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Thread M. Dotti/M. Tesei
#1
Sono d'accordo con Roberta. Io credo che mentre cerchiamo di costruire un'alternativa a questo sistema, primo responsabile delle migrazioni, dovute e guerre e devastazioni ambientali, e cerchiamo di rendere più equa la distribuzione delle risorse, aiutando così interi popoli a costruirsi un futuro sulla loro terra, dobbiamo attrezzarci ad affrontare milioni di migranti che non potranno essere fermati costruendo muri.

Costruire un sistema diverso, ammesso di riuscirci, porre rimedio alle iniquità ed ai disastri  richiederà forse più di anni di quelli che il genere umano ha davanti a sè, mentre le emigrazioni di massa sono emergenza attuale, per questo dobbiamo lavorare su più fronti e dobbiamo farlo sviluppando la capacità di mettere insieme proposte diverse e solo apparentemente contrapposte.
Mi piacerebbe che queste due persone, entrambe esperte, si mettessero intorno ad un tavolo, con Guido, Barbara ed altri per elaborare proposte concrete che vadano in entrambe le direzioni.
Simonetta.

Il mercoledì 13 gennaio 2016, Roberta Radich <captaroby@gmail.com> ha scritto:

Non capisco perché delle “soluzioni” debbano essere contrapposte come soluzioni uniche e unilaterali. 
In una situazione così estesa, globale, complessa non ci sarà mai una soluzione univoca: dovremo prepararci ad accogliere molti migranti e dovremmo lottare perché la drammatica disuguaglianza nella distribuzione delle risorse venga ridotta se non annullata. 
Non saremo certo noi a decidere a tavolino: i migranti arriveranno e nessuno potrà fermarli.
Scusa caro Michele, sai quanto ti voglio bene, ma non ti sembra una contraddizione affermare che devono essere aiutati a casa propria e la previsione, che citi, dell’Onu che prefigura 200 milioni di profughi climatici entro il 2050? I cambiamenti climatici sono in atto, la COP21 è stata una sostanziale truffa e non si fermeranno certamente i disastri climatici e ambientali, la desertificazione e tutto quanto ben sappiamo…. è ovvio e ineludibile che masse umane si sposteranno e arriveranno anche nel nostro salotto di casa. Dobbiamo farci i conti e anzi, come tu mi insegni, farne un’occasione di cambiamento per tutti.  
Il problema forse non sono le destre ma la nostra poca lungimiranza. Trattiamo problemi complessi con ricette astratte unilaterali contrapponendo soluzioni che invece dovrebbero essere integrate. Siamo tutti vittime di una modalità di pensiero dicotomica e semplificativa :
aiuto qui / a casa loro; cambiamento attraverso buone pratiche / cambiamento politico… e molte altre. 
E’ questa la logica che poi le destre sfruttano, la logica del NOI / LORO, del mors tua vita mea.
Non cadiamo in questo tranello. 
Io sono per la logica dell’ E/E piuttosto che dell’O/O e credo che alla fine tu sia assolutamente d’accordo con me, su questo :-) 
ti abbraccio forte e ti ringrazio di essere venuto a Bologna e estendo l’abbraccio a Massimo e a tutte/i 
Roberta 



Citazione:Il giorno 13/gen/2016, alle ore 14:49, Pietro Del Zanna ha scritto:

Ciao Pietro,

mi è molto spiaciuto non incontrarti a Bologna, specialmente poi avendo saputo del lutto che ti ha impedito di essere con noi sabato, per il quale ti faccio le mie condoglianze.

Grazie di avermi girato questa mail di Massimo! Mi da l’occasione per spiegare meglio il mio pensiero, commentando ogni sua parte.

Se vuoi puoi anche girargliela e dargli i miei contatti, se già non li avesse.

Mi occupo di migrazioni da anni, ma ora ancora di più perché sto lavorando al mio nuovo spettacolo, che farò insieme a Luca Bassanese, proprio su questo tema!

Quindi, come puoi capire, mi appassiona e sento il desiderio di affrontarlo con la massima serietà.

Ora ti lascio, è notte fonda ed è meglio che vada a dormire…

A presto,

Michele



Citazione:Il giorno 13/gen/2016, alle ore 00:28, Pietro Del Zanna ha scritto:

risponde a te.
Mi dispiace non averti incrociato. Io sono arrivato la sera a cena.
Ciao
Pietro

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Pietro Del Zanna Date: 13 gennaio 2016 00:25
Oggetto: Da Massimo Tesei
A: list


Un caro saluto a tutte e tutti.
Vorrei dire qualcosa dopo la due giorni di Bologna. Pur intervenendo su un argomento specifico, non riuscirò assolutamente ad essere breve.
 

Vorrei intervenire su una battuta fattami da Michele Dotti e su uno degli ultimi interventi di domenica mattina (chiedo scusa, ma non ricordo il nome…).
 

Michele, che è un amico e che non è Salvini, né un suo simpatizzante, a commento del passaggio sui migranti nella relazione di Viale di sabato mattina mi ha detto: “Non possiamo farli venire tutti! Dobbiamo aiutarli a casa loro!”.
Confermo in pieno! La soluzione del fenomeno a mio avviso non è - in un mondo globalizzato- nell’abbandono di intere aree (definite “periferie”) come Africa, Asia e America Latina, per concentrarsi tutti in Europa o nelle altre aree definite “centro”. Occorre con un urgenza una ridistribuzione delle risorse che permetta a ciascuno di vivere dignitosamente a casa propria.
Si potrebbe fare e anche in tempi brevi, nell’ordine di anni, non decenni. Ed è l’unica vera soluzione, il resto sono solo pezze su pezze che non affrontano mai il problema alla radice.



Citazione:Mi è sembrato che nell’altro intervento di domenica mattina il succo fosse simile. 
Me ne rallegro, non è facile sentirlo dire in certi consessi! Gli unici a usare questa espressione, purtroppo svuotandola di senso e di credibilità, sono stati proprio coloro che la usano ipocritamente e strumentalmente.
Per questo è diventata tanto scomoda da non essere più così frequente nei nostri ambienti. Ma io non mi lascio scippare le parole e rivendico il diritto a questa analisi e a battermi per le scelte politiche, sociali ed economiche che ne conseguono coerentemente.



Citazione:Sulla questione dell’immigrazione io credo che ci giochiamo tutto, compresa l’anima.
Perfettamente d’accordo!



Citazione: Come hanno detto in tanti è sotto gli occhi di tutti come le destre in Europa stiano avanzando perché strumentalizzano ciò che riguarda gli immigrati. Sono all’ordine del giorno politiche securitarie che finiranno col limitare anche l’agibilità politica. Continuano a diffondersi quelle idee, quei ragionamenti e quei comportamenti figli dell’egemonia culturale della destra degli ultimi 25-30 anni.
Condivido in pieno. E se vogliamo fare loro un regalo grande come una casa basta usare le espressioni di Viale che diceva nel suo intervento: “dobbiamo attrezzarci per accogliere tutti e per un lungo periodo!”
Non è difficile capire che posta in questi termini, se la scelta è fra questa posizione e quella di chiusura totale delle destre, la maggioranza della popolazione sceglierà la seconda! Possiamo scommetterci quello che volete.





Citazione: Chi parla di diritti, di solidarietà, di accoglienza, di rispetto della vita e della dignità, di salvare le vite di donne e bambini, è subito messo all’angolo con l’accusa di buonismo.


Per forza, perché l’analisi è spesso totalmente superficiale e fuorviante rispetto al cuore del problema, che è la rimozione delle cause delle migrazioni forzate.
Questo bisogna avere il coraggio di dire!!!!! E con forza, determinazione e coraggio.
Nella consapevolezza che solo così potremo conquistare l’appoggio -indispensabile- della maggioranza della popolazione!
Vorrei ricordare che l’ONU prefigura oltre 200 milioni di profughi climatici entro il 2050!!!
La scelta non deve essere fra apertura a milioni di persone o chiusura egoistica, come vogliono far credere le destre, ma fra una politica fondata sulla competizione, in cui siamo tutti perdenti, e una politica fondata sulla cooperazione, in cui possiamo essere tutti vincenti. Occorre cambiare radicalmente la narrazione sulle migrazioni se vogliamo davvero risolvere il problema.
E lo dice uno che è convintamente contrario alle frontiere!





Citazione: Vedo in tanti la tentazione (considerata tatticamente intelligente) di parlare il meno possibile di immigrazione altrimenti si perdono voti.


D’accordissimo!!!!! Lo dico da anni. Un errore imperdonabile, che ha lasciato alle destre il monopolio della narrazione su questo tema.





Citazione: E’ quello che ha fatto il Pd dalla sua nascita, lo stesso hanno fatto la Cgil e anche la Fiom ritrovandosi così molti iscritti che poi votano Lega. E lo stesso hanno fatto Sel, Rifonda e i vari gruppetti in cerca di un nuovo soggetto politico.
Il risultato è stato di trascurare un tema centrale in Europa (e lo sarà ancora per anni e anni) e di perdere ugualmente sia le elezioni che la possibilità di essere influenti nella società. Ieri Renzi ha deciso che il reato di clandestinità rimarrà in vigore, sebbene tutti gli stiano dicendo che l’esistenza di quel reato crea solo problemi.
 

Io penso che, prima o poi, ci verrà chiesto conto di cosa abbiamo fatto su questo tema. Ce lo chiederanno i nostri figli e i nostri nipoti. E i figli di chi è annegato nel Mediterraneo o di chi è stato seppellito nel deserto. Ce lo chiederanno quelli che qui sono arrivati per essere trattati come sappiamo.
Condivido totalmente, lo ripeto sempre nei miei incontri! Personalmente potrò rispondere di avere sostenuto centinaia di progetti di cooperazione che hanno ridato dignità, autonomia e speranza a oltre 300.000 fratelli nel sud del mondo, specialmente in Africa. E di avere speso tutta la mia vita per far capire al maggior numero di persone possibile che questo è possibile, facilmente replicabile e di grande efficacia anche con poche risorse, se queste vengono però spese bene!



Citazione:Succederà, non fatevi illusioni. Tra dieci anni, tra venti, tra cinquanta.
Perché la storia si ripete.
 

Vorrei adesso entrare nel merito di questa questione dei migranti che sarebbero troppi a voler venire e che di conseguenza non possiamo accogliere.
Intanto, i dati ci dicono che nel 2014 sono stati leggermente di più gli italiani che hanno invaso il mondo dei migranti che hanno invaso l’Italia.
Anche questo lo ripeto spesso, per far capire che la crisi è tutt’altro che finita e che questo non è certo un buon segno… finché arriva gente vuol dire che tutto sommato qui si sta bene, se quanti partono (soprattutto i nostri giovani disillusi) sono più di quanti arrivano vuol dire che la speranza in un futuro migliore non è più di casa qui.


Però questa è una porzione minuscola del problema complessivo delle migrazioni. Se osserviamo l’intero quadro il problema sono le centinaia di milioni di profughi che si annunciano e che noi non siamo in alcun modo in grado di integrare trovando casa e lavoro per tutti, in un’economia ormai satura, in cui non bastano neppure più l’obsolescenza programmata e quella percepita a tenere vivi i consumi.
E la rivoluzione culturale della decrescita, o della conversione ecologica, richiede tempo per diffondersi abbastanza da rappresentare un’alternativa per tutti.



Citazione:Nel 2015 è successo che l’onda lunga, tutt’altro che conclusa, provocata dalle guerre in Iraq, Afghanistan e Siria ha aumentato di molto, ma niente di drammatico per noi, il numero degli arrivi.
 

Caro Michele, la tua speranza che si possa fare qualcosa contro “l’invasione” (non hai usato questa parola, ma è consequenziale) e che questo qualcosa possa essere “li aiutiamo là” è stupefacente. Tu sai sicuramente meglio di me che buona parte degli aiuti elargiti in questi (e altri) decenni sono ritornati nelle casse delle nostre aziende, delle nostre ong o del nostro stato;  un’altra buona parte è servita a corrompere un po’ di persone di qua e di là del Mediterraneo; un’altra parte ancora è servita a tenere in sella dittatori o presidenti compiacenti e venduti; e le briciole rimaste sono state disperse in mille rivoli, affinché non modificassero una situazione così profittevole.
Quello che però anche so, per oltre 20 anni si impegno in Africa (e che molti ignorano), è che ci sono tantissime realtà che si impegnano seriamente e che stanno cambiando le cose, producendo significativi miglioramenti nelle condizioni di vita di milioni di persone!
E’ questa consapevolezza che manca a molti, nella convinzione -errata!- che le cose stiano andando sempre peggio.





Citazione:Quindi immagino che, quando dici li aiutiamo là, pensi che prima bisognerà fare un bel repulisti su entrambe le sponde del mare.


Certo, è proprio questo che immagino! E sono convinto che succederà. Non ci sono alternative. Occorre che lo capisca la gente tutta. Questo deve esser il nostro impegno.



Citazione:Tanto per sapere: in quanti anni? Con quali mezzi?


Come ho già detto, e ribadisco, si potrebbe fare nel giro di anni, non decenni. E risparmiando enormi cifre, come ci ripete l’UNDP da molti anni a questa parte! Basterebbe meno dell’1% della ricchezza globale per cancellare fame, sete, analfabetismo e offrire a tutti cure sanitarie di base e un alloggio degno di questo nome. Questa è la cura, l’unica vera cura, il resto sono solo palliativi.



Citazione:Esporteremo un altro po’ di democrazia? Oppure appoggeremo i peggiori dittatori purché rinchiudano in campi di raccolta milioni di persone? (lo stanno già facendo: i 3 miliardi di euro promessi alla Turchia servono soprattutto a questo).


Assolutamente no! Deporremo i dittatori appoggiando le rivoluzioni popolari nonviolente che, come ci hanno dimostrato gli amici burkinabé nell’ultimo anno, sono possibili e contagiose!



Citazione:O non ci interessa come e dove finiranno milioni di persone e ci basterà non vederli più in Europa?
Credo di avere già detto che vorrei vedere tutti stare bene! Senza essere costretti a fuggire da fame, sete, epidemie, guerre o terrorismo...



Citazione:E poi, “quest’aiuto là”, lo faranno le destre europee attualmente governanti? Useranno davvero tanti soldi pubblici per azzerare il principale motivo del loro attuale successo?
NOOOO!!!! E’ impensabile! Ecco perché è fondamentale che noi cambiamo la nostra analisi e spingiamo con rinnovata forza verso una maggiore giustizia globale, pretendendo il rispetto degli impegni assunti in sede internazionale nella cooperazione allo sviluppo (possibilmente decentrata per evitare quegli sprechi che tu prima richiamavi giustamente).



Citazione:Quindi la proposta è semplicemente campata per aria. E’ aria fritta che però qualcuno considera rassicurante.
 

Ma questo è niente. Perché è anche totalmente autolesionista.
 

Sono obbligato a tirare fuori un po’ di numeri.
 

L’Europa ha circa 506 milioni di abitanti. Ho visto un grafico bellino. E’ un bel cerchio tutto azzurro e sotto dice: in azzurro la popolazione europea, in rosso i migranti arrivati da gennaio a settembre 2015. In rosso? Credevo ci fosse un errore… E invece, presa una buona lente, ho visto che dal centro di quel cerchio partiva il triangolo rosso degli invasori. Il triangolo? No, una sola riga. Anzi, un capello quasi invisibile anche con la lente. Diranno: sì ma dopo settembre sono raddoppiati, forse triplicati. Non è vero, ma va bene lo stesso. Mettiamoci pure tre capelli. E questa sarebbe l’invasione? Sono 25 anni che si parla di invasione. Nel 1990 ho fatto la mia prima scuola di italiano per gli stranieri. A Forlì ce n’erano 250. E c’era già chi parlava d’invasione. 


Sono d’accordo, lo dico da anni. Ma come ricordava giustamente Viale lo scenario sta cambiando molto rapidamente ed è destinato ad accelerare se non si interviene alla radice.





Citazione:Continuo con i numeri.
L’Italia, la Germania e il Giappone (che brutto terzetto…) sono studiati dai demografi di tutto il mondo per l’invecchiamento delle loro popolazioni. L’Europa intera sta invecchiando.
L’Istat dice che tra oggi e il 2065 (dopodomani, demograficamente parlando) in Italia moriranno circa 40 milioni di persone e ne nasceranno circa 28 milioni e mezzo. Non solo saremo sotto di circa 12 milioni rispetto alla popolazione attuale (circa 61), ma oltre il 30% avrà più di 65 anni. Per fortuna l’Istat ci dice anche che arriveranno 18 milioni di migranti. Tuttavia circa 6 milioni, tra italiani e migranti, emigreranno all’estero.
Insomma, togli e aggiungi, tra 50 anni avremo ancora la stessa popolazione, ma molto più vecchia di oggi. I 18 milioni di migranti, sebbene rimpingueranno soprattutto le classi di età più giovani, non ci salveranno, al massimo abbasseranno un po’ quel 30% che avrà più di 65 anni. Ma saremo un paese in via di fallimento.
Quindi 18 milioni di migranti saranno troppo pochi. Ci toccherà andare a prenderli con i Jumbo, tutto spesato. E ci toccherà anche pagarli per convincerli a venire! E 18 milioni sono una media di 330 mila all’anno. Ricorderete che la Merkel ha dichiarato che alla Germania ne servono 500 mila all’anno.
 

Mentre scrivo è arrivata la mail di Neodemos.it:
Se le tendenze espresse dal bilancio demografico provvisorio dei primi otto mesi del 2015 troveranno conferma, la popolazione residente in Italia avrà subito nel corso dell’anno un calo di dimensioni straordinarie. Il forte deficit dovuto all’eccesso dei morti sulle nascite viene compensato solo marginalmente da un saldo migratorio più debole rispetto agli scorsi anni, e il 2015,  a conti fatti,  avrà accumulato una perdita di circa 150 mila abitanti. Il 2016 si apre su un panorama demografico sconfortante. 


E’ vero ma questa è l’Italia! Perché è il paese in cui la ripresa tarda maggiormente ad arrivare, mentre in altri paesi d’Europa non sanno più come fare… e stiamo parlando di paesi civilissimi come la Danimarca, in cui le percentuali sono ben altre!



Citazione:E’ una realtà difficile, certamente. Ma non c’è alcuna tragedia per noi, la tragedia è solo per i disperati che fuggono dalle guerre, dalle carestie, dalle crisi economiche.
Sono d’accordo, quelle sono le vere tragedie. Però anche i tanti disoccupati in Italia che si ritrovano sulla strada, i tanti che si suicidano… anche quelle sono tragedie umane e famigliari!





Citazione:E non c’è differenza tra profughi di guerra e migranti “economici”. Sia gli uni che gli altri preferirebbero non venire.
I più sono costretti per colpa dell’Occidente, direttamente o indirettamente. 
Questo è vero, ma solo in parte. Richiederebbe un ragionamento più ampio, che ora non ho tempo di fare. Ci sono responsabilità interne spesso sottovalutate e anche di altri attori oltre l’occidente, basti pensare alla Cina che sta giocando un ruolo nefasto e devastante in Africa e non solo...



Citazione:Ma in ogni caso a me vanno benissimo anche quelli che volessero venire perché pensano che qua si stia meglio, che ci sia più lavoro, più libertà, più divertimento, più futuro per i figli.
E’ sempre stato così. La storia del mondo è storia di migrazioni.
Verissimo!!! Sto scrivendo uno spettacolo teatrale insieme a Luca Bassanese proprio sul tema delle migrazioni e questa è la considerazione di fondo, che siamo tutti migranti, ma non come si dice normalmente col solito esempio dei nostri nonni emigrati in America, ma proprio con riferimento al fatto che siamo tutti immigrati! Basta studiare storia per capirlo.



Citazione:Se per tanti secoli il Mediterraneo è parso essere la culla della civiltà è stato perché grazie al mare esisteva un’enorme autostrada, percorribile a grande velocità (per quei tempi) e con rischi molto relativi, che ha consentito scambi di ogni genere: prodotti agricoli, materie prime, processi lavorativi, idee, arte…
Proprio questa parte sull’eredità culturale è la mia grande passione! E va ricordata sempre, come un valore, alla faccia di quanti invece ci presentano le diversità come un problema o una minaccia…



Citazione:E c’erano solo due leggi internazionali: l’ospite è sacro e l’uomo in mare va salvato.
Su queste non si discute neppure! Deve essere chiaro che queste sono leggi universali, da difendere e promuovere sempre!



Citazione:Massimo Tesei
massimo_tesei@libero.it
 

Ps
A Bologna avrei voluto confrontarmi con chi si occupa di immigrazione per scambiarci anche le rispettive piccole buone pratiche. Ma il tempo non l’ha consentito. Se c’è qualcuno che è interessato a quello che facciamo a Forlì (niente di straordinario né di risolutivo, purtroppo) può contattarmi, perché Forlì Città Aperta è interessata a tutto quello che si fa in giro.


massimo_tesei@libero.it





Un abbraccio, sempre disponibile a confrontarmi specialmente sulle buone pratiche!


Intanto ve ne suggerisco due, entrambe di micro-accoglienza diffusa: quella del Comune Virtuoso di Malegno e quella della Rete dei Comuni Solidali a Riaci e Gioiosa Ionica.


A presto,


Michele
Cita messaggio
#2
Un grazie sincero per questa bella discussione a Massimo, Michele e Guido (io, Guido, non ci ho messo bocca fino adesso, ma ho fatto solo il passacarte ;-)).

Che dire? Ci abbiamo messo anni a comprendere la centralità del tema della "Conversione Ecologica" (quante volte sono stato ripreso, stravolgendo il concetto in "sviluppo sostenibile"....)... quanto occorrerà ad acquisire quello della "Convivenza"?
Metto i due temi tra virgolette perché sono i temi di cui Alexander Langer ci ha lasciato scritti articolati (e profetici): "La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile" e "Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica", entrambi del 1994. Invito a studiarli, ma qui rimetto quello sulla convivenza. Trovo molto, nella analisi di Guido, già in embrione in questo scritto:  http://www.alexanderlanger.org/it/32/104

"La convivenza pluri-etnica può essere percepita e vissuta come arricchimento ed opportunità in più piuttosto che come condanna: non servono prediche contro razzismo, intolleranza e xenofobia, ma esperienze e progetti positivi ed una cultura della convivenza."

Un abbraccio circolare

Pietro

Il giorno 14 gennaio 2016 10:45, Guido Viale <guidoviale@gmail.com> ha scritto:

 
Poiché sono stato chiamato in causa da alcune e-mail di Michele Dotti, Massimo Tesei e Pietro Del Zanna su una questione che considero centrale per il futuro nostro e dell’Europa, cerco di chiarire e riassumere qui per punti le posizioni che sono andato definendo ed esponendo in una serie di articoli sul manifesto nel corso di un anno e mezzo e che ripubblicherò presto tutti insieme in un unico volume di prossima uscita.
1.     Migrazioni ed esodo di profughi sospinti in larghissima maggioranza dalla guerra o dalla fame – all’origine delle quali c’è quasi sempre un deterioramento ambientale o una contesa per il petrolio, che è il principale responsabile della crisi ambientale in corso – sono la questione principale intorno a cui si svilupperà il conflitto sociale, la lotta politica e il destino stesso dell’assetto istituzionale dell’Italia, dell’Europa e del mondo (su questo tema l’Unione europea, che aveva resistito compatta a politiche micidiali di austerity, si sta ora sfasciando,. Cosa che  mette all’ordine del giorno una sua eventuale rifondazione su basi radicalmente cambiate; ma non necessariamente più favorevoli a ciò che vorremmo che fosse).
2.     Le politiche di respingimento, sia quelle effettuate in maniera brutale, con guerre, campi di concentramento o lasciando annegare sempre più persone, sia quelle affidate ai cosiddetti rimpatri, non hanno avvenire. E non per mancanza di appoggio da parte di un’”opinione pubblica” sicuramente manipolata e di popolazioni infastidite o incattivite, che saranno sempre più favorevoli a questa scelta. Bensì per una ragione pratica, perché, anche a prescindere dalle sue implicazioni etiche, il respingimento non è una soluzione praticabile: dove respingerli? Rigettarli tra le braccia dell’Isis, o di suoi emuli, ormai presenti in quasi tutti i paesi da cui si originano quei flussi, accrescendo del pari le loro forze sia là che, per solidarietà, tra gli immigrati nei paesi europei? Non farebbe che moltiplicare sia i fronti di guerra fuori e dentro i confini dell’Europa che nuove migrazioni. Stringere accordi con i governi dei paesi di origine perché li riaccolgano o li trattengono in patria? Non sono disposti a farlo nemmeno a caro prezzo (e il prezzo è comunque destinato a salire, e di molto, mentre i paesi europei meno esposti non sono assolutamente disposti a condividerlo). Lo ha dimostrato il vertice di La Valletta e lo dimostra la fragilità del cinico patto stretto dalla Commissione europea con Erdogan sotto la supervisione della Merkel. Costruire e gestire più o meno direttamente (anche se sotto il velo di un coinvolgimento dei governi locali) dei campi di concentramento – e, in buna misura, di sterminio – in cui rinchiudere tutte le persone in fuga o sbandate che cercano di effettuare o stanno intraprendendo un viaggio verso l’Europa? Quei campi raggiungerebbero presto dimensioni smisurate, e sempre più difficili da gestire.
3.     La prima conseguenza di queste politiche sarebbe comunque un irrigidimento autoritario e razzista di tutti i governi dell’Unione Europea, posto che questa sopravviva a scelte del genere, cosa che non credo. La seconda conseguenza sarebbe l’instaurazione di fatto di un controllo paramilitare dell’UE o di alcuni dei suoi Stati membri su tutti o gran parte dei paesi di origine o di transito di quei flussi, per lo meno in Africa; il che, per l’Europa, vorrebbe dire in pratica portarsi la guerra in casa. Ma l’esito più probabile di una politica di respingimenti è quello di scaricare sui paesi di primo accesso che non possono erigere barriere fisiche ai confini (sostanzialmente Grecia e Italia) tutto il peso dei nuovi arrivi, chiudendo le frontiere interne del resto d’Europa nei loro confronti. Inutile dire che questo porterebbe rapidamente alla saturazione delle capacità di accoglienza (per quanto sommaria e mal gestita) di questi due paesi; ma anche delle loro capacità di respingimento: i rimpatri diventerebbero ben presto “affar loro”, mentre gli altri paesi membri “se ne lavano le mani”, come sta già succedendo con le ridotte quote di riallocazioni definite dalla Commissione europea (di fatto è quello che sta già succedendo con il cosiddetto decreto di espulsione differita: si abbandonano per strada senza soldi, senza documenti, senza riferimenti, senza la conoscenza della lingua, persone a cui è stato ingiunto di abbandonare il paese entro una settimana a loro spese. E’ come consegnarli alla clandestinità, alla criminalità, allo stupro, alla disperazione e alle mafie. Ma se è ancora possibile fare questo giochetto con alcune migliaia di profughi, è evidente che non lo sarà più con le decine di migliaia che arriveranno. L’Italia non ha una politica  su questa questione, perché nonostante le (molto recenti) uscite di Renzi sul tema , non ha mai posto il problema in sede Europea nella sua dimensione e drammaticità effettive. Ma una prospettiva del genere corrisponde alla dissoluzione dell’Unione. Un anno fa, che i profughi avrebbero portato l’Unione vicino alla sua dissoluzione lo scrivevo solo io. Adesso cominciano a dirlo in tanti).
4.     Vediamo ora le cose in un’altra prospettiva. Come ho fatto rilevare più volte nei miei articoli, di qui al 2050 l’Europa, senza immigrazione, avrà perso 100 milioni di abitanti: un quinto della sua popolazione attuale. Ma i 400 milioni restanti saranno sempre più vecchi. Il che vuol dire un peso insopportabile su chi lavora e una drammatica stagnazione economica (non nel senso della decrescita felice). Il maggior dinamismo dell’economia statunitense, infatti, è riconducibile, più che alle politiche economiche adottate, al continuo flusso di immigrati dall’America centrale e meridionale, in linea di principio tutti o quasi illegali, e perciò più facilmente sfruttabili; ma proprio per questo di fatto tollerati sia a destra che a sinistra, eccezion fatta per un pagliaccio come Trump, che pure potrebbe anche diventare Presidente degli Stati uniti (i cretini non esistono solo in Europa). Per colmare questo vuoto demografico l’Europa dovrebbe “importare”, di qui al 2050, tre milioni di immigrati all’anno: il triplo dei profughi che sono arrivati nel 2015. Potrebbe anzi assorbirne anche il doppio senza subire alcun tracollo; ma cambiando ovviamente in modo radicale sia le sue politiche economiche che quelle sociali. Peraltro, fino al 2008, arrivava in Europa un milione di nuovi migranti economici all’anno, cioè quanti i profughi di quest’anno. Sono le politiche di austerità che, oltre a creare in Europa milioni di nuovi disoccupati, hanno trasformato in un problema l’assorbimento di nuove forze di lavoro proveniente da altri paesi. D’altronde, tra il 1945 e la metà degli anni ’60 quattro paesi dell’Europa centrale, UK compreso, avevano assorbito 20 milioni di profughi e immigrati: 10 milioni dall’Est e 10 milioni dai paesi mediterranei dell’Europa, dall’Africa e dal Maghreb. La minaccia di un sovraffollamento è dunque esclusivamente il frutto di politiche economiche restrittive e, sul lungo periodo, suicide.
5.     Naturalmente, per accogliere una massa così sterminata di profughi e migranti i paesi europei dovrebbero attrezzarsi con politiche sociali ed economiche radicalmente diverse da quelle attuali; le stesse, peraltro, necessarie per assorbire la disoccupazione endogena e il disagio sociale (leggi povertà) create dall’austerità. Ne deriverebbe comunque uno sconvolgimento di tutti gli assetti sociali, in particolare della vita quotidiana di tutti i cittadini europei; il che richiede una svolta nel modo di pensare il “diverso da noi” che la cultura dominante non è assolutamente in grado di produrre, ma che è nostro compito elaborare, mettere alla prova e promuovere, se non vogliamo accettare senza contrastarla, la deriva autoritaria, razzista, guerrafondaia e, in ultima analisi, votata allo sterminio, implicita nelle politiche di respingimento adottate, ancorché sotto varie quanto ipocrite coperture umanitarie, da tutte le autorità europee.
6.     E’ evidente che né il mercato né gli Stati sono in grado di assorbire – e includere – un numero così alto di nuovi arrivati. Bisogna ricorrere ad altri strumenti perché non c’è solo da trovare casa e lavoro per milioni di persone, ma soprattutto da promuovere il loro inserimento nel tessuto sociale con progetti personalizzati, in modo che non siano di peso per l’economia nel suo insieme, ma anzi vengano valorizzati come una risorsa aggiuntiva (e indispensabile) e non suscitino quei sentimenti di ripulsa che oggi la loro presenza, ma soprattutto la loro inattività e il loro isolamento, provocano tra la popolazione. Progetti personalizzati di questo tipo sono l’ambito privilegiato delle attività del terso settore (quello che in Europa viene chiamata economia sociale e solidale). In Italia abbiamo ottimi esempi di questo lavoro, ma anche clamorose prove della sua degenerazione in organizzazioni come quelle di Buzzi (mero strumento o braccio armato della corruzione e della criminalità che alligna nelle alte sfere della politica e dell’amministrazione pubblica). Il 28 gennaio di questo mese si terrò a Bruxelles il primo Forum europeo dell’economia sociale e solidale (SSE). Io ho proposto – e ho lavorato in tal senso - che venga messo all’ordine del giorno il ruolo che la SSE può e deve assumere nei confronti del problema profughi, lanciando un grande piano europeo per creare lavoro nei settori centrali ai fini della conversione ecologica (agricoltura, edilizia, energie rinnovabili, mobilità, riassetto del territorio e assistenza alle persone) da affidarsi alle imprese – esistenti o da costituire – della SSE, in modo che l’inserimento lavorativo venga accompagnato da programmi personalizzati di inclusione sociale. La mia proposta è stata ascoltata con interesse ma non è stata raccolta. Nonostante tutto, nella maggioranza dei paesi europei, per lo meno nell’ambito della cosiddetta sinistra, la centralità del problema dei profughi non viene ancora avvertita con l’urgenza che meriterebbe. Aggiungo che un piano di questo genere potrebbe avere un risvolto di grande interesse anche nell’ambito delle politiche di cosiddetto rientro, di cui parlerò in seguito.
7.     Questo non vuol dire ovviamente accettare l’irreversibilità dei processi migratori verso l’Europa, anche se nel breve periodo non vedo alternative all’accoglienza se non nella moltiplicazione delle stragi affidate al mare, alla fame e alle intemperie. La prospettiva di creare le condizioni per ridurre le spinte all’emigrazione dai paesi colpiti dalla miseria e dalla guerra non deve essere abbandonata. Il che vuol dire innanzitutto battersi e mobilitarsi per evitare il moltiplicarsi delle guerre, “umanitarie” o no, nei paesi che oggi ne sono investiti e in quelli che rischiano di esserlo domani. Ma il problema centrale è quello di creare dei circuiti in base ai quali agli arrivi possano corrispondere, anche se in misura minore, ma non irrilevante, dei ritorni volontari e delle motivazioni forti per farlo. Occorre considerare l’Europa e i paesi africani, ma anche mediorientali, da cui provengono oggi i profughi e i migranti come un’unica grande area attraversata da interscambi non solo economici (necessariamente squilibrati per molto tempo ancora), ma anche culturali, sociali e civici. I confini dell’Europa, che l’Unione vorrebbe allargare riducendo i paesi di origine dei flussi migratori in avamposti della sua trasformazione in fortezza, noi dobbiamo saperli far percepire e vivere, innanzitutto nella coscienza dei cittadini europei, dei profughi e dei migranti di prima, seconda e terza generazione, come il perimetro di una nuova comunità euromediterranea ed euroafricana. Ma come? Dire, come è stato fatto nella riunione di Primalepersone, che occorre bonificare l’Africa per fermare quei flussi è davvero troppo poco.
8.     Possiamo interpretare lo slogan “Aiutiamoli a casa loro” in tre modi. Il primo è quello delle politiche di cooperazione allo sviluppo attuali, peraltro sempre più tirchie (non solo da parte italiana) quanto a stanziamenti e destinate in larghissima parte (non solo da parte italiana) a far ingrassare imprese europee con finalità predatorie, a corrompere le classi dominanti locali (o addirittura a crearle e farle esistere come classi predatorie; “compradore” si diceva una volta) e a disperdere il resto in mille rivoli scarsamente efficaci. Anche quando i progetti di cooperazione sono ben fatti e ben condotti (non è la maggioranza dei casi, ma ci sono anche quelli; e a volte le ragioni del loro fallimento vanno ricercate nelle scelte di chi li governa, aprendo e chiudendo senza alcuna logica che non sia l’interesse personale i rubinetti dei finanziamenti) sono comunque sempre iniziative di nicchia, che non incidono sulla dimensione effettiva dei problemi che stanno alla radice dell’esodo, e soprattutto non si confrontano con la dimensione del disastro ecologico che i cambiamenti climatici stanno già provocando in molti paesi dell’Africa e del Medioriente. Il secondo modo è quello di Salvini (ma, ahimè, anche della Merkel) per cui stanziamenti anche molto più consistenti, posto che si trovino, vanno destinati esclusivamente o prioritariamente a trattenere (e internare) profughi e migranti in strutture appositamente costituite nei paesi di origine o di transito dei flussi. Che ciò significhi nient’altro che dichiarare guerra ai migranti si è già detto. Il terzo modo è tutto da costruire perché mira a rendere le comunità espatriate in Europa, cioè i profughi e i migranti (di prima, ma anche seconda e terza generazione) protagonisti di una politica di ricostruzione di un tessuto sociale ed economico in grado di offrire delle prospettive anche agli abitanti dei paesi di origine. Si tratta in gran parte della componente in genere più istruita, più giovane, più intraprendente (quelli che hanno avuto la forza e l’iniziativa di affrontare un viaggio così pericoloso) della popolazione da cui provengono: un apporto che l’economia, la cultura e le società dell’Europa potrebbero valorizzare molto, mentre oggi lo svalutano, lo disprezzano e lo degradano. Ma soprattutto si tratta di una risorsa strategica per la costruzione di una grande comunità euroafricana ed euromediterranea. Sono persone che ancora intrattengono forti legami con le loro comunità di origine, o che possono facilmente riattivarli; che in Europa possono costruirsi o affinare delle competenze, delle conoscenze, delle professionalità, delle esperienze da mettere a disposizione dei loro paesi di origine con grande vantaggio per tutti, qualora se ne creino le condizioni. Non solo per reinserirsi e occupare posizioni già esistenti, ma per creare opportunità e modalità di produzione di reddito e di ricchezza completamente nuove.
9.     Condizione indispensabile perché ciò avvenga è che le comunità nazionali espatriate presenti in Europa possano organizzarsi, anche politicamente, siano libere di muoversi, siano aiutate a fare esperienza non solo di lavoro, ma anche di relazioni sociali nuove nei paesi e nei territori che le ospitano. Perché solo così si può innescare un circuito che renda desiderabile e praticabile un ritorno in patria anche mentre nuove leve la stanno abbandonando per mettersi anche loro alla prova dell’emigrazione. Prima ancora di pensare ai finanziamenti, o anche a progetti di cooperazione allo sviluppo - in gran parte pensati e progettati dall’esterno - occorre lavorare con le comunità di profughi e migranti nella prospettiva di farne gli attori di un nuovo processo di integrazione delle economie e delle società dei paesi di origine e di quelli di arrivo. Non credo che esistano alternative a una prospettiva del genere che non siano quelle prospettate nella prima parte di queste note; anche se realizzarle, soprattutto in un clima di ostilità crescente nei confronti degli immigrati, sarà sempre più difficile. Il mio (e non solo mio) invito ad “accoglierli tutti” si regge interamente su questa prospettiva.
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