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Dove vogliamo andare
#1
Parto dallo scambio di missive tra Guido Viale ed Antonia Romano che ho letto o meditato e ,ne traggo le considerazioni seguenti:

- la divisione non fa la forza ? é lapalissiano!
- l'unione deve essere fatta accettando senza poter interloquire che per aderire a proclami statici? non é lo spirito del movimento emanato da Cambiaresipuo', che cerca il cambiamento anche nel metodo di partecipazione. Tuttavia dividersi é il contrario di crescere.
- concorrere per le elezioni regionali é di grande interesse per ottenere visibilità e notorietà ?: dipende per chi? I partiti? I candidati singoli?:perché no ma se é per creare divisioni e confusione non puo' essere positivo ne costruttivo in una fase difficile di costruzione di un Movimento tutt'altro che consolidato, e che tutti PD inclusissimo cercherà di stroncare ogni volta che potrà.
-l'opzione di partecipazione tramite LiquidFaceBook é riduttiva e vedrebbe troppo pochi capaci di partecipare? Se vogliamo essere un Movimento di seniors nostalgici puo' anche darsi. Se invece vogliamo crescere é federare i giovani, Liquid é indispensabile.( con tutti i suoi limiti M5S insegna). Viste le distanze fisiche e la ancora poca capillarità locale del Movimento riunirsi fisicamente e attivamente é, fuori dalle grandi città, assai difficile , Liquid é quindi un mezzo geniale e praticissimo che annulla le distanze.

Insomma pur sostenendo che non dividere quei pochi che siamo é sacrosanto, l'esigere di creare le condizioni di una partecipazione reale della base é una condizione indispensabile per crescere.
Il riconoscere e realizzare queste due esigenze sarà la chiave di volta della riuscita .

Potremmo anche avere il sentimento che l'Altra Europa é ora il Movimento dei partiti e quindi delle loro basi storiche disciplinate e che Primalepersone é quello degli intellettuali per loro natura in movimento nelle idee e restii alle imbrigliature partitiche. Sarà anche vero ,tuttavia un Movimento completo ha bisogno di ambedue le parti, le braccia e le menti. Tuttavia se questo é umanamente realizzabile il cambiare passerà dall'intersecazione di queste forze, con meno diffidenza da una parte e meno sentimento apparente di superiorità culturale dall'altro , tramite la partecipazione attiva, propositiva anche magari un po' sgrammaticata ma di buon senso, di passione, di impegno della base.

E' un invito alla convergenza , nella chiarezza di intenti e di procedimenti!

Piero Muo
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#2
Caro Piero, condivido quanto dici.. penso che in questa fase serva insieme coraggio (per lasciare le acque stagnanti in cui gli autonominati di matrice partitica hanno portato l'Altra Europa) e senso di responsabilità (per favorire le condizioni della riunificazione delle mille forze positive che animano il nostro paese lottando contro la barbarie del liberismo).

Dobbiamo, insomma, riuscire ad essere insieme precisi sui presupposti irrinunciabili su cui fondare il Soggetto politico nuovo ed inclusivi nei confronti del vasto mondo dei semplici cittadini che, per molte ragioni, chiedono risposte politiche concrete ed immediate alla situazione gravissima in cui ci troviamo.
D'altronde, che il nostro progetto politico fosse difficile ed ambizioso quanto necessario ed urgente lo sapevamo sin dall'inizio. Wink 

Ciao.
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#3
Quale contributo alla discussione, mi piace qui riportare alcune considerazioni di Pierluigi Paoletti (l'inventore di ArcipelagoScec), una sorta di decalogo per chi, come Noi, si propone di costruire il Nuovo. Può sembrare datato (2012) ma vi assicuro che è attualissimo ed istruttivo.


Il costruttore del NUOVO

12 Maggio, 2009 (12:34) | Economia | Di: Pierluigi Paoletti
C’è una domanda fondamentale a cui non si può rispondere se non dopo una profonda analisi personale:
Si può costruire qualcosa di nuovo, libero; uno spazio dove la Šolidarietà reciproca sia la norma e dove non ci siano secondi fini e manipolazione?
 La mia risposta e che si può, ma solo dopo aver abbandonato i vecchi schemi di pensiero e di approccio. Il nuovo mal si concilia con gli schemi di potere, complotti, corruzioni. Il nuovo non si può costruire solo nella forma, ma nella sostanza rimanere vecchio perché si disintegra da solo in un battito di ciglia. Il nuovo deve essere nuovo nella forma e nella sostanza perché è il solo modo che ha per poter crescere e radicarsi profondamente.
 Le persone sono dotate di un sesto senso, che per adesso è molto “sonnacchioso” ma che avrà un peso molto importante nel prossimo futuro e quello è l’INTUITO.
Se di nuovo si deve parlare questo deve essere fino in fondo altrimenti la partita è persa in partenza. Filtrate, usate il vostro intuito per verificare la veridicità di qualcuno che vi sta prospettando un qualcosa, da un lavoro, alla vostra adesione ad un progetto come ArcipelagoŠCEC. Se vi risuona dentro senza attriti allora andate avanti e così fate ogni volta che vi viene richiesta un’azione.
Chi si avvicina al “nuovo” pensando di manipolarlo, averne ritorni, ottenere potere ecc. viene respinto perché non sarà in armonia con l’essenza del nuovo, perché vorrà replicare i suoi schemi in quel nuovo che invece, essendo nuovo, sfugge a tutto ciò.
La stessa cosa accade anche a chi porta con sé i suoi conflitti interiori e cerca di affermare se stesso/a replicando vecchi schemi di conflitto/comportamento anche nel nuovo che però, essendo nuovo, non può accettare che questo avvenga e per questo scatta la disarmonia e l’impossibilità di intraprendere un percorso comune verso una meta che si delinea man mano che andiamo avanti nel cammino. 
A volte questo accade volontariamente, molto spesso invece è un atteggiamento involontario che produce però gli stessi effetti di allontanamento perché le disarmonie sono evidenti. Molti credono che perché si parla di gratuità-solidarietà-libertà ci si faccia manipolare facilmente e allora si avvicinano pensando di cavalcare a proprio vantaggio un “filone” oggi di moda, altri riflettono involontariamente le loro aspettative frustrate che avevano riposto nel mondo e nella società in questa avventura aspettandosi che qualcuno “cali” magicamente dall’alto “LA SOLUZIONE”. Ovviamente questo è un aspettare vano perché il nuovo non è PASSIVO ma è un comportamento ATTIVO che richiede comportamenti continui e costanti pieni di interazioni con gli altri compagni di viaggio.
In entrambi i casi le frustrazioni e gli attriti aumentano fino all’autoesclusione con enorme rabbia e ulteriore frustrazione per gli (auto)esclusi. 
Il costruttore del nuovo è colui che si avvicina senza aspettative. Nessuno conosce il punto di arrivo, ma ognuno sarà l’artefice dei piccoli passi quotidiani, quasi impercettibili, che portano lontano e costruiscono compiutamente il disegno che ancora non esiste.
Il costruttore del nuovo è colui che vede cosa c’è da fare e non aspetta che qualcuno gli dica cosa fare, ma sapendo quali sono le sue caratteristiche e le sue professionalità si mette al lavoro senza che nessuno debba ringraziarlo per questo.
Il costruttore del nuovo sa di non essere da solo a costruire la strada e che per questo usa molto il rispetto e mette in pratica ciò che ha imparato sino ad oggi essendo però disposto a cambiare in qualsiasi momento se questo agevola la realizzazione del nuovo.
Il costruttore del nuovo è colui che partecipa ai processi decisionali perché il nuovo non ha gerarchie, ma è anche rispettoso del lavoro che è stato fatto dagli altri in precedenza e si inserisce armonicamente rispettando e essendo rispettato a sua volta.
Il costruttore del nuovo non ama il potere che appartiene solo al “vecchio”, ma se necessario si mette in evidenza con puro spirito di servizio.
Il costruttore del nuovo sta più nel cuore che nella mente.
Il costruttore del nuovo sa che, proprio perché il nuovo ancora non esiste, dovrà affrontare e sostenere chi ancora non è in grado di supportare la sua “visione”
Il costruttore del nuovo sa che vedrà molte persone avvicinarsi e molte allontanarsi
Il costruttore del nuovo non si prende troppo sul serio ed è sempre disponibile a ridere e scherzare
Il costruttore del nuovo non ha ostacoli perché è abituato a superarli
Il costruttore del nuovo ha fiducia nei suoi compagni di viaggio
Il costruttore del nuovo sa che ogni sua azione è importante e produce un effetto e per questo riflette bene prima di agire. 
Non è facile fare il “costruttore del nuovo”, ma non è nemmeno difficile, richiede solo di iniziare a pensare fuori dagli schemi ed essere ben disposti a intraprendere un viaggio comune in acque inesplorate.In ogni caso questo viaggio è una occasione di crescere insieme agli altri, alcuni sono pronti e altri ancora non lo sono perché il nuovo non è fatto per chi scappa da se stesso, perché il nuovo non siamo che noi che cambiamo insieme al mondo che ci circonda.
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#4
Caro Pino,
la definizione del nuovo che ci riproponi é eccezionalmente attuale. Bella lezione! Grazie
PS : che meraviglia di poter discutere tu a Palermo, Vincenzo a Torino, io a Nizza ,viva internet,viva Liquid!
Piero Muo
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