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Bozza documento su democrazia e partecipazione per prossimo incontro Coalizione so
#1
A seguire la bozza di documento su democrazia e partecipazione da presentare al prossimo incontro della Coalizione sociale. Ho scritto di getto ed il testo è forse un po' troppo lungo. In azzurro una parte di analisi che si può forse più facilmente eliminare.
Sarebbe bello che alla sua messa a punto collaborassero tutti i gruppi oggi in contatto per poterlo così firmare "Assemblea Permanente".

P.S.: Allego per vostra eventuale utilità file di word






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Democrazia e partecipazione

La democrazia in Europa è in profonda crisi. In Italia essa e ridotta a mero simulacro, risultando di fatto bloccata ogni possibilità di effettiva espressione della volontà popolare, in particolare dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, per non dire delle incipienti “riforme” costituzionali.
La fondamentale ragione di tale crisi è la ormai conclamata incapacità dei partiti tradizionali di svolgere quel fondamentale ruolo di “cinghia di trasmissione” tra le istanze e i bisogni che la società esprime e le istituzioni che dovrebbero farsene carico attraverso la loro attività di amministrazione e governo.
I partiti non solo hanno cessato di svolgere quella vitale funzione di “ascolto della società”, di registrazione dei problemi delle persone e delle comunità e di loro traduzione in azione politica ma, guardando ai due schieramenti così detti moderati, si assiste ad una loro alleanza trasversale all’insegna del perseguimento degli interessi macroeconomici dominanti oggi identificabili con quelli dell’alta finanza globale e delle multinazionali quali suoi bracci armati. Quest’opera di cooptazione dei partiti agli interessi economici forti e di natura prettamente speculativa ha operato tanto attraverso l’attività di lobbie (in particolare presso le istituzioni europee) quanto mediante corruzione e clientelismo al livello dei singoli stati. È la struttura stessa dei partiti, la loro natura gerarchica, verticistica e leaderistica a renderli totalmente vulnerabili all’azione di condizionamento e sovradeterminazione da parte del potere economico.
La finanziarizzazione dell’economia si è fatta programma di governo sotto la spinta delle politiche neoliberiste inaugurate già agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso di personaggi profondamente antidemocratici quali Ronald Reagan negli Stati uniti e Margaret Thatcher in Gran Bretagna. Ma attori chiave di questa deriva liberista e del conseguente attacco e smantellamento dello Stato sociale sono stati proprio i partiti socialdemocratici europei, tutti ferventi sostenitori della libertà di mercato, dell’approccio economicista ai fenomeni sociali e della progressiva riduzione del ruolo dello Stato nella vita dei cittadini. L’intera costruzione delle istituzioni sociali faticosamente realizzata in Europa per mezzo delle lotte dei lavoratori e dei cittadini è oggi pressoché azzerata ed i pochi elementi residuali ancora esistenti sono messi in discussione se non in procinto di essere rimossi.
Nel mondo occidentale questo ripiegamento subito dai diritti e dalle tutele è stato molto più evidente in Europa, dove esistevano forme di welfare rilevanti, rispetto agli USA ma anche nel Nuovo Mondo i processi di concentrazione della ricchezza hanno subito una vera e propria impennata proprio a partire dai primi anni ’80 a causa dall’opera di deregulation dell’attività bancaria e finanziaria che ha consentito a Wall Street ma anche a Ginevra, Londra ed agli altri poli finanziari mondiali di avviare un’attività speculativa di natura finanziaria senza più argini e priva ormai di alcun legame con l’economia reale. Ingentissime quantità di denaro sono state drenate dalle attività economiche tradizionali, a partire da quelle industriali e commerciali, per sostarsi sulla molto più redditizia attività finanziaria speculativa.
Inutile sottolineare la gravità di un simile quadro generale nel quale le istituzioni politiche risultano da un lato completamente sorde alle istanze che vengono dalla società reale e dall’altro totalmente subordinate allo smisurato potere dei grandi gruppi finanziari mondiali.
Come hanno ben dimostrato importanti studiosi di antropologia e di storia economica e della società, primo tra tutti Karl Polanyi, l’intero apparato ideologico del liberalismo economico e stato costruito ad arte, senza alcun valido fondamento teorico e con il solo intento di dare sostegno e spinta alle politiche di deregolamentazione dell’economia e di subordinazione dei bisogni sociali agli interessi economici e finanziari.
In altri termini, le devastanti politiche i cui effetti stanno distruggendo intere società e compromettendo l’equilibrio ecologico del pianeta sono frutto di un’invenzione interessata.
 
A fronte di una tale situazione, di questo vero e proprio cul de sac della storia, la domanda che sorge naturale è: come uscirne? O, in altri termini, come ricondurre la Politica a svolgere la sua azione essenziale ed irrinunciabile di perseguimento dell’interesse generale svincolandola dal suo attuale asservimento ai poteri economici dominanti tanto devastanti non solo per la società ma anche per l’ambiente e le sue sempre più esigue risorse?
È più che mai evidente che la crisi che sta imperversando dal 2008 non è di natura ciclica o congiunturale, come la poco credibile classe politica attale vorrebbe farci credere, ma sistemica: è l’intero paradigma positivista, produttivistico e consumista che ha strutturato il mondo in cui viviamo a mostrare la sua totale inadeguatezza, ad aver portato le sue contraddizioni ad un livello tale da rendere la situazione europea, occidentale e mondiale insostenibile per non dire esplosiva.
 
Il problema propriamente politico, quello della rappresentazione dei bisogni e degli auspici della società nella vita e nell’opera delle istituzioni, si configura come centrale; è evidentemente questo il nodo da sciogliere. Non esiste infatti alcuna società in grado di sopravvivere se le sue istituzioni non solo non individuano ed affrontano i problemi che essa soffre ma concorrono attivamente a produrli, intente come sono ad assecondare gli interessi particolari dei gruppi di potere a tutto danno di quelli generali.
Rispetto a questo specifico ma centrale aspetto della vita politica, quello della rappresentanza politica della società, come in ogni fase di chiusura di un ciclo storico, di esaurimento di un paradigma, è vitale aprire nuovi percorsi di elaborazione e sperimentazione.
È bene precisare che dei limiti delle attuali forme della rappresentanza non risentono solo le istituzioni pubbliche ma anche gli stessi movimenti che attraversano oggi in modo particolarmente forte la società italiana: se da un lato, quello del governo delle istituzioni, il problema è costituito dal sistema della delega data in bianco ad un personale politico completamente eterodiretto e che non ci è neppure possibile scegliere, dall’altro, quello della vita dei movimenti, il limite è quello dell’assemblearismo, la forma elettiva di assunzione delle decisioni nei movimenti, nei comitati, nelle associazioni.
Rispetto alla prassi politica sino a qui adottata tanto dai movimenti che dai partiti, quella assembleare, essa notoriamente porta con se gravi limiti e difetti. Il principale di essi è forse quello della limitazione della partecipazione: a parte “noi attivisti” che vi siamo abituati ed evidentemente troviamo il tempo e lo “spirito” per partecipare ad incontri e riunioni, questa modalità è preclusa a tutti coloro che, per motivi lavorativi, familiari, di salute, di condizione personale in genere, non hanno la possibilità di partecipare. La partecipazione è ulteriormente limitata dalla giusta diffidenza e sfiducia che l’assemblearismo suscita in moltissimi. Non vi è infatti nulla di più manipolabile di un'assemblea tanto più se numerosa e con un ampio O.d.g. Le capacità oratorie, il protagonismo, la propensione al dominio e l’arroganza di alcuni soggetti rispetto ad altri, il potere di convincimento che da queste deriva, la possibile azione preordinata di più individui coalizzati verso un determinato obbiettivo, sono tutti fattori in grado di sovradeterminare le sorti di un’assemblea inficiandone la libertà e compromettendone la sovranità. La confusione nel procedere del confronto, la difficoltà a garantire la rappresentatività dei soggetti partecipanti rispetto agli “aventi diritto”, cioè alla base da rappresentare, le forzature che gli individui o i gruppi più forti possono attuare sulle conclusioni e decisioni che le assemblee sono chiamate ad assumere, sono tutti elementi che mettono in luce la necessità di superare questo metodo come strumento decisionale.
Resta ovviamente intatta la valenza positiva degli incontri fisici per l’esplicazione di proposte, lo sviluppo della discussione e per il confronto umano che essi consentono ma il momento della decisione, proprio per le ragioni ora dette, deve esservi sottratto.
 
Riteniamo estremamente interessante il progetto di Coalizione sociale recentemente lanciato da Landini e condividiamo i contenuti del documento prodotto a seguito della riunione svoltasi a Roma il 16 maggio sia in termini di analisi che di proposta, in particolare circa la richiamata esigenza della solidarietà di classe e della condivisione delle campagne di lotta.
Tuttavia ad esso manca volutamente, per esplicita dichiarazione del suo stesso proponete, la dimensione politico-elettorale, che Landini ha detto attendersi sia messa in campo dalla “politica”, avvalorando con ciò, ancora una volta, lo schema logico dualistico rappresentato\rappresentante, sociale\politico, i cui difetti sono ormai accertati e che è necessario abbandonare.
La proposta inedita che avanza PrimalePersone (insieme ad altri gruppi che in Italia stanno lavorando a questo stesso tema: Progetto X, Lista Civica Italiana, Costituente 2.0) supera questo dualismo e si basa appunto sul concetto chiave di auto-rappresentanza dei movimenti e della società civile, auto-rappresentanza che si propone di concretizzare attraverso la costituzione di un luogo virtuale di confronto, dialogo e decisone. Abbiamo proposto di chiamare questo spazio di partecipazione “Assemblea permanente”, luogo politico unitario entro il quale possano finalmente incontrarsi e decidere insieme le numerosissime componenti attive della società per attuare un’azione politica condivisa.
L’idea di “Assemblea permanete”, nonostante il nome, si basa sulla necessità di superamento del metodo assembleare fisico per l’assunzione delle decisioni e sull’adozione in sua vece delle così dette “piattaforme decisionali”, cioè di specifici programmi informatici attraverso i quali è possibile presentare istanze e mozioni, emendarle e definirle collettivamente e decidere su di esse in forma democratica. Alla piattaforma ci si iscrive individualmente; il suo funzionamento si basa sul principio “una testa un voto”. Oltre a facilitare enormemente la possibilità di partecipazione alle scelte, allargando la base decidente, garantisce totale trasparenza del voto che, essendo palese, è verificabile in qualsiasi momento. Lo specifico software proposto dagli informatici quale più idoneo alle necessità è “Liquid Feedback”, progettato nel Partito Pirata tedesco proprio allo scopo di assumere decisioni in forma partecipata, democratica e trasparente ed evitare possibili manipolazioni dei risultati. Quali strumenti ausiliari alla piattaforma decisionale per consentire la circolazione dell’informazione e lo scambio di idee si è proposto l’impiego dei blog, mentre per il confronto ed il dibattito è previsto l’uso di un forum.
La proposta dell’Assemblea permanente se da un lato consente di archiviare definitivamente la forma partito come tradizionale metodo della rappresentanza, dall’altra toglie ogni possibile alibi ai movimenti ed alla società civile ad accettare ancora il deleterio sistema della delega e così sottrarsi alle esigenze dell’auto-rappresentanza politica. L’Assemblea permanete allude in modo diretto ed esplicito, nella prospettiva di dar loro particolare concretizzazione, ai concetti teorici di Moltitudine e di Intelligenza Collettiva rimasti sino ad oggi a formulazioni estremamente vaghe, associate agli effetti sociopolitici che l’uso della rete internet dispiegherebbe.
Sarà solo attraverso l’azione congiunta delle varie istanze provenienti dal basso, il loro confronto e la definizione comune di priorità e programmi d’azione che si potrà procedere, presentandosi alla prossime scadenze elettorali, alla “riappropriazione democratica delle istituzioni” necessaria a riportate alla sovranità popolare, cioè al dettato costituzionale, l’azione di governo.
Per dare realtà a questo progetto politico è necessario che tutti coloro che animano la vita dei movimenti reali, così come il vaso mondo dell’associazionismo e i semplici cittadini, già chiamati a raccolta intorno al progetto di Coalizione sociale, aderiscano altrettanto attivamente all’Assemblea permanente partecipando ai forum di discussione e iscrivendosi a “Liquid Feedback”.
Riteniamo fondamentale, per trasformate la sostanza della Politica, cambiarne le concrete forme, le sue prassi. Ciò che proponiamo consente l’allargamento della partecipazione tanto alle scelte interne alle forze politiche, oggi, quanto a quelle delle istituzioni stesse, domani. E proprio grazie all’allargamento della partecipazione sarà possibile uscire dalla grave autoreferenzialità di cui oggi soffre l’intero mondo della politica, sia essa quella dei partiti quanto quella dell’antagonismo istituzionalizzato.
Per trovare una vera chance di riuscita questa proposta deve incontrare la ricettività, la disponibilità e l’apertura che solo il senso di responsabilità che la gravità della situazione dovrebbe consigliare può garantire.
È finito il tempo dei personalismi, degli orticelli coltivati a vantaggio di un ceto politico autoreferenziale, delle operazioni di piccolo cabotaggio alla Civati-Vendola-Ferrero finalizzate esclusivamente a perpetuare la rendita di posizione da cui dipendono i loro proponenti! Abbiamo tutti il dovere di denunciare e combattere non solo come inefficace ma anche come opportunistico questo modo vecchio di concepire la politica.
In Europa alcuni popoli, a partire da quello greco, stanno faticosamente ma orgogliosamente rialzando la testa. In Spagna Podemos e le coalizioni che è riuscita con grande cura ed abilità a costruire sui territori sono riuscite a conquistare le principali città del paese e a ridare speranza in una grande riscossa democratica. L’Italia, considerata l’estrema gravità della sua situazione sociale ed economica e l’autoritarismo strisciante che la soffoca ogni giorno di più, non può permettersi ulteriori ritardi!
 
                                                                                           PrimalePersone per l’Assemblea Permanente
 
 


Allegati
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#2
Tutto molto giusto.
Però è assolutamente troppo lungo. Dimezzerei quanto meno. E soprattutto invertirei l'ordine delle informazioni, mettendo la conclusione (con il messaggio sull'assemblea permanente online) all'inizio, per far capire subito che cosa si propone, e mettere la premessa alla fine.
Lo so, è controintuitivo ma per il lettore funziona.
E poi ci vogliono i grassetti e i paragrafi

Qui una "guida alla scrittura su internet" di Giovanni Gugliantini che mi piace molto Smile
https://lodedelladialettica.wordpress.com/2014/06/16/scrivere-per-il-web-lo-stai-facendo-nel-modo-sbagliato/
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#3
Forse si può direttamente eliminare la prima parte e iniziare da "È più che mai evidente che la crisi che sta imperversando". La situazione la conosciamo un po' tutti e non server reintrodurla.
Così dimezziamo subito l'intervento e partiamo dalla parte più interessante.
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#4
(02/06/2015, 19:20)Vincenzo Pellegrino (apporto qualche primo  taglio per rendere più scorrevole il testo). Chiedo scusa a Vincenzo Ha scritto:  
Democrazia e partecipazione
La democrazia in Europa è in profonda crisi. In Italia essa e ridotta a mero simulacro, risultando di fatto è bloccata ogni possibilità  e ormai privata di qualsiasi effettiva espressione della volontà popolare, in particolare dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, per non dire delle incipienti “riforme” costituzionali.
La fondamentale ragione di tale crisi è la ormai conclamata incapacità dei partiti politici tradizionali sono ormai incapaci a di svolgere quel fondamentale ruolo di rappresentanza e di “cinghia di trasmissione” che l'art. 49 della Costituzione Italiana assegnava loro. tra le istanze e i bisogni che la società esprime e le istituzioni che dovrebbero farsene carico attraverso la loro attività di amministrazione e governo.
I partiti non solo hanno cessato di svolgere quella vitale funzione di “ascolto della società”, di registrazione dei problemi delle persone e delle comunità e di loro traduzione in azione politica ma, guardando ai due schieramenti così detti moderati, si assiste ad una loro alleanza trasversale all’insegna del perseguimento degli interessi macroeconomici dominanti oggi identificabili con quelli dell’alta finanza globale e delle multinazionali quali suoi bracci armati. Quest’opera di cooptazione dei partiti agli interessi economici forti e di natura prettamente speculativa ha operato tanto attraverso l’attività di lobbie (in particolare presso le istituzioni europee) quanto mediante corruzione e clientelismo al livello dei singoli stati. È la struttura stessa dei partiti, la loro natura gerarchica, verticistica e leaderistica a renderli totalmente vulnerabili all’azione di condizionamento e sovradeterminazione da parte del potere economico.
La finanziarizzazione dell’economia si è fatta programma di governo sotto la spinta delle politiche neoliberiste inaugurate già agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso di personaggi profondamente antidemocratici quali Ronald Reagan negli Stati uniti e Margaret Thatcher in Gran Bretagna. Ma nessuno  mai  poteva aspettarsi che fossero Ma attori chiave di questa deriva liberista e del conseguente attacco e smantellamento dello Stato sociale sono stati proprio i partiti socialdemocratici europei, divenuti tutti ferventi sostenitori della libertà di mercato, dell’approccio economicista ai fenomeni sociali e della progressiva riduzione del ruolo dello Stato nella vita dei cittadini, a completare il lavoro sporco dello smantellamento dello stato sociale e del diritto di ogni Cittadino ad avere un lavoro dignitoso e remunerativo, una buona scuola pubblica, la difesa della salute, la fruizione dei Beni Comuni. L’intera costruzione delle istituzioni sociali faticosamente realizzata in Europa per mezzo delle lotte dei lavoratori e dei cittadini è oggi pressoché azzerata ed i pochi elementi residuali ancora esistenti sono messi in discussione se non in procinto di essere rimossi.
Nel mondo occidentale questo ripiegamento subito dai diritti e dalle tutele è stato molto più evidente in Europa, dove esistevano forme di welfare rilevanti, rispetto agli USA ma anche nel Nuovo Mondo i processi di concentrazione della ricchezza hanno subito una vera e propria impennata proprio a partire dai primi anni ’80 a causa dall’opera di deregulation dell’attività bancaria e finanziaria che ha consentito a Wall Street ma anche a Ginevra, Londra ed agli altri poli finanziari mondiali di avviare un’attività speculativa di natura finanziaria senza più argini e priva ormai di alcun legame con l’economia reale. Ingentissime quantità di denaro sono state drenate dalle attività economiche tradizionali, a partire da quelle industriali e commerciali, per sostarsi sulla molto più redditizia attività finanziaria speculativa.

Inutile sottolineare la gravità di un simile quadro generale nel quale le con istituzioni politiche risultano da un lato completamente sorde alle istanze che vengono dalla società reale e dall’altro totalmente subordinate allo smisurato potere dei grandi gruppi finanziari mondiali.
Come hanno ben dimostrato importanti studiosi di antropologia e di storia economica e della società, primo tra tutti Karl Polanyi, l’intero apparato ideologico del liberalismo economico e stato costruito ad arte, senza alcun valido fondamento teorico e con il solo intento di dare sostegno e spinta alle politiche di deregolamentazione dell’economia e di subordinazione dei bisogni sociali agli interessi economici e finanziari.

In altri termini, le devastanti politiche i cui effetti stanno distruggendo intere società e compromettendo l’equilibrio ecologico del pianeta sono frutto di un’invenzione interessata.
 
A fronte di una tale situazione, di questo vero e proprio cul de sac della storia, la domanda che sorge naturale è:  è giusto chiedersi come uscirne?. O, in altri termini, come Come ricondurre la Politica a svolgere la sua azione essenziale ed irrinunciabile di perseguimento dell’interesse generale svincolandola dal suo attuale asservimento ai poteri economici dominanti tanto devastanti non solo per la società ma anche per l’ambiente e le sue sempre più esigue risorse?.
È più che mai evidente che la crisi che sta imperversando dal 2008 non è di natura ciclica o congiunturale, come la poco credibile classe politica attale vorrebbe farci credere, ma sistemica: è l’intero paradigma positivista, produttivistico produttivo, consumista, insensibile agli equilibri ecologici del Pianeta che ci ospita, che ha strutturato   il mondo in cui viviamo a mostrare mostrato  la sua totale inadeguatezza di ruolo e di funzioni, ad aver portato  evidenziando le sue proprie contraddizioni ad un livello tale da rendere la situazione europea, occidentale e mondiale insostenibile e senza apparenti vie d'uscita. per non dire esplosiva.
 
Il problema propriamente politico, quello della rappresentazione dei bisogni e degli auspici della società nella vita e nell’opera delle istituzioni, si configura come centrale; è evidentemente questo il nodo da sciogliere.  C'è bisogno della Politica. Non esiste infatti alcuna nessuna società in grado di sopravvivere se le sue istituzioni non sono capaci di individuare ed affrontare solo non individuano ed affrontano i problemi che essa soffre ma, anzi, concorrono con le loro azioni ad aggravarli, attivamente a produrli, intente come sono ad assecondare gli interessi particolari dei gruppi di potere a tutto danno di quelli generali e del Bene Comune.
Rispetto a questo specifico ma centrale aspetto della vita politica, quello della rappresentanza politica della società, come in ogni fase di chiusura di un ciclo storico, di esaurimento di un paradigma, è vitale aprire nuovi percorsi di elaborazione e sperimentazione.
È bene precisare che dei limiti delle attuali forme della rappresentanza non risentono riguardano solo le istituzioni pubbliche ma anche gli stessi movimenti che attraversano oggi in modo particolarmente forte la  che pur hanno il merito di rende viva ed attiva la società italiana.: se Se da un lato, quello del governo delle istituzioni, il problema è costituito dal sistema della delega data in bianco dalla degenerazione del sistema della democrazia rappresentativa con delega ad un personale politico sempre più distante dall'elettore, completamente eterodiretto, nominato  e non più scelto dall'elettore che non ci è neppure possibile scegliere, dall’altro, quello della vita dei movimenti/comitati/associazioni, il limite è quello dell’assemblearismo e la forma delega elettiva ai livelli di assunzione delle decisioni nei movimenti, nei comitati, nelle associazioni.
Rispetto alla prassi politica sino a qui adottata tanto dai movimenti che dai partiti, quella assembleare, essa notoriamente porta con se gravi limiti e difetti. Il principale di essi è forse quello della Si assiste allora a limitazioni della partecipazione : a parte “noi attivisti” che vi siamo abituati ed evidentemente troviamo il tempo e lo “spirito” per partecipare ad incontri e riunioni, questa modalità è preclusa a tutti coloro che, per motivi lavorativi, familiari, di salute, di condizione personale in genere, non hanno la possibilità di partecipare. La partecipazione è ulteriormente limitata dalla giusta diffidenza e sfiducia che l’assemblearismo suscita in moltissimi. Non vi è infatti nulla di più manipolabile di un'assemblea tanto più se numerosa e con un ampio O.d.g. Le capacità oratorie, il protagonismo, la propensione al dominio e l’arroganza di alcuni soggetti rispetto ad altri, il potere di convincimento che da queste deriva, la possibile azione preordinata di più individui coalizzati verso un determinato obbiettivo, sono tutti fattori in grado di sovradeterminare le sorti di un’assemblea inficiandone la libertà e compromettendone la sovranità. La confusione nel procedere del confronto, la difficoltà a garantire la rappresentatività dei soggetti partecipanti rispetto agli “aventi diritto”, cioè alla base da rappresentare, le forzature che gli individui o i gruppi più forti possono attuare sulle conclusioni e decisioni che le assemblee sono chiamate ad assumere, sono tutti elementi che mettono in luce la necessità di superare questo metodo come strumento decisionale.
Resta ovviamente intatta la valenza positiva degli incontri fisici per l’esplicazione di proposte, lo sviluppo della discussione e per il confronto umano che essi consentono ma il momento della decisione, proprio per le ragioni ora dette, deve esservi sottratto.
 
Riteniamo estremamente interessante il progetto di Coalizione sociale recentemente lanciato da Landini e condividiamo i contenuti del documento prodotto a seguito della riunione svoltasi a Roma il 16 maggio sia in termini di analisi che di proposta, in particolare circa la richiamata esigenza della solidarietà di classe e della condivisione delle campagne di lotta.
Tuttavia ad esso manca volutamente, per esplicita dichiarazione del suo stesso proponete, la dimensione politico-elettorale, che Landini ha detto attendersi sia messa in campo dalla “politica”, avvalorando con ciò, ancora una volta, lo schema logico dualistico rappresentato\rappresentante, sociale\politico, i cui difetti sono ormai accertati e che è necessario abbandonare.
La proposta inedita che avanza PrimalePersone (insieme ad altri gruppi che in Italia stanno lavorando a questo stesso tema: Progetto X, Lista Civica Italiana, Costituente 2.0) supera questo dualismo e si basa appunto sul concetto chiave di auto-rappresentanza dei movimenti e della società civile, auto-rappresentanza che si propone di concretizzare attraverso la costituzione di un luogo virtuale di confronto, dialogo e decisone. Abbiamo proposto di chiamare questo spazio di partecipazione “Assemblea permanente”, luogo politico unitario entro il quale possano finalmente incontrarsi e decidere insieme le numerosissime componenti attive della società per attuare un’azione politica condivisa.
L’idea di “Assemblea permanete”, nonostante il nome, si basa sulla necessità di superamento del metodo assembleare fisico per l’assunzione delle decisioni e sull’adozione in sua vece delle così dette “piattaforme decisionali”, cioè di specifici programmi informatici attraverso i quali è possibile presentare istanze e mozioni, emendarle e definirle collettivamente e decidere su di esse in forma democratica. Alla piattaforma ci si iscrive individualmente; il suo funzionamento si basa sul principio “una testa un voto”. Oltre a facilitare enormemente la possibilità di partecipazione alle scelte, allargando la base decidente, garantisce totale trasparenza del voto che, essendo palese, è verificabile in qualsiasi momento. Lo specifico software proposto dagli informatici quale più idoneo alle necessità è “Liquid Feedback”, progettato nel Partito Pirata tedesco proprio allo scopo di assumere decisioni in forma partecipata, democratica e trasparente ed evitare possibili manipolazioni dei risultati. Quali strumenti ausiliari alla piattaforma decisionale per consentire la circolazione dell’informazione e lo scambio di idee si è proposto l’impiego dei blog, mentre per il confronto ed il dibattito è previsto l’uso di un forum.
La proposta dell’Assemblea permanente se da un lato consente di archiviare definitivamente la forma partito come tradizionale metodo della rappresentanza, dall’altra toglie ogni possibile alibi ai movimenti ed alla società civile ad accettare ancora il deleterio sistema della delega e così sottrarsi alle esigenze dell’auto-rappresentanza politica. L’Assemblea permanete allude in modo diretto ed esplicito, nella prospettiva di dar loro particolare concretizzazione, ai concetti teorici di Moltitudine e di Intelligenza Collettiva rimasti sino ad oggi a formulazioni estremamente vaghe, associate agli effetti sociopolitici che l’uso della rete internet dispiegherebbe.
Sarà solo attraverso l’azione congiunta delle varie istanze provenienti dal basso, il loro confronto e la definizione comune di priorità e programmi d’azione che si potrà procedere, presentandosi alla prossime scadenze elettorali, alla “riappropriazione democratica delle istituzioni” necessaria a riportate alla sovranità popolare, cioè al dettato costituzionale, l’azione di governo.
Per dare realtà a questo progetto politico è necessario che tutti coloro che animano la vita dei movimenti reali, così come il vaso mondo dell’associazionismo e i semplici cittadini, già chiamati a raccolta intorno al progetto di Coalizione sociale, aderiscano altrettanto attivamente all’Assemblea permanente partecipando ai forum di discussione e iscrivendosi a “Liquid Feedback”.
Riteniamo fondamentale, per trasformate la sostanza della Politica, cambiarne le concrete forme, le sue prassi. Ciò che proponiamo consente l’allargamento della partecipazione tanto alle scelte interne alle forze politiche, oggi, quanto a quelle delle istituzioni stesse, domani. E proprio grazie all’allargamento della partecipazione sarà possibile uscire dalla grave autoreferenzialità di cui oggi soffre l’intero mondo della politica, sia essa quella dei partiti quanto quella dell’antagonismo istituzionalizzato.
Per trovare una vera chance di riuscita questa proposta deve incontrare la ricettività, la disponibilità e l’apertura che solo il senso di responsabilità che la gravità della situazione dovrebbe consigliare può garantire.
È finito il tempo dei personalismi, degli orticelli coltivati a vantaggio di un ceto politico autoreferenziale, delle operazioni di piccolo come quelle effimere e volatili messe in campo negli ultimi tempi da un personale politco restio a mettersi da parte definitivamente, tutte simili fra loro e caratterizzate da un  cabotaggio alla Civati-Vendola-Ferrero finalizzate esclusivamente a perpetuare la rendita di posizione da cui dipendono i loro proponenti! Abbiamo tutti il dovere di denunciare e combattere non solo come inefficace ma anche come opportunistico questo modo vecchio di concepire la politica.
In Europa alcuni popoli, a partire da quello greco, stanno faticosamente ma orgogliosamente rialzando la testa. In Spagna Podemos e le coalizioni che è riuscita con grande cura ed abilità a costruire sui territori sono riuscite a conquistare le principali città del paese e a ridare speranza in una grande riscossa democratica. L’Italia, considerata l’estrema gravità della sua situazione sociale ed economica e l’autoritarismo strisciante che la soffoca ogni giorno di più, non può permettersi ulteriori ritardi!
 
                                                                                           PrimalePersone per l’Assemblea Permanente
 
 

Proviamo a darci una sforbiciata. Comincio io ma chiedo scusa a Vincenzo per i tagli. Andate sul testo stesso
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#5
Bravissimo Pino per il tuo intervento di riduzione e sistemazione! Quali scuse per i tagli?! Vi ho detto che ho scritto di getto e senza un preciso disegno compositivo.. e questa è una bozza sacrificale, fatta apposta per essere manomessa.


Senza volervi complicare la vita, vi suggerisco di apportare le vostre modifiche al documento sulla wiki a questo indirizzo in quanto la wiki consente di fare varie modifiche successive evitando le ingestibili e problematiche modifiche parallele.
Chiederei sin d'ora a Athos di abilitare in modifica sulla wiki Pino, Armando, Marina, "cavalierespes" se già non lo sono e chi altri sia interessato ad intervenire sul testo.
Pino, per cortesia, fai lì le modifiche che ha messo qui: basta entrare (in lato a dx) con username e pw e selezionare la linguetta "modifica" in alto a destra, fare tutte le modifiche che ritieni utili e salvare la nuova versione. Chi voglia intervenire dopo di te potrà partire dalla tua versione o da quella originaria che si trova in "cronologia".. e così via, in un lavoro che procede in modo corale.

Ricordo il poco tempo a disposizione (credo si voglia inviare i ns. documenti via mail in anticipo rispetto all'incontro della Coalizione sociale fissato per sabato 6), per cui diamoci dentro!


Ricordo che all'incontro, oltre alle "romane", parteciperà Antonella Leto e forse anche Laura Cima ed altri: un'ottima notizia!
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#6
OPS... non ci siamo coordinati Vincenzo Tongue

Io ho creato un'iniziativa su liquid feedback, lì i coautori possono modificare indipendentemente come su un wiki (e lqfb poi mette in evidenza i cambiamenti)
http://altraitalia.it/initiative/show/69.html?tab=initiators

Dovete dare il supporto se no non si supera il quorum!
Il testo è urgente ed entro venerdì si chiude.

UN CONSIGLIO
1. usate questo "pad" per modificare il testo https://annuel.framapad.org/p/Democrazia_e_partecipazione_Pellegrino_Romano

2. Poi modificate il testo su liquid feedback facendo copia-incolla

Perché?
Perché sul pad potete scrivere in contemporanea, e vedete cosa fanno in tempo reale gli altri autori (quindi non entrate in "conflitto" come sulle altre wiki, dove gli aggiornamenti non sono in tempo reale)
Perché fare copia incolla? Così gli altri vedono con un click su "mostra le differenze" in un colpo d'occhio cosa è cambiato.
E poi sul pad potete fare i grassetti Wink

per qualsiasi cosa scrivetemi o chiamatemi
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#7
Perfetto Armando! Il Pad è ancora meglio! Grazie
Ora voto la mozione su lqfb. Fatelo tutt*! Ciao
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#8
(03/06/2015, 19:02)Vincenzo Pellegrino Ha scritto:  Perfetto Armando! Il Pad è ancora meglio! Grazie
Ora voto la mozione su lqfb. Fatelo tutt*! Ciao

Ottimo,......il documento riveduto è meglio e quoto ogni vostra decisione.
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