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Il capitalismo dei robot
#1
Vi segnalo l'articolo di cui all'oggetto comparso su Internazionale n° 1095 del 27 marzo 2015. La scannerizzazione non è perfetta ma si riesce a leggete tutto.

Dalle prime pagine si direbbe una delle tante apologie della tecnologia e la lettura può suscitare una certa irritazione per la mancanza di considerazioni e deduzioni politiche che l'ansali spingerebbe a fare. Bisogna leggere tutto in quanto è nella parte conclusiva e ancor più nelle ultime righe che l'articolo rivela tutto il portato critico dell'autore.
Ciò che allarma è che a fronte della distopia robotica che l'artico prospetta, il dibattito politico suoi mass-media americani (ma anche europei) è praticamente inesistente.

Questo articolo stimola una riflessione a 360° sulle prospettive delle condizioni del Lavoro nel XXI secolo ed ancor più sul rapporto Capitale/Lavoro. Si prospettano due scenari opposti per il futuro della società e l'esito reale e tutto legato agli sviluppi politici dei prossimi anni.
Credo che come PrimalePersone dovremmo tentare di aprire un dibattito serio anche i Italia su questo tema fondamentale che connette gli sviluppi tecnologici con le loro ricadute sociali per il fondamentale e decisivo tramite della dimensione politica. Direi che è il conflitto attorno alla questione del Lavoro e del suo rapporto con il Capitale il grande assente nella politica americana ed europea. Senza la sua riapertura non ci si può attendere nessuna presa di coscienza dell'enormità ed ineludibilità del problema.
Se i media non parlano di questa fondamentale questione (e gli editori ne sono ben lieti!) è perché sul piano del conflitto sociale e politico tutto tace! Ma non dovrebbero essere i sindacati in prima linea su questi temi? Che dice Landini, tutto preso dalla sua solidaristica e difensiva Coalizione sociale? Capisce davvero qual'è la reale posta in gioco?! E l'intero mondo sindacale?!

Chiudo citando un grande "filosofo del lavoro" e un suo fondamentale saggio: Andrè Gorz - Metamorfosi del lavoro, più attuale ora di quando nell'ormai lontanissimo 1992 lo scrisse con ammirevole lungimiranza. Che lo abbiano letto Landini e i suoi colleghi?
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