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Cos'è la conversione ecologica, di Guido Viale.
#5
Ho trovati sulla mailing list l'ennesimo intervento di Umberto Franchi con il quale risponde a Guido Viale e al suo pezzo sulla conversione ecologica.
Lo ritengo utile al dibattito e quindi lo riporto qui.
Ma perchè Umberto non scrive sul forum?
Ciao
Pino




LA REALTA' SOCIALE E LA CONVERSIONE ECOLOGICA AMBIENTALE



Intervento di Umberto Franchi.


Vorrei partire da una considerazione , che ritengo centrale di Guido Viale per dire il mio pensiero. Viale Scrive:
" Giustizia ambientale verso la terra e giustizia sociale sono due facce dello stesso percorso... il progetto di trasformazione politica della società orientato alla sosteniblità ambientale deve prendere le distanze dagli ideali che hanno alimentato la lotta di classe nel secolo scorso. Quindi si domanda, chi definisce e mette in pratica le politiche inddustriali ? Chi Prende le decisionisull'intero ciclo produttivo?" A parere di Viale le decisioni sull'intero ciclo produttivo le devono prendere le comunità dei territori dove sono collocate le imprese.


Ecco per rispondere a queste domande poste da Viale ritengo di dover fare le seguenti considerazioni.


Prima conmsiderazione sulla realtà… odierna:
I dati  sulle economie mondiali che vengono riportati dai mas-media dall crisi iniziata  nel 2007, evidenziano, l'enorme peso che ha assunto l'economia "virtuale" finanziaria rispetto all'economia reale. Si calcola che il valore dei titoli finanziari supera di ben otto volte il valore dell'economia (industria, agricoltura,servizi) globale .
Il primo effetto di questa rivoluzione è sicuramente la riscrittura dei rapporti di forza  fra le lobby industriali e le lobby finanziarie, con le maggiori influenze esrcitate dalle lobby finanziarie sui governi nazionali e trasnazionali con una convergenza di interessi tra le caste politiche che governano e quelle finanziarie , con la eliminazione di ogni vincolo alle dinamiche spontanee del mercato con la concentrazione monopolistica in grandi società… di intermediazione come JP Morgan Bank of America...

E' in questo contesto che anche l'impresa capitalistica da attività  produttiva ha sempre più priviligiato l'attività di finanziarizzazione. Come è avvenuto anche con la ex Fiat (FCA) al fine di aumentare il valore azionario.
Ora prima di parlare delle qualità  politiche industriali e della sua sostenibilità ambientale, vorrei fare osservare come oggi gli apparati produttivi vengono sottoposti in continuazione a forti deregolamentazioni dei diritti del lavoro conquistati negli anni 70,  con ristrutturazioni e dimagrimento costante degli apparati produttivi ,  dei livelli occupazionali ...  con processi di precarizzazione del lavoro  ed esternalizzazione in appalto e subappalto delle attività…... tutto ciò al fine di  abbattere i costi fissi e quelli del lavoro. Occorre anche rilevare che il calo dell'occupazione e la precarizzazione del lavoro, le politiche di austertà…,  l'indebolimento dei redditi e del sociale ,  la qualità degli investimenti industriali ed il calo dei medesimi, l'uso delle risorse , dei consumi,  non sono scelte  neutre ma di una politica di classe "alla rovescia fatta dai padroni" che apre  anche una spirale nel lavoro e nell'ambiente che sembra essere senza fine.


Seconda considerazione:
Queste politiche di classe  liberal liberiste, hanno una provenienza strisciante di lunga data:  da almeno la metà degli anni ottanta ed oggi hanno  conquistato una egemonia  politica e culturale incontrastata , con un capitalismo che ha   l'obbiettivo di distruggere i residui rapporti di forza tra capitale e lavoro  che in Italia , erano mutati a favore del lavoro,  soprattutto negli anni 70 . 
Da tempo  le forze sociali e quelle di una certa sinistra ,  non sono più   forze antagoniste e non sono più nemmeno riusciti attraverso la "concertazione"   a governare il compromesso tra capitale e lavoro ...
 Il sindacato ha   perfino abbandonato il ruolo fondamentale per cui è nato: quello della contrattazione dei salari, degli orari, delle condizioni di vita, delle professionalià…, delle tutele e sicurezze nei luoghi di lavoro, per diventare (salvo alcune eccezioni) un Ente di servizio,  che gestisce le ricadute negative sui lavoratori delle  scelte  padronali, in termini assistenziali . Mentre a livello politico, è stata fatta tramontare la civiltà del welfare con la distruzione dello stato sociale e dei diritti di chi lavora.
Credo che tutto ciò non sarebbe stato possibile se ci fosse stata una forte resistenza della classe operaia e delle sue organizzazioni sindacali e politiche. Purtroppo questa resistenza di fatto non c'è stata. I gruppi dirigenti soprattutto del sindacato hnno accettato il paradigma liberista con una classe lavorattice senza più riferimenti progettuali alternativi (anche in termini ideologici), mentre il capitale  dimostra di essere capace di agire proprio come soggetto collettivo  che vuole continuare a stravincere continuando a spostare risorse e ricchezza dal lavoro al capitale e trovando nei propri ranghi la politica di destra ma anche quella della sinistra moderata renziana e non renziana.



Terza considerazione : 
In questa realtà  oggi solo i datori di lavoro  governano i processi produttivi, stabilendo come si produce, cosa si produce, cone quale risorse con quale sostenibilità  ambientale ed i ruoli dei governi pubblici, sono funzionali alle loro scelte.

Ora non c'è dubbio che la realtà  sopra descritta  ha  spezzato   la resistenza operaia ed ha messo in profonda crisi la democrazia dove viviamo.  Non esiste più un sistema fatto di principi, valori, diritti, regole, procedure... che hanno fatto evolvere socialmente e civilmente la nostra società per molti anni dalla metà del secolo scorso. Tutti i pilastri dello stato democratico sono crollati, con uno stato che ha perso la sua sovranità ed è  in mano ad organismi trasnazionali privi di legittimazione democratica e con il crollo dei tradizionali meccanismi di rappresentanza . Quindi oggi la nostra  società  non può più definisrsi  democratica... e  di fatto ha già cancellato molti articoli della nostra costituzione a partire dall'art. 1  "La Repubblica fondata sul lavoro.
La società postdemocratica somiglia sempre più alla società predemocratica , con l'aggravante che la perdita di peso, l'indebolimento dei rapporti di forza delle classi subalterne ,  hanno anche provocato una perdita di compattezza e di identità culturale, con il trionfo dell'impolitica ed un atteggiamento di sfiducia generalizzato dei cittadini nei confronti del potere,delle caste, e con una grande melassa tra le masse popolari.


Quarta considerazione :
Guido Viale nel suo intervento sostiene che occorre promuovere tutta una serie di conflitti radicali contro i responsabili dello stato di cose esistenti, con la partecipazione alle decisioni di chi ne è stato escluso, ma la domanda che mi sorge spontanea è questa: chi elabora ed effettua le proposte di modifica dei processi, di riconversione produttiva? i Comitati nei territori dove sono collocate le fabbriche? Non c'è il rischio di creare un conflitto tra chi difende il lavoro nelle aziende e le popolazioni locali?
Sono molti i movimenti "postideologici" che conducano una azione di contestazione: ci sono quelli ambientalisti, quelli femministi, quelli pacifisti, quelli contro la globalizzazione, movimenti localizzati contrari alle infrastrutture che minacciano l'ambiente, che mettono in discussione l'ecosistema naturale  ecc... Sono movimenti  che  manifestano sfiducia verso i governanti , ma  non turbano gli equilibri del sistema  e (salvo i NO TAV) spesso non hanno nemmeno carica antagonistica.... e soprattutto non hanno nessuna pretesa di presa del potere o di controllo sulla macchina statale... Le battaglie dei movimenti pur importanti tendono ad ottenere riconoscimenti e risultati su precisi obbiettivi  limitati e definiti, finendo per sciogliersi una volta ottenuto, senza porsi il problema di andare a costruire "il desiderio dal basso" di modelli anticapitalistici e di   definire scenari politici e sociali di sistema globale alternativo.



 Credo che l'abbandono della prospettiva di "un grande progetto"  generale diverso  da quello capitalista , ha finito per ridimensionare anche i movimenti nei territori  e l'opposizione sociale ha quasi sempre finalità delimitate all'ottenimento di rivendicazioni mirate alle problematiche locali, senza mai mettere in discussione il sistema dominante.
Io Credo che anche se l'esito di una feroce ristrutturazionme capitalistica  ha restituito alle classi dominanti vasti livelli di egemonia, con la rimozione del conflitto sociale,  la classe continua ad esistere in quanto fa parte di una comunità che ha le stesse conseguenze economiche, sociali, culturali, che ha una identità di interessi contrastanti con quelli del capitale , che si trova sempre in condizione di dover vendere la propria forza lavoro cedendo il lavoro e a volte il proprio corpo per sopravvivere !
Per cui volenti o nolenti, occorre che siano i produttori, gli operai a contrattare le scelte produttive sostenibili con l'ambiente, certamente assieme anche ai movimenti presenti nel territorio, ma sempre  sostenuto dal conflitto necessario dentro la fabbrica, che resta il solo ad essere capace di fermare gli impianti con lo sciopero !
Per cui a mio parere diventa prioritario ricomporre la classe e ricostruire i rapporti di forza favorevoli nelle fabbriche prima ancora che i movimenti nei territori. Lo so è un'impresa difficile  quasi disperata... ma sarà ancora la classe operaia la protagonista del cambiamento ed anche del rovesciamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro !

Umberto Franchi
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RE: Cos'è la conversione ecologica, di Guido Viale. - Pino Romano - 14/10/2016, 19:11

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