Alessandro Capuzzo, Intervento alla Conferenza PACE e DIRITTI nel Mediterraneo, Palermo

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di Alessandro Capuzzo 

Intervento alla Conferenza PACE E DIRITTI NEL MEDITERRANEO , svoltasi a Palermo il 13 -14 novembre 2015, organizzata da PRIMALEPERSONE  e ADIF
in collaborazione con il Comune e l’Università di Palermo, con il patrocinio dell’ANCI Sicilia ed il contributo del GUE/NGL

Da lungo tempo era attesa una iniziativa come questa conferenza, “PACE E DIRITTI NEL MEDITERRANEO”, e ringrazio Primalepersone attraverso Antonella Leto, assieme a Fulvio Vassallo Paleologo ed ADIF, Comune e Università di Palermo, il gruppo parlamentare europeo GUE/NGL e ad ANCI Sicilia, per averla costruita. Mi spiego:

La messa in relazione dei diritti delle persone migranti, col tema della Pace e la smilitarizzazione, e vi aggiungerei la denuclearizzazione, del Mediterraneo, rappresenta uno snodo ineludibile per affrontare i due problemi, che sono strettamente connessi tra loro, come pure coi mutamenti climatici, sempre più spesso a causa degli esodi in atto.

I Governi dell’Unione europea hanno pesanti responsabilità nel caos e le guerre da cui promana il flusso attuale di profughi. Ma, come sostiene Guido Viale, non sembrano aver compreso la realtà di questo cataclisma sociale, e le sue drammatiche conseguenze. Ed ora, che la crisi li ha investiti in pieno, si affidano alle missioni militari. Proprio a Trapani Birgi nei giorni scorsi, è terminata la più grande esercitazione Nato dai tempi della guerra fredda, la Trident Juncture, realizzata anche in Spagna Portogallo e Sardegna e foriera di nuovi interventi armati.

La Sicilia coi suoi impianti militari e gli hub per migranti, rappresenta un avamposto strategico della situazione in Italia, al pari del Friuli Venezia Giulia, dal quale provengo; che aveva rappresentato nel periodo della guerra fredda, un baluardo verso la Russia ed il blocco comunista: guerra fredda, che sta tornando inesorabilmente a riscaldarsi, e che ha lasciato nella Regione oltre alle basi rimaste operative, Aviano in primis, decine e decine di strutture militari abbandonate sul territorio. Lo stesso ruolo strategico il Friuli Venezia Giulia lo sta assumendo, a causa dello sviluppo esponenziale dei passaggi di migranti via terra, con l’improvviso allargamento della grande via d’accesso balcanica, dove si palesa una volta di più l’incapacità dell’Unione europea e dei Paesi dell’area nel gestire il problema. Basta osservare la mediatica e reale costruzione di reti e muri su quelle frontiere. Da ultimo tra Slovenia e Croazia. Gianfranco Schiavone, che fa parte per l’Asgi del panel di questo convegno, può cogliere molto bene la situazione dell’area dal suo punto d’osservazione operativo, nel Consorzio italiano di solidarietà di Trieste.

Riporto un passo della locandina del Convegno: Obiettivo della Conferenza sarà l’elaborazione di proposte concrete per promuovere forme nuove di partecipazione democratica …

Vorrei centrare il mio intervento citando Alexander Langer e la sua iniziativa al Parlamento europeo, volta alla realizzazione dei Corpi civili di pace per la prevenzione dei conflitti, sviluppata nel 1995 sulla base delle esperienze nonviolente maturate nella prima guerra del Golfo e in Jugoslavia. Iniziativa che da allora ha compiuto alcuni passi avanti, ma in assenza di una chiara decisione politica sulla loro realizzazione. Alcuni Paesi, tra i quali la Germania, hanno provveduto intanto alla realizzazione di organismi simili ai Ccp, con iniziative proprie.

Un Corpo Civile di Pace si configura come strumento civile permanente, composto di volontari e professionisti della società civile, finanziato e gestito da un’autorità centrale legittim, con compiti di monitoraggio, comunicazione, interposizione, ricostruzione di nessi e “confidence building” fra le parti.

La situazione riguardo alla creazione di Corpi civili di pace in Italia, è in questo momento propizia, poichè a fronte delle perduranti divisioni esistenti nel Movimento pacifista, dovute per buona parte all’indebita influenza della politica nelle sue attività, sono stati raggiunti a fatica, tra gli altri, due traguardi importanti:

– L’emendamento alla finanziaria 2013, proposto da Giulio Marcon col gruppo di “Parlamentari per la pace”, ha aperto le porte al primo esperimento di Servizio Civile di Pace all’estero, per il quale è stato emesso un decreto attuativo ministeriale. Quasi due anni fa, il parlamento italiano ha approvato con la legge di stabilità, una misura necessaria alla sperimentazione dei Corpi civili di pace: il finanziamento per la formazione e l’invio in missione di 500 giovani serviziocivilisti, nell’arco di tre anni, in aree di conflitto. Sperimentazione non ancora partita nonostante da diversi anni si sia consolidata nel Paese, una vasta esperienza promossa da associazioni ed organizzazioni nonviolente e pacifiste, che hanno dato vita ad interventi di Corpi civili di pace in tante aree di conflitto. Dall’Iraq alla Bosnia al Kosovo, a pressochè tutti i Paesi del Medio Oriente; in Africa, Sud America ed altrove nel Mondo.

Una volta sbrogliati gli ultimi ostacoli, partiranno i primi progetti di utilizzo, che potrebbero anche emergere dalle idee discusse oggi al Convegno di Palermo. Un 20% del Servizio civile di pace, verrà riservato tra l’altro a progetti da realizzare sul territorio italiano.

– Il secondo importante traguardo, consiste nel buon andamento della Campagna sul Progetto di legge d’iniziativa popolare, per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile in Italia, promosso da Tavolo Interventi Civili di Pace, Sbilanciamoci !, Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile, Rete Disarmo, Forum Nazionale Servizio Civile e Rete per la Pace. Le 53000 firme raccolte, sono state consegnate il 2 giugno Festa della Repubblica alla Presidenza della Camera. Ora parte la seconda fase, con l’affidamento della proposta di Legge sulla Difesa Civile non armata e nonviolenta, alla discussione parlamentare.                                                                                 

Inizia il 15 dicembre, Giornata del Servizio Civile e dell’Obiezione di coscienza, la spinta in questo senso sui contenuti della Campagna in questione, il cui obiettivo è di dare uno strumento in mano ai cittadini, per organizzare per mezzo dello Stato, la difesa civile non armata e nonviolenta ossia – come dicono Martina Pignatti ed altri esponenti della Campagna – la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; nonchè la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa quindi dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente, dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni, anziché il finanziamento di cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono, e lo rendono invece  minaccioso agli occhi del mondo. E perchè no, anche la difesa dei diritti dei Rifugiati !

Lo strumento politico della legge di iniziativa popolare, vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza e minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11) difende i diritti di cittadinanza, ed affida a ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (art. 52).

Penso che molti degli attivisti che si occupano di migrazioni, anche qui presenti a Palermo, si possano riconoscere nelle definizioni fin qui citate.

Angelo Gandolfi dei Berretti bianchi, presente al convegno con la mostra di foto sul presidio coi profughi a Ventimiglia e le tavole a fumetti intitolate “La Bolla”, insieme ad Alberto L’Abate, presidente onorario di Ipri – Rete Corpi civili di pace e fondatore del corso in Scienza della pace all’Università di Firenze, hanno steso nei mesi scorsi un appello all’azione sulla situazione dele migrazioni, condiviso dal sindaco di Messina Accorinti e dal congresso del MIR qui a Palermo; appello nel quale si prevede lo studio di una collaborazione coi progetti d’intervento esistenti, come ad esempio quelli di Sea Watch e Medici Senza Frontiere qui citati ( ora abbiamo sentito pure dell’interessante progetto di “telefono di soccorso” ) sulla  base del nostro criterio di lavoro, fondato sul rapporto fra Ricerca e Azione, che fece la forza di grandi testimoni della nonviolenza, come ad esempio Danilo Dolci.

La filosofia di questo appello d’intervento, è stata inserita in uno spettacolo realizzato da Alberto il 13 ottobre scorso, che nella parte finale tratta dell’approccio coi rifugiati, sull’esempio di tanti attivisti che partecipano a questo lavoro, concretizzando dei Corpi civili di pace di fatto.

La condizione che potrebbe realizzare un “di più”, in termini di apporto costruttivo agli interventi futuri, è data a mio parere dal fatto che gli attivisti, quelli già impegnati e quelli da coinvolgere nell’ambito del Movimento per la pace, potrebbero essere affiancati dai giovani partecipanti al Servizio Civile nazionale di Pace sopra citato, all’Estero come in Italia. Da quelli cioè che diverranno a breve i primi Corpi civili di pace riconosciuti dalle istituzioni italiane. In continuità con la nobile tradizione nell’Obiezione di Coscienza e nel Servizio Civile del nostro paese.

Le lungaggini che – non a caso – stanno rallentando la realizzazione del Servizio civile di pace, potrebbero darci l’opportunità di costruire una sorta di progettazione trasversale, adatta alle necessità che si ritenessero opportune, per il conseguimento di determinati risultati, col coinvolgimento di tutte le associazioni e le organizzazioni interessate.

E di inserire questa progettazione nell’elaborazione in corso sul tema delicato e complesso dell’immigrazione, in sincronia con lo sviluppo della Campagna sul Progetto di Legge d’iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento della Difesa Civile in Italia.

Concludo l’intervento informando che, con la Federazione amici della bicicletta, Libera ed il Centro per lo Sviluppo Creativo, stiamo organizzando assieme al Comitato pace e convivenza di Trieste, l’iniziativa “Bici Libera Tutti – Due ruote in ascolto nella Sicilia di Danilo Dolci, precursore dell’antimafia” che avrà luogo la settimana di Pasqua 2016.

In una giornata di permanenza a Palermo della comitiva ciclistica, vogliamo poter prevedere una iniziativa dedicata ai Rifugiati; perchè pensiamo che – se oggi fosse con noi – Danilo se ne occuperebbe.

Sembra realistico prevedere che in quel periodo possa prendere avvio la sperimentazione istituzionale dei Corpi civili di pace italiani. Sapremo impegnare e formare i giovani aderenti al Servizio Civile di Pace, anche in missioni di accoglienza e solidarietà ai rifugiati ?

Alessandro Capuzzo
IPRI – RETECCP
Istituto italiano di ricerca per la pace – Rete corpi civili di pace

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