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manifesto Potere al popolo
#11
Ciao Sono d'accordo con Piero che il Manifesto di PaP non è credibile ed efficace. D'altro canto l'indignazione (che in Italia abbonda) è la più piccoloborghese delle emozioni.. e infatti ha fatto breccia con il 5 Stelle.   https://www.amazon.it/Indignazione-psicologia-della-classe-media/dp/8876982515
L'indignazione è una illusione tradita, è pensare di vivere in un paese giusto e scoprire che non è così.  Aver pensato fino a ieri che il mercato premia i più capaci e scoprire che non è così. Aver pensato che, in quanto italiani, saremmo stati garantiti nei nostri standard di vita e scoprire che un immigrato può avere più successo.
E' un voler rimettere le cose a posto in una illusoria interpretazione della realtà, pensando che votare e eleggere dei rappresentanti possa funzionare.
Potere al Popolo non è immune da questa illusione tradita.
Il problema, a mio parere non è che questa indignazione ce ne sia poca, bensì troppa.

1) L'identificazione
Identificarsi con i poveri, i precari, con chi non arriva a fine mese, non piace a nessuno, nemmeno ai poveri.
Viola, Saso, Francesca Fornario, Marina Boscaino, Cremaschi, Acerbo, non parlano il linguaggio dei poveri e a occhio e croce li frequentano anche poco. Quindi il Manifesto è insincero o sono stati scelti leader sbagliati.
"Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia."

Queste persone che si impegnano ogni giorno, ci si rivogle dunque ai "militanti", non al popolo, sono maggioritariamente piccoloborghesi e a volte anche borghesi veri. Chi ha veramente quei problemi di sopravvivanza (sono milioni e ne conosco diversi) non fa assolutamente politica, disprezza chi la fa, e non rappresenta nessuna lotta. I militanti sono lo 0,01 % della popolazione e non è detto che siano portatori di una idea del futuro adeguata alla realtà. A questi si rivolge il manifesto di Potere al Popolo.

2) Il programma
Il programma rappresenta la pia illusione che si possa tornare ad un "prima" idealizzato (circa pre 1991) quando il muro di Berlino era ancora in piedi.
E' pieno di "abolire", "ripristinare":
"Per questo lottiamo per:
   la cancellazione del Jobs Act, della legge Fornero sul lavoro, e di tutte le leggi che negano il diritto ad un lavoro stabile e sicuro;
   la cancellazione delle principali forme di lavoro diverse dal contratto a tempo indeterminato, a partire dal contratto a termine “acausale” e dai voucher;
   la messa fuori legge del lavoro gratuito, a qualsiasi titolo prestato;
   il contrasto effettivo al caporalato, alle moderne forme di schiavismo, al lavoro nero o “grigio”;
   la cancellazione dell’articolo 8 della legge 148/2011 – che dà alla contrattazione aziendale la possibilità di derogare in senso peggiorativo rispetto al contratto nazionale e alle leggi – e del cosiddetto Collegato Lavoro;
   l’abolizione degli Ordini professionali, l’introduzione di un compenso equo ed esigibile per le lavoratrici e i lavoratori autonomi, e l’estensione ad essi degli ammortizzatori sociali previsti per il lavoro dipendente;
   il ripristino dell’originario articolo 18 e la sua estensione alle imprese con meno di 15 dipendenti;
   il ripristino della scala mobile;
   la fine delle discriminazioni di genere e della disparità salariale;
   misure incisive per la sicurezza sul lavoro, aumentando fondi e risorse per i controlli;
   la difesa e il recupero di un reale diritto di sciopero, attraverso la modifica della l. 146/90;"

3) La forma di lotta:  Totale scollamento dalla realtà e velleitarismo puro. Si vuole trasformare un sistema economico e sociale con la solidarietà.

"mutualismo e solidarietà non sono semplicemente un modo per rendere un servizio, ma una forma di organizzazione della resistenza all’attacco dei ricchi e potenti; un metodo per dimostrare nella pratica che è possibile, con poco, ottenere ciò che ci negano (salute, istruzione, sport, cultura); una forma per rispondere, con la solidarietà, lo scambio e la condivisione, al razzismo, alla paura e alla sfiducia che altrimenti rischiano di dilagare.
Le reti solidali e di mutualismo sono soprattutto una scuola di autorganizzazione delle masse, attraverso la quale è possibile fare inchiesta sociale, individuare i bisogni reali, elaborare collettivamente soluzioni, organizzare percorsi di lotta, controllare dal basso sprechi di denaro pubblico e corruzione."

Tutti noi, intendo quel 90% che con la crisi non si è arricchito, quel 50% che ha solo il 9% della ricchezza, siamo la platea di riferimento di Potere al Popolo. Ci siamo aggrappati a questa possibilità, ma quanti di noi si riconoscono veramente, individualmente, in questo manifesto e programma? Ve lo dico, Io no. Sono una sequela di desideri, che anche se venissero esauditi tutti da maga Magò, saremmo al punto di prima, prechè la critica del sistema di produzione e distribuzione della ricchezza è moralista. Si appoggia su sentimenti antimoderni di cattolicesimo sociale, non su una analisi scientifica del capitalismo neoliberale.

Quindi, a mio parere, questi documenti, scritti nella fretta di presentarsi alle elezioni, con l'intento di aggregare le sigle che stavano conflittualmente assieme, sono del tutto insufficienti e vanno riscritti da capo, possibilmente in modo collettivo e partecipato, rivolgendoci alla platea del 90% della popolazione, italiana e straniera.
Dovremmo superare ciò che è oggi la militanza identitaria, come soggetto politico e sociale, cercando di raccogliere un attivismo diffuso attorno ad analisi della realtà, che siano premessa di una idea di futuro auspicabile.
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#12
Matteo, non posso che condividere. Ora, come hai scritto, vi è stata la necessitá della fretta, ma essa si è appoggiata su una cultura assai consolidata e poco permeabile a nuove visioni.Sará molto difficile apportare cambiamenti anzi anche solo poterli proporre e discutere.
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#13
citazione da Piero:
In cosa un movimento /partito che si fonda copiosamente solo su organizzazione comunista e lotta di classe,concetti ,metodi e discorsi che li ha visti sparire potrebbe essere piú credibile e votato ora e domani con quasi gli stessi simboli, gli stessi metodi, la stessa organizzazione e gli stessi linguaggi?

Ma certo che non può avere gli stessi simboli, gli stessi metodi, la stessa organizzazione e gli stessi linguaggi!
Stiamo appunto cercando di cambiare il modello organizzativo e grazieadio non abbiamo più falceemartello.
Dobbiamo appunto cambiare i linguaggi ma non punterei sull'indignazione. In questo ha molta ragione Matteo.
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#14
Indignazione certo non è sufficiente . Poi quando si è al potere tutto cambia repentinamente. Anche gli incazzatissimi grillini hanno già cambiato approccio da quando " governano" apprestandosi ora a gestire freddamente le incazzature degli altri.
Io mi sarei preso diversamente, ma questo riguarda solo la mia percezione che è sempre verificata dall'analisi delle esperienze ,personale o proveniente da altri. Ve ne sono altre strade che sono sempre disposto a plaudire se avranno successo ,in primis il percorso Palp.
Però ...... riprendendo l'appunto di Guido Viale a proposito del lancio di Volere la luna : se tante belle iniziative sono fallite in cosí pochi anni è più giusto girare pagina con indifferenza o superiorità o cercare ed esporre le ragioni dei flop ,che ci sono forzartamente?
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#15
Ho già risposto: mai voltare pagina senza cercare le ragioni del flop.
Tuttavia nei confronti PaP, le ragioni della scarsa affermazione a mio avviso non stanno nei linguaggi adottati, che pure vanno senz'altro migliorati se si vuole crescere; ma sono già molto distanti dal politichese burocratico - ed è già molto. Stanno principalmente nella difficoltà di avere accesso ai media e soprattutto nel fatto che essendo una formazione debole e sconosciuta non dava nessun affidamento di poter fare davvero ciò che annunciava, qualunque cosa annunciasse ( il solito "voto utile").
Quindi potevi cambiare il manifesto come ti pareva, il flop - che poi non è proprio un flop, considerata la situazione - ci sarebbe stato comunque.
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#16
Comunque ,Daniella , è più facile giudicare che fare. Gli ex OPG hanno fatto con le loro idee ed i loro mezzi ed è giusto rispettarli. Ma siccome è comunque un soggetto nato collettivo , sia tra i napoletani iniziatori e poi tra tutti quelli che si sono aggiunti ,per il futuro bisognerà pur trovare il miglior assetto per permettere a millioni di cittadini di ritrovarcisi ed aderire, o quantomeno votare.
Se ci saranno migliori condizioni per stare insieme lo vedremo già presto alle europee e poi a seguire.

Qui ,nelle nostre mura, senza palesare il giudizio molto negativo di Matteo, penso di poter dire, in quanto semplicissimo simpatizzante ed elettore , senza creare danni, che Potere al Popolo non mi inspira modernità ed entusiasmo, ma un sentimento di ritorno in un passato che è stato perdente ed in questo concordo con Matteo.

Quanto al fatto che con qualche strumento di partecipazione, molto possa cambiare , anche questo non lo credo. Per ora sul forum di Potere al Popolo non c' è nessuna vitalità . Alle discussioni non vi sono praticamente risposte. Nel periodo non elettorale ,quando vi è la calma ed il tempo per riflettere , discutere e fissare delle idee non capita quasi nulla. Poi sotto le elezioni, quando non si potrà cambiare più granchè si riscatenerà l'interventismo degli attivisti a calmare gli animosi. Corsi e ricorsi storici .
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#17
in effetti, come Piero ha scritto, le rivoluzioni sono sempre state fatte dalla piccola/media borghesia e non si deve escludere, temperare le due teorie Piero/Daniella tenendone conto, come dice Lucia mi pare la giusta strada
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#18
Probabilmente il ciclo delle rivoluzioni é terminato. Sono state borghesi ed anche proletarie ma organizzate e condotte da borghesi, perché una rivoluzione senza inquadramento e finalità non é una rivoluzione , al massimo é una rivolta.
Ci sono i potenziali in essere fortissimi per delle rivolte in grande scala ma non in realtà non avvengono.
I poveri sanno che se si rivoltano contro sistemi organizzati , legalizzati ed armati sono sempre loro a pagare ancora.
Lasciamo quindi nella bacheca dei souvenirs il ricordo nostalgico delle rivoluzioni del passato e concentriamoci sul cambiamento culturale e chiamiamolo pure rivoluzione se a sinistra fa più eccitare .
La rivoluzione culturale per mettere a fuoco una società dove non si deteriora più la casa comune, dove si capisce infine che solo un benessere di tutti puö garantire la pace in senso lato, dove ogni forma di sfruttamento sia risentita come un crimine , che ogni speculazione non é mai collettivamente neutra, dove l'emulazione non sia più di possedere la casa, l'auto, il vestito più bello del vicino ma una saggia incitazione a dare il proprio contributo al benessere collettivo.

Lo sappiamo che non serve predicare, certo, perché questa é una rivoluzione individuale ,che ognuno deve praticar-si , dal momento che ne ha accettato le ragioni.

Se dopo cento anni di progresso materiale accelerato, di proprietà privata, di accumulo di ricchezze, di libertà individuale ,di salute e di allungamento considerevole della vita, , di piaceri e leisure di ogni tipo vediamo che al mondo nessuno é contento vuol dire che il sistema non va bene per nessuno, ed allora tutti ( meno il famigerato 1% dei più ricchi) dovrebbero essere interessati ad una vita diversa . Sarebbero 99% delle persone !!!

Se non é così allora mi viene il dubbio ( eufemismo) che il veritá il 99% sul fondo desidera o sogna sopratutto di entrare nella cerchia ristretta dell'uno%?
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