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Legge elettorale
#1
Ho pensato di aprire qua una discussione sul tema in oggetto. Dato che nel 2018 ci saranno le elezioni per il rinnovo del governo credo che dovremmo almeno entrare nel dibattito politico, e la questione della legge elettorale ne offre l'occasione.
E' del tutto evidente che si tratta di un esercizio puramente intellettuale,  a parte il M5S nessuno pensa di affossare totalmente l'Italicum ed il maggioritario, e probabilmente si farà qualche aggiustamento sulla legge attuale per guadagnare qualche consenso sul referendum costituzionale e basta. Tuttavia, credo che in prospettiva sia utile domandarsi se davvero il maggioritario sia stato utile a dare al paese ciò di cui aveva bisogno e se un ritorno al proporzionale potrebbe invece aiutare a rimettere in piedi una democrazia alquanto zoppicante. Credo anche che come aggregazione che vuole stimolare la partecipazione dal basso al dibattito politico del paese prendere una posizione condivisa sulla discussione in corso sia utile e necessario. Questo il testo della mail che ho inviato.

Il M5S ha fatto una proposta di legge elettorale, alternativa all'Italicum, proporzionale, con collegi medio-piccoli e voto di preferenza. Non ho letto di sbarramenti.
Mi piacerebbe sapere come la pensate. Io sono da sempre per un ritorno al proporzionale e mi pare che collegi piccoli favoriscano la partecipazione e la rappresentanza, oltre che premiare le organizzazione più strutturate su tutto il territorio, favorendo quindi processi aggregativi. In questo contesto la preferenza è un must.
Qua un articolo del Fatto Quotidiano. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/20/italicum-mozione-m5s-alla-camera-serve-sistema-proporzionale-con-preferenze/3045214/

Ho provato ad iniziare anche una discussione sulla pagina facebook di L'Altra Liguria, ed il primo commento è che i collegi piccoli favoriscono formazioni locali che possono arrivare ad esprimere più parlamentari di quelle radicate sul territorio nazionale (in Spagna funziona così). Io penso che, da una parte, potrebbe anche essere positivo dare più forza ai territori (un po' come si racconta di voler fare con la riforma costituzionale), aiutando il decentramento. Dall'altra si potrebbero introdurre dei correttivi (ad. esempio una forza politica per partecipare deve potersi presentare in almeno il 50% (?) dei collegi) per stimolare la costruzione di reti e aggregazioni.

Vogliamo iniziare la discussione?
Simo

Questa la risposta per mail di Giovanni Nuscis:
Sono assolutamente d'accordo per il ritorno al proporzionale e le preferenze. Il maggioritario, in nome della governabilita', ha tagliato le gambe e spento la voce alle piccole aggregazioni, eliminato il confronto politico fuori e dentro il Parlamento.
Temo percio' che la proposta non passi.
Andrebbe letta per intero la proposta.
Giovanni
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#2
€@@
È chiaro che il proporzionale con piccoli collegi, ove eleggere direttamente i deputati, sarebbe il massimo dell'espressione democratica di un popolo, consideriamo però la situazione al sud Italia dove, come ben sapete, la malavita organizzata dispone di ingenti somme e del controllo del territorio, anche dell'acquisizione di voti attraverso acquisto di pacchetti di centinaia di migliaia di voti, quindi credo che comprenderete bene cosa comporterebbe un proporzionale di tal genere, bisognerebbe trovare un meccanismo che escluda o limiti la possibilità che il partito delle mafie possa impadronirsi di una gran fetta del parlamento. Anche con altri sistemi è sempre successo e la storia ce lo insegna, non solo la storia repubblicana, quindi che sia ben chiaro, soprattutto al sud, la scelta dei rappresentanti politici nelle formazioni che potrebbero vederci coinvolti, dovrà avere delle regole chiare nella scelta dei candidati stessi, De Magistris durante l'ultima campagna elettorale ha dichiarato "non basta fare l'esame del sangue ai candidati bisogna andare oltre, all'esame del DNA"ovviamente per fare questo è chiaro che debba essere messo subito in atto, con regole precise sin dalle prime battute. Quale sarebbe il rischio, che si potrebbero formare altre formazioni politiche, quindi non all'interno delle nostre formazioni , ove questi candidati comunque verrebbero eletti, la compravendita di voti è un meccanismo ,al sud E da ultime indagini non solo al sud, consolidato da tempo. Valutiamo bene, mi ricordo in Sicilia il 60 a zero di Forza Italia.
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#3
La materia dei sistemi elettorali è una delle più complesse, roba da matematici più che da politici. La colf, interpellata sui conti, riferisce quanto segue...;-) Si deve partire dalla considerazione che, per il problema dei resti, non può esistere un sistema proporzionale vero, cioè esatto, e che quindi ogni sistema di quel tipo è condizionato dalle regole che vengono poste per risolvere il problema dell'indivisibilità del singolo seggio e da altri parametri. Per questo è impossibile la valutazione di una proposta senza conoscerla negli esatti dettagli. Dell'ultima proposta non si trova ancora traccia. Da quello che sappiamo sembra molto simile a quella già elaborata dal m5s tre anni fa, che combina circoscrizioni in maggioranza medio-piccole con il metodo D'Hondt, che è il più maggioritario fra i proporzionali, per il calcolo dei seggi. L'effetto sarebbe quello di favorire le liste in grado di prendere percentuali maggiori, imponendo di fatto una soglia di sbarramento locale che, dipendendo anche dalla grandezza della circoscrizione, può variare dal 3 al 10 (!) %. A questo verrebbe aggiunta anche una soglia di sbarramento del 3 su base nazionale, per impedire cmq l'accesso a liste locali prive di un riferimento nazionale. Se ad esempio un proporzionale usasse il metodo dei resti più alti (o Hare), che è quello che si avvicina di più ad un proporzionale teoricamente puro, o un hare corretto in senso un po' più maggioritario, le cose cambierebbero di molto. Nel file allegato un semplice esempio di cosa succederebbe in una ipotetica elezione applicando i due metodi diversi. Nel primo caso, metodo D'Hondt, la lista con l'8, 82 % non prenderebbe alcun seggio, non sarebbe rappresentata (solo a titolo di ulteriore esempio si consideri che alle ultime regionali toscane, con il toskanellum, molto simile all'italicum, la lista di sinistra con il 6,27% ha avuto due seggi) . Per correttezza si deve dire che nessun esempio può essere esaustivo e pretendere di spiegare tutte le possibilità in quanto il risultato è condizionato dalla grandezza relativa dei numeri in gioco, cioè dalla differenza, in termini di percentuale, dei voti presi da ciascuna lista, che è un dato variabile per definizione. Si sorvola spesso su questo fatto presentando il proporzionale come panacea di tutti i mali, ma così non è. Si tende a sorvolare, a dirlo sottovoce, che il proporzionale perfetto non esiste, minimizzando il problema, ma è' uno dei vulnus della dem. rappresentativa. Non basta certo la parola proporzionale a fare di un sistema un buon sistema.

.pdf   metodi proporzionali a confronto.pdf (Dimensione: 43,74 KB / Download: 146)
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#4
Scusatemi se insisto ma forse non sono riuscito a centrare il punto. Non vorrei passare per un sostenitore del maggioritario, qualsiasi sistema che permetta più rappresentatività è per me da preferire. Il problema è che con il sistema proposto tre anni fa di rappresentanza ce ne sarebbe ancora meno. E questo non è nascosto, ma evidenziato dagli stessi proponenti, che promettono più governabilità, andate a leggere quella proposta nel dettaglio. Se appoggiassimo qualsiasi cosa solo perchè viene definita "proporzionale" commetteremo a mio avviso un errore, perchè quando poi andremo a difendere e motivare quella scelta ci troveremmo senza argomenti. E' un tema sul quale non ci si può permettere di dare giudizi affrettati, va studiato a fondo, possibilmente insieme a chi ha competenza specifica in materia, perchè una virgola spostata di qua o di là può comportare modifiche alquanto sostanziali al risultato che si pensa di ottenere. "Proporzionale" non è "buono a prescindere", proprio perchè non è detto che la proporzionalità della rappresentanza venga garantita. E  il sistema proposto dai 5s è il meno proporzionale fra quelli definiti tali. Quello che va messo in discussione è il mantra della governabilità, sopratutto perchè quel mito è in diretta correlazione con l'usurpazione del potere legislativo da parte dei governi. La governabilità non è richiesta per governare, cioè per applicare le leggi, ma per farle, per continuare, aumentandone la potenzialità, a sottrarre quel potere a chi dovrebbe rappresentare la sovranità popolare. E' l'intero sistema che va messo in discussione, appoggiare modifiche che non migliorerebbero la realtà delle cose, solo perchè c'è la parolina magica che ci piace, significherebbe dare l'assenso a far sì che il problema rientri dalla porta di servizio, o non esca affatto.
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#5
Certo Simone,

Il punto è che dovremmo, intanto, cominciare a dirci se preferiamo un sistema proporzionale o queste leggi venute fuori dopo il referendum che spingono artificialmente verso un bipartitismo, anche se diamo per scontato che tutti siamo per la prima magari non è così e sarebbe utile discuterne, poi credo che sarebbe comunque utile entrare nel dibattito politico, anche solo nel nostro interno. Personalmente favorirei qualunque proposta di ritorno al proporzionale, come idea generale, per ribadire il concetto che le presunte esigenze di governabilità non possono spianare la rappresentatività necessaria ad un sistema democratico, intanto sappiamo benissimo che la proposta non passerà, anche se sì prendesse una posizione così nettamente oppositiva al PD i numeri non ci sarebbero comunque. Se invece dovesse esserci un ribaltamento inatteso e dovesse passare le proposta ci sarebbe tutto il tempo per modificarla e migliorarla, tenendo presente che in una democrazia rappresentativa (e non potrebbe essere diversamente) e con il livello attuale di personalismo la legge elettorale che rappresenti tutti non può esistere.
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#6
Nella  sentenza 13.1.2014 n. 1 della Corte Costituzionale, quella che ha cassato parti del Porcellum ci sono dei passaggi che meritano di essere richiamati:

[...]Questa Corte ha da tempo ricordato che l’Assemblea Costituente, «pur manifestando, con
l’approvazione di un ordine del giorno, il favore per il sistema proporzionale nell’elezione
dei membri della Camera dei deputati, non intese irrigidire questa materia sul piano
normativo, costituzionalizzando una scelta proporzionalistica o disponendo formalmente in
ordine ai sistemi elettorali, «la configurazione dei quali resta affidata alla legge ordinaria»
(sentenza n. 429 del 1995). Pertanto, la «determinazione delle formule e dei sistemi
elettorali costituisce un ambito nel quale si esprime con un massimo di evidenza la
politicità della scelta legislativa» (sentenza n. 242 del 2012; ordinanza n. 260 del 2002;
sentenza n. 107 del 1996). Il principio costituzionale di eguaglianza del voto – ha inoltre
rilevato questa Corte – esige che l’esercizio dell’elettorato attivo avvenga in condizione di
parità, in quanto «ciascun voto contribuisce potenzialmente e con pari efficacia alla
formazione degli organi elettivi» (sentenza n. 43 del 1961), ma «non si estende […]
al risultato concreto della manifestazione di volontà dell’elettore […] che dipende
[…] esclusivamente dal sistema che il legislatore ordinario, non avendo la
Costituzione disposto al riguardo, ha adottato per le elezioni politiche e amministrative, in
relazione alle mutevoli esigenze che si ricollegano alle consultazioni popolari» (sentenza n.
43 del 1961).
Non c’è, in altri termini, un modello di sistema elettorale imposto dalla Carta
costituzionale, in quanto quest’ultima lascia alla discrezionalità del legislatore la scelta del
sistema che ritenga più idoneo ed efficace in considerazione del contesto storico.
Il sistema elettorale, tuttavia, pur costituendo espressione dell’ampia discrezionalità
legislativa, non è esente da controllo, essendo sempre censurabile in sede di giudizio di
costituzionalità quando risulti manifestamente irragionevole (sentenze n. 242 del 2012 e n.
107 del 1996; ordinanza n. 260 del 2002). [...]
 
I Costituenti avevano dunque un loro orientamento (sistema proporzionale) ma, allo stesso tempo, non volevano inserire / imporre nella Carta regole e principi che, nel tempo, alla luce delle prassi politiche a venire, si sarebbero potuti rivelare inadeguati.
Elevate competenze, dunque, da parte loro, e allo stesso tempo estrema umiltà e lungimiranza.

il ritorno al sistema proporzionale, dopo l'esperienza del maggioritario, mi sembra che sia ormai una scelta obbligata. A patto naturalmente di definirne e prevenirne ogni implicazione peggiorativa del sistema precedente, come giustamente osserva Simone.

Oltre alla doverosa, attenta lettura della proposta del M5S, l'analisi dovrebbe incentrarsi:
1. sulla verifica dei punti di forza e di debolezza dei due sistemi;
2. su come il sistema proporzionale è stato adottato negli altri paesi, soprattutto nella ripartizione dei resti;
3. delineato un modello generale, esso andrebbe da ultimo confrontato con la nostra esperienza di PLP.
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#7
Grazie Giovanni, penso che questa sia la giusta impostazione. Quello sullo studio comparativo dei sistemi elettorali potrebbe essere uno dei gruppi di lavoro prossimi venturi. Gran parte del lavoro probabilmente è già stato fatto, sarebbe utile riuscire a coinvolgere qualche esperto in materia. Tempo fa si era parlato di giovani costituzionalisti, chissà se saranno sempre disponibili. Se riusciamo a capire potremmo essere in grado di tradurre in linguaggio comprensibile anche ai non tecnici..
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