Valutazione discussione:
  • 0 voto(i) - 0 media
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Revocare il mandato al sindaco - Recal
#1
A casa il sindaco che delude o tradisce i cittadini che lo hanno eletto. A chiedere che anche in Italia, come già accade in altri paesi europei ma anche negli Usa e in America Latina, vi sia per l’elettore la possibilità di revocare il mandato di rappresentanza, è il presidente del gruppo Misto della Camera Pino Pisicchio (nella foto) con una proposta di legge che vuole introdurre nel nostro ordinamento costituzionale l’istituto del ‘recall’, l”elezione di richiamo’ per rimuovere il politico prima del termine del suo mandato.

Gli elettori che vogliono ‘licenziare’ il primo cittadino possono farlo, secondo il testo appena depositata a Montecitorio, attraverso un referendum da tenere non prima che siano trascorsi diciotto mesi dal voto. E questo per evitare che la petizione di revoca sia strumentalmente utilizzata come rivalsa dalle liste e i partiti che hanno perso le elezioni.
A chiedere il referendum deve essere almeno il 15 per cento dei votanti all’ultima tornata elettorale. Inoltre, devono trascorrere non meno di otto settimane tra la petizione e il referendum. Questo per consentire all’’accusa’ e alla ‘difesa’ di prepararsi adeguatamente al ‘processo’ che vede sul banco degli imputati il primo cittadino. E non è necessario un quorum: se le firme sono sufficienti a mettere in moto la macchina referendaria, si va alle urne. A sostenere i costi della consultazione è lo stesso comune.
Ma perché prevedere una consultazione popolare per revocare il mandato solo al sindaco e non già anche al parlamentare? Perché, spiega Pisicchio, se il recall è difficilmente compatibile con le Costituzioni europee di civil law in riferimento alla rappresentanza parlamentare (in Italia l’articolo 67 della Costituzione stabilisce che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) non sembra avere ragioni di contrasto con i mandati locali, dove non di rado si incrina il rapporto di fiducia tra capo dell’amministrazione locale, investito nel ruolo monocratico dal voto popolare, e il corpo elettorale. “Un sano principio –argomenta Pisicchio- di democrazia diretta: diretta è l’investitura, diretta potrà essere la revoca
In molti casi, insiste il presidente del gruppo Misto della Camera, la rottura del rapporto fiduciario tra eletto ed elettore non riesce a risolversi con il naturale ricorso anticipato alle urne “per la  resistenza da parte delle assemblee che finiscono, in una logica di autoconservazione,  per  creare condizioni paradossali di tutela al sindaco”. E quanto diffusa sia questa situazione, che concorre a dipingere con tinte fosche la classe politica italiana, lo confermano i casi di Roma e di Quarto, solo per citare i più recenti.
Per risalire alle origini del recall bisogna andare indietro nei secoli fino alla polis ateniese, che ha fissato alcune delle regole su cui nei secoli a venire si sarebbero basate molte democrazie occidentali. L’istituto del recall, ha ricordato in un suo intervento in materia il costituzionalista Michele Ainis, è in vigore in sei cantoni svizzeri, nella provincia canadese della Columbia Britannica (dove dal 1995, anno di entrata in vigore nell’ordinamento, 24 proposte di recall sono state lanciate ma ben 23 non hanno raggiunto il numero di firme necessario, mentre in un caso il politico in oggetto ha preferito dimettersi prima del voto) , in Venezuela e, soprattutto, in numerosi stati degli Usa.
Il caso più clamoroso, per gli States, quello del 2003 quando il governatore della California Gray Davis è stato cacciato perché giudicato responsabile del dissesto finanziario del più ricco stato d’America (a succedergli fu l’attore Arnold Schwarzenegger). In Venezuela, l’istituto del recall è previsto per tutte le cariche elettive dall’articolo 72 della Costituzione ‘Bolivariana’ del 1999, e nel 2004 l’allora presidente della repubblica, Hugo Chavez, superò un tentativo di destituzione.
Cita messaggio
#2
Il giorno 14 mar 2016, alle ore 07:18, ago.gianluigi@libero.it ha scritto:
Non sono molto d'accordo sul recall. L'art. 67 ha un suo senso. Questo non vuol dire che il concetto di delega non vada completamente  rivisto.


Simonetta Astigiano:
Non sono d'accordo neanche io, come si fa a stabilire se il Sindaco ha tradito il mandato ricevuto? Quanti sono gli elettori che conoscono a menadito il programma e votano veramente in base a quello e quanti sono i programmi scritti così in dettaglio da permettere di capire se un Sindaco lo applica o meno? Ancora, come si stabilisce se a tradire il mandato sia stato il Sindaco o il consiglio comunale o se il Sindaco sia stato costretto a determinate scelte da lacci e lacciuoli vari?
Io penso che sarebbe meglio concentrarsi su battaglie che introducano sistemi di democrazia diretta e di controllo diretto sulle scelte delle amministrazioni da parte dei cittadini, su battaglie che introducano una vera libertà di stampa e, soprattutto, che facciano capire a gli italiani che tra governabilità e democrazia è preferibile la seconda.

Sauro Di Giovambattista:
Ciao Simonetta.
Penso che la possibilità di revocare chi è eletto col maggioritario sia uno strumento di democrazia diretta. Ovviamente non può valere per gli eletti con sistema proporzionale.
Io sono contro il sistema maggioritario in tutte le sue forme, penso che le elezioni debbano essere la rappresentazione quanto più fedele della società, ma in presenza di sistemi maggioritari senz'altro il diritto di revoca è un antidoto alla tirannia dell'eletto. (spesso con una minoranza degli aventi diritto, quando non addirittura dei votanti)
Cita messaggio
#3
l'istituto del Recal, così come descritto, si riferisce ai sindaci ed agli amministratori pubblici locali, l'eventuale legge non dovrà divenire uno strumento che le opposizioni possono sbandierare in qualsiasi momento, ma definire bene i limiti entro i quali la legge deve essere applicata, importante è il trasferimento di sovranità ai cittadini e la partecipazione .
Cita messaggio
#4
Questa proposta di Pisicchio, vecchio democristiano che conosco bene, mi sembra una di quelle pre elettori e populiste che si buttano li ma non avrà nessuna proposta di essere discussa. In Italia poi dove le mafie gestisono il voto e la gente non ha nessuna esperienze di democrazia diretta e non vota se non x scambio, mi sembra pericolosa. Sono per il proporzionale anch'io ma in particolare ho sempre denunciato la vergogna di avere un sistema elettorale diverso da circoscrizione a Pe, in tutti i livelli, per non permettere all'elettore di capire i meccanismi. C'è molto da fare e da studiare e da discutere
Cita messaggio
#5
Molto probabilmente si tratta di una proposta elettorale che non avrà, purtroppo, seguito.
Il concetto è comunque nel solco di una maggior democrazia. Diamo per scontato che vi sia, volente o nolente (opportuni provvedimenti di legge), onestà e attinenza alla realtà.
Se è vero che le persone non possono sapere tutto è anche vero che si dovrebbero astenere quando ignorano secondo il detto che è "meglio tacere piuttosto che far sapere a tutti di parlare a vanvera".
L'amministrazione di un Sindaco dovrebbe almeno essere coerente con le sue promesse elettorali e il suo programma dovrebbe da subito rivelare quanto questo Sindaco in pectore sia capace, almeno a chi conosce che lo vota o meno in forza della conoscenza.
Chi non conosce la materia oggetto del programma è spinto a dar fiducia al proponente e una volta appurata l'incoerenza della realtà con la promessa mi pare abbia tutto il diritto, fatte salve modalità opportune, di rimandare a casa il fanfarone.
Il Sindaco viene eletto direttamente, gode quindi di un rapporto di fiducia di uno a uno, senza intermediazioni e quindi direttamente dovrebbe mantennere il rapporto ....... l'avvocato difensore, il commercialista piuttosto che l'amministratore se non mi soddisfa posso chiedere che una maggioranza lo cambi, perché no il Sindaco?
A questo proposito sottolineo che i Parlamentari non hanno vincolo di mandato dai rispettivi elettori ma subiscono, ancor di più con l'italicum, un ricatto che è ben peggiore del vincolo di mandato, da parte del partito di appartenenza, altro che libertà di coscienza.
Cita messaggio


Vai al forum:


Utenti che stanno guardando questa discussione: 2 Ospite(i)