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  LA FRANCIA SEMPRE PIU' A DESTRA
Inviato da: Piero Muo - 07/12/2015, 11:13 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

LA FRANCIA SEMPRE PIU' A DESTRA

La Francia ieri ha fatto un passo lungo verso l'estrema destra , anche se questa é ora portata da una giovane zia laica ed una nipote cattolica integrista e non da aspiranti dittatori con mascelle proeminenti o baffetti e frangia, o occhio bendato.
Senza rumore , dal basso la marea é montata rapidamente sostenuta dagli attentati del 13 novembre.

Le analisi qualitative indicano negli agricoltori, nei commercianti,negli artigiani , negli operai senza lavoro il grosso degli elettori del Fronte Nazionale. Un sostrato comune ne é l'ostracismo contro i migranti e gli immigrati che sono ritenuti la causa della perdita del lavoro per tanti . Commercianti ,artigiani,camionisti soffrono sempre di piu' la concorrenza dei cinesi, dei turchi, dei polacchi concorrenti competitivi come capacità tecnica e prezzi bassi . É un pó il quadro sociologico degli elettori della Lega .

Quanto agli agricoltori ,da decenni soffrono le regole della politica agricola europea e della strangolazione dei prezzi di acquisto che impongono loro le stra dominanti centrali di acquisto della grande distribuzione. Aggiungiamo a questo l'odio per la concorrenza spagnola.

Sarebbe quindi un errore pensare che l'islamofobia sia la causa principale dell'ascesa del Front National il cui volano anti europeista é probabilmente il primo propulsore.

Una riuscita definitiva nei prossimi anni del Front National provocherebbe quindi la fine della UE di cui la Francia é uno dei due pilastri fondamentali.
Provocherebbe anche all'interno del paese un marasma enorme dovuto alle previste discriminazioni nel welfare tra nazionali e immigrati.

É impressionante come tutto questo lasci indifferenti gli altri paesi della UE . Eppure essendo sopratutto questa di cui sono membri che dovrebbe essere difesa . Non si tratta quindi più di ingerenza poiché é la casa comune che é in pericolo.

La chiusura sempre più forte sul locale , sul quotidiano, sull'individuale certo importanti e la rinuncia a difendere visioni lunghe e collettive hanno ridotto a poco la capacità politica già sgretolata dai suoi proprii difetti e limiti.

Senza un sussulto enorme che con massimo realismo rimetta i tasselli in una prospettiva critica anche rivoluzionaria , il movimento all'estrema destra non si fermerà.

Resta a capire chi saprà e potrà concepire e realizzare questa rivoluzione.

Piero

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  IN PREPARAZIONE DEL PROSSIMO INCONTRO DI PRIMALEPERSONE
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 03/12/2015, 17:36 - Forum: L'assemblea permanente - Nessuna risposta

Riporto anche qui quanto pubblicato in mailing list. Spero possa essere utile contributo in vista nel nostro prossimo incontro in presenza.


******************

Ho letto con interesse il documento segnalato da Pietro. Per praticità lo riporto a seguire.

L'analisi che svolge è spesso condivisibile anche se ho notato diverse imprecisioni sul piano della stessa sintassi.

Purtroppo il documento non apporta praticamente alcun contributo sul piano della proposta pratica: sull'esigenza della ricomposizione sociale e, aggiungo io, soprattutto politica, siamo d'accordo ma sul modo concreto di perseguirla non si dice molto. L'intera questione dell'uso politico degli strumenti informatici, per esempio, è liquidata in una riga mentre l'uso mediatico della rete non viene mai citato.

Altro elemento non condivisibile degli aspetti propositivi del testo è questo puntare ancora sull'elemento "leadership", per quanto "rinnovata" e "democraticamente espressa", che è un avvalorare una visione paternalistica della società e della politica dove solo alcuni elementi sarebbero in grado di fare da guida e da interfaccia.
Altro grande limite che registro è il richiamo ad una prospettiva federativa che per quanto mai nominata, scaturisce dalla "centralità" che si attribuisce ai territori come luoghi di partenza per la ricostruzione. Sappiamo invece che questa prospettiva da adito a strutturazioni gerarchiche e un modello di rappresentanza proprio dei partiti. In altri termini, manca il concetto da Assemblea permanete che, a mio avviso, è la maggiore delle nostre acquisizioni teoriche e pratiche.
A fortiori, anche nella visione politica generale, e non solo nel contesto della strutturazione dell'auspicata nuova forza politica, rimane valido lo schema rappresentato/rappresentante con il classico capovolgimento, tipico del contesto italiano, di aspiranti rappresentanti in cerca di qualcuno da rappresentare!

Trovo in larga misura condivisibili le valutazioni sul M5S così come quelle sui partitini della così detta sinistra radicale ed ancor più quelle, giustamente impietose, sul personale politico che ne è dominus da almeno vent'anni.

Circa il M5S, il documento non evidenzia a sufficienza come l'ideologia dei suoi ispiratori (sulla cui reale identità rimane la più totale opacità) e capi, sia una sorta di 'ambientalismo in salsa liberale', un 'ambientalismo di mercato' che ricorda alcuni dei primi ed ingenui movimenti ecologisti europei. La conversione ecologica, quella vera, non rientra nel programma del M5S perché essa è anche rivoluzione economica e quindi sociale, un campo quest'ultimo sul quale il movimento di Grillo è totalmente silente. In generale, le scelte politiche del M5S sono fatte con in mano il bilancino elettoralistico, essendo poi il momento elettorale quello su cui Grillo & Co. concentrano tutta la loro attenzione.

Molto chiara ed informata la ricostruzione della "vicenda Altra Europa", cioè quella da cui siamo nati, e mi spiace che, a corretto completamento di questa ricostruzione, PrimalePersone non venga nominata come la componete che dentro A.E. ha rivendicato la democrazia interna del processo ed il rispetto delle proposte di trasformazione radicale della Politica contenute nell'appello iniziale e che tanti entusiasmi aveva sollevato. Che ciò sia dovuto alla nostra irrilevanza mediatica o all'insufficiente chiarezza del nostro messaggio, non so dire ma sarebbe interessante da appurare.


In sintesi e semplificando, direi che la prospettiva che tratteggia qui il Gruppo Cinque Terre e quella interpretata in Spagna da Podemos, una sorta di via di mezzo tra democrazia diretta e rappresentativa; una cosa che potremmo definire 'democrazia partecipata', con ampio ricorso alla leadership, ai media tradizionali ed aperta ai compromessi dettati dall'esigenza di coalizzarsi con altri per governare.

Sinceramente, per quanto il percorso che abbiamo intrapreso come PrimalePersone sia decisamente diverso, molto coerente e formalmente ineccepibile, non so dire, in questo preciso momento storico, quale dei due sia quello più realistico e realizzabile. Se mi guardo intorno non posso non riscontrare una fortissima 'domanda di delega', frutto di un'assuefazione ad essa volutamente indotta dal ceto politico, che ha fatto di tutto per allontanare le persone dalla politica. La scarsissima partecipazione alla vita pubblica, causata principalmente dal rigetto che la concreta, lercia pratica politica ha determinato, implica un lavoro piuttosto lungo, che noi abbiamo intrapreso con umiltà e senza scorciatoie ma che comporta anche tempi indefinitamente lunghi.

Ciò che non so dire è se questi tempi siano compatibili con la rapidissima chiusura degli spazi democratici a cui stiamo assistendo, in particolare attraverso lo stravolgimento costituzionale e la nuova legge elettorale, o se invece sia consigliabile puntare a scorciatoie alla Podemos, per intenderci e, solo dopo aver neutralizzato la deriva autoritaria, costruire, con la grande potenza che solo il controllo delle istituzioni consente, una democrazia autentica.

Solo l'attenta osservazione degli sviluppi del quadro politico nazionale ed europeo e l'agire attivamente in esso potrà darci indicazioni su quale delle vie sia più opportuno sostenere.

Un caro saluto.


                              Vincenzo



*******************


 
Gruppo Cinque Terre

documento annuale - giugno 2015

Non è facile riordinare ragionamenti in un contesto così intricato come quello di oggi nel mondo e in Italia indicando una prospettiva che non tenda al pessimismo. Per l’Italia in particolare le prospettive sembrano grigie ma solo dall’analisi brutale della situazione può emergere qualche spiraglio di idee e di proposte per i prossimi anni.

Il documento annuale del Gruppo Cinque Terre tenta una operazione verità e suggerisce scelte difficili ma secondo noi inevitabili.

 

Il pianeta gira dal verso sbagliato

Si aggravano le tensioni nel contesto internazionale dal punto di vista sociale, economico, ambientale. Mentre i soliti poteri forti condizionano sempre più la nostra vita e fanno scempio delle risorse del pianeta.

1  Se si guarda all’ultimo anno non si può dire che si intraveda nel mondo una inversione di tendenza rispetto a tre elementi di inaccettabile squilibrio:

L’arricchimento di gruppi molto ristretti non si ferma e produce grandi sacche di povertà anche in aree dei paesi cosiddetti sviluppati. E’ il prodotto dell’estremismo finanziario che trova la sua voce nella irresponsabile cultura del neoliberismo e nella labile moralità delle élite politiche che lo sostengono o vi convivono senza un aperto dissenso.

 La tutela del pianeta come insieme di risorse fisiche e naturali e di esseri viventi è sconvolta  progressivamente dalle  forme di sfruttamento che si esercitano indifferenti alle loro conseguenze irreversibili.

L’integralismo, specie quello religioso diventa arma di sterminio, in aperto contrasto con l’idea della convivenza come soluzione dei conflitti. Si manifesta anche il ritorno a forme diffuse di schiavismo. Le eccezioni  in controtendenza sono poche.

Le élite finanziarie e politiche e la cultura dominante che esprimono si impongono attraverso la distorsione dell’informazione, dei dati storici, con anche una aperta censura e l’uso di economisti prezzolati o insignificanti, con la difesa  di sistemi elettorali e legislativi che impediscono l’emergere di nuove forze e nuove culture politiche. Invece di cercare soluzioni efficaci si coltiva la politica della paura e della insicurezza, strumenti per  mantenere  influenza e controllo su una parte consistente della pubblica opinione.  L’esercizio della democrazia sul pianeta, che con la fine dell’era dei due blocchi contrapposti si immaginava dovesse avere un meraviglioso futuro, si sta invece contraendo. Malgrado maggiore mobilità nel mondo, malgrado l’esplosione dell’era di internet, malgrado la maggiore velocità nel comunicare, sembra che il mondo si involva nella spirale di povertà, intolleranza razziale, terrorismo, disgregazione territoriale, inquinamento inarrestabile del territorio, land grabbing e privatizzazione delle risorse, invece di evolversi in un più equilibrato sistema mondiale complessivo, nella maggiore tolleranza e maggiore giustizia sociale, e in un modello di tutela ambientale più responsabile. In una cinquantina di aeree del mondo focolai di guerra prevalgono come forma di risoluzione dei conflitti. Si manifestano anche sintomi nuovi di tendenziale annullamento degli  stati nazionali ottocenteschi  e degli assetti territoriali emersi con le due guerre mondiali. Ci sono nazioni in avanzata disgregazione specie nell’area medio orientale e africana. Vedi i casi di Somalia, Libia, Siria, Yemen e le crisi irrisolte come l’ Afghanistan o l’Irak, ma anche l’Ucraina alle porte dell’Europa.

Emergono nuove entità non statali con un ruolo crescente: enti finanziari, gruppi etnici armati, comunità transnazionali, che competono con gli stati nazionali nella gestione economica, nel controllo dell’informazione, nella produzione di cultura, nella legislazione civile, penale e commerciale, a volte sul terreno dell’uso della forza come nel caso dell’Isis. Una religione può conquistare con le armi uno stato, una multinazionale può legalmente imporre le leggi che le  interessano, il sistema bancario si impadronisce e poi gestisce la moneta ed il debito di interi stati a proprio piacimento.

In Europa si affievoliscono per crisi interna le premesse sociali e comunitarie dell’Unione Europea che tende invece a cancellare le regole democratiche degli stati nazionali senza proporre neanche lontanamente una alternativa di democrazia europea. Avanza la deregolamentazione nella gestione e composizione dei conflitti fra interessi pubblici e collettivi rispetto a quelli egoistici di gruppi ristretti. L’accumulazione di potere finanziario è tale da modificare la qualità stessa di questi ambiti che si sono ristrutturati secondo logiche, regole ed equilibri propri del tutto autonomi e non condizionabili dai poteri degli stati nazionali e delle comunità (sistema bancario, circuito massonico, accentramento tecnologico, controllo diretto o indiretto di media e altri settori degli stati nazionali ).

 

Un Nuovo  Medioevo Italiano

Con il renzismo continua la particolare anomalia  italiana, con l’involuzione e il degrado di istituzioni,  democrazia, informazione, economia, rapporti sociali. Dietro la facciata dei rottamatori in realtà si scorgono sempre gli stessi attori a cui si lascia totale mano libera.

2  Renzi  ha il mandato di fare quello che non riusciva più a fare Berlusconi. Nel campo del lavoro, della scuola, delle regole elettorali, delle modifiche costituzionali, della deregolamentazione in campo ambientale. Austerità a senso unico e graduali privatizzazioni, proposte e sostenute dalle burocrazie europee, non sono contestate. Non c’è solo l’abilità della persona e di chi lo sostiene dietro la scena e che gli ha dato per il momento copertura totale. Abbiamo già indicato come molto del progetto renziano sia in fondo una rivisitazione più moderna ( la rottamazione dell’esistente ) delle vecchie idee del programma piduista di Lucio Gelli. Si stanno compiendo i passaggi preliminari per l’occupazione totale e l’accentramento di tutti gli spazi istituzionali, fino al superamento nei fatti della suddivisone in tre ambiti dei poteri della Repubblica . Già da tempo sosteniamo che la Corte Costituzionale è il prossimo nemico da disarmare, perché ancora dotata di una qualche autonomia. Ancora qualche anno così e se non lo si arresta,  il percorso diventerà difficilmente reversibile,  poi vedremo il bello. Non è una  nuova DC come spesso si afferma con leggerezza, ma un cambiamento di regime che non ha eguali negli altri paesi principali dell’Europa... un ritorno ad un nuovo medioevo dove sotto il monarca opererebbero solo vassalli. Non esiste una normale dialettica politica e culturale perché le nuove regole la impediscono o la rendono inefficace. L’ informazione spesso  non solo manipola ma racconta fiabe, mescolando una sottile censura a falsi veri e propri che vengono assimilati come verosimili da una parte limitata ma decisiva dell’elettorato, mentre una tendenziale maggioranza percepisce l’ assenza di alternative convincenti e si infila nel vicolo cieco dell’astensionismo elettorale che è la vera quinta colonna della immutabilità dell’esistente. Si forma così un regime di tipo nuovo costruito su gruppi sociali minoritari nella società, ma compattati dal controllo dei flussi economici, dell’informazione, delle regole elettorali; e soprattutto avvantaggiati dall’assenza di avversari altrettanto uniti e coesi. Questa è la vera anomalia specifica del nostro paese. La corruzione endemica, in aggiunta alla criminalità organizzata, ormai attori  economicamente rilevanti, diventano  parti costitutive e non casuali della compattezza della minoranza al potere. L’assalto e l’inquinamento delle liste elettorali è solo la punta dell’iceberg.  Il disegno renzista adatta con abilità la tendenza globale europea della austerità  a senso unico alla specificità culturale e storica italiana diventando per certi versi un nuovo singolare punto di riferimento. Il risultato delle elezioni regionali e comunali parziali non frena al momento il percorso anche se segna una battuta d’arresto del ”partito unico della nazione” e rilancia la strategia del bipolarismo simulato fra un centrodestra unito quando serve ed un centrosinistra senza sinistra come soluzione elettorale capace di annichilire il ruolo di disturbo del M5Stelle che al momento sembra essere l’unico oppositore di rilievo.

 

La palude o il cambiamento

Sono possibili nuovi  protagonisti  sociali  capaci anche di ruoli  istituzionali ? Cosa si potrebbe o dovrebbe fare ?  Non ci sono molte scelte possibili.

3 In Europa la partita si gioca nel campo dei rapporti di forza istituzionali ed economici. Emblematico il caso della Grecia, oggetto di un violentissimo scontro in buona parte condotto dietro le quinte. L’obiettivo è la crisi ed il ritorno al voto in un paese spaventato. Là si gioca la conquista della maggioranza, il controllo dell’apparato statale e l’inversione delle logiche economiche e finanziarie prevalenti in Europa. Se questo è il punto di partenza possibile, in Italia come in Grecia o Spagna, resta il problema di come inventare e costruire una alternativa che sia in grado almeno di competere e offrire una visione diversa e credibile, fornire ai popoli  la possibilità di una diversa ma concreta scelta alternativa. Costruire un progetto alternativo che nei programmi, nelle forme di organizzazione sociale, politica ed infine elettorale, nella leadership allargata ed efficace indispensabile, solleciti  la speranza e l’appoggio di ampi e diversificati settori della società.

In Italia ne la somma contingente di partitini o movimentini , ne la aggregazione temporanea di piccoli apparati sopravvissuti da epoche precedenti che si incontrano qualche mese prima di ogni scadenza elettorale hanno nulla a che fare con la costruzione di un movimento di liberazione nazionale che sembra essere oggi la denominazione formale più adeguata per quanto servirebbe. Il rifiuto netto e spietato di questi apparati da parte degli elettori è emerso definitivamente nel voto di maggio.

I referendum sull’acqua sono stati una emblematica e parziale rappresentazione di possibile conquista della maggioranza, vittoria istituzionale ma anche conversione  di logiche economiche, fra l’altro con una forte connotazione ecologista. Ma come tali sono  stati un momento difficilmente ripetibile che, come si è visto, è cosa diversa da un progetto di stabile cambiamento. E’ impensabile lavorare ai fianchi o cogestire queste istituzioni come sono o affiancarsi in forma subalterna  ai vincenti del momento nel sistema dei partiti sperando di avere, nell’ipotesi migliore e più onesta,  qualche contropartita politica o sociale; ne  ha alcun peso fare opera di testimonianza parlamentare.

 

Non ha più significato dichiarare la necessità di una nuova sinistra rifondata, ne il mantenimento di una rappresentanza della specifica cultura dell’ambientalismo tradizionale, neppure l’agitazione di una protesta di tipo civico e anticasta. Serve l’unione in un'unica forma di iniziativa politica di queste tre tematiche sociali che è stata, forse per scelta neppure del tutto consapevole, la fortunata formula alla base del movimento di Grillo nella fase nascente, il cui successo sul piano elettorale ma anche di innovazione è stato senza precedenti  in Europa nel dopoguerra. Mancava però di  una adeguata soluzione del nodo della gestione democratica del gruppo, della formazione della leadership e della non facile soluzione delle possibili forme di alleanza sociale ed elettorale dopo il successo del 2013. Perché se  il M5Stelle sbaglia nell’esaltare il proprio isolamento va detto con onestà che oggi non esiste un possibile alleato autorevole. Il vecchio sistema dei partiti  ha ben chiaro che finché tiene questo scenario resta comunque imbattibile.

I problemi irrisolti, insieme alla poderosa offensiva dei partiti e dei gruppi sociali messi in discussione ha provocato un chiaro arresto del movimento di Grillo che è privo di una visione strategica, ed insieme di una leadership in grado di reggere allo scontro. La maldestra gestione del voto europeo del 2014, una vera catena di ingenuità, incompetenza e valutazioni politiche sbagliate è stata il segnale della fragilità più che della imposizione autoritaria che viene attribuita al vertice del movimento. La raccolta di firme per la ventilata uscita dall’euro non ha convinto e nella sua ambiguità  è lentamente scivolata nell’indifferenza.

Fra gli aspetti positivi si è invece in qualche modo risolto il nodo della partecipazione nelle tv. Resta in piedi come proposta di rilievo quella di un reddito minimo per tutti ( “ nessuno deve restare indietro” ) e l’impegno attento sulle tematiche ambientali e su quelle della corruzione. Questi sono oggi i punti di forza del movimento come unico reale oppositore di rilievo.  

Esaurita la spinta innovativa iniziale è difficile oggi prevedere se il M5S terrà, se si ridimensionerà ad un gruppo di media dimensione sul piano elettorale, se manterrà la sua connotazione radicale o degraderà nel trasformismo degli altri ( sarà verificabile solo fra qualche tempo, non oggi ) , se avrà una rapida disgregazione o sarà capace di autoriformarsi ed avere un risultato stabile nel tempo. Almeno fino ad oggi non si vedono i presupposti per una seconda fase di crescita. Anche se il tema è tabù sembra evidente che si sta esaurendo l’epoca del duo Grillo-Casaleggio e del ruolo dello “staff” . Sembra limitata l’efficacia di un direttorio improvvisato e per la verità da nessuno scelto. Resta il fatto che si tratta dell’unica reale opposizione, diffusa e combattiva, presente oggi sulla piazza. Fra molti elettori per il momento, ma non per molto ancora, probabilmente prevarrà per necessità la regola del “turarsi il naso e ridare il proprio voto” perché non c’è altra scelta. Anche perché lasciano perplesse le scelte di parecchi dei dissidenti, espulsi o allontanatisi, il cui comportamento successivo sembra quasi dare ragione a Grillo , che pure, almeno nel metodo, ragione non ne ha nessuna.

 

4  Nel campo degli oppositori andrebbe annoverata anche la cosiddetta sinistra radicale. Difficile valutare in che cosa oggi consisterebbe la denominazione di “ radicale” visto che si tratta nei suoi apparati di vertice perlopiù della schiera dei sopravvissuti di tutte le sconfitte, gli errori , gli opportunismi ed i trasformismi che hanno portato quest’area prima ad essere fagocitata nella comoda nicchia dell’ulivismo, poi , una volta fatta a pezzi e disgregata, a ridursi alla tutela di apparati ed eletti. Poche centinaia di persone negli ultimi anni che stanno riducendosi a poche decine e che in tutte le forme e le occasioni possibili fanno muro e si frappongono  a qualunque tentativo di tentare un nuovo corso che provocherebbe  la loro definitiva rottamazione. Per loro i risultati elettorali di maggio sono disastrosi. Gli osservatori più critici in quest’area di cui non ci sentiamo ne parte ne complici, con toni molto più pesanti dei nostri concordano ormai con quanto già da qualche anno sosteniamo: il principale contributo che possono dare gli attuali  partiti-ombra della sinistra è quello di sciogliersi e disperdersi facendo tabula rasa dell’esistente, liberando migliaia di militanti da un aleatorio senso di appartenenza e di paralisi ideologica e aprendo dal basso, dai territori, dalle regioni, una lunga e disinibita riflessione sulla propria vicenda ventennale e sulle ragioni di un così sorprendente fallimento, dando spazio a nuovi protagonisti e lasciando a lato quelli vecchi. L’appello che andrebbe rivolto a queste forze residuali  ( da SEL a Rifondazione, dai Verdi all’ IdV, ma anche alle varie liste e reti civiche nazionali e locali, ad alcuni comitati locali e nazionali che hanno assunto un ambiguo ruolo di partitini non dichiarati ) è quello di costatare la propria inefficacia nella forma in cui sopravvivono. Di più il loro ruolo negativo e di freno nei confronti dell’ipotesi di una vera aggregazione i cui referenti sociali oggi sono dispersi fra astensionismo, incerto grillismo o in  attesa di  una  improbabile conversione di un PD che esiste solo nelle loro illusioni.

La vicenda breve e circoscritta della Lista Tsipras, nata ancora una volta a ridosso di una scadenza elettorale, rimandando ad un dopo elezioni imprecisato il senso del  ruolo al suo interno dei vecchi partiti invece di chiederne per tempo  l’immediato scioglimento, è tristemente chiara.  La lista, malgrado interessanti aspetti dichiarati di novità, da subito si è rinchiusa invece nel sarcofago della ennesima rifondazione della sinistra, ultima conferma di percorsi che non portano a nulla. A metà aprile, neppure ad un anno dal voto europeo, l’esperienza si è di fatto svuotata attraverso una formale divisione in due ed un sostanziale ridimensionamento che ha reso entrambe le parti irrilevanti. Tant’è che la vicenda è passata praticamente inosservata se non per qualche interessata polemica quando anche Barbara Spinelli, una delle figure, insieme a Guido Viale, che portano contributi e riflessioni interessanti, ha preso le distanze, dichiarando fallita l’esperienza della lista, nata in realtà con un unico obiettivo chiaro: la presenza alle elezioni europee. Non per nulla sono proprio parecchie centinaia di militanti “di base” ad essere stati abilmente messi all’angolo dai piccoli grandi manovratori che si sono pure dotati di un loro Prodi a tutela della loro sopravvivenza. L’esito era prevedibile e si spera sempre che sia l’ultima volta.

 

5   Il problema di fondo è però che la sinistra chiamata “radicale” anche negli anni migliori in realtà non ha mai superato elettoralmente il  10% e non si è mai presentata comunque unita nel territorio. Si è così assimilata la cultura del minoritarismo organico, il rituale dei programmi scritti sulla carta qualche mese prima della scadenza elettorale in calendario. L’obiettivo dei cartelli elettorali è sempre stato quello di superare il quorum del momento, eleggere qualcuno, con il consueto “ liberi tutti” subito dopo.  Senza un progetto vero su nulla, ne sui propri settori sociali di riferimento, ne sul rapporto con le forze esistenti in campo. Banalizzando il ruolo acquisito dal movimento di Grillo visto solo come uno sgradito competitore, con le più diverse opinioni sui sistemi elettorali, non comprendendo il significato profondo del cosiddetto patto del nazareno e del revisionismo costituzionale che lo sottende , ne la trasformazione ormai definitiva del PD in elemento di continuità del ventennio berlusconiano sopravvalutandone le contraddizioni interne.  Assenti nella capacità di innovazione possibile su gran parte dei terreni di conflitto sociale ( vale come esempio il TAV in Valsusa ), di fatto distratti sul tema della conversione ecologica che, con poche eccezioni, viene  identificata con una versione del sistema industriale un po’ meno inquinante.

L’ultima novità in campo in quest’area, ce ne sono almeno due o tre all’anno, è la cosiddetta “coalizione sociale” di Landini. Nessuno sa esattamente cosa potrà essere, forse neanche lui,  ma tutti si sono già posizionati per farsene rappresentanti in qualche modo. Si dichiara che cosa, al momento, non è: non è un modo per scalare la CGIL, non ha l’obiettivo di partecipare alle elezioni, non vuole essere un partito, non si basa sul recupero dei dissidenti del PD ( che tanto dissentono comodamente dentro il partito garantendogli così un pezzetto di elettorato critico ), non ha come referenti i partitini esistenti. Positivamente vorrebbe rappresentare quella parte dei lavoratori che non hanno tutele dandogli un megafono che al momento non avrebbero. Che non è poco e insieme non è sufficiente. Un Landini candidato a fare il Vendola della prossima fase farebbe torto alla sua intelligenza ma resta il fatto che , al di là degli incontri con Libera, Arci e poi vari altri, il progetto resta ambiguo e indefinito e magari fra qualche mese, se non compaiono scadenze elettorali all’orizzonte,  ce ne saremo dimenticati . Anche Civati ovviamente si appresta a lanciare il “suo” impossibile partitino. Perché tutto in queste aree ruota ancora solo attorno alle elezioni, alla sopravvivenza dei vecchi gruppi e vecchi leader sconfitti. L’idea di forme di autoorganizzazione sul territorio, di centri di aggregazione sociale e culturale, di strumenti di azione volontaria e strutturata in una società parcellizzata e precarizzata, non entrano davvero nella discussione e dove presenti in forma frammentata pur se  diffusa, sono del tutto separati e privi di un dibattito sulla necessità dell’aggregazione popolare che è pochissimo praticata. Perfino il successo spagnolo di Barcellona e Madrid, che non va sopravvalutato ma studiato sì, di fatto è spesso citato ma forse non capito.

 

Questioni di metodo per una ricomposizione sociale

6   Per concludere non possiamo che suggerire una strada strettissima per uscire dalla palude, consapevoli che non si tratta di proposte facili ne di breve periodo. Esistono ancora nel paese le competenze, l’onestà e l’aspirazione ad un diverso sistema sociale più equo e attento al territorio, insieme ad una diffusissima condizione di disagio e precarietà che però oggi in molti si salda con l’astensione da tutto. Per qualche tempo si è sperato che, seppure caoticamente come era inevitabile, il movimento attorno a Grillo potesse avviare un rapido processo di scomposizione sociale e di riaggregazione vincente ( i cittadini che trovano le forme per riorganizzare una alleanza ed una rappresentanza sociale prima che elettorale, aggredire le logiche di casta, corruzione, mafie ma anche indifferenza e clientelismo ). Presupponeva la costruzione di una rete organizzata dal basso, l’espressione di nodi e di leadership locali democraticamente espresse e collegate ai movimenti sociali, in Italia eccessivamente frammentati ed autoreferenziali, quindi la progressiva espressione di una leadership anche nazionale, magari periodicamente ridefinita. Tutto attraverso (anche ma non solo) un uso esteso e aperto degli strumenti permessi dalla rete dove, preceduta dal necessario confronto, si potesse periodicamente avere anche una diretta espressione di scelte allargata ad una larga base territoriale di sostenitori. Insieme alla costruzione sul territorio delle sedi anche fisiche di aggregazione sociale ( noi le avevamo chiamate ecohub, riflettendo anche sulle esperienze storiche delle case del popolo e delle sedi di mutuo soccorso e su più recenti esperienze in altri paesi europei). Nulla di tutto questo è avvenuto. I gruppi grillini, per quanto numerosi, si sono rinchiusi nel recinto e già all’apice del successo del M5Stelle nel 2013 si è intravisto che c’era una gestione incerta, emersa con l’appuntamento europeo del 2014.

Che cosa impedisce un progetto di riaggregazione sociale ? Il dato di fondo è la mancanza di un progetto, realistico, condiviso, plurale, basato su una vera partecipazione dal basso ma anche su una leadership ampia, riconosciuta e rinnovabile. Il M5Stelle è oggi di gran lunga la componente più consistente di questo progetto ma non ha risolto il modo di costruire dal basso ma anche con efficacia la propria strategia di riaggregazione sociale. Servono anche altri protagonisti capaci di  annichilire e sciogliere le vecchie appartenenze che impediscono nuove aggregazioni, che si aggiungano significativamente anche sul piano elettorale e contemporaneamente partecipino ad aggregazioni unitarie alla base sul territorio.

Sul piano elettorale si tratta di raccogliere alla fine l’adesione di almeno 10 milioni di persone facendole convergere in un unico movimento di liberazione nazionale. Superando quindi partiti e partitini più o meno dichiarati che non hanno più alcuna ragione sociale di esistere. La convergenza con il movimento di Grillo, che da solo difficilmente raggiungerà le dimensioni e lo spessore necessario, risulterà ovvia e decisiva.

Sul programma esistono già pezzi sparsi e non comunicanti di elaborazioni originali su temi cardine come la gestione del territorio, la tutela dei beni comuni, la difesa dell’assetto costituzionale, una giustizia emergenziale contro criminalità organizzata e corruzione. C’è maggiore difficoltà su altri temi come l’economia (il significato della moneta, il ruolo delle banche) e ancora sulle regole dell’informazione dove la riflessione è inadeguata ( al massimo si rivendica un po’ di spazio in più per la propria parte invece di chiedere l’allontanamento dei partiti dai media). Le proposte sulla politica estera e di difesa diventeranno questioni scottanti e problematiche visto il dilagare della tendenza alla guerra diffusa e la nascita di movimenti integralisti sanguinari. Il freno alle privatizzazioni, il ridimensionamento della burocrazia di stato e la riorganizzazione necessaria della sanità, che dissipano enormi risorse pubbliche ma non per il pubblico, richiedono una analisi approfondita oggi appena presente.

C’è una perdita generalizzata della capacità di studio, conoscenza, approfondimento, impegno metodico. Ci vorrebbero strumenti di livello, vere e proprie fondazioni culturali centrate sull’obiettivo del progetto di cambiamento.  Il confronto oggi è superficiale , sostituito dai cinguettii su twitter e dalle battute su facebook, insignificanti strumenti di confronto che spesso alimentano solo superficiali divisioni. Molti in questi anni hanno ritenuto poco realiste proposte di grande aggregazione preferendo semplificazioni e un apparente pragmatismo che li ha portati all’attuale palude. Abbiamo ben chiara la complessità e difficoltà di quanto proponiamo. Non si tratta di scrivere un programma che è questione banale ma identificare il percorso concreto di un progetto che riapra la speranza per la sua capacità di innovazione, che non può ignorare quanto davvero c’è intorno ma capire come superarlo. E’ possibile, questo è quello che possiamo fare.

 

                              Gruppo Cinque Terre - 1 giugno 2015

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  per iniziare a discutere
Inviato da: Pietro Del Zanna - 01/12/2015, 19:25 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Laura sa della rottura con Marino e Il Gruppo delle 5 Terre. Fondamentalmente -tanto per cambiare- c'è una forta incapacità relazionale e un po' di megalomania (sindrome diffusa a dire il vero), rimane il fatto che nelle analisi ricostruiscono il quadro quasi completamente in modo corretto e potrebbe essere questo un documento di discussione di partenza, sia se ci vediamo che se discutiamo sul forum. Che ne dite?


Teniamo conto che è un documento che risale a Giugno.

http://www.gruppocinqueterre.it/node/1597?utm_medium=email&utm_source=VOXmail%3A102274+Nessuna+cartella&utm_campaign=VOXmail%3A318343+Newsletter

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  Contro la "Buona Scuola", il Referendum!
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 30/11/2015, 14:45 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

La notizia che l'Assemblea Generale sulla Scuola pubblica svoltasi a Roma ieri 29 novembre abbia deciso di procedere con risolutezza verso il referendum contro la "Buona Scuola" e di inserirlo dentro una tornata referendaria che si faccia carico di difendere anche gli altri pilastri della nostra democrazia, è estremamente positiva.


Anche al termine della "Marcia per il Clima" svoltasi ieri a Venezia si è sottolineata la necessità di agire con risolutezza il referendum contro le trivellazioni, già approvato dalla Cassazione, nel contesto di una più vasta campagna referendaria in grado di contrastare e possibilmente rovesciare la politica governativa di sistematico attacco allo stato sociale, ai diritti dei cittadini e delle persone, alla democrazia.

Speriamo che il prossimo tassello ad unirsi a questa grande ondata di democrazia diretta e dal basso da realizzarsi attraverso lo strumento referendario possa essere il mondo del Lavoro, pesantemente attaccato con il Job Act. Altrettanto dicasi per la Sanità pubblica e la norma-truffa sull'adeguatezza delle prestazioni.

Solo se le varie lotte sapranno saldarsi tra loro in un solo grande fronte ci sarà la possibilità di riconquistare la democrazia e ricondurre le istituzioni al perseguimento del Bene comune!

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  Assemblea Nazionale Azione Civile, Roma- 27/28/29 Novembre.
Inviato da: Mario Sommella - 25/11/2015, 20:28 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Care e cari tutti,

Citazione:abbiamo ricevuto da Azione Civile, ed in particolare dal presidente Antonio Ingroia,  l'invito a partecipare e contribuire alla loro assemblea nazionale che si terrà a Roma presso l'hotel Frentani i prossimi 27, 28, 29 novembre. In particolare a me ed a Roberta, che ha però un altro impegno per quelle date, è stato chiesto un breve intervento. Crediamo sia importante partecipare e rinsaldare i rapporti con Azione Civile non solo per il percorso comune e le affinità che ci legano, a partire dal fatto che molti di Primalepersone fanno parte di questa associazione, ma anche perche i temi che AC promuove. Tra questi la bozza di proposta di legge denominata La Torre bis sulla estensione della confisca dei beni anche per i reati di corruzione che resta un tema di assoluta rilevanza in uno stato come il nostro nel quale gli interessi economici dei corrotti e dei corruttori non vengono mai sfiorati.
Io ho accettato volentieri di portare il nostro contributo per il 28, ed attendo oltre a quanto abbiamo già condiviso, eventuali vostri suggerimenti per l'intervento. 
Naturalmente l'invito a partecipare è rivolto a tutti noi, spero quindi ci si possa incontrare numerosi il 28 e per chi può nelle altre giornate.
Un abbraccio circolare antonella

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  LA PACE ARMATA , L' IMPOSTURA
Inviato da: Piero Muo - 24/11/2015, 21:05 - Forum: Bacheca - Risposte (15)

Settant'anni di pace in Europa occidentale ! Un periodo straordinario che ha seguito la guerra piu' terrificante di tutti i tempi! Guerra che ci eravamo fabbricata tutta con le nostre mani!
Avevamo dimenticato la guerra, anzi chi ha 70 anni e meno non ne ha mai sentito anche un solo tiro di moschetto ! Fantastico !
il 13 novembre questa pace lunga é stata rotta dagli attentati tremendi di Parigi ,in Europ!, da noi! ed allora abbiamo riscoperto che la guerra esiste ancora. E' guerra ! é la nuova guerra mondiale a fette ! lo ha affermato pure il Papa.
Ma durante la pace europea come é andata altrove ? Ho analizzato quindi cosa é capitato in Africa dal 1945 al 2010
prendendo i dati forniti da Wikipédia . Ho preso l'Africa perché essendo composta di piccoli stati poveri dovrebbe avere meno armate ed armamenti pesanti di altre contrade del mondo . Vediamo :

Dal 1945 al 2010 in Africa sono avvenuti 55 conflitti armati : 29 guerre civili, 18 guerre tra stati,8 guerre d'indipendenza.
Queste guerre hanno provocato almeno 13.000.000 di morti ( di 21 guerre Wikipédia non indica i morti) quasi come durante la prima guerra mondiale che ha provocato 15.000.000 di morti.
18.000.000 millioni sono stati i profughi ed i deportati e wipipedia non indica i millioni di feriti, di storpiati, di orfani!

Ma come mai un risultato cosi' catastrofico in Africa? Gli stati occidentali ,Stati Uniti in primis sono implicati attivamente in buona parte di questi conflitti , e quando non vi hanno partecipato direttamente hanno finanziato o venduto armi ,munizioni e logistica militare .

Quale impostura allora la pace armata! Dove vi sono armi , vi é violenza, usurpazione e morte in grande scala e noi abbiamo fornito e venduto queste armi dal giorno che la pace europea ne ha ridotto '' il consumo'' autoctono. Noi abbiamo chiuso gli occhi su questa guerra in scala mondiale che non si é mai spenta ma che é partita altrove, in quell'altrove che dopo essere stato terra di conquista coloniale e di schiavismo e diventato terra di sfruttamento capitalistico di ogni risorsa e mercato lucroso degli armamenti.

Abbiamo una responsabilità enorme su tutte le guerre del mondo , e dopo avere armato il mondo intero non ci restano che le armi per contrastare il ritorno del boomerang armato. Il cerchio vizioso e mortale della potenziale violenza armata oramai veramente mondializzata ci sta prendendo alla gola. Vecchi, minoritari e '' rammolliti" da 70 anni di pace e di benessere egoista e autista ora guardiamo inorriditi al " mostro" nero che abbiamo creato cinicamente con settant'anni di interventi e di vendita di armi ,contando sulle armi automatiche, gli aerei, i missili intercontinentali ed in estremis il bottone rosso delle ogive nucleari pur di non inviare piu' i nostri figli. Ma i figli degli altri purtroppo non la pensano cosi' perché loro pace, progresso e "art de vivre" come dicono ora a Parigi non hanno mai conosciuto!
Loro hanno conosciuto solo bombe occidentali e cannonate , terrore, guerra civile e tanta fame!

L'egoismo, la cecità, l'arroganza,l'indifferenza ci hanno fatto dimenticare che la pace o é per tutti o é per nessuno!

Piero Muo'

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  Je continuerai à croire
Inviato da: Piero Muo - 22/11/2015, 20:47 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

 
« Je continuerai à croire, même si tout le monde perd espoir.
> Je continuerai à aimer, même si les autres distillent la haine.
> Je continuerai à construire, même si les autres détruisent.
> Je continuerai à parler de paix, même au milieu d’une guerre.
> Je continuerai à illuminer, même au milieu de l’obscurité.
> Je continuerai à semer, même si les autres piétinent la récolte.
> Et je continuerai à crier, même si les autres se taisent.
> Et je dessinerai des sourires sur des visages en larmes.
> Et j’apporterai le soulagement, quand on verra la douleur.
> Et j’offrirai des motifs de joie là où il n’y a que tristesse.
> J’inviterai à marcher celui qui a décidé de s’arrêter…
> Et je tendrai les bras à ceux qui se sentent épuisés. »

L'Abbé Pierre

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  Progetto partecipativo
Inviato da: Athos Gualazzi - 20/11/2015, 19:23 - Forum: Bacheca - Risposte (8)

Nella webconference di ieri sera sono state lanciate alcune proposte.
Due sono state definite e possiamo aprire qui una discussione per poi valutarle sul decisionale:
1) stabilire una data mensile ricorrente per videoconferenza
2) stabilire data e località per incontro reale (non virtuale) di approfondimento dove sviluppare/discutere il nostro "fare politica".
Si sono ipotizzate alcune soluzioni i.e. giovedì o venerdi di una delle settimane del mese per videoconf.; Location: Bologna o Roma e date suggerite 19/12/2015 o 09/01/2016 per incontro reale.
Prego dare seguito alla discussione per poi raccogliere le varie proposte da porre sul decisionale.
In alternativa ad un dibattito in questo spazio ciascuno è libero di redarre una propria proposta direttamente su lqfb tenendo presente di darne immediatamente avviso in ml.

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  IL PONTE SULLO STRETTO
Inviato da: Piero Muo - 06/11/2015, 18:13 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Di oggi é la notizia che Renzi rilancia il progetto del ponte  sullo stretto di Messina.
Di oggi  é la notizia che il bypass è saltato e  che Messina é di nuovo senza acqua.

Cosa serve ai messinesi il mega ponte quando non hanno nemmeno assicurato il bene più essenziale ed elementare che é l'acqua?

Renzi considerato un fenomeno della comunicazione politica ha proprio steccato dimostrando ignoranza e cinismo ad oltranza.

Megalomania di marcare lui per il futuro l'Italia di questa mega opera da rekord? Ma quale rekord vista la pericolosità dell'opera piazzata in area geologicamente pericolosissima ?
Asservimento  alle mega imprese tipo Impregilo, alla ricerca di un PIL a qualunque costo?
Menefreghismo sui problemi di mafia e camorra che i 100 milliardi di spesa per il ponte comporteranno?

Renzi dice che il ponte  sarà una bellezza d'Italia ?  Più bello dello stretto? Piloni alti quattrocento metri visibili da chilometri e chilometri , belli ? 500.000 metri cubi di cemento per snaturare scoliere bellissime ?  Vivere all'ombra del  David di Michelangelo  pare non avergli appreso granché della bellezza!

L'uomo forte d'Italia non molla mai. Il PD gli é asservito totalmente . Bersani afferma oggi che uscire dal PD é uno sbaglio. Anche lui é diventato un fervente difensore dello scranno romano resettando il suo passato ?

Non facciamoci scrupoli , in Italia non esiste più l'ombra di un partito di sinistra , lo spazio è totalmente libero !

Piero

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  L'era del Postcapitalismo - Paul Mason su Internazionale
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 04/11/2015, 17:13 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Vi segnalo a questo link un interessante articolo di Paul Mason comparso su "The Guardian", poi tradotto e riproposto da Internazionale.
Si tratta di uno stralcio del libro dello stesso Mason intitolato appunto "Postcapitalism", già uscito nel Regno Unito e che sarà pubblicato in Italia nel 2016 per "Il Saggiatore".
Trovo queste suggestioni estremamente stimolanti in quanto alludono ad uno scenario di cambiamento piuttosto inedito e, soprattutto, già in atto. Ancor più interessanti, forse, dal nostro punto di vista, le riflessioni dell'autore sulla Sinistra e sulla crisi definitiva in cui si trova.

La mia lettura di questo articolo ha coinciso con la visione della puntata di Report (l'unica trasmissione TV che vedo con interesse) del 25 ottobre dedicata alla "Rivoluzione industriale 4.0" di cui, a seguire, riporto la sinossi.
Mi sembra che queste due visioni, quella di Mason piuttosto "sfumata" e di prospettiva ma non certo solo teorica e quella molto più concreta proposta dalla Gabanelli, raccontino una stessa realtà ed alludano a un medesimo divenire: quello di un mondo liberato dallo sfruttamento del lavoro e dalla depredazione delle risorse naturali tipiche del capitalismo.
Ma tanto nella prospettiva di Mason che in quella mostrata da Report, il ruolo delle istituzioni è imprescindibile per accompagnare e rendere pervasivo il cambiamento.
Ecco perché la riconquista democratica delle Istituzioni resta imprescindibile! Ecco perché è fondamentale comprendere che anche se sarà la marcia di una moltitudine quella per il superamento del capitalismo, comunque di una lotta si tratterà; nulla verrà da sé.. non è sufficiente attendere! Ciò che conforta in queste analisi è che il cambiamento seguirà strade ben diverse da quelle previste dalla Sinistra nel secolo scorso ed alle quali la sinistra di oggi risulta ancora così ancorata.

Buona lettura.


********************


"RIVOLUZIONE 4.0"
di Michele Buono



Industria 4.0 è la quarta rivoluzione industriale, quella dell'interconnessione e dei sistemi intelligenti: la fabbrica che fa dialogare i macchinari, gli uomini e i prodotti. Sistemi di fabbriche collegate in rete che creano un unico processo produttivo.
Si razionalizza così la produzione. Si può personalizzare un prodotto, produrre in modo flessibile seguendo la domanda, senza più eccessi, magazzini pieni e invenduto: cioè l'anticamera della crisi.
Si sa che la crescita, i cambiamenti globali, hanno sempre ruotato intorno alle grandi innovazioni, e spaventano. In questo momento siamo ancora sull'onda lunga delle innovazioni dei secoli precedenti, di più non si può crescere, inseguiamo solo lo zero virgola. Cambiando radicalmente sistema sì. Nel momento in cui sarà possibile la convergenza completa di tutte le innovazioni contemporanee in una nuova rivoluzione industriale, dall'intelligenza artificiale all'internet delle cose, il cambiamento sarà totale. Piano, piano, come già è successo nei secoli passati, si ridisegnerà tutto: dai centri di produzione all'organizzazione sociale.
Il paradosso della nostra epoca è un eccesso di liquidità nel mondo che non trova sbocchi per investimenti produttivi: i soldi non mancano eppure si parla di crisi.
Proviamo ad immaginare l'effetto di dare una prospettiva solida di un progetto economico agli investitori. In Italia se ne parla, Germania e Stati Uniti ci hanno già pensato e stanno facendo.

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  Organizzare l’atterraggio…
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 30/10/2015, 15:35 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Riporto qui un interessante intervento di  Francesco Festa e Toni Negri comparso su Comune-info e che Mario Sommella ha diffuso via mailing list.
Rispetto alla figura del coautore Toni Negri, mentre non mi ha mai convinto come politico, l'ho sempre molto apprezzato come intellettuale e filosofo.
Questo contributo mi sembra utile per orientarci in questi difficili tempi di fine del paradigma capitalista e per dare prospettiva al cambiamento in atto.

Sempre in riferimento ad una visione che guarda oltre il presente, segnalo il libro Post-capitalism di Paul Mason, che uscirà in Italia nel 2016 e di cui Internazionale del 25 settembre/1 ottobre 2015 • Numero 1121 riporta un ampio stralcio. Questo è il link alla versione in inglese. Cercherò di mettere a disposizione anche quella in italiano in quanto credo che questo testo di Mason meriti ampia diffusione.



Organizzare l’atterraggio…

Officine Zero, Roma: dove prima si svolgeva la manutenzione dei treni notte, oggi cresce un laboratorio urbano che segue le esperienze delle fabbriche recuperate e quelle degli spazi sociali autogestiti.

di Francesco Festa e Toni Negri, euronomade.info

In tempi di «crisi infinita» ci si interroga ancora sulla compatibilità fra capitalismo e democrazia . All’incirca
quarant’anni fa la destra capì che andava riequilibrato il rapporto fra governabilità e democrazia: doveva essere
superata la democrazia rappresentativa. Per governare società complesse andavano aumentate le risorse
materiali e l’autorità politica dei governi (oggi, il decisionismo alla Renzi o l’autoritarismo della Merkel), e
indebolito il controllo parlamentare e giudiziario. Ne seguì l’introduzione di misure per la ripresa di una rapida
accumulazione, dopo la parentesi imposta dalle lotte sul salario dell’operaio-massa. Era urgente la
riconfigurazione della lotta di classe a livello mondiale. La destra capì che nuove ricette economiche andavano
introdotte. L’implosione della forma-salario doveva essere usata per reprimere le lotte operaie ed eliminare via via
il conflitto sociale. Nel frattempo, una nuova soggettività doveva essere prodotta, quella dell’“individuo
imprenditore di se stesso” per poter corrispondere alla nuove modalità di accumulazione, cioè all’estrazione di
profitto dalla cooperazione sociale. La ricetta neoliberista venne poi ripetuta come un mantra, fino a divenire
senso comune. Una volta esplosa la crisi, nella forma d’indebitamento delle classi lavoratrici, questa è stata
narrata come il prodotto di condotte indisciplinate, non austere, e di stili di vita al di sopra delle proprie possibilità.
In realtà, la crisi attuale è piuttosto la rivelazione dell’incontenibile misura dello sfruttamento della cooperazione
sociale, e la cronicizzazione della difficoltà dell’”accumulazione bioeconomica”.
Sembra che la linea del progresso umano stia effettivamente percorrendo quel «tempo omogeneo e vuoto» che il
liberalismo prescrive. La “terza via” adottata dalla socialdemocrazia europea in risposta all’iniziativa liberale è
fallita. E dopo l’esercizio della violenza finanziaria contro la Grecia, sembra che non ci siano altre strade. Eppure
occorre ripetere che tertium non datur. In quella microfisica delle lotte, che resistono al destino che il
liberalismo esige, abbiamo fra le mani innumerevoli aperture rivoluzionarie. «Riconoscere il segno di un
arresto messianico», avrebbe detto Benjamin; o altrimenti, cogliere il succedersi di momenti, di eventi, ossia di
esperimenti e di progetti per «far saltare un’epoca determinata dal corso omogeneo della storia»: ecco cosa
impone con forza l’ottimismo della ragione. «Un po’ di possibile, sennò soffoco», chiedeva Deleuze. Credere
a ciò che può essere pensato e inventato, quand’anche appaia impossibile. Credere a ciò che spinge la
trasformazione sociale nella direzione definita dalle aspirazioni di una moltitudine consapevole. Infatti, esiste una
fetta di società che non si è abituata alla crisi, che non ha fatto il callo alla povertà e alla precarietà: essa osserva
una classe redditiera che non risente gli effetti della crisi, e con la crisi ci sguazza.
Di contro c’è la nostra parte, che rifiuta il mito dello stato e del mercato, non s’illude del mito della società
civile, e sta con i piedi ben piantati. Una parte che, col cronicizzarsi della crisi, va via via mettendo in
discussione i privilegi, l’idea stessa della proprietà privata, mentre difende le idee di bene pubblico e di bene
collettivo, quale passaggio alla costruzione del comune. Cos’è il vaso scoperchiato sui privilegi, la “casta”, le
spese pazze, per la “gente”, se non un latente desiderio di comune. La pervasività della corruzione e del
clientelismo nelle metropoli, l’incalzare della fiscalità per i reietti e l’azione violenta dello stato per recuperare
presunti crediti assumono in molte reti territoriali i contorni di una lotta per la democrazia diretta contro la
corruzione e il «comune nocivo». Riecheggia sullo sfondo l’idea zapatista: Para todos todo, nada para
nosotros (a proposito della crisi della democrazia tradizionale, Raúl Zibechi, sostiene che non possiamo
continuare a credere di poter cambiare il sistema creato da los de arriba – quelli che stanno in alto – con
strategie centrate su strumenti e forme del conflitto che sono stati modellati per garantire l’esercizio del loro
dominio, ndr).
Dopotutto le tribolazioni europee hanno dimostrato l’esistenza di un contrasto fra la cornice istituzionale vigente e
i bisogni della moltitudine. Le stesse istituzioni comunitarie sono riconosciute come modelli inutilizzabili; la
governance europea ne ha superato i limiti, ed ha reso innocue le scelte elettorali, i bisogni partecipativi e gli
stessi organi parlamentari. Ciò che teme la classe capitalista è la partecipazione . Quanto più essa è “diretta”,
tanto più i padroni sentono sul collo il fiato delle classi subalterne.
Il “luogo comune” europeo sembra sovrastato da un dominio sempre più coercitivo e violento. Quanto ai discorsi
pubblici delle classi dirigenti di tutta Europa, questi danno l’impressione di un ipocrita esercizio di persuasione
sulla ripresa economica; mentre in realtà l’ordine del discorso consiste nel tentativo di sedare possibili
sommovimenti sociali, di anestetizzare il conflitto. Un mantra ossessivamente ripetuto, come nel film La Haine:
«Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene». La famosa scena, però, prosegue: «Il
problema non è la caduta, ma l’atterraggio».
È giunta l’ora per i movimenti di organizzare l’atterraggio, dal terreno della protesta a quello dell’organizzazione.
Ciò significa domandarsi in che modo il desiderio attraversi le lotte e come i dispositivi di traduzione delle passioni
in lotte possano concatenare, nelle mutevoli dinamiche dei rapporti di classe, domande di partecipazione e di
intervento. Al netto degli afasici episodi elettorali, ciò che è invece palpabile è un ribollire di
partecipazione e di attenzione, che non si colloca più nella forma del «soggetto rappresentato». La crisi del
capitalismo è tanto più cronicizzata quanto crescente è la domanda di partecipazione.
Atterrare significa paradossalmente dare verticalità all’azione dei movimenti. Conosciamo molte proposte.
Vogliamo sottolineare qui che i processi di verticalizzazione non conoscono un unico campo di sperimentazione; e
che sarebbe un errore pensare che i modelli possano valere, mutatis mutandis, applicandosi a diverse geografie.
Occorre piuttosto che le verticalizzazioni riflettano le asimmetrie dei poteri e dei rapporti di classe nei territori.
Molteplici sono le esperienze nelle città europee in cui, dal basso, si costruiscono spazi di contropotere,
reti di solidarietà, gruppi e associazioni mutualistiche, coalizioni sociali che contrastano l’impoverimento,
la precarietà e la crisi. Sono esperienze di occupazione e di cooperazione su spazi abbandonati, parchi,
immobili; esperienze di assemblee di quartiere e di partecipazione diretta, che pongono all’ordine del
giorno il tema della decisione da parte dei cittadini. Vi sono poi lotte locali che assumono dimensioni europee
e diventano proposte di differenti modelli di sviluppo, che attaccano direttamente i dispositivi di governo, e che, in
nome di una ripresa agognata, vogliono appropriarsi il potere degli organi di governo periferici per mettere in
movimento la volontà delle popolazioni locali. Sono questi contesti che assumono figura di fabbrica di soggettività
antagonista alle politiche neoliberiste. In molti contesti si sente riecheggiare il Que se vayan todos argentino:
lo si sente in assemblee di quartiere, agorà cittadine, manifestazioni pubbliche, dove non solo si
segnalano i problemi ma si propongono soluzioni di governo e di amministrazione, nel tentativo di attuare
nuove forme di contratto sociale e di realizzare un paradigma di democrazia diretta. Questi spazi di dibattito e
d’iniziativa hanno credibilità poiché non provengono dalle classi politiche che hanno abbracciato il
neoliberismo e che sono state complici della crisi. Spesso sono “situazioni minime” ma che, rispetto ai loro
contesti territoriali, assumono grande importanza e costruiscono un senso comune “maggioritario”. Ciò
avviene – in forme di resistenza quanto in forma di coalizione – in varie città e quartieri metropolitani, sulla
questione della casa, della scuola e dell’università, dell’ecologia dei territori, della gestione dei beni collettivi,
ecc. (Gustavo Esteva, tra gli altri, parla di insurrezioni delle persone comuni ndr).
Ripetiamo il paradosso da cui siamo partiti: per atterrare, cioè per divenire maggioritari in maniera viepiù
egemonica, per operare ottenendo risultati concreti, i movimenti (soprattutto “minimi”) necessitano di collegarsi e
di portare il loro discorso, in verticale, contro il potere neoliberale. Integrare la verticalità al movimento significa
atterrare. Quanto abbiamo bisogno di una nuova opzione politica dei movimenti, di un espresso desiderio di
potere! Una volta atterrato, un aereo dovrà pure prepararsi a ripartire, ad andare in alto – e cosi faremo anche
noi. Questo movimento dal basso verso l’alto è quello che c’interessa, e sappiamo che per farlo abbiamo bisogno
di integrare l’esperienza dell’atterraggio – come stile del nostro lavoro.
Anche in Euronomade, a noi sembra che si presenti il compito di narrare le lotte, incluse quelle “minime”:
insomma di ricomporre modelli di narrazione di lotte presenti che prefigurino la potenza di quelle future.
.
DA LEGGERE
Tempi di rivoluzione Gustavo Esteva
Le rivoluzioni non sono momenti epici come quelli dell’assalto alla Bastiglia ma processi sorprendenti e non
lineari. Non le fanno i mitici leader che poi passano alla storia ma le persone comuni, cioè i ribelli, i sognatori, gli
irregolari. Come gli indigeni zapatisti del Chiapas. Dobbiamo imparare a guardare e ad ascoltare la gente
comune, che è sempre potenzialmente pronta a ribellarsi. Anzi, lo sta già facendo ma non per sostituire i
governanti con altri governanti migliori, non attraverso lo Stato. Quello è un cambiamento che sappiamo essere
illusorio e temporaneo. Il cambiamento vero è in basso, apre nuove strade e rompe i recinti culturali, costruisce
relazioni diverse e nuove realtà sociali. Per questo infastidisce tanto
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  Covegno Genova 24 ottobre '15
Inviato da: Athos Gualazzi - 29/10/2015, 14:56 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

From: simonetta astigiano

Citazione:Sent: Thursday, October 29, 2015 6:41 AM
To: Operativo Noi L'Altra Europa
Subject: [PlP] Le mie conclusioni



 
Astigiano – CONCLUSIONI
 
E’ molto difficile, dopo una giornata così intensa e ricca di spunti e riflessioni, trarre delle conclusioni che siano realmente tali, ma credo di poter dire che i contenuti di cui abbiamo parlato, grazie a relatori preparati e competenti, siano ciò che accomuna tutti noi  a tante persone e gruppi più o meno organizzati che non sono qua presenti:
la necessità di attuare la Costituzione ma anche di modificarla in alcune parti; l’Internazionalizzazione che ogni movimento deve porsi come obiettivo; la difesa della democrazia, a livello europeo in primis, dei diritti delle persone al lavoro, alla salute…alla vita; il bisogno non più rinviabile di attuare un modello di società ecosostenibile; la necessità di tutelare i beni primari ed indispensabili per tutti gli essere viventi, di allargare i confini europei, di contrastare il pensiero unico neoliberista che interpreta ogni cosa in termini di crescita e di PIL condizionando le scelte politiche di tutti i paesi.
 
Ciò che forse ci vede più confusi ed in difficoltà è l’individuazione di un metodo condiviso per poter costruire un’area vasta che su questi valori possa aggregare persone e stimolare la partecipazione, rendendoli così concretamente realizzabili.
Sappiamo di voler unire ed essere inclusivi, di voler innescare un percorso che sia culturale prima ancora che politico, consapevoli di essere portatori di un’idea che al momento è minoritaria e quindi perdente, abbiamo parlato di federazione, di rete, di autorappresentanza, di delega, ma come possiamo mettere insieme tutto questo in una forza che sia veramente innovativa e coinvolgente?
Personalmente preferisco parlare di rete più che di federazione, che terminologicamente mi ricorda un’organizzazione di partiti, ma non credo che una cosa sia necessariamente contrapposta all’altra, possiamo immaginare una rete che sappia comprendere singole persone e gruppi organizzati, alcuni dei quali potrebbero anche scegliere di federarsi tra di loro, possiamo immaginare un luogo di autorappresentanza come Liquid Feedback che sia utilizzabile anche come delegati in modo che chi non voglia o non possa usare strumenti telematici abbia comunque la possibilità di esprimersi e di controllare le scelte del proprio delegato/a, dobbiamo fare in modo che il maggior numero possibile di persone abbia la possibilità di partecipare attraverso il metodo che più ritiene congeniale
Credo che la vera sfida che abbiamo davanti sia quella di riuscire ad integrare strumenti telematici e organizzazione tradizionale, in un sistema variegato e trasparente che sarebbe, quello si, veramente innovativo.
 
Mi spiace che le mie “conclusioni” non siano realmente tali, ma del resto stiamo percorrendo una strada che non sappiamo ancora dove ci porterà ed abbiamo più volte detto che questo seminario sarebbe stato un inizio. Ritengo quindi importante tenerlo aperto per mantenere la possibilità di adattarsi ad una realtà che cambia rapidamente.


l giorno 29 ottobre 2015 11:51, Ugo Sturlese <sturlese_u@alice.it> ha scritto:


Tu dici:
“Personalmente preferisco parlare di rete più che di federazione, che terminologicamente mi ricorda un’organizzazione di partiti, ma non credo che una cosa sia necessariamente contrapposta all’altra, possiamo immaginare una rete che sappia comprendere singole persone e gruppi organizzati, alcuni dei quali potrebbero anche scegliere di federarsi tra di loro, possiamo immaginare un luogo di autorappresentanza come Liquid Feedback che sia utilizzabile anche come delegati in modo che chi non voglia o non possa usare strumenti telematici abbia comunque la possibilità di esprimersi e di controllare le scelte del proprio delegato/a, dobbiamo fare in modo che il maggior numero possibile di persone abbia la possibilità di partecipare attraverso il metodo che più ritiene congeniale
Credo che la vera sfida che abbiamo davanti sia quella di riuscire ad integrare strumenti telematici e organizzazione tradizionale, in un sistema variegato e trasparente che sarebbe, quello si, veramente innovativo”.
Ciò è quanto era stato proposto dal Gruppo di lavoro sullo Statuto a Maggio e che a mio giudizio aveva un senso, anche se poi si è scelto democraticamente di dare priorità agli strumenti telematici.
Da allora continua la discussione, un pò oziosa, fra le due posizioni. Dico un pò oziosa, perchè il problema non sta lì (o meglio non sta solo lì), ma piuttosto in una ancora poco definita proposta politica che tenga conto dei cambiamenti nella struttura sociale ed economica del Paese (la terza rivoluzione economico-produttiva) e del rapporto irrisolto fra il sociale e il politico nella nuova situazione. Mi pare che tutta la sinistra (e non solo noi) si stia perdendo all’infinito in un labirinto di elaborazioni organizzative e concettuali ( talora affascinanti, talora meschine ), mentre il neoliberismo ed i suoi epigoni politici ci stanno riducendo in una condizione di irrilevanza proprio nel momento in cui mostrano tutti i loro storici limiti.
Bah, continuons le combat.....A volte la storia presenta dei cambiamenti improvvisi...Ugo
 
Mi permetto di focalizzare quello che secondo me è il vero problema, non sono gli strumenti che sono conseguenziali all'obiettivo che ci si pone.
A mio avviso si tratta di un cambio di paradigma sociale.
Innanzi tutto è necessario che ciascuno consideri la "politica" come proprio dovere indispensabile al vivere  in società, quindi un ridimensionamento drastico della delega, è troppo comodo pretendere e non contribuire.
Considerare l'intelligenza collettiva non come una semplice sommatoria di singole intelligenze ma la condivisione delle stesse (definizione di Pierre Lévy: « Che cos'è l'intelligenza collettiva?. In primo luogo bisogna riconoscere che l'intelligenza è distribuita dovunque c'è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l'una con l'altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l'intelligenza collettiva »).
Si tratta anche di rivedere il concetto di rappresentanza anche in funzione di quanto sopra scritto e quindi di auto rappresentarsi in un contesto che deve essere definito onde essere si inclusivi ma non cadere nel populismo, la coerenza individuale deve essere portata a esempio e metodo di valutazione dell'individuo e dell'agire di qualsiasi gruppo omogeneo cui si decide di aderire.

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  FUGA DALLA MAILINGLIST DEL CDC
Inviato da: Piero Muo - 28/10/2015, 17:20 - Forum: Bacheca - Risposte (5)

VINCENZO PELLEGRINO ha scritto oggi :
Personalmente credo che il forum sia decisamente da preferire in quanto è visibile da chiunque, anche non iscritto, e dà espressione pubblica al dibattito che vi si sviluppa. Essendo direttamente raggiungibile dalla homepage del nostro sito, lo arricchisce e completa. Inoltre è possibile "linkare" le discussioni in modo che siano facilmente raggiungibili tanto dai social network che dalla posta elettronica.
La ml separata per la discussione è uno spazio isolato dove si rischia di "parlarsi addosso" con assai poco costrutto e nessuna visibilità esterna.

La logica elementare dovrebbe essere: per ogni necessità il giusto strumento. I forum, come dice il nome, sono strumenti pensati e progettati per essere luogo di confronto e discussione, anche serrata, anche ripetitiva e ridondante.. non ha importanza.. l'importante è che non ti "entri in casa" senza chiedere il permesso come invece fa l'e-mail.

Senza la necessità di ricorrere ad una soluzione d'imperio ma usando una dote che, in qualità di cittadini consapevoli, dovremmo tutti possedere, vale a dire l'autodisciplina, in assenza della quale la Libertà diventa un'arma a doppio taglio o peggio una minaccia per gli altri (vedi l'uso berlusconiano del termine),

IMPEGNIAMOCI AD USARE IL NOSTRO BELLISSIMO FORUM!



Come già sottolineato da altri, il perseverare nell'uso improprio di questa mailing list rischia di produrre dei danni non indifferenti all'intero progetto del Coordinamento e, cosa ancor più grave, di ostacolarlo nel raggiungimento dei gravi compiti che lo attendono.

LEONELLO ZAQUINI Ha corrisposto oggi:

Condivido quanto detto da Vincenzo qui sopra.

Ora, per lanciare l'uso del forum (ora reso piu difficile per l'abitudine formatasi nel polemizzare nella mailing list) raccomando un "trucco" gia' sperimentato in altre occasioni:

1) NON PIU' ALIMENTARE DISCUSSIONI NELLA MAILING LIST.

In caso di intervento, nella mailing list scrivere solo: MIO INTERVENTO IN RISPOSTA E' NEL FORUM ... link ... .


2) in qualsiasi intervento nella maling list, mettere sempre il LINK ED INDIRIZZO AL FORUM.


3) in caso d interventi nella mailing list (che, per quanto mi riguarda, evito quasi "religiosamente"),

CITARE SEPRE LA DISCUSSIONE CORRISPONDENTE NEL FORUM.
(e se manca CREARLA).


Grazie.

= = =

Ah , domenticavo il punto fondamentale:

4°) Rispondere a chi invia messaggi a tutti tramite la mailing list, un messaggio (ma solo a chi spedisce, non a tutta la mailing list):

"Sei pregato di mettere il tuo messaggio nel forum ... link ... .
"

Converrebe che di fare questo se ne incaricchi un gruppo di persone specificche identificabili e riconoscute come "moderatori"

Ma in mancanza di quello, lo si puo' fare tutti noi:

Bombardare chi "sgarra" con, gentili ma fermi, messaggi di protesta, solo al suo indirizzo.

-------

La mia risposta :

Ci vorrà dimestichezza ma che puó solo venire dall'utilizzo ! Anch'io mi astengo quasi sistematicamente dalle risposte sulle mail list perché soffro veramente ogni volta che qualque iscritto chiede il cancellamento . Magari chi chiede di essere cancellato non é neanche fan dei forum ma poco importa , lo rispetto e non lo voglio "invadere" . Tantopiù che a titolo personale amo rocevere le mail list!
Dico di più ,la mail list può essere il vettore du un antipatico protagonismo mentre il forum discreto e discrezionale chiede ,riflessione precisione ed impegno per essere frequentato, e per me sono stadi indispensabili per una partecipazione attiva ,qualitativa e possibilmente utile.
Se in una discussione via mail list si divaga facilmente e si rischia facilmente la polemica ,sul forum rubricato un argomento non é mai fuori tema se é di indole sociale,economica e politica , ognuno potendo scegliere di inserirsi secondo il suo interessamento o meno all'argomento. Questo favorisce la partecipazione . Se non mi sento competente sulla Costituzione in senso lato ,saró in grado di affrontare un argomento che certamente uno degli articoli della stessa comporta. La difesa della Costituzione e la sua applicazione non sono solo affare di voto, di Camere o di rappresentatività ma anche di lavoro,di scuola,di salute,di giustizia,di fiscalità,di ecologia ,di sviluppo economico e sociale, di previdenza sociale,di territori ,di agricoltura,di autonomie , di minoranze,di diritti personali, di libertà,.di difesa,di pace,di rapporti internazionali, di immigrazione e di integrazione...insomma La Costituzione é per tutti dal contadino della Sila al giurista du Roma .
Non riduciamo i forum ad un nido elitario, ma curiamo la loro apertura . Non sono un cenacolo letterario, ma l'agora di espressione universale . Se scrive un giurista scriverà da giurista, se scrive un contadino scriverà da contadino , pazienza per l'ortografia e la sintassi perché se scrive solo il giurista non sapremo mai i problemi e le soluzioni per l'agricoltura biologica, intrattenere i boschi , mangiare sano .....

Piero Muó

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  Intervento di Guido Viale a Genova del 24 ottobre
Inviato da: Pino Romano - 28/10/2015, 10:24 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (2)

Genova, 24 Ottobre 2015
Intervento di Guido Viale.
Nel corso dell’ultimo anno, nell’attività di Primalepersone, si sono intrecciati due diversi approcci: uno teso a promuovere una aggregazione di diverse organizzazioni, dai chiari connotati politici, sulla base di una appurata affinità delle loro impostazioni programmatiche. L’altro impegnato soprattutto nell’aggregazione di organizzazioni di base e comitati di lotta intorno a obiettivi di mobilitazione, per far crescere, a partire da essi, una prospettiva di trasformazione sociale di carattere più generale.

Personalmente propendo per la seconda linea di condotta: la prima mi pare troppo simile ai tentativi di aggregazione promossi dalla lista L’altra Europa, che ci siamo volutamente lasciati alle spalle, e troppo esposta a decomporsi con molta facilità, nonostante la fatica impiegata per promuoverla. La seconda definisce invece in modo chiaro quale può essere il ruolo di un’organizzazione piccola come Primalepersone senza pretendere di essere, o di star costruendo, il fatidico “soggetto” politico nuovo.
Sul termine abusato di “soggetto politico” varrebbe peraltro la pena soffermarsi, ma in un’altra sede. Qui mi basta ribadire, come avevo già fatto tempo fa, prendendo le distanze da Alba, che quel termine, soggetto, peraltro ampiamente decostruito dal pensiero contemporaneo, rimanda inevitabilmente a qualcosa di unico, di monolitico, di identitario, di maschile e, aggiungo io, di subalterno: soggetto, nonostante il rimando a un’autonoma capacità di iniziativa a cui lo ha piegato, insieme al suo derivato “soggettività”, il linguaggio politico odierno, rimanda storicamente a concetti come quelli di sostrato, di supporto, di suddito: cioè a qualcosa che “prende forma” da un’entità superiore: sia essa la teoria, l’ideologia, il modello di sviluppo o la struttura organizzativa.
 
Con queste premesse, non aspettatevi da me la descrizione di un modello sociale alternativo e definito. Cercherò invece solo di delineare una traccia per sviluppare iniziative e individuare le condizioni di possibilità di un cammino comune verso la sostenibilità ambientale e sociale. Abbiamo di fronte due temi e due scadenze decisive:
La prima scadenza è la COP 21 di Parigi, ultima occasione, a detta di molti – e speriamo che non sia così, perché le sue premesse non promettono niente di buono – per invertire rotta rispetto al riscaldamento globale del pianeta che rischia di rendere irreversibili e devastanti i cambiamenti climatici in corso. Una prospettiva a cui noi abbiamo da tempo contrapposto l’obiettivo della conversione ecologica: sulle tracce di Alex Langer e, più recentemente, dell’enciclica Laudato sì e della cultura sviluppata soprattutto in America Latina e nel Sudest asiatico (cioè in una parte decisiva del cosiddetto Global South) a cui quell’enciclica ha largamente attinto. Ma anche, solo per citare un altro riferimento fondamentale della nostra cultura politica, alle conclusioni a cui è pervenuta nel suo recente libro Una rivoluzione ci salverà Naomi Klein, che ha spiegato molto bene come un’economia interamente fondata sui combustibili fossili non può essere abbandonata se non con un sovvertimento radicale degli attuali assetti produttivi e soprattutto sociali; il che spiega molto bene perché le destre conservatrici siano ferocemente, e contro ogni evidenza, avvinghiate a un approccio negazionista in materia.
E’ questa consapevolezza, che lega strettamente l’aggressione alle risorse della terra alla povertà e alle diseguaglianze che attraversano il pianeta sia nei rapporti tra Global North e Global South, sia all’interno di ogni singolo paese, che ci fa unire in un’unica e indisgiungibile formula il concetto di giustizia sociale a quello di giustizia ambientale.
Il secondo tema centrale è il nostro rapporto con la questione dei profughi e dei migranti. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che per noi la distinzione tra profughi di guerra e migranti economici, su cui i governi dell’Unione europea cercano di costruire le loro politiche di difesa da questa presunta invasione di “barbari”, non ha alcun fondamento: entrambi sono in realtà “profughi ambientali”, perché all’origine delle condizioni che li hanno costretti a fuggire dai loro paesi, cosa che nessuno fa mai volentieri, c’è una situazione di insostenibilità provocata dai cambiamenti climatici, dal saccheggio delle risorse locali, dalla penuria di acqua, dall’inquinamento dei suoli, tutti fenomeni in larga parte provocati dai governi europei e occidentali e dall’economia del Global North.
Il problema dei migranti non è destinato a esaurirsi a breve: occuperà, con un ruolo centrale, tutto lo spazio del discorso e del conflitto politico nei prossimi anni; sta dividendo tra loro, nel tentativo di scaricarsene a vicenda l’onere, i governi dell’Unione europea, che avevano invece trovato una singolare unanimità nel far pagare alla Grecia lo scotto della sua ribellione contro le politiche di austerità. Anche per questo l’Unione europea, non come istituzione, e nemmeno nei suoi confini amministrativi attuali, bensì come ambito di un processo sociale, culturale e politico che abbraccia insieme all’Europa tutto lo spazio geografico e politico coinvolto da questi flussi, deve restare un punto di riferimento irrinunciabile per una prospettiva politica come la nostra che, a livello solo nazionale, non ha alcuna possibilità di affermarsi.
Vorrei far notare, tra parentesi, a coloro che recentemente si sono riuniti per affermare con forza un loro posizionamento riassunto nelle formule No all’euro, No all’Unione europea, No alla Nato (ma declinata anch’essa, con il vecchio slogan “Fuori l’Italia dalla Nato”, in termini di sovranità nazionale e non di trasformazione dell’Europa), che si sono dimenticati dei migranti. In una prospettiva come quella che hanno delineato, il compito di far fronte ai flussi presenti e futuri, non solo in termini di accoglienza o respingimento, ma anche e soprattutto di inserimento sociale e lavorativo, graverebbe unicamente sui due unici punti di approdo di questo esodo: Italia e Grecia. Ma mentre l’Europa nel suo complesso ha sicuramente le risorse per farvi fronte, l’Italia, con una sua recuperata sovranità - posto che la cosa abbia senso e possibilità di realizzarsi - finirebbe per rimanerne completamente stravolta. Il che non è detto che non rientri tra una delle opzioni prese in considerazione dall’attuale governance europea.
Quei flussi migratori stanno creando anche una frattura sociale, culturale e politica all’interno di ogni singolo paese: tra una componente maggioritaria (ma per ora non ancora vincente) di razzisti, che vorrebbero sbarazzarsi del problema con le spicce, e una componente solidale, oggi sicuramente minoritaria, ma tutt’altro che insignificante (come lo è invece la maggior parte delle organizzazioni della sinistra europea). Mentre i governi, sia quelli dell’Europa “forte” che quelli a essa subalterni, si barcamenano: dopo aver aizzato il loro elettorato, per fidelizzarlo, contro i popoli fannulloni e parassiti che sarebbero all’origine della crisi economica, si rendono ora conto che quel tema gli sta sfuggendo di mano e viene ripreso, in funzione anti-migranti, da forze ben più capaci di loro di metterlo a frutto.
Se per fermare quei flussi bastasse deciderlo, anche adottando misure molto dure, come nuove barriere, respingimenti, esternalizzazione dei campi, esclusione sociale e carcerazione, se tutto questo bastasse, probabilmente avrebbero già vinto i nostri antagonisti. Il loro (e nostro) problema dipende dal fatto che le cose non stanno affatto così; e per diversi motivi:
Innanzitutto quei profughi e migranti sono già, per molti versi, cittadini europei, perché si sentono tali: vedono nell’Europa la zona forte di un’area molto più vasta, quella dove si manifestano gli effetti di quei processi – guerre, dittature, devastazioni dei loro territori, cambiamenti climatici – che li hanno costretti a fuggire. Inseguono l’Europa come un loro diritto: un sentire che li pone ovviamente in aperto contrasto con i governi dell’Unione, che di quel diritto non ne vogliono sapere. Sono per questo una componente fondamentale del proletariato europeo che esige dall’Europa un cambiamento di rotta radicale fuori e dentro i confini dell’Unione.
In secondo luogo, sigillare la “fortezza Europa” non è così semplice: significa addossarsi la responsabilità di una strage continua e crescente che sconfina con una vera e propria politica di sterminio pianificata e organizzata: un processo già in corso da tempo e taciuto nel suo svolgimento quotidiano, perché la cronaca si limita a registrarne soltanto le evenienze più drammatiche e più difficili da nascondere.
In terzo luogo, la chiusura delle frontiere esterne non potrebbe non tradursi in un feroce irrigidimento degli assetti politici interni, in termini di repressione, di autoritarismo, di disciplinamento e di limitazione delle libertà; proprio mentre imperversano politiche di austerità che ben presto faranno sentire le loro conseguenze negative anche sulle popolazioni degli Stati “forti” dell’Unione, quelli che finora ne hanno beneficiato. Si tratta di politiche tese, finora, a ridurre nelle stesse condizioni del Global South gli Stati marginali dell’Unione, a partire dalla Grecia e, per ora, dal meridione dell’Italia.
Infine, in una prospettiva di militarizzazione sociale del genere non c’è alcuno spazio per  politiche socialmente sostenute di conversione ecologica, cioè di lotta contro i cambiamenti climatici. E tuttavia il deterioramento dell’ambiente e del clima è destinato comunque a procedere a passo sempre più rapido, trovando la fortezza Europa sempre più impreparata ad affrontarlo sia in termini di mitigazione che in termini di adattamento.
 
Qui si inserisce l’innesto tra politiche di accoglienza, inclusione e inserimento sociale e lavorativo dei profughi e programmi di conversione ecologica degli assetti produttivi e degli stili di vita che dovrebbero sostenerli. Questo innesto, che è compito nostro promuovere (insieme a milioni di abitanti di questa terra già da tempo impegnati sullo stesso terreno) si articola in diversi passaggi:
Innanzitutto, occorre prendere atto che i confini dell’Europa non coincidono né con quelli dell’Euro, né con quelli dell’Unione o della Nato, ma abbracciano tutti i paesi da cui provengono i flussi maggiori di migranti: Medio Oriente, Maghreb, Africa subsahariana, e anche Pakistan e Afghanistan.
In secondo luogo occorre saper vedere nei profughi e nei migranti che raggiungono l’Europa, o che sono già insediati in essa, ma anche in quelli malamente accampati ai suoi confini, i referenti sociali – grazie anche ai rapporti che continuano a intrattenere con le loro comunità che sono rimaste nei loro paesi di origine – un’alternativa sociale alle forze oggi impegnate nelle guerre, nel sostegno alle dittature e nelle devastazioni dei territori che li hanno costretti a fuggire. Non c’è partigiano della pace migliore di chi è stato costretto a fuggire dalla guerra; né sostenitore della rinascita del proprio paese più convinto di chi ha sperimentato le condizioni che ne hanno provocato il degrado.
In terzo luogo occorre vedere l’inserimento lavorativo dei profughi e dei migranti che arrivano in Europa una componente essenziale e irrinunciabile della loro inclusione sociale e politica nel tessuto dei paesi che li ospitano. Per questo di tratta di creare milioni di posti di lavoro, di fornire un’abitazione decente e un’assistenza adeguata sia a loro che ai cittadini europei che ne sono privi. Soltanto la riconversione ecologica di tutto l’apparato produttivo e di tutto l’assetto edilizio e territoriale dell’Europa e, ovviamente, la fine delle politiche di austerità, possono rendere effettivo questo obiettivo.
Qui occorre aprire un inciso: noi non siamo – credo - per la creazione di nuovi posti di lavoro perché consideriamo il lavoro, così come è organizzato oggi, un “bene comune” o una condanna comunque ineliminabile. Lavoriamo per trasformare il lavoro così com’è oggi in una attività quanto più libera e autodeterminata domani. Ma non sedendoci sul bordo di un fiume e aspettando che la soppressione del lavoro faccia il suo corso, come è stato riproposto recentemente; bensì a partire dalle lotte e dall’impegno a costruire una diversa organizzazione del lavoro da parte di chi in esso è impegnato; o intende, desidera o ha bisogno di impegnarsi. Questo, secondo me, sono i termini e i limiti in cui possiamo accogliere e tradurre la proposta sociale e culturale della “decrescita”.
I settori produttivi in cui è essenziale intervenire per promuovere la conversione ecologica sono stati da tempo individuati: fonti rinnovabili ed efficienza energetica; agricoltura e industria alimentare di piccola taglia, ecologiche e di prossimità; gestione dei rifiuti; mobilità; edilizia e salvaguardia del territorio. Oltre, ovviamente, agli ambiti trasversali della cultura, dell’istruzione, della salute, della ricerca.
L’establishment di governo e dell’industria europea non ha la cultura né l’esperienza organizzativa né gli strumenti operativi per affrontare un compito del genere: sia per quanto riguarda l’abbandono in tempi rapidi delle tecnologia basate sui combustibili fossili, sia per quanto riguarda l’accoglienza, l’inclusione e l’avviamento al lavoro di milioni di nuovi arrivati. Ha anzi dimostrato di non volere accogliere né includere neanche milioni di cittadini europei a cui ha anzi sottratto, e sta continuando a sottrarre, lavoro, reddito, casa, istruzione, assistenza sanitaria, pensioni. Meno che mai si può affidare questi compiti alle forze “spontanee” del mercato. Per questo la conversione ecologica richiede la formazione in tempi rapidi di una nuova classe dirigente in grado di prendere in carico un compito del genere, a partire da quello più urgente, che è l’accoglienza e l’inserimento sociale dei migranti. Il terzo settore, l’economia sociale e solidale, nonostante tutte le aberrazioni di cui ha dato prova in tempi recenti – soprattutto in Italia e soprattutto nei confronti dei migranti – è l’unica forza in Europa che abbia maturato un’esperienza pratica, una cultura e un bagaglio di progetti in questo campo. Per questo è della massima importanza impegnarsi nella promozione di queste tematiche, anche e soprattutto utilizzando la scadenza del prossimo Forum europeo dell’Economia sociale e solidale che si terrà a Bruxelles il prossimo 28 gennaio. Primalepersone è già pienamente coinvolta, limitatamente alle sue scarse forze, in questo percorso.
Negli anni ’50, nel pieno della ricostruzione postbellica e delle politiche che avrebbero dato vita al cosiddetto miracolo economico, l’Europa occidentale aveva accolto 20 milioni di profughi e di migranti: 10 dai paesi dell’Est europeo e dieci dai paesi del Mediterraneo: Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, da un laro, Turchia, Maghreb, Africa subsahariana, India, Pakistan e Caraibi, dall’altro. Beneficiando enormemente del loro apporto, senza il quale l’Europa sarebbe rimasta un’economia stagnante.
Ancora recentemente, prima della crisi del 2008, ma già in pieno clima liberista e restrittivo, l’Europa assorbiva, secondo l’economista Thomas Piketty, circa un milione di migranti all’anno: il minimo indispensabile, peraltro, per compensare il suo vistoso e irreversibile calo demografico (con tutte le conseguenze, in termini di invecchiamento della popolazione, che ne derivano).
L’allarme sociale odierno per l’invasione dei nuovi “barbari” è dunque in gran parte un prodotto artificiale e strumentale di una politica di fidelizzazione dell’elettorato che le forze di governo hanno alimentato per rischiare poi di venirne travolte ad opera di una destra razzista, nazionalista e antieuropea che questi sentimenti e queste fobie le sa sfruttare molto meglio. Di fronte a questa offensiva l’Europa dei Governi è disarmata. Dobbiamo dimostrare che un’alternativa alle politiche di respingimento e all’inerzia di fronte a un deterioramento dell’ambiente planetario sempre più rapido e profondo c’è. E che di questa alternativa noi possiamo essere i portatori.
Guido Viale
 
 
 
 
 

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  IMPEGNO COSTITUZIONALE TRICOLORE
Inviato da: Piero Muo - 27/10/2015, 21:03 - Forum: L'assemblea permanente - Nessuna risposta

LA COSA ROSSA , LA CASA COMUNE DELLA SINISTRA, L'ALTRO SOGGETTO POLITICO, NE DI DESTRA NE DI SINISTRA!

Pare non funzioni più niente, il colpo di grazia l'hanno portato questa settimana Bia Sarrasini e Guido Viale che ha posto  ulteriormente il dilemma tra correre per le elezioni o rifondare una cultura civica.

Ma le due cose sono strettamente legate e necessarie , nel senso che in assenza di una buona cultura repubblicana non si puó costruire una buona forza politica e poi un buon governo.

Abbiamo un diffuso sentimento di confusione e di impotenza  e battagliamo intellettualmente rischiando di allontanarci sempre di più dalla base , i cittadini,che perseguiamo.

MA NOI ABBIAMO UNA BASE FORMIDABILE : LA COSTITUZIONE PIU' BELLA DEL MONDO !

Torniamo allora alla radice, alla base della nostra  recente storia repubblicana e probabilmente la' troveremo la rampa di lancio per sbloccare le nostre difficoltà e le nostre remore.

Un breve richiamo storico :
Il 25 Aprile 1945 finiva,dopo sei anni, la guerra mondiale più mortifera e distruttrice di tutti i tempi e con lei il ventennio fascista .
Un anno dopo ed esattamente il 2 giugno 1946 , 89% degli aventi diritto parteciparono al referendum che con 54% dei voti sancì  la fine della monarchia sabauda e la nascita dello stato repubblicano.
Quel giorno fu anche eletta l'Assemblea Costituente  di 556  seggi con un sistema proporzionale .
La Democrazia Cristiana ottenne 35,2% dei voti e 207 seggi ( sarebbe mica contento Renzi!) ,Il Partito Socialista 20,7% dei voti e 115 seggi, il Partito Comunista 18,9% dei voti e 104 seggi, i liberali riuniti nella Coalizione Democratica Nazionale  il  6,8% e 41 seggi ,il Partito Repubblicano 4,4% e 23 seggi ed il Partito d'Azione  1,5% e 7 seggi . Tutti questi partiti costituivano il Comitato di Liberazione Nazionale. Fuori dal CNL il partito del'Uomo Qualunque realizzó 5,3% e prese 30 seggi.
Iniziarono alacremente i lavori per creare la Costituzione e già il 25 febbraio 1947 erano terminati.
Il 22 dicembre 1947 , 458 ( 82,3 % )  deputati votarono la Costituzione e 62 contro ,concretizzando così   con slancio unanime certamente il giorno più bello della storia d'Italia . La Costituzione entró in vigore il 1 gennaio 1948.
Fondato sulla resistenza ,il CLN  diventato partiti elettorali , restó unito sotto il tricolore nel quale si fondevano il rosso dei comunisti e dei socialisti ,il bianco dei democristiani e dei liberali per unirsi nel verde della speranza di un'Italia nuova e migliore . Avevano una bandiera con quei tre colori, fortunata coincidenza della storia, e poi il verde ora  é il simbolo dell'ecologia perpetuando quella speranza di un mondo migliore.

Ecco il Tricolore é il nostro spazio di azione dove il meglio delle fazioni e delle ideologie si lega per il  bene comune, senza diffidenze, pregiudizi, asti e reticenze.
I Tricolore nel 1947 hanno scritto le base della futura vita comune repubblicana , nata da una esperienza terribile di sangue e di oppressione e anelante alla pace,alla fratellanza,alla solidarietà ed alla giustizia sociale.

Questa base straordinaria é la nostra Costituzione ! La possediamo , allora difendiamola ma sopratutto applichiamola!
Ma come farlo senza una diffusa cultura costituzionale ?
Allora bisogna ravvivarla ,renderla esplicita ,fare prendere conoscenza,coscienza e impegni!

Come realizzarlo? Come si fa in religione , rinnovando i voti !  Portando in prima persona l'impegno costituzionale , come un sermento solenne!

Per capire che impegni mi prenderei ,mi sono messo nei panni di un costituente ed in prima persona ho preso il grosso degli impegni costituzionali dei primi 54 articoli, quelli che sono universali, concreti e regolano la vita al quotidiano.
Non é mica roba da poco! E' immenso e anche durissimo , ma é la nostra Costituzione, non abbiamo scelta, se no é solo carta ,come affermava Piero Calamandrei.
Vi sottopongo quindi questo IMPEGNO COSTITUZIONALE individuale e propongo che rivisto ed affinato da chi é più esperto del sottoscritto sia dato ai cittadini ,come un auto test di adesione costituzionale . Non voglio giocherellare con la Costituzione ma quasi quasi se ognuno crociasse aderisco o non aderisco vicino al ogni paragrafo saprebbe subito  che razza di cittadino repubblicano é.

                                                        IMPEGNO COSTITUZIONALE

Questo  Impegno  è redatto per ricordare,risollevare ,rivitalizzare ( in un una forma succinta e in un linguaggio semplice a tutti) , i valori culturali condivisibili da tutti i cittadini che aspirano ad una vita personale e collettiva migliore , indipendentemente dall'età , dal sesso , dall'origine,dal ceto sociale,  dalla religione, dall'opinione politica di ognuno ed in ogni contrada . Esso aspira ad essere una nuova base del pensare e dell'agire insieme per il bene di tutti .Partendo dal dettato della Costituzione Italiana ,la più bella al mondo ,l'Impegno  focalizza i valori culturali che ne sono alla base ,arrichendoli in una luce attualizzata . Questi valori non sono nuovi ,ma sono sovente e sempre di più impolverati e calpestati. Riportiamoli in  auge per ridare fiducia e speranza al nostro avvenire comune e per sapere  chiaramente per cosa  vale la pena di lottare ed agire insieme per il futuro. Letto in prima persona questo Impegno  rivelerà immediatamente ,come un sermento,il suo impatto coinvolgente ,in quanto gravoso  impegno civico personale,osmosi di diritti e di doveri,facendo  finalmente del cittadino l'attore  attivo e responsabile della vita repubblicana.
                                                       
                                                          x x x x x x x x x x x x

-Io ,cittadino della Repubblica Italiana :

1- confermo la mia volontà di vivere in una Repubblica democratica.
2- difendo  i diritti inviolabili di ogni uomo e perseguo la realizzazione dei doveri di solidarietá politica,economica e sociale.
3- affermo  che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale ,e che  sono uguali ,senza distinzioni di sesso ,di razza,di religione,di opinioni politiche ,di condizioni personali e sociali e perseguo  la rimozione di tutti gli ostacoli economici e sociali che sono la causa della perdita di liberta e delle diseguaglianze che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti all'organizazzione  politica,economica e sociale.
4- ritengo inalienabile il diritto a un lavoro dignitoso   ed equamente remunerato e promuovo le condizioni che rendano effettivo il lavoro per tutti.Ritengo  il lavoro un dovere per tutti coloro che lo possono fare secondo le possibilità personali e materiali in condizioni tali da generare per il lavoratore, la sua famiglia e la società un progresso materiale e spirituale.
5- difendo la Repubblica una , indivisibile e laica  ,nella quale operano le autonomie locali.Parlo la lingua italiana come lingua di unità repubblicana ma  rispetto  le minoranze linguistiche ed i dialetti locali,patrimonio  e ricchezza della   nostra storia.
6 - rispetto la libertà di tutte le religioni ,favorisco la loro serena coesistenza   e rispetto le manifestazioni e le pratiche cultuali che non portino pregiudizi al rispetto degli individui e di una   pacifica vita collettiva.
7- riconosco la necessità dello sviluppo della cultura,della scienza e della tecnica  ma  solo nel pieno rispetto del paesaggio e  del patrimonio storico ed artistico del paese veri e  inalienabili beni comuni.
8 -accolgo  ,assisto e  partecipo attivamente all'integrazione  tra di noi dello  straniero che sia  fuggito dal  paese  di origine ove le condizioni politiche,climatiche o sanitarie ne mettano in pericolo  l'esistenza e la sicurezza.
9 - ripudio la guerra come strumento di offesa alla libertà ,ai beni ,alla vita di altri popoli e perseguo attivamente  il dialogo pacifico  e la collaborazione internazionale. Mi impegno ad apportare agli altri popoli in difficoltà tutto l'aiuto materiale e morale che sarà possibile.
10  - difendo la libertà di pensiero,di  parola e di espressione tramite ogni mezzo di diffusione per tutti nel rispetto della dignità personale e della verità.
11 - proclamo il diritto alla giustizia per tutti i cittadini , una giustizia libera,equa ed efficiente . Garantisco a chi non ne ha i mezzi materiali l'accesso gratuito alla giustizia ed a una difesa adeguata.
12 - riconosco la famiglia come società naturale  fondata sul matrimonio tra individui di egual o di altro sesso,favorisco le condizioni che permettano alla famiglia di mantenere ,educare ed istruire degnamente  i figli nati dentro o fuori del matrimonio, procreati o adottati.
13 - eleggo  la  buona salute come uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino   e procuro i mezzi ad ognuno per ricevere  le cure  più adeguate che esse siano emanazioni della medicina naturale o della medicina scientifica. Mi impegno a neutralizzare ed a  estirpare dal nostro spazio  vitale  tutte le cause che  generano i problemi di salute che siano legate all'inquinamento,alle condizioni di  lavoro ,ai pericoli diretti ed indiretti  dei trasporti e del traffico, ai danni della cattiva alimentazione, alle dipendenze dall'alcool e dagli stupefacenti . Per garantire l'accesso di tutti alla salute difendo la buona  sanitá pubblica, bene comune inalienabile.
14 -Difendo la libertà di insegnamento delle arti e delle scienze  realizzato nelle scuole pubbliche e private   agenti secondo i diritti e gli obblighi   dettati  dalla legge.
Difendo la scuola libera ed accessibile a tutti , ne difendo la  gratuita reale per l'istruzione inferiore impartita nei primi otto atti obbligatori di scolarità.
Metto a disposizione dei capaci e dei meritevoli di ogni ceto sociale  i mezzi materiali e finanziari  per poter raggiungere anche i gradi più alti degli studi . Per i postulanti privi di mezzi personali e famigliari prendo in carico le borse di studio, gli assegni famigliari  e  le altre previdenze  necessarie per permettere loro di proseguire fino al loro termine gli studi intrappresi in condizioni di paritá con i più abbienti.
15 - Mi impegno a tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni ed a curare la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Riconosco a tutti i lavoratori il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del loro lavoro  ed in ogni caso sempre sufficiente ad assicurare  a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
Difendo che uomini lavoratori e donne lavoratrici hanno gli stessi diritti e,a parità di lavoro,le stesse retribuzioni, tuttavia le condizioni di lavoro devono consentire ai genitori di accompiere la loro essenziale funzione famigliare per la cura e l'educazione dei figli.
16 -Riconosco e tutelo per ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere il diritto al mantenimento ed all'assistenza sociale, mettendo a disposizione tutti i mezzi educativi e professionali per la loro inserzione professionale specifica e dignitosa.
Difendo per tutti i lavoratori il diritto alle prestazioni necessarie per vivere dignitosamente  in caso di infortunio ,malattia, invalidità e vecchiaia ,disoccupazione involontaria.
17 - Difendo la libertà di  ogni organizzazione  sindacale ordinata su  base  democratica.
18 - Difendo il diritto di sciopero esercitato nell'ambito della legge repubblicana.
19-  Proteggo  ogni  libera iniziativa economica privata  che non sia in contrasto con l'utilità sociale ,la sicurezza,la libertà e la dignità umana.
20 - Tutelo  la proprietà privata vegliando che sia equamente   accessibile a tutti  ma riconosco la precedenza della proprietà pubblica sui beni comuni che costituiscono i servizi pubblici  essenziali e altri beni  che siano di interesse generale e che non possano diventare proprietà di monopoli o di speculatori.
21 - Riconosco il diritto dei lavoratori  a collaborare ,nei limiti stabiliti dalla legge, alla gestione delle aziende pubbliche e private  per elevare economicamente e socialmente il lavoro .
22 - Riconosco il diritto a tutti i cittadini maggiorenni,uomini e donne,  di votare. Il voto é eguale,libero e segreto . L'esercizio del voto é un dovere civico.
23 - Proteggo il diritto per tutti i cittadini di fondare partiti,associazioni e movimenti  che possano concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
24- Riconosco a tutti i cittadini il diritto di rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
25 - Proclamo per tutti i cittadini di uno o l'altro sesso il diritto di accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive in condizioni  di uguaglianza ,secondo i requisiti stabiliti dalla legge.
26 - Mi impegno a concorrere alle spese pubbliche in ragione della mia capacità contributiva secondo criteri di progressività.
27 - Impegnandomi a realizzare ,proteggere,promulgare e difendere tutti i ventisei paragrafi precedenti intendo compiere pienamente il mio dovere di essere fedele alla Repubblica ,osservandone la Costituzione e le leggi.
Quando mi saranno affidate funzioni pubbliche mi impegno ad adempierle con disciplina ed onore,prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

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Piero Muo'

PS : ho fatto questo lavoro perché vorrei partecipare allo sbloccaggio dei dubbi che tutti nutriamo sul  poco disinteresse per la Costituzione tra i cittadini ed i giovani in particolare ,sperando di sollevare un grande dibattito , sui forum di Prima le Persone e del Coordinamento per non intasare le caselle della posta perdendo iscritti preziosi e rari.

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  TELECONFERENZA "SULLA STRADA DELLA RICOMPOSIZIONE POLITICA ATTRAVERSO L'AUTORAPPR..
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 21/10/2015, 16:03 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (2)

LA DEMOCRAZIA È IN PERICOLO: SERVE REINVENTARE LA POLITICA!



TELECONFERENZA

"SULLA STRADA DELLA RICOMPOSIZIONE POLITICA ATTRAVERSO L'AUTORAPPRESENTANZA"

IPOTESI DI O.D.G.


1 - Considerazioni, confronto e proposte in merito al metodo più idoneo per dare forza al processo di ricomposizione del quadro politico italiano la cui necessità è riconosciuta da tutti i vari gruppi; quali strumenti concreti? La funzione essenziale delle piattaforme decisionali che però devono essere anche facili da usare ed avere policy idonee nonché essere integrate con altri strumenti quali assemblee in presenza, forum di discussione, mailing list, ecc.

2 - Con quali gruppi impegnarsi maggiormente nel richiamare alla necessità di aggregare i vari movimenti e le molte lotte che essi rappresentano in un unico soggetto politico fondato dal basso e su rigorosi principi democratici, dando concretezza alla proposta di autorappresentanza? Eccone alcuni: Coordinamento per la democrazia costituzionale, Libertà e Giustizia, movimento L.I.P. e altri a difesa della Scuola pubblica, Coalizione sociale e sindacati di base, coordinamenti No Triv e No "Grandi Opere", Azione Civile, movimenti a difesa delle Sanità pubblica e altri soggetti dell'associazionismo e del civismo attivo, le varie "Altre Regioni" nate dall'originaria proposta di Altra Europa, ecc. Proponete eventuali atri ambiti della società attiva da coinvolgere, possibilmente con indicazione dei gruppi e i nomi dei referenti da contattare.

3 - Concrete proposte per intraprendere azioni e campagne comuni tra i vari gruppi affini e vere e proprie collaborazioni, in vista di organizzare tutti insieme un grande incontro nazionale dell'autorappresentanza nella primavera del prossimo anno. Riporto, a titolo di esempio la proposta avanzata da Valerio Colombo di un Calendario comune degli eventi organizzati dai vari gruppi sia per evitare sovrapposizioni che per favorire la reciproca partecipazione anche in direzione del superamento di identitarismi limitanti e dannosi.

Essendo limitato il tempo a disposizione e considerata la necessità che tutti possano esprimersi, l'O.d.g. è per forza di cose limitato anche se ovviamente aperto a vostri suggerimenti e richieste di integrazione.

Un caro saluto.

Vincenzo P. - PrimalePersone

P.S.: Per partecipare alla teleconferenza, votate per stabilirne la data a questo link: https://dudle.inf.tu-dresden.de/videoconferenza11/ specificando, dopo in nome, la mail a cui sarà mandato l'invito. Per ogni necessità di chiarimento potete contattarmi via mail: vincenzo.pellegrino.01@gmail.com

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  PEERCHE I GIOVANI NON DIFENDONO LA COSTITUZIONE?
Inviato da: Piero Muo - 18/10/2015, 10:26 - Forum: Bacheca - Risposte (2)

• «La nostra violenza veniva dalla storia del Novecento. Aveva alle spalle gli anni Sessanta ma anche le vicende della Resistenza e della guerra. Da ragazzini andavamo a sentire le storie che raccontavano i partigiani. Noi siamo cresciuti così. Alla fine degli anni Ottanta io e i miei compagni in carcere abbiamo deciso di sciogliere il patto che ci legava: già allora lo avevamo fatto perché ritenevamo che le nostre scelte precedenti fossero ormai superate dall’evoluzione che c’era stata nella società italiana. Quell’Italia non c’è più. Io oggi sono un editore» Intervista di Renato Curcio a Paolo Griseri) [Rep 12/5/2012].
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Parto da questa breve affermazione di Renato Curcio e visto che abbiamo letto in settimana anche la lunga "confessione" di Adriana Faranda , penso di non essere fuori tema.

I giovani della generazione "Brigate Rosse " sovente ,come Curcio, citano i fatti di resistenza e di guerra che avevano sentito raccontare dagli allora numerosi partigiani,per alimentare i loro sogni, le loro aspirazioni, la loro rivoluzione . . Negli anni della loro formazione era anche popolare ,il già mitico , Ernesto" Che" Guevara e poi Tito che si ribellava ai sovietici ,Castro che teneva testa agli americani, Mao che forgiava la Rivoluzione Culturale .... Rivoluzionari o rivoltosi ,questa seconda definizione tardiva é di Renato Curcio, é finita come é finita . Confesso che in quegli anni ,studente
ventenne in Sociologia a Torino ( Gallino) ,non li approvavo ma li ammiravo, perché anche loro alimentavano la mia sete di un mondo diverso,mai sopita. Erano o eravamo in ogni caso un gruppo assai intellettualizzato e largamente minoritario tra i giovani di allora che avevano tutt'altre aspirazioni;

E' la stessa cosa per i giovani d'oggi ! Quali discorsi " storici o romantici" degli adulti hanno impregnato quotidianamente, da quando sono nati, i giovani d'oggi ? Prima : carrierismo, soldi ,borsa speculazione finanziaria, speculazione immobiliare ,viaggi,case secondarie ,grossa auto,velocità, autostrade ,consumi ... Poi : crisi, cococo,disoccupazione,bamboccioni.meno salari,meno welfare ,meno pensioni riscaldamento climatico , futuro nero ..

Ma dalla cultura che abbiamo loro trasmesso e martellato e poi dal suo crollo cosa vogliamo ora estrarre? Una passione per la Costituzione? Ma chi in casa o a scuola ne hai mai parlato loro? Ed ora ci offuschiamo della loro indifferenza o apatia?

Ma vogliamo prendere in conto che in ogni caso, ingiustamente fin che si vuole, noi anziani saremo per i giovani un grosso problema?
Ecco due dati ISTAT per illustrare il mio dire:

NATI nel 1948 ( quelli che avevano 20 anni nel '68) : 1.009.299 Morti nel 1948 : 486.392

Nati nel 2014 : 502.596 Morti nel 2014 : 598.364

Il 1948 e i trent'anni successivi erano uno sfavillo di culle, di nuova Costituzione ,di demopcrazia, di speranza. Eppupe in quei ''trenta gloriosi" i giovani hanno forgiato le Brigate Rosse ,in Italia, in Germania, in Francia . Oggi tanti funerali, crisi, tristezza,

Censimento 2011 (ISTAT)
Hanno 18 anni : 583.865 , hanno 60 anni : 722.309, hanno 70 anni : 633.137 persone
E gli anni successivi accentuano il divario .
I giovani non conoscono la Costituzione ma questi dati li conoscono! Comprendiamo che ci patiscono tanto e compatiscono poco ,noi anziani ?
Comprendiamo come sia sociologicamente difficile fare loro partecipare a delle idee, delle azioni, dei movimenti che emanano da noi , noi che per loro siamo i fortunati, quelli che hanno sempre avuto il lavoro, che hanno la casa, che hanno la pensione che loro finanziano sempre piu' a caro prezzo?
Se non accettiamo questo dato di fatto, non stupiamoci che quasi nessun giovane sia nelle nostre associazioni e movimenti politici. Al limite con Grillo per protestare ed attendere un salario di cittadinanza sono ancora partenti!
E' cosi', triste o non triste che sia ! Noi che sentivamo ancora raccontare di impiccagioni, di fucilazioni, di villaggi bruciati, di deportazioni e di cremazioni nei lager ci siamo forgiati su realtà ben piu' tristi e non li abbiamo mai dimenticate!
Allora scendiamo certo in campo per i referendum , per contestare il PD e Renzi , ma cerchiamo anche, visto che in molti abbiamo un grosso bagaglio culturare e professionale ,tempo e voglia, di pianificare le soluzioni concrete che potrebbero essere utili ai nostri figli e nipoti, poi ne facciano cosa vorranno, assumendo la loro esistenza pubblica e privata. Non penso che basterà loro il matrimonio ogni sesso e la depenalizzazione del consumo della droga per vivere meglio.
Pensiamo ed agiamo invece anche perché la loro richiesta sempre meno sublimale non sia la libera eutanasia per aleggerirci un po'. Non sono cinico ma solo tremendamente desideroso che i miei figli e d i miei nipoti mi guardino con affetto e non con invidia o peggio, perché ho predicato molto ma ho fatto poco per loro.

Piero Muo'

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  IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA
Inviato da: Piero Muo - 13/10/2015, 10:47 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (1)

Il futuro della democrazia in Italia è a rischio, è una lotta contro il tempo!Come impiegare al meglio le risorse scarse di cui dispone la galassia di enti gruppi e movimenti? Perchè dal lavoro a valle non si passa al lavoro a monte?   ( Discussione iniziata da Roberto Brambilla su forum.free )
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Envoyé le 13/10/2015, 01:04 Da Roberto Brambilla

In questo gruppo di discussione si vuole ragionare su un cambio di strategia che potrebbe consistere nel dedicare una parte delle energie per lavorare “insieme e a monte” ad un progetto politico nuovo finalizzato a cambiare la composizione dei luoghi dove le decisioni vengono prese: parlamento, consigli regionali, comuni.
Il tutto senza ricreare un partito "classico" con tutte le derive (caccia alle poltrone, spinta all'autoconservazione ecc.) che si sono sempre presentate.

Il ragionamento prende le mosse dal fatto che i risultati ottenuti negli ultimi decenni dalle migliaia di persone e di enti che si battono a valle delle scelte della cattiva politica per tentare di attenuarne gli effetti dimostrano che l'enorme impegno profuso non é riuscito a fermare il degrado delle democrazie e dell'ambiente e il predominio della finanza sulla politica. Inoltre stiamo assistendo ad un attacco frontale alla nostra Costituzione, fatto da un parlamento eletto con una legge anticostituzionale e portato avanti grazie a minoranze risicate. Più il tempo passa e più è difficile tornare indietro.

Quanto sopra dovrebbe indurre tutti noi a cambiare strategie per la soluzione dei problemi che affliggono l'Italia e l'Europa. (Limitiamoci per ora all'Italia).

Quali sono le vostre proposte?


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Envoyé le 13/10/2015, 10:28 Da Piero Muô

Buondí Roberto e tutti,
Quello che stato scritto nelle e-mails è giusto , che sia il bisogno di forgiare una nuova cultura del vivere insieme e che sia la necessità di accedere al governo nazionale e locale per poter incidere sui cambiamenti .
La difficoltà è invece come arrivare a raggiungere questi due obiettivi!
Nei due casi è necessario coinvolgere le masse suffiicienti per ottenere una nuova cultura e le maggioranze necessarie per governare. Non vi sono fin qui contraddizioni!
Le difficoltà invece hanno molti piani intersecati :
- sul piano della nuova cultura , quali sono le sue definizioni comprensibili oltre i i suoi fondamentali costituzionali ? Per un gruppo ristretto di addetti il linguaggio costituzionale ( quanti italiani hanno letto una volta la Costituzione,che non è nemmeno un testo difficile da capire? ) basta a dare le motivazioni sufficienti per reagire ed agire, ma per il grosso dei cittadini è necessario sviluppare un ventaglio molto più largo di argomenti federatori a cui sentano il desiderio ed il bisogno di aderire. Come rispondere alla iattura importante che si è rapidamente prodotta nei mezzi di comunicazione ,nel linguaggio , nelle aspirazioni tra i numerosi seniors in " pensione" ma oramai attivissimi nelle associazioni e che non intendono farsi rottamare dal primo Renzi che lo reclama come il rimedio di tutti i mali , ed i giovani che hanno perso molte speranze di realizzare i traguardi "standard" della vita riuscita che abbiamo tentato di trasmettere loro : una buona formazione, un buon lavoro, un buon reddito,una bella famiglia, una bella casa principale , una casetta per la villeggiatura, una bella macchina,un buon welfare , una bella pensione, una bella democrazia? . Anche i giovani hanno altri gusti ,altri dream della loro epoca, non possiamo,pensare che non siano più mobilizzabili sulle aspirazioni svanite strada facendo ! Dopotutto democrazia,istruzione,lavoro,casa,salute,sostentamento non sono i diritti che sancisce la Costituzione? Cosa faremo senza i giovani? Molto,poco!
Vogliamo provare a mettere nero sul bianco un Manifesto della NUOVA CULTURA transgenerazionale,,che sintetizzi tutti gli obiettivi necessari per poter vivere bene insieme ,che non abbia nulla a che vedere con i partiti, i bordi i colori, e sottoporlo ad una larga partecipazione e discussione ri-costituente? Se mi incoraggiate posso tentare una prima stesura!

- accesso al potere ed al governo : quando gli obiettivi della Nuova Cultura siano condivisi e esplicitati, dovrebbe essere più agibile anche lo sforzo di unire molte persone per aspirare ,tramite la partecipazione ed il voto ,al governo. Però !!!! Per spezzare definitivamente i freni, i bloccaggi ,le ambiguità mille volte evocate , è indispensabile operare in uno spazio imparziale dove " tutti a titolo individuale" possano esprimersi,partecipare e votare .
Questo spazio è stato individuato e concepito intellettualmente ed esiste e funziona anche bene tecnicamente è l'ASSEMBLEA PERMANENTE ! Che questa si concretizzi in riunioni fisiche, forum web e spazi di votazione web , l'importante che sia " aperta, accessibile,permanente" !
Vincenzo Pellegrino ,ieri ha proposto di mettere a disposizione di tutti , il modulo definito tecnicamente LIQUID FEEDBACK ( LQFB) che è il supporto web operativo messo a punto da PRIMALEPERSONE e che funziona molto bene. Approfittiamone per accelerare i tempi!
Tramite l'ASSEMBLEA PERMANENTE potremo mettere in sordina le problematiche nate dalle coalizioni di partiti e movimenti ,dando spazio e voce a tutti i cittadini a titolo personale . Che poi loro partecipino a partiti,Associazioni, Movimenti , azioni, locali ,nazionali o internazionali li riguarda e non devono rinunciarvi per partecipare all'ASSEMBLEA PERMANENTE che faranno a titolo personale. Quando questa sfocerà in un momento di votazione locale o sopratutto nazionale e poi europea ,si dovranno fare le scelte e le proposte degli elementi da mandare avanti nei Consigli e nei Parlamenti, tuttavia sarà sempre l'Assemblea Permanente che dará loro l'indicazione delle leggi che desidera ,con un voto predefinito e moralmente vincolante ( anche se un parlamentare non può avere legalmente un vincolo ) . L'ASSEMBLEA PERMANENTE discuterà e deciderà se esige dei referendum e tante altre cose ,con pochissimo formalismo che non siano le sue regole di funzionamento, i suoi tempi ,i suoi quorum che potrà sempre discutere e votare in vista di una loro utile evoluzione.
HASTA PRONTO!
PIERO MUO'

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  L'EGEMONIA DELLA RASSEGNAZIONE
Inviato da: Piero Muo - 05/10/2015, 17:52 - Forum: Bacheca - Risposte (2)

Scomode verità che non vogliamo vedere
C’è vita a sinistra. Per il 5 o anche il 10% forse c’è vita. Per una svolta sociale e politica del mondo non c’è e non ci sarà nel tempo prevedibile. Per uscire dall’inferno dobbiamo abbandonare la superstizione che si chiama crescita e quella del lavoro salariato

Franco Bifo Berardi

EDIZIONE DEL30.09.2015 de IL MANIFESTO

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L'articolo di Franco BIFO ,che non riporto perchè immagino che in molti l'avranno letto , è di una chiarezza tranciante . Personalmente mi sento assai partecipe della sua analisi e delle sue conclusioni . Lo sono meno sulla sua conclusione preconizzazione,  forse più per istinto di conservazione che per lucida convinzione ?

A questo punto mi punge un quesito : siamo caduti nell'EGEMONIA DELLA RASSEGNAZIONE  nel tentativo di rovesciare quella del CAPITALISMO ?

Se  alziamo la testa proiettando la nostra osservazione fuori dal perimetro italiano ed anche europeo tireremmo le stesse conclusioni?

Bifo nel suo testo invita a " capire " per poi poter " immaginare" , il secondo postulato non essendo possibile senza il primo.

Cerchiamo quindi di " capire" :

Dietro il necessario impegno politico territoriale e nazionale , non è necessario anche , in un mondo in cui tante frontiere sono cadute ( commercio, viaggi)  percepire una visione mondializzata per iscrivere con lucidità una proiezione realistica e documentata  per l'Italia che è più vittima che attore sulla scena mondiale?

Quali sono le aree fondamentali di questa apertura planetaria ,apertura portata avanti dal capitalismo neo liberista per suoi proprii interessi , non certo per filantropia !  Sarebbe stato meglio che questa mondializzazione  dell'umanità lo avesse portata avanti una religione ? Impossibile , perchè le grandi religioni in essere rischiano  nell'avvenire addirittura di creare una frattura gigantesca. Papa Francesco , encomiabile e coraggioso  mondialista umanitario , da chi sarà rimpiazzato un giorno ?  Ma poi basta un papa progressista per rovesciare la storia di una chiesa millenaria?  In ogni caso cosa può incidere Francesco nel mondo mussulmano che include due milliardi di abitanti della terra?
Allora era necessario che la mondializzazione  dirompente fosse realizzata  anche e in parallelo dall'internazionale del proletariato ! Questo avrebbe permesso di tenere viva la fiamma della " sinistra"  portandone valori ed esperienze  di alto impatto nei paesi in via di industrializzazione  e non saremmo qui a piangere ,orfani,sulle conclusioni di Bifo.  Purtroppo questo travaso non si é realizzato!   Noi costatiamo che con il declino delle grandi fabbriche occidentali il sindicalismo che era il vero veicolo della presa di potere del proletariato più della politica è via via scemato in potenza  numerica e rivendicativa.  La causa? Il declino o la delocalizzazione delle grandi unità produttive ad alto tasso di manodopera operaia unita alla robotizzazione progressiva . Meno operai =meno iscritti al sindacato = meno iscritti al partito = meno voti.
Se é vero in Europa questo fenomeno non é vero su scala mondiale ! Questa settimana in una delle nostre discussioni , un interlocutore di cui non ho potuto ritrovare il nome ha documentato un dato  importante : non è vero che il lavoro salariato ( proletariato) sia sceso a livello mondiale , anzi si attesta a 800.000.000 livello record di tutti i tempi. Esso ha quindi  migrato dal mondo occidentale verso altri continenti in espansione , e con la crescita della popolazione mondiale si é  espanso. Ma la delocalizzazione di lavoro e tecnologie non è stata accompagnata dalla  delocalizzazione della cultura sindacale e della sua esperienza , I sindacati sono stati in trincea totalmente sulla difensiva sui loro bastioni in rovina, nei capannoni svuotati di macchinari e di materie prime !
La loro forza di contropotere poteva esprimersi solo a fronte di un'industria in crescita ed in forma , ma questa è ormai altrove e la' bisognava esportare  cultura ,modello e azioni . Non facendolo hanno  stoppato l'internazionalità del proletariato , e non hanno aiutato a crescere sindacalmente le nuove gigantesche maestranze nate in pochissimi anni  fuori del mondo occidentale , maestranze che ne avevano un bisogno totale , perchè non sorrette da Gramsci locali , sovente analfabete o quasi , e quindi piattamente esposte allo sfruttamento.
Il sindacalismo organizzato ,professionale ,rappresentante la classe operaia , non i poveri  operai in disoccupazione legittimi nella loro desolazione e astio verso chi aveva loro " rubato" il lavoro, aveva  una missione internazionale che doveva andare ben oltre la difesa dei legittimi interessi locali . Invece la non realizzazione ,al momento necessario ,della sua internazionalizzazione ha asfissiato il sindacalismo e con esso il supporto vitale del marxismo su scala planetaria!
Questo ha generato ora il vuoto spinto della sinistra su scala mondiale, nato dallo spegnimento del suo vero propulsore , il sindicalismo operaio tra il quale erano anche le  copiose braccia  dell'attivismo politico!  Se la caduta del muro di Berlino ha ucciso il comunismo di stato , la caduta del sindicalismo ha ucciso il marxismo dei proletari in tuta blu o colletto bianco che siano.
Affermare che il capitalismo ha ucciso il sindicalismo  non pare esatto , poichè esso era una conseguenza del capitalismo industriale  in quanto esigenza vitale di opporgli il contropotere della massa lavoratrice. . Purtroppo il capitalismo ha saputo "esportarsi " e migrare in funzione dei suoi interessi , ma il sindicalismo no perchè è andato in difensiva invece di procrastinare il suo ruolo , l'internazionalizzazione del movimento operaio. La conseguenza direttamente proporzionale  dell'estinzione progressiva del sindicalismo  e stata l'estinzione della forza politica di sinistra  comunista  e socialista.  Questo voto pericoloso chi lo sta colmando ? L'estrema destra ! In Francia una buona fetta dei votanti per Marine Lepen sono ex comunisti.
I cinque ultimi segretari della CGIL ,forse il più potente sindacato d'Europa , quelli hanno operato dagli annî 60 ,in parallelo con i decenni della delocalizzazione della produzione, al termine del loro mandato ,sono tutti passati sui confortevoli scranni della politica. , invece di adoperarsi all'interno delle federazioni mondiali ad apportare la loro grande esperienza e prestigio ai sindacati embrionali dei paesi della nuova produzione. Facendolo potevano fare crescere più rapidamente il contropotere necessario per creare condizioni di lavoro , di salario e di protezione sociale migliori sul posto . Questo avrebbe contribuito anche a livellare il gap dei costi del lavoro con il mondo occidentale, proteggendo meglio così anche le produzioni europee e le loro maestranze.

Cerchiamo ora  di " immaginare"  cosa fare :  senza la punta di diamante della classe operaia sindacalizzata la sinistra é  così privata della sua  missione originaria marxista  ma anche della sua forza  numerica e strategica di contropotere e si cerca  faticosamente  un ruolo nuovo . Puó espandersi vigorosamente solo tramite il ruolo di opposizione o di protesta? La storia recente ci dice piuttosto di nò!  La sinistra ammaestrata e rappresentata in Italia dal PD é oramai solo più l'ala alternativa del neo-liberalismo . A questo ruolo é stata piegata anche Siryza in Grecia!
Ma siccome il capitalismo e la sua versione attuale neo-liberista finanziarizzata continua a generare  ,indifferente ,cumulo estremo di ricchezza in mano di pochi e precarietà e povertà per masse immense e crescenti  un'alternativa reale dovrà pur essere generata. E qui ha ragione Bifo , la sola attualmente in campo ed in grado di captare delusione, rabbia, precarietà e miseria é  quella dell' estrema  destra, gravida di conseguenze drammatiche collaudate dai fascismi del secolo scorso.

Abbiamo quindi necessità,dovere ed urgenza di generare un progetto di speranza  che sia comune a tutta l'Europa ed anche "esportabile" , come é stato il marxismo . Permettetemi di auspicare un progetto senza la connotazione degli schieramenti passati  perché ha bisogno di convogliare tutti coloro che vogliono ancora  o nuovamente battersi per un mondo migliore per tutti senza che il tarlo della divisione ideologica rimetta sempre i contatori a zero.
Piero Muó

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  Voto in Liquid Feedback su proposta di aggregazione e ricomposizione politica.
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 30/09/2015, 16:58 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (2)

Vi informo che ho appena pubblicato su Liquid Feedback, per la sua approvazione, questa proposta di testo da presentare ai gruppi politici a noi affini con qui siamo già in contatto (Progetto X, Lista Civica Italiana, Costituente 2.0 e ORA Costituente), a CNAC (Comitato Nazionale per l'Attuazione della Costituzione) nonché alla altre numerose realtà e movimenti che sono citate nel testo medesimo.

Essendo stata usata la policy "redazione testo urgente", la votazione si chiuderà in tempi brevi (poco più di 48 ore); vi invito pertanto a non indugiare e a dare subito, qualora lo riteniate opportuno, il vostro sostegno all'iniziativa nonché a votarla nella prevista finestra temporale.

Riporto anche qui a seguire il testo sottoposto ad approvazione.


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PROPOSTA DI “PRIMA LE PERSONE” AI GRUPPI AFFINI ED MOVIMENTI PER LA COSTRUZIONE
DI UNA REALE ALTERNATIVA POLITICA IN ITALIA

PrimalePersone è un gruppo politico nazionale fondato sul principio della trasparenza e della democrazia interna impegnato a facilitare i processi di ricomposizione dell’iper-frammentato panorama politico italiano nella direzione della costruzione di una reale alternativa politica, a vocazione maggioritaria, in grado di ricondurre il governo della Repubblica al rispetto dell’art. 1 della Costituzione, cioè alla sovranità popolare.

Dal marzo 2014, momento della costituzione a Roma dell’Associazione PrimalePersone, il gruppo è entrato in contatto con diversi altri gruppi affini per finalità e metodo.
 
In particolare le realtà con i quali si sono intrapresi contatti e relazioni sono: Progetto X, Lista Civica Italiana, Costituente 2.0 e ORA Costituente. La proposta che segue si rivolge anche all’aggregazione di gruppi e singoli costituitasi a fine agosto a Bologna sotto la sigla di C.N.A.C. (Comitato nazionale per l’attuazione della Costituzione).
Altri movimenti a cui PrimalePersone ha aderito o si è relazionata ed ai quali intende estendere la presente proposta sono il Coordinamento per la Democrazia costituzionale, i vari gruppi di civismo attivo quali Libertà e Giustizia, Azione Civile, Alba, la Coalizione sociale promossa da Landini così come tutte le organizzazioni sindacali e di difesa del Lavoro, il vasto mondo dell'associazionismo, le varie esperienze ragionali nate dall'originaria proposta dell'Altra Europa con Tsipras, il Coordinamento nazionale No - Triv e gli altri movimenti attivi nella difesa dell'Ambiente, del Paesaggio e dei Beni comuni, i coordinamenti e le reti costituitisi a difesa della Scuola e della Sanità pubbliche nonché quelle di promozione e valorizzazione della Cultura e dell'Arte.
 
Con i primi di questi gruppi, si sono già svolti alcuni incontri sia in presenza che in teleconferenza che hanno permesso di verificare, al di là del riscontro delle sostanziali analogie, sia in termini di analisi che di proposte, dei rispettivi documenti, la possibilità e ancor più la necessità di condividere il difficile percorso per la realizzazione di una reale alternativa politica nel nostro Paese. Su questa strada si è riconosciuta da parte di tutti l’esigenza di uscire dalla drammatica autoreferenzialità e dalle logiche identitarie che caratterizzano gran parte dei gruppi e movimenti politici esistenti e che sono il principale ostacolo al dispiegarsi dei necessari processi riaggregativi dal basso.
 
Per il superamento delle identità dei singoli gruppi e la costituzione di un ambito allargato ove ciascuno di essi possa confluire senza rinunciare al proprio specifico portato, si propone la creazione di uno spazio di incontro insieme fisico e virtuale chiamato Assemblea permanente. Esso rappresenta il luogo stabile del confronto e dell’assunzione, in forma partecipata e rigorosamente democratica (una testa in voto), delle decisioni collettive.
 
Allo scopo di allargare la partecipazione attiva delle singole persone all’Assemblea permanente e dare in tal modo effettività al principio democratico, il suo funzionamento si basa su due fasi distinte: una prima fase destinata alla presentazione di proposte ed al libero e aperto confronto su di esse, attuabile tanto attraverso assemblee in presenza che mediante l’uso di forum o altri spazi di discussione, ed una seconda nella quale si decide, in forma condivisa e allargata, in merito ad esse.
 
Al fine di garantire massima trasparenza, democraticità e verificabilità alle operazioni di voto, esse si svolgeranno attraverso l’utilizzo di uno specifico software decisionale: Liquid feedback. Anche alla definizione delle specifiche policy (regole) di voto, in quanto aventi forte valenza politica, si provvede in forma partecipata e con la massima condivisione.
Le decisioni assunte attraverso l’Assemblea permanente sono vincolanti e costituiscono la sola fonte valida per indirizzare l’attività politica e le scelte generali del Soggetto politico nuovo.
 
Quale iniziale comun denominatore che ispira questo percorso comune si assumono i principi e i dettami contenuti nella Costituzione italiana, la conversione ecologica dell’economia, il superamento del metodo della delega a favore di forme di partecipazione diretta e autorappresentanza, la promozione di un’unità politica europea indirizzata al benessere dei suoi popoli da perseguire mediante la loro fattiva collaborazione ed il superamento dell’attuale assetto non democratico dell’Unione.
 
                                                      
                                                                                         PrimalePersone per l'Assemblea Permanente

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