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  Fermiamo le trivelle in Adriatico! La Regione Veneto verso la richiesta di referendum
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 16/09/2015, 15:41 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Una delegazione della Rete veneta dei Comitati e della Associazioni per la difesa dell'Ambiente si è recata ieri in Consiglio regionale dove ha provveduto a consegnare ai giornalisti e ai molti consiglieri mostratisi sensibili alla tematica, il documento qui allegato in una versione leggermente modificata nella parte conclusiva dove, al posto della richiesta di incontro con la Regione, è stato inserito un appello ai movimenti a sostenere attivamente la campagna referendaria che andrà ad aprirsi grazie alla presa di posizione dei Consigli regionali.

Al questo link trovate il comunicato stampa dei consiglieri PD Andrea Zanoni e Graziano Azzalin i quali, con riferimento alle sollecitazioni messe in atto dalla nostra Rete, si dichiarano decisamente favorevoli all'indizione del referendum per fermare le trivellazioni in mare. Analoga posizione è stata espressa dal gruppo consiliare del M5S ma, viste le recenti dichiarazioni di Zaia, con ogni probabilità sarà l'intero consiglio ad esprimersi pro referendum.

Con l'occasione riportiamo i link alle due proposte di deliberazione amministrativa presentate dal Presidente del Consiglio regionale del Veneto per la formalizzazione della richiesta di referendum: una riguarda unicamente l'art. 35 del così detto "Decreto Sviluppo" e l'altra alcune norme dello "Sblocca Italia", del "Decreto Semplificazione e Sviluppo" e dello stesso "Decreto Sviluppo".
Rispetto alla seconda proposta, credo di aver rilevato un errore che segnalo ai consiglieri in cc al Dott. Enzo di Salvatore, incaricato dall'assemblea delle Regioni della stesura dei quesiti referendari: la legge di conversione del D.L. 22.06.2012 n° 83 del 07.08.2012 non è la n° 83 ma la n° 134. (Scusate il tecnicismo)

Come già detto, la Rete veneta dei comitati viglierà, in questi giorni cruciali, affinché l'impegno assunto dal Presidente del Consiglio regionale sia rispettato e lo stesso Consiglio deliberi entro i perentorio termine del 30 settembre p.v.
Siete tutti invitati a diffondere il documento allagato e a raccogliere adesioni da parte di tutti quei gruppi o singole persone che intendono impegnarsi realmente della campagna referendaria.
Da ultimo ricordiamo l'eventualità non remota che a primavera del 2016, oltre che su questo referendum, si sarà chiamati ad esprimersi sul referendum (speriamo non) confermativo delle controriforme costituzionali.

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  L'URGENZA DELLA RIVOLUZIONE
Inviato da: Piero Muo - 13/09/2015, 11:17 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

RIVOLUZIONE : questa aspirazione é stata per cento anni il fulcro assoluto del popolo di sinistra. Ma quotidianamente leggiamo le frasi seguenti : " ma dove sono finiti i comunisti? liquefatti? Come mai la sinistra si é cosi frantumata ?  
Molto probabilmente il popolo di sinistra stornato dall'aspirazione rivoluzionaria si é perso,diluito in una rassegnazione senza un ideale forte, vincente. Una rivoluzione si puó fare solo contro un nemico chiaramente identificato e odiabile : la monarchia per lo stato borghese in Francia nel 1789, l'impero e l'aristocrazia russa nel 1917,i padroni capitalisti per la classe operaia , il fasci/nazismo per la Resistenza. Una forte ideologia era il coagulatore dei rivoluzionari.
Oggi la percezione del nemico da abbattere é molto meno evidente tanto l'imbricazione dei poteri politici e finanziari che dominano il mondo  é complessa e sovente poco materializzabile per le masse. La democrazia ed il welfare pur con i loro limiti hanno finito per calmare i più ,diciamo che hanno finito per imborghesirne comportamenti ed aspirazioni. Ognuno  oggi aspira al "suo" benessere,alla sua proprietà, al suo loisir e l'aspirazione al bene comune stimola poco.  
La conseguenza naturale é che l'approccio storico e gli argomenti di sinistra raccolgono pochi consensi e di conseguenza pochi voti. Non considero ovviamente il PD un partito di sinistra , almeno alla luce della larga maggioranza delle sue scelte in uomini e leggi.
Eppure abbiamo sempre di più la convinzione che i problemi attuali del mondo siano tali da necessitare una rivoluzione esponenziale a confronto di quelle del passato .
-Disequilibrii ecologici, surriscaldamento,desertificazione,scarsità dell'acqua ,crisi alimentare, migrazione massiccia conseguente,accumulo della ricchezza in mano di pochi, povertà crescente, soffocamento della democrazia ,guerra permanente. Quali altri argomenti possono essere più odiabili?
Questi problemi gravissimi coinvolgono in verità molte persone ,istituzioni e movimenti ma sovente per ragioni ideologiche ognuno agisce per suo conto non creando così un impatto tale da rivoluzionare la situazione.
E se la vera rivoluzione fosse di abbassare bandiere e simboli per coagulare tutte le PERSONE al mondo che sentono la necessità indifferibile di rivoluzionare la situazione universale?
In questo caso potremmo facilmente stimare quanto sia grande la massa dei "rivoluzionari" su scala mondiale!
In questo caso ogni sforzo delle persone ,ma anche delle istituzioni composte di persone e dei movimenti composti da persone si assommerebbe agli altri sforzi in un crescendo possente.
In questo caso l'impatto si avrebbe ovunque : nel villaggio,nel paese,nel mondo.
In questo caso le differenze non avrebbero più importanza perché i problemi da rivoluzionari sono talmente enormi e comuni.
In questo caso atei o credenti,civili o religiosi, rossi,bianchi e verdi liberati da vessilli e pregiudizi avvanzerebbero insieme liberi,solidali,possenti verso la ricerca del bene iniversale : la VERA RIVOLUZIONE di cui necessità il mondo.

Piero

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  Facciamo il tifo per le persone: prima di tutto.
Inviato da: Davide Canu - 03/09/2015, 18:05 - Forum: Bacheca - Risposte (2)

Non entro in merito alla querelle Tsipras - Varufakis - Syrisa.

Leggo pagine di lunghissimi commenti sulla vicenda greca. Non ho il potere di processare nessun greco o giudicare per le scelte del loro futuro.
Spero però e  mi attivo per far si che,  prima le persone,  venga fuori dalla virtualità della rete e si concretizzi con le unioni di persone nei territori,  quartieri, regione in cui vivo.

Rendiamo più tangibili le nostre idee e proposte, proviamo a mettere al primo posto le persone,  anche prima delle discussioni sul network,  magari pian piano il nostro gruppo crescerà e forse anche i greci saranno più contenti di avere buoni alleati in Europa.

Scusatemi per la sinteticita', un saluto a tutti.

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  Adesione all'Appello per la costituzione di CNAC
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 02/09/2015, 16:21 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (7)

Adesione all'Appello per la costituzione di CNAC (Comitato Nazionale per l'Attuazione della Costituzione)

Sabato 29 agosto, ho partecipato a Bologna, come aderente a Prima le Persone, all'incontro organizzato da LCI (Lista Civica Italiana) ed altre associazioni per promuovere CNAC (Comitato Nazionale per l'Attuazione della Costituzione).
All'incontro hanno partecipato circa cinquanta persone in rappresentanza di vari gruppi politici, comitati ed associazioni. Al momento non è ancora stato prodotto il report "ufficiale" che non mancherò di inserire in questo tread non appena reso disponibile.
Il clima che si è respirato è stato rilassato, aperto e ricettivo anche se la strutturazione proposta dagli organizzatori ha denotato, a mio avviso, una certa inadeguatezza, almeno rispetto alla necessità di darsi un "piano di lavoro" comune per l'immediato futuro.
Dopo l'introduzione di Roberto Brambilla e il tradizionale giro di presentazione dei presenti, Claudio Mazzoccoli è passato ad una illustrazione, piuttosto didattica, di alcuni dei passaggi considerati salienti nella redazione della nostra Carta. Qui le slide di cui si è avvalso.
Roberto Brambilla ha quindi ripreso la parola proponendo di costituire sette commissioni o gruppi di lavoro su altrettante tematiche certamente rilevanti, allo scopo di produrre specifici documenti. Tale proposta, tutta nel solco di una prassi piuttosto trita e dai dubbi risulati, ha sollevato le obbiezioni di diversi partecipanti tra cui le mie. Il mettere in campo un considerevole sforzo finalizzato a "produrre documenti" il cui utilizzo non è stato ben chiarito mi è parso decisamente poco utile, a fronte invece della grave emergenza democratica che vive il paese la quale esige invece di costruire insieme e subito reali forme di resistenza all'azione liberista ed autoritaria di questo governo e, nel contempo, di lavorare ad un generale processo di ricomposizione del quadro politico oggi segnato da una gravissima e dannosa frammentazione.
Nonostante queste sollecitazioni a dedicare l'incontro a proposte concrete, che diano luogo ad iniziative pubbliche ben visibili, molti interventi sono apparsi fortemente autoreferenziali, sino a giungere a quelli di persone che hanno elaborato, in forma totalmente individuale, delle "proposte politiche" in settori molto specifici. Un vero guazzabuglio di intenti con dentro un po' di tutto!

Una delle obiezioni che ho sollevato, è che la stessa sigla proposta, CNAC, appare velleitaria, visto che per attuare la Costituzione è necessario innanzitutto avere il controllo delle istituzioni mentre oggi ci troviamo costretti a difenderla dall'attacco sferratogli dal partito delle larghe intese, portatore, in Italia, degli interessi del capitalismo finanziario globalizzato.
Nel precisare che il mio non è scetticismo ma necessario realismo, ho fatto presente che la rete da tessere a partire dai soggetti presenti all'incontro (possibilmente con un nome più coerente di CNAC) dovrebbe essere finalizzata alla costituzione di quel Soggetto politico nuovo, da più parti a da diverso tempo invocato, senza che la sua concretizzazione abbia ancora avuto un reale incipit. In relazione a quest'ultima, fondamentale esigenza, ho accennato al percorso seguito da PrimalePersone ed alle ragioni della sua uscita da Altra Europa; ma, fedele ai principi non identitari che ci animano, non ho indugiato su questa specifica identità collettiva, insistendo invece sul concetto di "Autorappresentanza politica del sociale" e sulla necessità di definitivo superamento del sistema della delega, ed accennato all'architettura dell'Assemblea permanete. Per semplificare ulteriormente il ragionamento politico, ho evidenziato come oggi occorra che tutti insiemi si lavori ad un progetto "che sia di tutti senza essere di nessuno", a qualcosa che trascenda le singole identità per dare voce ai bisogni dell'intero popolo.
Sulla mia "lunghezza d'onda" gli interventi dei rappresentante di ORA Costituente, del Partito umanista e di alcune altre persone presenti.

La mia proposta conclusiva è stata quella di "sperimentare insieme" il funzionamento del metodo decisionale che ci siamo dati in PleP, invitando i presenti ad iscriversi a liquid feedback per emendare, sistemare ed approvare, attraverso questo strumento, l'appello proposto.
Nello scambio di mail successive all'incontro, purtroppo, Claudio M., non avendo, a mio avviso, ben inteso quale sia la differenza tra una democrazia di Persone ed una federazione di sigle, ci sollecita ad aderire o meno il documento come PleP.
Personalmente, data la perfetta buona fede (e anche il forte impegno profuso) tanto di Claudio che di Roberto, non mi sembrerebbe giusto cassare il loro sforzo in quanto metodologicamente inadeguato, mentre ritengo giusto che si valutino i contenuti dell'appello, si propongano gli emendamenti che si ritengono necessari e si decida se aderire o meno.

Trovate l'appello per la costituzione di CNAC, suddiviso in due parti, ai seguenti link:


1^ Parte: https://drive.google.com/file/d/0B92URu9dPn_5WTBJTkFmMlVZekJoV1BzaTk3ODVLLWtFUlFv/view?usp=sharing

2^ Parte: https://drive.google.com/file/d/0B92URu9dPn_5dTllaWdyUkxnMWtaRklXZXZVYXp0YmJpZ2pN/view?usp=sharing

Siete tutt* invitat* ad esprimevi a riguardo sia in termini generali che in riferimento agli specifici contenuti. A quanto ho inteso, mentre la prima parte dovrebbe essere piuttosto "consolidata", suscettibile solo di modesti aggiustamenti, la seconda è più aperta alla libera elaborazione e a nuove proposte. Vi chiedo di farvi carico dell'esame del testo e della proposizione di modifiche in quanto, personalmente, non so se avrò il tempo e lo spirito per farlo.

Ho inserito una nuova tematica in Lqfb per decidere in merito alla richiesta di adesione. Non so se il decisionale si presti alla definizione di emendamenti al testo proposto o se sia suggeribile elaborarli qui nel forum. Lascio su questo la parola agli informatici.

P.S.: Qui trovate la registrazione dello streaming della prima parte. Il mio intervento è al minuto 1:24:39. Sono intervenuto anche nella seconda parte al minuto 49:30 e 1:26:55.

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  Nota sui recenti sviluppi politici in Grecia
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 28/08/2015, 14:14 - Forum: Bacheca - Risposte (4)

Questo documento è davvero utile alla comprensione del quadro politico greco, sempre in continua evoluzione.

Personalmente, concordo pienamente con le posizioni qui espresse che dimostrano sano realismo e, soprattutto, grande senso di responsabilità nei confronti del popolo greco ma anche di tutti gli altri popoli europei non più disposti a vivere sotto l'oppressione e il ricatto liberista!
Credo che, nel mese che ci separa dalle prossime elezioni, si debba fare tutto il possibile per sostenere Syriza e favorire una sua schiacciante vittoria alle urne, come è stato per il referendum di luglio.

Oltre al nostro appoggio e solidarietà, come lo stesso documento indica, la cosa più utile che possiamo fare qui in Italia e in tutta Europa è lavorare al "l'ampliamento socio-politico del fronte europeo contro l'austerity", affinché non sia più un solo e piccolo paese a lottare contro il moloch della finanza globale: Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, devono poter eleggere (prima che vengano definitivamente cancellati gli strumenti democratici) governi realmente democratici pronti a costituire un ampio fronte comune contro l'interessato rigorismo della Germania e dei suoi alleati ed avviare la ricostruzione, dalle fondamene, dell'Europa Unita dei Popoli.
Buona lettura.



Allegati
.pdf   NOTA SUI RECENTI SVILUPPI POLITICI IN GRECIA.pdf (Dimensione: 37,77 KB / Download: 147)
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  IMMIGRATI E FUTURO
Inviato da: Piero Muo - 24/08/2015, 16:55 - Forum: Bacheca - Risposte (3)

"La Lega nord di Matteo Salvini raddoppia i suoi elettori grazie alla battaglia sul tema immigrati, passando dall’8% al 16% e diventando così il partito gemello del Fronte National di Marine Le Pen. A rivelarlo è Nicola Piepoli, sondaggista e fondatore dell’Istituto Piepoli, secondo i cui dati il Pd sulla questione immigrazione non perde né guadagna voti, restando invariato al 34%. Mentre l’M5S si attesta sul 24-25% e Forza Italia sul 10-11%. Per Piepoli, “Matteo Salvini è una sorta di fotocopia di Marine Le Pen. In Francia il Fronte National ha lo stesso share e la stessa popolazione di riferimento della Lega nord”.

Piepoli, che cosa cambia nella politica italiana dopo il dibattito sempre più acceso sull’immigrazione?
Vorrei partire da un dato. Se si elimina il contributo dell’immigrazione, nel 2100 la popolazione italiana sarà intorno ai 35 milioni di abitanti, proprio come nel primo decennio del 1900, e nel 2200 sarà intorno agli 8 milioni. Un numero che non è sufficiente per reggere un sistema-Italia che si basa su circa 60 milioni di abitanti. E’ la stessa ragione per cui i nostri genitori e i nostri nonni decisero saggiamente di accettare i meridionali nel Nord."
----------

Questa intervista di PIEPOLI passata tra il 20 ed il 22 agosto su molti media italiani , non puó passare senza essere ponderata nelle sue informazioni proiettive e nelle loro conseguenze a breve termine.
Intanto le proiezioni al 2100 o al 2200 certo macroscopiche in se ,non possono essere sottovalutate e comunque la "fuga " dai paesi in via di di desertificazione verso i paesi temperati del Nord ( se temperati saranno ancora in seguito al riscaldamento climatico) sarà inarrestabile a lungo termine. Questa proiezione lunghissima che riguarda decine di milioni di migranti lascia indifferente i più perché é lontana e in ogni caso perché sarebbe ineluttabilmente epocale. Dopotutto gli italiani e gli europei in generale dimostrano ogni giorno di avere perso fiducia nel loro avvenire , non procreano più ,non hanno più grandi visioni ne grandi progetti di società,nonostante siano la regione più ricca del mondo.
Peró hanno tanta paura e allora l'accoglienza di qualche decine di migliaia di immigrati persecutati dalla guerra e dalla fame li terrorizza ed inorridisce. E Marine cresce e Salvini pure e preparano un disastro annunciato per il futuro dell'Europa.
É diventato il "problema " ,e non é possibile non sentirlo evocato in ogni contatto qui in provincia nel vecchio Piemonte. Gli argomenti evocati sono oramai stardardizzati :" non vogliono lavorare,loro hanno casa,cibo ,soldi ed assistenza e molti italiani niente, comunque non c'é lavoro per gli italiani come si fa a dar loro lavoro? ...".
Vox populi vox Dei? Noi affermiamo ogni giorno che la voce deve essere data alla gente, bene ,giusto! Ma poi se la "gente" parte di traverso per noi cosa concludere?
Purtroppo quasi nessuno vuole parlare di soluzioni concrete anche se difficili da realizzare,finanziare ed anche accettare per dare soluzione al dramma in corso. E così vince solo chi ci guazza ,speculando sul dramma.
Solo dicendo la verità,solo cercando soluzioni immediate,solo proiettando un futuro multietnico ,solo aprendo gli occhi sul fatto che un nero é un uomo come noi, che un mussulmano non é un terrorista ,che solo vivendo con loro ci sarà un futuro anche per noi ed i nostri rari successori,si potrà tornare a sperare e ad affrontare il futuro e tutti i problemi enormi che abbiamo, con successo.
Piero

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  Una manifestazione antimafia nella stessa piazza dei funerali
Inviato da: Vitalij Zadneprovskij - 22/08/2015, 18:00 - Forum: Bacheca - Risposte (2)

Salve a tutti,
scrivo per proporre una manifestazione antimafia da svolgersi nella stessa piazza nella quale si sono svolti i funerali del boss mafioso.
Che ne dite?

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  Il capitalismo dei robot
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 06/08/2015, 13:11 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Vi segnalo l'articolo di cui all'oggetto comparso su Internazionale n° 1095 del 27 marzo 2015. La scannerizzazione non è perfetta ma si riesce a leggete tutto.

Dalle prime pagine si direbbe una delle tante apologie della tecnologia e la lettura può suscitare una certa irritazione per la mancanza di considerazioni e deduzioni politiche che l'ansali spingerebbe a fare. Bisogna leggere tutto in quanto è nella parte conclusiva e ancor più nelle ultime righe che l'articolo rivela tutto il portato critico dell'autore.
Ciò che allarma è che a fronte della distopia robotica che l'artico prospetta, il dibattito politico suoi mass-media americani (ma anche europei) è praticamente inesistente.

Questo articolo stimola una riflessione a 360° sulle prospettive delle condizioni del Lavoro nel XXI secolo ed ancor più sul rapporto Capitale/Lavoro. Si prospettano due scenari opposti per il futuro della società e l'esito reale e tutto legato agli sviluppi politici dei prossimi anni.
Credo che come PrimalePersone dovremmo tentare di aprire un dibattito serio anche i Italia su questo tema fondamentale che connette gli sviluppi tecnologici con le loro ricadute sociali per il fondamentale e decisivo tramite della dimensione politica. Direi che è il conflitto attorno alla questione del Lavoro e del suo rapporto con il Capitale il grande assente nella politica americana ed europea. Senza la sua riapertura non ci si può attendere nessuna presa di coscienza dell'enormità ed ineludibilità del problema.
Se i media non parlano di questa fondamentale questione (e gli editori ne sono ben lieti!) è perché sul piano del conflitto sociale e politico tutto tace! Ma non dovrebbero essere i sindacati in prima linea su questi temi? Che dice Landini, tutto preso dalla sua solidaristica e difensiva Coalizione sociale? Capisce davvero qual'è la reale posta in gioco?! E l'intero mondo sindacale?!

Chiudo citando un grande "filosofo del lavoro" e un suo fondamentale saggio: Andrè Gorz - Metamorfosi del lavoro, più attuale ora di quando nell'ormai lontanissimo 1992 lo scrisse con ammirevole lungimiranza. Che lo abbiano letto Landini e i suoi colleghi?

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  Seminario di fine estate e prossima Assemblea nazionale.
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 05/08/2015, 13:03 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (6)

Ringrazio Luigi e chi sta collaborando con lui nell'organizzare il seminario di fine estate, così come ringrazio gli aderenti ad Altra Sardegna per il documento che ci sprona a riprendere, con più forza e determinazione, l'azione politica che ci siamo impegnati a svolgere nell'assemblea nazionale dello scorso marzo.


Nel condividere la necessità e lo scopo di questo seminario (che anticiperei a fine settembre per consentire lo svolgimento dell' "assemblea nazionale dei movimento per l'autorappresentanza" da tenersi a Roma entro il mese di ottobre) espongo subito alcune perplessità che la bozza di Luigi e l'appello di Altra Sardegna mi hanno suscitato.

1) Sulla categoria di "Sinistra", sono dell'opinione che questo termine sia stato a tal punto abusato, tanto dal PD quanto dai partitini neo-vetero-comunisti, da aver perso completamente la sua forza semantica. Come Gian Luigi Ago e lo stesso Iglesias, credo sia molto più importante fare una politica di sinistra piuttosto che dichiararsi di sinistra. Ritengo che l'accantonamento del termine sia dettato anche da un'altra esigenza oltre che dalla sua consunzione semantica, quella cioè di prendere atto che l'asse prioritario dell'attuale contrapposizione politica non sia più tra destra e sinistra ma tra democrazia ed autoritarismo; vale a dire che, trovandoci difronte ad una vera e propria emergenza democratica, diventa prioritaria la difesa della libertà dei diritti rispetto al perseguimento di una "società ideale".
In questa critica inserisco anche l'esigenza di un superamento del marxismo come unica giuda e fonte di ispirazione dell'azione politica. Sia chiaro che superamento non significa accantonamento o peggio abiura degli insostituibili e insuperati insegnamenti che ci vengono dalla lucidissima critica al Capitale svolta da Marx ed Engels, ma capacità di svincolarsi dalla traduzione ideologica che del loro pensiero ha fatto la lunga tradizione dei partiti e dei movimenti comunisti nel corso del '900. Se davvero puntiamo ad essere forza maggioritaria intenzionata a conseguire per via democratica la guida del paese, è necessario aprirsi ad altri filoni di pensiero purché autenticamente volti alla ricerca del "Bene comune", ad iniziare da quello ecologista, fatto proprio dall'attuale papa e, ci auguriamo, dalla Chiesa nel suo insieme. Per quanto io sia un anticlericale convinto, il realismo mi spinge a non sottovalutare l'enorme influenza politica che esercita tuttora la Chiesa cattolica nel nostro paese.

2) La questine identitaria, che Luigi richiama con una certa insistenza nella sua proposta quale elemento imprescindibile, è legata a filo doppio alle considerazioni che ho appena svolto. Per quanto sia indubbio che "darsi un'identità" significhi darsi delle certezze e stabilire dei confini, innescare dei sentimenti di appartenenza che possono dar forza e vigore all'attivismo ed alla partecipazione, ciò implica anche dividere e marcare le differenze, anziché valorizzare ciò che accomuna e che può portare alla condivisione non solo delle lotte ma anche del godimento del mondo. Se non riusciremo a smarcarci dal settarismo ideologico, fonte di scontri e lacerazioni, per abbracciare una più mite e ragionevole condivisione delle esigenze e degli auspici di cui la Moltitudine si fa espressione, rimarremo per sempre emarginati politicamente ed autoreferenziali su piano delle relazioni sociali. Ciò non significa affatto condanna alla vacuità e all'indeterminazione ma capacità di rispetto verso il pensiero altrui e quindi accettazione delle incomprimibili differenze che distinguono ogni persona da un'altra, anzi, comprensione del valore di ricchezza che proprio queste differenze rappresentano. Vorrei vivere in un mondo di eguali non di uguali! Credo sia questa l'autentica comprensione del fatto che Libertà e Giustizia possano e debbano davvero convivere nella società di domani.

3) L'ultima annotazione di merito che sollevo si riferisce al documento di Altra Sardegna e, nello specifico, al riferimento all'esigenza del carattere federativo che la forza politica alla quale stiamo lavorando dovrebbe avere, posizione che anche Luigi ha fortemente sostenuto all'assemblea nazionale di marzo. Avendo già scritto a riguardo, non intendo appesantire ulteriormente questa comunicazione ma ritengo necessario precisare alcuni aspetti che mi consentono anche di richiamare quanto ha espresso Athos in merito all'appello-proposta dei sardi e che io condivido. Nel premettere che sono stato un convinto assertore della natura federativa che una forza politica di carattere nazionale dovrebbe darsi, ho su questo cambiato opinione nel momento in cui abbiamo comunemente elaborato l'idea di "Assemblea permanete". Essa infatti, ed in particolare l'uso virtuoso degli strumenti informatici che richiede quale garanzia di orizzontalità, trasparenza, linearità procedurale del "metodo" che essa stessa configura, consente di bypassare la strutturazione piramidale che il modello federativo necessariamente implica. Per quanto democratica sia l'individuazione dei rappresentanti ai vari livelli (livelli che sono davvero molti se si intende partire alla dimensione del quartiere per giungere a quella nazionale), pur sempre di rappresentanti si tratta, ricadendo così nel modello-partito e nel sistema della delega di cui è prigioniere la politica oggi e che diciamo di voler superare.
Se davvero vogliamo attribuire il valore alle Persone che il nome che ci siamo dati implica, dovremmo capire che il concetto di "Assemblea permanete" corrisponde a quello di "Federazione di persone", dando così finalmente dimensione autenticamente umana alla Politica: una politica a portata di tutti ed alla quale tutti non solo possono ma devono contribuire.
Il riconoscimento politico del singolo individuo, del suo portato, del suo valore intrinseco, lungi dal condurre all'asserzione thatcheriana secondo cui "la Società non esiste", porta al riconoscimento che essa si compone di individui esattamente come anche il più bel libro si compone di singole parole: ciascuna ha la propria imprescindibile importanza nel comporre l'insieme.


Poste queste premesse di merito sulle quali spero avremo modo di confrontarci tanto nell'ambito del seminario proposto quanto nella prossima assemblea nazionale, vorrei formulare alcune considerazioni di carattere pratico-organizzativo.


Come noto, abbiamo intrapreso dei contatti con altri gruppi politici di carattere nazionale che condividono con PleP obbiettivi e metodo, nella prospettiva di unificare i rispettivi percorsi. Se davvero abbiamo l'ambizione di riunire un intero popolo sotto le insegne della sua Costituzione, l'unificazione di soggetti affini non può certo rappresentare un'impresa. Credo anzi che questo sia un test decisivo: se non sapremo superarlo non andremo oltre la nostra attuale insignificanza, insieme causa ed effetto dell'assurda e ormai intollerabile frammentazione del quadro politico.

Questo per dire che ritengo necessario proseguire il percorso felicemente intrapreso con Lista Civica Italiana, Progetto X e Cittadini Liberi e propongo di organizzare tutti insieme il seminario di fine estate e prepara così, in maniera allargata ed aperta, l'assemblea nazionale di ottobre. Essa infatti deve necessariamente essere un momento di incontro-confronto tra tutti quei movimenti e gruppi politici che in Italia guardano all'auto-rappresentanza politica della società come alla precondizione per superare l'attuale impasse democratica. Riconoscere che la crisi della democrazia è insita nel modello della rappresentanza su cui di basa la politica oggi, significa darci finalmente la possibilità di sbarazzarci della zavorra rappresentata da un ceto politico smaliziato e puramente parassitario che proprio sul sistema della rappresentanza, dal livello dei comuni a quello parlamentare, ha prosperato a tutto danno dei cittadini e dei loro bisogni. Significa anche impegnarci nella edificazione della democrazia di domani, nell'individuazione e nella sperimentazione dei suoi strumenti, nella riappropriazione del futuro che altrimenti ci sarà preclusa.


Mi scuso per la lunghezza e ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui. Spero che tra essi vi siano Leda, Roberto e Fernando, rispettivamente referenti per Progetto X, L.C.I. e Cittadini Liberi, ai quali chiedo di estendere il presente messaggio alle relative mailing-list. Chiedo a Luigi di fare lo stesso per i googlegroup liguri ai quali ha indirizzato la sua mail e che non posso raggiungere direttamente in quanto non iscritto.


Un caro saluto.


                    Vincenzo Pellegrino

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  Saggio "Il coraggio della disperazione" di Slavoj Žižek
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 03/08/2015, 14:40 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

http://www.primalepersone.eu/cms/forum/showthread.php?tid=297


Segnalo questo interessante articolo di Slavoj Žižek sulle "contraddizioni interne" dei sistemi democratici e sulle enormi difficoltà legate all'impresa di "andare oltre" il momento "facile" della rivolta per dare poi concretezza ad una reale alternativa al sistema "parlamentare-capitalista". Žižek ci fa capire in questo breve saggio la difficoltà dell'affrancamento ideologico da un pensiero dominante che tende a interpretare le vessazioni e le umiliazioni riservate ad un popolo che si ribella come le inevitabili conseguenze di "scelte sbagliate", decisioni autolesioniste che portano "fuori dal seminato". È questa la logica su cui riposa il ricatto imposto alla Grecia ed al quale Tsipras non ha potuto che cedere.

Personalmente considero la decisione del governo greco di firmare, obtorto collo ed in aperta contraddizione con l'esito del referendum, il durissimo memorandum imposto dalla UE, un atto di responsabilità nei confronti del popolo greco ed in particolare di quella sua parte che dall'uscita dall'euro e dall'immediato blocco della liquidità che ne sarebbe seguito vedeva minacciata la sua stessa sopravvivenza! Sulla vita delle persone non si scherza!

Questa battaglia, quella dei Popoli contro le oligarchie finanziarie ed il ceto politico ad esse asservito, deve essere assunta da tutto l'Occidente-Mondo (come bene ha indicato il movimento "Occupy Wall Street") ed in Europa deve attuarsi a partire dalla "rivoluzione democratica" dei paesi debitori, i così detti PIGS.
La Grecia ha già fatto moltissimo per questa battaglia, dapprima portando alla vittoria elettorale Syriza e poi rispondendo con un secco NO al referendum sulle politiche di austerity imposte dalla Troika. Questo ha aperto delle crepe non indifferenti in seno agli stessi "rappresentanti dei creditori", con il FMI che di fatto ha preso le distanze dalle richieste folli (oggettivamente controproducenti per lo stesso capitale finanziario) che la Germania e i suoi alleati del nord averebbero voluto invece imporre, anche al costo dell'estromissione della Grecia dall'euro.

Ora tocca a tutti gli altri popoli europei, ad iniziare da Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, "rialzare la testa", come hanno fatto i greci, ed eleggere, attraverso una grande campagna democratica ed antiliberista a respiro europeo, parlamenti e governi in grado di imprimere una reale svolta ad una costruzione europea trascinata alla deriva dalla corruzione con la quale la Finanza ha asservito a se la politica continentale e "la politica istituzionale" tout-court.
Ma perché ciò accada, e qui sta la difficoltà della sfida, è però necessario costruire nuovi modelli di democrazia nei quali la volontà dei popoli sia realmente sovrana, consentendo di superare il metodo delle rappresentanza basato sulla delega che ha ormai mostrato tutti i suoi gravissimi limiti, ad iniziare proprio dalla presa che ha su di esso il sistema corruttivo. È necessario iniziare a ragionare in termini di Auto-rappresentanza politica della società e dei suoi movimenti, individuando e sperimentando tutti gli strumenti, anche informatici, in grado di configurare nuove e coerenti prassi.

Credo che i principali limiti di questo articolo riguardino proprio la difficoltà del suo autore di connettere i problemi geopolitici derivanti dalla globalizzazione finanziaria ai limiti intrinseci al modello democratico basato sulla rappresentanza: ecco perché Žižek dice che "L’auto-organizzazione di base non può rimpiazzare lo Stato" e sollecita il governo greco a flirtare, sul piano internazionale, con Russia e Cina! Queste sono scorciatoie che non portano a niente e che riproducono proprio il modello della politica disumana che conosciamo oggi: quella degli Stati e degli apparati di potere. È a questo livello che Micro e Macro si connettono.

Oggi più che mai serve tutto il coraggio che la situazione disperata in cui ci troviamo dovrebbe, anche secondo Žižek, portar con sé.

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  Il capitalismo morirà per overdose
Inviato da: Ugo Sturlese - 01/08/2015, 17:41 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Da MICROMEGA: fondamentale saggio di Wolfgang Streek
 
Conclusioni: il capitalismo in quanto ordinamento sociale, tenuto insieme da una promessa di illimitato progresso collettivo, versa oggi in condizioni estremamente critiche. La crescita sta cedendo il posto alla stagnazione secolare, quel pò di progresso economico che rimane è sempre meno condiviso e la fiducia nell’economia monetaria capitalista fa leva su una montagna sempre più alta di promesse che sono sempre più a rischio di non essere mantenute. Dagli anni Settanta in poi il centro capitalista ha dovuto affrontare tre crisi consecutive: dell’inflazione, del debito pubblico, del debito privato. Oggi nel corso di una turbolenta fase di transizione, la sua salvezza dipende dall’offerta illimitata di liquidità artificiale da parte delle Banche Centrali. Il matrimonio che capitalismo e democrazia hanno contratto dopo il 1045 sta gradualmente andando in pezzi. Nelle tre aree di frontiera della mercificazione-lavoro, natura e moneta- sono crollate le istituzioni regolatrici che limitavano l’avanzata capitalistica per il bene del capitalismo stesso r, dopo la vittoria di quest’ultimo dui suoi nemici, non si profila all’orizzonte nessun soggetto politico capace di ricostruirle. Il sistema capitalistico è afflitto da almeno cinque malattie, che vanno aggravandosi e per le quali non ci sono cure: crescita in calo, redistribuzione oligarchica delle risorse, drastico sottofinanziamento del settore pubblico, corruzione e anarchia internazionale. Quello che ci attende, stando alla storia recente del capitalismo, è un lungo e tormentato periodo di decadenza complessiva, fatto di attriti sempre più intensi, di debolezza e di incertezza e di un costante susseguirsi di “incidenti normali”, non necessariamente di portata analoga a quello del crollo globale degli anni trenta ma forse sì.


Ugo Sturlese

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  Il coraggio della disperazione di Slavov Zizeg
Inviato da: Ugo Sturlese - 31/07/2015, 11:01 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

l coraggio della disperazione – di Slavoj Žižek

Alla Grecia non viene chiesto di ingoiare molte pillole amare in cambio di un piano realistico di ripresa economica, ai greci viene chiesto di soffrire affinché altri, nell’Unione Europea, possano continuare indisturbati a sognare i propri sogni.
* * * * *
Il filosofo italiano Giorgio Agamben ha detto in un’intervista che “il pensiero è il coraggio della disperazione” — un’intuizione pertinente in modo particolare al nostro momento storico, quando di solito anche la diagnosi più pessimista tende a finire con un cenno ottimista a qualche versione della proverbiale luce alla fine del tunnel. Il vero coraggio non sta nell’immaginare un’alternativa, ma nell’accettare le conseguenze del fatto che un’alternativa chiaramente discernibile non c’è: il sogno di un’alternativa indica codardia teorica, funziona come un feticcio, che ci evita di pensare fino in fondo l’impasse delle nostre situazioni di difficoltà. In breve, il vero coraggio consiste nell’ammettere che la luce alla fine del tunnel è molto probabilmente il faro di un altro treno che ci si avvicina dalla direzione opposta. Del bisogno di un tale coraggio non c’è migliore esempio della Grecia, oggi.
La doppia inversione a U imboccata dalla crisi greca nel luglio 2015 non può che apparire come un passo, non solo dalla tragedia alla farsa, ma, come ha notato Stathis Kouvelakis sulla rivista Jacobin, da una tragedia piena di ribaltamenti comici direttamente a un teatro dell’assurdo — c’è forse un altro modo di caratterizzare questo straordinario ribaltamento di un estremo nel suo opposto, che potrebbe abbacinare perfino il più speculativo tra i filosofi hegeliani? Stanca dei negoziati senza fine con i dirigenti UE, in cui si susseguiva un’umiliazione dopo l’altra, Syriza ha indetto un referendum per domenica 5 luglio, chiedendo al popolo greco di sostenere o rifiutare la proposta UE di nuove misure di austerità. Sebbene lo stesso governo avesse affermato chiaramente che sosteneva il No, il risultato è stata una sorpresa: una schiacciante maggioranza di più del 61 % ha votato No al ricatto europeo. Hanno cominciato a circolare voci secondo cui il risultato — di vittoria per il governo — sarebbe stata una cattiva sorpresa per lo stesso Alexis Tsipras, che segretamente sperava che il governo perdesse, così che una sconfitta gli avrebbe permesso di salvare la faccia nell’arrendersi alle richieste UE (“rispettiamo la voce degli elettori”). Comunque sia, letteralmente il mattino dopo, Tsipras ha annunciato che la Grecia era pronta a riprendere i negoziati, e, giorni dopo, la Grecia ha accettato una proposta UE che era sostanzialmente la stessa che gli elettori avevano respinto (anche più dura in alcuni dettagli) — in breve, ha agito come se il governo avesse perso, e non vinto, al referendum. Come ha scritto Kouvelakis:
“Com’è possibile che un devastante No alle politiche di austerità del memorandum sia interpretato come un semaforo verde per un nuovo memorandum? […] il senso dell’assurdo non deriva solo da questo inaspettato ribaltamento. Risalta soprattutto il fatto che tutto ciò si svolge davanti ai nostri occhi come niente fosse accaduto, come se il referendum fosse stato qualcosa come un’allucinazione collettiva che si interrompe improvvisamente, lasciandoci liberi di continuare quello che stavamo facendo prima. Ma dato che non siamo diventati tutti dei mangiatori di loto, facciamo almeno un breve riassunto di quel che è accaduto in questi ultimi giorni. […] Fin da lunedì mattina, prima ancora che i festeggiamenti per la vittoria terminassero di spegnersi nelle piazze del paese, è cominciato il teatro dell’assurdo. […]
Il pubblico, ancora annebbiato dalla gioia di domenica, assisteva mentre i rappresentanti del 62 % di sottomettevano al 38 % all’indomani di una sonante vittoria per la democrazia e la sovranità popolare. […] Ma il referendum si è tenuto. Non è stata un’allucinazione da cui ora ciascuno è riemerso. Al contrario, l’allucinazione è il tentativo di degradarlo a un temporaneo ‘sfiatare il vapore per abbassare la tensione’, prima di riprendere la discesa verso un terzo memorandum.”
E le cose hanno continuato a procedere in questa direzione. La sera del 10 luglio il parlamento greco ha conferito ad Alexis Tsipras l’autorità di negoziare un nuovo salvataggio per 250 voti contro 32, ma 15 parlamentari della maggioranza non hanno sostenuto il piano, il che significa che ha ottenuto più sostegno dai partiti dell’opposizione che dal proprio. Giorni dopo, la segreteria politica di Syriza, dominata dalla sinistra del partito, ha stabilito che le ultime proposte UE sono “assurde” ed “eccedono i limiti di sopportazione della società greca” — estremismo di sinistra?
Ma lo stesso FMI (in questo caso una voce di capitalismo minimamente razionale) ha detto esattamente la stessa cosa: uno studio del FMI, pubblicato il giorno prima, mostra che la Grecia ha bisogno di un alleggerimento del debito molto maggiore di quanto i governi europei abbiano voluto prendere in considerazione finora — i paesi europei dovrebbero concedere alla Grecia una moratoria di 30 anni prima di cominciare a pagare tutti i suoi debiti europei, inclusi nuovi prestiti, e di una sostanziale estensione temporale del periodo di pagamento…
Non meraviglia che lo stesso Tsipras abbia espresso pubblicamente i suoi dubbi riguardo al piano di salvataggio: “Non crediamo nelle misure che ci sono state imposte”, ha detto in un’intervista alla TV, mettendo in chiaro che le sostiene per pura disperazione, per evitare un collasso totale economico e finanziario. Gli eurocrati usano queste confessioni con una perfidia da togliere il fiato: ora che il governo greco ha accettato le loro dure condizioni, mettono in dubbio la sincerità e la serietà del suo impegno. Come può Tsipras lottare davvero per attuare un programma in cui non crede?
Come può il governo greco essere realmente impegnato in un accordo che si oppone all’esito del referendum?
Comunque, prese di posizione come quella del FMI mostrano che il vero problema risiede altrove: crede davvero l’UE nel proprio piano di salvataggio? Crede davvero che le misure brutalmente imposte metteranno in moto la crescita economica e quindi permetteranno il pagamento dei debiti? O, invece, la motivazione ultima della brutale pressione estorsiva sulla Grecia non è puramente economica (dato che, in termini economici, è palesemente irrazionale), ma politico-ideologica — ovvero, come ha detto Paul Krugman sul New York Times, “la sostanziale resa non è sufficiente per la Germania, che vuole un cambiamento di regime e l’umiliazione totale — c’è una fazione importante che vuole solo buttar fuori la Grecia, e per la quale sarebbe più o meno benvenuto uno stato fallito, a far da monito per gli altri”.
Si deve sempre tener presente quale tipo di orrore Syriza rappresenti per l’establishment europeo — un conservatore polacco, membro del parlamento europeo, si è perfino appellato direttamente all’esercito greco, invocando un colpo di stato per salvare il paese.
Perché questo orrore? Ai greci viene ora chiesto di pagare un alto prezzo, ma non per una realistica prospettiva di crescita. Il prezzo che viene chiesto loro di pagare è finalizzato a continuare la fantasticheria “estendi e fingi” [extend and pretend]. Viene chiesto loro di incrementare ulteriormente la loro attuale sofferenza al fine di sostenere il sogno di qualcun altro — degli eurocrati. Gilles Deleuze disse, decadi fa: “si vous etez pris dans le reve de l’autre, vous etez foutus” (“Se siete catturati nel sogno di un altro, siete fottuti”), e questa è la situazione in cui si trova ora la Grecia. Ai greci non viene chiesto di ingoiare molte pillole amare per un piano realistico di ripresa economica, viene chiesto loro di soffrire affinché altri possano continuare indisturbati a sognare il proprio sogno.
Chi ha bisogno ora di risvegliarsi non è la Grecia, ma l’Europa. Chiunque non sia perso in questo sogno sa cosa ci attende se il piano di salvataggio verrà messo in atto: altri 90 miliardi circa saranno gettati nel cestino greco, incrementando il debito greco a circa 400 miliardi di euro (e la maggior parte di quei miliardi tornerà velocemente in Europa Occidentale — il vero salvataggio è il salvataggio delle banche tedesche e francesi, non della Grecia), e ci possiamo aspettare che la stessa crisi esploda di nuovo tra un paio d’anni.
Ma è davvero fallimentare un tale risultato? A un livello immediato, se si confronta il piano con le sue conseguenze effettive, evidentemente sì. A un livello più profondo, però, non si può evitare il sospetto che il vero obiettivo non sia quello di dare una possibilità alla Grecia, ma di trasformarla in un semi-stato economicamente colonizzato, mantenuto in condizioni permanenti di povertà e dipendenza come avvertimento per gli altri. Ma a un livello ancora più profondo, troviamo di nuovo un fallimento — non della Grecia, ma dell’Europa stessa, dell’anima emancipatrice dell’eredità europea.
Il No al referendum è stato indubbiamente un grande atto etico-politico: contro una ben coordinata propaganda nemica che ha diffuso paure e bugie, senza una chiara prospettiva di quello che sarebbe accaduto dopo, contro tutte le probabilità “realistiche”, il popolo greco ha eroicamente rifiutato la pressione brutale dell’UE. Il No greco è stato un autentico gesto di libertà e di autonomia, ma certo la grande questione è cosa accade il giorno dopo, quando dobbiamo ritornare dalla negazione estatica agli sporchi affari quotidiani — e qui un’altra unità è emersa, l’unità delle forze “pragmatiche” (Syriza e i grandi partiti di opposizione) contro la sinistra di Syriza e Alba Dorata. Ma questo implica che la lunga lotta di Syriza è stata vana e che il No al referendum è stato solo un gesto sentimentale vuoto, destinato a rendere più dura la capitolazione?
Ciò che è realmente catastrofico, della crisi greca, è che nel momento in cui la scelta si è presentata come la scelta tra la “Grexit” e la capitolazione nei confronti di Bruxelles, la battaglia era ormai persa. Entrambi i termini di questa scelta si collocano all’interno della visione eurocratica predominante (ricordiamoci che anche i più duri sostenitori tedeschi della linea anti-greca, come Wolfgang Schäuble, preferiscono la Grexit!). Il governo di Syriza non stava lottando solo per ottenere un maggiore alleggerimento del debito e una maggiore quantità di denaro fresco all’interno delle stesse sostanziali coordinate, ma per il risveglio dell’Europa dal suo sonno dogmatico.
In questo consiste l’autentica grandezza di Syriza: finché l’icona dell’agitazione popolare erano le proteste di piazza Syntagma (“Costituzione”), Syriza si è impegnata nello sforzo erculeo di attuare lo spostamento da sintagma a paradigma: nel lungo e paziente lavoro di tradurre l’energia della ribellione in misure concrete che avrebbero cambiato la vita quotidiana delle persone. Dobbiamo essere molto precisi su questo: il No del referendum greco non era un No alla “austerità” nel senso di sacrifici necessari e duro lavoro, ma un No al sogno UE di continuare semplicemente con il business as usual.
L’ex-ministro delle finanze del paese, Yanis Varoufakis, ha messo ripetutamente in chiaro questo punto: non un altro prestito, ma un traino sostanziale, necessario per dare all’economia greca una possibilità di riprendersi. Il primo passo in questa direzione dovrebbe essere un aumento della trasparenza democratica dei nostri meccanismi di potere. I nostri apparati di stato democraticamente eletti sono sempre più duplicati [di fatto sostituiti] da una spessa rete di “accordi” e di organismi “esperti” non eletti che detengono il reale potere economico (e militare). Ecco il racconto da parte di Varoufakis di un momento straordinario nelle sue trattative con il negoziatore UE Jeroen Dijsselbloem:
“C’è stato un momento in cui il Presidente dell’Eurogruppo ha deciso di agire contro di noi e di fatto chiuderci fuori, e ha fatto sapere che la Grecia era essenzialmente sul punto di uscire dall’Eurozona. […] Esiste una prassi per cui i comunicati devono essere unanimi, e il Presidente non può semplicemente indire una riunione dell’Eurozona escludendo uno stato membro. E lui ha detto: ‘Oh, sono certo che posso farlo’. Quindi io ho richiesto un parere legale. Questo ha creato una certa agitazione.
Per circa 5-10 minuti la riunione si è interrotta, impiegati e funzionari parlavano l’uno con l’altro e ai loro telefoni; infine un funzionario, un esperto legale, si è rivolto a me è mi ha detto le seguenti parole: ‘Beh, l’Eurogruppo non esiste per legge, non c’è un trattato che ha istituito questo gruppo’. Quindi la situazione è quella di un gruppo inesistente che ha il più grande potere nel determinare le vite degli europei. Non deve render conto a nessuno, dato che non esiste per legge; non si tengono verbali; e [quel che viene detto] è confidenziale. Quindi mai nessun cittadino può arrivare a sapere quel che viene detto all’interno… Ci sono decisioni quasi di vita e di morte, e nessun membro deve render conto a nessuno”.
Suona familiare? Sì, a chiunque conosca come funziona oggi il potere cinese, da quando Deng Xiaoping ha messo in atto un sistema duale unico: l’apparato dello Stato e il sistema legale sono duplicati [di fatto sostituiti] da istituzioni del Partito che sono letteralmente illegali — ovvero, come ha detto sinteticamente He Weifang, un professore di legge di Pechino: “Come organizzazione, il Partito si trova all’esterno e sopra la legge. Dovrebbe avere un’identità legale, in altre parole: una personalità giuridica
che sia possibile citare in giudizio, ma non è nemmeno registrato come organizzazione. Il Partito esiste completamente al di fuori del sistema legale” (Richard McGregor, “The Party”, London: Allen Lane 2010, p. 22). È come se, nelle parole di McGregor, la violenza fondatrice dello Stato rimanga presente, incarnata in un’organizzazione che ha uno status legale non definito:
 
“Sembrerebbe difficile nascondere un’organizzazione così grande come il Partito Comunista Cinese, ma questo coltiva con gran cura il suo ruolo dietro le quinte. Il personale di controllo dei dipartimenti del grande partito e i media mantengono volutamente un basso profilo pubblico. I comitati del partito (noti come ‘piccoli gruppi guida’) che indirizzano e dettano le politiche ai ministeri, che a loro volta hanno il compito di eseguirle, lavorano non visti, dietro le quinte. Nei media controllati dallo Stato si fa raramente riferimento alla composizione di tutti questi comitati e in molti casi perfino alla loro esistenza, men che meno alla discussione su come arrivano alle decisioni”.
Non ci si meraviglia che a Varoufakis sia capitata la stessa cosa che a quel dissidente cinese, il quale, qualche anno fa, portò in tribunale il Partito Comunista Cinese, accusandolo di essere colpevole del massacro di Tienanmen. Dopo qualche mese, egli ottenne una risposta dal ministero della giustizia: non potevano dar corso al procedimento della sua accusa dato che non esiste alcuna organizzazione denominata “Partito Comunista Cinese” ufficialmente registrata in Cina.
Ed è cruciale notare come come la facciata di questa non-trasparenza del potere sia quella di un falso umanitarismo: dopo la sconfitta greca arriva, evidentemente, il tempo delle preoccupazioni umanitarie. Jean-Claude Juncker ha immediatamente affermato in un’intervista che era molto felice dell’accordo di salvataggio perché avrebbe immediatamente alleviato la sofferenza del popolo greco, che gli stava molto a cuore. Scenario classico: dopo il giro di vite, la preoccupazione umanitaria e l’aiuto…fino a posporre i pagamenti del debito.
Cosa si dovrebbe fare in una situazione così disperata? Si deve in particolare resistere alla tentazione di una Grexit come grande gesto eroico, di rifiuto di ulteriori umiliazioni e di uscita — verso dove? Verso quale nuovo ordine positivo staremmo entrando? L’opzione Grexit appare come il “reale-impossibile”, ovvero come qualcosa che porterebbe a un’immediata disintegrazione sociale. Krugman scrive: “Tsipras evidentemente si è fatto convincere, tempo fa, che un’uscita dall’euro fosse completamente impossibile. Sembra che Syriza non avesse nemmeno fatto una pianificazione di contingenza per una valuta parallela (spero di scoprire che non è vero). Questo l’ha messa in una posizione negoziale senza speranza”.
Il punto sollevato da Krugman è che la Grexit è anche un “impossibile-reale”, che può avvenire con conseguenze impredicibili e che, proprio per questo, può essere rischiata. “Tutte queste ‘teste sagge’ che dicono che la Grexit è impossibile, che porterebbe a un’implosione completa, non sanno di che parlano. Quando dico questo, non intendo dire che abbiano necessariamente torto — io credo che ce l’abbiano, ma chiunque abbia delle certezze su questo inganna se stesso. Quello che invece voglio dire è che nessuno ha alcuna esperienza di ciò che stiamo considerando”.
Mentre in linea di principio questo è vero, ci sono tuttavia troppe indicazioni che un’uscita improvvisa della Grecia oggi porterebbe a una totale catastrofe economica e sociale. Gli strateghi economici di Syriza sono consapevoli che un tale gesto provocherebbe un’immediata ulteriore caduta dello standard di vita di un ulteriore 30 % (almeno), portando la miseria a un nuovo insopportabile livello, con il rischio di rivolta popolare e perfino di dittatura militare.
La prospettiva di tali atti eroici è quindi una tentazione a cui resistere.
Ci sono poi dei richiami affinché Syriza ritorni alle sue proprie radici: Syriza non dovrebbe diventare solo un altro partito parlamentare al governo, il vero cambiamento può solo venire dalla base, dal popolo stesso, dalla sua auto-organizzazione, non dagli apparati dello Stato…un altro caso di atteggiamento vuoto, dato che elude il problema cruciale di come gestire la pressione internazionale a proposito del debito, ovvero, più in generale, di come esercitare il potere e guidare uno Stato. L’auto-organizzazione di base non può rimpiazzare lo Stato, e la questione è come riorganizzare l’apparato dello Stato per farlo funzionare diversamente.
Ciononostante, non basta dire che Syriza ha lottato eroicamente, mettendo alla prova il possibile — la lotta continua, è appena cominciata. Invece di indugiare sulle “contraddizioni” della politica di Syriza (dopo il trionfante No, si accetta proprio il programma respinto dal popolo), e di restare intrappolati nelle mutue recriminazioni su chi è il colpevole (è stata la maggioranza di Syriza a commettere un opportunistico “tradimento”, o è stata la sinistra irresponsabile nel preferire la Grexit), ci si dovrebbe invece concentrare su ciò che il nemico sta facendo: le “contraddizioni” di Syriza sono un’immagine speculare delle “contraddizioni” dell’establishment UE, che stanno gradualmente sgretolando le fondamenta stesse dell’Europa unita.
Con l’aspetto delle “contraddizioni” di Syriza, l’establishment UE si sta meramente vedendo restituire il proprio stesso messaggio nella sua vera forma. E questo è ciò che Syriza dovrebbe fare ora. Con spietato pragmatismo e freddo calcolo, dovrebbe sfruttare ogni minima crepa nell’armatura dell’avversario. Dovrebbe usare tutti coloro che resistono alla politica UE predominante, dai conservatori britannici all’Ukip nel Regno Unito. Dovrebbe flirtare senza vergogna con la Russia e con la Cina, giocando con l’idea di concedere un’isola alla Russia come base militare nel Mediterraneo, solo per provocare la strizza [scare the shit out] degli strateghi NATO. Per parafrasare Dostoevskij, ora che Dio-UE ha fallito, ogni cosa è permessa.
Quando sentiamo i lamenti a proposito del fatto che l’amministrazione UE ignora brutalmente la grave condizione del popolo greco nella sua ossessione di umiliare e soggiogare i greci, che nemmeno i paesi sud-europei come l’Italia e la Spagna hanno mostrato alcuna solidarietà con la Grecia, la nostra reazione dovrebbe essere la seguente: qual è la sorpresa in tutto ciò? Cosa si aspettavano, i critici? L’amministrazione UE sta semplicemente facendo ciò che ha sempre fatto. E c’è poi riprovazione per il fatto che la Grecia cerchi l’aiuto di Russia e Cina — come se non fosse la stessa Europa a spingere la Grecia in quella direzione con la sua pressione umiliante.
C’è poi chi sostiene che fenomeni come Syriza dimostrano come la tradizionale dicotomia destra/sinistra sia superata. Syriza in Grecia è considerata estrema sinistra e Marine le Pen in Francia estrema destra, ma questi due partiti hanno effettivamente molto in comune: entrambi lottano per la sovranità, contro le multinazionali. È perciò del tutto logico che nella stessa Grecia, Syriza si trovi un coalizione con un piccolo partito di destra pro-sovranità. Il 22 aprile 2015, François Hollande ha detto in TV che Marine le Pen oggi ricorda George Marchais (un leader comunista francese) negli anni ’70 — la stessa patriottica difesa della gente comune francese sfruttata dal capitale internazionale — non c’è meraviglia che Marine le Pen sostenga Syriza… una bizzarra posizione, questa, che non dice molto più del vecchio adagio liberale che anche il fascismo è un tipo di socialismo. Nel momento in cui prendiamo in considerazione l’argomento dei lavoratori migranti, questo parallelo va completamente in frantumi.
Il problema vero è molto più fondamentale. La storia ricorrente della sinistra contemporanea è quella di un leader di partito eletto con entusiasmo universale e con la promessa di un “mondo nuovo” (Mandela, Lula) — poi, però, presto o tardi, di solito dopo un paio d’anni, tutti inciampano sul dilemma cruciale: osar interferire con il meccanismo capitalista, oppure “giocarsela” secondo le regole [play the game]? Se si va a disturbare il meccanismo, si ottiene una pronta “punizione” sotto forma di perturbazioni del mercato, caos economico, eccetera.
L’eroismo di Syriza è stato che, dopo aver vinto la battaglia politica democratica, ha rischiato un passo ulteriore nell’andare a perturbare il fluido corso del Capitale. La lezione della crisi greca è che il Capitale, sebbene si tratti in ultima analisi di una finzione simbolica, è il nostro Reale. Ciò vale a dire che le proteste e le rivolte di oggi sono sostenute dalla combinazione e sovrapposizione di diversi livelli, e questa combinazione rende conto della loro forza: lottano per la (“normale”, parlamentare) democrazia contro regimi autoritari; contro il razzismo e il sessismo, specialmente l’odio diretto contro migranti e rifugiati; per il welfare state contro il neoliberismo; contro la corruzione in politica e nell’economia (aziende che inquinano l’ambiente, eccetera); per le nuove forme di democrazia che oltrepassano i rituali multipartitici (partecipazione, eccetera); e, infine, mettono in questione il sistema capitalista globale in quanto tale, e provano a mantenere viva l’idea di una società non-capitalista. Due trappole devono qui essere evitate: sia il falso radicalismo (“quel che realmente conta è l’abolizione del capitalismo liberal-parlamentare, tutte le altre lotte sono secondarie”), sia il falso gradualismo (“ora lottiamo contro la dittatura militare e per la semplice democrazia, mettete da parte i vostri ideali socialisti, quelli verranno dopo — forse….”).
Quando ci dobbiamo occupare di una lotta specifica, la questione chiave è: il nostro impegno o disimpegno in essa come andrà a influenzare le altre lotte? La regola generale è che, quando una rivolta inizia contro un regime semi-democratico oppressivo, come è stato per il Medio Oriente nel 2011, è facile mobilitare grandi folle con slogan generici che non si possono caratterizzare altrimenti che come accattivanti per la folla [crowd pleasers] — per la democrazia, contro la corruzione, eccetera. Ma poi gradualmente ci si avvicina a scelte difficili: quando la nostra rivolta ha successo nel suo obiettivo diretto, arriviamo a realizzare che ciò che realmente ci opprimeva (la mancanza di libertà, le umiliazioni, la corruzione sociale, la mancanza di una prospettiva di vita decente) prende un nuovo aspetto. In Egitto, i protagonisti delle proteste sono riusciti a liberarsi dall’oppressivo regime di Mubarak, ma la corruzione è rimasta, e la prospettiva di una vita decente si è allontanata anche di più.
Dopo il rovesciamento di un regime autoritario, possono svanire le ultime vestigia della protezione patriarcale per i poveri, e la nuova libertà ottenuta viene de facto ridotta alla libertà di scegliersi ciascuno la propria forma di miseria: la maggioranza non solo rimane in povertà, ma — oltre il danno la beffa — si sente rispondere che, dato che ora sono liberi, sono responsabili della propria povertà. In tale situazione, dobbiamo ammettere che c’era fin dall’inizio un problema nell’obiettivo della lotta, che questo obiettivo non era abbastanza specifico — vale a dire che la democrazia politica standard può anche servire proprio come forma di non-libertà: la libertà politica può facilmente fornire la struttura legale per la schiavitù economica, con i non-privilegiati che “liberamente” vendono se stessi come schiavi. In breve, dobbiamo ammettere che ciò che inizialmente abbiamo considerato come un fallimento nella completa realizzazione di un nobile principio è in realtà un fallimento intrinseco al principio stesso — imparare questo passaggio dalla distorsione di una nozione, la sua realizzazione incompleta, alla distorsione immanente a detta nozione è il grandepasso della pedagogia politica.
L’ideologia dominante mobilita il suo intero arsenale per impedirci di arrivare a questa radicale conclusione.
Cominciano col dirci che la libertà democratica porta con sé la propria responsabilità, che si ottiene a un prezzo, che non siamo ancora maturi se ci aspettiamo troppo dalla democrazia. In questo modo, scaricano su di noi la colpa del nostro fallimento: in una società libera, così ci viene detto, tutti siamo capitalisti che investono sulle proprie vite, che decidono di metter più risorse nell’istruzione piuttosto che nel divertimento se vogliamo aver successo, eccetera.
A un livello politico più diretto, la politica estera USA ha elaborato una strategia dettagliata su come esercitare il controllo dei danni nel re-incanalare una sollevazione popolare all’interno di accettabili vincoli parlamentari-capitalisti — come fu fatto con successo in Sud Africa dopo la caduta del regime dell’apartheid, nelle Filippine dopo la caduta di Marcos, in Indonesia dopo la caduta di Suharto, eccetera. Nella precisa congiuntura attuale, una politica radicale di emancipazione si trova di fronte alla sfida più grande: come fare procedere le cose dopo la fine della prima fase di entusiasmo, come fare il prossimo passo senza soccombere alla catastrofe della tentazione “totalitaria” — in breve, come superare Mandela senza diventare Mugabe.
Il coraggio della disperazione è a questo punto cruciale.

Pubblicato da Ugo Sturlese

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  Referendum
Inviato da: Roberta Radich - 22/07/2015, 10:57 - Forum: Bacheca - Risposte (2)

Per favorire la discussione di giovedì 23 luglio alle ore 21 in videoconferenza, in tema di referendum vi allego alcuni documenti e link
0) il comunicato del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, sollecitato da alcuni di noi e letto da Francesco Baicchi all'incontro civatiano di venenrdì scorso. Lo trovate allegato o qui: http://www.primalepersone.eu/cms/?q=node/217
1) il comunicato stampa di No triv e A Sud
2) La lettera inviata dal Cooordinamento naz. No Triv e dall'Associazione A Sud, a tutte le regioni
3) la Bozza di delibera per le regioni
4) il Comunicato di appello prodotto per il Veneto

Abbraccio!
A giovedì sera
Roberta

PS: aggiungo qui anche le mail inviate da Antonella e da me alla Mailing list del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, dove si è svolto un acceso scambio di mail sul tema referendum.


-----Messaggio originale-----
Da: Antonella Leto [mailto:a.leto@sicilia.cgil.it]
Inviato: martedì 21 luglio 2015 14.55
Oggetto: Re: Arroganti e presuntuosi come sempre! L'impresa impossibile di "Possibile"

Care e cari tutti,

credo che Vincenzo centri il punto della discussione. Ci siamo aggregati sulla necessità di arginare un "riformismo" che sempre più assomiglia alla traduzione moderna del piano eversivo di Gelli. I referendum sono un'occasione straordinaria per sensibilizzare l'opinione pubblica e far vivere i nostri temi tra le persone, ma vorrei ricordare che prima della straordinaria vittoria del 2011 da 16 anni anche referendum importanti non raggiungevano il quorum. Quelli sull'acqua hanno fatto da traino nelle modalità operative anche a nucleare e leggittimo impedimento, che ad esempio in sicilia, pur avendo comitati promotori distinti (quelli sull'acqua promossi da soli movimenti con i partiti nel comitato di sostegno, nucleare e leggittimo impedimento promossi da IDV) che però ha lasciato ai movimenti la promozione unitaria di tutti e quattro facendo decisamente un passo indietro. Questo mi pare un caso inverso. Da mesi ragioniamo collettivamente della promozione dei referendum, li abbiamo proposti a Pescara esattamente nei termini di comitato promotore (associazioni) e comitato di sostegno (partiti), ne abbiamo ragionato a roma alla due giorni della coalizione sociale della fiom, ed ora Civati se li intesta per dar voce e visibilità al suo nuovo soggetto politico nei tempi e modi da lui stabiliti. Non si tratta di muri o ponti ma della possibilità di rendere i referendum popolari motore di un nuovo risveglio civile se apparterranno a tutti, oppure di farli percepire come di parte partitica, con pochissimo tempo per promuoverli e dunque per sensiblizzare ed informare i cittadini che poi dovranno votarli, e determinando aprioristicamente delle potenziali divisioni. Se la nuova politica parte nella più vecchia delle modalità, "io vado avanti se volete seguitemi", dubito farà molta strada. Ma quello che più mi preme e che così facendo si depotenzia la possibilità di una campagna referendaria ampia, unitaria e vincente per essere percepiti tutti come sostenitori non dei temi ma di una parte contro l'altra dell'eterno conflitto a sinistra. Per me un'errore strategico e storico. Mi associo a chi ha già detto che se ci sono canali di dialogo con Civati si utilizzino per discutere su quali prospettive intende aprire con questa fuga in avanti che di democratico nella capacità di confronto con altre soggettività che vorrebbe coinvolgere, ha ben poco.

un abbraccio antonella leto
Forum dei movimenti per l'Acqua ed i Beni Comuni sicilia - e di Primalepersone

ps invito anch'io a non cancellarsi da questa mail-list che non è una chat ma è utile, nel confronto dialettico, al formarsi di un pensiero comune.
_______________

----Messaggio originale-----
Da: Roberta Radich
Inviato: mercoledì 22 luglio 2015 15.52
Oggetto: Re: Arroganti e presuntuosi come sempre! L'impresa impossibile di "Possibile"

Carissimi tutte/i.
Ho seguito la questione fin dalla prima ora e mi sono fatta un'idea ben chiara, anzi chiarissima. Non ripeterò quanto è stato detto, con toni molto diversi, sull'accelerazione solitaria di Civati (e non non è l'unico ).
Parla da sola e sarà un boomerang non indifferente, senza infierire ulteriormente.
Durante l'incontro del 15 giugno del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, per quanto ci fossero posizioni diverse, si sono gettate le basi di un processo unitario. Si trattava di procedere in quella direzione, e quella direzione va ripresa, per quanto la questione referendaria sia complessa. A quell'incontro abbiamo proposto l'avvio di un Comitato Promotore di Associazioni, Comitati, Movimenti, cittadini, ecc. e un Comitato di appoggio formato dalle forze politiche. Come ben diceva Antonella Leto, l'esperienza del Referendum sull'Acqua Pubblica è stata vincente per una serie di fattori non facilmente ripetibili, uno tra questi, certamente, il COME è stato strutturato il processo referendario.
Non possiamo più permetterci autoreferenzialità che sabotino le pochissime strade davanti a noi per cercare di resistere alla distruzione delle basi stesse della democrazia.
Credo che solo il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale possa essere il luogo ove legittimamente discutere e raggiungere decisioni condivise. E' ormai evidente che calare dall'alto idee, proposte, progetti, senza coinvolgere i protagonisti di questi, non solo non è corretto e contraddice le idee partecipative formalmente espresse, ma, semplicemente, non funziona più, è finito quel tempo.
Molto probabilmente non ci si rende ancora conto di questo.
Questa vicenda sarà un ulteriore elemento che forse potrà insegnare qualcosa. Speriamo.
Quel che propongo (non so se la proposta è già stata fatta, ho avuto problemi con la mail) è che venga richiesto di indire, appena possibile, un incontro del Coordinamento per fare il punto, condividere decisioni sui processi decisionali e rispetto agli obiettivi da porci, tutti assieme.

un caro saluto a tutte/i
Roberta Radich
Primalepersone (APP)

PS: vi chiedo, gentilmente, di inserirmi in tutte le mailing list non più con questo indirizzo o altri, ma solo e unicamente con: captaroby@gmail.com
Grazie mille!



Allegati
.docx   1-Comunicato Stampa del 6 luglio 2015.docx (Dimensione: 142,62 KB / Download: 179)
.docx   2-richiesta referendum art. 35.docx (Dimensione: 105,92 KB / Download: 192)
.docx   3-Delibera consigli regionali - referendum.docx (Dimensione: 34,25 KB / Download: 183)
.docx   4-Appello-Veneto.docx (Dimensione: 89,23 KB / Download: 215)
.docx   0-COMUNICATO DEL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE SUI REFERENDUM.docx (Dimensione: 117,45 KB / Download: 175)
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  Traduzione dal francese dell'articolo sulla Grecia
Inviato da: Pino Romano - 15/07/2015, 19:15 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

 ECCO QUA UNA MIA TRADUZIONE (si tratta di ricordi scolastici ma dicevano che ero baravo in francese) "Il 5 luglio 2015, dopo il referendum avviato dal governo di Alexis Tsipras e dal Parlamento ellenico, il popolo greco ha respinto in modo schiacciante la continuazione dell'austerità che volevano imporre le istituzioni che hanno agito come in precedenza la Troika. Si tratta di una splendida vittoria per la democrazia.

Tuttavia, se messo in pratica, l'accordo di Lunedì mattina, 13 luglio, significherà la continuazione dell'austerità come presupposto di un nuovo accordo pluriennale. Che è in totale contraddizione con il risultato del referendum.

Questa proposta prevede l'abbandono di una serie molto importante di impegni presi da Syriza in campagna elettorale che gli ha permesso di ottenere una vittoria di portata storica il 25 gennaio, 2015. Syriza si è impegnata nei confronti del popolo greco e sarebbe tragico non rispettare gli impegni, soprattutto perché il popolo gli ha portato un sostegno molto chiaro il 25 gennaio e poi il 5 luglio 2015.

Le concessioni fatte ai creditori da parte del governo greco sono sulle pensioni, con un'ulteriore riduzione dell'assegno percepito (mentre Syriza si era impegnato a ripristinare la 13 ° mensilità per le pensioni inferiori a 700 euro al mese) e un allungamento dell'età pensionabile, blocco dei salari, rapporti di lavoro più precari, aumento delle imposte indirette comprese quelle sostenute dai redditi più bassi, proseguimento e accelerazione delle privatizzazioni, accumulo illegittimo di nuovi debiti da rimborsare in aggiunta ai precedenti, trasferimento del valore del patrimonio greco in un fondo indipendente, abbandono di elementi importanti del diritto all'autodeterminazione, limitazione del potere legislativo a beneficio dei creditori ...

Al contrario di chi dice che in cambio di queste concessioni nocive, la Grecia avrà tre anni di tregua e incrementerà in modo significativo l'attività economica, con la continua compressione della domanda delle famiglie e della spesa pubblica, non sarà più possibile accumulare l'avanzo fiscale primario annunciato nel piano.

Le conseguenze negative sono inevitabili: in pochi mesi o, al più tardi, all'inizio del prossimo anno i creditori attaccheranno le autorità greche per non aver rispettato i loro impegni in termini di avanzo primario di bilancio e avanzeranno nuove richieste. Non ci sarà tregua per il popolo e per il governo greco. I creditori minacciano di non rifinanziare le somme fornite, se non saranno adottate nuove misure di austerità. Le autorità greche saranno obbligati a fare nuove concessioni | 2 |.

La Commissione per la Verità su Debito Pubblico istituito dal Presidente del Parlamento greco ha stabilito nel suo rapporto preliminare pubblicato il 17 e 18 Giugno 2015 che il credito vantato dai creditori presenti deve essere considerato illegittimo, illegale e odioso. La Commissione ha inoltre dimostrato che il rimborso è insostenibile, il debito non è onorabile. Sulla base di argomenti basati sul diritto internazionale e diritto interno, il governo greco può sospendere il pagamento del debito sovrano in modo che il debito stesso sia tenuto sotto controllo. Tale sospensione del pagamento è del tutto possibile. Dal mese di febbraio 2015, la Grecia ha versato € 7000000000 ai creditori senza pagare i 7,2 miliardi previsti nel programma che si è concluso il 30 giugno 2015. Altri importi sarebbero sono stati pagati alla Grecia e non lo sono stati: gli interessi ricevuti dalla BCE sui titoli greci, l'equilibrio previsto per la ricapitalizzazione delle banche, etc. Se la Grecia sospende il pagamento del debito ai creditori internazionali, che farà risparmiare circa 12 miliardi che dovrebbe ripagarli entro la fine del 2015. | 3 | Con la sospensione del pagamento del debito, le autorità greche avrebbero portato i creditori a fare concessioni. Una drastica riduzione del debito si potrebbe ottenere sia attraverso negoziati o con misure di ripudio.

E 'possibile rimanere nella zona euro assumendo in modo sovrano una serie di misure di autodifesa e spingendo la ripresa economica.

Ognuno potrebbe fare la constatazione che è impossibile convincere con la semplice trattativa, la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e i governi neoliberali al potere in altri paesi europei spingendoli ad adottare misure che rispettino i diritti dei cittadini greci e quelli del popolo in generale. Il referendum il 5 luglio non li ha convinti. Invece, violando i diritti democratici fondamentali, hanno radicalizzato le loro richieste. In assenza di misure sovrane di forte autodifesa, le autorità e il popolo greco non saranno in grado di porre fine alle violazioni dei diritti fondamentali perpetrati su richiesta dei creditori. Una serie di misure dovrebbe essere presa a livello dell'UE per ripristinare la giustizia sociale e la vera democrazia. Tecnicamente, non è difficile da prendere, ma si deve ricordare che, nell'ambito di relazioni politiche che prevalgono tra i poteri nell'Unione europea, i paesi con un governo progressista non possono sperare di essere ascoltati né sostenuti dalla Commissione europea, dalla BCE, dal MES (meccanismo europeo di stabilità). Al contrario, entrambe le istituzioni come il Fondo monetario internazionale e i governi neoliberisti in atto in altri paesi, stanno comtrastando attivamente l'esperienza in corso in Grecia per dimostrare a tutti i cittadini europei che non c'è alternativa al modello neoliberista. Tuttavia, forti misure da parte delle autorità greche sarebbero in grado di fornire loro concessioni reali o semplicemente costringerli a prendere atto delle decisioni sovrane prese. È inoltre indispensabile stabilire una strategia alternativa per la creazione di massicce mobilitazioni popolari in Grecia e in altri paesi europei. Le autorità greche potevano contare su di essi per evitare i tentativi di isolamento, con la certezza di poter organizzare tutte le forze contrarie e cambiare a favore della giustizia sociale. A sua volta, un tale governo greco sarebbe in grado di rafforzare la mobilitazione popolare e la fiducia nella propria forza ai cittadini mobilitati.

Oltre alla sospensione del pagamento del debito illegittimo, illegale, ripugnante e inaccettabile, ecco alcune proposte da sottoporre al dibattito democratico sulla situazione di emergenza, perché sono in grado di aiutare la Grecia a recuperare.

1. Le autorità greche sono di gran lunga il principale azionista delle maggiori banche greche (che rappresentano oltre l'80% del mercato bancario greco) e devono pertanto esercitare pienamente il controllo delle banche, al fine di proteggere i risparmi dei cittadini e aumentare il credito interno per sostenere i consumi. In primo luogo, dovrebbero imporre gli effetti della partecipazione di maggioranza dello Stato nelle banche, dando loro uno status di impresa pubblica. Lo Stato dovrebbe organizzare un fallimento pilotato di queste banche e garantire la tutela dei piccoli azionisti e dei risparmiatori. Questo per di ripulire le banche dai costi per interessi versati al patrimonio complessivo dei grandi azionisti privati, perché sono quelli che hanno causato la crisi e poi abusato il sostegno pubblico. Una bad bank sarebbe creata per isolare asset tossici per un ballottaggio. Dobbiamo una volta per tutte far pagare i responsabili della crisi del sistema bancario, pulire a fondo il settore finanziario e porsi al servizio del popolo e dell'economia reale.

2. Le autorità greche devono requisire la banca centrale. Alla sua testa è ora Yannis Stournaras (collocato in quella posizione dal governo di Antonis Samaras), che mette tutte le sue energie per evitare le modifiche richieste dalla popolazione. Si tratta di un cavallo di Troia che serve gli interessi delle grandi banche private e delle autorità europee neoliberiste. La banca centrale della Grecia dovrebbe servire gli interessi della popolazione greca.

3. Le autorità greche hanno anche l'opportunità di creare una moneta elettronica (denominato in euro) per uso interno del paese. I governi potrebbero aumentare le pensioni e gli stipendi nel settore pubblico, il pagamento per gli aiuti sociali alle persone con l'apertura di una moneta elettronica del credito che potrebbe essere utilizzata per i pagamenti multipli: bolletta della luce, acqua, pagamento dei trasporti, pagamento delle tasse, acquisti di beni alimentari e di base in negozi, etc. A differenza di un pregiudizio infondato, anche le imprese private farebbero bene ad accettare volontariamente il pagamento elettronico in quanto consentirà loro sia di vendere i loro prodotti e regolare i pagamenti nei confronti del governo (il pagamento delle imposte e vari servizi pubblici che usano). La creazione di questa moneta elettronica supplementare ridurrebbe le necessità del paese in euro. Le operazioni in questa moneta elettronica potrebbero essere fatte a mezzo dei telefoni cellulari come è oggi in Ecuador.

Il governo potrebbe anche emettere titoli di Stato sotto forma di carta di IOU (I Owe You), pari a Euro biglietti: 10 €, 20 € ... per far fronte alla carenza di banconote in circolazione. Hanno un vantaggio rispetto alla dracma perché lasciano la porta aperta ai negoziati e consentire alla Grecia di rimanere formalmente nella zona euro.

4. Il controllo del movimento dei capitali deve essere mantenuto come dovrebbe essere nel controllo dei prezzi posto a consumo.

5. L'agenzia di privatizzazione deve essere sciolta e deve essere sostituito da una struttura pubblica di National Assets Management (con cessazione immediata privatizzazione) incaricata di proteggere i beni pubblici, e gestire i ricavi della loro fruizione pubblica.

6. Le nuove misure devono essere adottate nell'interesse della giustizia fiscale al fine di rafforzare notevolmente quelle già adottate, in particolare decidendo di tassare pesantemente il 10% più ricco (e, in particolare, il più ricco 1%), sia nel reddito che nei loro patrimoni. Allo stesso modo, è necessario aumentare significativamente l'imposta sugli utili delle grandi aziende private e porre fine alle esenzioni fiscali agli armatori . Dovrebbe anche essere tassata più pesantemente la Chiesa ortodossa che ha pagato solo un paio di milioni di euro di imposte nel 2014.

7. radicale riduzione delle imposte da decidere sui redditi bassi e piccoli beni, di cui potrebbe beneficiare la maggioranza della popolazione. Le imposte sui beni e servizi essenziali dovrebbero scendere drasticamente. Una serie di servizi di base deve essere libera (elettricità e acqua limitata ad un certo consumo, trasporti pubblici, ecc.); Queste misure di giustizia sociale porteranno al rilancio dei consumi.

8. La lotta contro la frode fiscale deve essere intensificata con la costituzione di grandi deterrenti contro l'evasione fiscale. Possono essere così recuperate grandi somme.

9. al livello pubblico deve essere realizzata la creazione di occupazione per ricostruire i servizi pubblici devastati da anni di austerità (ad esempio, sanità e istruzione) e per gettare le basi per la necessaria transizione ecologica.

10. il sostegno al settore pubblico deve essere accompagnato da misure di sostegno attivo alla piccola iniziativa privata che svolge oggi in Grecia un ruolo fondamentale attraverso le microimprese sociali.

11. Condotta una politica debito pubblico interno mediante l'emissione di titoli del debito pubblico entro i confini nazionali. Infatti, lo Stato deve utilizzare il debito pubblico per migliorare le condizioni di vita della popolazione, ad esempio effettuando opere pubbliche. Alcuni di questi lavori possono essere finanziati dal bilancio corrente attraverso scelte politiche assertivi, ma il debito pubblico può rendere possibile altri più grandi, ad esempio, per passare da "tutto automobile" ad un massiccio sviluppo del trasporto pubblico , sviluppare l'utilizzo di energie rinnovabili per l'ambiente, creare o riaprire ferrovie di vicinanza in tutto il paese a partire dal territorio urbano e semi-urbano, o rinnovare, risanare o costruire edifici pubblici e alloggi sociali riducendo il consumo di energia e con l'aggiunta di loro servizi di qualità. Si sta inoltre finanziando il vasto piano di creazione di posti di lavoro proposto sopra.

Dobbiamo definire con urgenza una politica trasparente di debito pubblico. La proposta avanziamo è: 1. la destinazione del debito pubblico dovrebbe garantire un miglioramento delle condizioni di vita, rompendo con la logica della distruzione ambientale; 2. l'uso del debito pubblico deve contribuire a una volontà di ridistribuzione per ridurre le disuguaglianze. Ecco perché noi proponiamo che le istituzioni finanziarie, grandi aziende private e le famiglie benestanti siano vincolati con mezzi legali per l'acquisto, per un importo proporzionale alla loro ricchezza e del reddito, dei titoli di stato a 0% di interessi e non indicizzati all'inflazione, il resto della popolazione può acquisire volontariamente i titoli di Stato in grado di garantire un ritorno positivo reale (ad esempio, 3%), superiore a quello dell'inflazione. Quindi, se l'inflazione annua è del 2%, il tasso d'interesse effettivamente pagato dallo Stato per l'anno corrispondente sarà il 5%. Tale misura di discriminazione positiva (simili a quelle adottate per la lotta contro l'oppressione razziale negli Stati Uniti, la casta o disuguaglianze di genere indiane) avanzerà verso una maggiore giustizia fiscale e ad una distribuzione meno diseguale di ricchezza.
Infine, le autorità greche dovrebbero garantire la prosecuzione dei lavori del comitato per il controllo e le altre commissioni di lavoro sui memorandum e danni di guerra.

Altre azioni, discusse con urgenza e decise democraticamente, possono naturalmente integrare questo primo dispositivo di emergenza che si può riassumere con le seguenti cinque pilastri:
- Acquisizione allo Stato delle banche e della stampa di moneta,
- La lotta contro l'evasione fiscale e l'istituzione di una riforma fiscale può portare allo Stato le risorse necessarie per l'attuazione della sua politica,
- La protezione della proprietà pubblica da mettere a servizio di tutta la comunità,
- La riabilitazione e lo sviluppo dei servizi pubblici,
- Supporto per iniziativa privata di vicinato.

E 'anche importante assumere la Grecia in un processo costituente con la partecipazione attiva dei cittadini per consentire un cambiamento democratico strutturale. Per raggiungere questo processo costituente, dobbiamo convocare una consultazione tramite suffragio universale, l'elezione di un'assemblea costituente per redigere una nuova costituzione. Una volta che il progetto adottato dalla assemblea costituente che opererà nel ricevere gli elenchi delle rimostranze e proposte delle persone, che sarà sottoposto al voto popolare.

In caso di esclusione dall'euro causato dai creditori o uscita volontaria dalla zona euro (Grexit), le misure di cui sopra sono anche adatte, soprattutto la nazionalizzazione delle banche, come la nazionalizzazione del sistema bancario durante il periodo della Liberazione in Francia . Queste misure dovrebbero essere accompagnate da una importante riforma monetaria redistributiva e possono ispirarsi alla riforma monetaria effettuata dopo la seconda guerra mondiale da parte del governo belga. Questa riforma mira a rendere una foratura particolare sui redditi di coloro che si sono arricchiti sulle spalle degli altri. Il principio è semplice: quando si cambia la valuta, non si garantisce la parità automatica tra la vecchia e la nuova valuta (euro contro un nuovo ex dracme per esempio) ma si pone un certo limite .

Oltre questo limite, l'importo eccedente deve essere collocato in un fondo vincolato, e giustificato e autenticato in origine. In linea di principio, il superamento del limite globale viene modificato in un tasso meno favorevole (per esempio, due ex euro contro un nuovo dracme); in caso di provenienza delittuosa provata, la somma può essere incamerata. Tale riforma monetaria è in grado di distribuire una parte della ricchezza in modo più socialmente equo. Un altro obiettivo della riforma è quello di ridurre il denaro in circolazione, al fine di lottare contro le tendenze inflazionistiche. Per essere efficaci, dobbiamo abbiamo stabilito uno stretto controllo sui movimenti di capitali e dei cambi.

Ecco un esempio (naturalmente, i tassi indicati possono essere modificati dopo studio della distribuzione del risparmio delle famiglie liquidi e adozione di criteri rigorosi):

1 € sarebbero scambiati contro 1 nuova dracma (ND) in 200.000 €
1 € = 0.7 N. D. tra 200.000 e 500.000 €
1 € = 0,4 N. D. tra 500.000 e 1.000.000 €
1 € = 0,2 N. D. sopra 1.000.000 €

Se una casa è stata valutata € 200.000 in contanti, in cambio ottiene 200.000 nD
Se vale 400.000 €, ottiene 200.000 + 140.000 = 340.000 nD
Se vale 800.000 €, ottiene 200.000 + 210.000 + 120.000 = 530.000 nD
Se vale 2 milioni, si ottiene 200.000 + 210.000 + 200.000 + 200.000 = 810.000 nD

 
Una vera e propria logica alternativa può essere attivata. E la Grecia può finalmente smettere di essere sotto il controllo dei suoi creditori. I popoli d'Europa potrebbero trovare la speranza nel cambiamento a favore della giustizia.

 Eric Toussaint. Pubblicato sul sito web CADTM.

Note:

| 1 | Eric Toussaint, dottore in Scienze Politiche presso l'Università di Liegi e Parigi VIII, è portavoce del CADTM internazionale. Egli è il coordinatore scientifico della Commissione per la verità sul debito pubblico istituito dal Presidente del Parlamento greco in aprile 2015.

| 2 | L'autore ringrazia Stavros Tombazos, Munevar Daniel Patrick Saurin, Michel Husson e Damien Millet per i loro consigli nella stesura di questo documento. L'autore assume comunque la piena responsabilità per il contenuto di questo testo.

| 3 | € 6640000000 e 5250000000 €, rispettivamente, è versato alla BCE e il FMI entro il 31 dicembre 2015. Fonte: Wall Street Journal http: //graphics.wsj. com / grecia-debito-timeline / accessibile 12 LUGLIO 2015.

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  UNIONE EUROPEA – IL BLUFF È FINITO
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 10/07/2015, 11:42 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Desidero condividere con voi alcune mie riflessioni sulla crisi greca che, in realtà, è la crisi dell'Europa tutta.


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UNIONE EUROPEA – IL BLUFF È FINITO
Servono scelte decise e coraggiose che solo il ripristino della democrazia può portare

Il tentativo operato dalla Troika di imporre al popolo greco ulteriori “sacrifici” in nome del rispetto di presunti diritti dei creditori è stato respinto in modo perentorio con il referendum voluto dal Primo Ministro Alexis Tsipras. Convocando questa consultazione il premier greco ha dato ennesima prova della sua democraticità dando appunto al popolo la possibilità di scelta sul suo futuro. E il popolo ha scelto la strada della libertà dal ricatto e della giustizia sociale, dimostrando grande coraggio nonostante la campagna terroristica messa in atto dai falchi della finanza, dai teorici dell’austerity e dalla compagine dei media prezzolati.
L’apertura di questa chance democratica in Grecia, resa possibile dalla vittoria di Syriza alle ultime elezioni, ha riaperto la dialettica politica sopita invece negli altri paesi dell’Unione europea dominati come sono dalla falsa alternativa tra centrodestra e centrosinistra o, peggio, da maggioranze trasversali come in Italia e in Germania.
La vittoria di Syriza è avvenuta dopo cinque anni di misure draconiane imposte da Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea (la così detta Troika), istituzioni prive di qualsivoglia legittimazione democratica ma che fondano il loro smodato potere sul mandato che viene loro dalla potentissima lobbie della finanza globale.
Queste misure, consistenti nel taglio della spesa sociale, delle pensioni, degli stipendi, del numero dei dipendenti pubblici, degli investimenti pubblici in economia, oltre a creare enormi danni sociali, con l’esplosione della disoccupazione, l’impoverimento della popolazione, l’ulteriore concentrazione della ricchezza, l’abbassamento dell’aspettativa di vita e il drastico aumento della mortalità infantile, non hanno ottenuto lo scopo dichiarato di ridurre il debito pubblico, che ha invece continuato ad aumentare!
Queste devastanti “ricette”, che a partire dall’esplosione della crisi finanziaria del 2007 vengono applicate ai paesi del sud Europa (i così detti, con un acronimo che mostra la carica di disprezzo di chi l’ha coniato, PIGS), sono le stesse messe in atto dal FMI e dalla Banca mondiale da molti decenni in giro per il mondo. I loro perversi effetti, tra i quali ricordiamo il fallimento dell’Argentina del 2002, sono quindi ben noti ad economisti, governi, istituzioni internazionali ma, nonostante queste evidenze, esse continuano ad essere imposte e a seminare i loro danni.
La costatazione che le misure di austerity non traggono fondamento neppure dalle dottrine economiche più tradizionaliste deve far riflette su quali siano i loro reali obbiettivi. Riscontrato che, oltre a non servire a risollevare i paesi dalle loro crisi sociali ma esserne causa, esse non ottengono lo scopo dichiarato dell’appianamento del debito, con rimborso dei creditori, emerge con chiarissima evidenza la funzione essenzialmente ricattatoria del debito pubblico: i creditori non hanno in realtà nessun interesse a che i paesi indebitati onorino il loro debito ma al contrario il reale scopo è che esso perduri o aumenti, garantendo così l’applicazione a tempo indeterminato delle suddette “ricette”. È la loro applicazione infatti che consente quel processo di concentrazione della ricchezza e di ulteriore finanziarizzazione dell’economia che sono i reali obbiettivi dei “mandanti” di queste operazioni di finto salvataggio, gli speculatori internazionali, alias i mega gruppi finanziari americani ed europei.
La vittoria in Grecia di una forza autenticamente democratica come Syriza ha consentito di smascherare questo enorme bluff e di mettere a nudo l’aberrazione tecnocratica dell’intera Costruzione europea. Oltre a tradire i suoi originali fini di pace, solidarietà e collaborazione tra i suoi popoli, la natura dell’attuale Unione mostra il suo assoggettamento al potere finanziario globale ed alle sue molteplici lobbie. A riprova di ciò è sufficiente esaminare i contenuti del TTIP, il Trattato di libero scambio e partnership tra UE e USA in corso di discussione, che sottomettono la stessa sovranità degli stati a forme di arbitrato sovranazionale controllato dalle multinazionali. In questo quadro non sorprendono, anche se sconcertano enormemente, le dichiarazioni dei manager di alcuni colossi finanziari americani che indicano nei “vincoli” imposti dalle Costituzioni democratiche dei paesi europei il principale ostacolo alla ripresa economica!
La subordinazione della Politica all’Economia, già pretesa dalle dottrine liberaliste del laissez-faire del XIX secolo, é tornata a mostrarsi in tutta la sua gravità ad iniziare dal crollo dell’Unione sovietica, con un accumulo dei sui devastanti effetti che si è sostanzialmente tradotto in una progressiva concentrazione della ricchezza a livello planetario, con disuguaglianze e ingiustizie che, oltre ad essere ingiustificate e ingiustificabili, stanno portato il mondo, ed ora la stessa Europa, alla barbarie.
La minaccia del taglio della liquidità alla Grecia dichiarata dalla BCE, con la conseguenza dell’estromissione del paese dalla moneta unica, mostra come le devastanti logiche liberiste siano entrate senza particolari pudori anche in Europa ed il fatto che una parte del debito greco sia detenuta dal FMI, cioè da una istituzione non europea, dimostra in modo inequivocabile la totale inconsistenza politica dell’attuale Unione. Fosse per Merkel e i sui ubbidienti vassalli Draghi e Junker, un paese membro dell’Unione sarebbe lasciato sbranare dalla speculazione finanziaria per un debito di poco superiore ai 300 miliardi di euro!
L’inconsistenza politica dell’Europa e la sua subordinazione agli interessi finanziari è prepotentemente messa in luce da un ulteriore dato di fatto: mentre oggi l’Europa, capeggiata dalla Germania, si rifiuta di affrontare l’inevitabile ristrutturazione del debito greco, la cui entità appare risibile, i suoi stati membri hanno sborsato nel 2008, senza nessun obbligo in tal senso, oltre 4500 miliardi di euro per salvare le banche private dagli enormi buchi di bilancio provocati delle spregiudicate operazioni speculative messe in atto dai loro manager con il solo intento di garantirsi enormi proventi personali.
In merito al debito greco vi è poi da far osservare come esso si sia formato tanto durate i governi socialdemocratici del Pasok quanto nel corso di quelli popolari di Nuova Democrazia con il beneplacito delle istituzioni comunitarie. Chi scassa i bilanci statali per fini corruttivi e di appropriazione personale ha il placet della U.E. mentre chi tenta di ristabilire un minimo di equità sociale affrontando l’inevitabile nodo del debito, viene attaccato ed isolato, messo sotto ricatto affamando il suo popolo!
Le uniche iniziative prodotte dalla crisi finanziaria internazionale in Europa sono il tentativo di armonizzazione del sistema finanziario e di quello bancario: sul piano politico solo enormi passi indietro con la decisa assunzione del della leadership continentale da parte della Germania e l’obbediente allineamento ai suoi diktat di tutti gli altri paesi, ad iniziare dai balbettanti Hollande e Renzi. Una situazione che non può non evocare preoccupanti déjà-vu.
È evidente che seguendo questa strada senza sbocco i problemi dell’Europa non potranno che ingigantirsi. È altrettanto evidente che, per dare un serio avvio al necessario processo di unificazione politica del continente, una sorta di nuova fondazione dell’Unione, serve il diffondersi di governi nazionali autenticamente democratici, come quello di Syriza in Grecia. In Spagna, il recente voto regionale e locale, grazie alla netta affermazione di Podemos, fa sperare in una possibile svolta. Segnali positivi giungono anche da Portogallo ed Irlanda.
L’Italia, invece, complice un ceto politico di sinistra completamente irresponsabile e la difficoltà della società civile di auto-rappresentarsi politicamente, sembra ancora ferma al palo!






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  Adeguatezza dei mezzi agli scopi. Costruiamo davvero l'Assemblea permanente?
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 03/07/2015, 11:18 - Forum: L'assemblea permanente - Nessuna risposta

Riporto a seguire, per condividerne con voi i contenuti, un mio messaggio in merito all'appropriato uso dei mezzi di cui disponiamo. Vuole essere un invito a dare sostanza all'Assemblea permanete e, attraverso essa, alla costruzione partecipata, libera e democratica del Soggetto politico nuovo che ci prefiggiamo di costituire.


*************

Mi dispiace che questo scambio rimanga limitato ad una ventina di contatti quando sul forum poteva essere letto dalle oltre duecento persone che vi sono iscritte!

Ritengo anche poco corretto escludere dalla possibile partecipazione le molte persone che sono parte di questo processo e che possono arricchirlo.

Ripropongo quindi con forza la questione dell'uso dei mezzi adeguati agli scopi: per le discussioni il forum, per l'invio di informazioni la mailing list, per le decisioni Liquid Feedback.
Chiedo quindi ai membri dei vari gruppi (Leda per Progetto X, Fernando per Cittadini Liberi, Roberto per Lista Civica Italiana, Mario per PrimalePersone) ma anche a Eligio e a tutti gli altri, di invitare i loro contatti ad iscriversi al forum ed alla piattaforma decisionale Liquid Feedback attraverso questo link.
Solo così potremo avere uno spazio di discussione condiviso ed una strumento per assumere decisioni in modo trasparente e democratico e di fatto intraprendere il percorso unitario ed inclusivo che ci prefiggiamo di costruire.
L'uso virtuoso dell'insieme di questi mezzi unitamente agli incontri in presenza che organizzeremo potrà dare realtà all'Assemblea permanete quale spazio democratico e aperto appartenete a tutti in generale e a nessuno in particolare.
 
La questione dell'adeguatezza dei mezzi non può essere sottovalutata, pena la dissipazione delle nostre, per ora modeste e quindi preziose, energie.

Non vorrei peccare di eccessivo ottimismo ma credo che, proprio grazie al positivo incontro dei nostri gruppi, alla capacità che stiamo dimostrando di superare le nostre limitate e limitanti identità ed alla potenziale illimitata riproducibilità di tale processo di aggregazione nei confronti dei molti altri gruppi a noi affini, si sia intrapresa la giusta strada per la costruzione di quel Soggetto politico rivoluzionario di cui l'Italia e l'Europa hanno ormai vitale bisogno.
Un caro saluto.

                              Vincenzo

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  La ricerca italiana per la Grecia
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 02/07/2015, 11:49 - Forum: Bacheca - Risposte (3)

Segnalo, in particolare agli accademici tra noi, che hanno la possibilità di sottoscriverla, (Domenico, Marina e quant'altri), questa bella lettera aperta in solidarietà al popolo greco. Qui trovate il sito di pubblicazione con l'elenco dei sottoscrittori.
Il particolare valore di questo messaggio sta nella promessa e nell'impegno ad un concreto aiuto al popolo greco che i sottoscrittori si assumono.



                                                                    Lettera aperta in solidarietà al popolo greco


29 giugno 2015.
Un saluto alla popolazione greca tutta e, in particolar modo, alle nostre colleghe e ai nostri colleghi del mondo dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Chi vi scrive lo fa a poche centinaia di chilometri da dove vi trovate: eppure, se misurata col metro della consapevolezza e della preoccupazione per il futuro, anche questa breve distanza sembra sparire. E lo fa in giorni in cui ci ritroviamo, su quest’altra sponda del Mare Mediterraneo, a osservare con attenzione e apprensione le vicende che si susseguono nel vostro paese e intorno a esso.
Siamo studiose e studiosi, ricercatori e ricercatrici, docenti e scienziati degli atenei italiani. Alcuni tra noi si occupano di scienze umane e storiche, altri di scienze sociali, altri ancora di scienze matematiche, fisiche e naturali. Eppure ciascuno di noi condivide una forte riconoscenza nei confronti della cultura greca e della sua storia. Come potremmo altrimenti? È stata la Grecia la vera culla del pensiero occidentale, il crocevia di esperienze che ha generato per prima lo spirito dell’amore per la conoscenza, in ogni ambito del sapere. Tutte e tutti sappiamo perfettamente quanto la cultura e il pensiero greco abbiano contribuito a quell’originaria, vera spinta verso l’unità e la fratellanza degli esseri umani in questa parte del mondo. Tutti sappiamo che essa è la nostra radice, ben prima – e ben più – di ogni mito o ideologia che di volta in volta si è voluta fondativa per l’Europa.
Soprattutto, ognuno di noi condivide una seria preoccupazione per gli eventi che si stanno avvicendando in questi giorni, così come un profondo sdegno per il ricatto che vi è stato imposto dalla tecnocrazia dell’austerity, che ha ormai svelato il vero obiettivo della sua ferocia: quello di imporre un unico, fallimentare modello economico basato sull’annientamento della dignità umana.
Per questi motivi non possiamo non supportare il popolo greco in questa pagina difficile della sua storia. Siamo consapevoli che l’esito del referendum del 5 luglio prossimo, se come ci auguriamo si affermerà la vittoria del “NO”, porterà a un clima di confusione che si cercherà di strumentalizzare per far chinare il capo alle cittadine e ai cittadini greci. Per questo motivo ci impegniamo da subito, con questa lettera, a offrirvi la nostra solidarietà: non solo morale, ma anche nella forma di atti concreti. Ciò che mettiamo nero su bianco con queste parole è l’impegno, a titolo individuale e collettivo, a sostenervi e cooperare con voi per la ricostruzione della Grecia e la costruzione di un nuovo modello sociale, economico e politico, che attraversi e coinvolga anche quello snodo cruciale che è il mondo della conoscenza, in cui tutte e tutti noi lavoriamo.
Ci auguriamo che il popolo greco faccia la sua scelta in piena autonomia e dignità, mentre la solidarietà internazionale nei suoi confronti si rafforza e continua. Sappiamo che il mondo si sta indignando e mobilitando perché la Grecia possa dimostrare che un’Europa diversa – un mondo diverso – è davvero realizzabile, rifiutando l’aut-aut tra schiavitù al mercato o barbarie. Vogliamo esprimere a ciascuno di voi, e in particolare alle nostre colleghe e ai nostri colleghi, il nostro totale sostegno. Un ultimo appunto. Non troverete al termine di questa lettera il solito elenco di sole firme “prestigiose”: d’altronde, non è intenzione di chi vi scrive proporre la consueta dichiarazione di intenti, l’ennesima vetrina intellettuale destinata a lasciare il tempo che ha trovato. Perché la nostra vuole essere una promessa di solidarietà fattuale e incisiva, prologo a tempi nuovi e animati da uno spirito differente. Lo spirito di una nuova solidarietà tra i popoli dell’Europa e del Mediterraneo, in grado soprattutto, di costruire un sapere e un mondo nuovo, più giusto, più solidale, più libero.
Un enorme grazie a tutte e a tutti voi.
Viva la Grecia!

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  Manifestazioni a sostegno della Grecia venerdì 3 luglio
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 01/07/2015, 15:33 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Dopodomani, venerdì 3 luglio, si svolgeranno in moltissime città italiane, sit-in, flash mob, presidi, ecc. a sostegno del popolo greco e del suo governo, contro il ricatto messo in atto dalla Troika comandata a bacchetta dalla cancelliera tedesca, per il NO al referendum che si svolgerà domenica sulle misure imposte dai creditori.

Credo sarebbe utile che PrimalePersone uscisse con un proprio comunicato ufficiale ed aderisse a quante più iniziative pubbliche possibile. Io per esempio ho chiesto che PleP sia inserita tra i sottoscrittori del volantino che venerdì distribuiremo a Rovigo.

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  Dalla Liguria alla Grecia
Inviato da: Simonetta Astigiano - 28/06/2015, 09:59 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Appello per la costituzione un Comitato di Sostegno alla Grecia

È sempre più evidente che in Grecia si sta giocando una partita che condizionerà il futuro assetto dell'Europa e degli europei, una partita che quindi riguarda anche tutti noi. 


La battaglia per la democrazia europea e contro l'austerita di Alexis Tsipras è la nostra battaglia.

Riteniamo profondamente sbagliato che il Fondo monetario internazionale intervenga sui destini di un paese europeo: è giunta l'ora per il popolo europeo di prendere in mano il proprio destino rivendicando la sovranità e superando l'egoismo dei governi nazionali che sta affossando definitivamente il progetto di un'Europa libera e unita indicato nel Manifesto di Ventotene. 

Per questo chiediamo a tutte le forze che hanno cuore la democrazia di superare le divisioni e di unirci in un comitato a favore della Grecia per diffondere la campagna "Io rinuncio al debito greco" lanciata da Il Manifesto  e per organizzare un presidio nella giornata di venerdì 3 luglio davanti alla prefettura a favore del popolo greco.

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  Gianpaolo Sablich di progetto X è interessato che si discuta su questa sua opinione
Inviato da: COSIMO ANTONIO GERVASI - 21/06/2015, 16:50 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Gianpaolo Sablich di progetto X scrive
Personalmente dopo aver ricevuto il documento di CLN ho fatto una proposta ma non ho avuto nessuna risposta ne in un senso e ne in un altro…..se fosse messa all’odg sarebbe bello. Testo della mia proposta:

“Ho letto il documento. Ovviamente interessante. Questo ribadisce e mi conferma che la proposta che ho fatto di utilizzare le peculiarità dei vari gruppo “ costituenti” ,tra cui devo mettere adesso pure questo progetto CLN per evidenti motivi data la proposta di essere “attrattivo” per gli altri, è assolutamente e forse la unica strada da percorrere e mi spiego. Al documento in questione mancano due cose:1) il come deve avvenire il rapporto tra i soggetti (gruppi)aderenti e le regole che permetterebbero una vita chiara sin dall’inizio 2) il metodo di confronto continuo dove chiunque possa sempre e in qualunque momento proporre discutere e confrontarsi. Queste due cose ce le hanno nell’ordine Progetto X attraverso lo statuto e i regolamenti che propone e Primalepersone attraverso il suo modello di assemblea permanente.

Detto che il nome non è importante per nessuno dei tre soggetti .Nel documento è detto specificatamente che non è definitivo il CLN ,detto che Progetto X ha sempre dichiarato che il nome che si è data non è definitivo e detto che Primalepersone non è ,se ho ben capito, un soggetto politico ma un modo di stare insieme e di proposta. Torno alla mia proposta circostanziandola meglio: Dare seguito al documento proposto da Roberto Brambilla utilizzando Statuto e Regolamenti di Progetto X (ovviamente se si deve cambiare qualcosa lo si farà discutendone, ad esempio la questione del doppio o singolo mandato ecc) e il mezzo di Primalepersone come confronto aperto e continuo integrandolo con un Forum apposito e una sezione di Liquid feedback apposita. Per i punti del manifesto di partenza si possono aggiungere anche altri punti proposti da progetto X e primalepersone Sono convinto che se riusciamo a fare questo dimostreremo tutti che non abbiamo interesse nessuno a fagocitare nessun altro ma solo voglia di creare qualcosa di vero e originale. Mi permetto di mettervi il link ai documenti di Progetto X che ci renderebbero subito operativi anche dal punto di vista organizzativo e formale.

Statuto beta qui

Regolamento degli organi qui

Regolamento operativo qui

Regolamento dei circoli qui

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