Valutazione discussione:
  • 0 voto(i) - 0 media
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Enciclica LAUDATO SI'_ Propongo di promuovere giornate di studio
#11
Pino ,aprendo la discussione , ha invitato noi a rimbalzare sui contenuti di Laudate Si per rilanciare con forza ,senza preclusioni ideologiche ,una grande discussione sull'ecologia globale e i suoi riscontri per tutta l'umanità. É partito da un momento forte ,l'enciclica, riconosciuto da tutti i bordi come giusto ,coraggioso e possente. Quando lo fece AL Gore io ho applaudito, mica discusso se venendo da un esponente di uno stato militarista, imperialista, inquinatore fosse da stracciare o da non leggere .
In risposta ,invece di implementare la discussione sui contenuti ecologici, si é partiti in una diatriba contro la Chiesa e le sue magagne.
Mi dispiace , ma non é produttivo di reagire con posizioni ideologiche a una proposta , di Bergoglio con Laudate Si e di Pino , estremamente concreta, attuale, pertinente, fondamentale, provocatrice e coraggiosa, per principio o avversità culturale. Nei contenuti si risente decisamente di più la conoscenza che viene dai territori di ogni parte del mondo, alimentata da una presenza capillare che in fondo solo i missionari hanno da un secolo e mezzo, ben prima dei Medici senza Frontiere e tutte le altre notevoli Associazioni umanitarie,nate trent'anni or sono.
É un testo del missionario Bergoglio e di coloro che dai territori di sfruttamento e povertà lo sostengono più che del Pontefice. É anti Curia, anti capitalista ,anti neo liberismo al massimo. Chi oggi si sente di fare meglio o di più?
Questo é il senso propulso da Pino, mica di fare di APP una succursale del Vaticano!
Testimonio che la contraddizione e la paura del confronto non viene dai cattolici impegnati, anche se si dovranno porre dei problemi di coscienza su alcune proposte di legiferazione sulla bioetica ben conosciute, alle quali diranno no e pazienza.
Mentre ero studente di Sociologia da Luciano Gallino,che ci propinava i suoi testi sulla qualità del lavoro ,politicamente asettici,e poco altro tinto di rosso ,a titolo personale ho letto e studiato qualche migliaio di pagine di Marx, Gramsci,Thorstein,Alain Touraine, Pierre Bourdieu, Sartre,,Marcuse e qualche centinaio della Bibbia e del Vangelo e mi bastano per credere ,cosa volete farci? La fede esclusivamente individuale é una tara o una libertà sancità dalla Costituzione? Se é una vera libertà democratica dimostriamolo nel modo in cui interferiamo. ( ndr: Paradossalmente ora Gallino a 80 anni é diventato il nostro vate. E tanto meglio.)
In questo momento Bergoglio è il nostro miglior collega di lotta quando scrive nel paragrapho 54 " ... mentre in realtà qualunque tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sarà visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o come un ostacolo da eludere".
Avanti uomini e donne di buona volontà, di tolleranza, di solidarietà, di dialogo!
Piero
Cita messaggio
#12
Credo che dovremmo guardare ai contenuti. Credenti o no molti dei contenuti dell'enciclica di Papa Bergoglio sono rivoluzionari per la chiesa, altri discutibili, ma la chiesa non é un soggetto politico e dovrebbe puntare esclusivamente all'etica ed al senso morale e spirituale di ciascun individuo. Io penso che sia da accogliere positivamente che finalmente il rispetto per l'ambiente e per gli equilibri naturali, come per le persone e per la loro dignità siano stati messi così chiaramente al centro dei valori cattolici. Spesso mi sono sentita più cattolica io di tanti che conosco che frequentano chiese o fanno parte di CL.
Cogliamo la positività del messaggio.

simonetta
Cita messaggio
#13
(24/06/2015, 15:55)Marina De Felici Ha scritto:  Caro Pino,  ...... niente che abbia un fondamento religioso o che implichi un riferimento ad una chiesa, qualunque essa sia, deve diventare un nostro riferimento politico. ..... Le credenze religiose dovrebbero essere affare di chi ce l'ha, punto.  ....

Detto questo posso aggiungere che il fatto che il papa abbia detto alcune cose giuste possa risultare gradito anche a chi, come me, vuole usare la ragione  e non  la fede, sempre. Ma finisce qui, ci rallegriamo e andiamo avanti per la nostra strada.

In alto i nostri cuori  rivolti alla natura,

Marina
Cari Marina e Danilo,
avere il "nostro riferimento politico"  in un "fondamento religioso", in un "riferimento ad una chiesa qualunque essa sia"?
Non so chi abbia detto queste cose. Io certamente no. Un pò più di attenzione alle cose che ci diciamo e alle considerazioni che ci scambiamo non farebbe assolutamente male. A nessuno. 
I fondamentalismi sono brutta cosa, siano essi di natura teologia, religiosa, tribale o anche solo politica e/o di parte! 
Da buon laico, cristiano cattolico, rifuggo ogni tipo di fondamentalismo e prediligo la tolleranza, il dialogo, il rispetto delle posizioni altrui, anche laddove non dovessero coincidere perfettamente con le mie. 
Ho già detto che non considero la mia fede religiosa un distintivo da mostrare o da imporre agli altri.  Per me è una scelta di vita, di etica, di morale, di comportamenti che contraddistinguono la mia personale, ma fanno parte del mio personale. Non ho però remore a farlo sapere agli altrio e non mi da nemmeno fastidio sentirmi rispondere dall'interlocutore che lui invece  è un ateo convinto. Affari suoi! La Persona non cambia, resterà sempre Marina, o Danilo, o Pino, o Piero, o .... 
"Detto questo", consideriamo allora che Laudato sì sia semplicemente uno studio del signor George Maria Bergoglio sull'ecologia. Il non cattolico/apostolico/romano, eviti di considerarla una "enciclica  (dal greco enkýklos, "in giro", "in circolo"). 
Consideriamo soltanto che  il signor Bergoglio, come dici tu, ha "detto alcune cose giuste possa risultare gradito anche a chi, come me, vuole usare la ragione  e non  la fede, sempre", che ce ne possiamo "rallegrare" e "andare  avanti".  Guardiamo quel testo per quel che è (un ulteriore lavoro sull'ecologia), leggiamolo prima e poi apriamo un confronto tra Noi, che già prima della sua uscita abbiamo posto (lo ripeto) la "conversione ecologica" ai primi punti del nostro comune impegno politico. La "conversione ecologica" era al secondo posto delle tre priorità bel Manifesto politico di Tsipras per le europee. Era al primo posto nell'assemblea nostra, costituente di fatto, del 28 e 29 marzo allo SCUP di Roma. E' entrata con forza nel dibattito della Coalizione sociale di Landini.
Mi ripeto. Chi ha paura del confronto? chi si ferma a guardare solo l'abito e teme di confrontarsi/sfugge al confronto con il monaco? Io no. Rispetto la Persona in quanto tale, sempre! Se poi quella Persona è apertamente disponibile al confronto, mi ci confronto. Sempre, senza timore di essere "convertito" alle idee dell'altro. Papa Francesco ha lanciato un invito al confronto e al dialogo? Io, Piero e altri siamo disponibili a farlo. 
Altrimenti che fa? ci cacciate?
Più laici di così ..... si muore. 
Ciao, con rispetto, da corretto "compagno di viaggio"
Pino
Cita messaggio
#14
Forse proporre l'enciclica come base per la discussione sulle tematiche ecologiche sarebbe un po' troppo, credo però che non sarebbe male mettere a confronto il pensiero laico e quello cattolico sulle tematiche ambientali. Ho assistito sabato ad un incontro sul l'etica dell'abitare il mondo con Domenico Finiguerra e Suor Antonietta Potente, da un diverso l'unto di vista sono state dette le stesse cose ed è straordinario vedere come pensieri apparentemente così lontani possano essere tanto simili. Io del resto ho sempre pensato che Gesù sia stato il primo comunista della storia.

Simo
Cita messaggio
#15
Come ho già detto, non metterei mai un'enciclica al centro di giornate di studio organizzate da noi. Tuttavia è interessante conoscere il pensiero cattolico più recente in materia ecologica e metterlo a confronto con le diverse posizioni laiche, come propone Simonetta.
E' un dato di fatto che il pensiero cattolico è più vicino al nostro su temi come questi, mentre in altri si colloca agli antipodi.
Tanto meglio per la giustizia ambientale, che potrà contare d'ora in poi anche sull'apporto delle masse cattoliche.

Questo non ha nulla a che vedere col prendere il pensiero della chiesa cattolica come riferimento politico o far entrare le istanze religiose nella sfera pubblica.
Lo stesso Flores D'Arcais, riconosciuto campione di laicità, ha sempre sostenuto e sostiene dibatti pubblici con personalità religiose sui temi più svariati.
Se poi ci sembra che abbiamo cose più urgenti da fare, è un altro discorso.
Ma se il problema è quello di voltare le spalle a quanto avviene nella chiesa in ambiti che ci riguardano, per timore di dare spazio al discorso religioso, mi sembra veramente mettersi i paraocchi per paura di venir "contaminati" dalla religione. Smile
Cita messaggio
#16
Credo che sia utile per questa discussione leggere il contributo di Paolo Cacciari - persona di provata laicità -  sull'Enciclica. Paolo Cacciari non ha avuto nessuna remora a discutere pubblicamente questo documento e a sottolinearne le radicali novità e i limiti  . Si tratta di  una lettura critica ambientalista e libertaria della nuova enciclica.
Mi auguro che all'interno di Prima le persone prevalga lo stesso spirito di apertura critica.

http://comune-info.net/2015/06/enciclica-cantico/
Cita messaggio
#17
Molto bene, trovo molto centrate gli ultimi interventi di Simonetta e Daniella. 
La mia proposta, sin dall'inizio di questa discussione, è di farci promotori di incontri/giornate di studio-approfondimento/elaborazione di proposte - azioni concrete sui temi dell'ecologia, della conversione ecologica, della necessità di un cambiamento degli stili di vita, del contrasto allo strapotere che l'economia finanziaria-speculativa e delle banche esercita sulla stessa azione politica e sociale degli Stati, dell'industria e dei governi, ecc, ecc.
E poichè l'ultimo studio sull'argomento, abbastanza articolato e con riferimenti bibliografici molto vasti, è l'enciclica di Papa Francesco "Laudato sì",
poichè l'autore, per l'autorevolezza che gli viene riconosciuta, ha inevitabilmente accesso i riflettore su questi temi, dando loro una rilevanza mondiale,
la mia proposta è quella di approfittare di tutto ciò, di farcene promotori, di accettare l'invito al dialogo che proviene dalle prime pagine di "Laudato sì", di non avere paura al confronto. 
Forse a qualcuno dispiacerà ammetterlo, ma Papa Francesco ha fatto da detonatore all'argomento, da oggi in poi nessuno potrà eludere le domande che provengono da quel testo e non mi meraviglio affatto che le posizione sull'argomento che escono fuori da confronti seri e costruttivi tra laici (Domenico Finiguerra, Sofri , altri) ed esponenti del mondo cattolico (siano essi consacrati o laici) finiscano col collimare. Per me ed altri è scontato, per altri ancora è una piacevole sorpresa.

In fondo facciamo parte tutti di quel 99% che cerca di riprendersi in mano quel mondo che l'1% ci ha praticamente rubato.
Su questo riusciamo ad essere tutti d'accordo?
Poi, per quel che mi riguarda, non ho tabù per nessun argomento serio si vada a trattare. Non ho posizioni fondamentaliste su nessuna tematica e so che dal confronto con gli altri posso dare quanto ricevere.
Un saluto circolare a tutt@ Voi
Pino
Cita messaggio
#18
Articolo pubblicato da Guido Viale sul Manifesto del 27 giugno. Grazie Guido per l'importante contributo alla discussione!

Guido Viale

L'enciclica Laudato sì. Articolo pubblicato dal manifesto del 27.6
Dell'enciclica Laudato sì colpisce l'ampiezza dei temi affrontati e la competenza con cui vengono trattati, che fanno di papa Francesco un gigante del pensiero al cui confronto i politici che reggono le sorti dell'Europa non sono che nani. L'altezza di questo pensiero non viene intaccato, ma anzi esaltato, dal fatto che non disdegna i particolari più minuti e umili, cosa che nessun altro capo di Stato ha mai fatto: "L’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via”. In sostanza questa enciclica fa discendere la norma che deve regolare i rapporti degli esseri umani tra di loro, con l’ambiente e il vivente dall'ordine che vige negli ecosistemi e dalle modalità, al tempo stesso dinamiche e resilienti, con cui si riproducono. Dunque regole e finalità non ricavabili dalla Storia umana, dalla sua dialettica o da sue ipotetiche tendenze come il progresso o la crescita, né da presunte leggi del mercato, ipostatizzate in una sorta di seconda natura; bensì da una sorta di eterno ritorno, che è il ciclo attraverso cui il vivente si riproduce, garantendo e perfezionando vita e relazioni di ogni sua componente nell’alternarsi delle generazioni: una visione della natura che va trasposta nel processo produttivo, che deve assumerla a modello con la chiusura dei suoi cicli, contrapponendosi a quella concezione lineare che caratterizza l'economia estrattiva in cui siamo immersi. Per Francesco questa modalità ciclica che presiede alla riproduzione della vita è espressione diretta di Dio; e Cristo, il Dio incarnato, è la manifestazione di questa coincidenza tra la legge divina e la circolarità attraverso cui la vita si perpetua negli ecosistemi. La vita tutta, compresa quella degli esseri infimi: “i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microrgani-smi…Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore e in quei pochi secondi di esistenza Egli lo circonda con il suo affetto”. Non c’è eskaton in questo approccio: non c’è finalità diversa dalla difesa e dalla promozione della dignità di ogni persona e di ogni essere vivente.
Perciò forse questa requisitoria contro i caratteri dominanti della nostra epoca non comincia con quella messa sotto accusa della finanza su cui si è appuntata l’attenzione di chi fa una lettura immediatamente politica dell’enciclica (“Il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro”). Comincia invece dalla denuncia dei problemi creati dall’inquinamento e dalla produzione “di centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti”: problemi di cui tutti portiamo la responsabilità e che “sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi [corsivo mio] quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura”.
Discende da questo impianto l'integrazione stretta tra ambiente e società, piegata come mai prima d’ora alla difesa dei poveri, degli ultimi, degli sfruttati, degli esclusi: “C’è una relazione intima tra i poveri e la fragilità del pianeta”. Una integrazione che accompagna tutta l'enciclica e in cui alcuni dei suoi commentatori, come Raniero La Valle, hanno visto la maggiore novità di questa svolta papale. Ma che ha invece una sua storia nell’elaborazione di concetti di giustizia sociale e ambientale o di conversione ecologica, che sono approcci al reale messi a punto in ambiti laici, coltivati e a volte sperimentati al di fuori della cultura cristiana, anche se con la partecipazione di alcune delle sue componenti. Tuttavia l'enciclica cerca, a volte forzando la verità storica, continui appigli dottrinali di matrice testamentaria o evangelica, per rovesciare la ricezione tradizionale del messaggio biblico e cristiano: quella che affida il dominio incontrastato sulla Terra e su tutto il vivente all'”essere umano”. Essere umano, e non uomo: un termine, questo, che l'enciclica non usa mai per non attribuire al genere maschile la rappresentanza di tutta la specie, anche se questa accortezza non le impedisce poi di pronunciarsi con ostinazione contro la cosiddetta “teoria del genere”, così come fa contro l'aborto (ma non, va notato, contro la libertà di decidere della propria morte). Sono pero questi i temi cui si appigliano il cattolicesimo e il protestantesimo più retrivo per continuare a fare della religione un puntello della conservazione; e non c'è da dubitare che l’adunata in Piazza San Giovanni “per la vita” e "in difesa dalla famiglia" – contestuale a quella in sostegno del popolo greco e dei profughi, cioè di chi è già o è ancora vivo e vuole continuare a vivere - veda in essi soprattutto delle leve per contestare la svolta che papa Francesco cerca di imporre alla dottrina cristiana con questo nuovo posizionamento della chiesa nel mondo.
Ma più che recriminare su quanto c’è di autoritario e disumano negli accenni dell’enciclica a questi temi - sui quali è opportuno che la battaglia per l'auto-determinazione continui più forte che mai - vale la pena soffermarsi sulla vittoria dell'ambientalismo sociale che questa enciclica sancisce: la vittoria di una cultura nata e sviluppatasi certo anche in alcuni laboratori scientifici, ma soprattutto attraverso la riflessione e l'impegno di migliaia e migliaia di comitati, di associazioni, di mobilitazioni e la partecipazione di milioni di militanti di tutte le età, di tutti i continenti, di tutti i generi e di molte e diverse collocazioni sociali da cui anche Francesco riconosce di aver molto imparato. Se a guidare il papa è stata anche l'ispirazione divina, il risultato è comunque quello di mettere la salvaguardia dell'ambiente e la ricerca di un rapporto positivo, di reciproco arricchimento, tra l'essere umano e la natura al centro di ogni approccio ai problemi della giustizia sociale. E viceversa. E questo è forse il segno premonitore di un radicale cambio di paradigma che sta investendo sotto i nostri occhi tutta la cultura di cui ci nutriamo.
Naturalmente, viste le premesse, è impossibile passare in rassegna tutti i temi trattati in questa enciclica. Ma bastano pochi cenni. Francesco ribadisce l’urgenza di “cambiare modello di sviluppo globale” senza cercare “vie di mezzo”, che sono solo “un piccolo ritardo nel disastro”. “In ogni discussione riguardante un’iniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande: Per quale scopo?, Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi è diretto? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà?” Sono domande che configurano l’essenza stessa della conversione ecologica. Per questo chiede di rallentare la crescita (propone una moratoria sul ritmo delle innovazioni, rispettando il principio di precauzione) e di promuovere la decrescita di molti dei beni e dei processi oggi in auge. Contesta il principio della massimizzazione del profitto, “una distorsione concettuale dell’economia”. Invita a riformare l’educazione indirizzandola alla creazione di una “cittadinanza ecologica” e sottolinea l’importanza delle azioni a livello locale, soprattutto attraverso la costituzione di reti che aiutano a superare l’isolamento dell’individuo. E molte altre cose che già sono, ma saranno assai di più da ora in poi, oggetto di pubblica discussione.
Da oggi le comunità cristiane di base hanno un riferimento potente per legittimare le proprie battaglie, sia dentro che e fuori della chiesa ufficiale; e chi fa del conformismo ai dettami della chiesa un instrumentum regni – usando la lotta contro aborto, libertà di morire e libera scelta del proprio genere come cavallo di battaglia - avrà molte più difficoltà a motivare il proprio sostegno o la propria indifferenza per tutto ciò che offende o ferisce l’ambiente, la “Madre Terra”. Ma la voce del papa, a differenza della nostra, va in tutto il mondo. E da oggi molti dei temi per cui ci siamo battuti potranno raggiungere - anche alla lettera - milioni e forse miliardi di persone a cui non saremmo mai stati in grado di rivolgerci. E di questo, soprattutto se adeguatamente incalzati, i potenti della Terra dovranno tener conto. Fin qui il papa. Il resto tocca a noi.
Cita messaggio
#19
 Alcune  semplici osservazioni in merito  all’articolo di Guido Viale sull’enciclica e al contenuto della stessa.


 In relazione all'articolo, trovo particolarmente toccante questo passo : “gigante del pensiero  per l’ampiezza e la completezza dei temi trattati”.  
Non mi sembra ci sia qualcosa di inedito e di originale in tutto l’articolato discorso papale. Si tratta di una riedizione semplificata e populista di quelle che sono le tematiche ecologiste di base da almeno cinquant’anni. I particolari più “minuti e umili”,  che incantano forse dal punto di vista narrativo o poetico, sono, a mio parere,  un elenco di banalità rispetto alle quali  la didattica  per lo studio del ciclo dell’acqua nella scuola elementare risulterebbe  un’attività  di elevatissimo valore conoscitivo e creativo.

 Andando poi avanti nella lettura  dell’articolo si trova il passaggio :

 “In sostanza questa enciclica fa discendere la norma che deve regolare i rapporti degli esseri umani tra di loro, con l’ambiente e il vivente dall’ordine che vige negli ecosistemi e dalle modalità, al tempo stesso dinamiche e resilienti, con cui si riproducono. Dunque regole e finalità non ricavabili dalla Storia umana, dalla sua dialetticao da sue ipotetiche tendenze come il progresso o la crescita, né da presunte leggi del mercato, ipostatizzate in una sorta di seconda natura; bensì da una sorta di eterno ritorno, che è il ciclo attraverso cui il vivente si riproduce, garantendo e perfezionando vita e relazioni di ogni sua componente nell’alternarsi delle generazioni: una visione della natura che va trasposta nel processo produttivo, che deve assumerla a modello con la chiusura dei suoi cicli, contrapponendosi a quella concezione lineare che caratterizza l'economia estrattiva in cui siamo immersi. Per Francesco questa modalità ciclica che presiede alla riproduzione della vita è espressione diretta di Dio; e Cristo, il Dio incarnato, è la manifestazione di questa coincidenza tra la legge divina e la circolarità attraverso cui la vita si perpetua negli ecosistemi. La vita tutta, compresa quella degli esseri infimi”


 Mi sembra che qui si centri bene il messaggio del papa e proprio qui, secondo me, si pone un problema per chi volesse seriamente e scientemente prenderlo in considerazione come testo illuminante.
 Il problema è il  nucleo del telos  papale : la natura (e chi ha il mandato di darle voce) detta la norma.  E’ proprio questa natura modello, proposta come normativa che  suscita preoccupazione.  Se si ritiene che sia la natura stessa a dirci come e fino a che  punto possiamo modificarla, o più in generale, come regolare i nostri comportamenti, i nostri rapporti e sistemi di produzione, si assume una visione idealistica e finalistica della natura che appartiene alla religione ed è del tutto estranea alla scienza, che della stessa ci fornisce la reale conoscenza. Il tentativo di riaffermare la supremazia dell’ “episteme”  religioso sulla conoscenza scientifica e laica mi sembra  piuttosto evidente e da respingere totalmente al mittente.  Mi dispiace trovarmi in totale disaccordo con Viale ma penso che siano proprio la storia e la dialettica umana,  fondata sulla conoscenza, gli unici strumenti idonei per  affrontare il difficile problema del fragile equilibrio tra gli ecosistemi, che l’uomo  ha fortemente compromesso.
L’idealizzazione della natura non è mai servita a nulla se non a sostenere fantasiose visioni creazionistiche. In natura non esistono soltanto processi ciclici costruttivi ma anche quelli unidirezionali (incremento dell’entropia) e ciclici distruttivi, almeno per alcune parti dei sistemi, viventi e non viventi. Il ciclo stesso può essere considerato armonioso e vitale o distruttivo e mortifero a seconda del punto di osservazione in cui ci si colloca. I terremoti, i cataclismi di carattere fisico, e in biologia la distruzione di alcuni sistemi viventi a vantaggio di altri è la consuetudine. Basta pensare a Rhyssa, un Icneumonide parassitoide. Questo bellissimo insetto con il lungo ovopositore che funziona come una trivella inietta il suo uovo nei tessuti morbidi di una vittima, paralizzandola. In tal modo il suo piccolo nascerà all’interno dell’altro insetto divorandolo lentamente senza ucciderlo subito, in modo da mantenere la ‘carne' fresca fino a quando non avrà terminato di svolgere il suo ciclo. I cicli naturali sono anche  questi.
L’essere umano con la ragione e con l’esperienza che il suo complesso cammino evolutivo gli ha permesso di accumulare, può tentare di trovare il miglior equilibrio possibile  con l’ambiente, per la sopravvivenza di entrambi. E questi tentativi, con i relativi successi o fallimenti, non possono che dispiegarsi nella storia, sopportandone il  peso, con la guida dell’unico faro possibile, spesso oscurato dalla religione, quello della conoscenza. Non c’è alcuna natura in grado di tracciare il sentiero per il raggiungimento di nuovi equilibri indispensabili alla sopravvivenza dell’umanità e dell’ambiente.
Il messaggio del papa invece riporta indietro, nonostante le apparenze, alla riproposizione di una presunta “ naturalità”  che detta le regole  per tutti, una volta per tutte.  Le  conseguenze di questa visione sono ovvie e pericolose, egli stesso non evita di esplicitarle quando afferma, tanto per fare un esempio: “non è compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto”.
Per concludere, mi chiedo cosa  spinga molti italiani a dare  tanta importanza  a  qualunque parola dica il papa, anche la più banale. Ogni sua esternazione viene amplificata e  disseminata senza limiti. Perché la sua voce va in tutto il mondo? Ma forse è proprio questa l’origine di alcuni dei problemi che abbiamo e non la loro soluzione. Quindi, forse ci toccherebbe smetterla di contribuire a  farla girare.
Cita messaggio
#20
Marina De Felici ha detto:
"Per concludere, mi chiedo cosa  spinga molti italiani a dare  tanta importanza  a  qualunque parola dica il papa, anche la più banale. Ogni sua esternazione viene amplificata e  disseminata senza limiti. Perché la sua voce va in tutto il mondo? Ma forse è proprio questa l’origine di alcuni dei problemi che abbiamo e non la loro soluzione. Quindi, forse ci toccherebbe smetterla di contribuire a  farla girare."

La tua posizione appare preconcetta,preventiva e minimalista per ideologia. Vuoi o non vuoi, l'enciclica papale ha dato l'avvio ad una discussione sull' ecologia e il tuo tentativo di minimizzare e di irridere certamente non la archiviera'facilmente né presto. Prova invece (almeno tenga) a dare il tuo autorevole contributo alla discussione e, se proprio vuoi, considera la Chiesa e i cristiani una qualunque organizzazione sociale che vuole arricchire con il proprio pensiro il dibattito sulle questioni dell' ecologia (da non confondere o limitarlo al solo ambiente). Ciao
Cita messaggio


Vai al forum:


Utenti che stanno guardando questa discussione: 2 Ospite(i)