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Seminario di fine estate e prossima Assemblea nazionale.
#1
Ringrazio Luigi e chi sta collaborando con lui nell'organizzare il seminario di fine estate, così come ringrazio gli aderenti ad Altra Sardegna per il documento che ci sprona a riprendere, con più forza e determinazione, l'azione politica che ci siamo impegnati a svolgere nell'assemblea nazionale dello scorso marzo.


Nel condividere la necessità e lo scopo di questo seminario (che anticiperei a fine settembre per consentire lo svolgimento dell' "assemblea nazionale dei movimento per l'autorappresentanza" da tenersi a Roma entro il mese di ottobre) espongo subito alcune perplessità che la bozza di Luigi e l'appello di Altra Sardegna mi hanno suscitato.

1) Sulla categoria di "Sinistra", sono dell'opinione che questo termine sia stato a tal punto abusato, tanto dal PD quanto dai partitini neo-vetero-comunisti, da aver perso completamente la sua forza semantica. Come Gian Luigi Ago e lo stesso Iglesias, credo sia molto più importante fare una politica di sinistra piuttosto che dichiararsi di sinistra. Ritengo che l'accantonamento del termine sia dettato anche da un'altra esigenza oltre che dalla sua consunzione semantica, quella cioè di prendere atto che l'asse prioritario dell'attuale contrapposizione politica non sia più tra destra e sinistra ma tra democrazia ed autoritarismo; vale a dire che, trovandoci difronte ad una vera e propria emergenza democratica, diventa prioritaria la difesa della libertà dei diritti rispetto al perseguimento di una "società ideale".
In questa critica inserisco anche l'esigenza di un superamento del marxismo come unica giuda e fonte di ispirazione dell'azione politica. Sia chiaro che superamento non significa accantonamento o peggio abiura degli insostituibili e insuperati insegnamenti che ci vengono dalla lucidissima critica al Capitale svolta da Marx ed Engels, ma capacità di svincolarsi dalla traduzione ideologica che del loro pensiero ha fatto la lunga tradizione dei partiti e dei movimenti comunisti nel corso del '900. Se davvero puntiamo ad essere forza maggioritaria intenzionata a conseguire per via democratica la guida del paese, è necessario aprirsi ad altri filoni di pensiero purché autenticamente volti alla ricerca del "Bene comune", ad iniziare da quello ecologista, fatto proprio dall'attuale papa e, ci auguriamo, dalla Chiesa nel suo insieme. Per quanto io sia un anticlericale convinto, il realismo mi spinge a non sottovalutare l'enorme influenza politica che esercita tuttora la Chiesa cattolica nel nostro paese.

2) La questine identitaria, che Luigi richiama con una certa insistenza nella sua proposta quale elemento imprescindibile, è legata a filo doppio alle considerazioni che ho appena svolto. Per quanto sia indubbio che "darsi un'identità" significhi darsi delle certezze e stabilire dei confini, innescare dei sentimenti di appartenenza che possono dar forza e vigore all'attivismo ed alla partecipazione, ciò implica anche dividere e marcare le differenze, anziché valorizzare ciò che accomuna e che può portare alla condivisione non solo delle lotte ma anche del godimento del mondo. Se non riusciremo a smarcarci dal settarismo ideologico, fonte di scontri e lacerazioni, per abbracciare una più mite e ragionevole condivisione delle esigenze e degli auspici di cui la Moltitudine si fa espressione, rimarremo per sempre emarginati politicamente ed autoreferenziali su piano delle relazioni sociali. Ciò non significa affatto condanna alla vacuità e all'indeterminazione ma capacità di rispetto verso il pensiero altrui e quindi accettazione delle incomprimibili differenze che distinguono ogni persona da un'altra, anzi, comprensione del valore di ricchezza che proprio queste differenze rappresentano. Vorrei vivere in un mondo di eguali non di uguali! Credo sia questa l'autentica comprensione del fatto che Libertà e Giustizia possano e debbano davvero convivere nella società di domani.

3) L'ultima annotazione di merito che sollevo si riferisce al documento di Altra Sardegna e, nello specifico, al riferimento all'esigenza del carattere federativo che la forza politica alla quale stiamo lavorando dovrebbe avere, posizione che anche Luigi ha fortemente sostenuto all'assemblea nazionale di marzo. Avendo già scritto a riguardo, non intendo appesantire ulteriormente questa comunicazione ma ritengo necessario precisare alcuni aspetti che mi consentono anche di richiamare quanto ha espresso Athos in merito all'appello-proposta dei sardi e che io condivido. Nel premettere che sono stato un convinto assertore della natura federativa che una forza politica di carattere nazionale dovrebbe darsi, ho su questo cambiato opinione nel momento in cui abbiamo comunemente elaborato l'idea di "Assemblea permanete". Essa infatti, ed in particolare l'uso virtuoso degli strumenti informatici che richiede quale garanzia di orizzontalità, trasparenza, linearità procedurale del "metodo" che essa stessa configura, consente di bypassare la strutturazione piramidale che il modello federativo necessariamente implica. Per quanto democratica sia l'individuazione dei rappresentanti ai vari livelli (livelli che sono davvero molti se si intende partire alla dimensione del quartiere per giungere a quella nazionale), pur sempre di rappresentanti si tratta, ricadendo così nel modello-partito e nel sistema della delega di cui è prigioniere la politica oggi e che diciamo di voler superare.
Se davvero vogliamo attribuire il valore alle Persone che il nome che ci siamo dati implica, dovremmo capire che il concetto di "Assemblea permanete" corrisponde a quello di "Federazione di persone", dando così finalmente dimensione autenticamente umana alla Politica: una politica a portata di tutti ed alla quale tutti non solo possono ma devono contribuire.
Il riconoscimento politico del singolo individuo, del suo portato, del suo valore intrinseco, lungi dal condurre all'asserzione thatcheriana secondo cui "la Società non esiste", porta al riconoscimento che essa si compone di individui esattamente come anche il più bel libro si compone di singole parole: ciascuna ha la propria imprescindibile importanza nel comporre l'insieme.


Poste queste premesse di merito sulle quali spero avremo modo di confrontarci tanto nell'ambito del seminario proposto quanto nella prossima assemblea nazionale, vorrei formulare alcune considerazioni di carattere pratico-organizzativo.


Come noto, abbiamo intrapreso dei contatti con altri gruppi politici di carattere nazionale che condividono con PleP obbiettivi e metodo, nella prospettiva di unificare i rispettivi percorsi. Se davvero abbiamo l'ambizione di riunire un intero popolo sotto le insegne della sua Costituzione, l'unificazione di soggetti affini non può certo rappresentare un'impresa. Credo anzi che questo sia un test decisivo: se non sapremo superarlo non andremo oltre la nostra attuale insignificanza, insieme causa ed effetto dell'assurda e ormai intollerabile frammentazione del quadro politico.

Questo per dire che ritengo necessario proseguire il percorso felicemente intrapreso con Lista Civica Italiana, Progetto X e Cittadini Liberi e propongo di organizzare tutti insieme il seminario di fine estate e prepara così, in maniera allargata ed aperta, l'assemblea nazionale di ottobre. Essa infatti deve necessariamente essere un momento di incontro-confronto tra tutti quei movimenti e gruppi politici che in Italia guardano all'auto-rappresentanza politica della società come alla precondizione per superare l'attuale impasse democratica. Riconoscere che la crisi della democrazia è insita nel modello della rappresentanza su cui di basa la politica oggi, significa darci finalmente la possibilità di sbarazzarci della zavorra rappresentata da un ceto politico smaliziato e puramente parassitario che proprio sul sistema della rappresentanza, dal livello dei comuni a quello parlamentare, ha prosperato a tutto danno dei cittadini e dei loro bisogni. Significa anche impegnarci nella edificazione della democrazia di domani, nell'individuazione e nella sperimentazione dei suoi strumenti, nella riappropriazione del futuro che altrimenti ci sarà preclusa.


Mi scuso per la lunghezza e ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui. Spero che tra essi vi siano Leda, Roberto e Fernando, rispettivamente referenti per Progetto X, L.C.I. e Cittadini Liberi, ai quali chiedo di estendere il presente messaggio alle relative mailing-list. Chiedo a Luigi di fare lo stesso per i googlegroup liguri ai quali ha indirizzato la sua mail e che non posso raggiungere direttamente in quanto non iscritto.


Un caro saluto.


                    Vincenzo Pellegrino
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#2
Vincenzo, condivido pienamente. La morsa progressiva che asfissia la democrazia,il cinismo o la rassegnazione interessata con la quale i parlamentari del PD votano o subiscono leggi liberticide,induce a cercare con una larga intesa con chi non accetta questo suicidio politico e sociale.
Piero
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#3
Nel condividere il pensiero di Vincenzo, vorrei fare ulteriori considerazioni rispetto alle contrapposizioni che si stanno creando al nostro interno sulla tematica assemblea fisica o virtuale e sul modello federativo o meno.
La prima considerazione riguarda un concetto che secondo me va chiarito: il concetto cioè che assemblea fisica, assemblea virtuale, modello federativo, pratica del consenso, non sono altro che strumenti di volta in volta più adatti per discutere e decidere progetti  di buona politica e forme di contrasto a quelle che noi riteniamo azioni di mala-politica. Non possono ne debbono diventare obiettivi finali, ma debbono essere considerati per quello che sono: strumenti, scegliendo di volta in volta i più adatti. A me sembra che in un recente passato ci sia stato addirittura qualche tentativo di sminuire il valore dell'assemblea permanente tramite piattaforma informatica, proponendo a bella posta un quesito, con l'intento non di discutere e decidere su di esso, bensì per dimostrare la scarsità della partecipazione e di conseguenza la non legittimità delle decisioni prese, passando dal particolare al generale.
Questa posizione credo che sia errata, come ritengo che sarebbe errato un qualsiasi tentativo di delegittimazione di una qualsivoglia assemblea fisica stante l'esiguo numero dei partecipanti, nell'un caso e nell'altro si darebbe una soluzione errata ad un problema comune.
Se invece tornassimo a considerare lo strumento assemblea probabilmente ci sarebbe facile capire che è rispetto al luogo, al momento ed al tema che si deve scegliere lo strumento adatto, allora se una decisione, una scelta coinvolge persone che risiedono in luoghi differenti ed anche lontani tra loro, quale strumento migliore di un'assemblea tramite liquid...... o similari? Ma se  l'argomento riveste un carattere locale quale ostacolo teorico si può frapporre allo svolgimento dell'assemblea in un luogo fisico? Passando poi al problema organizzazione federale si o no, anche in questo caso credo che si stiano creando steccati su di un falso problema e che inoltre si perda di vista, come ben descrive Vincenzo, il fine che è quello di creare una soggettività nuova, quindi il federalismo in quanto forma organizzativa non riveste nessun carattere di novità e se dovessimo soffermarci sui vari tentativi fatti in politica negli ultimi anni dovremmo amaramente constatare che sono stati completamente negativi. Ora Vincenzo usa un termine "Federazione di persone" che a me sa un po' di contentino, non credo che tra di noi ci debba essere ciò, in quanto anche questo sarebbe un vecchio modo di fare attività politica.
Per questo propongo di ritornare all'origine del nostro percorso ed alla frase che ci ha accomunato inizialmente:
"Prima le Persone".
Se partiamo da qui ci accorgiamo che non c'è bisogno di statualizzare il concetto territoriale tramite federazioni regionali, tra l'altro qualcuno potrebbe opinare sul confine regionale contrapponendo via via territori sempre più ristretti se non addirittura o anche tematiche particolari.
Bensì ci sarebbe bisogno di esprimere in maniera chiara l'autonomia decisionale rispetto alla tipologia di argomento, fissando e/o chiarendo nel contempo i principi fondativi che ci permettono di riconoscerci come comunità ed entro i quali le decisioni e le azioni sono da considerarsi valide e legittime.
Credo che un approccio del genere eliminerebbe anche il falso problema dell'uso o meno della parola sinistra, in quanto ci si rifarebbe a principi  che potranno essere portati all'esterno senza bisogno di accostargli un aggettivo.
detto ciò ben vengano i seminari, gli incontri, i momenti ludici e conviviali, sapendo che sono utili ma assolutamente insufficienti, come sono utili tutte le varie forme di incontro, anche quelle virtuali, ma tutte insieme sempre insufficienti se non accompagnate ad una presenza costante nei territori e nei momenti di lotta, dove essi avvengono e si costruiscono.
Chiudo con un ultima considerazione credo che più che parlare in maniera esasperata ed esasperante di modelli organizzativi, ci sarebbe estremo bisogno, al fine di scardinare un sistema che tutti noi aborriamo ma che oggi dobbiamo riconoscere come dominante, di mettere in essere pratiche di ribellione e di organizzazione alternativa dal basso, quindi prendendo a prestito e parafrasando un concetto evangelico,   c'è bisogno di andare, di mischiarsi con gli altri impararne i linguaggi, condividerne le azioni, ma anche indirizzare le stesse verso quell'orizzonte disegnato dai nostri principi fondativi.
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#4
Caro Marco,
mi trovo in grande sintonia con quanto scrivi. È sempre un piacere "capire di essere capiti"!
Anch'io come te, ho visto (e vedo tuttora) una sorta di tentativo di delegittimazioni degli strumenti relazionali e decisionali che ci siamo dati: riscontrare lo sblocco della mail list in contrasto con la decisione di moderarla assunta su Liquidfeedback (non ho capito chi ha preso questa decisione e in base a quale mandato), vedere il forum pressoché inattivo, assistere ad una sorta di costante deriva verso modelli organizzativi che appartengono al passato e che non possono apportare alcun contributo al presente, non può che dispiacere. Ma sono difficoltà da mettere in conto quando ci si dà un obbiettivo tanto ambizioso quanto quello di dar vita ad un Soggetto politico nuovo realmente fondato sulla sovranità dal basso, quella delle persone.

Concordo con te anche sull'erroneità di contrapporre l'Assemblea permanente alle assemblee tradizionali: l'Assemblea permanente (come cerchi di far capire) è fatta tanto da incontri fisici che virtuali, tanto da un dibattito svolto sul forum che da uno svoltosi durante un seminario o un'assise; l'Assemblea permanente non è altro che la virtuosa integrazione di tutti questi strumenti per aumentare la partecipazione, la trasparenza processuale e la democraticità delle decisioni.
Ciò che dovrebbe definitivamente cambiare con il metodo dell'A.P. è che le decisioni non sono più assunte al termine degli incontri fisici (che servono al confronto, allo scambio di opinioni e soprattutto alla definizione di precise mozioni) ma in un secondo momento, attraverso la piattaforma decisionale, proprio per consentite di partecipare alla decisione finale anche chi non ha potuto partecipare all'incontro in presenza.
Capisco quando scrivi che l'ambito decisionale dovrebbe essere commisurato all'oggetto della decisione: se si tratta di questione locale, che motivo c'è per non convocare un'assemblea fisica ristretta a quell'ambito e decidere tramite questa? Al di la del fatto che alle assemblee in presenza non c'è l'abitudine di chiedere i documenti per verificare se sei effeminatamente residente in quel territorio e quindi legittimato a votare (autonomia territoriale o gabbie decisionali?), in linea di principio dovrebbe valere anche per i contesti locali il metodo generale dei due moneti: prima, confronto e definizione delle mozioni in presenza, poi, decisione tramite piattaforma.

Disturba in particolare il constatare che chi critica più aspramente l'utilizzo degli strumenti informatici sia proprio chi dichiara una personale resistenza al loro utilizzo: se si tratta di difficoltà legate alla conoscenza di vari strumenti, tanto Athos che Armando ed altri, hanno dichiarato la propria disponibilità a fornire il necessario supporto tecnico; se invece si tratta di pigrizia o peggio di sottovalutazione opportunistica dell'utilità di tali strumenti, ritengo sia doveroso denunciare e censurare tali atteggiamenti come dannosi: non è pensabile tenere al palo un intero progetto a causa di alcuni ostruzionismi. Preciso che non attribuisco queste condotte ostruttive a malafede bensì a limiti nell'analisi generale e nella comprensione della proposta di A.P. Spero comunque si tratti di incomprensioni ricomponibili attraverso un sereno e pacato confronto.

Concordo con te anche sull'importanza vitale di stare dentro i movimenti reali, le lotte territoriali, i conflitti specifici (Costituzione, Scuola, Lavoro, Ambiente, Sanità) ma non credo che ciò faccia venir meno l'esigenza di elaborare concrete proposte sulle forme organizzative e l'importanza vitale della loro sperimentazione.
È proprio nell'intento di capitalizzare l'azione dei tantissimi movimenti che fanno sbollire, senza concreti risultati, la società italiana, nell'ottica di una loro ampia ricomposizione politica, che si è deciso di intraprendere il percorso per la costituzione di quella forza politica nella quale essi possano autorappresentarsi. La questione delle forme organizzate, della loro definizione e sperimentazione è e rimane centrale per sbloccare una situazione politica ormai esplosiva. In questo senso vedo come una sorta di "cartina al Tornasole" per testare la nostra capacità aggregativa il tentativo già in atto di integrazione tra i vari gruppi "gemelli" con cui siamo entrati in contatto. Da questo punto di vista, a Progetto X, LCI e Liberi Cittadini, si è recentemente aggiunto ORA Costituente.
Se son rose, fioriranno!

Cari saluti.

                              Vincenzo
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#5
Cari Vincenzo e Marco,

vengo a confermare la mia piena condivisione ai vostri propositi.
La creazione geniale é l'Assemblea Permanente , permanente perché realizzabile con mezzi vari fisici e digitali ,permanente perché partecipabile in ogni momento ed anche da lontano da molte persone o da poche in funzione di luoghi,tempi e temi . É la combinazione più democraticamente partecipativa che oggi si possa immaginare. Non vedo allora perché la diatriba tra assemblea fisica e assemblea digitale non venga meno una volta per tutte per lasciare lo spazio alla sua concretizzazione.
Certamente é necessario che si realizzino alcune condizioni perché questo si realizzi:
- percepire che il futuro si puó costruire solo con idee e mezzi nuovi ed adeguati, basandoci pur sugli insegnamenti del passato ,non solo per rinnegare ,o per difendere ma per realizzare l'adeguazione indispensabile alla situazione presente e futura.
- riconoscere che é necessario passare oltre gli schieramenti e gli schemi che hanno fatto il loro corso in bene ed in male per generare un movimento nuovo e innovante,nei contenuti e nell'organizzazione
- accettare di partecipare come persone, a pari merito ,pur apportando ognuno il meglio o il più che intellettualmente o materialmente puó dare in funzione della sua esperienza,della sua competenza e della sua disponibilità. La finalità unica essendo il bene collettivo.
- consentire il dialogo con apertura e tolleranza,senza sdegni e remore , per convivere con chiunque abbia la volontà di partecipare alla realizzazione di questa nuova forza politica e sociale.
- armarsi di tutta la pazienza e la buona volontà indispensabili per fare il lavoro sovente ingrato necessario per portare in quota il progetto.
- avere l'umiltà di riconoscere che non siamo i soli o gli unici ad avere la volontà ,le idee ,i mezzi migliori per riuscire ,per renderci disponibili a trovare insieme agli altri le soluzioni ed i procedimenti condivisibili.

Queste attitudini e sforzi per essere all'altezza dell'enorme lavoro che é davanti a noi.

A questo stadio ,per sbloccare e rilanciare APP, comunque mi parrebbe indispensabile che ognuno si esprimesse sulle ragioni della scarsa partecipazione ai forum di APP ,per poter realizzare le rettifiche concettuali o pratiche che ne inibiscono lo sviluppo. APP é nata per per scissione da l'Altra Europa ,non vorrei che la " normalizzazione" della questione greca abbia spento animi e entusiasmi, perché i problemi delle nostre contrade ,dell'Italia,dell'Europa, del mondo restano, anzi ogni giorno si complicano di più ,per cui le motivazioni di azione sono esponenziali e impellenti.
Piero
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#6
Mi aggiungo a questa piccola (?) schiera di amici che si ritrovano tra loro in sintonia di intenti e di strumenti da utilizzare.
A fine marzo a Roma sembravamo tutti convinti che per "sfondare" avevamo la necessità di adoperare un linguaggio e nuovo e nuovi strumenti di comunicazione, facendo ricorso all'informatica e alle grandi possibilità offerte dalla rete.
Ci abbiamo provato (in pochi per la verità) ad alimentare le discussioni nel forum di PleP e passare al confronto e alle votazioni su Lqfb.
I più hanno boicottato entrambi gli strumenti (forum e lqfb) tanto da riuscire a riportare quasi tutto al livello delle fatiganti e noiosissime  discussione sulla mailinlist con i vari Re:Re:Re: .....  che come sappiamo rendono del tutto inutili gli sforzi di riuscire a muoversi dal guado senza riuscire a venirne fuori, nè per andare "oltre" nè per ritornare alle "vecchie case" di provenienza.
Sono assolutamente d'accordo che "l'Assemblea Permanente , permanente perché realizzabile con mezzi vari fisici e digitali ,permanente perché partecipabile in ogni momento ed anche da lontano da molte persone o da poche in funzione di luoghi,tempi e temi sia la combinazione più democraticamente partecipativa che oggi si possa immaginare".
Non escludo però la necessità periodica di una verifica del confronto in assemblee fisiche che mantengono comunque il valore del calore umano che fortifica un comune sentire in vista di un comune agire. Per questo continuo a sperare che si riesca davvero ad organizzare per questo autunno una rigenerante assemblea nazionale, in un luogo ideale che consenta a tutti quelli che lo desiderano di essere presenti. Io vengo dalla Sicilia e ritengo che questo luogo ideale continui a rimanere la città di Roma.
Un affettuoso e sincero saluto
Pino
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#7
(26/08/2015, 17:50)Pino Romano Ha scritto:  Mi aggiungo a questa piccola (?) schiera di amici che si ritrovano tra loro in sintonia di intenti e di strumenti da utilizzare.
A fine marzo a Roma sembravamo tutti convinti che per "sfondare" avevamo la necessità di adoperare un linguaggio e nuovo e nuovi strumenti di comunicazione, facendo ricorso all'informatica e alle grandi possibilità offerte dalla rete.
Ci abbiamo provato (in pochi per la verità) ad alimentare le discussioni nel forum di PleP e passare al confronto e alle votazioni su Lqfb.
I più hanno boicottato entrambi gli strumenti (forum e lqfb) tanto da riuscire a riportare quasi tutto al livello delle fatiganti e noiosissime  discussione sulla mailinlist con i vari Re:Re:Re: .....  che come sappiamo rendono del tutto inutili gli sforzi di riuscire a muoversi dal guado senza riuscire a venirne fuori, nè per andare "oltre" nè per ritornare alle "vecchie case" di provenienza.
Sono assolutamente d'accordo che "l'Assemblea Permanente , permanente perché realizzabile con mezzi vari fisici e digitali ,permanente perché partecipabile in ogni momento ed anche da lontano da molte persone o da poche in funzione di luoghi,tempi e temi sia la combinazione più democraticamente partecipativa che oggi si possa immaginare".
Non escludo però la necessità periodica di una verifica del confronto in assemblee fisiche che mantengono comunque il valore del calore umano che fortifica un comune sentire in vista di un comune agire. Per questo continuo a sperare che si riesca davvero ad organizzare per questo autunno una rigenerante assemblea nazionale, in un luogo ideale che consenta a tutti quelli che lo desiderano di essere presenti. Io vengo dalla Sicilia e ritengo che questo luogo ideale continui a rimanere la città di Roma.
Un affettuoso e sincero saluto
Pino

Sarebbe stato doveroso fare in Sicilia assemblea che diverse persone mi chiesero sin dall'inizio per dare seguito al percorso.
La gente è sia pigra nell'usare strumenti telematici che desiderosa di avere incontro fisico per dare seguito a un percorso politico.
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