Capacity Market: costoso, inutile e dannoso

ll mercato delle capacità energetiche è costoso, inutile e dannoso per la vera transizione energetica

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Quello che dovrebbe essere un intervento per reperire risorse energetiche necessarie a garantire l’adeguatezza del sistema elettrico italiano ai bisogni della popolazione e allo stesso tempo sostenere la conversione energetica fuori dal fossile, si dimostra un sistema per distribuire ancora una volta finanziamenti pubblici ai soliti operatori energetici che investono nel fossile: Eni, Edison, Enel. Dal carbone si passa al metano, un gas più clima alterante della CO2. Il Metano che brucia emette meno CO2 rispetto a carbone, petrolio e derivati, è vero, ma il suo effetto serra vanifica le sue minori emissioni di anidride carbonica. Secondo uno studio del 2019 di Energy Watch Group (1) se il suo impiego aumentasse se ne libererebbe di più in atmosfera durante il trasporto e i rifornimenti, e l’effetto serra complessivo aumenterebbe rispetto ad oggi. Vediamo più in dettaglio cos’è il mercato delle capacità energetiche in Italia. ll meccanismo del CM si basa su una procedura concorsuale, ovvero un’asta, cui prendono parte gli impianti ammessi a partecipare. All’asta si partecipa presentando un’offerta, i vincitori ottengono il diritto a ricevere sul periodo di riferimento (consegna) un corrispettivo fisso, espresso in €/MW/anno, corrisposto su base mensile. In termini monetari si tratta di 15 miliardi di euro da spendere in quindici anni. Lo Stato paga un prezzo fisso, anticipatamente, ad un fornitore di elettricità per quindi anni, perchè possa garantire lo stesso volume di elettricità, in ogni momento, anche se non verrà mai richiesto dal mercato. Le prime due aste sono già state aggiudicate da Enel, Edison, Eni, per circa 3 miliardi di euro. Si tratta di aiuti di Stato ad alcune aziende che, invece di investire sulla transizione a fonti rinnovabili, lo usano per finanziare l’uscita dal carbone costruendo nuove centrali a gas o ristrutturando vecchi impianti.

Le due aste sono state effettuate il 6 novembre 2019 (con anno di consegna 2022) e l’altra il ventotto novembre 2019 (anno di consegna 2023), senza che si ponesse alcuna condizione a favore della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Nella prima asta, su 40,9 GW assegnati, solo 1 GW è andato alle rinnovabili. Nella seconda, del 28 novembre, su 43,4 GW, agli investimenti verdi sono andati 1,3 GW. Di questi, quasi 35 GW riguardano capacità esistente e 1,7 nuova capacità principalmente con centrali turbogas.
Enel ed Edison si sono aggiudicate entrambe le aste per realizzare la conversione di vecchie centrali a carbone in centrali a gas, e per costruirne di nuove. Enel a Brindisi, Civitavecchia, La Spezia e Fusina.

Edison, il colosso francese dell’energia ( controllata completamente dalla EDF francese) installerà a Marghera un nuovo impianto da 700 MW incassando 163 Mln di euro dall’asta per il 2022, e 130 Mln da quella per il 2023.

A Presenzano, in provincia di Caserta, Edison ha sbloccato un progetto che aveva in cantiere da molti anni grazie a questo mercato e riceverà un finanziamento da 750 Mln di euro nei prossimi 15 anni. Contro questo progetto è sorto un comitato territoriale che si è rivolto al Tar perché il funzionamento previsto per l’impianto, con il continuo spegnimento e accensione della centrale (che non lavora a regime costante ma secondo necessità ) inquinerà in proporzione di più rispetto al caso in cui la centrale funzionasse costantemente.
Si tratta di un investimento privato importante, ritenuto inutile e inquinante, coperto con soldi pubblici, il cui costo sarà sostenuto dai consumatori italiani con un aumento delle bollette.
Doveroso quindi chiederci se questo meccanismo delle aste per lo sviluppo di capacità energetica sia veramente indispensabile, visto che oltre ad essere costoso non ci aiuta ad uscire dal sistema dei combustibili fossili, in totale contraddizione con il memorandum siglato anche recentemente a Glasgow per l’azzeramento dei finanziamenti pubblici al fossile. Sono molte le voci critiche rispetto a questa scelta, che dovrebbe garantire la stabilità e la sicurezza del sistema elettrico nazionale e la transizione energetica verso fonti rinnovabili. Questo progetto, indicato dal Piano Nazionale per il Clima (PNIEC) come “strumento indispensabile di medio periodo”, sembrerebbe in realtà non necessario, ed in manifesta antitesi rispetto ad una autentica transizione energetica verso fonti alternative, che tenderà a rallentare. In Italia abbiamo infatti una situazione di “over capacity”, ovvero di sovracapacità energetica che si aggira intorno a 120 MWatt, circa il doppio del picco di domanda che si è verificato nel 2015.

Il “Regulatory assistance project” (2) di Bruxelles, che ha realizzato a fine 2019 uno studio sul mercato della capacità energetica in Italia sostiene che esso è quindi ingiustificato. Si legge infatti nel report che «il surplus di energia in Italia è attualmente molto alto, del 30% almeno in tutto il Paese e del 10% nel nord del Paese, mentre di solito il surplus si attesta intorno al 4%». Christos Kolokathis (RAP), autore dello studio, ha dichiarato a Investigate-Europe (3) che «L’analisi dell’operatore (Terna) che giustifica il bisogno di un capacity market, è molto conservativa. Le previsioni di domanda di elettricità sono troppo alte. Ci aspettiamo quindi che il capacity porterà a una sovraproduzione, al blocco verso le fonti fossili e, soprattutto, a un ingiustificato aumento della bolletta per i consumatori, che alla fine pagano il conto».

Il governo dovrebbe investire molto di più nelle nuove fonti di energia, pagando le aste per le rinnovabili più di quelle per il gas, cosi’ da creare un incentivo a investire in particolare in fotovoltaico ed eolico, per una reale uscita dal fossile e non per una semplice pennellata di green. Ci vorrebbero politiche di sostegno verso queste fonti alternative con impianti di accumulo diversificati e contestualmente misure concrete per la riduzione del consumo di energia».

Molto critico anche il mondo delle imprese verdi che reputano questa operazione “una misura tutta a vantaggio delle fonti fossili” Anche la responsabile Energia di Legambiente afferma che l’Italia non ha bisogno di un “capacity market” perché abbiamo già una sovracapacità di produzione energetica. Quindi semmai dovessimo compensare le perdite di produzione causate dall’uscita totale del carbone, prevista per il 2025, potremmo piuttosto puntare sulla costruzione di centrali eoliche e fotovoltaiche. Il ministro Cingolati nonostante affermi che con la consapevolezza di oggi non avrebbe senso firmare il “capacity market” come è stato fatto nel 2019, interviene a favore dello stesso e concede altri 4 mesi di tempo oltre il previsto per il rilascio delle autorizzazioni a costruire. Poteva approfittare di questo intoppo burocratico per fermare, almeno parzialmente, un progetto che lui stesso ritiene non avere più senso. Nel 2019, quando sono state indette le aste per il 2022 e il 2023, nessun partecipante aveva in mano le autorizzazioni per costruire e Terna ha consentito di partecipare a condizione di avere i via libera entro fine 2020. Quella scadenza è trascorsa con gli iter autorizzativi ancora in corso. A fine giugno erano a un buon punto del processo autorizzativo meno di un terzo degli impianti ( su un totale di circa 4 mila MG). Terna non poteva fare più nulla anche perché nel frattempo si avvicinava il momento di cominciare a ragione sulle aste per la capacità del 2024. Il ministro Cingolati ha così deciso di intervenire, concedendo altri 4 mesi di tempo per ottenere i permessi.

Nel Regno Unito il capacity market è stato già condannato nel 2018 dalla Corte di Giustizia Europea per un programma giudicato illegale. La start-up Tempus energy, all’origine della denuncia a Londra, ha cominciato ora un processo simile in Polonia, sempre contro il capacity market. In Italia i cittadini o i tribunali riusciranno a dare la giusta curvatura ad una transizione energetica che paradossalmente vorrebbe farci uscire dal carbone con un gas , il metano, che può avere effetti sul clima ancora più devastanti della CO2?

1 www.energywatchgroup.org
2 https://www.raponline.org
3 https://www.investigate-europe.eu/it/chi-siamo

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