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Il pericolo della democrazia e la teoria del Piagnone
#1
Per principio tutti sanno che tutto è migliorabile quindi cosa c'è di meglio che pretenderlo e lamentarci perché nessuno si muove in questa direzione.

Tutti i mass media lavorano perché questa sia la condizione affinché ciascuno possa tirare l'acqua al proprio mulino, nessuno incita ad un individuale coinvolgimento affinché ciascuno s'attivi per cambiare la situazione generale ma anzi si esalta la soluzione individuale e s'ignora la sempre maggiore impermeabilità delle classi sociali se non al ribasso.
Tutti i partiti, nessuno escluso, si muovono affinché vi sia il consenso al proprio potere secondo la logica mercantile dell'interesse di partito a costo di individuare il proprio targhet e riuscire a trascinarlo in una logica individualista a suon di spot pubblicitari normalmente ingannevoli, frivoli e depistanti.
[b]La democrazia cioè la forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico[/b] si fonda principalmente sulla distribuzione dei poteri, ogni tentativo di accentramento del potere è quindi in contrasto con il concetto base.
Un giusto equilibrio è possibile solo bilanciando i poteri costituzionali evitando prevaricazioni e comunque distribuendolo ed è per questo che sostanzialmente il neoliberismo è la negazione della democrazia in quanto tende ad accentrare il potere.
In questi ultimi anni tutti i partiti hanno invocato la governabilità come se questa fosse la panacea di tutti i mali, in nome della governabilità si riducono i rappresentanti, le autonomie e i diritti.
Il diritto di sciopero, ad esempio eclatante, da diritto individuale, attraverso vari passaggi legislativi, è addirittura diventato uno strumento a vantaggio delle grosse industrie dovendolo concordare è possibile che il costo ricada unicamente sui dipendenti, organizzando straordinari e accantonamenti in previsione dello sciopero, è diventato un'arma spuntata.
Molti errori sono stati commessi nell'iterpretare, aggirare o ignorare la nostra Costituzione.
A mio avviso uno dei più subdoli e all'apparenza libertario è stato sancire che il voto è un diritto, libero e svincolato da ogni responsabilità.
La Costituzione parla di diritto - dovere alla partecipazione alle elezioni e inizialmente vi erano conseguenze personali ignorando tale dovere.
Caduto l'obbligo di partecipazione, in nome di una libertà fallace, pian piano s'è insinuato nella mentalità corrente il senso di inutilità anche del diritto, quasi la metà del corpo elettorale diserta le urne, ritiene la propria partecipazione inutile.
Aggiungiamo l'assenza del vincolo di mandato, la Costituzione suppone onestà intellettuale e integrità degli eletti, ed ecco che arriviamo alla casta, ai partiti mercanti di voti e allo scollamento completo fra il corpo elettorale ridotto a consumatore di preferenze e un governo che agisca per il bene comune.
Cambiare questo stato di cose, la mentalità instillata nel popolo e offrire un nuovo paradigma sociale non credo sia ne semplice ne rapido anche se dovremmo offrire prima di tutto esempio anche in coerenza con il nostro nome “Prima le Persone”.
Grazie a strumenti tecnologici la nostra associazione è costituita in assemblea permanente, sinonimo di costante partecipazione attiva, d'impegno alla presenza e partecipazione, che senso ha un'assemblea priva di partecipanti?
Ignorando i fattori tempo e denaro dovremmo essere tutti in un unico luogo dove partecipare all'assemblea e auspico che questo sia possibile in tempi brevi, almeno saltuariamente.
Considerando i fattori tempo e denaro la tecnologia ci viene in aiuto con strumenti comunicativi e decisionali che annullano tali fattori, ma non annullano la carenza di partecipanti se agli stessi non è chiaro il dovere e l'utilità comune alla partecipazione.
Si tratta di un cambio di paradigma, più che un diritto è un dovere individuale, pena vanificare i sacrifici degl'altri.
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#2
Dico solo che concordo pienamente con Athos, in particolare laddove evidenzia la necessità di interpretare la partecipazione non come mero diritto, da esercitare o meno nel più totale arbitrio, ma come un dovere di tutti i cittadini, non limitandolo ovviamente al solo "dovere di voto", ma estendendo progressivamente questo concetto alla necessità dei cittadini di essere informati su ciò che riguarda la sfera pubblica e di esprimere e sostenere a riguardo la loro volontà.

Noi di PrimalePersone dovremmo saper andare oltre, evidenziando che "la libertà (quella autentica che fa i conti con l'esistenza dell'"altro") è una forma di disciplina" (citazione dai CCCP). In questo senso dovremmo essere in grado di mostrare la necessaria coesione tra noi nella direzione dell'attuazione della modalità di Assemblea permanete, il vero cuore, insieme al principio di autorappresentanza, della nostra proposta politica.
Non ci è richiesto di fare la marcia del sale di gandhiana memoria né di sfidare la polizia indossando il guanto nero delle black panther (anche se la gravità della situazione dovrebbe suggerirci di adottare forme di lotta più simili a quelle) ma di aprire regolarmente un sito ed usare il programma che c'è dentro!
Sinceramente, se il nostro esperimento fallirà, non saprei da dove ricominciare per contribuire alla costruzione di quella democrazia partecipativa che tutti noi e non solo noi dichiariamo di auspicare!
Siamo oggi il gruppo politico nazionale che sostiene la proposta metodologica più avanzata: davvero vogliamo buttare il tutto alle ortiche per la pigrizia mentale di far nostra una prassi innovativa e potenzialmente rivoluzionaria?
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#3
Sicuramente ognuno di noi, nel momento di aderire all'associazione, ha letto l'atto costitutivo e lo statuto della stessa.

Penso di non sbagliare affermando che tuti gli aderenti all'associazione, comprendendo anche i soci fondatori, non condividano al 100% tutto ciò che è scritto nei due atti, o quanto meno vorrebbero che alcune cose fossero meglio precisate e/o modificate ed che altre ancora venissero inserite

Ma non credo che ci siano delle differenze di vedute rispetto ai principali temi ed ai princìpi fondamentali espressi nei due atti, che rendono originale la nostra associazione rispetto ad altre, che se non fosse per quelle nostre peculiarità sarebbero sovrapponibili, poiché se così non fosse se non avessimo identità di intenti rispetto ai tratti fondamentali, non potremmo mai costruire una comunità.

Ebbene uno dei tratti fondamentali che regolano la vita dell'associazione è il sistema e gli strumenti che ci siamo dati per impostare le nostre dicussioni e per prendere le conseguenti decisioni, tratto fondamentale che è presente nel nome stesso dell'associazione: nel binomio prima le persone ed assemblea permanente, e nel significato che si è voluto evidenziare, cioè il primato della persona nella sua unicità inserito all'interno di uno spazio più ampio, comprendente tutte le unicità, che è l'assemblea permanente, vista appunto come luogo in cui tutte e tutti,  con la stessa dote (il voto), esprimono la propria opinione, la mettono a confrontano e fanno emergere delle maggioranze che non sono precostituite.

Questo concetto non sancisce un primato di un tipo di assemblea (tramite piattaforma virtuale) su di un altro (assemblea tenuta in un luogo fisico) ma secondo me sancisce due princìpi: quelli appunto del valore assoluto del concetto di una testa un voto e del mettere tutte e tutti nella possibilità di poter esprimere il proprio parere e voto anche se non presenti fisicamente.

Ciò ci differenzia dalle pratiche sin'ora in uso che hanno permesso tramite i vari livelli di assemblee per delegati di non rispecchiare in maniera perfetta la volontà del singolo, fino a stravogerla tramite accordi tra delegati messi in atto via via nelle assemblee di livello superiore.

Questi princìpi (una testa un voto, confronto diretto del singolo con la pluralità) dovrebbe essere il faro che regola il nostro percorso, qualsiasi strumento che si frapponga a tali princìpi, che tenda a dar un peso differente ad un voto aggregato, non può e non deve trovare  spazio.

Questo non significa che si debba sacrificare l'autonomia locale al principio del voto generale, le tematiche di carattere locale debbono essere dibattute e decise dal livello locale, naturamente all'interno della cornice data dai princìpi statutari e costitutivi.

Sicuramente, tornando al concetto di percentuale di volontà di cambiamento, esso diventerà quantitativamente più evidente e necessario quanto più si metteranno a confronto: i concetti con la realtà in continuo cambiamento e gli strumenti con l'uso quotidiano, perché è solo tramite il confronto con la realtà e l'uso quotidiano, che si attua la fase di verifica e la successiva fase di adeguamento.

Infatti se non applichiamo i principi fondanti della nostra associazione alla vita quotidiana se non li rendiamo vivi tramite le lotte di tutti i giorni, essi rimangono nel limbo delle buone intenzioni.

Parimenti se non usiamo gli strumenti di discussione e decisionali di cui ci siamo dotati, non sapremo mai se funzionano, se sono adatti ai nostri scopi e se e come sono perfettibili.

Penso che sia abbastanza controproducente, rispetto a detti strumenti, chiederne cambiamenti, criticarli, senza aver fatto un serio tentativo di uso degli stessi, ne è del tutto giusto non partecipare ai dibattiti ed alle decisioni tramite tali strumenti e nel contempo obiettare sulle conseguenti esiguità numeriche.

Detto questo e rimanendo nel campo degli strumenti credo che sia giunto il momento di attuare alcune misure che permettano di verificare:
A) Se esistano degli ostacoli a monte rispetto al loro uso;
B) Se la percezione dello strumento dell'assemblea permanente, come attuazione dei princìpi insiti nel nome dell'associazione, è presente in tutti gli aderenti alla stessa;
C) Di quali quantità numeriche parliamo  sulle quali poter contare come base di partenza;

Rispetto a questi punti avanzo delle proposte operative che se non ancora attuate e comunque ritenute utili da coloro che sono usi frequentare il forum, potrebbero essere proposte per la fase successiva di discussione e voto.
Punto C) decidere una data di chiusura della campagna di adesione all'associazione per l'anno 2015, inviando una mail a tutti coloro che sono presenti nelle nostre mailing list, per chiedere l'adesione così come credo che sia stato fatto verso tutti i soci fondatori;

Punto A) verificare se tutti gli aderenti sia in essere che futuri,  siano parimenti iscritti alla piattaforma decisionale nel caso contattarli ed invitarli all'iscrizione domandando anche se hanno riscontrato delle difficoltà che ne hanno impedito l'iscrizione, rendere sempre pubblici i vari momenti ed argomenti, presenti sia nel forum che nella piattaforma decisionale, tramite la pubblicazione obbligatoria sulla mailing list dell'associazione (questa operazione deve essere attuata dal soggetto proponente);

Punto B) Aprire se opportuno, qualora si riscontrasse una perdurante resistenza all'uso degli strumenti forum e piattaforma decisionale,  un dibattito sul perché l'associazione ha scelto fin dal momento fondativo tale tipo di organizzazione.
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#4
Sono perfettamente convinta che il voto - e la partecipazione in generale - siano un dovere e non solo un diritto. Soprattutto un dovere poi per chi auspica una democrazia dal basso.
Sono convinta, e non da adesso - come sanno alcuni di noi, come Giovanni Gugliantini, fin dal 2010 - dell'utilità estrema, ai fini della partecipazione,  dei nuovi strumenti telematici.
Ho aderito con molta convinzione, quindi,  già dentro l'Altra Europa, al documento presentato da Armando Pitocco e Athos, e partecipato alla sua redazione.
Ho partecipato tutte le volte che ho potuto e/o avevo qualcosa da dire,   all'iter delle proposte e alle votazioni,  e credo di poter dire di aver familiarizzato sufficientemente con lo strumento.
A questo forum ho partecipato saltuariamente - perché non è l'unica sede di discussione in cui sono impegnata - e non ho aperto nuove discussioni, tuttavia ho partecipato.
Mi ritengo quindi una delle persone più motivate a sostenere questo esperimento complessivo di assemblea permanente.

Tuttavia penso che i se i numeri sono così esigui, molto più esigui di quello che mi sarei aspettata,  dobbiamo seriamente interrogarci in proposito.
Eventualmente facciamo un sondaggio tra gli utenti che si sono iscritti alla piattaforma e al forum, e chiediamo:
Vai regolarmente a verificare sul forum e nell'Assemblea permanente se ci sono novità?
Lo consideri un dovere o un optional?
Se vorresti farlo più spesso ma non lo fai, da che dipende?
Credi che alcuni accorgimenti tecnici  potrebbero facilitarti la partecipazione (ad es. notifiche immediate via e-mai o cellulare per ogni nuova questione, con link diretto alla medesima?)

Facciamo queste domande e tiriamo le conseguenze dalle risposte. Proviamo a fare un richiamo all'autodisciplina, blocchiamo con maggior decisione - a cominciare da sé stessi, ma anche con un monitoraggio più severo verso chiunque - ogni tentativo di iniziare le discussioni in mailing list - e vediamo se le cose migliorano.

In ogni caso, io penso che le difficoltà non siano né solo tecniche, né dipendano principalmente  dal vizio di considerare il voto  come un diritto e non un dovere.

Penso che ci sia un problema politico, una perdita di fiducia nella possibilità che Prima le persone possa incidere sensibilmente nella politica e quindi un ritrarsi e un cercare altre strade a cui dedicare le proprie - limitate - energie e la propria partecipazione.

Penso che anche di questo bisognerebbe discutere.
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#5
(19/09/2015, 12:19)Daniella Ambrosino Ha scritto:  Sono perfettamente convinta che il voto - e la partecipazione in generale - siano un dovere e non solo un diritto. Soprattutto un dovere poi per chi auspica una democrazia dal basso.
Sono convinta, e non da adesso - come sanno alcuni di noi, come Giovanni Gugliantini, fin dal 2010 - dell'utilità estrema, ai fini della partecipazione,  dei nuovi strumenti telematici.
Ho aderito con molta convinzione, quindi,  già dentro l'Altra Europa, al documento presentato da Armando Pitocco e Athos, e partecipato alla sua redazione.
Ho partecipato tutte le volte che ho potuto e/o avevo qualcosa da dire,   all'iter delle proposte e alle votazioni,  e credo di poter dire di aver familiarizzato sufficientemente con lo strumento.
A questo forum ho partecipato saltuariamente - perché non è l'unica sede di discussione in cui sono impegnata - e non ho aperto nuove discussioni, tuttavia ho partecipato.
Mi ritengo quindi una delle persone più motivate a sostenere questo esperimento complessivo di assemblea permanente.

Tuttavia penso che i se i numeri sono così esigui, molto più esigui di quello che mi sarei aspettata,  dobbiamo seriamente interrogarci in proposito.
Eventualmente facciamo un sondaggio tra gli utenti che si sono iscritti alla piattaforma e al forum, e chiediamo:
Vai regolarmente a verificare sul forum  e nell'Assemblea permanente se ci sono novità?
Lo consideri un dovere o un optional?
Se vorresti farlo più spesso ma non lo fai, da che dipende?
Credi che alcuni accorgimenti tecnici  potrebbero facilitarti la partecipazione (ad es. notifiche immediate via e-mai o cellulare per ogni nuova questione, con link diretto alla medesima?)

Facciamo queste domande e tiriamo le conseguenze dalle risposte. Proviamo a fare un richiamo all'autodisciplina,  blocchiamo con maggior decisione - a cominciare da sé stessi, ma anche con un  monitoraggio più severo verso chiunque - ogni tentativo di iniziare le discussioni in mailing list - e vediamo se le cose migliorano.

In ogni caso, io penso che le difficoltà non siano né solo tecniche, né dipendano principalmente  dal vizio di considerare il voto  come un diritto e non un dovere.

Penso che ci sia un problema politico, una perdita di fiducia nella possibilità che Prima le persone possa incidere sensibilmente nella politica e quindi un ritrarsi e un cercare altre strade a cui dedicare le proprie - limitate - energie e la propria partecipazione.

Penso che anche di questo bisognerebbe discutere.
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#6
carissimi tutti e tutte,
concordo che l'assemblea permanente è una innovazione decisionale fondamentale per praticare la democrazia oggi. Pur essendo stata insegnante di informatica nelle scuole professionali di vari livelli, alla mia età continua a scontare il fatto che impadronirsi dei vari strumenti per usarli nel modo migliore non è così automatico. Le mie nipoti sono più sveglie di me. La mia attività lavorativa e politica, istituzionale e di movimento, ha sempre privilegiato l'importanza della relazione e quindi il concordare insieme anche decisioni senza ricorrere al voto, se non quando è strettamente necessario.Sono molto curiosa di capire perchè si sostengono certe decisioni o si contrastano. Questo ad esempiuo non è così semplice da rendere evidente con LQF.
Abituata a lavorare ed approfondire in gruppo da tutta la vita, a partire dai gruppi di autocoscienza della fine degli anni sessanta, quando ero giovane,ho sperimentato l'ipocrisia del metodo del consenso utilizzato pro domo sua dal gruppo decisionale di Altra Europa che invece con i gruppi di donne abbiamo sempre utilizzato come metodo decisionale.
Sono interessata a capire quali processi innovativi nei processi decisionali si possono attuare anche in rapporto alle istituzioni: per esempio sono molto curiosa di sapere come decideranno in assemblea di formare una lista per Bologna della coalizione civica. Sicuramente si ratificherà con un voto ma qualcuno dovrà proporre nomi condivisibil e qualcun altro dovrà verificare e/o fidarsi e affidarsi.
Chi ha deciso ad es. di proporre quei referendum e con quei tempi in Possibile se non Civati e i suoi stretti collaboratori che non conosco?Chi decide nella coalizione di Landini quando e come ritrovarsi e dove e su che Odg. se non Landini e i suoi stretti collaboratori?
E' questa modalità che va cambiata e non si può più accettare.
Nei movimenti si prendono decisioni condivise ascoltandosi a vicenda. ad es. l'ultima di Notriv x coinvolgere le Regioni, e non si usa LQF. Si ha fiducia in chi ha consenso e sa interpretare e mettere in fila le proposte migliori.
Se vogliamo discutere dei processi decisionali efficaci e democratici dobbiamo considerare molti fattori e capire che l'assemblea permanente non può essere utilizzata per qualsiasi sciocchezza venga in mente senza aver prima aperto una discussione, sulla base della quale, se si raggiunge una decisione, ad es. una iniziativa, può essere utile ratificare con lqf ma non sempre indispensabile.e che si può delegare anche senza esplicitarlo con lqf. o non aderire alla tematica perchè non si ritiene importante. Quindi chiederei di approfondire ma anche di essere più pazienti e meno rigidi.
Per quanto si sostiene che Primalepersone ha perso la sua ragion d'essere perchè non si condividono le tematiche su Lqf, questo nodo non si può certo discutere in lqf, in Fb e neanche solo sul forum.Va anche verificato sui territori e rispetto a iniziative in corso. Per questo abbiamo previsto tre seminari convegni  tra ottobre e novembre, quando si verificherà anche quanta ragione di esistere e di avere consenso, avranno altri progetti. può essere che la proposta sia prematura e vada calibrata, ma la ragione fondante del nostro essere insieme va anche riverificata, alla luce di quanto succede in Grecia e nelle migrazioni bibliche dei rifugiati. Da quando siamo nati a Roma, il mondo e l'Europa in particolare, hanno visto molti rapidi cambiamenti. Cerchiamo di decodificare insieme cosa succede. Questo è per me prioritario fare insieme a voi, mentre mettiamo in campo iniziative, e facciamo qualche bilancio condiviso, smettendo di giocare a chi è più a sinistra di noi. Perchè quello che ci spetta è una "mission impossible" ma l'unica che valga la pena: conquistare il consenso di tutti quelli che non votano più, neanche i 5 stelle. 
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#7
Metto qui l'interessante analisi del dopo voto di Karyotis, del movimento per l'acqua greco.
http://comune-info.net/2015/09/non-ce-nulla-da-festeggiare-dopo-le-elezioni-in-grecia/
sembra che parli di noi e della nostra ragione d'essere. Per dire che per me la risposta è quella dell'assemblea permanente e quello che stiamo cercando di fare. E' di questo che c'è bisogno per rivitalizzare la democrazia. Osare più democrazia. Noi ci stiamo provando, non è facile, perchè necessita di un cambiamento culturale e di paradigma non da poco. C'è bisogno di uno sforzo di crescita, personale e collettivo. Il modo di far funzionare il sistema è quello di utilizzarlo, sempre di più e senza eccezioni. La faccenda del sostegno ad UP è emblematica: ci fosse oggi una votazione su una cosa simile sono convinto che ci sarebbe molta più attenzione da parte di tutti.

Detto questo alcune cose operative per me possono essere fatte:
-rendere operative le notifiche automatiche, costerà qualcosa ma di certo non molto dato il numero degli iscritti, e visto che funzionavano sul lqfb di test che avevamo fatto con digitsipras e che era ospitato su un host gratuito. Per non intasare la casella di posta basta il banale accorgimento di usare i filtri e mandarle in una cartella apposita, non ci vuole niente, al limite guideremo chi non ci riesce da solo.

- smetterla di criminalizzare la mailing list. A prescindere dal fatto che il forum sia migliore per una comunità matura (ed ampia) per noi in questo  momento è fondamentale crescere numericamente e questo può succedere solo facendo comunicare le persone. Quando ce lo potremo permettere se perdiamo qualcuno per strada perchè sul forum non ci va (e sappiamo che è così, perchè così succede da trent'anni sul web), poco male. Adesso non è assolutamente il caso.

- ridurre di molto le videoconferenze (confesso, non mi sono mai piaciute, indipendentemente dai partecipanti) ed avere il coraggio di uscire e dire le stesse cose sul forum e in ml, in  modo da favorire ed allargare il dibattito.

- sforzarsi di usare la piattaforma, anche per cose banali. Io, come ho detto tante volte, sono disponibile in pubblico e in privato per dare una mano a comporre le iniziative e a fare da tutor. Non esitate a chiedere, il momento per mettersi insieme davanti ad un pc lo troviamo.

E poi non ci scordiamo da dove veniamo. Molti di voi leggeranno ancora le mail di AET. Qualcuno ha il coraggio di dire che ha noostalgia di quei metodi decisionali? Pensate all'appoggio incondizionato e acritico all'accettazione del memorandum, o alla faccenda del telegramma a Zoe...

Un abbraccio
Simone
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