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LA PACE ARMATA , L' IMPOSTURA
#11
QUANDO SI HA LA CULTURA DELLE ARMI ......

Sparatoria in un centro disabili in California: 14 vittime. Uccisi due dei killer, braccato il terzo
A San Bernardino anche 17 feriti. I componenti del commando indossavano vestiti militari e maschere da sci. Hanno tentato di scappare, ma le forze dell’ordine si sono messi sulle loro tracce e li hanno individuati
AFP
Il Suv in fuga accerchiato dalle forze speciali dopo la strage di San Bernardino, in California

02/12/2015
FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK
Gli Stati Uniti vivono il loro ennesimo «far west», un nuovo episodio di violenza a mano armata che toglie la vita ad almeno 14 persone e fa ripiombare il Paese nel terrore e nella rabbia. Questa volta è accaduto a San Bernardino, in California, dove nella mattinata locale tre persone armate di fucili d’assalto hanno fatto irruzione in un centro di servizi sociali, facendo fuoco all’impazzata.
Il bilancio delle vittime è stato incerto per diverso tempo. In conferenza stampa la polizia ha parlato di 14 morti e almeno altrettanti feriti. «Non sappiamo se tra le vittime ci siano anche bambini», ha detto il capo della polizia di San Bernardino. Le persone ferite sono state trasportate nel vicino pronto soccorso di Loma Linda University Medical Center, e le loro condizioni sono ancora incerte.

CACCIA ALLL’UOMO
La polizia e l’Fbi si sono messi sulle tracce di tre uomini di razza bianca, con indosso vestiti e attrezzature militari, giubbetti antiproiettili e maschere da sci. Due dei tre sono stati uccisi alcune ore dopo, quando il Suv è stato fermato dall’imponente dispiegamento di forze dell’ordine dopo un inseguimento in diretta tv. Un terzo è riuscito a scappare ed è braccato dalle forze dell’ordine. Tutte le scuole e gli edifici nel distretto di San Bernardino sono stati posti in «lockdown», cioè nessuno ha potuto entrare o uscire. «Sapevano quello che facevano», ha spiegato il capo della polizia della località, lo sceriffo John McMahon, secondo cui il gruppo di fuoco aveva come obiettivo proprio l’Inland Regional Center, un centro specializzato nell’assistenza di persone con disabilità, in particolare mentali. «Sono entrati nell’edificio con un obiettivo ben preciso, come se avessero una missione da compiere», prosegue McMahon.

IL PACCO SOSPETTO
Poco dopo la fuga è stato fatto brillare il pacco sospetto trovato in un edificio vicino alla zona della sparatoria: gli artificieri hanno usato un robot per far esplodere il pacco. Sulla scia dei fatti di Parigi anche negli Usa i timori sono molto forti circa un attentato terroristico di matrice islamica, anche se a quanto sembra in questo caso le motivazioni siano completamente diverse. «Siamo di fronte a una situazione di terrorismo interno», ha precisato il capo della polizia di San Bernardino, lo sceriffo Jarrod Burguan.

LA SPARATORIA
A creare maggior scompiglio è stata la notizia di un’altra sparatoria avvenuta in Carolina del Nord il cui autore è braccato dalle forze dell’ordine. Mentre a Denver, Colorado, un poliziotto è stato ferito gravemente con un’arma da fuoco. Quanto accaduto a San Bernardino segue di pochi giorni un altro grave fatto di sangue, quello di Colorado Springs, dove Robert Lewis Dear, un fanatico anti-abortista, ha fatto irruzione in un centro di pianificazione familiare uccidendo tre persone, tra cui un agente di polizia, e ferendone una decina circa.

OBAMA INFORMATO
«Ci sono troppe sparatorie, ora basta. Il Congresso deve fare di più per prevenire la violenza delle armi da fuoco», ha commentato il presidente americano, Barack Obama. «Abbiamo una no-fly list per le persone che non possono salire sugli aerei, ma le stesse persone possono entrare in un negozio e acquistare un’arma. Questa legge deve essere cambiata» perché «c’è una frequenza di sparatorie di massa in questo Paese che non ha uguali in nessun altro posto al mondo». Sulla scia dei fatti di Parigi anche negli Usa i timori sono molto forti circa un attentato terroristico di matrice islamica, anche se a quanto sembra in questo caso le motivazioni siano completamente diverse. A creare maggior scompiglio tuttavia è stata la notizia di un’altra sparatoria avvenuta in Carolina del Nord il cui autore è braccato dalle forze dell’ordine.



12 MILA PERSONE UCCISE DA ARMI DA FUOCO IN USA DA INIZIO 2015
Quanto accaduto a San Bernardino segue di pochi giorni un altro grave fatto di sangue, quello di Colorado Springs, dove Robert Lewis Dear, un fanatico anti-abortista, ha fatto irruzione in un centro di pianificazione familiare uccidendo tre persone, tra cui un agente di polizia, e ferendone molte altre. Un altro episodio da «far west» in cui la circolazione selvaggia delle armi da fuoco ha una responsabilità inconfutabile, come è stato ribadito più volte dallo stesso Barack Obama. Sono oltre 12 mila le persone uccise da armi da fuoco dall’inizio del 2015 negli Usa, oltre 300 le stragi consumate. Anche Hillary Clinton è intervenuta con toni forti sulla vicenda subito dopo aver appreso di quanto accaduto a San Bernardino. «Bisogna agire per fermare la violenza con le armi subito», ha detto la front-runner alle primarie democratiche.

LA RESISTENZA DELLE LOBBY
La crociata per la regolamentazione della circolazione di fucili e pistole negli Stati Uniti si scontra tuttavia con l’opposizione della lobby delle armi, la potente Nra, e di una parte del mondo politico per lo più repubblicano. E con una certa opinione pubblica che invoca il Secondo emendamento della Costituzione per rivendicare il diritto alla difesa personale. Un muro di gomma su cui si sono infranti tutti gli sforzi di Obama di dare una stretta al «far west» di pistole e fucili, sin dal suo primo giorno alla Casa Bianca. Ma che, a circa un anno dalla fine del suo mandato, rischia di rivelarsi la grande riforma incompiuta della sua doppia investitura.


L’America delle stragi quotidiane: mille volte più letali del terrorismo REUTERS

AFP
02/12/2015
Sparatoria in un centro disabili in California: 14 vittime. Uccisi due dei killer, braccato il terzo
FRANCESCO SEMPRINI

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COMMENTO PERSONALE:
Ecco perché gli USA sono l'armeria del'mondo ed intendono restarlo!
Si direbbe che tutti questi morti siano l'allenamento necessario per tenere alta la cultura della morte per poter fabbricare, vendere ed usare armi sempre ed in ogni dove, inviandona morire i proprii figli o meglio se quelli degli altri .
Quando lobbing dei fabbricanti e buona parte del popolo é in sintonia , anche in una repubblica presidenziale ,un presidente premio Nobel per la pace e convinto ,non puó fare nulla!!

Siderante!

Piero
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#12
From: EMERGENCY
Sent: Friday, December 04, 2015 6:21 PM
LE PAROLE DOCUMENTATE DI GINO STRADA NON RICHIEDONO UNA VIRGOLA IN PIU' PER CONVINCERSI CHE LA GUERRA VA ABOLITA .
REITERO SEMPLICEMENTE CHE PER FARLO LA SOLA VIA RADICALE E' DEMOLIRE LA FABBRICAZIONE ED IL COMMERCIO DELLE ARMI, il business della morte e del terrore ! Bisogna responsabilizzare e colpabilizzare chiunque ci speculi sopra anche gli azionisti dei fondi di pensione , lo IOR e tutti quanti.
É una battaglia interna alla lotta contro il capitalismo ma ne é un capitolo primario!

Piero


To: sturlese_ugo:

ABOLIRE LA GUERRA UNICA SPERANZA PER L'UMANITÀ: IL DISCORSO DI GINO STRADA ALLA CERIMONIA DEI NOBEL ALTERNATIVI

Gino Strada insieme con gli altri vincitori del Right Livelihood Award 2015

«Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.

A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette "mine giocattolo", piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po', fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l'aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.

Mi è occorso del tempo per accettare l'idea che una "strategia di guerra" possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del "paese nemico". Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.

Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari. Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo "il nemico"? Chi paga il prezzo della guerra?

Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più "conflitti rilevanti" che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano.

Lavorando in regioni devastate dalle guerre da ormai più di 25 anni, ho potuto toccare con mano questa crudele e triste realtà e ho percepito l'entità di questa tragedia sociale, di questa carneficina di civili, che si consuma nella maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti.

Negli anni, Emergency ha costruito e gestito ospedali con centri chirurgici per le vittime di guerra in Ruanda, Cambogia, Iraq, Afghanistan, Sierra Leone e in molti altri paesi, ampliando in seguito le proprie attività in ambito medico con l'inclusione di centri pediatrici e reparti maternità, centri di riabilitazione, ambulatori e servizi di pronto soccorso.

L'origine e la fondazione di Emergency, avvenuta nel 1994, non deriva da una serie di principi e dichiarazioni. È stata piuttosto concepita su tavoli operatori e in corsie d'ospedale. Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.

In 21 anni di attività, Emergency ha fornito assistenza medico-chirurgica a oltre 6,5 milioni di persone. Una goccia nell'oceano, si potrebbe dire, ma quella goccia ha fatto la differenza per molti. In qualche modo ha anche cambiato la vita di coloro che, come me, hanno condiviso l'esperienza di Emergency.

Ogni volta, nei vari conflitti nell'ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l'uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.

Confrontandoci quotidianamente con questa terribile realtà, abbiamo concepito l'idea di una comunità in cui i rapporti umani fossero fondati sulla solidarietà e il rispetto reciproco.

In realtà, questa era la speranza condivisa in tutto il mondo all'indomani della seconda guerra mondiale. Tale speranza ha condotto all'istituzione delle Nazioni Unite, come dichiarato nella Premessa dello Statuto dell'ONU: "Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità, riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole".

Il legame indissolubile tra diritti umani e pace e il rapporto di reciproca esclusione tra guerra e diritti erano stati inoltre sottolineati nella Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta nel 1948. "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti" e il "riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo".

70 anni dopo, quella Dichiarazione appare provocatoria, offensiva e chiaramente falsa. A oggi, non uno degli stati firmatari ha applicato completamente i diritti universali che si è impegnato a rispettare: il diritto a una vita dignitosa, a un lavoro e a una casa, all'istruzione e alla sanità. In una parola, il diritto alla giustizia sociale. All'inizio del nuovo millennio non vi sono diritti per tutti, ma privilegi per pochi.

La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani.

Vorrei sottolineare ancora una volta che, nella maggior parte dei paesi sconvolti dalla violenza, coloro che pagano il prezzo più alto sono uomini e donne come noi, nove volte su dieci. Non dobbiamo mai dimenticarlo.
Solo nel mese di novembre 2015, sono stati uccisi oltre 4000 civili in vari paesi, tra cui Afghanistan, Egitto, Francia, Iraq, Libia, Mali, Nigeria, Siria e Somalia. Molte più persone sono state ferite e mutilate, o costrette a lasciare le loro case.

In qualità di testimone delle atrocità della guerra, ho potuto vedere come la scelta della violenza abbia - nella maggior parte dei casi - portato con sé solo un incremento della violenza e delle sofferenze. La guerra è un atto di terrorismo e il terrorismo è un atto di guerra: il denominatore è comune, l'uso della violenza.

Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russell-Einstein: "Metteremo fine al genere umano o l'umanità saprà rinunciare alla guerra?". È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?

Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro.

Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare.
Come medico, potrei paragonare la guerra al cancro. Il cancro opprime l'umanità e miete molte vittime: significa forse che tutti gli sforzi compiuti dalla medicina sono inutili? Al contrario, è proprio il persistere di questa devastante malattia che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per prevenirla e sconfiggerla.

Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il loro Orologio dell'apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: "L'orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e la vita della civiltà umana".

La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell'immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.

L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione.

Possiamo chiamarla "utopia", visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento.

Molti anni fa anche l'abolizione della schiavitù sembrava "utopistica". Nel XVII secolo, "possedere degli schiavi" era ritenuto "normale", fisiologico.
Un movimento di massa, che negli anni, nei decenni e nei secoli ha raccolto il consenso di centinaia di migliaia di cittadini, ha cambiato la percezione della schiavitù: oggi l'idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavitù ci repelle. Quell'utopia è divenuta realtà.
Un mondo senza guerra è un'altra utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà.

Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l'idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell'umanità.

Ricevere il Premio Right Livelihood Award, il "Nobel alternativo", incoraggia me personalmente ed Emergency nel suo insieme a moltiplicare gli sforzi: prendersi cura delle vittime e promuovere un movimento culturale per l'abolizione della guerra.
Approfitto di questa occasione per fare appello a voi tutti, alla comunità dei colleghi vincitori del Premio, affinché uniamo le forze a sostegno di questa iniziativa.
Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future».

-- Gino Strada ha pronunciato questo discorso a Stoccolma (Svezia) lunedì 30 novembre, durante la cerimonia di consegna dei Right Livelihood Awards, i "premi Nobel alternativi". Un importante riconoscimento per il lavoro di Emergency contro la ‪guerra‬ e a favore delle vittime, un premio di cui siamo tutti molto orgogliosi e che ci spinge a fare sempre di più, ogni giorno, per raggiungere il nostro obiettivo: un mondo senza guerre in cui non ci sia più bisogno di noi.

EMERGENCY
«Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future» [Leggi tutto]

Emergency
#Guerra come malattie mortali:va prevenuta e curata. Violenza non è medicina giusta: non cura malattia, uccide paziente @GinoStrada #RLA2015

EMERGENCY
«L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione. Possiamo chiamarla "utopia", visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia [...leggi tutto]»

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#13
(05/12/2015, 08:09)muo piero Ha scritto:  REITERO SEMPLICEMENTE CHE PER FARLO LA SOLA VIA RADICALE E' DEMOLIRE LA FABBRICAZIONE ED IL COMMERCIO DELLE ARMI, il business della morte e del terrore ! Bisogna responsabilizzare e colpabilizzare chiunque  ci speculi sopra anche gli azionisti dei fondi di pensione , lo IOR  e tutti quanti.
É una battaglia interna alla lotta contro il capitalismo ma ne é un capitolo primario!

Piero


ABOLIRE LA GUERRA UNICA SPERANZA PER L'UMANITÀ: IL DISCORSO DI GINO STRADA ALLA CERIMONIA DEI NOBEL ALTERNATIVI

EMERGENCY
«L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione. Possiamo chiamarla "utopia", visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia ...

Contro i fabbricanti di armi, fabbricanti di morte, contro i signori della guerra, compresi tanti/troppi occidentali) servono che ci siano altrettanti Costruttori di Pace. Gino Strada è uno di loro, Papa Francesco è un altro ancora. E fuori dai nomi "grossi", riconoscibili e riconosciuti da tutti, ce ne sono una moltitudine che lavora all'ombra dei riflettori. Ma ne servono tanti, tantissimi altri ancora. 
http://www.assemblea.emr.it/paceediritti/servizi/documentazione/la-pace-in-rete-link-utili/link-dal-mondo-europeo-e-dalla-cooperazione/link-dal-mondo-europeo-e-dalla-cooperazione/repertorio-sulla-pace-e-risoluzione-dei-conflitti
Penso che sia indispensabile che PrimalePersone se ne faccia carico come momento costituente del suo essere.
Trovo interessante questo scritto qui: 
http://www.utopie.it/nonviolenza/risoluzione_dei_conflitti.htm
Come si vede ritorna in campo "l'utopia".  Ma utopia altro non è che veder realizzato ciò che riteniamo giusto che si realizzi. Servono allora gli eserciti, ma dovranno essere "eserciti di Pace"!

Ciao a tutti
Pino
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#14
“Soldati italiani nel Sahel”: Renzi dice no a Hollande
Parigi aveva chiesto all’Italia di inviare almeno una brigata operativa in Ciad e Niger per sostituire le truppe francesi sul fronte sud della Libia" da La Stampa di oggi

Caro Pino,
almeno Renzi ti sta ascoltando! Ho letto l'articolo su Utopia che hai suggerito . Purtroppo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha autorizzato i paesi a intervenire direttamente e militarmente invece di mettere sui terreni di guerra le forze di contrapposizione, perché nessuno vuole perdere soldati a terra e nessuno vuole fornire i caschi blu necessari e che dovrebbero essere copiosi visti i vari fronti in essere.

Si preferisce così bombardare con un risultato totalmente sterile nella neutralizzazione dei miliziani di ISIS che si stanno sparpagliando tatticamente per aprire vari fronti tali da rendere impossibile un bombardamento efficace in ogni dove.

Ma intanto ogni ora questi bombardamenti uccidono e mutilano una miriade di civili ,distruggendo città e infrastrutture economiche , generando all'infinito un odio che durerà dei decenni.

Certamente il fatto che quasi tutti i conflitti armati in essere avvengano nella sfera islamica pone un problema di comprensione assai difficile visto con i nostri parametri di democrazie laiche occidentali. Se era giusto apportarvi la democrazia abbiamo da tempo fallito, ed ora cosa vogliamo portare con le bombe ulteriori?

Ma come mai non attiriamo il dibattito su un problema di primaria importanza per la convivenza pacifica di tre continenti? L'opzione di Renzi é solo un ripiego tutto italiano sui proprii confini e problemi? L'Italia che é geograficamente al centro dell'area in fiamme puó chiudere gli occhi in attesa che l'incendio si spenga da solo?
Siamo così insignificanti per guerra e per pace?
Piero
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#15
Caro Piero, è rimasto un dibattito a due, tra me e Te.
dagli altri, anche i "nostri" di PleP, mi aspettavo qualche posizione attiva in più.
D'altra parte, la conversione ecologica, per come fu elaborata da Alex Langer e per come è intesa da Guido Viale, fedele interprete del pensiero langeriano, il presupposto della Pace e della risoluzione dei conflitti ne diventa un punto fermo, una pietra d'angolo da cui partire per costruire tutto il resto.
Ma con quali armi? Non con l'uso delle armi, ma andado a conoscere e studiare le questioni e gli attori in campo, eliminando (o meglio inziando ad eliminare) le cause che  stanno all'origine di quei focolai di guerra, profondamente diversi fra loro ma tutte accomunate da sangue, morte, mutilazioni, distruzione, nuovi vincitori, nuovi vinti.

Ma non è il caso di arrendersi. Confido molto in Francesco, il caso di un uomo solo, (ma non isolato) che, almeno, tenta di riuscire laddove altri hanno fallito. Tutti gli altri leader mondiali stanno dall'altra parte. Si sono sottomessi al potere economico-finanziario,  che magari fanno a gara tra loro a proporre un problema ma mai a risolverlo.

Godiamoci queste festività natalizie, io nel calore della mia famiglia che per l'occasione si riunisce tutta quanta. Ad anno nuovo, spero riusciremo ad incontraci tutti quanti.
Auguri
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#16
IL PIANETA TERRA O LA MINA VAGANTE A CARICA NUCLEARE

"Putin avverte l’Isis (e l’Occidente): “Abbiamo 35 nuovi missili nucleari”
Lo Zar mostra i muscoli ed elenca i nuovi armamenti: «Rafforzare il nostro potenziale bellico è una priorità». Un messaggio non solo per il Califfato"

Alla fine a forza di pasticciare con le armi ,la situazione si sta focalizzando.

Il vespaio del medio oriente dove da cinquant'anni russi e americani stanno mettendo mani e cannoni , si è dilaniato lasciando partire vespe agguerrite ,assetate di morte e coscienti che pungeranno e moriranno in gloria.

C'era l'approvigionamento in petrolio da difendere! ! Bisognava pur vendere le armi !

Conclusione ? Con la motivazione di sgominare 50.000 ribelli tutti ne approfittato per giustificare il rilancio di armamenti in grado di distruggere 7.000.000 di persone rendendo il pianeta inabitabile.

Invece di approfittare della caduta del blocco sovietico per cercare una collaborazione politico-economica alla Russia ,proponendole anche di far parte della UE si è lasciata marcire la situazione che ha portato prima al'annessione della Corea, poi all'invasione di una parte dell'Ucraina .

Si è cosí rimpiazzato il blocco sovietico contro una Russia nazionalista assai più pericolosa, che è uscita dagli argini subiti con l'esplosione del 1989 e che vuole un suo "spazio vitale " che culminerà per per ora in Siria e sul Mediterraneo. Se gli americani non accetteranno cosa capiterà ? Preferisco non ipotizzare la risposta.

Siamo in una fase paragonabile al 1938 con un raggio di azione che non è solo più europeo ma che è assolutamente mondiale. E come in 1938 la reazione di popoli e governanti è altrettando apatica, molle,incosciente del pericolo di distruzione planetaria .

E' tristemente cinico dover scrivere queste riflessioni a meno di un'ora dal comunicato finale del COP21 che potrebbe salvare il pianeta da una catastrofe epocale per poi andare dritti in un'altra altrettanto letale e tragicamente più brutale.

Piero
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