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LE REGIONALI FRANCESI E L'ITALICUM
#1
Alla fine il Front National di LE PEN , non ha conquistato alcuna regione . Grande sollievo in Francia anche se FN resta il primo partito votato e l'avvenire è preoccupante.

Ma vediamo cosa questa vittoria parziale ha costato alla sinistra prendendo il caso della regione PACA da Marsiglia a Mentone .

Il Consiglio Regionale uscente ,eletto nel 2010, era cosi composto

SINISTRE UNITE 72 seggi
Repubblicani ( Sarkozisti ) 30
Front National 21

Il Consiglio Eletto ieri :

Republicani 82
Front National 41
Sinistre 0


Cosí le sinistre dopo 17 anni di maggioranze assolute passano a zero consiglieri.
Le sinistre hanno preferito sacrificare i 15 a 18 seggi potenziali per sconfiggere il Front National , lasciando cosí cento per cento della regione alla destra ed all'estrema destra.

Nella regione Nord Pas de Calais che la sinistra dominava da 25 anni è capitata esattamente la stessa cosa.

Il sistema elettorale regionale francese prevede maggioranza assoluta al primo turno o se no ballottage per le liste che superano al primo turno lo sbarramento del 10 % . Al secondo turno le liste si compongono liberamente . Chi vince al secondo turno ha un premio di maggioranza di 25 consiglieri.

Siamo esattamente nel scenario dell ' Italicum . Un giorno un partito estremista sconquasserà la democrazia con questa forzatura elettorale anti democratica. Renzi è un enorme presuntuoso che si sente forte e corre per lui e purtoppo il grosso del PD gli va dietro . Un giorno il PD perderà tutto e l'Italia la sua già fievole rappresentazione democratica.

Piero
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#2
Ma quale potrebbe essere in Italia la migliore legge elettorale?
Si può dire che le abbiamo provate tutte. Ad eccezione, per fortuna del presidenzialismo. 
Oggi l'Italicum ci propone un capo di governo forte, la premiership. Serve la larga rappresentanza oppure occorre  favorire la governabilità? La mobilità dell'elettore, da uno schieramento all'altro, in un regime democratico è il massimo di libertà che si possa oggi garantire al cittadino (responsabile). 
Ma, oggi, viviamo in un sistema democratico? Penso di no: la politica, senza alcuna distinzione, (governativa e di opposizione), ha di fatto abdicato da tempo al sistema economico-finanziario-speculativo. Realtà per cui, oggi si dice che non c'è più differenza tra destra e sinistra e torna a vincere il populismo e lo spettacolo.
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#3
Pino,
probabilmente non vi è un sistema ottimale in un contesto delabrato che da un lato comporta caste partitiche che risorgono continuamente dopo aver rimescolato le carte pur di sopravvivere e dall'altra metà degli aventi diritto che non va più a votare .
Cosí la demo-crazia , il governo del popolo, non esiste semplicemente , perchè i governanti sono professionisti ed il grosso dei cittadini non li vota più o allora salta da destra a sinistra con furore!
E' possibile instaurare ,più che ristaurare , la democrazia infine? Quanti cittadini sono nella capacità di produrre un approccio democratico nel senso di gestione del vivere collettivo, con tutte le sue complessità e rinunce personali?
Se è cosí evidente , come mai anche tra iniziatissimi , la partecipazione è cosí scarna all' Assemblea Permanente di PLP ?
E' concepibile credere che un'evoluzione non da ciclo geologico possa avvenire?
Siccome abbiamo comunque l'art. 67 della Costituzione che prevede un Parlamento di eletti senza vincolo di mandato , quale potrebbe essere una nuova formulazione atta a ristaurarne la validità e l'efficienza ,quindi la credibilità?
Se affermo che i deputati dovrebbero lavorate gratis mi si risponderà che è demagogia e che favorirebbe solo chi ha i mezzi di non lavorare, cioè i ricchi!
Se affermo che un solo mandato non rinnovabile di quattro o cinque anni sarebbe utile per non mettere gli eletti in carriera , mi si risponderà che si aggiusteranno a fare la rotazione tra Parlamento, Consigli Regionali
, Consigli comunali, cariche nelle istituzioni ed aziende partecipate, vitalizi vari !
Se argomento che democrazia ai minimi termini comporterebbe il proporzionale per poter rappresentare tutti i cittadini mi si risponderà che questo rende ingovernabile il paese.
Se si va al maggioritario con premio di maggioranza ,pare esplicito concludere che il potere finisce nelle mani di un partito dominante che quando non è il proprio sono guai!
Tutto questo per constatare che il sistema di governance delle repubbliche democratiche occidentali scricchiola qualunque sia l'assetto elettorale in pista .
Intanto la politica , nella formulazione partitica , è diventata eminentemente lotta politica e anche guerra politica . Questo comporta che i partiti avversi sono avversari e nemici , che hanno sempre torto , che sbagliano sempre ,che bisogna abbatterli con ogni mezzo possibile per conquistare il potere.
Siamo lontanissimi da una logica di gestione della vita democratica della società ,che è solo un male necessario. La lotta partitica ha generato odio e frattura nella società simile o peggiore di quelle che riscontriamo nelle primarie tifoserie calcistiche . Invece si doveva creare coesione e dialogo per favorire la convivenza pacifica!
La democrazia se vuol durare deve ripensarsi a fondo nel suo funzionamento ! A difetto vincerà il suo opposto ,la dittatura politica, ideologica, finanziaria o militare che sia.

Piero
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#4
E allora?
Perchè essere pre-concettualmente contrari alla legge elettorale approvata? Tanto da parlare di avviare/sostenere un referendum abrogativo? Mi viene in mente che il sistema referendario esistente da noi prevede solo di abrogare parte o per intero leggi votate dal Parlamento.
L'abrogazione totale anzi credo che non sia prevista, non sia ammissibile,  perchè "non si possono creare vuoti legislativi".
Quale parte dell'italicum andrebbero a nostro avviso eliminate? e quello che rimarrebbe con l'abrogazione di articoli o commi, cosa sarebbe, un aborto legislativo?
Aveva ragione Churchill?: "La democrazia funziona quando a decidere siamo in due, e l'altro è malato. "
 "
È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora." "
"

Buon Natale
Pino
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#5
Ecco un bel contributo a questo argomento

Piero

--___________________________

Nessuna ’disciplina repubblicana’ ci salverà
- Mauro Volpi, 17.12.2015
Italicum e voto francese. I commentatori renziani non si accorgono che il modello francese fallito è il nostro, in presenza di un marcato tripolarismo
Chi voglia compiere un’analisi seria delle elezioni regionali francesi non può certo cavarsela con una valutazione limitata alla ingegneria elettorale. Le questioni di fondo che il voto ha segnalato sono ben altre.
In primo luogo è causa non secondaria della crescita del Front National lo smarrimento della identità della sinistra al governo, come dimostra il fatto che il più consistente aumento elettorale il Fn l’ha ottenuto in Regioni, come quelle del Nord Est, che erano in passato feudi della sinistra. In secondo luogo l’esito del voto dimostra quanto sia inutile e controproducente rincorrere l’estrema destra sul suo terreno, securitario e muscolare. Infine vi è non da oggi una crisi del sistema politico-istituzionale che è dimostrata dalla crescente insofferenza dei cittadini per la politica e dal distacco nei confronti delle istituzioni, sempre meno in grado di contenere le spinte populistiche, eversive e xenofobe.
Ciononostante nessuna seria riflessione sulla Quinta Repubblica viene compiuta da parte dei commentatori che in Italia sono stati da anni in prima fila nel sostenere riforme istituzionali alla francese o comunque basate sull’elezione popolare del capo dell’esecutivo. Ma vi è di più:
i sostenitori del modello “italico” tentano di piegare l’interpretazione delle elezioni regionali francesi alla esaltazione dell’Italicum e delle virtù di «un sistema maggioritario di lista a due turni» (così D’Alimonte ne Il Sole 24 Ore del 15 dicembre scorso), che garantirebbe al secondo turno un aumento della partecipazione elettorale come quello che si è verificato in Francia. Intanto fra il sistema elettorale regionale francese e l’Italicum vi sono nette differenze. Nel primo è richiesta al primo turno la maggioranza assoluta dei voti per ottenere il premio (pari a un quarto dei seggi complessivi). Se per le elezioni regionali francesi si fosse applicato un sistema tipo Italicum, il Fn avrebbe vinto e ottenuto il premio in due Regioni (Nord-Pas de Calais-Picardie e Provence-Alpes– Côte d’Azur), nelle quali ha superato al primo turno il 40 per cento dei voti e sarebbe andato al ballottaggio in altre cinque Regioni, in quattro delle quali sarebbe stato eliminato il candidato socialista.
Ancora: in Francia al secondo turno sono ammesse non solo le prime due liste ma tutte quelle che superino il 10 per cento dei voti, il che ha determinato in tutte le Regioni, tranne nelle due in cui il partito socialista ha ritirato volontariamente i propri candidati, competizioni almeno triangolari al secondo turno. Ne consegue che gli apparentamenti fra i partiti in vista del secondo turno non solo non sono vietati come nell’Italicum, ma costituiscono la normalità e si sono verificati sia nella destra repubblicana sia nella sinistra.
Infine vi è una differenza sostanziale di natura politica; in Francia la “disciplina repubblicana” ha impedito al Fn di vincere in due Regioni. Anche se tale principio mostra la corda, essendo ormai rifiutato da Sarkozy e praticato unilateralmente sotto forma di desistenza soltanto dai socialisti, comunque è ancora condiviso da un buon numero di elettori e ciò spiega l’aumento dei partecipanti al voto al secondo turno. Al contrario in Italia non può esservi nessuna “disciplina repubblicana” in presenza di una destra, fondata sull’alleanza tra Forza Italia da un lato e Lega e Fratelli d’Italia (con il codazzo dei fascisti di Casa Pound) dall’altro.
Di conseguenza è difficile che al secondo turno si avrebbe un aumento della partecipazione al voto, essendo al contrario più probabile che una parte di quelli che hanno votato al primo turno per la
terza lista esclusa dalla competizione elettorale si rifugino nell’astensione.
D’Alimonte opera anche una comparazione tra l’Italicum e il sistema praticato in Francia per l’elezione dell’Assemblea nazionale. La tesi è che con il maggioritario a doppio turno in collegi uninominali il Fn otterrebbe «una manciata di seggi», mentre con l’Italicum avrebbe una rappresentanza più equa. Ora, è innegabile che il sistema elettorale francese può produrre un effetto altamente distorsivo della volontà popolare, ma cosa c’è di più distorsivo e antidemocratico di un sistema come l’Italicum che al secondo turno taglia fuori una terza lista che potrebbe ottenere tra il 25 e il 30 per cento dei voti? E poi è vero che nelle elezioni del 2012 il FN ha ottenuto solo due seggi, ma con il 13,6 per cento dei voti. Ora veleggia verso il 30, il che significa che i suoi candidati andrebbero al secondo turno nella grandissima maggioranza dei collegi e una parte di loro non esigua potrebbe vincere il seggio, non essendo immaginabile, se non a prezzo di un suicidio politico, che il partito socialista possa ritirare i suoi candidati in tutti i collegi in cui quelli del Fn siano
in testa.
A fronte dei contorsionismi intellettuali dei commentatori di fede renziana, pare utile segnalare la maggiore consapevolezza di importanti politologi francesi nel sottolineare la crisi di un sistema elettorale che non trova più corrispondenza nella realtà. In particolare Yves Mény (intervistato da La Repubblica il 7 dicembre) ha dipinto la situazione nei seguenti termini: «Il sistema francese
è diventato sociologicamente tripolare, ma con meccanismi elettorali che sono ancora quelli del bipolarismo. La stabilità politica della Quinta Repubblica è fatta con artifici elettorali. Ci deve essere sempre un solo vincitore, che ha la maggioranza assoluta e tutti i poteri».
Ebbene, è l’esatta raffigurazione di un modello che in Francia non funziona più e viene oggi riproposto in Italia, in presenza di un sistema politico marcatamente tripolare, dal combinato disposto tra legge elettorale, che deve assicurare che vi sia un vincitore «la sera stessa delle elezioni» grazie all’attribuzione di un premio abnorme e di un ballottaggio che distorce la volontà popolare,
e controriforma costituzionale che attribuirebbe una somma enorme di poteri alla maggioranza artificiale dell’unica Camera che conta e al suo leader, indebolendo i contrappesi istituzionali e gli istituti di garanzia.
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