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L'AUTORAPPRESENTANZA in M5S scricchiola ?
#1
I 5S stanno diventando più pragmatici, meno decisioni in rete
Cresce la difficoltà di prendere decisioni rapide
ANSA
19/12/2015
FRANCESCO MAESANO
ROMA
Comunarie, parlamentarie, quirinarie. I Cinquestelle hanno abituato la cronaca politica a un gran numero di figlie più o meno legittime delle primarie. Ma che i tempi della democrazia rappresentativa, spesso tacciati di rendere farraginoso il funzionamento delle istituzioni, fossero fin troppo rapidi per la teoria della democrazia diretta tracciata da Gianroberto Casaleggio, s’era capito dall’inizio della legislatura.

Setacciare, proporre alla rete; nel M5S quest’ultimo momento, definito informalmente il «passaggio sul blog», si celebra sempre meno. Un po’, appunto, per la difficoltà di prendere decisioni rapide dovendo organizzare una consultazione lunga un giorno. Ma molto per ragioni di opportunità politica, oltre che per una certa voglia dei parlamentari di prendere da sé le decisioni che contano.

Così, quando c’è stato da vidimare l’accordo col Pd per i tre nomi da eleggere alla Consulta è bastato il voto dell’assemblea congiunta dei parlamentari. Quando si è dovuto scegliere il nome da inviare nel Cda Rai, il lavoro l’ha fatto tutto Roberto Fico, in poche ore: il presidente della Vigilanza ha comunicato ai suoi di aver avuto l’ok di Freccero appena poco prima del voto.

Qualche volta succede anche nei comuni. La candidata a Torino, Chiara Appendino, è stata scelta senza passare dalla rete. Lo stesso sembrava valere per Bugani a Bologna. Poi è stato Luigi Di Maio a riaprire i giochi, allungando i tempi per presentare una candidatura alternativa. Ma sono decine i piccoli comuni dove non si svolge alcuna primaria. La ratio è che se c’è una sola lista in gioco, allora non c’è bisogno di passare per una competizione. Inoltre non è detto che la scelta della rete sia poi la migliore, anche valutando la cosa da un punto di vista esclusivamente «movimentista». A novembre dello scorso anno i Cinquestelle chiesero alla base di approvare lo scambio che portò alla Corte Costituzionale Silvana Sciarra, indicata dal Pd, e al Csm Alessio Zaccaria, proposto dal Movimento. Da allora è passato un anno e basta chiedere a uno qualsiasi dei deputati e senatori del Movimento di esprimere un giudizio sull’operato dei due per sentirsi magnificare il lavoro della Sciarra alla Consulta e bocciare senza appello le decisioni prese da Zaccaria. Un caso di scuola di eterogenesi dei fini.

@unodelosBuendia
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