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assemblea del 9, 10 Gennaio
#1
Scaldiamo i motori per la prossima assemblea.
Considerazioni e desideri.
Personalmente non sono molto favorevole alle assemblee plenarie.

L’esperienze passate mi hanno portato a diffidare di questo tipo di riunioni, fatte più per permettere, a chi ha maggior dialettica e potere di convincimento o più semplicemente a chi detiene il potere di controllo dell’assemblea stessa, di far passare le proprie tesi, a scapito di un elaborazione più collettiva delle decisioni, che può avvenire solamente tramite passaggi successivi di dialogo ed elaborazione.
Non cambia di molto il trovarsi nella posizione di colui che cerca di convincere gli altri, oppure trovarsi nell’altrettanto scomoda posizione di chi si sente tirato per i capelli verso una scelta che sente non ponderata, di chi si sente sospinto, dall’incalzare dell’evento decisionale, a dover avvallare decisioni di cui non è sicuro.
Il risultato di queste operazioni, sia stando nel ruolo di chi deve convincere sia nel ruolo di chi deve essere convinto, sono pur sempre onerose e pericolose, in quanto non suffragate da un consenso frutto di un’ elaborazione veramente collegiale e capillare, ma anche perché riproducono un modello conflittuale nel quale non si è mai sicuri delle proprie posizioni dei propri “alleati” e dei propri “nemici”, usando termini propri di quel sistema.
Ognuno di noi credo che sia consapevole e conosca i mille e più modi per orientare un’assemblea, i mille trucchi per avere più tempo a disposizione degli altri, tempo da utilizzare nell’opera di convincimento, le mosse adatte a far si che le votazioni avvengano nel momento più opportuno.
Riconosco d’altronde che le assemblee plenarie hanno una loro utilità oggettiva infatti:
  • Permettono la conoscenza personale quindi il riconoscersi uno con l’altro;
  • Se usate bene ed in maniera corretta creano quel clima di fiducia, facilitato anche dalla conoscenza reciproca, che si protrae nel tempo, oltre l'assemblea stessa;
  • Offrono la possibilità di fare una sintesi da cui ripartire con rinnovato slancio.
Quindi ben vengano le giornate di incontro a Bologna specialmente se si riuscirà a tener fede all'impianto prospettato.
Molto sinceramente avrei preferito che l’assemblea del 9/10 gennaio fosse un evento più intimo più legato al nostro essere, più incentrato appunto in quella sintesi che ritengo ormai doverosa, tramite la quale potersi presentare all’esterno.
Fatte queste premesse che rispecchiano delle sensazioni strettamente personali , vorrei mettere su carta alcune considerazioni rispetto al chi siamo ed al come vorrei che fossimo.
Scrivo “chi siamo e come vorrei che fossimo” perché leggendo il testo “c'è grande confusione sotto il cielo... e noi?” e collegandolo sia al nostro primo passo ufficiale : lo statuto, sia al dibattito che si è svolto nel lasso di tempo che va da questo a quello , mi sembra di scorgere delle differenze principalmente nel modo di prospettare i momenti elaborativi , ma anche rispetto ad alcune tematiche.
Questo fatto non lo trovo assolutamente negativo, ma contingente ad un progetto in fieri.
E' normale e doveroso che durante un percorso ci si fermi ad osservare la distanza coperta, il modo in cui ciò è avvenuto, le difficoltà superate e quelle che non si è riuscito a superare, che potrebbero aver rallentato ed a volte anche fermato il cammino.
É Giusto analizzare il tutto ed elaborare eventuali correzioni e migliorie, specialmente nella fase iniziale quando il gruppo che intraprende quel percorso non è del tutto amalgamato ed affiatato.
Credo di non sbagliare affermando che la maggioranza di noi viene da esperienze differenti o vissute in maniera differente.
Soltanto in un passato molto prossimo abbiamo vissuto (tutti o quasi tutti) un’ esperienza comune nel lavoro per la raccolta firme e la campagna elettorale per la lista Tsipras, questa lavoro comune è proseguito nel tempo sia all’interno del gruppo de L’altra Europa, sia oltre con la ricerca di un modello sfociato momentaneamente in Prima le Persone assemblea permanente.
Quindi volendo definire oggi chi siamo, mi verrebbe da dire che siamo un insieme ancora non omogeneo di persone che hanno dato vita ad un’associazione non ancora definita in tutte le sue parti, dotata però di uno statuto che se pur di carattere provvisorio indica un orizzonte ideale e delinea, anche se ancora in maniera appena abbozzata,un percorso per avvicinarci all’orizzonte (che poi l’orizzonte in quanto tale si sposterà un po’ più in là fa parte di un altro discorso).
Brevemente enumero, rispetto allo statuto, i concetti chiave espressi in maniera ampia e circostanziata nel testo di redazione “Cosa proponiamo” del 21/06:
In generale:
Superamento dell’attuale sistema tramite la conversione ecologica dell’economia;
Riappropriazione della politica da parte delle persone;
Nel particolare Italia
Opposizione al tentativo di smantellamento della costituzione;
Lotta contro l’attuale governo e contro le scelte da esso attuate;
Consapevolezza dell’inutilità e della dannosità di proposte che vadano verso la riedizione di passate esperienze di formazioni a sinistra del PD ma interne alla logica del sistema egemonizzato in Italia dal PD;
Rispetto invece al percorso, ovvero al come e con quali mezzi:
Superamento del dualismo rappresentante – rappresentato;
Valorizzazione e mutuo sostegno delle iniziative e delle realtà portatrici dei valori sopra citati;
Attuazione del principio di auto rappresentanza;
Uso degli strumenti informatici, sia a supporto delle iniziative, sia per superare quelle barriere spazio-temporali che non permettono il pieno dispiegarsi della democrazia orizzontale.
Non penso che ci siano tra noi persone che non si ritrovino, in via generale, con i concetti di cui sopra, ma nutro qualche perplessità sulla omogeneità di interpretazione che ognuno di noi da a questi concetti.
Né penso che questa probabile disomogeneità sia un fattore negativo, ma potrebbe diventarlo se, non tenendone conto, proseguissimo imperterriti ognuno con le sue convinzioni.
Voglio sperare che le giornate del 9 e del 10 Gennaio possano essere anche il momento per confrontarci sul cosa ognuno di noi vorrebbe che fossimo.
Considerando che questo desiderio si dispiega su due fronti, uno ideale e l'altro organizzativo.
Dobbiamo passare dalla fase in cui abbiamo avuto chiaro nella mente cosa non vogliamo essere, alla fase in cui iniziamo a dire con più precisione ed in maniera più esaustiva e circostanziata quale sia il nostro voler essere.
Personalmente non mi ritroverei molto in un modello neutro di servizio, né in una ricerca di unità o rete di tutti e con tutti e, pur restringendo il campo, non mi sentirei a mio agio nello stare insieme con chi condivida con me solo la voglia di uscire da questo sistema, o l’obiettivo di sconfiggere questo governo.
Queste tipologie di raggruppamenti uniti solo in negativo sanno anch’essi di già provato e di sbagliato, se non nell'immediato sicuramente nel lungo tempo.
Quindi uscire dall’attuale sistema mi sta bene, pensare ad una riconversione ecologica mi va ancora meglio, ma per proporre cosa, un sistema migliore ma ancora incentrato su logiche maschiliste? Un sistema di riconversione ecologica che si uniformi comunque agli attuali livelli inaccettabili di consumo? Un sistema che, pur difendendo il diritto ad una vita decente, lo lega ancora al concetto lavoro/salario, creando quindi nuovi lavori anche se non ce ne è bisogno a costo di creare nuovi bisogni anche se fittizi?
Non casualmente ho legato tra loro tre argomenti : il modello maschilista, la riconversione ecologica, ed il concetto di indissolubilità del legame tra lavoro e salario e quindi tra possibilità/diritto di vita e salario.
Sono convinto che se non cambiamo il sistema dei rapporti, dal sistema “egoistico” proprio della visione maschilista, ad un sistema più “naturale” proprio della visione femminile, non ci potrà mai essere una soluzione veramente “ecologica” ai problemi che stanno spingendo il mondo verso la catastrofe, ma se andiamo verso questa soluzione che definisco più “naturale” dobbiamo giocoforza riconsiderare sia il concetto di lavoro, così come lo si è inteso fin'ora, ma non da sempre, sia il concetto che fa derivare i mezzi di sostentamento non da un diritto naturale, bensì da un lavoro, il quale a sua volta non è legato alle capacità, alla cultura, alle attitudini di ognuno di noi, bensì alla logica del mercato.
Per me questi sono i tre argomenti essenziali tramite i quali orientare il nostro cammino ideale.
Ma a ben vedere sono anche gli argomenti su cui basare il modello organizzativo.
Ma è proprio rispetto al modello organizzativo che il punto interrogativo finale della presentazione del prossimo evento diventa veramente appropriato.
Credo che sia veramente opportuno spiegare come, tramite il sistema da noi adottato (liquid feedback) accompagnato dai forum, si possa coniugare in maniera ottimale la fase della condivisione e la fase della decisione che sarà tanto più una decisione condivisa quanto più sarà partecipata.
Per non parlare poi dei vari modelli organizzativi: partito, movimento, associazione, federazione, rete, ecc.
Indubbiamente in questo campo ci vuole un grande impiego di fantasia ed un grande sforzo di comprensione reciproca.
Probabilmente un uso equilibrato dei vari strumenti e delle varie forme organizzative, scegliendo la cosa più adatta caso per caso ed anche a seconda delle sensibilità, potrebbe portare a quel modello originale a cui tendiamo.
Sintetizzando con uno slogan si potrebbe dire: sicurezza e certezza dei principi, fantasia nell'applicazione degli stessi
Penso che fin’ora sia stato fatto un buon lavoro, tramite il poco apporto di molti ed il grande apporto di pochi, ma se non sviluppiamo questo tipo di tematiche, di cui ho fatto solo un piccolo esempio, se non apriamo un vero dibattito in tutte le forme possibili e con tutti gli strumenti, anche adeguando ed ampliando lo statuto se necessario, anche rendendo più appetibili, completi e di facile uso i mezzi che abbiamo a disposizione, saremo sempre un ibrido che difficilmente potrà essere attrattivo.
Vorrei concludere mettendo in evidenza una grande occasione che si presenta nel prossimo futuro:
la prossima stagione referendaria nel suo complesso: una grande possibilità di lotta e di convergenza dal basso.

Arrivederci a Bologna
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#2
Caro marco,
Ti ringrazio veramente per il tuo contributo che trovo utilissimo e condivido in toto.
In particolare, come tutti sanno, sono assolutamente d'accordo con te sul fatto che se non si cambia il sistema maschilista di rapporti quello che abbiamo scritto nel nostro statuto non è sufficiente. Abbiamo però fatto molti passi avanti su questo punto e ringrazio le nostre portavoci per la cura delle relazioni tra noi che hanno costantemente riaffermato. Abbiamo quindi le premesse per impatare insieme come si fa. Il tavolo che affronterà questo tema è il più difficile e meno definibile non a caso. La quello meno scontato se si va sul piano del sistema di rapporti politici in profondità e non solo con una generica solidarietà a donne stuprate e uccise dai loro compagni, discriminate ogni giorno sul lavoro e nella società, soprattutto quella politica. Società che reggono con il loro lavoro gratuito e rappezzando gli strappi e le ferite. Imparare dalla esperienza di vita femminile è indispensabile. Per questo ho invitato amiche femministe del movimento, dell'udi e dei centri antiviolenza. A presto
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#3
Grazie Marco della bella sintesi che hai steso. Vi sono inclusi i capisaldi della riuscita della riunione di Bologna e in divenire quella del percorso PLP.
Alcuni appunti personali di arricchimento del dibattito:
- Le riunioni collettive con il loro schema di funzionamento ed i loro limiti temporali non favoriscono gli approfondimenti, come hai scritto . Questi possono essere invece scavati e assemblati comodamente nelle discussioni sui forum . Anche ieri sera abbiamo potuto rilevare che le spigolature personali vi sono su qualunque argomento si affronti pur in un gruppo assai integrato. In un contesto verbale questo puó essere prolungato oltre i tempi materiali a disposizione senza poter arrivare a sintesi sostanzialmente condivise. Sul forum non vi sono vincoli di tempo ed ognuno puó intervenire ed argomentare a suo piacimento e quando puó.

Quando le posizioni sono poi abbastanza segmentate si possono sottomettere al voto in LQFB. Fatalmente qui giocherà la democrazia ma chi non ha avuto ragione avrà comunque potuto esporre, articolare e difendere la sua posizione. Chi non é bravissimo negli interventi verbali, magari é più a suo agio per scritto , chi non se la sente di parlare o di scrivere avrà tempo e mezzi per confrontare e valutare l'elaborazione delle idee degli altri e poi scegliere.
Comunque mi pare di poter affermare che l'ascendente delle personalità intervenenti é più impattante nelle assemblee fisiche che sul forum, visto che vogliamo ridimensionarlo.

L'assemblea fisica periodica é poi indispensabile per creare calore umano quando é riuscita. Quando va di traverso invece crea le spaccature perché la teatralità personale e l'ego protagonistico possono essere facilmente e pubblicamente offesi . Se i dibattiti di fondo sono stati sventrati sul forum ,tutti potranno arrivare alle assemblee fisiche più preparati e più calmi anche, favorendo la loro riuscita in termini di simpatia, cordialità ed empatia ed evitando così che siano l'occasione di un regolamento dei conti a comitati ristretti ed a governi oligarchici sempre in essere nei partiti, associazioni o bocciofile come dice Simone.

Ora a noi grava il compito di fare riuscire l ´Assemblea Permanente . Ieri sera ho evocato la scarsità degli interventi sul forum e dei voti in LQFB . Athos ha evocato la possibilità che la causa sia l'assenza fino ad oggi di discussioni/votazioni di portata politica e non solo organizzativa. Un altro intervenente ha evocato la possibilità che sia l'assenza di presa di posizione elettoralistica che ha raffreddato molti iscritti a PLP. Sono ragioni importanti da approfondire a Bologna con una presa di posizione/risposta. Tutto questo deve essere perfettamente chiarito all'interno di PLP per poter esportarne all'esterno visibilità e crescita.

Hasta presto
Piero
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#4
Scrive Pietro del Zanna:
Riflettiamoci bene, ma bene parecchio, prima di partire a spada tratta verso l'ennesimo mulino a vento. Abbiamo pochissime energie e vanno centellinate al massimo.  http://www.gadlerner.it/2015/12/30/renzi-sinventa-la-falsa-sfida-di-un-referendum-che-lascera-indifferenti-gli-italiani

La domanda decisiva è: come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? A. Langer.....

Dobbiamo proporre, fare emergere, valorizzare scelte di conversione ecologica "desiderabili". Marco Giusti oggi pubblica: "In Olanda c'è una azienda di diecimila persone che funziona perfettamente senza capi. Lavora nel settore dell'assistenza domiciliare agli anziani ed è divisa in teams di infermieri che operano per zone. In caso di conflitti interni al team, viene richiesto l'intervento di un facilitatore che agevola la risoluzione del problema. Praticamente è una azienda autogestita dai lavoratori.".

C'è l'esempio di Marinaleda http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/12/27/news/marinaleda_il_paese_dove_non_esistono_disoccupati-74586848/....

Non abbiamo le forze per fare o sostenere un progetto per ogni territorio? Concentriamoci su uno, uno soltanto a livello nazionale, ma che sia un qualcosa da toccare con mano che dimostra che il cambiamento è possibile e desiderabile.

Poi possiamo fare anche le campagne referendarie e saremo più credibili.
---------fine---------------
Mi permetto di pensare che non ci serve un'altro progetto se pur più materiale del nostro.
Il nostro dovrebbe già essere un progetto da sviluppare.
La politica, almeno come io la intendo, non è il cardiochirurgo che opera a cuore aperto, ma dove, quando e che strumenti mette a disposizione la società perché il cardiochirurgo possa operare.
.."Marco Giusti oggi pubblica: "In Olanda c'è una azienda di diecimila persone che funziona perfettamente senza capi ......." noi abbiamo una associazione che funziona senza capi e vogliamo far politica in modo nuovo e senza capi, non è già questo un progetto che dobbiamo portare avanti? non è "materiale" ma è altrattanto rivoluzionario dell'aziendda di diecimila persone ....... è un cambio di paradigma se non materiale almeno politico e sociale.
Quando al nostro progetto avranno aderito quelli che potranno applicare al quotidiano, sui territori e nel tessuto sociale quanto stiamo proponendo politicamente potremo vedere il cambiamento sociale che auspichiamo.
Mi pare prematuro spenderci in progetti pratici quando ancora non confidiamo nel successo di un analogo progetto politico.
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#5
DA CHE PARTE STA PRIMALEPERSONE:

Un altro fattore evocato ieri sera tra quelli che raffreddano la partecipazione a PLP ed il suo percorso assembleare é il quesito seguente : DA CHE PARTE STA PRIMALEPERSONE?
Effettivamente non é un quesito minore in un contesto storico di dualismo antagonista tra DESTRA e SINISTRA nel quale erano inquadrati coloro che tradizionalmente partecipavano o s'interessavano alla politica.
Dando per scontato che la quasi totalità dei partecipanti potenziali a PLP viene da sinistra che essa sia comunista,socialista atea o credente , il fatto di non volere più utilizzare la parola sinistra crea un certo vuoto ed una certa ambiguità che bisogna rapidamente risolvere ( per Bologna?).

Provo ad approfondire ma mi permetto di provocare ,invitando tutti ad entrare in questa discussione importante a viso aperto per cercare assieme una corretta e soddisfacente soluzione che permetta a tutti,quando di necessità,di presentare PLP con forza e chiarezza.

Perché non intendiamo utilizzare in PLP la parola sinistra:

1 - Non vogliamo utilizzare per PLP la parola sinistra perché é troppo sfruttata ma anche deteriorata dai molteplici tentativi partitocratici falliti di assemblamento a sinistra. Riteniamo quindi chiuso questo spazio definitivamente nel suo funzionamento corrente ed apparentemente non modificabile.

2 - Non vogliamo utilizzare la parola sinistra perché intendiamo riunire nell'Assemblea Permanente tutti i cittadini che si richiamano ai valori portati avanti dal nostro statuto ,senza preconcetti e barriere di parte, perché partito é simbolo di divisione e di conflittalità,ma anche di compromesso e conservatorismo. L'Assemblea Permanente ideale esclude i partiti oligarchici ,naturalmente accettando ed integrando dibattito e visioni operative diverse , sottomettibili al voto democratico.

3 - La nuova società che perseguiamo non si puó fondare su ideologie storiche , ma su una definizione universale di valori e di finalità riconducibili al BENE COMUNE che i cittadini autodeterminano e gestiscono, a esclusione di leaderismi di persone o di strutture. Se a medio termine la delega parlamentare costituzionalmente sancita sarà ancora la regola, con il tempo potrebbe essere condizionata alla vera volontà dei cittadini riuniti nell'Assemblea Permanente e più tardi anche essere sostituita dall'Assemblea Permanente.

4 - Non possiamo definire PLP di sinistra perché non é un partito elettorale che sistematicamente richiede di essere schierato nell'arco parlamentare come Syriza e Podemos a sinistra o come non si capisce chiaramente per il M5S o ben a destra per la Lega di Salvini . PLP in quanto spazio di vita politica é aperto e non schierabile negli schemi classici parlamentari. Comunque i valori dello spazio sono tutti inclusi nella visione umanistica ,ecologica e sociale eminentemente difesi dalle componenti socialiste, comuniste e cattolico progressiste della società. Questo spazio dovrebbe quindi inglobare una larga maggioranza di cittadini italiani.
Per tutto questo a medio termine PLP deve stare fuori dalle battaglie elettive per fare avvanzare l'Assemblea Permanente che é per sua natura eminentemente extra parlamentare. Questa scelta pare dispiacere a una parte degli iscritti a PLP ma é indispensabile per non infrangere PLP contro il primo scoglio elettorale. Se PLP si chiamasse L'ASSEMBLEA PERMANENTE DELLE PERSONE " forse questa ambiguità sarebbe più sviabile e gestibile perché verrebbe marcata la sua originalità . Non é una mancanza di combattività ,ma una garanzia di una combattività decisamente superiore e permanente se il percorso prende piede.

Ad ognuno di rettificare, confutare o implementare queste ragioni in modo da presentarci a Bologna più preparati possibile ai quesiti in merito che saranno posti dagli aderenti di PLP e dagli ospiti dei movimenti e delle associazioni presenti.

Piero
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#6
DA CHE PARTE STA PRIMALEPERSONE ?

Io la vedo così:

- un gruppo di persone che (al di la della parola destra/sinistra) hanno una visione abbastanza comune della realtà che viviamo e che vorrebbero modificare;

- un gruppo di persone che sono accumunati (sostanzialmente) da identici valori di fondo sui i diritti, l'ambiente, il sociale, la democrazia, la solidarietà... ;

- sul ruolo che dovrebbe avere la nostra Associazione e sul come cambiare la realtà , cioè sul cosa fare,(quale progetto di cambiamento, quale battaglie sostenere) e sul come incidere nella realtà, facendo crescere l'associazione , per diventare egemoni ed in grado di aggregare forze sociali e persone... ci sono posizioni molto eterogenee , spesso distanti, ed anche molta confusione;

- vedo anche un po di presunzione in alcuni, (non sempre in buona fede) ed atteggiamenti che finiscono per essere identici a quelli che abbiamo criticato in "altra Europa"... ;
Comunque sono u n curioso e cercherò di essere presente a Bologna.
Ciao

Umberto Franchi
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#7
DA CHE PARTE STA PRIMALEPERSONE?
Accetto la sfida di Piero Muò e provo a dare la mia risposta personale.
Penso che PLP sta (debba stare) dalla parte di chi insegue il Cambiamento dopo avere analizzato lo stato delle cose attuale, averne individuate le criticità e avere ipotizzato, con dovizia e seriamente, leggi e regole del Cambiamento possibile.
Abbiamo chiamato tutto ciò, Conversione ecologica. La quale, per essere vera e solida, ha necessita di agire su due livelli. Il primo estrinseco alle persone e con riguardo all'economia, ai sistemi di produzioni, ai prodotti delle produzioni (da considerate "beni" e non più/solamente "merci"), all'energia e alle sue fonti di approvvigionamento, al sistema economico-produttivo-finanziario. L'altro livello non può che essere quello intrinseco ad ognuno di noi, riguarda  la dimensione personale e soggettiva, parte dal cambiamento del nostro stile di vita, orienta i nostri modelli di consumo, impone una nuova classifica dei valori fondamentali, a partire dalla gestione del nostro tempo.

Tutto ciò per dire che "conversione ecologica" non è uno slogan o ilo titolo di un intervento o di una conferenza di studio.  Non è, come qualcuno anche al nostro interno semplifica, legato alla conversione energetica orientata a sostituire le fonti fossili e naturali in via di esaurimento con altre rinnovabili, con il sole in testa alla classifica.
E' pure questo ma non è questo! 
Non è bastevole sostituire le fonti per produrre energia  da quelle tradizionali sin qui usate a quelle rinnovabili di cui la green economy ci ha dato scuola. Occorre diminuire la quantità di energia disponibile, in gran parte serve agli sprechi non all'essenziale per vivere altrettanto bene e felici.
Altra questione: quando lavoriamo, sia il nostro lavoro salariato o forse anche non salariato, per chi stiamo lavorando? Per il benessere di ognuno di noi, delle nostre famiglie? O lavoriamo per mantenere un sistema, che sta sopra ad ognuno di noi, che ha cambiato i paradigma che abbiamo conosciuto sino ad ieri. Capitale e capaitalisti da una parte a garantire gli investimenti e il lavoro e gli operai dall'altra parte a produrre valore aggiunto per soddisfare e risarcire gli investimenti e gli investitori. Si è trattato di due mondi fintamente contrapposti, orientati a trovare l'equilibrio tra le esigenze del capitale e le esigenze (diritti) dei lavoratori. E tutto ciò non soltanto nell'industria ....
A cosa ci chiamerebbe la conversione ecologica che abbiamo messo nell'incipit del nostro stare insieme?
Ve ne dò una risposta per interposta persona, per bocca di Andrea Strozzi, rimandando ad una breve intervista rilasciata al quotidiano online "Il Cambiamento - dal virtuale al reale" o magari leggendo il suo libro per approfondire meglio:
http://www.ilcambiamento.it/decrescita_felice/due_terzi_schiavo.html

Ma siamo tutti quanti sulla stessa lunghezza d'onda? Boh
Condivido e mi associo a Piero Muò quando dice che PLP non deve pensare alle imminenti/prossime scadenze elettorali ma che debba essere, per ora e non per breve tempo, una forza politica extraparlamentare. Che costruisce, giorno per giorno, giorno dopo giorno, il Cambiamento e che sa che questo si realizzerà solo se e solo quando il Cambiamento apparirà socialmente desiderabile ai più.
Il mai troppo rimpianto Alex Langer, già nel 1994, ne aveva tracciato le linee guida.
E se ripartissimo da lì?  Se provate a cambiare il nome del capo di governo, (allora era Berlusconi, oggi è Renzi) e aggiungete Rio+20 sino a Parigi 2015, tutto il resto è ancora lì, è tutto da correggere e del come c'è più che un semplice cenno di cosa e come  si potrebbe/dovrebbe fare:
http://www.alexanderlanger.org/it/140/268

Spero ancora di potere essere con voi a Bologna, ma al momento è estremamente improbabile. Comunque, buon lavoro. Mi aspetto grandi risultati!
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