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L'era del Postcapitalismo - Paul Mason su Internazionale
#1
Vi segnalo a questo link un interessante articolo di Paul Mason comparso su "The Guardian", poi tradotto e riproposto da Internazionale.
Si tratta di uno stralcio del libro dello stesso Mason intitolato appunto "Postcapitalism", già uscito nel Regno Unito e che sarà pubblicato in Italia nel 2016 per "Il Saggiatore".
Trovo queste suggestioni estremamente stimolanti in quanto alludono ad uno scenario di cambiamento piuttosto inedito e, soprattutto, già in atto. Ancor più interessanti, forse, dal nostro punto di vista, le riflessioni dell'autore sulla Sinistra e sulla crisi definitiva in cui si trova.

La mia lettura di questo articolo ha coinciso con la visione della puntata di Report (l'unica trasmissione TV che vedo con interesse) del 25 ottobre dedicata alla "Rivoluzione industriale 4.0" di cui, a seguire, riporto la sinossi.
Mi sembra che queste due visioni, quella di Mason piuttosto "sfumata" e di prospettiva ma non certo solo teorica e quella molto più concreta proposta dalla Gabanelli, raccontino una stessa realtà ed alludano a un medesimo divenire: quello di un mondo liberato dallo sfruttamento del lavoro e dalla depredazione delle risorse naturali tipiche del capitalismo.
Ma tanto nella prospettiva di Mason che in quella mostrata da Report, il ruolo delle istituzioni è imprescindibile per accompagnare e rendere pervasivo il cambiamento.
Ecco perché la riconquista democratica delle Istituzioni resta imprescindibile! Ecco perché è fondamentale comprendere che anche se sarà la marcia di una moltitudine quella per il superamento del capitalismo, comunque di una lotta si tratterà; nulla verrà da sé.. non è sufficiente attendere! Ciò che conforta in queste analisi è che il cambiamento seguirà strade ben diverse da quelle previste dalla Sinistra nel secolo scorso ed alle quali la sinistra di oggi risulta ancora così ancorata.

Buona lettura.


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"RIVOLUZIONE 4.0"
di Michele Buono



Industria 4.0 è la quarta rivoluzione industriale, quella dell'interconnessione e dei sistemi intelligenti: la fabbrica che fa dialogare i macchinari, gli uomini e i prodotti. Sistemi di fabbriche collegate in rete che creano un unico processo produttivo.
Si razionalizza così la produzione. Si può personalizzare un prodotto, produrre in modo flessibile seguendo la domanda, senza più eccessi, magazzini pieni e invenduto: cioè l'anticamera della crisi.
Si sa che la crescita, i cambiamenti globali, hanno sempre ruotato intorno alle grandi innovazioni, e spaventano. In questo momento siamo ancora sull'onda lunga delle innovazioni dei secoli precedenti, di più non si può crescere, inseguiamo solo lo zero virgola. Cambiando radicalmente sistema sì. Nel momento in cui sarà possibile la convergenza completa di tutte le innovazioni contemporanee in una nuova rivoluzione industriale, dall'intelligenza artificiale all'internet delle cose, il cambiamento sarà totale. Piano, piano, come già è successo nei secoli passati, si ridisegnerà tutto: dai centri di produzione all'organizzazione sociale.
Il paradosso della nostra epoca è un eccesso di liquidità nel mondo che non trova sbocchi per investimenti produttivi: i soldi non mancano eppure si parla di crisi.
Proviamo ad immaginare l'effetto di dare una prospettiva solida di un progetto economico agli investitori. In Italia se ne parla, Germania e Stati Uniti ci hanno già pensato e stanno facendo.
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#2
Grazie Vincenzo, condivido quello che sostiene Paul Mason. Non ho visto questa puntata di Gabbanelli. Sono inondata da articoli sulla cosa rossa e per un pò di tempo questo sarà il diversivo. Dovremmo prendere una qualche iniziativa con i movimenti e le associazioni con cui siamo in contatto e, non so se valga la pena, seguire il dibattito e intervenici...non ne avrei molta voglia. Ho letto anche la tua presa di posizione in merito al Cnac e la polemica Claudio e Gianluigi: in questa fase eviterei polemiche e prese di posizioni pubbliche anche su FB da saccenti. Se abbiamo un'altra strada da indicare lo facciamo, con gli strumenti e le idee di cui siamo capaci ma non mi piace usare toni come quelli che a volte sfuggono al controllo e che risultano antipatici a chi ci ascolta e ci legge. Mi sembrano lo specchio dei metodi usati dai "dirigenti" di AE che abbiamo conosciuto da vicino. In una chat che ho aperto con uno o due riferimenti di Primalepersone per regione inviando due mozioni di minoranza presentate a Torino e chiedendo che succede nelle varie regioni. Di questo vorrei occuparmi, vorrei capire cosa significa l'intesa sulle città sbandierata dalla cosa rossa prima ancora di nascere, vorrei guardare con attenzione alle mosse del M5S e non vedo molto altro per le prossime amministrative purtroppo. La modernità liquida e l'era del postcapitalismo vanno capite, articolate e riempite di idee e iniziative che cambiano verso un altra Italia possibile, a partire dai territori
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