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IMMIGRATI E FUTURO
#1
"La Lega nord di Matteo Salvini raddoppia i suoi elettori grazie alla battaglia sul tema immigrati, passando dall’8% al 16% e diventando così il partito gemello del Fronte National di Marine Le Pen. A rivelarlo è Nicola Piepoli, sondaggista e fondatore dell’Istituto Piepoli, secondo i cui dati il Pd sulla questione immigrazione non perde né guadagna voti, restando invariato al 34%. Mentre l’M5S si attesta sul 24-25% e Forza Italia sul 10-11%. Per Piepoli, “Matteo Salvini è una sorta di fotocopia di Marine Le Pen. In Francia il Fronte National ha lo stesso share e la stessa popolazione di riferimento della Lega nord”.

Piepoli, che cosa cambia nella politica italiana dopo il dibattito sempre più acceso sull’immigrazione?
Vorrei partire da un dato. Se si elimina il contributo dell’immigrazione, nel 2100 la popolazione italiana sarà intorno ai 35 milioni di abitanti, proprio come nel primo decennio del 1900, e nel 2200 sarà intorno agli 8 milioni. Un numero che non è sufficiente per reggere un sistema-Italia che si basa su circa 60 milioni di abitanti. E’ la stessa ragione per cui i nostri genitori e i nostri nonni decisero saggiamente di accettare i meridionali nel Nord."
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Questa intervista di PIEPOLI passata tra il 20 ed il 22 agosto su molti media italiani , non puó passare senza essere ponderata nelle sue informazioni proiettive e nelle loro conseguenze a breve termine.
Intanto le proiezioni al 2100 o al 2200 certo macroscopiche in se ,non possono essere sottovalutate e comunque la "fuga " dai paesi in via di di desertificazione verso i paesi temperati del Nord ( se temperati saranno ancora in seguito al riscaldamento climatico) sarà inarrestabile a lungo termine. Questa proiezione lunghissima che riguarda decine di milioni di migranti lascia indifferente i più perché é lontana e in ogni caso perché sarebbe ineluttabilmente epocale. Dopotutto gli italiani e gli europei in generale dimostrano ogni giorno di avere perso fiducia nel loro avvenire , non procreano più ,non hanno più grandi visioni ne grandi progetti di società,nonostante siano la regione più ricca del mondo.
Peró hanno tanta paura e allora l'accoglienza di qualche decine di migliaia di immigrati persecutati dalla guerra e dalla fame li terrorizza ed inorridisce. E Marine cresce e Salvini pure e preparano un disastro annunciato per il futuro dell'Europa.
É diventato il "problema " ,e non é possibile non sentirlo evocato in ogni contatto qui in provincia nel vecchio Piemonte. Gli argomenti evocati sono oramai stardardizzati :" non vogliono lavorare,loro hanno casa,cibo ,soldi ed assistenza e molti italiani niente, comunque non c'é lavoro per gli italiani come si fa a dar loro lavoro? ...".
Vox populi vox Dei? Noi affermiamo ogni giorno che la voce deve essere data alla gente, bene ,giusto! Ma poi se la "gente" parte di traverso per noi cosa concludere?
Purtroppo quasi nessuno vuole parlare di soluzioni concrete anche se difficili da realizzare,finanziare ed anche accettare per dare soluzione al dramma in corso. E così vince solo chi ci guazza ,speculando sul dramma.
Solo dicendo la verità,solo cercando soluzioni immediate,solo proiettando un futuro multietnico ,solo aprendo gli occhi sul fatto che un nero é un uomo come noi, che un mussulmano non é un terrorista ,che solo vivendo con loro ci sarà un futuro anche per noi ed i nostri rari successori,si potrà tornare a sperare e ad affrontare il futuro e tutti i problemi enormi che abbiamo, con successo.
Piero
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#2
Lavorano e fanno figli: così i migranti finanziano l'EuropaLavorano e fanno figli: così i migranti finanziano l'Europa
(reuters)
Per salvare le nostre pensioni servono 250 milioni di rifugiati entro il 2060. Ecco perché per gli economisti sono una risorsa

di MAURIZIO RICCI

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08 settembre 2015
I POLITICI possono dire quello che vogliono. E anche i cittadini qualunque, al bar o in tram. Ma gli economisti non hanno dubbi: le dimensioni del fenomeno sono troppo grandi per liquidarle con gli aneddoti sui due ragazzi di colore fermi a non far niente sul marciapiede o sulle famiglia araba nell'alloggio di edilizia popolare. Sulla base dei grandi numeri, dunque, gli economisti concludono che gli immigrati che si rovesciano a ondate sulle frontiere europee non sono il problema. Sono la soluzione del problema. Bisogna trovare il modo di sistemarli e di integrarli: un compito inedito, immane, per il quale non ci sono soluzioni facili. Ma le centinaia di migliaia di uomini e donne, giovani, fra i 20 e i 40 anni, spesso con figli al seguito, che si affollano sulle barche, sui treni, sui camion dei disperati sono quello di cui l'Europa ha bisogno. Subito.

Quando Angela Merkel apre le porte della Germania a 800 mila rifugiati, infatti, non spara troppo alto. Spara basso. Facendo un calcolo a spanne, Leonid Bershidsky, su Bloomberg , calcola che l'Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020. Cioè domani. E di oltre 250 milioni di europei in più nel 2060. Chi li fa, tutti questi bambini?

I 42 milioni di europei in più sono, infatti, quelli che servirebbero, subito, per tenere in equilibrio una cosa a cui - nonostante quello che hanno affermato in questi giorni leader politici, come l'ungherese Viktor Orbàn - gli europei qualunque tengono, probabilmente, più che alle loro radici cristiane: il generoso sistema pensionistico. Oggi, in media, dice un rapporto della Ue, in Europa ci sono quattro persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni pensionato. Nel 2050, ce ne saranno solo due. Ancora meno in Germania: quasi 24 milioni di pensionati contro poco più di 41 milioni di adulti. In Spagna: 15 milioni di over 65 a carico di soli 24,4 milioni di lavoratori. In Italia: 20 milioni ad aspettare ogni mese, nel 2050, l'assegno dell'Inps, finanziato dai contributi di meno di 38 milioni di persone in età per lavorare. Le soluzioni non sono molte. O si tagliano le pensioni, o si aumentano i contributi in busta paga o si trova il modo di aumentare il numero di persone che pagano i contributi.

Sarà un paradosso, ma è più facile che, a pagare quei contributi, sia un immigrato, piuttosto che un cittadino italiano. Oggi, la percentuale degli italiani che lavora e porta a casa soldi è pari al 67 per cento della popolazione. Fra chi è venuto qui dall'Asia o dall'Africa, la percentuale è del 72 per cento. Perché ha tolto il posto di lavoro a un italiano? Non parrebbe. Secondo l'Ocse - l'organizzazione che raccoglie i paesi ricchi del mondo - circa il 15 per cento dei posti di lavoro nei settori ad alto sviluppo è stato occupato da un immigrato. In altre parole, dove la concorrenza per il posto è forte, c'è un immigrato ogni 6-7 lavoratori. Nei settori in declino, invece, incontrare un immigrato è quasi due volte più facile: oltre un addetto su quattro non è nato in Italia. Detto più semplicemente, gli immigrati tendono ad occupare i posti di lavoro che chi è nato in Occidente preferisce abbandonare. Su quei lavori, pagano le tasse. Senza gli immigrati, il governo Renzi sarebbe, in questo momento, disperatamente alla caccia di quasi 7 miliardi di euro per tappare i buchi della legge di Stabilità. Gli stranieri hanno pagato, infatti, circa 6,8 miliardi di euro di Irpef nel 2014, su redditi dichiarati per oltre 45 miliardi di euro l'anno. La Fondazione Leone Moressa ha calcolato il rapporto costi-benefici dell'immigrazione è, per l'Italia, largamente positivo: le tasse pagate dagli stranieri (fra fisco e contributi previdenziali) superano i benefici che ricevono dal welfare nazionale per quasi 4 miliardi di euro.

Più o meno, è quanto dicono i dati degli altri paesi europei. L'immigrazione deve essere inserita nella colonna dei più: in media, l'apporto netto all'economia, da parte di chi è giunto in Europa in questi anni, vale, secondo i calcoli dell'Ocse, lo 0,3 per cento del Pil, il prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza creata in un anno nel paese. Se si tolgono le pensioni pagate agli stranieri residenti, l'apporto positivo supera lo 0,5 per cento del Pil. Era vero quando, negli anni scorsi, l'immigrazione era frutto di movimenti all'interno dell'Europa. Ed è vero anche oggi, che hanno assunto preminenza i flussi extraeuropei.

"Il contributo degli immigrati all'economia è superiore a quanto essi ricevono a titolo di prestazioni sociali o di spesa pubblica" riassume Jean-Cristophe Dumont che guida il dipartimento dell'Ocse che si occupa specificamente di immigrazione e che ha studiato gli ultimi dati. La realtà si è incaricata di sgonfiare molte polemiche degli ultimi anni, a cominciare da quella sull'idraulico polacco che, sull'onda dell'allargamento dell'Unione, nel 2004, sarebbe stato pronto a sbarcare nei paesi della Ue a togliere lavoro ai suoi colleghi. L'Ocse ha studiato da vicino il caso dell'Inghilterra dove, negli anni immediatamente successivi al 2004, sono arrivati, in effetti, un milione di immigrati dai paesi est europei, Polonia in testa. Ma, secondo Dumont, queste centinaia di migliaia di immigrati "non hanno né aumentato il tasso di disoccupazione, né abbassato il livello medio dei salari".

Difficile che un idraulico siriano, oggi, cambi quello che non ha cambiato, ieri, l'idraulico polacco. Piuttosto, ciò che colpisce, nelle cifre sull'immigrazione, è la loro esiguità. L'impressione di un'Europa scossa e sommersa da uno tsunami migratorio è frutto di un'allucinazione. In tutto, gli immigrati oggi presenti in Europa sono pari al 7 per cento della popolazione. Gli arrivi incidono positivamente sull'economia, ma per non più di qualche decimale. Il fisco ci guadagna: uno straniero in Lombardia dichiara più di un italiano in Calabria. Ma l'Irpef complessiva degli immigrati non arriva al 5 per cento del totale delle relative entrate.
Anche le spese, nonostante le polemiche, sono ridotte. In media, nei paesi ricchi dell'Ocse, gli immigrati assorbono il 2 per cento dei fondi per l'assistenza sociale, l'1,3 per cento dei sussidi di disoccupazione, lo 0,8 per cento delle pensioni. L'Italia è in linea. Anzi sulle pensioni (pochi gli immigrati che, nel nostro paese, ci sono arrivati) la spesa per gli stranieri è dello 0,2 per cento.

Piano a dire, dunque, che la Merkel è stata accecata dalla generosità. Gli 800 mila rifugiati che è pronta ad accogliere sono meno del milione di polacchi che ha assorbito l'Inghilterra di Blair e non creeranno, probabilmente più problemi. ""

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RIFLESSIONI PERSONALI
Finalmente la verità comincia a affiorare.  La Merkel  e tanti altri governanti la conoscono da decine d'anni,tanti sono stati gli studi e le proiezioni ufficiali in merito alla demografia europea ed ai bisogni massicci di immigrati necessari per compensare la contrazione spettacolare delle nascite.
Merkel ha avuto il coraggio di saltare il fosso cavalcando la pressione in Ungheria per sbloccare la situazione ed ufficializzare la gestione dell'immissione degli immigrati necessari al paese nei prossimi decenni. Tanto più che l'industria tedesca é in forma e come quella italiana o francese degli anni cinquanta e sessanta ha bisogno di manodopera copiosa. Resta a sperare che la robottizzazione crescente non crei poi in ulteriore manco all'occupazione futura,altrementi saranno guai .
I tedeschi questa situazione la capiscono bene e accettano largamente la decisione governativa per il bene di tutti.Stanno bene e se l'immigrazione é necessaria per stare bene anche domani,sia la benvenuta.
Altrimenti va dei paesi più fiacchi come l'Italia o la Francia, dove la forma economica é bassa  e la fiducia nel futuro bassissima.
Qui il realismo demografico futuro non interessa, non viene capito,non fa presa. La popolazione é fortemente sulla difensiva ,non vuole intendere le ragioni socio economiche previste e  si apre poco alla solidarietà umana.
Ma non me la sento di detestare oltre misura italiani e francesi e mi allineo su cosa ha scritto Guido Viale questa settimana : " per potere accogliere gli immigrati degnamente,per favorire una loro serena accettazione ed integrazione,bisogna permettere di vivere degnamente a tutti i poveri ed a tutti gli indigenti nazionali".
Senza una soluzione di questo tipo la pressione dell'immigrazione subita finirà di portare al potere governanti xenofobi e reazionari, come é già il caso in Ungheria, ed allora addio Europa e chissà cosa in conseguenza.
Piero



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#3
I nuovi profughi, in fuga dal clima impazzito
L’allarme lanciato a Roma dall’icona del movimento ecologista Jeffrey Sachs: «Già oggi ci sono milioni di rifugiati climatici, e anche la crisi siriana è stata aggravata dalle alterazioni meteo».
REUTERS
Colonna di rifugiati in fuga dalla Siria attraversano il confine greco

11/09/2015  su LA STAMPA
FRANCESCA PACI
“Sull’ambiente siamo in corsa contro il tempo e non siamo affatto in condizione di vantaggio”. L’allarme di Jeffrey Sachs, anima dell’Earth Institute della Columbia University e popolare paladino ecologista sin dai tempi dei primi movimenti no global di Seattle 1999 (quando Julia “butterfly” Hill diventava l’icona verde per antonomasia vivendo 738 giorni sopra una sequoia millenaria per impedirne l’abbattimento), arriva dal meeting internazionale “Giustizia ambientale e cambiamenti climatici”, la grande tavola rotonda organizzata a Roma dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in vista dell’appuntamento Parigi 2015.

I numeri degli esperti sono da brivido. Non c’è solo il surriscaldamento del pianeta che prevede le temperature medie in aumento di 4° C ma ci sono gli studi sulle migrazioni che per i prossimi anni parlano di un potenziale esodo di 250 milioni di profughi climatici”, ossia persone non in fuga da una guerra o da persecuzioni etnico-religiose ma da fenomeni meteorologici estremi, una carestia, un’alluvione, una prolungata siccità.

Da vent’anni Jeffrey Sachs non si stanca di suonare la sirena. I nodi vengono al pettine, dice a La Stampa. In qualsiasi forma si manifestino: “Nessuno può fare previsioni precise, ma possiamo dire che già oggi ci sono milioni di rifugiati climatici e che per esempio una crisi come quella siriana, che non ha cause strettamente climatiche, ha però subito la pressione delle alterazioni meteo. Quando sono esplose le proteste contro Assad nel 2011 il paese usciva da una delle peggiori siccità della sua storia, una crisi ambientale che aveva esasperato gli animi e che ha certamente inasprito azioni e razioni. Il fenomeno è in crescita esponenziale, sempre più spesso sono piogge scarse o abbondanti a muovere i popoli, fisicamente o psicologicamente. E’ una deriva che va arginata, l’urgenza siriana è fermare la violenza ma subito dopo dobbiamo occuparci dell’ambiente. A Parigi bisogna essere seri nel cercare un accordo perché finora la politica è stata inadeguata”.

Senza uno stop, denuncia l’Agenzia Internazionale per l’Ambiente, le emissioni mondiali di Co2 da processi energetici continueranno a crescere dell’8% fino al 2030 (dai 32,2 miliardi di tonnellate del 2013 crescerebbero a 34,8 miliardi, anziché diminuire a 25,6 miliardi come previsto dalla traiettoria necessaria per limitare l’aumento della temperatura media globale non oltre 2°C). La Cina in particolare emetterebbe 3,7 miliardi di tonnellate in più di quelle previste, gli Stati Uniti un miliardo in più. Per come siamo messi (male), dicono gli esperti, anziché lievitare le emissioni mondali di gas serra nel 2050 dovrebbero essere tagliate del 40-70% rispetto a quelle del 2010.

Molte cose sono cambiate, e non in meglio, da quando negli anni ’90 l’ambiente sembrava il tema dei temi. Jeffrey Sachs ammette che continuando così la scarsità delle risorse idriche si aggraverebbe in molte regioni con conseguenze prevedibili: “Nel 1992 circolavano grandi speranze, c’era stato il summit sulla terra, un contesto promettente. Poi gli Stati Uniti hanno fallito più volte, una prima nel ratificare la convenzione sulla diversità con l’idea che la proprietà privata fosse più importante della diversità della specie e un’altra nel 95 quando il senato ha rifiutato Kyoto segnando la debacle. Allora la Cina ha cominciato a temporeggiare e inquinare sempre di più dicendo che non toccava a loro iniziare se gli Usa titubavano e viceversa. E’ andata sempre peggio. Ora finalmente Cina e Usa hanno deciso di sedersi insieme a Parigi, Obama ha il sostegno degli americani che oggi per il 65%-70% pensano si debba agire. Anche Pechino ha paura, negli ultimi anni tutti i paesi hanno sperimentato sulla loro pelle il climate change”.

L’alternativa è nera. L’aumento delle crisi meteo estremi avrà implicazioni negative sugli sforzi per ridurre la povertà, con un aumento della sottoalimentazione e della malnutrizione in molte regioni. Le Nazioni Unite sono chiare: oltre 250milioni di persone rischiano di essere sfollate a causa dei cambiamenti climatici e già oggi più di 200 milioni di persone sono colpite dai disastri legati al clima (con impatto devastante per chi vive con meno di 2 dollari al giorno). Il tempo stringe. Pur realizzando gli impegni a oggi dichiarati nel 2030 molti Paesi (come Cina, Usa e Russia) avranno ancora emissioni energetiche di CO2 pro-capite troppo elevate e altri (Sud-Est Asiatico, America Latina e Africa) pur non avendo alcuna responsabilità per le emissioni saranno maggiormente colpiti. Jeffrey Sachs, oggi, pensa positivo: quantomeno abbiamo il dovere di provarci.  

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NOTE PERSONALI

Chi sostiene che in extrema ratio bisogna accogliere solo i rifugiati che fuggono la guerra ,spero legga  questo articolo, per capire una volta per tutte le imbricazioni di causa ed effetto che stanno stravolgendo il pianeta.
Poi a difetto di voler trattare l'immigrazione forzata con la coscienza,la solidarietà ,l'umanità e l'urgenza che si impongono potrà forse rendersi al fatto che questa immensa folla arriverà .
La posizione peggiore é esserne coscienti e non fare nulla di importante per studiare e mettere a fuoco un piano altamente strategico per tentare di trovare soluzioni vivibili per tutti autoctoni ed immigrati. Chi é scettico a queste previsioni, chi é contro l'immigrazione non farà nulla ma chi é convinto e cosciente e non agisce é forse ancora più responsabile delle conseguenze future.
Intanto l'inversione dei misfatti umani che stanno surriscaldando il pianeta . COP21 sta veramente diventando l'ultima spiaggia per evitare la più grande catastrofe umana che la terra abbia mai conosciuta.
Allora non possiamo non entrare a piedi giunti in un dibattito permanente sull'evoluzione ecologica e comunque sulla sua conseguenza fatale : la migrazione di centinaia di millioni di esseri umani. Non é più un problema di parte o di fazione ideologica , é un probleme della terra e di tutti i suoi abitanti umani ,animali e vegetali e così va trattato per darsi una speranza . Purtroppo il problema si sta affrontando piú sul piano militare che politico,economico ed ecologico, provocando,come sta accadendo in Siria una desertificazione ulteriore che puó solo aggravare i problemi e la fuga dei siriani .Ma le bombe ed i respingimenti creeranno solo odio, enorme odio che radicalizzerà e opporrà sempre di più blocchi immani di uomini, ai quali un giorno non resterà che la soluzione di sbranarsi. Sembra che il process che ha portato alla seconda guerra mondiale, la guerra , i suoi 80 millioni di morti , le sue distruzioni siano già state resettate nei cervelli!
Piero
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#4
In Nuova Zelanda il primo migrante che ha fatto richiesta di asilo perché in fuga dal clima impazzito
Dopo una battaglia legale che dura da quattro anni il Dipartimento Immigrazione ha confermato che Ioane Teitiota di 38 anni, sarà rimpatriato a Kiribati

23/09/2015 LA STAMPA

Sarà espulso domani dalla Nuova Zelanda un uomo proveniente dal piccolo stato-arcipelago di Kiribati nel Pacifico, che per la prima volta al mondo ha presentato richiesta di asilo per cambiamento climatico, dichiarando di essere in fuga da rischi ambientali causati dall’innalzamento del livello delle acque marine e da altri effetti dell’innalzamento della temperatura atmosferica.

Dopo una battaglia legale che dura da quattro anni il Dipartimento Immigrazione ha confermato oggi che Ioane Teitiota di 38 anni, che vive in Nuova Zelanda con la moglie dal 2007 e ha tre figli nati nel Paese, sarà rimpatriato a Kiribati, le cui isole coralline affiorano di pochi metri dal livello del mare. La moglie e i figli dovranno anche lasciare il Paese, ma l’Immigrazione non ha confermato quando.

Lo scorso luglio la Corte Suprema aveva respinto l’argomento presentato dall’uomo, dichiarando che mentre Kiribati «indubbiamente affronta delle sfide il signor Teitiota, se ritorna, non è esposto a grave danno». Pertanto la sua istanza non raggiunge i criteri legali, come paura di persecuzione o minaccia alla vita. E non vi è indicazione che il governo di Kiribati manchi di adottare misure per proteggere i cittadini dall’impatto del cambiamento climatico.

Nel tentativo di impedire l’espulsione della famiglia, un leader della comunità di Kiribati in Nuova Zelanda, il reverendo Josefa Suamalie, è accorso da Auckland nella capitale Wellington per presentare in parlamento una petizione perché sia permesso loro di rimanere nel Paese. Ma il primo ministro John Key ha respinto l’argomento dei mutamenti nel clima, già esaminato dai tribunali fino alla Corte Suprema. «Abbiamo regole da rispettare, altrimenti il sistema perde di validità. Non credo che questo sia un argomento credibile per una domanda di asilo», ha detto a Radio New Zealand.
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NOTE PERSONALI
La Nuova Zelanda,per principio e esempio ,espelle dopo quattro anni di processi un emigrante, il primo che nel paese é arrivato per sfuggire ai rischi di immersione del suo atollo, per causa dell'innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento climatico. Con lui espelle la moglie ed i tre figli nati nel paese dopo il suo arrivo.
Questo avvenimento é drammatico! Come puó arrivare a tanto egoismo, a tanto cinismo un paese pur agli antipodi e isolato dal resto del mondo?
Come un paese,un popolo possono disdegnare di prendere in conto il dramma in corso ed in accelerazione di decine di millioni di persone che fuggono e fuggiranno la siccità e la fame?
In Nuova Zelanda vivono eminentemente i discendenti di coloni immigrati europei, che hanno occupato una terra non loro, ma ora la rifiutano agli altri, anche a un solo. La sacralizzazione del diritto del suolo degli abitanti di ogni regione e di ogni paese del mondo non é sostenibile ,ne difendibile. Non ho intenzione di fare processi alla storia ma quando i "bianchi" hanno invaso i territori extra europei per "colonizzarli" massacrando gli indigeni ,su quale diritto naturale o scritto si sono basati? Quando poi per secoli hanno portato a casa gli schiavi africani , non si preoccupavano della loro provenienza,cultura o religione!
Non c'è niente da aspettarsi di buono. Non ci resta che una lotta feroce all'egoismo impaurito che non solo non fermerà l'immigrazione ma impedirà la presa in conto e la preparazione indispensabili per affrontare una situazione epocale e tale da ridicolizzare i tanti problemini per i quali ci battiamo ogni giorno.
É necessario entrare con forza in un dibattito aperto, difficile che dica la verità ,che illustri i scenari e che promuova la ricerca di soluzioni. Soluzioni per l'uomo non per le nazioni!
Piero
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