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PROGETTI PARALLELI: VERSO LA CONFLUENZA
#51
(28/11/2015, 23:30)muo piero Ha scritto:  From: Raffaella Bolini
Sent: Saturday, November 28, 2015 1:55 PM
To: altraeuropa-discussioni-nazionali@googlegroups.com
Subject: [AE-discussioni-nazionali] cari e care

Questo è un ringraziamento a Roberto Morea, per le cose che ha scritto e in particolare per le ultime frasi. E quello che sto per scrivere è uno sfogo, cosa che faccio di rado, per cui vi chiedo scusa in anticipo.

Sto tornando da Parigi. Una persona molto cara mi ha detto in questi giorni che, a suo parere, in questo periodo viaggio sempre perché voglio scappare. Ci ho pensato molto, e ho concluso che non è vero.

In primo luogo perché questo è il mio lavoro - oltre che la mia passione, e il territorio dove posso dare un contributo alla sfida comune. In secondo luogo perché se l'Europa è al centro della sfida, in Europa bisogna lavorare - e siamo veramente in pochi a farlo.

E poi, rispetto alla discussione a sinistra, questa non è una fuga: è disobbedienza civile nonviolenta.

Come credo di aver dimostrato, la costruzione della sinistra in Italia mi interessa moltissimo, la ritengo una necessità assoluta e perfino un obbligo morale. Ho provato a metterci testa e gambe per dare un contributo.

Da quando la discussione si è rinchiusa nel tavolino della sinistra, ho provato in tutti i modi a dire che è un errore chiudersi in un dibattito tutto italiano, tutto di posizionamento, tutto politicista, tutto fra pochi nazionali -senza territori, con una rappresentazione simbolica del sociale e senza internazionale. È un errore anche lasciare che il sociale maceri nella frammentazione e nella inadeguatezza come se questo non debba essere componente prioritaria del dibattito fra chi vuole fare la sinistra in Italia.

Poi, in queste ultime settimane, siamo alla follia. L'Europa, il Mediterraneo e il mondo sono in guerra, in una guerra bruttissima anche perché è complicata, difficile e non basta dire yankee go home per esorcizzarla, perché sappiamo tutti che non basterebbe neppure smettere di vendere le armi al Daesh per risolvere il problema, perchè ce l’abbiamo in casa nostra oltre che in molte case d’altri, e dovremmo essere all’altezza di una analisi e di una proposta forte - ma questo non smuove una paglia nel dibattito sulla sinistra.

Le travi smottano quando parla Civati, non quando Hollande dice che sospenderà la legislazione sui diritti umani per combattere i terroristi. Ma che sinistra volete che esca da un dibattito così?

Sono i drammi del mondo in cui viviamo, l'insopportabilità della ingiustizia, la rivolta contro l'orrore quotidiano, l’idea che non c’è tempo, che se non vinciamo noi vince il male la sola cosa che può spingere alla unità, a mettersi alle spalle tutto, a fare il proprio dovere tutti insieme, a non vergognarsi di implorare i riottosi a mettersi a disposizione, a dimenticare le sigle proprie e quelle degli altri, e fare fronte con i buoni ovunque siano.

A prendere come fatto positivo tutto quello che tende all’unità, fregandosene del piccolo cabotaggio per l’egemonia, fregandosene delle contraddizioni che ciascuno si porta dentro, finendola di fare l’analisi del sangue a qualsiasi dichiarazione che leggono in mille persone in tutta Italia, battendosi come leoni anche sapendo che siamo pulci perchè qualcosa succeda, facendo alleanze anche con il diavolo purché questo accada.

E sapendo soprattutto che, per ogni persona lontana dalla sinistra politica esistente che perdiamo per strada perchè si è stufata di tutti questi traccheggi perdiamo una possibilità di farcela.

Sinistra Italiana è un modo per mettere il cappello sul processo? Non lo so, e non me ne importa niente. Fino a che dice che è favorevole a unire la sinistra, è utile. Ma secondo voi mia madre quando vede il TG3 capisce chi sta dentro questi teatri romani? Capisce solo che c’è qualcuno che dice che bisogna ricostruire la sinistra che in Italia non c’è più. E va bene così.

Civati va per conto suo? Gli chiedo di ripensarci e glielo chiedo fino allo sfinimento, almeno cerco di far capire che è lui che si mette dalla parte del torto. E poi deciderà lui, mica possiamo legarlo mani e piedi.

Non ho la minima idea perchè qualcuno abbia firmato la lettera a Civati e qualcuno no, non ho parlato con nessuno e non ho seguito la discussione. Non so niente. E ci tengo a chiarire che non scrivo per entrare nel merito di questa storia - scrivo per dire che è il quadro generale della discussione che proprio non mi convince, non gli inciampi che si trovano su questa strada sbagliata.

Abbiamo, con l’alleanza che a quel tempo era l’Altra Europa, passato la barriera del 4 per cento alle europee perchè abbiamo parlato di Europa, e adesso siamo tornati al fatto che l’Europa e il mondo sono un esotico contorno rispetto al piatto forte.

Abbiamo passato la barriera del 4 per cento anche perché tanta gente che non aveva mai fatto una campagna elettorale, o che aveva smesso da anni, ci ha creduto e si è messa in gioco. E adesso non importa nulla a nessuno che questa discussione ormai si faccia solo fra addetti ai lavori.

La Linke ha funzionari pagati a tempo pieno per stare dentro e sostenere le dinamiche di movimento, qui il sociale lo si guarda da lontano, in una logica vecchio stile che fa male alla politica e non smuove di una virgola i problemi del sociale. Aderire alle manifestazioni senza aver stimolato una discussione, senza aver fatto una riflessione, non sposta di una virgola una relazione antica e ormai insufficiente.

Siamo di nuovo scivolati verso l’autonomia del politico. Il tavolino è diventato il politburo e la discussione è tutta lì dentro - dentro la sfera della “politica”. (Altro che discussione su scrittori di documenti maschi o femmine. Questa era la battaglia da fare lì dentro).

Poi gli altri commentano quello che succede lì dentro, in un dibattito anche fra di noi che è scivolato tutto su quel piano, nonostante tanti e tante di voi stiano sul pezzo di movimenti, battaglie, dinamiche politiche e sociali vive ed importante - che appartengano a partiti o meno.

Mi dispiace, compagni e compagne molto cari, ma leggere questa mailing list in queste settimane a me fra una tristezza immensa. Persino qualche ora dopo Parigi stavate a discutere di Sel, di Possibile, di Fassina.

Con tutto il rispetto e la vicinanza per chi ha le elezioni, e delle liste deve discutere fra mille problemi e difficoltà, dentro questa mailing list queste sono le uniche discussioni accese.

Poi c’è il gruppetto che si occupa degli internazionali che fa i comunicati e gli articoli sulla guerra, o sul Portogallo - senza reazioni, se non un ok da qualcuno. Poi c’è Michele che racconta dei volontari in Friuli, il tempo di dire bravo e finisce lì.

Non ho visto grandi dibattiti e accese discussioni sul perché in un momento del genere in Europa non ci sia stata una reazione all’altezza a sinistra, sul perchè il paese che aveva il più grande movimento per la pace si accontenti di uno striscione nel corteo sulla giustizia climatica- con la comunicazione social dei promotori della manifestazione che non ha neppure cambiato l’immagine grafica dopo Parigi.

Io in questa logica, con tutto il bene che vi voglio, mi sento fuori posto.

So bene che non sono nessuno, ma neanche "i politici" sono nessuno - tutti siamo nessuno di fronte alla magnitudine del terremoto del mondo in cui la nostra società frana insieme alle altre. Non riconosco a nessuno un diritto maggiore di quello che ho io, e moltissimi altri ed altre che vengono da altri percorsi e fanno politica in un altro modo, di impostare e determinare questa storia.

Continuerò a disobbedire facendo meglio che posso il mio lavoro internazionale, ringraziando la mia povera associazione che, con tutti i casini che ha, me lo consente e ne paga il prezzo economico. Facendo superflue incursioni dentro questo dibattito, quando riesco. Non vedo cosa altro possa fare - che altri spazi ci siano.

Quando qualcuno deciderà di battersi affinché i migranti con la bocca cucita ad Idomeni, i tunisini che difendono la democrazia e chiedono una piattaforma globale di lotta al terrorismo, i libanesi che saltano in aria, i francesi dove tutta la sinistra in parlamento vota per la guerra e lo stato di emergenza (a parte due socialisti e due verdi), siano al centro dei tavolini unitari a sinistra e non solo comunicati stampa "fiocchetti" da mettere sulle cose serie, fate un fischio.

O fate un fischio a qualcun altro, fra quelli che cercano di fare politica in questo paese ma non hanno alcuna possibilità di partecipare al dibattito della politica su se stessa. Sono tanti, anche se sparpagliati. E molti li conosciamo perchè ci lavoriamo insieme, tutti e tutte, quando non ci incartiamo anche noi dentro il dibattito da palazzo.

Con tutto il rispetto e la stima per chi sta facendo la fatica e lo sforzo di tenere vivo quel tavolo e il dibattito che ci gira intorno, e che considero vittima -e non responsabile- di una regressione che evidentemente è una malattia sociale e politica del nostro tempo e del nostro paese. E con tutta la consapevolezza di avere solo la inutile pretesa di dare lezioni, ma non l’intelligenza per cambiare questo stato di cose.

Baci raffaella


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Condivido pienamente i propositi di Raffaella Bolini, ecco perché PrimalePersone dedicato alle persone é indispensabile per trovare la strada giusta!

Piero

Anch'io, caro Piero, condivido quanto scrive qui la Bolini ma se servono due anni per prendere atto che un processo è completamente deragliato e diventato "cosa altra", temo che Raffaella non abbia davvero intenzione di vedere e provare delle vie alternative.
È vero che la proposta di PrimalePersone (per esempio) non dispone di grande visibilità ma è sicuramente nota all'ambito di tutta l'attuale e l'ex Altra Europa.. Se invece si preferisce indugiare a tempo indeterminato dentro un progetto ormai morto, il problema è di chi fa una simile scelta!
Lettera condivisibile quella di Raffaella ma politicamente tardiva!
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#52
Hola Vincenzo , diciamo meglio tardi che mai!! Permettimi di fare una ipotesi sulla non iscrizione di Raffaella ed altri a PLP .
PLP é nato in dissidenza da AET , per cui probabilmente per tanti ha un peccato originale da sormontare.
Pazienza , se si pretendeva che PLP nascesse darwinianamente dall'azzardo dell'evoluzione politica magari si aspettava ancora qualche decennio!
Ora PLP esiste e gli auguro lunga vita e tanti figli ( partecipanti).
Il mio risentito , e tu la sai molto più lunga di me ,é che quando PLP viene proposto ai movimenti come spazio partecipativo scattano in perfetto principio di Archimede le richieste di ogni movimento di essere lui il collettore comune. Per questo difendo l'originalità di PLP in quanto spazio partecipativo delle persone ,iscritte e partecipanti o meno ai movimenti . Sono persuaso che quando le persone parlano a nome dî un movimento ,associazione o partito hanno un dovere /vincolo dî riserva che in PLP é un handicap!

Io non mi considero aderente all'associazione PLP ,anche se organizzativamente sono iscritto, ma persona che partecipa alla vita politico sociale tramite lo spazio PLP.
Non vedo quindi molto logico che PLP debba presentarsi alle Assemblee o azionî di altri in quanto PLP perché PLP é uno spazio dove si dibatte e si vota , é l'Assemblea Permanente virtuale di un mondo di sinistra ma non deve avere una ideologia sua, altrimenti preclude l'accesso a tante persone che vogliono partecipare in quanto tali. Allo stesso tempo ogni partecipante di PLP senza chiedere a nessuno deve partecipare ad ogni Assemblea che desidera ed esprimersi liberamente . Positivo se fa presente di essere partecipante dello spazio PLP ,positivo se fa parte durante le Assemblee altrui dello spirito PLP e dei risultati delle votazioni tematiche.

Non penso che una versione di PLP come la preconizzo sia un handicap alla sua crescita , anzi se funzionasse così chi aderisce partecipa ,sfruttando gli eccellenti strumenti messi a disposizione ,badando più ai contenuti che all'ultimo social forum del mercato.

Un invito fraterno ai partecipanti ! Qualunque sia la differenza di vedute mai ,e poi mai chiudere il dialogo ,se no invece di unirci ci dividiamo sempre e ancora . Al limite qui si puó votare in LQFB , mettiamo allora ai voti le mozioni dî ognuno , poco importa ora il numero dei votanti , intanto si crea cultura assembleare e vita.

Cerea! Piero
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#53
scusate, cerco di recuperae i mesi perduti, ma qui ci sono davvero troppi post da recuperare. Come è andato a finire il tentativo di far confluire i vari percorsi?
Saluti
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#54
Pietro!!! Ma se sei sempre per vigne poi!!! Scherzi a parte fatti fare un quadro da Vincenzo Pellegrino che ha seguito in prima linea l'approccio con gli altri movimenti , magari dî persona a Bologna!
A presto
Piero
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