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INIZIATIVA A NAPOLI
#1
NAPOLI  …
Sabato 25 giugno ore 14.00 – 18.30
Domenica 26 giugno 9.00 - 13.00
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NO ALLE CONTRO-RIFORME:
DALLA RESISTENZA ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI
ALLA RINASCITA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA PARTECIPAZIONE  

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Organizzata da: PrimalePersone in collaborazione con i comitati campani
Comune di Napoli ?  ……. Altri???


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Si è aperta la campagna del referendum confermativo delle “riforme” costituzionali che si terrà ad ottobre e vedrà impegnati il fronte del NO e il fronte del SÌ in una serrata e pesante contrapposizione.
Renzi ha voluto impostare questo referendum come un possibile plebiscito personale, spostando il focus della scelta che gli italiani saranno chiamati a fare, dalla Costituzione al suo governo.
I principi democratici che hanno ispirato la Costituzione italiana del 1948 e ispirano le democrazie più avanzate, sono minati sia in termini di processo che di contenuto, di processo perché il governo ha imposto al Parlamento una riforma costituzionale che dovrebbe partire dal Parlamento stesso, di contenuto per la pesante deriva autoritaria e centralista che disegna.
Il combinato disposto della legge elettorale Italicum e delle “riforme” Costituzionali delinea una riduzione della rappresentanza e della sovranità popolare,  accentra nell’esecutivo di governo i poteri ad oggi condivisi con Enti Locali e Regioni in materia ambientale, energia, salute, e sicurezza sul lavoro, rende sempre più inaccessibili gli strumenti della democrazia rappresentativa, partecipativa e diretta, mina l’architettura tra i poteri dello Stato e rende la Costituzione aperta a successive preoccupanti modifiche.
E’ evidente che è in atto un disegno, che va ben oltre la sola Italia, volto a smantellare e delegittimare le Costituzioni nazionali e a far valere i trattati di una Unione Europea che non ha né unità politica, né Costituzione, portando a una veloce disintegrazione del principio della sovranità popolare.
Il modo migliore per controbattere e contrastare lo scempio della Costituzione in atto, consiste nel proporre un percorso in positivo, prefigurando il mondo che vorremmo, che va ben oltre il mantenimento dello status quo, come vuole strumentalmente far supporre il contro-riformismo renziano.
L’incontro vuole affrontare le “riforme” renziane e contestualmente ragionare su come di attuare i principi Costituzionali e aggiornarne i contenuti alle sfide locali e globali che ci aspettano.
A partire dalle ragioni del NO a modifiche che riducono la base della democrazia e della rappresentatività dei cittadini vorremmo avviare assieme un ragionamento su una Costituzione formale e materiale innovata. Crediamo sia necessario avviare un nuovo processo tra forze anche eterogenee che diano vita a un nuovo Patto sociale su obiettivi condivisi per poter condurre una necessaria Transizione sociale e politica, esattamente come avvenuto nel secondo dopoguerra.  Ed è effettivamente una Guerra quella in atto: una guerra fatta ai cittadini da parte di un grande coalizione costituita da forze economico-finanziarie, multinazionali e forze politico-istituzionali.
Gli obiettivi condivisi non possono che essere la libertà e l’autodeterminazione dei territori; la gestione dei beni di appartenenza comune e collettiva contro l’autarchia della finanza globale, vera ispiratrice delle contro-riforme costituzionali; la costituzionalizzazione del beni comuni; l’ampliamento della tutela dell’ecosistema; il rafforzamento degli istituti di democrazia partecipativa, diretta e di prossimità; l’attuazione e il rafforzamento delle tutele dei diritti. Questi sono solo alcune delle proposte che possono contribuire ad attuare e far crescere, anziché regredire come nella riforma renziana, la Costituzione antifascista del 1948.
Da questa iniziativa può nasce l’obiettivo di dar vita ad altri appuntamenti in tutta Italia che ne proseguano il ragionamento e contribuiscano alla campagna referendaria a supporto del NO alle riforme Renzi-Boschi.

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SABATO 25 GIUGNO, ore 14.00 – 18.30

Introduzione e saluti
14.00 - 14.45

Registrazione

Introduzione ai lavori da parte di Primalepersone
Introduzione da parte dei Comitati locali
Saluti del Sindaco
….


Le ragioni del NO alle Controriforme
14.45 - 18.30

TEMI:
Riforma del Senato
Riforma dei Titolo V
Combinato disposto Italicum e Riforme costituzionali: riduzione della rappresentanza e accentramento dei poteri

Nomi (soprattutto giovani costituzionalisti):
Enzo Di Salvatore ?
Anna Falcone ?
Andrea Pertici ?
Massimo Villone ?
…..

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DOMENICA 26 GIUGNO, ore 9.00 – 14.00

ENTI LOCALI E DEMOCRAZIA DI PROSSIMITA'
9.00 - 11.00

Introduzione:

Luigi De Magistris ?
Michele Emiliano ?
Leoluca Orlando ?
Federico Pizzarotti ?
Bengasi Battisti  ?
Sindaco di Saracena ?
L’esperienza veneta del kit per amministrazioni eco-solidali (Paolo Cacciari) ?

Pausa 11.00 – 11.30

LA COSTITUZIONE CHE VORREMMO
Domenica 11.30 - 13.30

Introduzione:  

Temi:
Ambiente, territorio, cultura, bellezza
Beni Comuni
Diritti
Democrazia partecipativa e diretta
Economia circolare
…..
Nomi
Luigi De Magistris ?
Enzo di Salvatore ?
Salvatore Settis (?)  o Tomaso Montanari (?)
Alberto Lucarelli: I beni comuni in Costituzione ?
Alex Zanotelli: pace e diritti ?
Antonio Ingroia?
Serena Pellegrino: la Bellezza in Costituzione ?
Domenico Finiguerra ?
Domenico Gattuso ?
Guido Viale ?
Marica De Pierri ?
Marco Bersani ? Finanza e beni comuni
.….
…..

Conclusione dei lavori
13.30 – 14.00

Conclude: ………
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#2
l'iniziativa proposta da Roberta pur se meritoria di un largo consenso, per gli argomenti suggeriti e per il suo significato di spostare più in alto l'asticella della discussione sulla costituzione, provando a cambiare da una battagli in "difesa di" ad una più complessiva battaglia "di difesa nel rinnovamento", secondo me sconta un grave vizio temporale: non tiene conto dell'impegno per la raccolta delle firme per l'abolizione dell' "Italicum" (che in quei giorni è nella fase conclusiva) e per quello sulla riforma costituzionale, che ancora sarà nel pieno dell'azione.

Non credo che sia conveniente spostare persone dai banchetti nei luoghi di lavoro e di residenza, per far riuscire una manifestazione di due giorni. Vedo un pericolo in ciò poiché: o si sguarniscono i banchetti per convogliare le persone che più sono impegnate sul campo (essendo anche quelle che potrebbero essere interessate a partecipare ad una iniziativa come quella proposta da Roberta), oppure si rischia di vanificare l'iniziativa per carenza di partecipazione.
Penso che in questa fase sia prioritario raccogliere quante più firme possibili, e marcare il territorio con una presenza costante, che è inutile dirlo avviene soprattutto grazie a quei pochi militanti che ancora credono nell'azione diretta sul territorio. Noi come prima le persone siamo nati per applicare due modus operandi complementari tra loro: quello della presenza nei territori e quello delle elaborazioni e delle decisioni tramite il forum e la piattaforma decisionale.
Ora una manifestazione da noi organizzata che veda la presenza di illustri oratori non suffragata da un'ampia partecipazione della nostra comunità, sarebbe una manifestazione monca ed assimilabile, da parte di coloro che non vedono di buon occhio la nostra crescita, a tante altre "passerelle".
Per questo credo che sia opportuno spostare l'iniziativa di Roberta al mese di luglio e più precisamente ai giorni 9 e 10 Luglio.
In questa maniera inoltre l'assemblea avrebbe anche un altro significato: quello dell'inizio della vera e propria campagna per il no alla riforma costituzionale, e speriamo anche di quella per il No all'Italicum, infatti si terrebbe una volta concluse le fasi della raccolta firme.
Se poi volessimo sfruttare il tempo in più per elaborare proposte e suggerimenti anche sulla base di dibattiti locali sul tema, forse potemmo arrivare all'appuntamento con un coinvolgimento ancora maggiore.
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#3
Bene Roberta,,
vedo che è stata tolta la prima parte sull'Europa che mi pareva un po' campata in aria e rafforzata la presenza di amministratori locali. Nella premessa cmq, farei un breve cenno alla situazione europea dove la mancanze della costituzione comune a seguito referendum Francia e Paesi bassi ha spinto alla nazionalizzazione,e la incapacità di accogliere migranti ai muri, allo sfarinamento Ue, al brexit. Ai dettami delle banche e della finanza sulla necessità di togliere la prospettiva di partecipazione e democrazia dalle costituzioni nate dalla Resistenza.
Nella premessa inoltre, mi pare non sia abbastanza chiara la continuità con il referendum Notriv e lo scontro tra Regioni e governo centrale che si è evidenziato. La critica di centralizzazione dei poteri esasperata della proposta su cui siamo chiamati a votare va messa in rilievo e deve essere centrale, si ridisegna la carta costituzionale e si fa una legge elettorale( citerei la raccolta firme contro Italicum) che ci espropria della sovranità popolare, secondo i dettami  di cui sopra.
La parte propositiva va legata più chiaramente a quello che stanno esprimendo i movimenti e il fronte dei referendum sociali su acqua,ambiente, beni comuni,lavoro,scuola e salute in modo da invogliarne referenti a partecipare.Tra le donne c'è, come sai una proposta che recentemente Lea Melandri ha rilanciato e su cui avevamo anche proposto un progetto nella tua città. Vanno coinvolte anche associazioni  che lottano contro la violenza maschile, per l'affermazione della cittadinanza femminile. Gli episodi volgari come trivella tua sorella ci dimostrano che i movimenti in cui operiamo e la sinistra a cui ancora alcuni fanoo riferimento, non ne sono affatto immuni.
Chi si sta impegnando nella raccolta sa che la data , come vi avevo detto, è sbagliata. Bisogna aspettare la fine della raccolta firme. Se il problema è di contrastare la propaganda del fronte per il sì credo che possiamo fare un buon battage della ns/ proposta, invitando tutte e tutti a partecipare anche ad una eventuale integrazione e/o modifica, oltre che alla partecipazione. Chi ha partecipato a planb dovrebbe essere invitato subito e se qualcun altro che si era espresso in modo contrario volesse ammettere che l'incontro è stato interessante e partecipare agli sviluppi potrebbe collegarsi giovedì o quando sarà anche per illustrare questa proposta. Tutte le associazioni  e molti consiglieri notriv dovrebbero essere coinvolti. Allarghiamo come abbiamo detto a Bologna e assicuriamoci l'interesse e la collaborazione di altri prima di definire il tutto. E rendiamo il linguaggio più fluido, coinvolgente e meno prescrittivo. Antonella è una maestra e dovrebbe riscriverla la premessa. Un abbraccio Laura

  
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#4
Il 23 giugno ci sarà in inghilterra il referendum popolare per la Brexit. Il popolo inglese è chiamato a decidere se l'Inghilterra deve, oppure no, rimanere in questa sempre più fragile Comunità Europea.
Sembra che i SI' (uscire dalla UE) siano ora in leggero vantaggio. 
E comunque vada a finire, in quei giorni, non si parlerà d'altro.
Prevedo infatti che, comunque vada,  l'UE ne uscirà con le ossa rotte, difficilmente riuscirà a rimanere in vita dopo la brexit, a meno di un improbabile plebiscito per il NO.
Quel voto inglese sarà comunque un voto  pro o un voto contro l'Europa

Ciò per dire che trovo inopportuna la scelta del  25 e 26 giugno per la nostra manifestazione
Trovo inopportuna farla a Napoli
Trovo inopportuno non parlare del futuro dell'europa dopo il voto inglese e qualunque sia il risultato del brexit
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#5
da:
Enzo Di Salvatore <disalvatoreenzo@hotmail.com>
4 mag



[ltr]Cara Laura, 
intanto mi scuso per il ritardo con il quale rispondo.
Credo che qnessuno voglia dimenticare niente, e lo abbiamo scritto nella nostra proposta, ma l'intento della iniziativa è proprio quello di organizzare una risposta efficace per contribuire alla vittoria del No al referendum sulle "riforme"costituzionali.
Personalmente credo che il risultato del referendum No Triv non sia affatto negativo nonostante - per varie ragioni (poco tempo a disposizione, boicottaggio da parte del Governo, ecc.) - abbia mancato il quorum. Almeno per chi crede ancora nella politica dei piccoli passi: 15 milioni di italiani si sono recati alle urne e di questi 13 milioni e 300.000 hanno detto sì (se si fosse raggiunto il quorum sarebbero stati sufficienti per abrogare la norma); tre su sei quesiti sono stati accolti dal Governo e recepiti dal Parlamento in legge di stabilità; 27 procedimenti per il rilascio di permessi e concessioni sono stati chiusi (per via dell'accoglimento di uno dei tre quesiti); due società petrolifere hanno rinunciato spontaneamente a due permessi già rilasciati (per via dell'incertezza che il referendum stava provocando); fino ad un anno fa appena il tema della petrolizzazione del nostro Paese era appannaggio di pochi che ne dibattevano nelle aule universitarie, mentre oggi è divenuto comunque un tema popolare (i mass media se ne sono dovuti comunque occupare); per Renzi e per chi verrà dopo di lui sarà difficile tornare all'anno zero, in quanto ormai su questo problema i riflettori sono accesi (e non vanno spenti). Questo per dire che non deve sfuggire a nessuno quanto il referendum sia stato importante dal punto di vista della formazione di una coscienza critica sul punto. 
A mio parere, occorre ripartire dal punto in cui siamo arrivati, non disperdendo le forze che con molta fatica sono state messe assieme. Ma bisogna fare un passo alla volta. Con il referendum costituzionale Renzi si sta giocando la testa; e qualora dovessimo vincerlo dovrà dimettersi. Il che vuol dire che, qualora dovesse essere sciolto il Parlamento, i referendum sociali non potranno celebrarsi se non nel 2018. Sottolineo che un legame tra i due tipi di referendum esiste: la riforma mira a ricondurre in capo allo Stato una serie di competenze e questo mina alla base l'idea stessa della partecipazione democratica e della possibilità per i territori di esprimersi su questioni - quale l'energia, il governo del territorio, ecc. - in qualche mondo oggetto anche dei referendum sociali.   
A tal proposito si sta dando vita ad un comitato nazionale "parallelo" (non certo alternativo) a quello che già esiste, al fine di sostenere (e integrare) la campagna referendaria: un comitato composto principalmente (ma non esclusivamente) da giovani, capaci di raggiungere fasce sociali finora non raggiunte e di proporre  strade mediaticamente idonee a contrastare la campagna genziana, rutta incentrata sul "giovanilismo" (Renzi: "noi siamo il futuro, quelli che vogliono il cambiamento; loro, invece sono quelli che vogliono che le cose non cambino"). Il messaggio che occorre dare è che la nostra non è una battaglia di retroguardia: anche noi vogliamo il futuro e il cambiamento, ma non ci piace il cambiamento che ci viene proposto. ragion per cui la campagna potrebbe anche essere l'occasione per rilanciare nostre proposte in tema di lavoro, di diritti sociali, di immigrazione, di diversa architettura dello Stato, ecc.
Portare avanti in questo momento questi temi è importante: Renzi sta dispiegando le sue armi mediatiche e non aspetterà certamente che si termini la raccolte delle firme sui referendum sociali. Le diverse iniziative potranno rafforzarsi se non sbaglieremo i tempi e se sapremo connettere tra loro gli obiettivi.
Un caro saluto
Enzo Di Salvatore
[/ltr]
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#6
Condivido pienamente il senso e l'impostazione dell'iniziativa qui proposta. Concordo anche con le osservazioni di merito evidenziate da Laura al fine di integrare/migliorare il testo del documento di presentazione. A questo proposito, credo debba emergere, sia nel documento di presentazione che nell'introduzione dei lavori (unico momento in cui concederei un minimo spazio all'analisi della fase storica), la dimensione, non solo continentale ma globale, dell'insanabile contrapposizione CAPITALE / DEMOCRAZIA.

Solo una raccomandazione, che mi pare opportuno formulare fin da subito: dato che vedo un lungo elenco di validissimi invitati / relatori, onde evitare l'ennesima rassegna di interventi di analisi e critica e portare invece in primo piano gli elementi propositivi e soprattutto il confronto sulle possibili vie per ridare centralità e vitalità alla democrazia, metterei in primo piano i temi all'ordine del giorno, anche rivedendoli rispetto a questa bozza.
Per come sono delineati (critica alla riforma costituzionale Renzi - Boschi, il sabato ed articolazione territoriale delle istituzioni, come apertura della domenica) rischiano di rimanere nell'alveo della scontata critica dell'esistenza piuttosto che spingersi verso la definizione di proposte da poter mettere fin da subito in sperimentazione (non c'è più tempo da perdere!!).

Nella giornata di sabato, "sfrutterai" i giovani costituzionalisti per invitarli a presentare concrete proposte di "evoluzione" costituzionale nella direzione di una maggiore partecipazione popolare e trasparenza - orizzontalità processuale ma anche di introduzione di nuovi elementi di tutela (dall'ambiente alla salute pubblica, dai beni comuni ai così detti "monopoli naturali") in quanto propedeutici alla da molti auspicata "conversione ecologica dell'economia".

Domenica, inviterei esplicitamente gli amministratori locali ospiti a svolgere degli interventi propositivi sulla democrazia di prossimità, cercando di portare l'esperienza di quelle città spagnole che, grazie all'affermazione di forze politiche veramente nuove, stanno sperimentando strumenti e procedure di partecipazione popolare diretta al governo della città (Madrid, Barcellona, ecc.). Inutile dire che sarebbe straordinario avere ospite una sindachessa: se Laura riuscisse a portarne almeno una, sarebbe un colpaccio!

Nella seconda parte della mattinata di domenica, invece de "la Costituzione che vorremmo", di cui parleremmo già il sabato, proporrei come titolo "Come costruire una democrazia sostanziale", o qualcosa di simile, e svolgerei la questione in forma di "brain storming", anche per dare spazio a tutti i partecipanti che lo chiedano ed evitare una eccessiva ingessatura dell'iniziativa.

Propongo questa impostazione perché, come tutt* voi, sono ben consapevole che tutti i temi sono correlati e tutto, in qualche modo, "si tiene", ma proprio per evitare una proliferazione e conseguente dispersione delle argomentazioni, dobbiamo indirizzare sforzi ed attenzione sul "Che fare?", sul "Cosa fare qui ed ora" per massimizzare l'efficacia dei nostri sforzi verso la sempre più urgente "uscita dal tunnel" che, giorno dopo giorno, si trasforma in un incubo.

Sulle date, faccio presente che il 9 e 10 luglio (proposte da Marco Memeo) è già piena estate e la partecipazione cala inesorabilmente, così come l'attenzione politica.
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#7
Per evitare la solita passerella si potrebbe pensare ad un tipo di organizzazione della giornata che coinvolga il più possibile il pubblico, che a mio avviso è il soggetto che c'interessa, le opinioni dei convenuti le conosciamo più o menoo bene di tutti.
Due relatori che espongono ciascuno la propria teoria e relativa proposta sul tema.
Parola al pubblico dove ciascuno può porre, brevemente, 1 ed 1 sola domanda comune ad entrambi i relatori e strettamente in tema.
Risposta dei relatori.
Tutti i tempi vanno contingentati preventivamente.
Penso che così si possa coinvolgere al massimo il pubblico, non annoiarlo e i relatori hanno il compito di delineare l'ambito in cui dibattere evitando comizi e voli pindarici.
my2c
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#8
Questioni in campo e da porre, nella due giorni di studio:

1) Il macroscopico scostamento tra Costituzione scritta (1948) e costituzione vigente (con le modifiche del 2001 al titolo V), divenuto insostenibile nell’epoca della crisi economica e finanziaria, rende urgente individuare una via di uscita: in caso contrario il sistema sembra (lo è già) destinato alla conflittualità e all’inefficienza;

2) nei fatti,  il modello di regionalismo duale disegnato in maniera a dir poco superficiale dal legislatore costituzionale del 2001 ha sempre più allontanato l'esperienza  italiana dell'autonomia legislativa e amministrativa dall’alveo delle esperienze più evolute degli Stati regionali e federali, improntate al modello collaborativo, per condurlo, nella fase successiva all'approvazione della "riforma", lungo un crinale inclinato che ha  determinato nei fatti lo svuotamento della potestà legislativa regionale, specie allorquando si è attenuata l’attenzione per il principio di leale collaborazione, ed è andata affermandosi la giurisprudenza sulla “prevalenza” della competenza statale;

3) La Corte Costituzionale ha ricoperto un ruolo di supplenza. L'allora  Presidente Prof  Valerio Onida, parlando nel 2005, preoccupato, osservava:  “ci siamo trovati e ci troviamo di fronte ad una contraddizione, fra un disegno costituzionale innovativo e ambizioso, e una realtà effettiva, di metodi e contenuti della legislazione governativa e parlamentare, e talora anche regionale, di organizzazione, di capacità di gestione delle rispettive competenze e delle forme di collaborazione, restata largamente ferma ai caratteri del passato. Si sono individuati degli obiettivi, più o meno condivisibili che siano, ma non si sono individuati con sufficiente precisione e realismo i percorsi necessari e possibili per passare dall’assetto preesistente a quello nuovo prefigurato. Questa contraddizione ha posto e pone la Corte di fronte al difficile compito di risolvere le controversie cercando di dare soluzioni che non contraddicano la lettera e lo spirito del nuovo titolo V, ma che tengano conto della realtà di un ordinamento che non può conoscere interruzioni e vuoti, anzitutto nella tutela dei diritti delle persone e nella stessa continuità degli apparati e dell’azione amministrativa

4) Il giudizio di Onida, improntato allo scetticismo sulla capacità delle regioni di gestire le nuove competenze,  lo porta ad affermare, come prevalente per l'alta Corte, il principio di uguaglianza che vede nello Stato il garante dei diritti delle persone e della stessa continuità degli apparati e dell’azione amministrativa

5) Spacchettamento del quesito referendario, ma è davvero possibile ?  "se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede – su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni ‘politiche’ estranee al merito della legge’. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati (così come se si fosse scomposta la riforma in più progetti, approvati dal Parlamento separatamente)"  - (Dal documento dei 50 costituzionalisti contrari, nel merito, alla riforma Boschi-Renzi)
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