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Carta di Genova - Perchè No - Versione stampabile

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Carta di Genova - Perchè No - Simone Lorenzoni - 26/07/2016

Cari amici, mi trovo in grande difficoltà ad affrontare un argomento del genere. Quando si entra in argomenti così personali, il rischio di urtare la sensibilità profonda di chi è credente è grande. Il punto è che io una carta di intenti, che peraltro condivido nella sua stesura dal primo all'ultimo punto, che riporta una presentazione in cui così frequenti sono i richiami alla misericordia ed alle gerarchie vaticane non la posso proprio firmare. Come molti di voi sanno penso delle religioni e del primato della fede sulla ragione tutto il male possibile. Non voglio entrare nelle mie motivazioni, anche perchè non voglio convincere nessuno, ma su una cosa vorrei che mi deste una risposta. Come si può definire "includente" un perorso che con quelle premesse taglia fuori tutti gli atei come me, e probabilmente anche tutti quelli che ritengono indispensabile la laicità nella battaglia politica? Se anche funzionasse con le masse, e non credo, lo farebbe solo facendo leva su un sentimento quanto mai pericoloso, il rinascente identitarismo nazionalista su base religiosa e confessionale, in contrapposizione all'offensiva dell'integralismo islamico. Sono tempi di grandi incertezze, personalmente sono disposto a non mettere l'accento sulla categoria "sinistra", ma solo per motivi di convenienza,visto che è abbastanza evidente che non paga più, non certo perchè penso che non esistano più cose di sinistra o di destra. Di una cosa però rimango convinto, e lo rimarrò sempre, non combatterò mai una battaglia, per quanto giusta e sacrosanta, in nome di un Dio e con una bandierina bianca e gialla in mano. Posso farlo accanto a, ma non in prima persona.


Per questo voterò NO all'issue

http://altraitalia.it/initiative/show/214.html
augurandomi di non essere il solo qui dentro a pensarla così.

Il mio No non è certo una bocciatura della carta (nella sua seconda parte) e, a questo proposito, vorrei rivolgere un appello a tutti quelli che erano a Genova perchè quell'invito, quella chiamata alle armi e a alla battaglia comune possa essere epurata dalla prima parte e da ogni richiamo alle religioni e alle gerarchie ecclesiastiche e riproposta in forma laica. In quel caso ovviamente sarei felice di approvarla, anche se ci fosse la firma del Papa sotto, magari non al primo posto.... ;-).

Un abbraccio
Simone

Qui sotto ripropongo il testo sottoposto all'approvazione, se a qualcuno fosse sfuggito.
CARTA DI GENOVA
19 luglio 2016
Convegno “Dal G8 di Genova alla Laudato si’: il Giubileo del debito?”
A 15 anni dal G8 di Genova e nell’anno del Giubileo della misericordia ci siamo dati appuntamento per condividere una delle questioni globali più urgenti: il progressivo indebitamento dei popoli dell’intero pianeta. Su questo tema abbiamo deciso di confrontarci con pensatori laici e credenti impegnati da anni su questo tema.
La responsabilità collettiva della misericordia, che è il dare opportunità di vita a tutti, richiede di giungere ad una denuncia pubblica delle indifferenze, delle riserve, e ad una pubblica, concorde assunzione di responsabilità al fine di snidare i privilegi e le ipocrisie, che contribuiscono a rendere sempre più ricche e prepotenti le classi dominanti e sempre più povere e vessate le parti sfruttate ed emarginate delle popolazioni.
Da diversi anni il debito è agitato, su scala internazionale, nazionale e locale, come emergenza allo scopo di far accettare come inevitabili le politiche liberiste di alienazione del patrimonio pubblico, mercificazione dei beni comuni, privatizzazione dei servizi pubblici, sottrazione di democrazia e di diritti. Di fatto, il debito rappresenta lo shock che serve “a far diventare politicamente inevitabile ciò che è socialmente inaccettabile”.
Anche in Europa, sta prevalendo l’ideologia della finanza e dei vincoli di bilancio che hanno creato debito, diseguaglianze, risvegliato egoismi, nazionalismi e spinte isolazionistiche che ampliano il solco di un’Europa senza anima, riportando indietro l’orologio della storia a periodi caratterizzati da drammatici conflitti.
Sotto i nostri occhi si consuma l’orrore di esclusioni e della pericolosissima costruzione di muri materiali e mentali, conseguenza di un malinteso senso del limite che colpisce bersagli umani invece di colpire le logiche che animano la finanza senza regole.
Sembra infatti prevalere un’economia estrattiva, che porta con sé privatizzazioni di beni comuni, distruzione, miseria, guerre, migrazioni epocali e irreversibili cambiamenti climatici che colpiscono aree del pianeta vulnerabili, creando un debito ecologico pagato soprattutto da paesi, non responsabili dei disastri ambientali ed esclusi dalla distribuzione della ricchezza, ma gravati da un debito pubblico, in gran parte illegittimo, che li rende schiavi, ancor di più, di un sistema economico che sfrutta il pianeta e l’umanità.
In questa direzione va anche l'analisi del “Pontificio Consiglio Giustizia e Pace” nel messaggio che il suo presidente, cardinal Peter K. A. Turkson, ha inviato ai partecipanti a questo Convegno “Dal G8 alla Laudato sì: il Giubileo del debito?“ e del quale questo breve stralcio è illuminante e politicamente rilevante: “Negli ultimi anni, in conseguenza alla crisi economica e finanziaria internazionale il problema del debito pubblico si è manifestato con vigore anche nelle economie dei paesi sviluppati e, in particolar modo, in Europa. Di fonte ad una crisi del debito divenuta sempre più globale, sarebbe opportuno – in questi ultimi mesi dell'anno giubilare della Misericordia – riflettere nuovamente sull'opportunità di ridurre, se non addirittura condonare il debito a quei paesi che schiacciati da questo fardello non riescono a porre le basi per lo sviluppo umano delle persone, soprattutto delle nuove generazioni. Papa Francesco ci ricorda nella Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, come “il richiamo all'osservanza della legge non possa ostacolare l'attenzione per le necessità che toccano la dignità delle persone”. Sempre nel messaggio viene sottolineato come anche il Centro Africano per lo Sviluppo e gli studi di strategia dichiari che “il debito demolisce le scuole, gli ospedali e le cliniche e i suoi effetti sono non meno devastanti di quelli di una guerra”.
L'ideologia del debito mette sotto scacco la democrazia, predeterminando le scelte politiche ed economiche tanto a livello nazionale quanto a livello locale, mettendo a rischio la stessa funzione pubblica e sociale degli enti di prossimità e minando il tessuto sociale delle comunità.
Agire contro l'ideologia e la materialità del debito costituisce di conseguenza un impegno prioritario che vogliamo collettivamente assumere.
Non è la prima volta che, in questi 15 anni, i movimenti sociali e ecclesiali si incontrano per mettere in comune analisi, riflessioni e azioni sociali per contrastare “l'economia che uccide” e “la tirannia invisibile” (Evangelii Gaudium 53, 56) dei mercati finanziari.
Assieme abbiamo promosso iniziative per il controllo democratico dei movimenti dei capitali finanziari; assieme abbiamo contrastato i trattati di libero scambio (dalla direttiva Bolkestein all'attuale TTIP – ipotesi di trattato di libero scambio tra USA e UE); assieme abbiamo promosso sensibilizzazione e mobilitazione in difesa dei beni comuni e per un nuovo modello di società e di democrazia.
Sempre assieme, oggi riteniamo di dover agire per promuovere ad ogni livello la liberazione dei popoli e delle comunità dal debito illegittimo ed odioso, attivando la partecipazione diretta delle persone.
Da tempo anche nel nostro Paese sono iniziati percorsi di indagini e revisioni contabili (audit) del debito in diversi territori e Comuni (Roma, Napoli, Parma, Livorno, etc.), smascherando la geografia dei poteri che dietro di esso si nasconde.
Proprio a partire da queste esperienze è stata avviata anche in Italia la nascita del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm), un percorso collettivo per valutare il tema dell’annullamento del debito quale punto nodale per un’economia ed una finanza più giuste.
E' sulla base di queste riflessioni e considerazioni condivise che
noi oggi riuniti a Genova dopo questa giornata di lavoro collettivo, approviamo la presente Carta d'intenti comuni, ed esprimiamo l’interesse ad impegnarci come singoli o organizzazioni proponendo a tutte le realtà interessate ed attive a livello locale, nazionale ed internazionali, la costruzione di un percorso che abbia i seguenti obiettivi:
a) promuovere un diverso modello sociale ed economico che metta al centro la piena dignità di ogni persona nel rispetto della vita del pianeta, nostra casa comune;
b) promuovere una campagna di sensibilizzazione sui temi del debito, della finanza e della ricchezza sociale, che sappia comunicare in forme semplici la complessità di questi temi;
c) avviare, in forma partecipativa e dal basso l’istituzione di una Commissione popolare d'indagine e di verità sul debito pubblico italiano, al fine di sapere se, e in quanta parte, tale debito è illegittimo.
Come emerso dalla discussione comune di questa giornata, pensiamo ad un percorso:
1. che parta anche da realtà locali e settoriali (sanità, istruzione, servizi essenziali, grandi opere ecc.), perché sui temi specifici e dal basso si avverte maggiormente la pressione dell'austerity e dei tagli, risultando anche uno spazio di maggiore coinvolgimento che può produrre un nuovo senso comune, creando alleanze con vari settori della società civile;
2. che sia accompagnato da un gruppo di facilitazione che elabori una prima proposta di lavoro, da sottoporre a tutte le realtà interessate, per un primo appuntamento nazionale, tenendo conto della data che verrà fissata per il referendum costituzionale;
3. che sia caratterizzato da un lavoro dal basso e popolare per rendere i contenuti accessibili, con una comunicazione efficace per evidenziare pubblicamente la relazione tra malessere sociale e debito, avvicinando il tema alla gente e creando consapevolezza sui nessi tra debito e declino del welfare;
4. che coinvolga in particolar modo i giovani e le figure competenti;
5. che abbia le caratteristiche di un movimento popolare aperto e inclusivo verso le differenze sociali, culturali, e religiose;
6. che definisca strategie efficaci con obiettivi di breve, medio e lungo periodo, con periodiche verifiche di fattibilità;
7. che interroghi e investa anche le istituzioni, senza farsi vincolare dal rapporto con le istituzioni medesime;
8. che si intrecci con altre campagne già avviate sulla finanza pubblica, a partire da quella per la socializzazione della Cassa Depositi e Prestiti;
9. che sia collegato alla difesa e all'attuazione dell’articolo 47 della Costituzione per incoraggiare e tutelare l’accesso al risparmio popolare e per disciplinare il credito;
10. che metta in rete le esperienze delle città ribelli al debito locale, in vista della riappropriazione, da parte del popolo, del diritto all'insolvenza dei debiti illegittimi.
Primi firmatari:
Bersani Marco
Bertorello Marco
Bortolon Matteo
Coin Francesca
Cosentino Pino
De Lellis Antonio
Delfino Francesca
Di Nicola Renato
Filoni Chiara
Gesualdi Francesco
Lazzarotto Anna
Lovera Vittorio
Lucchetti Deborah
Manti Antonio
Mucci Maria
Piccoli don Silvio
Quintavalla Cristina
Ricchiuti mons. Giovanni
Stumpo Marcella
Tassi Edoardo
Toussaint Eric
Valentinetti mons. Tommaso
Viale Guido
Zanotelli Alex
Per contatti e adesioni, fare riferimento ad:
Antonio De Lellis adelellis@clio.it
Antonio Manti mantanna@tin.it


RE: Carta di Genova - Perchè No - Pino Romano - 29/07/2016

Caro Simone, non comprendo le tue paure, tanto più quando dici di condividere il documento dalla prima all'ultima parola. 
Ho appena votato, su lqfb, "Accetto" in maniera abbastanza motivata: 
Approvo perchè fermamente convinto della validità di affermazioni come questa contenuta nella Carta di Genova: "Non è la prima volta che, in questi 15 anni, i movimenti sociali e ecclesiali si incontrano per mettere in comune analisi, riflessioni e azioni sociali per contrastare “l'economia che uccide” e “la tirannia invisibile” (Evangelii Gaudium 53, 56) dei mercati finanziari. Assieme abbiamo promosso iniziative per il controllo democratico dei movimenti dei capitali finanziari; assieme abbiamo contrastato i trattati di libero scambio (dalla direttiva Bolkestein all'attuale TTIP – ipotesi di trattato di libero scambio tra USA e UE); assieme abbiamo promosso sensibilizzazione e mobilitazione in difesa dei beni comuni e per un nuovo modello di società e di democrazia. Sempre assieme, oggi riteniamo di dover agire per promuovere ad ogni livello la liberazione dei popoli e delle comunità dal debito illegittimo ed odioso, attivando la partecipazione diretta delle persone.


E' vero, non è la prima volta. Spero anzi che continui e si rafforzi questo ritrovarsi "Assieme". Ritenzo anzi che PleP sia nata proprio per questo: perchè capaci di metterci accanto a chi lavora per i nostri stessi lavori ed insegue i nostri stessi obiettivi senza fermarsi a guardare (prima) che tipo di patente ha  il nostro vicino, compagno di strada. 
E, ti prego, non venirmi a dire che parlo così perchè sono un cattolico (poco praticante) convinto. Ma mai stato un clericale,nè quantomeno ho mai rinunciato alla mia libertà di analisi, su qualsiasi cosa, su qualsiasi argomento, su qualsisi posizione da dover assumere. Cattolico sì, ma uomo assolutamente libero e, perciò, privo di paure (ideologiche)
Un abbraccio
Pino
Approvo senza se e senza ma!


RE: Carta di Genova - Perchè No - Pino Romano - 29/07/2016

Gianluigi Ago, ha scritto così sulla discussione aperta sulla mailing list:
Da: "ago.gianluigi@libero.it" <ago.gianluigi@libero.it>

Data: 29/07/2016 9.49
A: <list@primalepersone.eu>
Ogg: [PlP] R: Re: [PlP] Carta di Genova - perchè NO

Si continua a non capire o mi auguro.. a non voler capire. Credo che chi non ritiene di firmare questa Carta non lo faccia perchè non è inclusivo ma per altri motivi.
Io per esempio sono d'accordo a lavorare con i partiti, con chiunque combatta le nostre stesse lotte, cristiani o meno (chi ha mai detto il contrario?). Diverso è allearsi con chi persegue degli obiettivi giusti ma con strategie diverse dalle nostre.

Esempio: certo che si può lavorare con i partiti su lotte comuni, trovarci in piazza con loro, perfino con dei grillini.... [Immagine: smiley-wink.gif] ecc. Diverso è seguire ad esempio la strada per il cambiamento dei partiti, strada che noi (credo....perché a questo punto ci capisco molto poco...e nulla è più sicuro...) riteniamo fallimentare.

Firmare una Carta che pone degli obiettivi giusti ma per realizzare  un "percorso" ideologico di non-laicità, di misericordia anzichè di giustizia, di giubilarità anzichè di legalità non credo sia fattibile. Qualcuno dice: "condivido tutti gli obiettivi". Anche la Lega e Forza Italia hanno come obiettivo la vittoria del NO al referendum costituzionale. Che facciamo? Firmiamo anche i loro documenti perchè ne condividiamo gli obiettivi? 

Credevo che l'inclusività si basasse anche su discriminanti e paletti valoriali (non ideologici) e non solo su obiettivi.

Giusto quindi lottare fianco a fianco con quanti hanno scritto questa carta (e questo dovrebbe essere chiaro, anche se qualcuno fa finta di non capire e dice che non si vuole lottare insieme a loro).

Giusto condividere il percorso con loro e con altri che perseguono gli stessi obiettivi.
SBAGLIATO APPORRE LA FIRMA COME ASSOCIAZIONE (come individuo ognuno fa quello che crede) a una Carta che prevede obiettivi giusti e condivisibili ma all'interno di una visione di parte, ideologica (addirittura teologica), clericale che non coincide con il nostro percorso e la nostra visione di come costruire il cambiamento. Si può stare con loro senza firmare (come associazione) i loro documenti.






Io gli ho risposto così:
Caro Gianluigi, stavolta non mi trovi d'accordo sulle tue afferma zioni.

Tu asserici di aver letto "una Carta che pone degli obiettivi giusti ma per realizzare  un "percorso" ideologico di non-laicità, di misericordia anzichè di giustizia, di giubilarità anzichè di legalità".


Non ho trovato nel testo della carta di genova, che stiamo valutando se sottoscrivere o no, niente di tutto questo!


Vi leggo invece questi propositi, che partono da una analisi di un recente passato:


 "Non è la prima volta che, in questi 15 anni, i movimenti     sociali e ecclesiali si incontrano per mettere in comune analisi, riflessioni e azioni sociali per contrastare “l'economia che uccide” e “la tirannia invisibile” (Evangelii Gaudium 53, 56) dei mercati finanziari.


 Assieme abbiamo promosso iniziative per il controllo democratico dei movimenti dei capitali finanziari; assieme


 abbiamo contrastato i trattati di libero scambio (dalla direttiva Bolkestein all'attuale TTIP – ipotesi di trattato di
 libero scambio tra USA e UE); assieme abbiamo promosso sensibilizzazione e mobilitazione in difesa dei beni comuni e
 per un nuovo modello di società e di democrazia.
 Sempre assieme, oggi riteniamo di dover agire per promuovere ad ogni livello la liberazione dei popoli e delle comunità dal  debito illegittimo ed odioso, attivando la partecipazione diretta delle persone.
 Da tempo anche nel nostro Paese sono iniziati percorsi di indagini e revisioni contabili (audit) del debito in diversi  territori e Comuni (Roma, Napoli, Parma, Livorno, etc.), smascherando la geografia dei poteri che dietro di esso si  nasconde.
 Proprio a partire da queste esperienze è stata avviata anche in Italia la nascita del Comitato per l’abolizione dei debiti  illegittimi (Cadtm), un percorso collettivo per valutare il tema dell’annullamento del debito quale punto nodale per  un’economia ed una finanza più giuste.
 E' sulla base di queste riflessioni e considerazioni condivise che noi oggi riuniti a Genova dopo questa giornata di lavoro  collettivo, approviamo la presente Carta d'intenti comuni, ed esprimiamo l’interesse ad impegnarci come singoli o  organizzazioni proponendo a tutte le realtà interessate ed attive a livello locale, nazionale ed internazionali, la  costruzione di un percorso che abbia i seguenti obiettivi: ..." (seguono l'elenoco di tre obiettivi ed un percorso assolutamente condivisibile!)



E no, caro Gianluigi, stavolta credo che tu abbia steccato





Un abbraccio


Pino Romano (Palermo)

P.S.: sposto la discussione sul forum aperta da Simone Lorenzoni. Mi sembra quello il luogo ideale dove confrontarci





RE: Carta di Genova - Perchè No - Simone Lorenzoni - 29/07/2016

Caro Pino, ti rispondo volentieri qui, anche se come sai la discussione è andata avanti sulla mailing list e probabilmente ripeto cose già dette. Io non ho detto che condivido il documento, ho detto che condivido la carta. Quel documento appunto contiene una prima parte che non è per me condivisibile, per motivi che ti pregherei, per rispetto verso le mie convinzioni e la mia formazione culturale, di non sottoporre a giudizio. Così come faccio io nei tuoi confronti quando dici che non trovi nulla di non condivisibile in quel documento nella sua interezza. E' ovvio che che sia così, proprio per la tua formazione, ed io non mi permetterei nemmeno per un momento di giudicare la tua adesione personale, così come quella di altri. Qui il punto è che quel documento nella sua interezza, non la carta, è stato sottoposto all'adesione dell'associazione. In quella sono presenti tante persone diverse, alcune delle quali sicuramente non condividono e si sentirebbero estranee ad una scelta di quel tipo e quindi all'associazione. La strada per fare diversmente ed accontentare tutti c'è, ed quella di approvare un nostro documento che dichiare di accettare i principi contenuti nella carta (la sostanza) e di impegnarsi nella battaglia comune , ma partendo da una posizione laica e npn confessionale. Questa posizione aperta aiuterebbe molto la battaglia nel suo insieme, che, così com'è stata proposta, si configura come una chiamata alle armi capace di coinvolgere solo quelli che la pensano come te. Andrebbe fatto in area "mozione ordinaria", per dare il tempo a tutti di contribuire alla sua costruzione,  e perchè il significato politico mi sembra che vada aldilà di una semplice "adesione ad un documento di altri".  Prima però dovremmo esprimerci negativamente sull'adesione attualmente in fase di votazione, perchè altrimenti non è che possiamo rimetterla in discussione il giorno dopo. Spero di averti instillato qualche dubbio, non certo sulle tue opinioni e il tuo sentimento religioso, quanto sull'utilità di far sì che quelle opinioni e quel sentimento vengano fatti propri dall'associazione. Nel ringraziarti comunque per l'aver votato, ti ricordo che fino a domani sera quel voto si può cambiare, se qulche dubbio ti fosse venuto :-)
Un abbraccio
Simone

Sulla questione forum vs mailing list penso che sia prioritario, rispetto alla valutazione della qualità dei due mezzi, riuscire a parlarsi e a dibattere. Avevo aperto la discussione contemporaneamente lì e qui, se si è sviluppata nell'altra stanza è perchè questa è stata la volontà di chi aveva qualcosa da dire. Proprio per questo motivo riporterò questa anche in ml


RE: Carta di Genova - Perchè No - Gian Luigi Ago - 29/07/2016

Pino, mi pareva di aver scritto che i contenuti e gli obiettivi sono condivisibili e che bisogna stare al loro fianco.

Quello che dico io è un'altra cosa, non parlo del documento ma di chi lo propone che ha una visione politica di stampo cristiano, quindi non-laico, tendente al perdono e all'amore tra oppressi e oppressori. O sbaglio?

E' questo che io contesto il "cappello" ideologico, anzi teologico in cui il documento inserisce "implicitamente" degli obiettivi giusti. Non sottoscriverei mai, ad esempio un documento di Forza Nuova, solo perchè nel testo non parla di fascismo, ma solo magari di dare le case sfitte a chi ne ha bisogno; un obiettivo giusto ma da loro inserito in una visione di costruzione e di cambiamento che va in un senso che non condivido.

Quel documento dice anch'esso cose giuste ma il loro percorso è diverso se non antitetico per certi versi al nostro.
Quindi SI' ad abbraccairte quegli obiettivi, NO a apporre la firma sotto un documento marcato chiaramente da una visione ideologica che oltretutto si basa su dogmi.

Concordo sulle proposte di Simone.



RE: Carta di Genova - Perchè No - Pino Romano - 29/07/2016

Che dire. Fate vobis. Ogni tentativo di aprirsi ad altri, per inseguire obiettivi e speranze condivise, viene sempre visto con la puzza sotto il naso. Tra noi ci stimiamo tutti ma con le dovute differenze e diffidenze.
Resta il mio voto per il SI' all'adesione alla Carta di Genova, in quanto ne condivido lo spirito e le finalità.
Sono contento nel vedere che l'ha sottoscritta anche il nostro Guido Viale