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femminismo
#1
Anche in AE, come in tutte le altre forze politiche, non c'è spazio per affrontare le questioni politiche e di vita dal punto di vista di donne autonome, che hanno riflettuto sulla loro libertà e su come liberarsi dal potere patriarcale, sia a livello simbolico che a livello molto concreto.
Ho scritto la mia esperienza di movimento e di politica istituzionale come femminista nel mio "Il complesso di Penelope" e tanti libri, articoli, iniziative e progetti di legge sono in circolazione. Mi piacerebbe capire come affrontare anche la contraddizione U/d dentro il percorso di AE, trovando donne e uomini disponibili a confrontarsi. Sono certa che ci arricchirebbe e ci potrebbe far avvicinare da tante donne, giovani e meno giovani, che attualmente non sopportano più il maschilismo della politica italiana, anche in forze politiche che sembrerebbero nuove e che invece si adeguano rapidamente al modello imperante.
Le ultime votazioni su leggi regionali in Puglia, a Trento, in Abruzzo che hanno respinto la doppia preferenza di genere, dimostrano come il maschilismo non abbia confini tra destra e sinistra. Ministre renziane e tante assessore in giro per l'Italia, obbediscono a chi le ha coptate e non dimostrano nessuna capacità di esprimere una politica autonoma e differente da quella maschile, più vicina ai problemi concreti e alla quotidiianità, più capace di misurarsi con una democrazia partecipata, con la capacità di fare quello che le nostre le 21 costituenti hanno saputo fare scrivendo, con le loro differenze, quella prima parte della nostra Costituzione che nessuno osa toccare anche se in realtà a poco a poco la si sta svuotando a cominciare dall'art 1 e dall'art.3. La parte relativa ai poteri dello stato è stata scritta da soli uomini, e in nome del potere altri uomini tentano continuamente di rimaneggiarla e con l'Italicum abbiamo veramente raggiunto il livello più pericoloso per la nostra democrazia.
Per questo con Monica Lanfranco di Marea che questo mese compie 20 anni( la rivista, lei qualcuno in più) abbiamo invitato in Italia Soraya Post. europarlamentare svedese eletta con il suo partito femminista che con lo slogan "fuori i razzisti dentro le femministe" ha preso un 5,3%. Per ora sarà a Genova il 18 a Palazzo Ducale,a Torino il 19  tra la regione, l'avvocatura, il coordinamento delle associazioni e LGBT, e il 20 a Imola, a due passi da Bologna.
Chiunque voglia maggiori informazioni può richiedermele cimalaura@gmail.com o al mio account si FB o sul mio blog dove troverete anche tante considerazioni interessanti http://www.lauracima..it
Laura Cima   
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#2
(04/03/2015, 11:08)Laura Cima Ha scritto:  Mi piacerebbe capire come affrontare anche la contraddizione U/d dentro il percorso di AE, trovando donne e uomini disponibili a confrontarsi. Sono certa che ci arricchirebbe e ci potrebbe far avvicinare da tante donne, giovani e meno giovani, che attualmente non sopportano più il maschilismo della politica italiana, anche in forze politiche che sembrerebbero nuove e che invece si adeguano rapidamente al modello imperante.
Le ultime votazioni su leggi regionali in Puglia, a Trento, in Abruzzo che hanno respinto la doppia preferenza di genere, dimostrano come il maschilismo non abbia confini tra destra e sinistra. Ministre renziane e tante assessore in giro per l'Italia, obbediscono a chi le ha coptate e non dimostrano nessuna capacità di esprimere una politica autonoma e differente da quella maschile, più vicina ai problemi concreti e alla quotidiianità, più capace di misurarsi con una democrazia partecipata, con la capacità di fare quello che le nostre le 21 costituenti hanno saputo fare scrivendo, con le loro differenze, quella prima parte della nostra Costituzione che nessuno osa toccare anche se in realtà a poco a poco la si sta svuotando a cominciare dall'art 1 e dall'art.3. La parte relativa ai poteri dello stato è stata scritta da soli uomini, e in nome del potere altri uomini tentano continuamente di rimaneggiarla e con l'Italicum abbiamo veramente raggiunto il livello più pericoloso per la nostra democrazia.

Hai ragione Laura, questo potrebbe rappresentare la partenza di un gruppo di lavoro aperto. Ti ringrazio d'aver ricordato l'impegno costruttivo delle nostre 21 costituenti e il loro splendido risultato.
Ripartiamo da una pratica della politica che le donne hanno sempre orgogliosamente rivendicato semplicemente perché concretamente praticato. L'attenzione al bene comune, alla relazione con le persone e alla condivisione di valori e responsabilità.

Manca qualcosa? Smile

Ora posto il link su fb per chiedere la partecipazione di altre e altri.
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#3
Grazie per chi ha incominciato a intervenire qui, e su FB, e a invitare amiche e amici alla discussione che ho aperto sul femminismo. Ci sarebbe molto da dire, e spero che comincerete Voi. Nel frattempo, sul tema Le donne e il potere i Italia, che è il sottotitolo del mio libro invito chi sta a Torino e dintorni a partecipare a questo evento che Il molo di Lilith ha messo in programma per la serata del 10 marzo:
http://www.molodililith.it/calendario/725-il-complesso-di-penelope.html
[Immagine: donne2b.jpg]
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#4
 Laura Cima ha scritto:
"Mi piacerebbe capire come affrontare anche la contraddizione U/d dentro il percorso di AE, trovando donne e uomini disponibili a confrontarsi. Sono certa che ci arricchirebbe e ci potrebbe far avvicinare da tante donne, giovani e meno giovani, che attualmente non sopportano più il maschilismo della politica italiana, anche in forze politiche che sembrerebbero nuove e che invece si adeguano rapidamente al modello imperante."

Laura, sai che mi troverai sempre disponibilissimo al confronto, anche sui temi che riguardano le "contraddizioni u/d" (per usare le tue parole).La politica è ancora troppo maschilista? Forse sì e forse no. Certamante avrei preferito che si scegliesse una donna come Presidente della Repubblica. Sarebbe stato un bel segnale per tutti, sia in italia che all'estero. Ma francamente con i nomi di donne che circolavano (Finocchiaro, Severino, ) sono più che contento che la scelta del Parlamento sia ricaduta su Sergio Mattarella, una Persona che stimo molto eche sono sicuro svolgerà bene il suo mandato di garante e di difensore della Costituzione.

Laura  Cima ha scritto:
"Le ultime votazioni .... che hanno respinto la doppia preferenza di genere, dimostrano come il maschilismo non abbia confini tra destra e sinistra. Ministre renziane e tante assessore in giro per l'Italia, obbediscono a chi le ha coptate e non dimostrano nessuna capacità di esprimere una politica autonoma e differente da quella maschile, più vicina ai problemi concreti e alla quotidiianità, più capace di misurarsi con una democrazia partecipata, con la capacità di fare quello che le nostre le 21 costituenti hanno saputo fare"
 
Il vero problema lo trovo invece nel metodo della "cooptazione" che riguarda sì le "ministre", sia dell'era berlusconiana che quella attuale di Renzi: bellocce e con curriculum vitae non eccelso o inesistente.
Ma questo metodo però riguarda tutti e tutte. Vengono cooptate sia le donne che gli uomini. In Parlamento e persino, con i listini bloccati, nei consigli regionali. Il metodo della cooptazione in politica, lo considero "bastardo" perchè da un lato mette il potere nelle mani del Principe e dei baroni di turno e dall'altro lascia i sudditi servi. Sembra essere ritornati nel medio evo, con principi, baroni e potentati locali, pochi, mediocri e di appartenenza dinastica. Infatti sembra essere ritornato di moda Macchiavelli con il suo Principe e con "il fine che giustifica i mezzi".
Di fronte a tutto ciò, a noi, il popolo,  indistintamente donne e uomini, ci vengono sottratte le regole basilari della democrazia la quale si basa sul fatto che il "potere appartiene al popolo sovrano" e che "tutti sono uguali di fronte alla legge" a prescindere dal sesso, dalla fede religiosa, dal credo politico, dalla ricchezza/povertà. Ci vengono negati persino i diritti  sanciti della Costituzione Repubblicana e ci vengono sottratti i diritti sui Beni Comuni in senso lato.
Insomma, per fermarmi qui, trovo che insieme, donne e uomini di questo Paese, abbiamo necessità di marciare insieme con pari dignità (non sancita da leggi e regolamenti ma dalla Persona in gioco), con assunzione di ruoli e meriti in proporzione al valore della simgola Persona.
Il "Prima le Persone", che è stato scelto come slogan da AET, ci mette tutte/i sullo stesso piano. Insieme, solo insieme, riusciremo nell'impresa di Cambiare il mondo e farlo più giusto, liberi e  uguali tra loro gli umani.
Almeno, io la penso così
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#5
Carissime/i, finalmente trovo il tempo di inserirmi nella vostra discussione. grazie Laura, Lucia e Pino.
Quanto afferma Laura sul tema donne e AE è assolutamente reale: nell'ultimo incontro del COT non si è voluta far passare la parità di genere dei delegati. Si è demandata la decisione al gruppetto organizzatore dei soliti noti. Può essere che poi passi, ma l'ostracismo di un un paio di uomini a cui tutti, e soprattutto tutte, si sono adeguati (comprese le femministe storiche), è esemplificativo. Per non parlare di come si vedano spessissimo donne in presidenza, controllate da alcuni uomini, aggiustare il tiro non appena questi lanciano loro un'occhiata. Due fotografie ferme di una realtà molto ricca di esempi. E sono donne che propugnano valori e idee femministe, che scrivono articoli che scendono in piazza per questo, che inorridiscono, genuinamente, di fronte a episodi di discriminazione, ecc.
Non sono più, ma forse non è mai stato così, le appartenenze, le identità, le definizioni che sono indicative e/o motori di cambiamento, ma le scelte personali e le relazioni concrete che trasformano, o meno, il contesto.
Ma è parimenti importante scrivere, parlare con le donne e con gli uomini, far riflettere e cercare di portare l'argomento nella discussione pubblica, intelligentemente, come fa Laura durante le presentazioni del suo libro, intersecando dimensione storica e attualità, dimensione sociale e personale, nella migliore tradizione femminista e femminile che sa e vuole sviluppare un discorso sociale "tessendolo" nella vita e nella storia personale.
Questo è l'aspetto del femminismo che apprezzo di più, meno, Laura lo sa, le retoriche un po' superate.
Quello che non passa e non passerà mai della rivoluzione femminista è il disvelamento del gioco di potere nei ruoli, nelle relazioni sociali, nelle relazioni interpersonali, familiari e di coppia. L'ecofemminismo ha ben colto come il rapporto di potere che permea la relazione uomo-donna sia centrale nella definizione di ogni altro rapporto dell'essere umano con la natura, il mondo animale, l'approccio alla comunità e alla società.
E quando si parla di potere, la politica, è un bel punto di osservazione e, quindi, una buona palestra sociale dove sperimentare nuove modalità relazionali. Non è facile. Lo so bene. In questo mesi in AE ho vissuto sulla mia pelle (nessun problema perchè sono allenata!) forme di maschilismo pesante da uomini che, parimenti alle donne di cui sopra, inorridirebbero nel sentirsi definire dei maschilisti. E' assoluta normalità e sicuramente liquiderebbero questo mio discorso come vittimismo o come strumentale ad altro (nel loro stile). Dicevo è stato difficile, non solo per la violenza di certe modalità ma, soprattutto, per la difficoltà di misurare la reazione: ti portano sul loro terreno e sei costretta a subire o accettare il loro gioco. Tutto questo non può essere demandato unicamente alle singole donne (che devono fare la loro parte), va fatta una riflessione sulle regole (parità di genere ovviamente e altro) ma anche rispetto alle forme e i modi del fare politica, l'organizzazione, le metodologie di lavoro, di discussione, di decisione, rispetto alle forme di costruzione collettiva delle prassi e delle idee, sui concreti vissuti e esperienze di uomini e di donne. Non voglio certo trasformare un progetto politico in una terapia di gruppo, ovviamente, ma il cambiamento passa dalla redifinizione delle regole condivise ma anche, dalla messa in gioco di tutte/i nella pratica quotidiana.
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#6
inserisco il comunicato stampa di una interessante delegazione:
COMUNICATO STAMPA

ROMA, BERLINO, ISTANBUL, VIENNA
“Serve con urgenza una maggiore attenzione alle esigenze specifiche di donne e bambine sopravvissute al conflitto con ISIS. Tutti i campi dovrebbero ricevere dei fondi per garantire assistenza primaria a donne e bambini, non solo quelli dove ci sono presidi internazionali.”. Questa la priorità identificata dalla delegazione internazionale di donne giuriste, accompagnate da una psichiatra, una video-maker, una giornalista ed una farmacista che ha visitato per una settimana i centri che accolgono le popolazioni sfuggite all’ISIS in Turchia, Kurdistan iracheno  e Rojava.
La delegazione è stata organizzata da IADL (Associazione Internazionale avvocati democratici), in collaborazione con  AED-EDL (European Democratic Lawyers) e  ELDH (European Association of Lawyers for Democracy and World Human Rights) al fine di verificare e documentare le violazioni dei diritti umani delle donne nel contesto del conflitto con Isis. Hanno preso parte alla delegazione attiviste ed esperte in diritti umani che fanno parte di diverse organizzazioni.
Le delegate nel  corso della visita hanno incontrato donne esponenti delle associazioni, delle istituzioni, vittime e testimoni dirette della violenza.
La delegazione ha visitato nel Kurdistan iracheno, in Rojava e Turchia campi governativi e non governativi dove sono accolte donne provenienti dalle aree di  Shengal e Kobane.
Gli Stati hanno l’obbligo di garantire una uguale distribuzione dei fondi e degli aiuti internazionali, per assicurare il soddisfacimento delle condizioni di vita elementari delle persone accolte in tutti i campi, e di provvedere a garantire un numero adeguato di personale e servizi di supporto specifici per le esigenze femminili. E’ stato notato favorevolmente che là dove esistono luoghi di ascolto e di rappresentanza femminile all’interno dei campi, le donne hanno espresso una maggiore positività, nonostante le comuni difficoltà materiali.
Le testimonianze raccolte hanno confermato la brutalità dei crimini commessi da Isis: il femminicidio, nelle forme già rese note dai media internazionali, fa parte integrante delle tattiche di annientamento delle popolazioni colpite.
Gli esiti della ricerca saranno presentati in un rapporto che verrà presentato alle Nazioni Unite nel corso della 29ma sessione del Consiglio dei Diritti Umani di Giugno a Ginevra, insieme ad una esposizione del  lavoro grafico illustrato di Stefania Spanò (in arte Anarkikka), che ha preso parte alla  delegazione. 
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#7
 

Governare verso un mondo diverso
 
Una doverosa premessa
La prima cosa che dico con chiarezza se mi si chiede di donne e potere è che il sostantivo maschile, a differenza del verbo ausiliare, identifica il modo patriarcale di sottomettere per sentirsi forti e appagati. Sottomettere chi si ritiene più debole socialmente (fino a qualche tempo fa si teorizzava che le donne lo fossero anche fisicamente), quindi esercitare potere sui vinti, sui sottomessi, sui dipendenti, sui giovani e predare il territorio (natura, animali, suolo) ma anche nazioni, ricchezze e donne dei vinti.
A differenza di società matrifocali dove vige ancora oggi, in quelle sopravvissute, l'economia del dono insieme alla solidarietà tra i generi e le generazioni, al rispetto per l'altro e per la terra, quelle patriarcali si sono caratterizzate da subito per la loro politica di aggressione, come a dimostrare che solo chi rapinava e possedeva era un vero capo e, quindi, si presumeva avesse un fallo invidiabile.
Chi era posseduta o posseduto aveva forse una “falla”, per riprendere il nome della rivista che mi ospita.
Non so di psicanalisi se non quel poco che qualche lettura mi ha insegnato, ma un meccanismo che ho sperimentato continuamente da parte di deboli che vogliono invece far credere di essere forti e' quello della proiezione su altri delle proprie debolezze nel gioco al massacro a cui la prevaricazione induce.
Un altro gioco è quello di dotarsi di simboli pieni di potere contrapponendoli a quelli svuotati di.., la logica delle antinomie che si riconducono a uomo e donna, cioè soggetti costruiti culturalmente, piuttosto che a maschio e femmina, termini che rimandano a una identificazione di sesso.
Se vogliamo divertirci a riempire due colonne con aggettivi che il nostro linguaggio assegna a uomini (pieno, cacciatore, razionale..) e donne (vuoto, preda, emotivo...) o pensare a cosa si contrappone al potere,cioè l'amore che si riconduce a esperienze soprattutto materne, come la cura, non tarderemo a scoprire che l'invidia del fallo in realtà nasconde una ben più profonda invidia dell'utero fecondato.
Questo voglio asserire subito in premessa: il potere patriarcale è un surrogato. Del potere di dare la vita o non darla. L'invidia è per la donna madre, quella che crea e ti ha creato.
Per questo bisogna sottometterla,lei e i suoi figli che le dipendono. La terra che fa fruttare il seme va controllata ed è bene impadronirsene e recintarla.
Alle dee amiche vanno sostituiti dei capricciosi, fino ad arrivare all'unico Dio, quello che ha il potere su tutto il creato e lo da a re ed imperatori, ed anche ai padri.[1]
 
Il patriarcato oggi
Dunque sono passati millenni e il sistema patriarcale è in crisi. Le ragioni sono ancora tutte da indagare e mi sembrerebbe urgente farlo in questa fase in cui il paradigma novecentesco è ormai svuotato delle sue ideologie e il modello di rapina, fatto proprio da finanza e banche, da multinazionali e dai sempre più ricchi di ogni luogo, mette a rischio la sopravvivenza stessa della vita sul nostro pianeta.
Provare a farlo con le vecchie categorie, senza partire dalla premessa che si deve all'ultimo femminismo del novecento (quello che ha cambiato più di tante lotte e due guerre senza spargere una goccia di sangue) non ci porterebbe lontano.
Partire da sè per analizzare la realtà in cui si vive è una semplice scoperta dei gruppi di autocoscienza che hanno permesso alle donne oppresse da uomini, di liberarsene, mettendo al centro il proprio corpo.
Il corpo unico e irripetibile, come la propria esperienza di vita e l'intuito che lo comprende nella sua interezza, mentre il ragionamento parte da una mente che si astrae. Che dimentica i limiti del proprio corpo, le sofferenze che si infliggono ad altri, la bellezza che si viola e si distrugge.
Quindi una donna che si misura col il potere feroce dei maschi dell'Isis o con quello più mascherato dei servi del neoliberismo, come può accedere a processi decisionali? E, se ci riesce mettendo in atto tutte le sue capacità, come può cambiare questa società ingiusta e votata all'autodistruzione?
Metto insieme i due estremi del patriarcato di oggi, quello sanguinario del Califfato, che regge il suo potere sulla paura, che decapita, che manda bambine e bambini a distruggere come bombe umane, che rapisce le studentesse e le vende al mercato delle schiave, con quello neoliberista che uccide in modo meno appariscente per esempio privando di passaporto e affogando nel mare mediterraneo quelle e quelli che fuggono dalle guerre che ha scatenato, oppure spingendo al suicidio chi ha lasciato senza lavoro e in miseria. Sono facce della stessa medaglia ormai logora che si vuole ancora vendere come buona sul mercato dei falli e dei fallimenti.
 
Porsi il problema collettivo di governare.
Una donna sola può fare ben poco se non assecondare e adattarsi, mettendo magari in atto la seduzione di cui è capace nei confronti del potente e permettendogli di usare il suo corpo e la sua intelligenza per mantenere il suo potere e, in cambio, ricevendone briciole. Una consigliera, o una che va dall'estetista per ricoprire un ruolo utile all'uomo che la coopta, può anche accedere al potere, politico, economico,finanziario oppure sociale o culturale, ma ben difficilmente può pensare di cambiarlo.
Intanto raramente ha maturato un'utopia che la rende autonoma e può farle desiderare un mondo più giusto e meno violento, perché se così fosse, non accetterebbe di essere gregaria.
Può però mettersi in competizione con gli uomini accettandone il modello di potere e sfidandoli sullo stesso piano: in questo momento storico una Merkel o una Lagarde, come tempo fa una Thatcher, hanno vinto uomini e sono andate al governo. La Ségolène Royal ha perso. Vedremo la seconda volta della Clinton.
Mi pare evidente che conducono per gli uomini un gioco duro, ma utile al sistema, ed anche a se stesse.
Il problema del governo che le donne si possono porre collettivamente oggi è molto complesso e devo dire che sono state KristinTran e Soraya Post, del partito di Iniziativa Femminista svedese, le più convincenti che ho incontrato.[2] Perché partendo dalla loro situazione di emarginazione nella società svedese, ricca di pari opportunità e servizi sociali, hanno dovuto inventarsi un partito che mettesse in cima all'agenda politica i temi a cui tenevano essendo immigrate, l'una nordvietnamita e l'altra rom. Hanno vinto al parlamento europeo con lo slogan fuori i razzisti e dentro le femministe". Governano Stoccolma e una decina di altre città e per un soffio non sono entrate nel Parlamento nazionale. Con loro lavorano nel partito molti uomini, soprattutto giovani, impegnati nei movimenti per i diritti civili, le politiche antidiscriminatorie, per la vita indipendente dei disabili, per tutti i nodi politici sottovalutati dagli altri partiti che a questo punto sono stati costretti ad affrontarli loro malgrado.
Un forte movimento femminista in Spagna, che ha saputo vincere contro chiesa e PP che tentavano di limitare la libertà di aborto, sta aiutando Podemos a vincere le elezioni e a governare il paese, partendo per ora dalle città come Madrid e Barcellona, dove hanno vinto donne  leader di movimenti.
Syriza in Grecia ha ancora una forte connotazione maschile e il governo Tsipras sta scontando il suo essere monosesso anche rispetto alla contrattazione con i creditori e la troika, al contrastare il potere dell'istituzione rimanendo fedele alle promesse elettorali. Ministre saprebbero far valere le ragioni politiche con più autorevolezza e con un linguaggio nuovo e spiazzante? Un linguaggio che parte dal corpo non è prescrittivo come quello dominante, ma capace di scalzare il dominio con l'emotività, il sogno da far intravedere, la bellezza da rivalutare, la memoria da valorizzare come poesia, musica, teatro riescono a fare disarmando le ragioni del potere autoritario. Invito anche gli uomini ad usarlo più spesso.
 
 
 




[1] Per approfondire rimando al mio libro l.Cima,Il complesso di Penelope,2012 Il Poligrafo e alla bibliografia e sitografia
[2] Consultando i siti www.marea.it e www.lauracima.it si trovano interviste e resoconti dei loro interventi in Italia
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