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Esuli in Patria-Documento programmatico - Versione stampabile

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Esuli in Patria-Documento programmatico - Ugo Sturlese - 27/12/2015

Nel 2009, regnando Berlusconi e non essendo ancora comparso l’astro di Renzi, avevo fondato a Cuneo con altri amici e compagni un’Associazione “Esuli in Patria” di gobettiana memoria, che si proponeva di fare appello (2011) alle residue risorse della società civile (erano i tempi dei Sindaci arancione)....Non era sicuramente un testo marxista (cultura a me più vicina anche se non unico riferimento), ma piuttosto poteva essere considerato un testo “costituzionale”, legato al Manifesto di Ventotene (Spinelli!!!) e alla cultura di “Giustizia e Libertà”. LO ripropongo perchè penso possa incuriosire e anche perchè da allora la sinistra non ha fatto molti passi avanti, anzi..... Le parole chiave sono EQUITA’, TUTELA DEL CLIMA, BENI COMUNI, COSTITUZIONE (mancava la parola chiave PACE,a anche se erano denunciate le guerre “imperialiste”). Il testo fondamentale e ispiratore era La natura dell’anima di Wilkinson e Picket, testo fondamentale ma poco conosciuto sul valore dell’uguaglianza.
Ugo Sturlese
NB Da questa associazione è nata una Lista Civica La Costituente dei Beni Comuni, che ha vinto le primarie di centro-sinistra e ha perso onorevolmente le eleioni amministrative nel 2012 (anche a causa delle ambiguità del PD), dopo aver messo molta paura ai poteri costituiti (Fondazioni Bancarie, Costruttori e ahimè parte della Curia)












Documento programmatico del Gruppo politico-culturale “Esuli in Patria”
 
Facendo seguito a numerose riunioni preliminari iniziate nell’Autunno del 2009, si è costituito a Cuneo nel Settembre del 2010 il Gruppo politico-culturale “Esuli in Patria”, che si propone di favorire l’aggregazione di cittadini, che intendano esercitare il diritto-dovere di cittadinanza attiva, e di promuovere la loro autonoma partecipazione, come persone responsabili e informate, alle attività politiche,sociali e culturali che investono il loro territorio nel contesto delle relazioni globali, che connotano la società contemporanea (nell’ottica dell’impegno Glo-cale).
“Esuli” perché gli associati rifiutano radicalmente, dal punto di vista etico e delle scelte politiche, il modello di società proposto dai gruppi di potere dominanti, ben esemplificato dal comportamento a-morale e anti-costituzionale e dalle azioni concrete su molte importanti tematiche (lavoro, scuola, ricerca,ambiente, bioetica, relazione di genere e rapporti tra le culture) del Governo Berlusconi, che stanno portando il Paese su una deriva inarrestabile.
“Esuli” perché gli associati non si riconoscono nemmeno in quella parte della società civile, che si rende corresponsabile, coi comportamenti e col sostegno elettorale (sia pure minoritario in termini assoluti, ma maggioritario grazie al “Porcellum” di Calderoli), dei processi degenerativi che investono il Paese.
“Esuli” infine perchè giudicano largamente inadeguata (anche se in prospettiva indispensabile) l’azione delle forze politiche di opposizione, incapaci di esprimere “pensieri lunghi” per il futuro del Paese e motivazioni che possano coinvolgere la ragione e l’anima dei cittadini (che infatti si astengono, in particolare a sinistra,  in misura sempre maggiore dal voto), ma in compenso molto attente alle pratiche di autoconservazione dei gruppi dirigenti.
“In Patria”, perché gli associati non si pongono in una dimensione di esilio permanente, di esclusiva alterità o di supponente superiorità, ma si impegnano per un cambiamento reale del Paese attraverso la disponibilità personale all’esercizio della cittadinanza a partire dalle realtà locali e collegandosi in rete con esperienze analoghe, che si stanno sviluppando, sia pure in maniera “sommersa”,  in molte Regioni italiane.
L’obiettivo è di dar vita ad un Gruppo, che sappia proiettarsi nel futuro e proporre in termini unitari, una nuova idea di “Progresso Autentico”, in grado di muovere le energie, le intelligenze e l’anima di questo vasto popolo di esuli, appartenenti a quest’area politico-culturale e anche ad altre correnti di pensiero interessate ad un progetto di rinascita del Paese, adottando una metodologia non violenta e rispettosa di tutte le opinioni che esprimano adesione e sostegno alla Carta Costituzionale e alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
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Siamo partiti dall’esigenza di dare una spiegazione non superficiale a due domande preliminari, che si pongono tutti i cittadini desiderosi di superare una condizione, che viene vissuta come degradante e non più tollerabile.
Perché il fallimento sostanziale e gli aspetti “scandalosi” e prossimi alle aree dell’illegalità del potere berlusconiano, evidenziati ancor più dalle aspre divisioni con Fini (che hanno portato alla fine del Partito della Libertà) e dalla subalternità alla Lega, non rendono attuale e credibile un’alternativa delle forze di progresso?
Ma al di là della particolare volgarità ed inefficacia del potere berlusconiano in Italia, perché più in generale in Europa la crisi economica generata dal capitalismo finanziario non dà luogo ad  alternative vincenti ed anche negli USA le innovazioni introdotte da un Presidente progressista incontrano così grandi difficoltà ed anche reazioni violente?
 
Certamente una spiegazione (anche di banale evidenza) risiede  nel dominio acquisito da parte di potenti interessi oligarchici sui mezzi di informazione e di comunicazione di massa, dalla sparizione degli editori puri e quindi, in larga misura, di giornalisti indipendenti ed oggettivi, venendo meno così una delle fondamentali garanzie proprie di un sistema democratico, ma certamente vi sono ragioni più profonde, che spiegano questa sorta di egemonia culturale conquistata dalla destra e dal pensiero “unico” liberista nel mondo sviluppato (B.Spinelli).
 
E’ opinione di molti analisti che dopo il “1989” e la caduta del muro di Berlino la classi dirigenti dei paesi sviluppati, in particolare dell’area anglosassone,  abbiano imposto come definitivamente vincente il modello centrato su una sorta di fondamentalismo liberistico in economia, tanto da teorizzare la fine della storia (Fukuyama) per mancanza di modelli sociali ed economici alternativi. Questa interpretazione interessata è stata presto smentita dal nascere di nuove aree di conflitto e si è rivelata illusoria e autolimitante, in particolare per l’Europa. Infatti adeguandosi a questa impostazione, i Paesi europei hanno rinunciato alla ricchezza della loro tradizione (F.Cassano, Homo Civicus), che era portatrice di entrambe le polarità, quella della libertà, comprensiva del liberismo economico, e quella della giustizia e della solidarietà, realizzata mediante diversificate forme di Welfare in molte nazioni europee e non identificabile semplicemente con il modello degli stati comunisti dell’Europa dell’Est. Allo stesso modo l’Europa ha rinunciato a portare nei rapporti internazionali quegli elementi di tolleranza e di confronto, che aveva maturato attraverso secolari e sofferte esperienze, mentre il fondamentalismo liberista del Nord-Ovest del mondo aveva bisogno della potenza delle armi per affermare ovunque il credo dei vincitori, “il pensiero unico” occidentale, dando nuovo vigore, in contrapposizione ad esso, ad altri ancor più mostruosi fondamentalismi a sfondo culturale e religioso in  una spirale di violenza fra gli Stati e di razzismo interno alle nazioni, dalla quale riesce difficile uscire. In particolare comportamenti xenofobi, alimentati strumentalmente da formazioni politiche di destra in tutta l’Europa, stanno acquisendo sempre maggiore spazio nelle opinioni pubbliche e nell’elettorato, costituendo una risposta deviata e pericolosa agli indubbi problemi che i fenomeni migratori di massa comportano (l’Europa come “Ridotta Bianca” sec. Giorgio Amendola).
Di qui occorre quindi ripartire: occorre rivisitare i caratteri fondanti dell’identità europea attorno al binomio libertà-uguaglianza e riformulare la natura dei rapporti fra gli Stati, affermando le ragioni dell’equità, del multiculturalismo, del rispetto reciproco e la natura dei rapporti interetnici, privilegiando gli strumenti del dialogo e dell’integrazione nel rispetto del patto di convivenza comune.
 
Una seconda evidente ragione, a livello strutturale, risiede nell’affermazione e nel pieno sviluppo della globalizzazione e con essa del capitalismo finanziario, che in qualche modo, secondo un’interpretazione marxiana, potrebbe essere considerato come forza propulsiva, ma anche come forma estrema del capitalismo (J. Attali), in quanto da un lato libera risorse nei Paesi emergenti, ma nel contempo pone le basi della propria decadenza e la necessità di un suo superamento (anche se in forme non ancora delineate), perché fondata sull’insostenibile iperconsumismo individualista, sulla finanziarizzazione dell’economia (entrambi all’origine della bolla speculativa, che ha determinato la crisi), sulla caduta delle regole democratiche, in particolare sull’aggressione ambientale. D’altro canto lo spostamento di parti della produzione industriale e dei servizi e quindi delle risorse disponibili dal Nord-Ovest del mondo al Sud-Est asiatico e all’America latina rende improponibile la riproduzione degli stessi meccanismi di produzione e di consumo precedenti la crisi.
In ogni caso per l’effetto combinato di tutti questi fattori, in parte ideologici, in parte strutturali, viene meno in Europa il compromesso socialdemocratico fra capitale e lavoro, che aveva garantito nel dopoguerra livelli di convivenza quantomeno dignitosi (“Il Giardino del welfare”, lo chiama Chiamparino, ne “La sfida”, sia pure ritenendolo oggi insostenibile e garante solo dei ceti tradizionalmente protetti dalla sinistra, tacciata in maniera discutibile di consevatorismo), e si manifestano sperequazioni intollerabili sul piano dei redditi, dell’accesso ai servizi, dei diritti individuali e collettivi (Reichlin, Il midollo del leone).
Accanto al conflitto capitale-lavoro, tipico del Novecento, ma non esaurito (come palesemente dimostrano i processi di delocalizzazione), si viene affermando un nuovo paradigma, centrato sull’impatto sul Territorio di imponenti Flussi di capitali, di merci, di uomini e generatore di effetti di disgregazione e di spaesamento nulle comunità locali, facili prede delle ideologie del “Rancore”, dove i penultimi vengono opposti agli ultimi della scala sociale (vedi Aldo Bonomi, Sotto la pelle dello Stato) in un tentativo, spesso riuscito, di mascheramento dei conflitti reali.
Su una scala globale i meccanismi incontrollati di finanziarizzazione e di sostegno acritico ad ogni forma di mercatizzazione mettono in pericolo la stessa sopravvivenza del Pianeta, obbedendo ad una logica di utilità immediata piuttosto che a convenienze e necessità di lungo periodo.
 
VI E’ OGGI  LA Necessità di una critica radicale dell’esistente e di rendere protagonisti classi sociali e ceti produttivi, marginalizzati dalla crisi, attorno a nuovi paradigmi, centrati sul binomio equità-AMBIENTE e quindi su nuovi modelli di produzione (in settori tecnologicamente innovativi: biotecnologie, tecnologie dell’informazione, scienze cognitive, green economy) e di consumo (improntato a valori di sobrietà e di arricchimento sociale e culturale). Vi è la necessità di riscoprire, come valore da affermare in una prospettiva non solo contingente (di “pensiero lungo” sec. B.Spinelli) e come strumento dell’agire nella società, la categoria giuridico-politica di “Bene Comune”, con preciso riferimento a tutti quei beni come l’acqua, il cibo, la salute, l’istruzione, da cui nessuno può essere escluso e che devono essere oggetto di una programmazione a tempi lunghi ed esclusi da ogni forma di speculazione.
Del resto i riferimenti non mancano anche a livello internazionale (fra gli altri recentemente la conferenza di Enrico Giovannini, ex dirigente OCSE, direttore ISTAT nel Convegno di Cortina): i concetti di Progresso autentico, di Benessere Interno Lordo, di economia verde, per non parlare della decrescita, occupano ormai i dibattiti fra gli esperti. La vera questione è come far entrare questi temi nell’immaginario collettivo (S: Latouche), in maniera che siano vissuti come occasione per sperimentare una vita più ricca di valori autentici, come costitutivi di un nuovo umanesimo (A. Reichlin), piuttosto che come una minaccia al proprio benessere.
 
Invece la risposta dell’Europa dei governi conservatori è di tutt’altro segno ed è rivolta verso un modello di soluzione individuale della crisi, che comporta una diminuzione delle forme di protezione sociale, dei diritti collettivi e individuali, e una sostanziale resistenza a politiche di protezione dell’ambiente in attesa di una ripresa che dovrebbe riportarci alle condizioni precedenti con un’accentuazione della produttività a costi sociali e ambientali crescenti..
La crisi è diventata occasione per stravolgere i rapporti fra i ceti/classi a vantaggio dei privilegiati, abbassando le condizioni di cittadinanza e non solo di reddito dei più deboli ……………….invece che divenire occasione per rivedere il modello di produzione e di consumo ed orientarlo verso un assetto, che non sia più centrato sulla crescita infinita.
 
Ciò è assolutamente possibile e auspicabile, perché è dimostrato (Wilkinson e Picket, La misura dell’anima) che, una volta raggiunto un certo livello di base di benessere materiale, l’ulteriore crescita economica, nel senso di reddito medio e possesso di merci di consumo, non aumenta il benessere, la soddisfazione o la salute di una nazione. Ciò perchè i problemi nelle società benestanti non sono dovuti ad un livello medio di ricchezza non ancora abbastanza elevato, ma alle disparità troppo pronunciate nella disponibilità dei beni materiali tra i diversi membri della società. La diseguaglianza presente all’interno della società rappresenta infatti una delle principali forze che spinge le persone ad un consumo sempre più parossistico ed insensato. Il consumo è motivato in larga misura dalla competizione/autodifesa dello status sociale, con conseguente aumento dei livelli di ansia per il timore di un declassamento, … “Con la diseguaglianza aumenta la competizione per lo status, che costringe a lottare più duramente per restare al passo”.Logicamente è vero anche il contrario: riducendo le disparità si riduce la necessità di apparire, di disporre dei segni esteriori e materiali che contraddistinguono lo status a cui si appartiene oppure a cui si aspira (automobili, merci, viaggi frequenti in Paesi esotici, ecc.). “Dobbiamo quindi creare società votate all’uguaglianza, in grado di soddisfare i nostri veri bisogni sociali”. Quello che importa al fine di raggiungere questo obiettivo è il risultato finale più che lo strumento utilizzato, che può consistere in un alto livello di perequazione dei redditi da lavoro o da pensione (come in Giappone), oppure un utilizzo adeguato di misure fiscali o ancora un alto livello di servizi forniti ai cittadini in condizioni di disagio, in particolare i giovani, i lavoratori che perdono il posto, i precari (in questo senso vanno alcune sollecitazioni di Chiamparino verso un nuovo Welfare, mentre non pare appropriato oggi considerare come eccessivamente garantiti i pensionati e gli operai della grande industria e per certi risvolti anche i dipendenti della PA, che hanno bisogno di  una più complessa riforma della Governance.e dei sistemi di valutazione).
Una serie di indicatori, che consente confronti fra Stati a diverso grado di disuguaglianza, suggerisce infatti con buona evidenza che le società con minori discrepanze sociali al loro interno abbiano significativamente meno problemi relativamente a questioni di grande rilevanza, quali: vita comunitaria e relazioni sociali tra le persone, salute mentale e consumo di droghe, salute fisica e speranza di vita, obesità, rendimento scolastico, gravidanze in adolescenza, violenza e sicurezza, crimini e incarcerazione. Ridurre il divario sociale risulta, inoltre, vantaggioso anche per chi gode di privilegi relativi all’interno della società.
Ugualmente, affinché le misure volte a contrastare il riscaldamento globale non siano percepite unicamente come un limite alle opportunità di soddisfazione materiale, devono essere abbinate a politiche egualitarie che ci conducano verso nuovi e più fondamentali modi di migliorare la qualità delle nostre vite”.
 
La lotta contro il riscaldamento globale e quella contro la disuguaglianza e per il benessere umano si potenziano, quindi, a vicenda e la probabilità di successo dipende molto dal grado di integrazione dei due ambiti.
 
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In Italia la società della disuguaglianza sta minando alle radici le basi costituzionali della nostra convivenza e della stessa unità nazionale e quindi le motivazioni per un impegno diffuso e coerente rivolto a realizzare una nuova rinascita del Paese. Gli atti dei Governi di centro- destra hanno portato ad una diffusa precarizzazione del lavoro, con conseguente diminuzione dei diritti fondamentali in fabbrica, ad una disoccupazione giovanile devastante (26%); a discriminazioni di sesso, nel senso del non riconoscimento dei diritti della persona  e della rappresentanza di genere, con manifestazioni particolarmente crudeli e diffuse di violenza sulle donne, di sfruttamento mercificato e di valorizzazione degli aspetti più esteriori dell’immagine femminile; ad una legislazione discriminatoria nei confronti dell’immigrazione, con particolare riguardo alla mancata tutela del diritto di asilo politico. Assistiamo ogni giorno di più all’impoverimento delle istituzioni scolastiche ed universitarie, ad una deprivazione della ricerca, ad una limitazione dell’informazione sempre più asservita agli interessi del “Principe”, ad una snaturamento del concetto di salute come diritto collettivo, al tentativo di privatizzare e svendere tutto ciò che è “bene comune”, a partire dall’acqua e dal territorio.
In generale si è messo in atto un disegno che, nell’impossibilità di aumentare ulteriormente il debito pubblico e volendo mantenere una fiscalità di classe (E.Scalfari, La Repubblica 5-9-2010) a vantaggio dei redditi maggiori e delle rendite, tende a scaricare sul sistema delle Autonomie Locali i costi crescenti di una pubblica amministrazione, dove imperano corruzione e accordi scellerati con le “cricche” di potere: gli impegni di spesa pubblica vengono sostituiti dalla svendita del territorio e dell’ambiente, magari sotto il velo nobilitante del federalismo regionale e dell’autonomia degli enti Locali. Al contrario è del tutto evidente che in Italia, se vogliamo mantenere e valorizzare beni e servizi, che costituiscono la sostanza dei diritti inalienabili della comunità, occorrono in maniera prioritaria misure di giustizia fiscale, rivolte al recupero delle enormi quote di evasione e ad un incremento del prelievo  sulle rendite finanziarie e patrimoniali.
 
Gli “Esuli in patria” si propongono di recuperare e valorizzare la categoria di “BENE COMUNE” e DI Aggregare attorno al semplice e comprensibile binomio “Equità-Difesa dell’ambiente” tutte le persone di buona volontà. che come soggetti liberi e consapevoli vogliano esercitare il loro diritto-dovere di cittadinanza.
 
Fondamento dell’azione e del progetto del “nuovo” Associazionismo e’ la Costituzione della repubblica italiana, che in particolare dall’art. 35 all’art. 47 (1) delinea il quadro dei rapporti che devono regolare il comportamento delle forze sociali ed economiche, la tutela del lavoro, gli ambiti di attivita’ della libera iniziativa. Il disegno dello stato che viene delineato e’ quello di uno Stato ad economia mista, pubblico-privata, ad interesse sociale prevalente, da qualcuno definita come economia sociale di mercato.
La crisi economica che stiamo ancora vivendo ripropone l’attualita’ di tale disegno e la riscoperta del ruolo dello stato e delle forme più moderne di gestione sociale partecipata, in particolare per quanto attiene i beni di pubblica utilità, che costituiscono diritti collettivi e  irrinunciabili dei cittadini, dall’acqua, ai beni culturali, al territorio, all’ambiente., alla salute. e proprio attorno ai diritti costituzionali deve esercitarsi la forma della cittadinanza attiva e quindi della partecipazione popolare alla costruzione dell’italia del futuro.
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L’Associazionismo che vogliamo promuovere non si pone in alternativa ai Partiti tradizionali, ma richiede un grado elevato di autonomia, se vuole avere la possibilità di disseminare nella società i fondamenti di un progetto politico-culturale innovatore e di largo respiro ed ottenere un effetto rigeneratore sugli stessi Partiti (difficilmente capaci di autoriformarsi dall’interno).
L’Associazionismo per affermarsi ha bisogno all’inizio di un “Nucleo duro” di persone, insensibili ai costi e alle conseguenze del proprio impegno e disposte ad adottare un “ un “agire razionale rispetto al valore delle proprie convinzioni piuttosto che allo scopo ed ai risultati immediati, che si possono raggiungere”. Si tratta dei cosiddetti (J.Elster) COOPERATORI NON CONDIZIONATI, che devono costituire, come è il caso del Gruppo costituente degli “Esuli in Patria”, la forza iniziale, che facilita l’adesione ad un numero auspicabilmente sempre maggiore di associati, per una sorta di effetto “Palla di neve”, che può ingrandirsi a valanga nella sua discesa lungo il difficile pendio dell’attività politica e culturale. Risulta fondamentale, come già detto, l’esercizio della “Cittadinanza attiva”, per vigilare sulla tutela dei beni comuni e per evitare la sopraffazione dell’interesse generale da parte dei poteri forti. “Il concetto di cittadinanza (F.Cassano), invenzione proficua dell’Occidente, è il più potente antidoto per sottrarsi alle due opposte derive, del totalitarismo (che rende i cittadini sudditi) e del mercato (che rende i cittadini clienti)”.
 
E’ intenzione del Gruppo, nel corso della sua attività, di collegarsi con altre esperienze nel territorio cittadino, provinciale, regionale (La città possibile, a Torino), e nazionale (ad es. la rete associativa della Lombardia) in maniera tale da confrontare le diverse esperienze ed arricchire il bagaglio di idee e di iniziative, che sarà possibile mettere in campo.
 
 
 
Gli “Esuli in Patria” nel Comune di Cuneo e nel suo comprensorio territoriale
 
Abbiamo ritenuto necessario, prima di scendere nel contesto locale, fissare alcune idee guida (quelle fin qui esposte), sulle quali abbiamo verificato l’esistenza di un consenso di fondo fra i partecipanti al nucleo costitutivo. La definizione in qualche modo di un’identità del Gruppo è stata ritenuta indispensabile per motivare l’impegno ideale degli associati ed anche per evitare che su ogni questione di politica locale si potessero innescare delle pregiudiziali di ordine generale, anche se ovviamente sui singoli problemi e sulle soluzioni da adottare potranno emergere diversi punti di vista. D’altro canto siamo ben consapevoli che le aggregazioni fra i cittadini si formano attorno alle problematiche delle comunità locali, come la tradizione del pensiero di sinistra ed anche altre  più recenti esperienze politiche insegnano: Si tratta di avere ben chiaro ciò che si intende per comunitarismo, fra i due poli di una inaccettabile concezione conservatrice, chiusa ed escludente (le Comunità del Rancore sec. A.Bonomi), ed un’altra solidaristica, inclusiva e nel contempo aperta al mondo esterno e alle problematiche del futuro (le Comunità che curano, sempre A.Bonomi).
 
“Pensare globalmente, agire localmente”, era il felice slogan della Lega per l’Ambiente, che in
qualche modo abbiamo ripercorso in questo documento.
 
Ciò significa da una parte riportare a livello locale i temi più nobili, che occupano il
dibattito nazionale e quindi la difesa dell’unità nazionale, la difesa della costituzione, l’affermazione della legalità spesso compromessa dagli intrecci fra politica e organizzazioni criminali, la laicità delle istituzioni (nel rispetto della ispirazione religiosa autentica), i diritti di genere, la dignità della condizione di immigrato, le questioni irrinunciabili di bioetica (in particolare il trattamento di fine vita), la “Buona Politica” e la forte riproposizione della questione morale, con riferimento anche alla politica locale.
 
Ma certamente l’obiettivo fondamentale  è quello di tradurre nelle politiche amministrative locali i temi generali del progresso autentico secondo il binomio virtuoso equità-ambiente e di disegnare alla luce di questi riferimenti una prospettiva per il futuro della città e del suo comprensorio. In questo ambito vi è un ampio terreno programmatico da sviluppare (e questo costituirà l’impegno maggiore del Gruppo nell’immediato futuro), a partire da alcuni argomenti, sui quali in parte ci siamo già confrontati: gestione dell’acqua, mobilità urbana e interurbana, uso del territorio, risparmio energetico, gestione dei rifiuti, ruolo della cultura e spazi di confronto interculturali.
 
1)                      TITOLO III° della COSTITUZIONE ITALIANA
      Art. 35 La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.,,,,,,
      Art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogno caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa……..
      Art. 37 La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore……..
      Art. 38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale……
      Art. 39 L’organizzazione sindacale è libera……I sindacati hanno personalità giuridica. Possono…….stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
      Art. 40 Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.
      Art. 41 L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere coordinata e indirizzata a fini sociali.
      Art. 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad Enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale……
      Art. 43 Ai fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad Enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
     Art. 44 Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata……
      Art. 45 La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione…..
      Art. 46………la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborarte, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, alla gestione delle aziende.
      Art. 47 La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio……..
 
 
AUTORI E DOCUMENTI CONSULTATI
Enrico Berlinguer Intervista a Repubblica La questione morale e l’austerità
Enzo Tiezzi Tempi storici, tempi biologici   
Pierpaolo Pasolini Opera omnia 
Serge Latouche  La decrescita felice, L’invenzione dell’economia   
Jacque Attali Breve storia del futuro, Sopravvivere alle crisi (2010)
Giorgio Ruffolo Il capitalismo ha i secoli contati
Ugo Mattei Il modello di Common Law 2004
Stiglitz  La globalizzazione e i suoi oppositori 2002, La globalizzazione che funziona 2006, etc.
IPCC 2° Rapporto
Vicente Navarro Determinanti sociali della salute
CIPES  Sito Profili e Piani di salute, Rete della salute
Edgar Morin LA METHODE
Alfredo Reichlin  Il midollo del leone 2010
 Marianella Sclavi Avventure urbane
SBILANCIAMOCI Rivista per il BIL (Benessere Interno Lordo)
La misura dell’anima, Wilkinson-Pickard 2010
Hans Kung Ciò che credo
Franco Cassano La ragionevole follia dei beni comuni
Scarpinato-Lodato, Il ritorno del Principe    
Chiamparino S., La sfida, 2010
Rifkin La civiltà dell’empatia 2010
Stiglitz Bancarotta. L’economia globale in caduta libera 2010
Commissione Rodotà Beni Pubblici ATTI (non reperibile, ne abbiamo una copia)
Aldo Bonomi, Sotto la pelle dello Ststo, 2010
Salvatore Settis,  Paesaggio, Costituzione, Cemento 2010
Luciano Gallino Finanzcapitalismo, 2011
Edgar Morin, La mia sinistra 2011
Luca Martinelli Le conseguenze del cemento 2011
Ugo Mattei I beni comuni 2011
Franco Cassano L’umiltà del Male 2011
Franco Rampini Alla mia sinistra 2011-12-27
Giacarlo Ferrero-DanielaBauduin L’economia sommersa e lo scandale dell’evasione fiscale 2011
Stefano Bartolini Manifesto per la felicità 2010 Donzelli
Daniela Ciaffi-Alfredo Mela Urbanistica partecipata Carocci Ed.
Loretta Napoleoni Il contagio Rizzoli