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tempo di bilanci
#1
Tempo di bilanci

Si avvicina il mio settantaquattresimo compleanno che passerò con figli e nipoti: una vita spesa a contrastare violenze e ingiustizie, a cominciare da quelle che subiscono le donne in tutto il mondo. Una vita piena e fortunata, tanti rapporti importanti che rimangono e nuovi che si aprono, ora nella mia cittá si realizzano speranze e ci si confronta con amiche e amici nelle istituzioni, femministe, Notav e salviamo il paesaggio al potere. Quindi dovrei essere contenta.
Ma come si puó con tutti queste morti violente ogni giorno, di persone inermi che guardano su una passeggiata marina i fuochi artificiali con i loro figli nel passeggino, vanno in treno a scuola o al lavoro, partecipano a un concerto o siedono al bar o al ristorante, vengono nei nostri paesi a cercare aiuto per vivere e trovano muri, affogano in mare. Come si puó mentre ieri due donne sono state di nuovo uccise dai loro mariti, nel modo piú barbaro, una a martellate, mentre chiudeva la casa per le vacanze o altre che avevano denunciato inutilmente, o accettavano di parlare l’ultima volta con chi le picchiava o voleva tenerle a forza con sé, con chi badavano perché anziano e incapace di gestirsi ma che non ha tollerato di non poterle costringere con la forza a soddisfarlo sessualmente, o dal fratello perché troppo ribelle. Ogni giorno le segnalo su un gruppo Fb aperto da uomini amici “per Sara e le altre innumerevoli vittime”consapevole che non serve, ma perché ne resti memoria.
Intanto si chiudono tutti i centri antiviolenza dove amiche piú giovani spendono il loro tempo con passione nelle poche ore libere. Intanto altre faticano a vivere perché rischiano lo sfratto, non trovano lavoro ed hanno figli da mantenere, sole senza ex compagni che non pagano gli assegni di mantenimento e tantomeno si occupano dei figli che hanno generato. “non ci sono piú soldi per progetti, solo debiti” “dobbiamo tagliare tutti i servizi” “voucher se vuoi lavorare per qualche settimana senza garanzie”.
Come si puó se si accumulano i fallimenti alla velocità della luce nell’ultima organizzazione politica  in cui ti confronti, a livello nazionale come Ae o a livello locale come Altra liguria ad esempio, sperando di consolidare esperienze positive? Se non si riesce a incastrare l’avversario politico, quello che governa in modo irresponsabile chiudendo spazi e aumentando ingiustizie, perché quando per una volta  ci riesci ti ritrovi aggredita da chi pensavi che fosse contenta come te e invece non va bene niente, nessun successo politico va riconosciuto, scetticismo e contrapposizioni con il nemico, esterno e interno, diventano prioritari comunque? Oppure ti trovi contro in campagna elettorale una nuova formazione, Rete a sinistra puta caso, inventata da un Cofferati che oggi ha di nuovo cambiato bandiera ma conservato il suo seggio in PE?
Cari amici e amiche di primalepersone, anche noi dobbiamo approvare il nostro bilancio, predisposto dal tesoriere, entro questo mese. Ma piú importante ancora dobbiamo fare insieme un bilancio politico della nostra esperienza e decidere se morire definitivamente dopo questo ultimo mesi in cui abbiamo iniziato inspiegabilmente ad agonizzare o se abbiamo voglia, e sufficiente rispetto reciproco delle nostre differenze, di rilanciare la nostra esperienza aprendoci al confronto con chi sta costruendo una società piú giusta e partecipata, con la disponibilitá anche ad ascoltare ed imparare, a mettere in discussione le nostre certezze che rischiano di ingabbiarci.
Stasera parecipo all’assemblea  degli amici del savonese “beni comuni” (a chi interessa invio il bel report di Roberto Melone) che hanno subito la vittoria della Lega a Savona dopo quella di Toti in Regione e domani mi ritrovo con tanti a Genova  a sentire Toussaint, Bersani,Zanotelli, Viale, Gesualdi e tanti altri politici maschi illustri  coordinati da Antonio De Lellis nel convegno Giubileo del debito. Una Genova che rischia nelle amministrative del prossimo turno perché Doria é stato un sindaco deludente almeno come Pisapia. L’unico sindaco arancione che ha rivinto ed aperto una nuova fase è De Magistris e noi abbiamo perso l’occasione di confrontarci con lui. Non ho ancora capito perché abbiamo dimostrato in questa occasione tutte e tutti una cosi grande incapacitá politica lasciando Mario da solo, che da marzo ci sollecitava a preparare l’incontro con lui e un nostro appuntamento.
Anche il chiarimento sollecitato da Ago a fine mese non ci sará, forse perché le premesse giocate in mailing list, facendo fuggire molti, non erano invitanti. Ci resta agosto per preparare incontri in questo anno a sostegno del no e per tutto quello che vorremo proporre. Ritrovarci insieme a progettare momenti di crescita e confronto collettivi è la carta che ci rimane da giocare per evitare di far fallire un percorso di due anni in cui abbiamo creduto e molti di noi, chi piú e chi meno, si é speso a livello locale e nazionale. I temi e le occasioni di confronto non ci mancano. Simonetta e Roberta ne hanno giá avanzati alcuni. Io condivido l’esigenza espressa da chi vuole lavorare insieme per l’appuntamento rimandato di Napoli. A Torino Cavallerizza è un luogo vivo in cui possiamo ospitarvi per capire insieme come collegarci. A Genova sarebbe bene dare una mano per evitare un’altra vittoria della destra. Il fallimento della raccolta firme impone a tutte e tutti una riflessione e un rilancio del No alla deforma mentre aspettiamo con ansia il pronunciamento della Corte sulle incostituzionalità.
Nel frattempo avevo discusso con Domenico di dotarci di un possibile regolamento, e gli chiederei di mettere una prima bozza, se ne ha voglia, qui sul forum  mentre confermo che il nostro statuto soft a me va bene cosí ma chiedo a chi lo vuole riformare di avanzare proposte concrete.
Il lavoro comune non ci manca, e lavorando insieme ci si chiarisce positivamente. Basta averne il desiderio personale e politico.
Nel frattempo buone vacanze a tutte e tutti
Laura Cima
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#2
Sono d'accordo Laura con quanto scrivi, cerchiamo di fare anche una revisione degli errori. Sapete come la penso sulla necessità di organizzare una rete territoriale, ho mandato una mail di invito a molti di voi per lavorare a costruirla. Credo anche che sia fondamentale confrontarsi con De Magistris e dare supporto a tutti coloro che vorranno pertecipare alle elezioni del 2017.

Questo il testo:

Ho ricevuto mandato da L’Altra Liguria, di provare ad attivare la rete dei territori che non siamo mai riusciti ad organizzare all’interno di AET né di PLP.

La mia idea sarebbe quella di iniziare proponendo un incontro, mi piacerebbe fosse a Genova ma penso che Roma sia decisamente più adatta, di confronto con la realtà in crescita delle città ribelli, o con De Magistris stesso.
So che alcuni di voi lo hanno già contattato singolarmente, ma io penso che lui (o qualcuno in vece sua) potrebbe essere interessato se ci proponiamo di appoggiare il progetto partendo da ciò che già c’è, piccolo o grande che sia, in alcune regioni d’Italia.
 
Nel concreto propongo i seguenti step:
1.     un censimento di chi è interessato, come è strutturato e con quali forze, e  un contatto, se possibile meglio due, di chi potrebbe farsi carico di lavorare alla rete. Posso facilmente predisporre un file excel da compilare. Se qualcuno di voi ha contatti anche con liste civiche locali si potrebbero coinvolgere.
2.     La creazione di una mailinglist ristretta per il trasferimento di informazioni e l’organizzazione di uno o due incontri via web.
3.     La definizione di come e cosa affrontare in un incontro nazionale da tenere non oltre la fine di ottobre, possibilmente con De Magistris o un suo stretto collaboratore o collaboratrice.
 
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#3
Provo a fare anch'io un bilancio, intervenendo dopo un lungo silenzio al quale mi sono attenuta in attesa di capire, dopo quanto è stato detto, fatto e scritto dal 7 luglio in poi da parte di chi ha condotto da quella data il processo interno ed esterno di plp, fino all'esito appreso dalla comunicazione in ml di Simone, quali fossero le proposte e le indicazioni su come procedere.
Inutile negare che si è praticato uno strappo negli obiettivi e nei metodi di plp. Negli obiettivi perché l'iniziativa immaginata e condivisa di sostegno al NO alle riforme costituzionali aveva come obiettivo quello di porci come cerniera tra i diversi soggetti in campo per condividere un percorso comune su un obiettivo, la campagna per il NO, coerentemente a quanto condiviso a Bologna di avere come plp un ruolo di sollecitazione ed interconnessione tra diversi soggetti accumunati dallo stesso obiettivo.
Dal mio punto di vista vanificare quella iniziativa, che a cavallo tra primo turno e ballottaggio avrebbe potuto essere condivisa da tanti, compresi i candidati sindaci tra cui De Magistris, è stato un errore politico. Nel metodo perché pur di procedere con un nuovo appello, si è scelto di ratificare maggioranze e minoranze risibili che hanno prodotto una lacerazione impensabile tra noi.
Questo però ha fatto emergere i veri nodi politici di plp; da un canto la necessità per alcuni di concretizzare attraverso un manifesto politico ed una struttura organizzativa una soggettivizzazione di plp che la renda riconoscibile, in grado di fare proselitismo ed avere un ruolo politico a breve termine, ben espressa da Simonetta. Dall'altra la consapevolezza che nessun piccolo soggetto politico, tanto più se collocato alla sinistra della sinistra, possa più avere alcun tipo di attrattività per chiunque non stia già in quel litigioso 3,5% nel quale la moltiplicazione delle scissioni dei capetti continua a fare macerie su macerie.

In realtà non ho mai compreso la continua richiesta di definire il rapporto tra territoriale e nazionale sopratutto da parte dalle Altre regioni che aderiscono a plp. Non credo esista un livello nazionale in contrapposizione e diverso da quello territoriale; le iniziative e le attività si svolgono nei territori ed è del tutto evidente come sia la nostra articolazione e presenza territoriale a definirci come soggetto nazionale. In sicilia plp è entrata con altri soggetti nei comitati no triv, in quelli costituzionali, ha dato impulso alla costituzione del comitato per la conversione ecologica con ANCI Sicilia e tante associazioni e movimenti territoriali con un ruolo di proposizione e collaborazione attiva e fattiva ben riconoscibile. Credo che tutti voi abbiate fatto altrettanto. Ognuno sul proprio territorio se ha filo da tessere tessa, nessuna struttura nazionale può sostituire il lavoro quotidiano e la credibilità che si conquista sul campo con le iniziative che si promuovono e la modalità con cui ci si propone. Ma credo che il problema sia un'altro e cioè quello di cercare, in plp come soggetto nazionale, un valore aggiunto che possa dare alla dimensione territoriale una maggiore autorevolezza. Questo valore aggiunto si era ottenuto con la campagna no triv attraverso la quale pur con grandi difficoltà plp ha avuto un ruolo chiaro essendo riconosciuto come soggetto politico referendario, avendo prodotto un proprio spot televisivo e radiofonico ed essendo stato con lealtà al fianco del coordinamento no triv. Si è trattato di una azione politica chiara nella finalità che ha dato per riflesso una riconoscibilità ed un ruolo a plp . La stessa visibilità e ruolo, di servizio, che avrebbe potuto avere l'appello ad una nuova resistenza, che stava chiaramente su un tema strategico e prioritario per cercare alleanze e condivisioni in un'ottica di costruzione di percorso comune.
E' questo il punto sul quale finalmente bisogna chiarirsi. Condivido in toto l'analisi fatta da Roberta sul quadro politico, aggiungo che dal mio punto di vista resto convinta che nulla che contenga la parola sinistra può ormai essere credibile, di alcun richiamo, ne utile ad alcun combiamento reale per il Paese. Questo non vuol dire che con i compagni delle variegate sinistre non si possa e debba collaborare se se ne creano le opportunità, ma avendo ben chiaro che la prospettiva per plp dovrebbe essere altra che continuare strenuamente a fare la respirazione bocca a bocca ad un cadavere per riportarlo in vita. Questo non vuol dire che chi vuole tra noi può individualmente intraprendere percorsi comuni alle sinistre e contribuire alla loro evoluzione, questo sopratutto non significa che i valori ai quali tutti aderiamo e che sono già stati espressi nella prima parte del nostro statuto non restino il faro della nostra azione sociale e politica.

Le emergenze globali e locali le conosciamo bene, non bisogna elencarle perchè le abbiamo già riconosciute e condiviso tra noi le possibili alternative che necessitano di un coraggio politico e di una alterità rispetto al ben noto, che non può ridursi alla contrattazione di piccolo cabotaggio, pur di attestare l'esistenza in vita di una realtà minimale come la nostra. Si tratta di riconoscere, a mio vedere, che le categorie dx e sx sono scomparse alla luce della storia e degli obiettivi tra queste coincidenti, e come tali da superare. Se noi per primi non riusciamo a cogliere la necessità di uscire dalle categorie identitarie novecentesche che malgrado le resistenze sono in dissoluzione (come i cittadini hanno ben capito accomunandole tutte in un'unica cloaca) per cominciare a parlare con tutti e costruire alleanze sugli obiettivi e le pratiche, saremmo inevitabilmente schiacciati in una fessura della storia. Il nuovo, non me ne voglia Marina, sta nell'enciclica e nelle lotte dei popoli dal basso per difendere il pianeta, la propria terra e le proprie risorse, utilizzando la democrazia partecipativa come strumento di condivisione e di lotta comune. Il nuovo è proclamare una nuova umanità meticcia, che nascerà comunque, quindi la scelta è che nasca nello scontro e nel conflitto utilizzando la guerra e la paura o accogliendo il cambiamento con la gioia di poter partecipare alla costruzione di un nuovo mondo che metta l'economia (circolare) al servizio delle persone e non il contrario. Si tratta quindi di esercitare un ruolo ed una funzione che va ben oltre quella di definire le regole ed il funzionamento della nostra piccola associazione per farne l'ennesimo soggettino politico, perchè solo se si riusciranno a condividere gli obiettivi strategici del cambiamento, e le modalità per farlo avanzare, con tutti coloro che li riconoscono tali portà affacciarsi finalmente il nuovo. L'obiettivo di plp era proprio questo per me, restando inclusivi a partire da noi, di partecipare e sollecitare questa costruzione del nuovo forti del fatto di non avere un'interesse ad una affermazione personale, o dell'associazione, per stare al servizio di un processo, quindi di un'interesse collettivo in itinere e di tutti. Questo non significa che cammin facendo, se saremo credibili, non si possano aggregare compagni di strada e crescere. Non significa che primalepersone non possa in futuro essere essa stessa un soggetto politico, ma semplicemente che se questo è l'obiettivo e non il risultato di un percorso semplicemente non sarà, perchè apparire identitari di una micro identità oggi è votarsi all'inesistenza. Né mi convince il tentativo di collegarsi a De Magistris in maniera acritica sol perchè rappresenta l'astro nascente col quale tutte le sinistre stanno cercando di costruire un rapporto. De Magistris ha imboccato una strada coraggiosa dando spazio ed agibilità a quanto si muoveva sul suo territorio. In primis con i comitati per l'acqua pubblica, con le ben note vicende di ABC, ed a seguire con i centri sociali. Il cosiddetto modello Napoli è nato effettivamente dal basso, ma occorre che si propaghi seguendo lo stesso percorso, dal basso all'alto e non viceversa, affinchè sia un percorso concreto e reale e non l'ennesima carrozza da prendere al volo, per attivare come dice Simonetta le reti territoriali che l'AE e Primalepersone non sono riuscite ad organizzare. (Non capisco come avrebbero potuto dal cosiddetto livello nazionale, e non appunto da quello territoriale se non con l'ennesimo leader a cui accodarsi "per partecipare alle elezioni del 2017").

Non posso perciò dirmi sodisfatta dall'analisi di Laura che rimanda alla strutturazione ed alle iniziative future come ad una panacea per una ripartenza comune, senza affrontare nessuna delle empasse che pure ha contribuito a determinare esercitando il suo ruolo di presidente e garante dello statuto. Da quel punto si è dato valore "strategico" al voto su lqf causando maggioranze e minoranze, alle quali non si è volutamente contrapposta alcuna mozione per rispetto di noi stessi e di quello in cui crediamo, la condivisione, ma che non può restare un precedente irrisolto. Credo che sulla nostra collocazione politica che per me dovrebbe esssere solo ed esclusivamente quella delle lotte che condividiamo e del metodo con cui le portiamo avanti, e sulla nostra capacità di cura di noi stessi e del percorso comune, interno ed esterno a noi, si giochi il futuro di primalepersone, o almeno la possibilità per me di continuare a farne parte.

Strutturazioni interne, modifiche dello statuto, uso del decisionale come punto di arrivo e non di partenza (per essere governati da noi stessi e non dalla burocrazia di lqfb) e quant'altro sono il contorno della responsabilità che reciprocamente assumiamo gli uni nei confronti degli altri; credo che questa responsabilità sia venuta meno in quest'ultimo mese e mezzo. Tutto è superabile, avevo parlato di crisi di crescita, ma occorre la volontà di farlo assumendosi fino in fondo le responsabilità dei processi che si sono condotti, affrontando le difficoltà emerse e cercando di superarle insieme se ci sono le condizioni e la disponibilità per farlo. Uscire dalla ml, tacere, dire ci si rivede se vorremo a settembre è dilatorio, come se raffreddare il clima possa servire a stemperare l'empasse che è e resta sul piano della scelta politica di fondo. Per questo credo necessario azzerare ogni carica ed incarico rimettendo all'assemblea di plp la scelta della direzione politica e la modalità con cui andare avanti tutti da subito, perchè come è stato per l'iniziativa sulla difesa della costituzione nessuno aspetta noi, altri proporranno iniziative alle quali potremo partecipare da singoli, nelle altre vesti che ognuno di noi incarna o come primalepersone se capiremo infine in quale direzione vogliamo muoverci, spero con la consapevolezza della nostra effettiva dimensione da una parte e delle sconfinate potenzialità che possono emergere e concretizzarsi se riusciremo, a partire da noi stessi, ad abbandonare ciò che è noto e rassicurante per navigare a vista in mare aperto abbandonando le zavorre identitarie che albergano nella nostra mente.
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#4
Riporto da Antonietta/Antonella
Provo a fare anch'io un bilancio, intervenendo dopo un lungo silenzio al quale mi sono attenuta in attesa di capire, dopo quanto è stato detto, fatto e scritto dal 7 luglio in poi da parte di chi ha condotto da quella data il processo interno ed esterno di plp, fino all'esito appreso dalla comunicazione in ml di Simone, quali fossero le proposte e le indicazioni su come procedere.

Inutile negare che si è praticato uno strappo negli obiettivi e nei metodi di plp. Negli obiettivi perché l'iniziativa immaginata e condivisa di sostegno al NO alle riforme costituzionali aveva come obiettivo quello di porci come cerniera tra i diversi soggetti in campo per condividere un percorso comune su un obiettivo, la campagna per il NO, coerentemente a quanto condiviso a Bologna di avere come plp un ruolo di sollecitazione ed interconnessione tra diversi soggetti accumunati dallo stesso obiettivo.

Dal mio punto di vista vanificare quella iniziativa, che a cavallo tra primo turno e ballottaggio avrebbe potuto essere condivisa da tanti, compresi i candidati sindaci tra cui De Magistris, è stato un errore politico. Nel metodo perché pur di procedere con un nuovo appello, si è scelto di ratificare maggioranze e minoranze risibili che hanno prodotto una lacerazione impensabile tra noi.

Questo però ha fatto emergere i veri nodi politici di plp; da un canto la necessità per alcuni di concretizzare attraverso un manifesto politico ed una struttura organizzativa una soggettivizzazione di plp che la renda riconoscibile, in grado di fare proselitismo ed avere un ruolo politico a breve termine, ben espressa da Simonetta. Dall'altra la consapevolezza che nessun piccolo soggetto politico, tanto più se collocato alla sinistra della sinistra, possa più avere alcun tipo di attrattività per chiunque non stia già in quel litigioso 3,5% nel quale la moltiplicazione delle scissioni dei capetti continua a fare macerie su macerie.


Commento
Cara Antonella hai perfettamente ragione, condivido in pieno la tua analisi, peccato che sia limitata ai parametri del vecchio modo di fare politica dove ci si ostina a riferirsi ad una sinistra che sta solo nelle dichiarazioni delle vecchie cariatidi partitiche e una destra che è solo prepotenza, ignoranza e populismo. Fermo restando il concetto che abbiamo abbracciato di autorappresentanza ciascuno di noi è un soggetto politico, a maggior ragione PlP non può che essere un soggetto politico anche se aperto e includente, includente, non mediatore fra tante realtà vetero partitiche.

Per quanto riguarda la struttura fin dalla fondazione abbiamo scelto di non averne, limitandoci a sottostare alle imposizioni di legge e ponendoci in assemblea permanente dove ciascuno ha diritto di proporre, valutare e confrontarsi.



In realtà non ho mai compreso la continua richiesta di definire il rapporto tra territoriale e nazionale sopratutto da parte dalle Altre regioni che aderiscono a plp. Non credo esista un livello nazionale in contrapposizione e diverso da quello territoriale; le iniziative e le attività si svolgono nei territori ed è del tutto evidente come sia la nostra articolazione e presenza territoriale a definirci come soggetto nazionale. In sicilia plp è entrata con altri soggetti nei comitati no triv, in quelli costituzionali, ha dato impulso alla costituzione del comitato per la conversione ecologica con ANCI Sicilia e tante associazioni e movimenti territoriali con un ruolo di proposizione e collaborazione attiva e fattiva ben riconoscibile. Credo che tutti voi abbiate fatto altrettanto. Ognuno sul proprio territorio se ha filo da tessere tessa, nessuna struttura nazionale può sostituire il lavoro quotidiano e la credibilità che si conquista sul campo con le iniziative che si promuovono e la modalità con cui ci si propone. Ma credo che il problema sia un'altro e cioè quello di cercare, in plp come soggetto nazionale, un valore aggiunto che possa dare alla dimensione territoriale una maggiore autorevolezza. Questo valore aggiunto si era ottenuto con la campagna no triv attraverso la quale pur con grandi difficoltà plp ha avuto un ruolo chiaro essendo riconosciuto come soggetto politico referendario, avendo prodotto un proprio spot televisivo e radiofonico ed essendo stato con lealtà al fianco del coordinamento no triv. Si è trattato di una azione politica chiara nella finalità che ha dato per riflesso una riconoscibilità ed un ruolo a plp . La stessa visibilità e ruolo, di servizio, che avrebbe potuto avere l'appello ad una nuova resistenza, che stava chiaramente su un tema strategico e prioritario per cercare alleanze e condivisioni in un'ottica di costruzione di percorso comune.



Indubbiamente oggi diversificare fra territorio e nazionale è anacronistico, come è anacronistico pretendere un cappello che dia valore aggiunto a proposte di soluzioni poco attrattive, una rete che colleghi i vari territori, partendo dal basso, dovrebbe funzionare come fucina dalla quale far emergere l'intelligenza collettiva e non da ombrello.

Partecipare a competizioni elettorali, sia locali che nazionali, dovrebbe costituire solo occasione di ribadire quanto stabilito in statuto e sulla metodologia adottata, non certo ambire a qualche carica istituzionale che sarebbe minoritaria e ininfluente nella situazione attuale.

Per quanto riguarda la vicenda che ha dato adito alla situazione nostra attuale e alla perdita di una occasione propizia concordo perfettamente.

Dopo aver avviato l'iniziativa a Napoli, avete cambiato idea e preteso che fosse la più condivisa senza per altro supportarla con considerazioni esplicative.

Abbiamo dato un grosso supporto ai NoTriv e non capisco perché non si possa fare la stessa cosa con altri, certo, come per NoTriv, lo si deve valutare di volta in volta prendendo in considerazione tutte le motivazioni per dare seguito o meno, sta a chi offre queste valutazioni essere convincenti o meno, non è concepibile una presa di posizione aprioristica e non sufficientemente suffragata da motivazioni chiare che possano o meno essere condivise, politiche o circostanziali.



E' questo il punto sul quale finalmente bisogna chiarirsi. Condivido in toto l'analisi fatta da Roberta sul quadro politico, aggiungo che dal mio punto di vista resto convinta che nulla che contenga la parola sinistra può ormai essere credibile, di alcun richiamo, ne utile ad alcun combiamento reale per il Paese. Questo non vuol dire che con i compagni delle variegate sinistre non si possa e debba collaborare se se ne creano le opportunità, ma avendo ben chiaro che la prospettiva per plp dovrebbe essere altra che continuare strenuamente a fare la respirazione bocca a bocca ad un cadavere per riportarlo in vita. Questo non vuol dire che chi vuole tra noi può individualmente intraprendere percorsi comuni alle sinistre e contribuire alla loro evoluzione, questo sopratutto non significa che i valori ai quali tutti aderiamo e che sono già stati espressi nella prima parte del nostro statuto non restino il faro della nostra azione sociale e politica.



Anche qui condivido perfettamente ma non capisco la mancanza di conoscenza e il pregiudizio su un progetto tutto da costruire, possono esserci perplessità ma solo alla loro verifica vale la pena dissociarsi, non su pregiudizi. Se poi non si tratta di pregiudizi e discriminazioni escludenti allora è necessario esternare chiaramente le motivazioni. Non possiamo essere includenti ed escludere aprioristicamente chi comunque condivide quello che definisci “i valori ai quali tutti aderiamo e che sono già stati espressi nella prima parte del nostro statuto non restino il faro della nostra azione sociale e politica”, per lo meno fintanto che non si è appurato che vi siano valori e interessi diversi.



Le emergenze globali e locali le conosciamo bene, non bisogna elencarle perchè le abbiamo già riconosciute e condiviso tra noi le possibili alternative che necessitano di un coraggio politico e di una alterità rispetto al ben noto, che non può ridursi alla contrattazione di piccolo cabotaggio, pur di attestare l'esistenza in vita di una realtà minimale come la nostra. Si tratta di riconoscere, a mio vedere, che le categorie dx e sx sono scomparse alla luce della storia e degli obiettivi tra queste coincidenti, e come tali da superare. Se noi per primi non riusciamo a cogliere la necessità di uscire dalle categorie identitarie novecentesche che malgrado le resistenze sono in dissoluzione (come i cittadini hanno ben capito accomunandole tutte in un'unica cloaca) per cominciare a parlare con tutti e costruire alleanze sugli obiettivi e le pratiche, saremmo inevitabilmente schiacciati in una fessura della storia. Il nuovo, non me ne voglia Marina, sta nell'enciclica e nelle lotte dei popoli dal basso per difendere il pianeta, la propria terra e le proprie risorse, utilizzando la democrazia partecipativa come strumento di condivisione e di lotta comune. Il nuovo è proclamare una nuova umanità meticcia, che nascerà comunque, quindi la scelta è che nasca nello scontro e nel conflitto utilizzando la guerra e la paura o accogliendo il cambiamento con la gioia di poter partecipare alla costruzione di un nuovo mondo che metta l'economia (circolare) al servizio delle persone e non il contrario. Si tratta quindi di esercitare un ruolo ed una funzione che va ben oltre quella di definire le regole ed il funzionamento della nostra piccola associazione per farne l'ennesimo soggettino politico, perchè solo se si riusciranno a condividere gli obiettivi strategici del cambiamento, e le modalità per farlo avanzare, con tutti coloro che li riconoscono tali portà affacciarsi finalmente il nuovo. L'obiettivo di plp era proprio questo per me, restando inclusivi a partire da noi, di partecipare e sollecitare questa costruzione del nuovo forti del fatto di non avere un'interesse ad una affermazione personale, o dell'associazione, per stare al servizio di un processo, quindi di un'interesse collettivo in itinere e di tutti. Questo non significa che cammin facendo, se saremo credibili, non si possano aggregare compagni di strada e crescere. Non significa che primalepersone non possa in futuro essere essa stessa un soggetto politico, ma semplicemente che se questo è l'obiettivo e non il risultato di un percorso semplicemente non sarà, perchè apparire identitari di una micro identità oggi è votarsi all'inesistenza.



Stiamo utilizzando termini impropri e annichilenti tra loro, siamo tutti soggetti politici e non può non esserlo una associazione politica, tutto sta a verificare se tale associazione è includente o escludente, se condivide pariteticamente o è autoreferenziale. Il fatto di stabilire delle regole interne è quanto di più politico ci possa essere perché la convivenza è basata sulle regole, un soggetto, che tu lo definisca o meno politico, è tale se è coeso su regole e obiettivi che si è dato e agisce di conseguenza, diversamente è un coacervo di personalismi autoreferenziali e non autorappresentativi.



Né mi convince il tentativo di collegarsi a De Magistris in maniera acritica sol perchè rappresenta l'astro nascente col quale tutte le sinistre stanno cercando di costruire un rapporto. De Magistris ha imboccato una strada coraggiosa dando spazio ed agibilità a quanto si muoveva sul suo territorio. In primis con i comitati per l'acqua pubblica, con le ben note vicende di ABC, ed a seguire con i centri sociali. Il cosiddetto modello Napoli è nato effettivamente dal basso, ma occorre che si propaghi seguendo lo stesso percorso, dal basso all'alto e non viceversa, affinchè sia un percorso concreto e reale e non l'ennesima carrozza da prendere al volo, per attivare come dice Simonetta le reti territoriali che l'AE e Primalepersone non sono riuscite ad organizzare. (Non capisco come avrebbero potuto dal cosiddetto livello nazionale, e non appunto da quello territoriale se non con l'ennesimo leader a cui accodarsi "per partecipare alle elezioni del 2017").



Anche qui se siamo orizzontali e quindi ci consideriamo un soggetto appartenente al “basso”, non vedo perché non partecipare, senza alcuna velleità egemone ma con spirito di servizio, ad un modello che tenta di costituire un esempio dal basso esportabile dal territorio.

In questa società dove l'apparenza ha obnubilato la sostanza, dove “lo specchietto per le allodole” serve a vendere qualsiasi cosa è giocoforza valutare quanto sta facendo De Magistris salvo poi verificare le motivazioni del suo agire e giudicarle, ora mi sembra molto prematuro.

Se abolisci i termini novecenteschi di destra e sinistra dobbiamo valutare la direzione in cui si sta muovendo De Magistris e analizzare se la nostra partecipazione è coerente o meno e quanto al nostro percorso, senza pregiudizi.

Comunque è un dibattito che va fatto portando contenuti, utilizzando gli strumenti di cui disponiamo, più sono le informazioni e gli argomenti disponibili e più ciascuno di noi può trarre le proprie conclusioni condividendole con tutti, senza preconcetti o personalismi ed esplicitandole il più possibile.



Non posso perciò dirmi sodisfatta dall'analisi di Laura che rimanda alla strutturazione ed alle iniziative future come ad una panacea per una ripartenza comune, senza affrontare nessuna delle empasse che pure ha contribuito a determinare esercitando il suo ruolo di presidente e garante dello statuto. Da quel punto si è dato valore "strategico" al voto su lqf causando maggioranze e minoranze, alle quali non si è volutamente contrapposta alcuna mozione per rispetto di noi stessi e di quello in cui crediamo, la condivisione, ma che non può restare un precedente irrisolto. Credo che sulla nostra collocazione politica che per me dovrebbe esssere solo ed esclusivamente quella delle lotte che condividiamo e del metodo con cui le portiamo avanti, e sulla nostra capacità di cura di noi stessi e del percorso comune, interno ed esterno a noi, si giochi il futuro di primalepersone, o almeno la possibilità per me di continuare a farne parte.



Da contrapporre alla posizione di Laura c'è una posizione che si è avvalsa di dimissioni per far valere le proprie posizioni in aperta violazione dello statuto che prevede l'assemblea permanente e l'utilizzo della piattaforma per assumere decisioni e non imposta facendo leva sulla fiducia, fiducia che non dovrebbe riguardare posizioni politiche, non aspiriamo ad una democrazia rappresentativa.



Strutturazioni interne, modifiche dello statuto, uso del decisionale come punto di arrivo e non di partenza (per essere governati da noi stessi e non dalla burocrazia di lqfb) e quant'altro sono il contorno della responsabilità che reciprocamente assumiamo gli uni nei confronti degli altri; credo che questa responsabilità sia venuta meno in quest'ultimo mese e mezzo.



Ora che tu snobbi uno strumento ignorandone il funzionamento e assumendone l'invalidità per la poca partecipazione quando per prima ti rifiuti di partecipare è un po' una contraddizione in termini, non si contano le volte che mi sono offerto personalmente di aiutarti a risolvere eventuali ostacoli che tu possa trovare nell'accesso, si tratta quindi di una tua posizione a dir poco incoerente.

Entrando nel merito dello strumento basato sul metodo Condorcet integrato con il metodo Schulz dando luogo ad un algoritmo che permette il massimo di democrazia sfiorando il metodo del consenso, metodo del consenso non applicabile a grandi numeri e che comunque sancisce una maggioranza e una minoranza pena l'immobilismo derivato dal veto, non credo sia criticabile in questi termini sempre che lo si sia compreso.

La democrazia cui aspiriamo non credo sia nemmeno plebiscitaria ma piuttosto che offra tutte le opportunità perché la minoranza si trasformi in maggioranza valutando il contenuto e non il proponente.



Tutto è superabile, avevo parlato di crisi di crescita, ma occorre la volontà di farlo assumendosi fino in fondo le responsabilità dei processi che si sono condotti, affrontando le difficoltà emerse e cercando di superarle insieme se ci sono le condizioni e la disponibilità per farlo. Uscire dalla ml, tacere, dire ci si rivede se vorremo a settembre è dilatorio, come se raffreddare il clima possa servire a stemperare l'empasse che è e resta sul piano della scelta politica di fondo. Per questo credo necessario azzerare ogni carica ed incarico rimettendo all'assemblea di plp la scelta della direzione politica e la modalità con cui andare avanti tutti da subito, perchè come è stato per l'iniziativa sulla difesa della costituzione nessuno aspetta noi, altri proporranno iniziative alle quali potremo partecipare da singoli, nelle altre vesti che ognuno di noi incarna o come primalepersone se capiremo infine in quale direzione vogliamo muoverci, spero con la consapevolezza della nostra effettiva dimensione da una parte e delle sconfinate potenzialità che possono emergere e concretizzarsi se riusciremo, a partire da noi stessi, ad abbandonare ciò che è noto e rassicurante per navigare a vista in mare aperto abbandonando le zavorre identitarie che albergano nella nostra mente.



Anche qui concordo precisando che il decisionale è uno strumento e il fine è quello di prendere delle decisioni offrendo un terreno il più neutrale possibile dove valutare i pro e i contro delle proposte e non la fiducia in chi le fa, chi le fa ha pieno diritto di essere considerato in buona fede che non può essere cieca pena il leaderismo.

La tua richiesta di azzeramento di cariche ed incarichi non tiene conto dell'assenza di tali soggetti nella nostra assemblea a meno che tu ti riferisca ad organi che non sono politici ma burocratici, non mi risulta il tesoriere abbia fatto pressioni politiche in conseguenza della carica ricoperta o la presidente fuori da un richiamo al rispetto dello statuto ed eventuali sue responsabilità legali sempre in ordine a dettati di legge.

La direzione politica è esclusiva dell'assemblea permanente dalla nostra fondazione e le cariche che, ripeto, a parte quelle imposte dalla legge e per noi solo burocratiche, non esistono dopo le vostre dimissioni.

Per quanto riguarda il navigare in mare aperto e abbandonare le zavorre identitarie sfondi una porta aperta, sono il primo a sostenere che ciascuno rappresenta solo se stesso e al di la del background di ciascuno quello che deve essere valutato è il contenuto e non chi lo propone.

Il nodo politico, in definitiva, è se vogliamo essere orizzontali veramente e totalmente o solo di facciata alla stregua dei 5Stelle.
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#5
Intervengo solo sullo strumento "piattaforma informatica", di cui sono sempre stata sostenitrice.
Antonella critica l' " uso del decisionale come punto di arrivo e non di partenza (per essere governati da noi stessi e non dalla burocrazia di lqfb"
E' un fatto che lqfb era stato accettato da tutti/e come strumento decisionale ossia per le decisioni e non come punto di partenza per ulteriori discussioni (le discussioni sono ampiamente previste e vanno fatte prima). Non ha senso quindi ora criticarlo come "burocratico"

Questo però non esime anche noi fautori del decisionale, dopo averlo sperimentato sufficientemente a lungo, di fare un bilancio dei suoi limiti, oltre che dei suoi meriti, con riguardo proprio  alla partecipazione e alla orizzontalità che si vogliono ottenere.

Quando uno strumento si dimostra troppo ostico e non viene partecipato in modo soddisfacente, vuol dire che qualcosa non va e bisogna porsi il problema.  
Forse non è lo strumento adatto a QUESTA comunità?
Non c'è stata sufficiente alfabetizzazione o  gli utenti sono refrattari?
Va integrato con altri strumenti? Può essere - modificando il nostro assunto iniziale - più utilmente adoperato come strumento consultivo anziché decisionale?

Non possiamo difendere questo strumento acriticamente e a-priori.

Comunque il nodo politico è la partecipazione. E questa non dipende dallo strumento.

Ho dato una scorsa all'elenco degli iscritti e sono rimasta colpita dal fatto che la maggior parte di essi - cioè di noi - non l'ho mai incontrata, non solo sulla piattaforma informatica o nel forum, ma neanche in mailing list. In assemblea fisica, i numeri per forza di cose si fanno ancora più ristretti.

Dobbiamo fare i conti col fatto che una buona parte di noi non ha il tempo, o la forza, o la motivazione sufficiente per partecipare attivamente e con costanza, in qualsiasi modo.

Con questi numeri, credo che, nella scelta del da farsi,  bisogna riconsiderare molto severamente quali possano essere degli obiettivi realistici per noi e ridimensionare le ambizioni, che rischiano di essere del tutto velleitarie, quale che sia la linea politica prescelta (mi riferisco ai due principali orientamenti finora emersi). Un po' di realismo e di umiltà mi sembrano necessari in ogni caso.
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#6
(22/07/2016, 11:36)Daniella Ambrosino Ha scritto:  Intervengo solo sullo strumento "piattaforma informatica", di cui sono sempre stata sostenitrice.
Antonella critica l' " uso del decisionale come punto di arrivo e non di partenza (per essere governati da noi stessi e non dalla burocrazia di lqfb"
E' un fatto che lqfb era stato accettato da tutti/e come strumento decisionale ossia per le decisioni e non come punto di partenza per ulteriori discussioni (le discussioni sono ampiamente previste e vanno fatte prima). Non ha senso quindi ora criticarlo come "burocratico"
qualche considerazione si trova qua
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#7
Volevo scrivere qualcosa anch'io ma ha già scritto tutto perfettamente Antonella, il cui intervento sottoscrivo alla lettera

Concordo anch'io con l'analisi politica di Roberta e ritengo che le elezioni 2017 stiano diventando una questione importante  e non relativa come invece è.

Questa corsa al soggetto politico (certo Athos, che tutti lo sono, anche ciascuno di noi individualmente...) nasce principalmente da quanti già cercavano una legittimazione dall'Altra Europa e ora la cercano in PLP.
In questo concordo quando Antonella scrive:
"Ma credo che il problema sia un'altro e cioè quello di cercare, in plp come soggetto nazionale, un valore aggiunto che possa dare alla dimensione territoriale una maggiore autorevolezza"
che è poi quello che vado dicendo dal nostro incontro di Bologna.

D'accordo anche sulla sopravvalutazione del nuovo "leader" De Magistris (dopo Rodotà, Salvini, ecc.) visto come tender verso una crescita che appaghi quella voglia di soggettività politica di cui sopra, non vedendo (anche da quanto emergere dalle sue interviste) quanto di leaderismo e di pseudo-orizzontalità verrà fuori da questa operazione, non dissimile da quelle di Civati e simili. Taccio per pudore sul dare credito alcuno al M5S e a un suo contributo all'innovazione che non sia mera ordinaria amministrazione

Rilevo quindi una svolta (per me involutiva) del percorso originario e dal senso che ha dato vita a Plp e riscontro una "premeditata" intenzione di allungare i tempi di un confronto interno, vuoi per non avere ulteriori intralci per altre iniziative, vuoi perchè si spera che il tempo (che non sempre è gentiluomo..) faccia il suo corso.
Gian Luigi  Smile

"Non fate caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove altri disegnano confini"
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