposte.
Ultimo messaggio di: marcogiustini
06/02/2018, 01:14
» Risposte: 0
» Visite: 1.174
Espellere Syriza dalla Si...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Simonetta Astigiano
04/02/2018, 23:03
» Risposte: 10
» Visite: 5.926
Punto 12 del programma di...
Forum: Bacheca
Ultimo messaggio di: Piero Muo
19/01/2018, 21:18
» Risposte: 5
» Visite: 3.624
Potere al popolo
Forum: L'Altra Liguria
Ultimo messaggio di: Daniella Ambrosino
05/12/2017, 15:57
» Risposte: 1
» Visite: 1.910

 
  Riflessioni sulla ricerca scientifica
Inviato da: Simonetta Astigiano - 27/01/2021, 00:22 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Finanziamenti e industria farmaceutica

La pandemia da SARS CoV2, il rapido sviluppo di decine di vaccini, le tantissime discussioni sui media, hanno portato all'attenzione di molti la scienza e la ricerca biomediche, tra chi difende a spada tratta l'attuale sistema e chi lo condanna senza appello. Vorrei allora offrire qua un punto di vista interno, da ricercatrice biomedica di lungo corso, quale sono, impegnata in una struttura pubblica.

La discussione interna a Prima le Persone è iniziata dalla constatazione che l'industria farmaceutica ha preso diversi miliardi di fondi statali per sviluppare vaccini, su cui ha posto un brevetto e che ora rivende, certamente  con grande profitto visti i numeri.    
Non è certo una novità, anche se forse le dimensioni non sono mai state di questa portata. Le industrie farmaceutiche possono usufruire di fondi pubblici anche in maniera indiretta, sono infatti comuni i bandi per il finanziamento della ricerca  che favoriscono la partnership tra industria e laboratori pubblici (es. bandi ministeriali). La cosa funziona così, se io ho indicazioni che una sostanza potrebbe funzionare per curare una malattia, so che ho più possibilità di ottenere finanziamenti per la mia ricerca se riesco ad interessare un'industria farmaceutica che, a fronte di un investimento non elevatissimo, sfrutta così l'idea e le infrastrutture di ricerca pubbliche per avere la possibilità di fare un brevetto. Spesso poi i bandi per la ricerca biomedica, contengono criteri tipo "trasferibilità" e/o "brevettabilità" della ricerca, e se ho già collaborato allo sviluppo di brevetti...un punto a mio favore. Si innesca così un meccanismo perverso che rende difficoltoso reperire fondi per la ricerca di base (quella esplorativa, solitamente la più innovativa) e, di conseguenza, anche la possibilità di trasferire i risultati. Alla fine, sono le industrie stesse che finanziano la loro ricerca di base (quella che interessa, ovvio) facendo schizzare verso l'alto i costi dei farmaci. Per questo servono i brevetti, anche per l'uso in una determinata malattia.
Tutto questo per semplificare ma il punto è che è il sistema di finanziamento ad essere tutto spostato verso il profitto, dimenticando la parte fondamentale della ricerca di base, senza la quale nessun nuovo sviluppo è possibile.


Genio e innovazione, sono ancora possibili?

Secondo Dominique Depagne ( Le retour des zappeurs) non sono i ricercatori che scarseggiano ma i trovatori geniali!! Alla Pasteur, alla Einstein, quelli che la scuola lascia per strada perché troppo diversi dalla norma o che essi abbandonano perché la normalitá scolastica  li spegne. Avanzano i secchioni bravi ad ottenere diplomi e concorsi ma poi poco creativi quando sono " sistemati". Ecco perché cosí tanti politici, scientifici...ci sembrano insipidi.....perché lo sono.(Piero Muo)

Simonetta: Non è solo quello. Sicuramente la ricerca che si muove contro la corrente del pensiero unico fa fatica a farsi strada, ma prima o poi, se le tesi sono corrette, riesce ad emergere, il problema è che la capacità inventiva, la genialità, l'intuito, stanno soccombendo vinte dall'omologazione, dalla necessità di trovare finanziamenti (sempre più orientati verso ciò che è applicabile - vedi sopra), dal fatto che la genialità è alimentata anche dall'arte di arrangiarsi, tipica capacità italica ora elegantemente chiamata "problem solving". 

Su quest'ultimo punto mi soffermo perchè, avendo a che fare con studenti da circa 30 anni, ho assistito al lento degrado culturale di cui sono stati vittima ed alle enormi carenze nella capacità di produrre testi scritti, di ragionare in maniera originale, di risolvere i problemi trovando vie innovative per superare gli ostacoli.

Quando lavoravo negli USA (appunto 30 anni fa) impiegavo almeno 2 settimane per ottenere la sequenza di 200 basi di DNA e, per ottenerla dovevo fare complesse reazioni chimiche, usare sostanze radioattive, fare dei gel lunghissimi e molto fragili, saper sviluppare lastre fotografiche e saper leggere delle lunghe fila di righette. Questo comportava un certo numero di conoscenze e di abilità tecniche, e se toppavo erano settimane di lavoro perse. In laboratorio ho fatto di tutto, dal lavare le provette al fare le soluzioni, dalle reazioni chimiche al progettare e riparare strumenti, dall'idear progetti al metterli in pratica ecc..  
Oggi, per sequenziare 200 basi di DNA si apre una scatola, si aggiunge il DNA (isolato usando un’altra scatola) e in 30 min la sequenza è leggibile dallo schermo di un computer. Non c'è neanche bisogno di sapere come funziona, e se qualcosa non va si cambia scatola.
Tutto questo, da una parte velocizza le scoperte (i vaccini sviluppati in pochi mesi sono il prodotto di questa tecnologia) ed espone i ricercatori a meno sostanze pericolose, dall'altra però non esercita la nostra capacità di ragionare e di trovare soluzioni innovative, portandoci sempre più verso l'omologazione. 
Effettivamente geni come Leonardo da Vinci non potrbbero più nascere nel nostro mondo.
Che sia chiaro, non sto dicendo che sia tutto negativo, la tecnologia aiuta in molte cose, la nostra vita è migliorata tantissimo, il nostro livello di conoscenza delle malattie e la capacità di sviluppare terapie è aumentato esponenzialmente...... Tuttavia un fenomeno del tutto normale, come una pandemia da un virus che ha fatto il salto ci specie, ci ha trovati del tutto impreprati e credo che questo dovrebbe farci riflettere.

Stampa questo articolo

  PROPOSTA ALLA DISCUSSIONE DELLE XIII TESI ECOSOCIALISTE SULLA IMMINENTE CATASTROFE
Inviato da: Piero Muo - 24/01/2021, 13:52 - Forum: Bacheca - Risposte (3)

MICHAEL LOWY

XIII Tesi sull'imminente catastrofe ecologica, provocata dalla logica perversa del sistema capitalista, e sui mezzi per evitarlo: l'ecosocialismo. Abbiamo la possibilità di vincere questa battaglia prima che sia troppo tardi?

I. La crisi ecologica è già, e diventerà ancora di più nei mesi e negli anni a venire, la più importante questione sociale e politica del 21 ° secolo. Il futuro del pianeta e quindi dell'umanità sarà deciso nei prossimi decenni. I calcoli di alcuni scienziati sugli scenari per l'anno 2100 non sono molto utili, per due motivi: a) scientifico: considerando tutti gli effetti retroattivi impossibili da calcolare, è molto rischioso fare proiezioni di un secolo. ; b) politico: alla fine del secolo tutti noi, i nostri figli e nipoti se ne andranno, quindi che interesse? II. La crisi ecologica ha diversi aspetti, con conseguenze pericolose, ma la questione climatica è senza dubbio la minaccia più drammatica. Come spiega l'IPCC, se la temperatura media supera 1,5 ° in più rispetto al periodo preindustriale, è probabile che inizi un processo irreversibile di cambiamento climatico. Quali sarebbero le conseguenze? Solo alcuni esempi: la proliferazione di mega-incendi come quella australiana; la scomparsa dei fiumi e la desertificazione della terra; lo scioglimento e la dislocazione del ghiaccio polare e l'innalzamento del livello del mare, che può arrivare fino a decine di metri: l'oro, a due metri dalle vaste regioni del Bangladesh, dell'India e della Thailandia, nonché le principali città della civiltà umana - Hong Kong, Calcutta, Venezia, Amsterdam, Shanghai, Londra, New York, Rio - saranno scomparse sotto il mare: quanto potrà alzarsi? A quale temperatura sarà minacciata la vita umana su questo pianeta? Nessuno ha risposte a queste domande ...

II. Questi sono rischi di catastrofi senza precedenti nella storia umana. Dovremmo tornare nel Pliocene, qualche milione di anni fa, per trovare una condizione climatica simile a quella che potrebbe svilupparsi in futuro, grazie ai cambiamenti climatici. La maggior parte dei geologi ritiene che siamo entrati in una nuova era geologica, l'Antropocene, in cui le condizioni del pianeta sono state modificate dall'azione umana. Quale azione? Il cambiamento climatico iniziò con la Rivoluzione industriale del 18 ° secolo, ma fu dopo il 1945, con la globalizzazione neoliberale, che fece un salto di qualità. In altre parole, è la moderna civiltà industriale capitalista che è responsabile dell'accumulo di CO2 nell'atmosfera e quindi del riscaldamento globale.

III. La responsabilità del sistema capitalista nell'imminente catastrofe è ampiamente riconosciuta. Papa Francesco, nell'enciclica Laudato Si, senza pronunciare la parola "capitalismo", ha denunciato un sistema di relazioni commerciali e proprietà strutturalmente perverse, basato esclusivamente sul "principio della massimizzazione del profitto", in quanto responsabile di entrambi ingiustizia sociale e distruzione della nostra casa comune, la natura. Uno slogan cantato universalmente nelle dimostrazioni ecologiche in tutto il mondo è: "Cambiamo il sistema, non il clima!" ". L'atteggiamento dei principali rappresentanti di questo sistema, i sostenitori degli affari come al solito - miliardari, banchieri, "esperti", oligarchi, politici - possono essere riassunti dalla frase attribuita a Luigi XV: "Dopo di me, il diluvio".

IV. La natura sistemica del problema è crudelmente illustrata dal comportamento dei governi, tutti (con rare eccezioni) al servizio dell'accumulazione di capitale, delle multinazionali, dell'oligarchia fossile, della mercificazione generale e del libero commercio. Alcuni - Donald Trump Jair Bolsonaro, Scott Morrison (Australia) - sono apertamente ecocidi e negazionisti del clima. Gli altri, il "ragionevole", danno il tono agli incontri annuali della COP (Conferenze delle Parti o Circhi periodicamente organizzati?) Che sono caratterizzati da un'onda retorica "verde" e da un'inerzia totale. Il maggior successo fu la COP 21 a Parigi, che provocò solenni promesse di riduzione delle emissioni da parte di tutti i governi partecipanti - non mantenute, tranne che per alcune isole del Pacifico; se fossero stati sottili, calcola gli scienziati, la temperatura potrebbe comunque salire ad altri 3,3 ° ...

V. "Capitalismo verde", "mercati dei diritti di emissione", "meccanismi di compensazione" e altre manipolazioni della cosiddetta "economia di mercato sostenibile" si sono rivelati perfettamente inefficaci. Mentre "ecologici" di tempesta, le emissioni salgono e la catastrofe si sta avvicinando rapidamente. Non esiste soluzione alla crisi ecologica nel quadro del capitalismo, un sistema interamente dedicato al produttivismo, al consumismo, alla feroce lotta per "quote di mercato", all'accumulo di capitale e alla massimizzazione profitti. La sua logica intrinsecamente perversa porta inevitabilmente alla distruzione degli equilibri ecologici e alla distruzione degli ecosistemi.

VII. Le uniche alternative efficaci in grado di evitare il disastro sono le alternative radicali. "Radicale" significa attaccare le radici del male. Se la radice è il sistema capitalista, abbiamo bisogno di alternative anti-sistemiche, cioè anti-capitaliste - come l'ecosocialismo, un socialismo ecologico che affronta le sfide del 21 ° secolo. Altre alternative radicali come l'ecofemminismo, l'ecologia sociale (Murray Bookchin), l'ecologia politica di André Gorz o la decrescita anticapitalista, hanno molto in comune con l'ecosocialismo: relazioni di reciproca influenza si sono sviluppati negli ultimi anni.

VIII. Cos'è il socialismo? Per molti marxisti, è la trasformazione dei rapporti di produzione - mediante appropriazione collettiva dei mezzi di produzione - per consentire il libero sviluppo delle forze produttive. L'ecosocialismo afferma di appartenere a Marx, ma rompe esplicitamente con questo approccio e con il modello produttivista e anti-ecologico del cosiddetto "socialismo reale" di ispirazione stalinista. Certo, la proprietà collettiva è essenziale, ma anche le stesse forze produttive dovrebbero essere radicalmente trasformate: a) cambiando le loro fonti di energia (rinnovabili anziché fossili); b) riducendo il consumo complessivo di energia; c) riducendo ("decadimento") la produzione di beni ed eliminando attività non necessarie (pubblicità) e parassiti (pesticidi, armi da guerra); d) ponendo fine all'obsolescenza pianificata. L'ecosocialismo implica anche, in un processo di discussione democratica, la trasformazione dei modelli di consumo, le forme di trasporto, l'urbanistica, lo "stile di vita". In breve, è molto più di una modifica delle forme di proprietà: è un cambiamento di civiltà, fondato sui valori di solidarietà, democrazia, uguaglianza e rispetto della natura. La civiltà ecosocialista si rompe con il produttivismo e il consumismo, per favorire la riduzione dell'orario di lavoro, e quindi l'estensione del tempo libero dedicato alle attività sociali, politiche, ricreative, artistiche, erotiche, ecc., Ecc. Marx ha designato questo obiettivo con il termine "Regno della libertà".

IX. Per raggiungere la transizione verso l'ecosocialismo, abbiamo bisogno di una pianificazione democratica, guidata da due criteri: la soddisfazione dei bisogni reali e il rispetto dell'equilibrio ecologico del pianeta. Sono le persone stesse - una volta che si libereranno dell'hype e dell'ossessione del consumatore fabbricate dal mercato capitalista - che decideranno, democraticamente, quali siano i bisogni reali. L'ecosocialismo è una scommessa sulla razionalità democratica delle classi lavoratrici.

X. Per realizzare il progetto ecosocialista, le riforme parziali non sono sufficienti. Sarebbe necessaria una vera rivoluzione sociale. Come definire questa rivoluzione? Si potrebbe fare riferimento a una nota di Walter Benjamin, a margine delle sue tesi sul concetto di storia (1940): "Marx disse che le rivoluzioni sono la locomotiva della storia del mondo. Forse le cose sembrano diverse. Le rivoluzioni possono essere l'atto con cui le persone sul treno tirano i freni di emergenza ". Traduzione in termini del 21 ° secolo: siamo tutti passeggeri di un treno suicida, che si chiama Modern Industrial Capitalist Civilization. Questo treno si sta avvicinando, a velocità crescente, a un abisso catastrofico: i cambiamenti climatici. L'azione rivoluzionaria mira a fermarla, prima che sia troppo tardi.

XI. L'ecosocialismo è sia un piano per il futuro sia una strategia per combattere qui e ora. Non si tratta di aspettare che "le condizioni siano mature": dobbiamo creare una convergenza tra lotte sociali e lotte ecologiche e lottare contro le iniziative più distruttive dei poteri al servizio del capitale. Questo è ciò che Naomi Klein ha chiamato Blockadia. È all'interno di tali mobilitazioni che la coscienza anticapitalista e l'interesse per l'ecosocialismo possono emergere nelle lotte. Proposte come il New Deal verde fanno parte di questa lotta, nelle loro forme radicali, che richiedono l'effettivo abbandono dei combustibili fossili, ma non in quelli che si limitano al riciclo del "capitalismo verde".

XII. Qual è l'argomento di questa lotta? Il dogmatismo operaio / industriale del secolo scorso non è più attuale. Le forze oggi in prima linea nello scontro sono giovani, donne, indigeni, contadini. Le donne sono molto presenti nella tremenda rivolta dei giovani lanciata dalla chiamata di Greta Thunberg. - una delle grandi fonti di speranza per il futuro. Come ci spiegano gli ecofemministi, questa massiccia partecipazione delle donne alle mobilitazioni deriva dal fatto che sono le prime vittime del danno ecologico del sistema. I sindacati stanno iniziando a essere coinvolti qua e là. Questo è importante perché, in ultima analisi, non possiamo battere il sistema senza la partecipazione attiva dei lavoratori urbani e rurali, che costituiscono la maggioranza della popolazione. La prima condizione è, in ogni movimento, associare obiettivi ecologici (chiusura di miniere di carbone o pozzi petroliferi o centrali termiche, ecc.) alla garanzia dell'impiego dei lavoratori interessati.

XIII. Abbiamo la possibilità di vincere questa battaglia prima che sia troppo tardi? Contrariamente ai cosiddetti "collapsologi", che proclamano a gran voce che il disastro è inevitabile e che ogni resistenza è inutile, crediamo che il futuro rimanga aperto. Non vi è alcuna garanzia che questo futuro sarà eco-socialista: è l'oggetto di una scommessa in senso pasquale, in cui si impegnano tutte le sue forze, in un "lavoro per gli incerti". Ma, come detto, con grande e semplice saggezza, Bertolt Brecht: "Colui che lotta può perdere. Chi non combatte, ha già perso. "

Blog di Michael Lowy

23 gennaio 2020

Michel Lequenne contro l'antisemitismo18 FEB. 2020 DI MICHAEL LOWY

Michel Lequenne (1921-2020): un singolare trotskista 15 FEB. 2020 DI MICHAEL LOWY

XIII Tesi sull'imminente catastrofe (ecologica) e sui mezzi per evitarlo 23 JANV. 2020 DI MICHAEL LOWY

Surrealismo e il t

Stampa questo articolo

  bozza Manifesto di Ecologia e diritti
Inviato da: Lucia Ciarmoli - 24/01/2021, 13:07 - Forum: Bacheca - Risposte (6)

Documento proposto da Laura Cima per un più ampio confronto. Ragionarci insieme, attualizzarlo ed eventualmente condividerlo.

Siamo donne e uomini convinti della necessità di superare l'attuale modello di sviluppo economico e sociale perché consapevoli che il capitalismo, sin dalle sue origini, si è basato sull’appropriazione e lo sfruttamento delle risorse naturali e delle persone.
Crediamo che questo sistema sia ormai insostenibile e che siamo arrivati ad un punto di non ritorno.
Riconosciamo la natura globale della crisi ecologica e la sua stretta connessione con le questioni sociali e migratorie e, pertanto, vogliamo promuovere nuove forme di coesistenza, di sviluppo eco-compatibile e di lavoro che favoriscano il “buon vivere”, per liberare la Terra e tutta l’Umanità dalla schiavitù del profitto ad ogni costo, assicurando un futuro degno alle nuove generazioni.
Per questo, crediamo che sia arrivato il momento di fare scelte coraggiose e di prendere decisioni nette.

1. La società dei diritti e dei beni comuni
Vogliamo modificare gli attuali modelli economici e sociali, responsabili di povertà, squilibri ambientali e guerre, consumo del suolo e desertificazione, puntando alla riconversione ecologica dell’economia e incentivando ogni forma di ripubblicizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua.
Crediamo che salute, istruzione, casa, lavoro e ambiente vadano sottratti dalla logica dei soli profitti, essendo beni materiali e immateriali appartenenti a tutti, su cui si fonda la convivenza pacifica e, quindi, anche la stessa esistenza del genere umano e non solo.
Intendiamo valorizzare principi quali la laicità dello Stato, la dignità inviolabile della persona e degli animali, il rispetto dei diritti umani fondamentali, a iniziare da quelli delle donne, delle giovani generazioni, dei lavoratori e delle minoranze.
Siamo, inoltre, convinti che finora la politica - così come la cultura -  in Italia sia stata esclusivamente antropocentrica e androcentrica; che, in quanto tale, abbia riprodotto il concetto di dominio soprattutto nelle relazioni tra le persone in ambiti pubblici e istituzionali, e che abbia innalzato a valore la sopraffazione del più forte sul più debole, riproponendo ingiustizie, familismo e specialmente un modello di potere che ha volutamente ignorato il ruolo centrale delle donne nella società.

2. La giustizia ambientale, il clima e l’economia circolare
Di fronte alla enorme sfida dei cambiamenti climatici, crediamo non sia più rinviabile una riconversione ecologica profonda della società e dell'economia, senza tentennamenti. Tale riconversione deve essere basata sul concetto di circolarità. Si deve passare dall'economia lineare e iperproduttiva che sfrutta le persone, la Terra e le sue risorse, ad un modello di economia circolare pensato per potersi rigenerare tenendo conto che i flussi dei materiali biologici sono in grado di essere reintegrati nella biosfera, anche attraverso la valorizzazione degli scarti organici e del waste food e tenendo conto che i flussi dei materiali tecnici possono essere destinati ad essere rivalorizzati, senza entrare nella biosfera. Le risorse del pianeta non sono infinite e noi le stiamo esaurendo. Pertanto, la riconversione ecologica, basata sull'estensione della vita dei prodotti, sulla produzione di beni di lunga durata, sulle attività di ricondizionamento e sulla riduzione della produzione di rifiuti, è necessaria e improrogabile per il futuro del pianeta, in termini di adattamento e resilienza. Inoltre, dinanzi ai gravissimi problemi causati dai cambiamenti climatici riteniamo sia necessario attivare strategie puntuali in termini di riduzione della CO2, perseguire il passaggio dall’uso di fonti fossili a fonti alternative e rinnovabili, favorire e sostenere, attraverso la finanza sostenibile, il risparmio energetico, gli investimenti in mobilità dolce e sostenibile. Se intendiamo garantire un futuro alle nuove generazioni, dobbiamo assumere l’economia circolare e il concetto di giustizia ambientale a fondamento della riconversione ecologica prima che l’estrattivismo, il mito del progresso e dell’infinita crescita economica ci conducano verso l’estinzione, verso il collasso dell’ecosistema planetario con il conseguente e progressivo aumento della perdita di biodiversità animale e vegetale. Per un futuro di prosperità e benessere generalizzato, crediamo debba essere garantito il diritto collettivo all’accesso al patrimonio naturale comune. Tale patrimonio appartiene a chi è in vita e alle future generazioni, a chi ha la fortuna di nascere nei luoghi del benessere diffuso e a chi invece sopravvive nelle regioni più povere del pianeta. Se questo diritto non viene riconosciuto a tutta l’umanità si tratta solo di un privilegio per pochi, mentre noi crediamo che la giustizia ecologica possa essere realizzata solo in assenza di privilegi, in una società istituzionalmente e digitalmente democratica. Solo la democrazia trasforma i soggetti in cittadini e li educa a promuovere la dignità umana e il bene comune anche attraverso il ruolo centrale delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.  

3. La democrazia ecologica
Ci impegniamo a costruire una rete popolare, inclusiva ed aperta. Noi vogliamo aprire porte e finestre per includere tutte e tutti. Costruiamo ponti e non confini. Vogliamo realizzare una società del dialogo e non rifuggiamo dalle responsabilità nell’agire politico perché riconosciamo le urgenze del presente e vogliamo garantire un futuro vivibile e giusto per l’umanità in armonia con la terra che ci ospita e gli ecosistemi. Le donne, i giovani e gli anziani, i fragili, i bambini prima di tutti, stanno pagando il prezzo di questo sviluppo dissennato. Noi lavoriamo per un futuro sostenibile che modifichi radicalmente i rapporti di forza esistenti nella società e nelle istituzioni. La politica in Italia è stata ed è maschilista, è fondata sul principio del dominio, sulla reiterazione della sopraffazione del più forte sul più debole, soprattutto si basa su un modello di potere che esclude il ruolo centrale della società civile e il suo primato. Questo modello – anche linguisticamente al maschile – ha fortemente incrinato il concetto stesso di democrazia civile e sociale. Noi crediamo invece che sia l’ecologia la nuova frontiera della democrazia. I diritti sociali e quelli del lavoro, i diritti civili e quelli politici sono il frutto delle conquiste di generazioni di persone che si sono battute per la democrazia. Noi ci impegniamo perché quei diritti vengano riaffermati e affinché a quei diritti si aggiungano i diritti ambientali, espressione della democrazia ecologica. Ci impegneremo nelle istituzioni e fuori da esse. Lo faremo in modo pacifico, riconoscendo il primato della Costituzione e la cultura della disobbedienza civile nonviolenta. Per questo, riteniamo che sia necessario offrire l'opportunità a tutte le persone che da anni si occupano di diritti e di ambiente di tradurre il pensiero in pratica politica e anche partitica. Il luogo della pratica politica deve essere intesa come la intende la Costituzione ovvero non come luogo di potere finalizzato ad accaparrarsi privilegi o come strumento di controllo della società, ma come la migliore espressione democratica della società.

4. Per una nuova cultura ecocentrica
Vogliamo saperi, uguaglianza, libertà, salario e lavoro per l’umanità a garanzia del pianeta e di ogni specie vivente. Rifiutiamo la nozione totalizzante di “capitale umano”, l’imposizione delle gerarchie e della precarietà della vita in nome di una consapevolezza più grande: la cultura ecocentrica e la sua diffusione permetterà alle nuove generazioni di lottare insieme per i diritti umani e del pianeta, l’equità sociale e ambientale.

5. La diffusione del sapere come base della democrazia
Vogliamo rivalutare l’importanza dei saperi perché per noi la conoscenza in tutte le sue forme è democrazia. Siamo convinti che solo un’educazione di qualità, equa, inclusiva, gratuita e laica per tutte e tutti possa davvero garantire la diffusione del sapere come diritto fondamentale di cittadinanza. Siamo convinti che il sapere si nutra di ricerca, di innovazione, ma anche di bellezza, di espressività, di libero accesso a ogni forma d’arte. Siamo consapevoli che tale diritto vada garantito permanentemente anche ai lavoratori e alle lavoratrici affinché nessuno rimanga escluso professionalmente e socialmente. Per garantire ciò, crediamo che debba essere rafforzato il ruolo della scuola pubblica e che vada valorizzata la figura dei docenti. Crediamo, inoltre, che il sapere comprenda anche l’accesso alle informazioni e alle innovazioni digitali. Le informazioni e i servizi connessi, a nostro avviso, non possono essere monopolio esclusivo delle grandi aziende. L'accesso alla società dell'informazione deve essere salvaguardato, totalmente pubblico e garantito a tutte e tutti.

6. Uguaglianza, ecofemminismo e cittadinanza
Vogliamo l’uguaglianza perché per noi tutte le persone hanno lo stesso valore. Tutti, senza distinzione di sesso, di orientamento sessuale, di etnia, di lingua, di credo religioso, di condizioni personali e sociali, di opinioni politiche devono avere la possibilità di perseguire il diritto alla gioia della vita. L’uguaglianza per noi non significa omologazione. Per noi l’uguaglianza esprime tutte le potenzialità di una emancipazione che si alimenta dentro i diritti. L’uguaglianza è riconoscimento e valorizzazione della diversità perché è solo attraverso queste funzioni che si favorisce la crescita del singolo individuo e con esso della società. Per questo, a nostro avviso, tutti coloro che calpestano il suolo italiano devono avere gli stessi diritti e doveri; tutti quelli che nascono sul suolo italiano devono avere diritto alla cittadinanza e alla realizzazione dei propri sogni perché solo così l’Italia potrà evolvere per agire fermamente contro ogni discriminazione di stampo razzista, sessista, omofobo, transfobico e xenofobo.

7. Responsabilità e solidarietà verso il vivente

Vogliamo la libertà in quanto valore fondamentale che garantisce autorealizzazione, autodeterminazione e creatività. La libertà è una continua conquista che coinvolge il rispetto dell'individualità e l'integrità di ogni essere vivente. Essa appartiene alla sfera personale dell’individuo che deve poterla esercitare in salute e in malattia decidendo della propria esistenza secondo la propria volontà. Per noi la libertà va considerata sempre in relazione alla responsabilità etica verso la natura e alla solidarietà verso gli altri esseri viventi perché in una società giusta, la libertà di ognuno è sempre la condizione per la libertà di tutti. Noi ci impegniamo per una società totalmente libera dalle mafie ribadendo il nostro impegno civile contro ogni forma di illegalità. Anche per questo, è necessario introdurre strumenti giuridici internazionali e nazionali di contrasto ai crimini ambientali e alle ecomafie.  

8. Il lavoro: dignitoso, giusto e verde

Vogliamo un lavoro e un salario dignitoso, per tutte e tutti. Siamo convinti che ogni persona abbia diritto a svolgere un lavoro liberamente scelto, o accettato, che sia dignitoso, sicuro per l’ambiente e rispettoso nei confronti di qualunque altro attore coinvolto; di fronte alle fragilità del territorio è centrale la manutenzione e conseguente creazione di nuovi lavori green; che il lavoro svolto debba essere equamente retribuito grazie all’introduzione di un salario minimo orario legale senza distinzioni geografiche o di natura contrattuale. Pensiamo che la rappresentanza sindacale vada estesa a tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, di ogni settore e con qualsiasi tipologia di contratto; che l’orario di lavoro debba essere ridotto a sei ore giornaliere, a parità di reddito; pensiamo che vada incentivata una forma di reddito minimo garantito, per tutte e tutti, come strumento fondamentale per le politiche inclusive oltre che di mero sostentamento; crediamo che si debbano rafforzare la capacità degli enti ispettivi al fine di contrastare il lavoro nero e le truffe contributive ai danni dello Stato, proponendo nuove forme pubbliche di monitoraggio dello sfruttamento sul lavoro; vogliamo che a tutte e tutti sia riconosciuta una pensione dignitosa che tenga conto delle problematiche future di chi ha lavorato da precario; è fondamentale, inoltre, che il lavoro domestico non retribuito sia riconosciuto come servizio essenziale allo sviluppo della società. Siamo convinti che il lavoro nel tempo presente, ed in quello futuro, non possa essere concepito solo in funzione del profitto ma che di esso vada, infatti riconosciuto, anche il beneficio sociale. Per questo crediamo che, unitamente alle garanzie per i lavoratori dipendenti, vadano incentivate le garanzie per la libera professione e tutte le forme di lavoro autonome. È necessario dare adeguate risposte alla grave crisi occupazionale in Italia. Le gestioni fallimentari di interi settori di produzione e l'emergenza dovuta all'incuria umana di fronte alle fragilità dei territori e alla mancata manutenzione delle infrastrutture rende impellente creare nuove opportunità occupazionali che rispondano alle necessità della salvaguardia del Paese e sappiano sfruttare le tecnologie più innovative e sostenibili. È quindi fondamentale potenziare la formazione tesa a rispondere alle offerte lavorative green.

9. Internazionale e Pace
Noi crediamo che, condividendo equamente le risorse del mondo, ogni popolo potrebbe vivere la propria vita dignitosamente. Per realizzare ciò, crediamo che siano necessari cambiamenti radicali nel modo in cui si organizza il potere nelle relazioni tra gli Stati e tra i popoli. Nessun problema internazionale si deve risolvere con la guerra o con illegittime ingerenze. Gli armamenti e la guerra sono per noi solo uno spreco dispendioso di risorse e vita. Per questo crediamo che bisogna respingere le componenti militari, incentivare i trattati internazionali di pace e disarmo, aumentare notevolmente il contributo alla cooperazione allo sviluppo e contribuire al benessere delle nazioni più povere a livello internazionale nonché combattere la produzione e la commercializzazione di armi. Crediamo che vada rafforzato il ruolo dell’ONU, che vada ridiscussa la funzione della NATO e che l’Europa debba diventare il luogo delle persone, della solidarietà, della sostenibilità e dell’inclusione, dell’innovazione tecnologica e della ricerca scientifica. Inoltre, crediamo che l’Europa debba lavorare per l'indipendenza e l'autodeterminazione dei popoli, con particolare riguardo alle popolazioni indigene, e assumere il ruolo di guida nelle relazioni internazionali sulle questioni legate all’emergenza climatica.  

Ci impegniamo infine a sostenere le battaglie delle ragazze e dei ragazzi che da mesi invadono le strada per risvegliare l’opinione pubblica relativamente ai temi ambientali e sociali, all’immobilismo istituzionale relativo alle questioni della cittadinanza e, più in generale, al loro futuro.
 



Allegati
.docx   Bozza Manifesto politico Ecologia e Diritti.docx (Dimensione: 33,1 KB / Download: 13)
Stampa questo articolo

  Varoufakis è un problema? A proposito di un articolo di P. Gerbaudo
Inviato da: Daniella Ambrosino - 07/11/2018, 23:30 - Forum: Bacheca - Risposte (3)

L'articolo in questione, proposta da Mario Sommella, è il seguente

http://temi.repubblica.it/micromega-onli...-problema/

Perché Varoufakis non è la soluzione ma parte del problema.
di Paolo Gerbaudo

Dopo aver incontrato Corbyn, il leader di Diem25 si appresta a vedere Sanders per lanciare un'internazionale progressista che si contrapponga ai populismi di destra. L'iniziativa, che a prima vista sembra condivisibile, è velleitaria, senza radici e controproducente. Impossibile riformare l'esistente su base cosmopolita, meglio la proposta di rottura con l'UE teorizzata da Melenchon.

di Paolo Gerbaudo

Una grande internazionale progressista, dagli Stati Uniti all’India, passando per la Gran Bretagna e l’Italia. Questa la proposta altisonante lanciata nelle ultime settimane dall’ex ministro delle finanze greco durante il governo Tsipras Yanis Varoufakis. Una proposta che vuole controbattere a quell’Internazionale Nazionalista che Steve Bannon, l’ideologo di Donald Trump, ha messo in moto negli ultimi mesi e che si potrebbe concretizzare alle elezioni europee con un trionfo dell’estrema destra: da Marine Le Pen, e Viktor Orban alla Lega di Matteo Salvini. Quella di Varoufakis è un’iniziativa che a prima vista sembra condivisibile, anche visti gli indubbi meriti del carismatico politico greco nel costruirsi una nicchia nel dibattito mediatico, e nello svelare i meccanismi perversi della governance europea in diversi suoi libri di successo. Tuttavia questa proposta è la manifestazione più lampante dei limiti di Varoufakis e della sua avventura politica: un vero e proprio condensato di quello che la sinistra non dovrebbe fare per rispondere all’avanzata dei Trump di tutto il mondo.

L’appello lanciato dalle pagine del quotidiano britannico di area liberal The Guardian e poi diffuso da varie testate internazionali, tra cui il manifesto in Italia, vuol inserirsi in una fase storica che sembra incupirsi giorno dopo giorno, con l’ondata del populismo di destra che sta trionfando in diversi paesi, per ultimo in Brasile, con l’elezione del neofascista Jair Bolsonaro, che promette minacciosamente di “fare pulizia” della sinistra e dei movimenti popolari. Contro questi macabri figuri che approfittano della crisi della globalizzazione per dare linfa ad una agenda smaccatamente reazionaria, l’idea di Varoufakis è chiara: prendere la direzione opposta e rivendicare un internazionalismo cosmopolita, che vada all’attacco della xenofobia e dello sciovinismo che sembrano dominare il discorso politico.

È pur vero che nel suo appello Varoufakis annovera tra i nemici non solo i “fascisti”, ma pure i “globalisti”. Usando quest’espressione, il fondatore del movimento Diem 25, per la democrazia in Europa, intende chiarire che non ci sono alleanze possibili con persone come Hillary Clinton e Tony Blair. Tuttavia il suo discorso in fine dei conti propone un altro tipo di globalismo. Un globalismo certo più votato a politiche socialdemocratiche, come espresso nei continui riferimenti al New Deal roosveltiano; ma comunque convinto che la soluzione ai problemi attuali vada ricercata a livello globale, attraverso una riforma dell’esistente. Perché secondo Varoufakis lo spazio globale, a partire dal livello europeo, per passare al livello intercontinentale è l’unico luogo in cui si possono cambiare veramente le regole e di conseguenza la politica. “L'unico modo in cui i molti possono riprendere il controllo delle nostre vite, delle nostre comunità, delle nostre città e dei nostri paesi è coordinando le nostre lotte lungo l'asse di un New Deal internazionalista.” Quello che si suggerisce dietro le righe è che bisogna riformare l’esistente, invece che farlo saltare e costruire qualcosa di completamente nuovo, come proposto ad esempio da Melenchon con il piano B che prevede l’opzione di un’uscita dai trattati dell’Unione Europea, qualora non si riesca a cambiarli in maniera progressista.

Sicuramente c’è del giusto nella proposta di Varoufakis. È vero che la collaborazione internazionale è importante: per fare circolare capacità politiche e idee; proprio come sta facendo Bannon sul lato opposto dell’agone politico. Ma anche per avere alleanze utili una volta che eventualmente si sia conquistato il potere e che tocchi fare i conti con interessi delle oligarchie che niente cambi veramente: proprio quegli interessi che si sono palesati in maniera plateale durante la crisi greca del 2015 di cui Varoufakis è stato l’eroe mediatico. Certo quell’“eventualmente” non è cosa da poco. Ed è proprio quello il punto su cui casca l’asino dell’impresa di Varoufakis.

In linea con tante delle sue iniziative promosse da Varoufakis negli ultimi anni, a partire dal movimento Diem25, questa internazionale sembrata marchiata a fuoco con l’atteggiamento velleitario della sinistra postmoderna e l’insistenza della classe creativa, quella che una volta si sarebbe chiamata la “classe media contemplativa” che è la sua base sociale, rispetto alla bontà della globalizzazione. Si tratta di una visione che gode di un certo sostegno presso ampie fasce dell’opinione pubblica internazionale di stampo progressista. Ma pure di una visione che fino ad oggi pare essere stata alquanto funzionale alla vittoria di Salvini e soci, capaci ad ogni buona occasione i loro avversari come radical chic o “champagne socialist”: un personale politico privilegiato e autoreferenziale, senza comprensione delle difficoltà vissute da una popolazione massacrata dalla crisi. E inviperita con le élite non solo economiche ma anche intellettuali e culturali che Varoufakis rappresenta.

La presenza mediatica che ha già costruito Varoufakis negli ultimi anni, come scrittore di successo, ospite televisivo e leader politico sicuramente gode di grande simpatia presso le persone di credo progressista e di attitudine liberal, che ammirano l’intelligenza e carisma del politico greco. Ma lo stesso non vale necessariamente per un pubblico che tende ad accogliere con freddezza e un po’ di fastidio chiunque venga percepito come portavoce delle elite globali. Pensiamo ad esempio all’effetto che sortisce sul telespettatore medio vedere Varoufakis che critica la finanziaria italiana su Rai News 24, dicendo che l’Italia “sta facendo il bimbo viziato” e dicendolo in lingua inglese, quindi ponendosi automaticamente come altro rispeto alla cultura del pubblico di riferimento. O ricordiamoci ancora come Varoufakis non è uscito troppo bene da scontri con politici di destra in Italia e altri paesi, come successo ad esempio nel duello televisivo con Matteo Salvini a diMartedì su La7 nel maggio 2017.

Problemi simili di mancanza di radicamento sociale che fa il paio con una percezione di distacco dalla realtà sono visibili pure nel movimento Diem guidato da Varoufakis. Diem si è contraddistinto per eventi patinati, con presentazioni in stile Ted Talk tenute in piccoli teatri alternativi dei grandi centri metropolitani, da Berlino, a Barcellona, da Amsterdam a Milano, e con i palchi affollati da eroi dell’intellighenzia radical come Slavoj Žižek, Brian Eno e Julian Assange in diretta Skype. Con questo parterre e scenario questo movimento si appella a un pubblico ben preciso la classe media creativa, giornalisti, ricercatori, designer, persone impegnate nel mondo dell’associazionismo e dello sviluppo internazionale, ma con scarso appeal oltre questi settori.

Insomma più che l’associazione internazionale dei lavoratori, come quella di Karl Marx, quella di Varoufakis sembra l‘internazionale della società dello spettacolo; un’internazionale alla disperata ricerca di riflettori e celebrities, ma incapace - anche a causa della sua insistenza che l’unico vero cambiamento può avvenire a livello europeo - di radicarsi a livello nazionale o locale in movimenti capaci di vincere le elezioni.

Tali contraddizioni si rivelano ulteriormente quando muoviamo lo sguardo alle alleanze e i grandi preparativi in vista delle elezioni europee. Se Varoufakis va in giro per il mondo a proporsi come il nuovo leader dell’internazionale progressista, un Karl Marx redivivo, senza barba e con la giacca di pelle da motociclista, in Europa si trova molto isolato e piuttosto malvisto. La sua ambizione con Diem 25 era costruire il “primo partito transnazionale” europeao. Ma è probabile che non riuscirà a presentarsi come partito indipendente in nessun paese. Fatta eccezione forse per la Grecia dove sta cercando di creare un movimento chiamato MeRA25, fino ad ora con una eco piuttosto limitata stando agli ultimi sondaggi.

Inoltre è in cattivi rapporti con molti altri movimenti di sinistra europei e in particolare il cosiddetto patto di Lisbona, l’alleanza siglata da Podemos di Pablo Iglesias, da France Insoumise di Jean-Luc Melenchon, e dal Bloco de Esquerda portoghese di Catarina Martins. Stiamo parlando di forze che hanno ottenuto tra il 10 e il 20% nelle ultime elezioni, mica bruscolini, che contano nel loro paese, in un solo paese da 3 a 8 volte i membri che Diem ha in 28 paesi europei, e che godono di una presenza parlamentare significativa.

Invece di cercare di trovare un’intesa con questa alleanza, lo scorso maggio Varoufakis, ha chiesto a queste forze che esse entrassero in discussione con l’alleanza alternativa che lui propone, chiamata Primavera Europea. Si tratta di un’alleanza che esiste solo sulla carta visto che fino ad oggi comprende il movimento Generations del socialista François Hamon, massacrato alle ultime presidenziali francesi, i polacci di Razem, e poco altro. Non c’è quindi da sorprendersi se Podemos, France Insoumise, e Bloco de Esquerda hanno risposto a Varoufakis dandogli forfait.

Questa situazione ha conseguenze dirette anche per la politica italiana, visto il protagonismo di Varoufakis negli ultimi mesi nel nostro paese e le sue frequenti apparizioni a eventi, dibattiti, e collegamenti negli studi televisivi. In Italia Diem si appresta a entrare nella nuova “lista unitaria” per le elezioni europee, la quale dovrebbe riunire vari pezzetti della sinistra reduce da un ciclo infinito di scissioni e ricomposizioni temporanee a cui seguono immancabilmente nuove scissioni. Questa lista dovrebbe comprendere movimento DemA di de Magistris, Sinistra Italia e Possibile che sono appena dileguate da Liberi e Uguali, Rifondazione Comunista, da poco uscita da Potere al Popolo, e l’Altra Europa con Tsipras, la cui presenza servirebbe fondamentalmente ad evitare di dover raccogliere firme.

C’è già chi chiama questo listone unitario “L’Altra Europa Un’Altra Volta”, viste le similarità con la lista capitanata simbolicamente da Alexis Tsipras che riuscí a malapena a superare la barriera del 4% nel 2014. Una somiglianza che rischia di essere resa più evidente dal protagonismo di Varoufakis, che va a sostituire Tsipras nella parte del principe straniero progressista venuto a salvare la sinistra italiana incapace di farcela da sola. Questo tipo di presentazione potrebbe avere effetti molto negativi per la nuova lista unitaria di sinistra. Dando tanto risalto al ruolo di Varoufakis si rischia di darsi la zappa sui piedi dal punto di vista comunicativo. Invece di neutralizzare Salvini e company, evitando di fornire appigli alla loro narrazione. Persone come Varoufakis costituiscono un perfetto bersaglio per la rappresentazione salviniana della sinistra come una “buonista”, cosmopolita e fighetta, priva di alcun contatto con la realtà.

Piuttosto che costruire le internazionali delle celebrità Twitter dell’attivismo e intellettualismo progressista sarebbe forse meglio pensare a radicarsi nella società, cominciando a costruire forze coerenti a livello nazionale, che vengano riconosciute dai cittadini come portatrici legittime delle loro istanze e che possano poi al momento al giusto di crescita allearsi con altre forze a livello internazionale. Ma facendo calare la cosa dall’alto come una trovata dell’intellighenzia della sinistra globalista si rischia di fare solamente torto a queste forze e alla loro legittimità di fronte agli occhi dei cittadini. Le internazionali, come quella dei lavoratori di Marx sono per definizione alleanze tra forze radicate su base nazionale. Quindi forse sarebbe meglio concentrarsi nel costruire queste forze, come è giá stato fatto in molti altri paesi in cui sono fioriti nuovi partiti dopo la crisi da Podemos in Spagna, a France Insoumise, al nuovo Labour di Corbyn. Solo quando queste forze saranno giunte a maturazione sarà il momento compiuto per cristallizzare un’alleanza a livello globale. Per il momento la battaglia per costruire una nuova sinistra post-crisi si deve fare soprattutto paese per paese. Perché volenti e nolenti lo spazio nazionale è ancora lo spazio principale delle identificazioni culturali, e dunque pure delle identità politiche.

(6 novembre 2018)

Stampa questo articolo

  Newsletter
Inviato da: Simonetta Astigiano - 21/06/2018, 10:49 - Forum: L'Altra Liguria - Nessuna risposta

Dal nostro sito www.altraliguria.it
Sul nostro sito la Newsletter del 19 giugno con la storia di Patrice Lumumba, congolese, assassinato perché si oppose allo strapotere dei colonizzatori e delle società minerarie.
Per riceverla tramite mail scrivere a altraliguria@libero.it

Stampa questo articolo

  proposta plp di adesione al roma pride a palp
Inviato da: Lucia Ciarmoli - 03/06/2018, 16:27 - Forum: Bacheca - Risposte (9)

Il Coordinamento Roma Pride – da sempre promotore di posizioni e ideali profondamente antifascisti – ha scelto quest’anno di dedicare la grande parata del 9 giugno proprio alle partigiane e ai partigiani che hanno combattuto per liberare l’Italia, oppressa e occupata da fascisti e tedeschi.

questo comunicato è del 18 maggio
https://www.romapride.it/brigata-arcobal...-continua/

è così che si fa. Questo genere di solidarietà è sottolineare empatia, quella per cui ci si prende per mano e si va avanti insieme, quindi più forti.

Ora con il governo insediato, Potere al popolo, dia l'adesione ufficiale al Roma Pride, 9. 06. 2018 e a tutti i pride in programma in Italia.
Spero siate d'accordo nell'inviare 2 righe al coordinamento di palp senza passare per liquid feedback.

Stampa questo articolo

  manifesto Potere al popolo
Inviato da: Lucia Ciarmoli - 02/06/2018, 17:24 - Forum: Bacheca - Risposte (17)

Contributo di Piero Muo
Fin dal primo giorno che ho letto ho pensato che ,pur considerando indiscutibili tutti i principi ed i problemi considerati,il mettere in prima linea e singolarmente ogni categoria di persone a problemi non è una tecnica vincente di comunicazione elettorale. In qualche modo chi non fa parte delle categorie richiedenti si sente poco implicato o quasi escluso.
Invece per coinvolgere una massa importante di elettori ha molto più impatto se,mettendo davanti agli occhi di tutti la realtá di un paese globalmente disastroso, si scuote,indegna,responsabilzza alla rivolta ed alla riscossa tutti coloro che,pur non avendo un problema accentuato,sono sensibili alla solidarieta' ed al bene comune.


Riporto qui le prime dieci righe del Manifesto di Potere al Popolo e sotto come le avrei scritte

Abbiamo aspettato troppo... Ora ci candidiamo noi!

Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio. Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità. Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati. Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli. Siamo le donne che lottano contro la violenza maschilie, il patriarcato, le disparità di salario a parità di lavoro. Siamo le persone LGBT discriminate sul lavoro e dalle istituzioni. Siamo pendolari, abitanti delle periferie che lottano con il trasporto pubblico inefficiente e la mancanza di servizi. I malati che aspettano mesi per una visita nella sanità pubblica, perché quella privata non possono permettersela. Gli studenti con le scuole a pezzi a cui questo paese nega un futuro. Siamo le lavoratrici e i lavoratori che producono la ricchezza del paese.

Versione proposta:

Siamo indignati e ribelli! Ora cambieremo tutto

Come non esserlo in un paese dove si osa far lavorare i giovani in nero per 800 euro al mese ,dove essi emigrano per trovare meglio. In un paese dove i lavoratori sono ricattati ed offesi perché altrove ve ne sono di meno pagati e più facilmente sfruttabili. In un paese stracolmo di disoccupati,cassaintegrati,esodati?
In un paese dove, dopo 40 e piú anni di lavoro durissimo i pensionati ricevono una pensione da fame con la quale devono anche sostenere i figli disoccupati e spesso i genitori anziani,malati e malassistiti.
In un paese dove le donne sono spesso discriminate nel salario a paritá di lavoro quando non sono maltrattate,violentate o uccise.In un paese dove le persone LGBT sono derise e discriminate quando cercano casa o lavoro.In un paese dove gli abitanti delle periferie sono abbandonati allo squallore dei luoghi,dei trasporti e dei servizi pubblici e privati.In un paese dove i malati che non hanno i mezzi per accedere alla sanitá privata aspettano mesi per ottenere una visita nella sanità pubblica.In un paese dove gli studenti,con le scuole a pezzi non hanno un futuro.

Stampa questo articolo

  Costituzione - è tempo di attaccare
Inviato da: Lucia Ciarmoli - 30/05/2018, 18:43 - Forum: Bacheca - Risposte (5)

Mi sono chiesta più volte quanto ancora potremo reggere, come consapevoli amanti della giustizia sociale intendo. Se un tempo pensavo alla nostra Costituzione come barriera abbastanza invalicabile, negli ultimi anni abbiamo più volte dovuto difendere la nostra Carta ma, nonostante le vittorie refendarie, è sotto i nostri occhi come la sostanza sia stata sempre più svilita e, addirittura, pezzi importanti sono stati intaccati. Tanto che oggi non penso più ad essa con sollievo ma con sconforto e tristezza. E oggi assistiamo addirittura ad attacchi concentrici subdoli che mirano alle fondamenta, alla prima parte.

Quello che oggi appare operetta da quattro soldi ci porta a disquisire sull'interpretazione di articoli della Costituzione che ci fanno perdere la visione d'insieme. Forse è ora che cominciamo a mettere a fuoco la posta in gioco Costituzione alla mano, invece di giocare a fare i costituzionalisti. Basta difenderla e basta anche con slogan che se non sostanziati esplicitatamente a poco servono. Se vogliamo difenderla bisogna cominciare ad attaccare coinvolgendo quante e quanti l'hanno difesa nelle urne. E per far questo non bastano gli slogan. C'è bisogno d'impegno e campagne mirate.

Oggi mi sono decisa e mi sono imposta il tempo necessario a scrivere perché in questa farsa collettiva sono capitate due coincidenze per me significative. Un commento di due righe ad un mio post, di una persona che nemmeno avevo fra i contatti e l'indicazione di un testo segnalato da Piero Pistolesi "Troppi diritti", di A. Barbano (direttore del Mattino di Napoli). Il puzzle mi si è completato all'istante nel momento in cui due elementi, in contesti diversi, contemporaneamente confermavano la mia percezione. Sono certa, a tutt* è capitato di notare come si tenda ad un uso improprio dei termini, distorcendone il significato. Sappiamo bene come gli inglesismi tendano a far perdere di vista il concetto... per esempio. Bene, fatevi un giro in rete partendo dal testo e capirete senza che io vi annoi ulteriormente. Spero sia sufficiente a convicervi che quanto propongo è decisamente necessario e non si può procrastinare.

Stampa questo articolo

  Sulla attuale situazione politica
Inviato da: Daniella Ambrosino - 28/05/2018, 10:01 - Forum: Bacheca - Risposte (23)

Vi dico in breve quello che penso, e so già che susciterò obiezioni;
a) la cosa più importante di tutte è che questo governo scellerato non si faccia. Non solo per le politiche fasciste che avrebbe attuato. In questo modo, finendo prima di cominciare, si evita - per il momento - l'abbraccio mortale tra Lega e 5 stelle, si riduce la delusione nei confronti dei 5 stelle al Sud e si riduce il rischio che alle elezioni ci sia un tracollo dei 5 stelle rispetto a Salvini.

b) che questo accada per un'impuntatura di Mattarella che può sembrare surreale e che è logicamente insostenibile (gli sarebbe andato bene un politico leghista o un 5 stelle DOC al posto di un economista moderato come Savona, e questo avrebbe protetto i risparmi degli italiani dagli attacchi dei mercati!) passa in secondo piano di fronte al fatto che il governo non si fa;
c) non avrei dato la nomina a Cottarelli; lo scopo è evidente: non otterrà la fiducia ma resterà in carica "per gli affari correnti" al posto di Gentiloni. Non sarà un governo tecnico dotato di fiducia, ma come già aveva annunciato Mattarella un governo diverso e "neutrale" rispetto al governo Gentiloni erede di partiti bocciati alle elezioni, che ha già condotto le elezioni del 4 marzo e senza cambiamenti dovrebbe gestire anche le prossime elezioni.
Io avrei lasciato Gentiloni, ma Mattarella ci tiene per risultare imparziale, e a questo punto c'era da aspettarselo.
d) quanto alla legittimità costituzionale, la Cost. dice che il presidente nomina il governo su proposta e non su designazione. Il Presidente ha diritto costituzionale di non accettare una proposta. Altrimenti non è una proposta che si può accettare o no, è una decisione altrui di cui si deve solo prendere atto.
La nostra Costituzione distribuisce accuratamente i poteri tra diverse cariche e non c'è niente di strano in questo. Il presidente della Repubblica, comunque, sta lì per una decisione del Parlamento a maggioranza larghissima, non è stato nominato da Bruxelles.

Stampa questo articolo

  Il "contratto" che introduce il vincolo di mandato per il governo
Inviato da: Simonetta Astigiano - 24/05/2018, 14:48 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Ho iniziato questa[/url] interessante lettura perché, dopo aver spulciato molti commenti, ho deciso che il modo migliore per capire fosse quello di andare alle fonti. Ho compreso che ci vorrà parecchio tempo subito dopo aver letto il titolo del primo punto. 


1. IL FUNZIONAMENTO DEL GOVERNO E DEI GRUPPI PARLAMENTARI.  Non esiste forse la Costituzione e non esistono i regolamenti parlamentari che descrivono il funzionamento delle istituzioni? Sì, certo che esistono, ma evidentemente i capi politici dei due partiti più rappresentati in parlamento hanno pensato che non basta e che sia necessario  qualcosa in più per garantire "il completamento del programma di governo". Ma cosa sarebbe questo qualcosa in più?

Intanto i due "contraenti" (si tratta di fatto di un contratto privato che ha la presunzione di regolare la funzione governativa) si autonominano responsabili di tutta la politica dell'esecutivo in barba all'Art. 95 della Costituzione che stabilisce che Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. 

Poi formano un Comitato di Conciliazione così composto: i segretari dei due partiti, il Presidente del Consiglio dei Ministri (che si trova così a conciliare sé stesso), i Presidenti dei gruppi parlamentari di camera e senato dei due partiti (che saranno così vincolati al mandato), il Ministro competente (immagino in base all'oggetto della diatriba).  Meno male che un po' più avanti si riconosce il diritto ai parlamentari di presentare iniziative legislative, ma  la loro richiesta di calendarizzazione deve essere oggetto di accordo tra i capigruppo delle due forze politiche, ma non è finita, i contraenti hanno anche diritto di controllare il governo rispetto alle politiche europee, accordandosi preventivamente e in maniera puntuale (sigh!).

Sia il M5S che la Lega, nel 2015, hanno partecipato al referendum per contrastare la riforma costituzionale voluta da Boschi-Renzi, difendendo quindi l'attuale assetto istituzionale, poi si inventano un funzionamento che si colloca al di fuori delle regole costituzionali. Del resto, basta dare una sbirciatina al punto 19 (Riforme istituzionali) per scoprire il progetto di modifica della Costituzione.

Comunque, dopo aver imbrigliato il governo e vincolato i due gruppi parlamentari, ecco che arriva il liberi tutti nelle amministrazioni territoriali e per i prossimi appuntamenti elettorali, così, mentre in Liguria il M5S presenta mozioni contro il terzo valico, nell'accordo si legge che Senza un’adeguata rete di trasporto ad alta capacità non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader della logistica in Europa e nel Mediterraneo (Punto 25).



2. ACQUA PUBBLICA. Il forum nazionale dei movimenti per l'acqua ha già esaustivamente analizzato questo breve paragrafo e diramato le proprie valutazioni ([url=https://www.pressenza.com/it/2018/05/lega-m5s-al-governo-lacqua-pubblica/]LEGGI
). Mi limito a dire che è davvero poco pensare di dare corso all'esito referendario puntando tutto e solo sulla rete idrica, mentre aumentano le tariffe per l'inserimento in bolletta dei costi di manutenzione, lo sfruttamento delle risorse idriche continua a garantire profitti alle multiservizi ed a far gola alle multinazionali.



3. AGRICOLTURA E PESCA – MADE IN ITALY. Piuttosto deludente, superficiale e tutto incentrato sulla critica alle normative dell'UE a favore del protezionismo a prescindere, senza nulla dire della sostenibilità del settore dal punto di vista ambientale. Le produzioni agricole, soprattutto nel nord-est, stanno facendo danni ambientali enormi, con inquinamento e sfruttamento intensivo del territori, mentre la pesca intensiva e l'inquinamento hanno già pesantemente impoverito il nostro mare. Lo sviluppo di un'agricoltura di qualità, ecocompatibile, diversificata, che recuperi le antiche tradizioni alimentari e non sfrutti il territorio allo sfinimento, premiando invece la qualità (peraltro apprezzata in tutto il mondo), sarebbe auspicabile, così come sarebbe auspicabile promuovere una pesca altrettanto attenta all'ambiente e la diminuzione dell'inquinamento marino. Chissà se più avanti troveremo qualche riferimento alle trivellazioni ed a come queste siano dannose per l'ambiente marino.

Stampa questo articolo

  IL PARTITO LENINISTA E LA DEMOCRAZIA ORIZZONTALE
Inviato da: Piero Muo - 22/05/2018, 14:19 - Forum: Bacheca - Risposte (3)

Mi domando da mesi se Potere al Popolo che é sostenuto da due forze principali , l'una chiaramente marxista -leninista come Rifondazione Comunista e l'altra  ideologicamente altrettanto  marxista  come ex OPG possano obiettivamente consentire al varo degli strumenti indispensabili ad una vera, larga e spontanea partecipazione dal basso. Dovrebbero ,per fare questo salto, rinnegare tutti i principi fondamentali della loro ideologia organizzativa oramai secolare.
Condurre le masse, egemonizzare , coscienza di classe , lotta di classe , dittatura del proletariato, centralizzazione dei mezzi  di produzione, sono tutti concetti che sottengono ovviamente
una ferrea organizzazione partitica  , una gerarchia indiscutibile una volta che  si ha la delega, un'emanazione di fini e modalità operative provenienti dal vertice, il Comitato Centrale , una disciplina ferrea.
Come si puó pretendere  da loro che rinuncino così  in profondità ai loro principi fondatori per aderire, per moda politica o tecnologica , alla partecipazione orizzontale che implica uguaglianza perfetta dei singoli partecipanti, accogliendo la loro differenza e la loro spontaneità?

Ma allora perché Primalepersone tenta ostinatamente una quasi impossibile arrampicata sugli specchi ,assediando con i suoi  magri mezzi umani  Potere al Popolo , per portarlo verso la democrazia orizzontale che effettivamente il nome stesso del soggetto ispira?

La finalità  perseguita da Primalepersone , la democrazia partecipativa orizzontale , mi sembra invece molto più consone con la filosofia perseguita dalle idee portate avanti dall'anarchismo che sottende l'Ecosocialismo.

Ne riprendo qui alcuni concetti scritti da Murray Bookchin fin dal 1968 per chiarirne i principi che mi convincono di quello che ho sopra sostenuto:
" il "me" deve essere sempre identificabile in una rivoluzione, e non schiacciato da questa. Non vi é parola più sinistra nel vocabolario rivoluzionario che quello di " masse" . La liberazione rivoluzionaria deve essere un'auto- liberazione , una rivoluzione que tocca la dimensione sociale , che si estende alla società tutta intiera
,e non una liberazione delle " masse" o una " liberazione di classe" dietro lequali vediamo profilarsi la dominazione di una élite ,di una gerarchia, di uno stato " .
" La forma la più avvanzata in termini di coscienza di classe diviene così la coscienza di se , la concretizzazione nella vita di tutti i giorni dei grandi principi liberatori universali".
" Una societá di cui lo scopo fondamentale é l'autogestione in tutte le faccette della vita non puó realizzarsi che tramite una implicazione ed un'azione personale".
" Un gruppo rivoluzionario deve chiaramente vedere che il suo scopo non é la la presa del potere ma la sua dissoluzione, bisogna quindi che ogni gruppo rivoluzionario si sbarazzi di tutte le forme del potere , statuti ,gerarchie, proprietà ,opinioni retrograde, feticci,accessori, etichette ufficiali e di tutte le caratteristiche burocratiche e borghesi ,dalle più sottili alle più evidenti ,perché queste caratteristiche rinforzano coscientemente o inconscientemente l'autoritá e la gerarchia. Il gruppo deve rimanere aperto allo sguardo pubblico ,non solamente nelle decisioni , ma anche nella maniera tramite la quale si é arrivati a queste decisioni. Il gruppo rivoluzionario ,e Bookchin riprende la formula di Josef Weber, deve sempre essere marchiato dalla semplicitá e dalla chiarezza, , migliaia di persone non preparate devono sempre poter entrarvi ,e deve permanere trasparente e controllato da tutti" E non mi pare che sia proprio il funzionamento di Potere al Popolo , tra Comitati Organizzativi sconosciuti anche agli aderenti, tra decisioni già prese altrove, tra censure sulla pagina Facebook..

Piero

Stampa questo articolo

  Proposta Statuto Potere al Popolo
Inviato da: Athos Gualazzi - 24/04/2018, 14:24 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (4)

Al momento ci sono tre proposte sul decisionale:
i298 inserita da Marco Giustini, il testo è reperibile fuori piattaforma all'indirizzo https://goo.gl/YA7Kkp
i303 inserita da Matteo Minetti (Matteo Keplero)
i330 inserita da Athos Gualazzi

Stampa questo articolo

  Ipotesi e prospettive verso un nuovo paradigma
Inviato da: Laura Cima - 24/03/2018, 16:55 - Forum: Bacheca - Risposte (3)

Sta diventando consuetudine di crescita per me la telefonata con Mario Sommella che smettiamo regolarmente quando il suo sistema la chiude automaticamente dopo un’ora che ci ha permesso di confrontare idee, sensazioni, analisi e esperienze. Stamane abbiamo spaziato da considerazioni relative al problema del processo decisionale, delle modalitá di comunicazione, dell’ecologia, delle relazioni personali, del femminismo e della creatività. Naturalmente partendo entrambi da quanto discusso sulla mailing list e in collegamento con chi vi ha partecipato.
Abbiamo deciso di proporre sul forum alcune delle considerazioni comuni anche in vista dei contatti che si sono avviati soprattutto con i giovani di OPG’ che Mario frequenta dai tempi in cui stavamo preparando l’incontro nazionale di Primalepersone, purtroppo bloccato dalle vicende che fanno parte della nostra storia e che forse oggi siamo in grado di comprendere meglio. La mail di Matteo, democrazia diretta e organizzazione in Pap, che suggerisce a tutti i partecipanti di iscriversi alla nostra associazione per rafforzare la componente che chiede una decisionalità orizzontale, postaci all’attenzione da Athos, ci chiama ad una maggiore responsibilitá.
Sono molto contenta di questa proposta di Matteo Minghetti che puó consentire di allargarci e di prevedere finalmente una nostra assemblea  che da tanto tempo aspettiamo  Mi piacerebbe infatti che mantenessimo una spazio di elaborazione e timolo autonomo e non ci appiattissimo nell’appartenenza a potere al popolo. In questa fase e ance interessante capire a che governo andiamo incontro dopo il voto politico e mentre scrivo ascolto la proclamazione dei due presidenti: Fico alla Camera e Alberti Casellati al Senato e la marginalizzazione definitiva del PD e di LeU.
Comincio quindi a buttare giú qualche considerazione in libertà che vorrei aprisse tra di noi un dibattito che superi la questione organizzativa la quale, in mancanza di un confronto politico approfondito, rischia di ripiegarsi su forme note mentre sarebbe importante superare l‘attuale coordinamento raffazzonato per componenti per fronteggiare l’urgenza elettorale e che appena ora comincia a differenziarsi e a confrontarsi, come succede sul sito, su posizioni diverse e non sempre complementari. Rispetto a chi è entrato in parlamento e deciderà, se riesce, un governo, in che ci differenziamo, noi di plp? Come interpretiamo la richiesta di cambiamento radicale espresso con il recente voto che pap è riuscito solo marginalmente a raccogliere? Come pensiamo che si possa governare questo processo che va avanti piú velocemente di quanto riusciamo  a decodificare?
Abbiamo maturato in questi tre anni ( il nostro atto costitutivo riporta la data del 24 aprile 2015) una grande esperienza di confronto di pratiche e di idee, di saperi e di esperienze, di rapporti che si sono rafforzati e abbiamo dimostrato che tutte e tutti siamo dirigenti territoriali e nazionali come ci dicevamo con lo slogan “una persona un’idea un voto”. A questo risultato siamo arrivati con un confronto costante attraverso lqfb, la nostra mailing list, i nostri collegamenti e i nostri (pochi) incontri che hanno messo in campo un’ inedita modalitá di confronto ed elaborazione collettiva, rispettosa delle nostre diversitá e dei tempi di ciascuno, mai violenta ed aggressiva e sempre molto rispettosa e vicendevolmente curiosa. Da questo patrimonio che ha salvato le radici e le esperienze politiche di ciascuno ripartiamo utilizzando le parole chiave individuate con Mario. Abbiamo messo in atto una creativitá collettiva che dobbiamo ancora valorizzare a pieno ma che dobbiamo proporre ove agiamo politicamente perché in questa fase di transizione rapida non si puó ripetere nulla ma ogni giorno dobbiamo capire la complessità ed essere creativi: di solito ci riusciamo e siamo apprezzati proprio per questo, per l’eco che colpisce chi vuole trovare rispondenza e non adattarsi a situazioni che non fanno crescere. Soprattutto le giovani generazioni vogliono giustamente sentirsi protagonisti sociali individualmente e collettivamente. A Torino in Cavallerizza la presentazione di Here, l’evento artistico annuale che raccoglie partecipazioni internazionali, ha interessato un centinaio di ragazzi e ragazze sotto i trenta anni a cui non viene riconosciuto il diritto ad un lavoro soddisfacente e sicuro, alla partecipazione politica, ad avere una casa e farsi una famiglia: sono nomadi, frequentatori di centri sociali, spesso in attesa di andarsene, e ho incanalano la loro creativitá in manifestazioni artistiche, culturali e politiche autogestite, a cui poi collettivamente trovano una dimensione sociale o rischiano con droga e spacciatori, con gang di picchiatori e portano anche nei centri sociali aggressività negativa, cosí come nelle loro relazioni personali. Asilo Filangeri e il movimento Napoletano sono riusciti con De Magistris a dare vita ad un neomunicipalismo che non e contro le istituzioni ma appoggia o contrasta le scelte in piena autonomia e per me la vicenda di Bagnoli e la rielezione del sindaco con gli exopg che controllavano la regolarità del voto fuori dai seggi contrastando la camorra, il regolamento dell’uso civico dei beni comuni che riprende un uso mediovale ancora vigente in alcune parti del sud, mi sembrano buen vivir, come si dice in america latina meglio di buone prassi, che hanno permesso ai tanti con interessi diversi di rendere vivi nove centri abbandonati e al sindaco di emarginare la camorra senza disponibilità di denaro (o proprio per questo) e senza dover mai in sei anni sgomberare nulla ne ridurre drasticamente i servizi essenziali. Creativitá, protagonismo femminile, relazioni personali  rispettose anche con le istituzioni, sindaco, assessori, consiglieri e funzionari, Lo stesso con decide roma e carovana delle periferie, decide Livorno, Altra Liguria e Clash city workers, Assemblea 21, Cavallerizza  e parco Michelotti a Torino.
Da quando ho pubblicato il mio libro sono diventata un esperta di tesi e dottorati di ricerca per molte giovani che hanno chiaro le priorità per la loro vita, i loro studi e ricerche e il loro lavoro nell’ecofemminismo. Un quadro a cui si stanno ricollegando tante dopo la scomparsa dei verdi, anche dentro Nudm in cui esiste un tavolo nazionale molto attivo “rete-Terra-corpi-territori” Di i tanti luoghi dove esistono conflitti e rivendicazioni territoriali, di cui sarebbe utile che Pap componesse una mappa, la gran parte riguardano problemi ambientali. No tav, no terzo valico, no grandi navi,no muos, nodalmolin, notriv,no olimpiadi, no inceneritore, no smog, terra dei fuochi, nozoo, e tante altre sigle sono conflitti che riguardano questioni ecologiche e di cui spesso sono riferimenti o interlocutori istituzionali i 5 stelle. Alcune cominciano a fare riferimento a Pap, ma c’e ancora molto da collegare. Lo stesso dicasi per acqua e debito con Forum, Attac e cadtm. Per collegare queste realtà, e non solo qualche personaggio, occorre una grande sforzo comunicativo e di elaborazione che riunifichi.
Adesso mi fermo qui anche se sarebbe urgentissimo confrontarci sull’Europa e sulle monete.
 

Stampa questo articolo

  Melenchon vs. Varoufakis
Inviato da: Simonetta Astigiano - 10/03/2018, 17:37 - Forum: L'Altra Liguria - Nessuna risposta

Sulla nostra chat di watsup si è sviluppato un dibattito sulla posizione che potrà assumere Potere al Popolo rispetto alle europee. La preoccupazione è quella di una divisione tra chi appoggia Varoufakis e chi invece si sente in sintonia con Melenchon. Leggendo un po' a me pare che le due posizioni non siano contrapposte ma complementari, con DiEM che esprime una posizione di più largo respiro e la France Insoumise più incentrata sulla Francia. Melenchon vorrebbe rinegoziare i trattati europei sfruttando la posizione di forza della Francia e, eventualmente, forzare la mano uscendo. Varoufakis è orientato a reinterpretare i trattati europei e ad applicarli (in molti casi sono disattesi), per superarli attraverso un processo costituente che porti entro il 2025 ad istituzioni democratiche e sotto il controllo popolare. Questo quello che ho capito.

Qua il programma di France Insoumise tradotto da Marco Giustini https://franceinsoumiseinfo.wordpress.co...aec/laec4/
Qua il manifesto di DieM25 https://diem25.org/wp-content/uploads/20...n_long.pdf (lo trovate anche allegato)

E' anche interessante leggere il manifesto di MeRA25, il collettivo elettorale di DiEM ad Atene, che si definisce fronte greco per la disobbedienza civile, formatosi in Grecia. Il manifesto, in inglese e accessibile ai membri di DiEM, contiene alcune parti interessanti: ristrutturazione del debito, sospensione dei pagamenti a FMI e BCE, un sistema di pagamento nazionale non bancario, sforamento del patto di stabilità e altro che non capisco bene.

Buona lettura.



Allegati
.pdf   Manifesto DiEM.pdf (Dimensione: 74,98 KB / Download: 157)
Stampa questo articolo

  Tema grafico responsive per il forum
Inviato da: marcogiustini - 06/02/2018, 01:14 - Forum: Aiuto, richieste, domande e risposte. - Nessuna risposta

Siccome il forum resta l'unico strumento che permette discussioni complesse senza disturbare chi riceve solo la mailing list, vi prego di renderlo funzionale anche per chi non può leggerlo dal pc fisso di casa o ufficio.

Per farlo va installato un tema grafico di tipo responsive, che permette la visualizzazione della pagina con diversi dispositivi, pc desktop, tablet, cellulare.

Ho mandato mail a Athos

Stampa questo articolo

  Espellere Syriza dalla Sinistra Europea?!
Inviato da: Daniella Ambrosino - 01/02/2018, 13:03 - Forum: Bacheca - Risposte (10)

Siete d'accordo con l'opinione di Marco Giustini secondo cui bene ha fatto Mélanchon a chiedere l'espulsione di Tsipras dalla Sinistra Europea, cosa cui si oppone molto probabilmente Rifondazione?
Pensate come Giustini che sia addirittura una mossa strategica urgente necessaria ad "ammazzare" definitivamente il centrosinistra?

Personalmente lo ritengo un grave errore, non solo per comprensione della situazione in cui si è venuta a trovare Syriza, ma in generale perché sono contraria alle espulsioni che considero una peste della  più vecchia mentalità di sinistra, a cominciare da quella storica del "Manifesto".

Spero che Sinistra Europea non accetti questa logica di espulsioni. E questo lo dico anche avendo sempre appoggiato Varoufakis - faccio parte di Diem25 - e sapendo che Varoufakis ha in programma di fondare un partito in Grecia.

Stampa questo articolo

  Punto 12 del programma di Potere al Popolo
Inviato da: Simonetta Astigiano - 19/01/2018, 10:43 - Forum: Bacheca - Risposte (5)

È stata iniziata sulla chat di watsup una discussione sul punto in oggetto, che riguarda la questione femminista e, più in generale i diritti civili e le discriminazioni. La discussione è interessante e va approfondita per poi, eventualmente elaborare un documento di proposta, per questo penso valga la pena di parlarne più diffusamente qua.

Rompo il ghiaccio spiegando le ragioni per cui non ho mai amato particolarmente i movimenti femministi. 
La mia idea è che sia sbagliato lottare per chiedere il riconoscimento dei diritti di una categoria, sia questa legata al genere o alle preferenze sessuali. Credo si debba lottare perché i diritti siano semplicemente uguali per tutti, nel rispetto delle differenze, come del resto chiede la Costituzione. Uno degli errori che hanno fatto anche molti movimenti femministi è quello, secondo me, di voler annullare le differenze piuttosto che valorizzarle. 
Per quanto riguarda nello specifico il programma, ad esempio, trovo del tutto naturale che sulla donna cada la a maggiora parte del carico riproduttivo, ma scendo la donna che porta avanti la gravidanza, partorisce ed allatta, ed essendo irrinunciabile il legame tra mamma e bambino nei primi mesi di vita. Questa è una differenza da valorizzare, non da annullare. Diverso invece se si parla del maggior carico nell'educazione dei figli, nel lavoro di cura ed in quello casalingo, tutte incombenze che andrebbero equamente divise, senza però demonizzare le donne che scelgono liberamente di dedicarsi al lavoro domestico che, però, dovrebbe essere riconosciuto e valorizzato.
L'altro punto su cui non sono d'accordo è il diritto alla procreazione assistita, parlerei più di diritto alla genitorialità, sia perché la procreazione assistita nasconde la mercificazione del corpo (donazione di ovociti e spera, utero in affitto), sia perché ritengo che non si debbano mai forzare le barriere naturali alla procreazione (menopausa), sia perché sarebbe più importante, in un mondo sovrappopolato, favorire e facilitare le adozioni. Aggiungo che ho trovato stridente l'inserimento della procreazione assistita nei LEA a fronte del mancato inserimento delle cure dentarie e della costante diminuzione dei servizi sanitari gratuiti.

Laura ha posto un'altra questione che non ho trovato nel punto 12 del programma.

Simonetta 

Stampa questo articolo

  DISCUSSIONE DEL PROGRAMMA DI POTERE AL POPOLO
Inviato da: Piero Muo - 11/12/2017, 18:05 - Forum: Bacheca - Risposte (4)

LA PROPOSTA DI PROGRAMMA DI POTERE AL POPOLO
Oggi abbiamo insieme ribadito la necessità di discutere tra di noi la proposta di programma di Potere al Popolo.
A tutt'oggi non é  possibile, come manifestatamente desideriamo, farlo in una piattaforma  generale messa a disposizione  dal soggetto politico. Anche sul loro nuovo sito ,varato sabato non vi sono strumenti che permettano una discussione strutturata e propositiva. Eppure pareva questa la loro intenzione.
Il tempo stringe ed anche una risposta alla nostra lettera , indirizzata loro stamane , probabilmente non darà seguito in tempi utili alla messa a disposizione di strumenti prima che la formulazione definitiva dei programma sia effettuata senza possibilità di intervento trasparente di chi lo ritiene necessario.
Allora per guadagnare tempo ,sperando che ad un certo momento si possa poi proporre il nostro lavoro , tenteremo di impostare con i nostri strumenti la discussione.
Non potendo validamente confrontarci ,in tempi così brevi, con tutti i 10 capitoli del programma , possiamo sceglierne tre  tra i dieci che lo compongono  rispondendo in un  sondaggio annesso a questa discussione . Essendo una materia ampia ,complessa e non riconducibile  quindi facilmente a sintesi  da sottoporre  in una prima fase al voto in LQFB , la cosa più funzionale  é di cercare insieme lo strumento più duttile per favorire la discussione.

Stampa questo articolo

  Potere al popolo
Inviato da: Simonetta Astigiano - 30/11/2017, 20:36 - Forum: L'Altra Liguria - Risposte (1)

Il programma di Potere al Popolo mi sembra più un libro dei sogni che un vero programma elettorale. Quello che bisogna fare è dire come si intenderebbe procedere per raggiungere quegli obiettivi e, soprattutto , dove trovare i soldi per metterli in pratica.
Ci sono cose su cui non sono del tutto d’acvordo, la sanità gratuita per tutti in questo momento è un’utopia, ma si potrebbero introdurre ticket modulati in base al reddito, stesso discorso per la scuola che potrebbe andare incontro alle famiglie anche in modo diversi.
Solo per fare due esempi.

Simo

Stampa questo articolo

  Hennebique
Inviato da: Simonetta Astigiano - 22/11/2017, 19:33 - Forum: L'Altra Liguria - Nessuna risposta

Questa la proposta dell'architetto Gastaldo
Simo

01 ..CONSIDERAZIONE SU HENNEBIQUE COME OUTLET 
MA POSSIBILE che sto contenitore importante prezioso e d' archeologia industriale possa esser solo una girandola scema e continua negli anni di proposte senza senso ? Ora dico ....dopo la Fiumara e il supermaket coop alla stazione marittima??? ma quanti e quanti centri commerciali ancora devono fare ??????? Poi c'è Serravalle Scrivia ? già .a funzionare nell oltre giogo e crea problemi di traffico e inquinamento bestiale li a Serravalle !!!?....L' Hennebique deve a detta di molti architetti e urbanisti col cervello a posto a Genova e anche da ns indicazioni come [/url]
[ltr]#LegambienteGenova[/ltr]
...una struttura valoriale e alta / museale,... innovativa e moderna che completi il quadro che và dall' Acquario al museo del mare fino all' 
[ltr]#Hennebique[/ltr]
 ..che non puo' essere un mercato del pesce ? o un outet ? col traffico bestiale che implicano ste funzioni ? ..Va' vista invece una progettazione sapiente che implichi piste ciclabili e verde nel Porto antico e l' Hennebique come grande contenitore espositivo museale che abbia valenza internazionale che veda anche la riqualificazione sostenibile del contiguo 
[ltr]#Ponteparodi[/ltr]
[url=https://www.facebook.com/hashtag/ponteparodi?source=feed_text] ..lì vicino ,senza cementificazioni ma servizi eventualmente e inserimento di verde .Dobbiamo implementare il TURISMO DI INTERESSE VERSO LA NS CITTTA' NON LE MINKIATE DA OUTLET !Offrire dei brend turistici sempre piu' qualificati a venire a Ge offrendo pacchetti validi che portino a vedere Genova in tutti i suoi aspetti, compreso le colline magnifiche che abbiamo e i panorami !!trasformandola da provincia in declino..come è diventata , in citta' del mondo da vedere ! Poi altro capitolo a Ge è la ottusa ripulsa di ogni progettazione di edifici sostenibili energeticamente!!!! Oggi si puo' stare nel Mondo se si è innovativi ,non certo se si realizzano solo brutti cassoni cementizi in centri commerciali infestanti!! ,...senza il minimo approccio alle rinnovabili ! Il Porto di Ge infatti inquina !! e inquina molto di co2 benzene e polveri fini ,..colle navi in stazionamento e i motori in funzione per illuminarle le navi ! Nel nord Europa hanno invece elettrificato le banchine da fonti rinnovabili con eolico e fotovoltaico, qui siamo alla barbarie..primitiva !!!!! che ancora vedrebbe di buon occhio il carbone ! ...Manco si curano di informarsi i politici locali di Genova, nella visione arcaica e rozza del petrolio e benzina ! non capiscono che ad esempio un fabbricato come Hennebique, potrebbe essere un esperimento di buona architettura sostenibile,un fiore all' occhiello... per la città in trasformazione !con un tetto speciale ipertecnico ,fatto di eolico nel mix anche tra fotovoltaico e solare termico ... almeno provarci .Ma figuriamoci se capiscono e leggono !!! ste cose !!noi in Italia siamo governati per lo piu' in Italia ,da politici disinformati, in politica solo per avere seggiole, rappresentare la loro parte politica e avere soldi e poteri personali che non leggono e non seguono nulla di quel che succede nel mondo e qui neppure nel confronto con città portuali piu' avanzate e moderne..sostenibili,..nel Mondo,.... altro che sostenibilità a Genova !! c'è l' insostenibilità totale e il degrado dell' Italia regredita a terzo Mondo! Il terzo Mondo è nella mente chiusa e ottusa dei politici italiani che non sanno indicarci alcun orizzonte e a noi del popolo , non ci ascoltano neppure ! se si interviene e suggerisce qualcosa di utile ,non esistiamo per loro!! non ci considerano forse ci odiano pure ,.. pero' quando gli serve vogliono o vorrebbero anche i voti !


02-- UN IDEA POSSIBILE PER HENNEBIQUE 
ci hanno provato in molti modi ..albergo università ..ecc. ma l' edificio è enorme ..e la ristrutturazione è costosa ,la sua posizione pero' è di grande interesse posta vicino al museo del Mare .si dovrebbe pensare ad un grande progetto che sia un evento expo' di calibro internazionale che sia contiguo o complementare al discorso del mare ,come le navi ,le rotte, la logistica ,i porti maggiori del mondo ,le autostrade del mare negli oceani, ..alcuni pensano compreso lo scrivente a un brend come #HENNEBIQUEGENOVAPORTODELMONDO in senso di un esposizione digitale e internazionale spettacolare ,sul tema prima descritto che si interfaccia col futuro del mondo e i trasporti globali in questo xxi secolo .Nel senso Genova è un porto antico importante e conosciuto ma oggi è al 64° posto nel Mondo ..non potra' mai essere Rotterdam Anversa ecc. o peggio i super porti cinesi ma potrebbe sfruttare la sua storia nel Mediterraneo e diventare a mezzo dell' HENNEBIQUE un punto di incontro tra le grandi company del Mare del Mondo e attirare la convegnistica a Genova sul trasporto intermodale tra mare e terra ..<insomma un idea grande per una grande valorizzazione della ns città .


03 -MESSAGGIO A TOTI SU HENNEBIQUE SU FACEBOOK 
 Illustre presidente della #RegioneLiguria,proprio in rapporto a porti e logistica internazionale ,la informo che io ed altri architetti e cittadini genovesi ,tra il 2007-8 presentammo su #hennebique .oggi in discussione e in attualità al suo predecessore Burlando, un' idea per la trasformazione di quell' importante edificio che non venne presa sufficentemente in considerazione ma che potrebbe essere all' oggi di interesse.,nel quadro delle necessaria valorizzazione turistica e d' immagine di Genova di cui lei se ne fà interprete .Sull' Hennebique ci hanno provato in molti modi ad immaginarlo come ..albergo, università,centro commerciale ..ecc. ma l' edificio è enorme ..e la ristrutturazione è costosa ,in verità a noi genovesi l' eutrofizzazione dei centri commerciali degli anni scorsi in città , ci ha un pò stancato, la posizione del manufatto è di grande interesse,per imponenza ed importanza ,in quanto posta vicino al museo del Mare .si dovrebbe pensare secondo noi, ad un grande progetto che sia un evento expo' permanente di calibro internazionale che sia contiguo o complementare al discorso del #mare,come le: navi grandi portaconteiner ,le rotte, la logistica ,i porti maggiori del mondo ,le autostrade del mare negli oceani, ..alcuni pensano compreso lo scrivente,quindi a un brend come #HENNEBIQUEGENOVAPORTODELMONDO in senso metaforico ovviamente , di un esposizione digitale e internazionale spettacolare ,sul tema prima descritto che si interfaccia col futuro del mondo e i trasporti globali in questo xxi secolo in divenire .Nel senso Genova è un porto antico importante e conosciuto ma oggi è al 64° posto nel Mondo ..non potra' per la limitatezza e fragilità ns territorio, mai essere Rotterdam Anversa ecc. o peggio i super porti cinesi giganteschi ma potrebbe ben sfruttare la sua storia nel Mediterraneo e diventare a mezzo dell' HENNEBIQUE un punto di incontro tra le grandi company del Mare del Mondo e attirare la convegnistica a Genova sul trasporto intermodale tra mare e terra ..<e le grandi anche portualità internazionali ,insomma un idea grande, per una grande valorizzazione della ns città ,.si spera ,...seguendo la linea del Mare..... tra:- Acquario e Museo del Mare ed anche del nostro Salone Nautico alla Fiera .L' Hennebique confina poi anche con Ponte Parodi su cui ci fu' un concorso e anche li' un discorso urbanistico da decifrare.e ricalibrare . cordiali saluti #gastaldopaolo

Stampa questo articolo