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  Documento di sintesi e proposta dell'incontro di Bologna del 9 e 10 gennaio.
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 29/01/2016, 15:11 - Forum: Bacheca - Risposte (2)

A questo link potete trovare il documento di sintesi e proposta dell'incontro di Bologna del 9 e 10 gennaio promosso da PrimalePersone. Vi chiediamo, in particolare, di fissare la vostra attenzione sulle proposte emerse come possibile cammino comune per cercare di porre un ostacolo alla deriva autoritaria che investe con particolare gravità il nostro paese e l'Europa tutta e per costruire insieme e dal basso una vera democrazia.

Se non sapremo, con umiltà e determinazione, ridefinire le forme del vivere comune a partire dai bisogni delle persone, saremo condannati al totalitarismo dei mercati e della finanza.
Deve essere un impegno condiviso nel quale il senso di responsabilità ci consenta di abbattere gli steccati artificiosi che ci dividono e di avviare una vera e propria riscossa democratica in Italia e in tutta Europa.

Riporto il testo del documento, oltre che in allegato, anche a seguire. I materiali completi dell'incontro bolognese sono consultabili a questo URL.

Ci auguriamo che sia colto lo spirito di servizio che anima questa iniziativa ed in genere l'attività di PrimalePersone, che non intende in alcun modo fare proselitismo a proprio favore ma sollecitare un ampio processo di ricomposizione dal basso di tutte le pur numerose forze positive e propositive che animano la nostra società.

Un cordiale saluto.

               
                                                 Vincenzo Pellegrino


****************************


PrimalePersone per l’Assemblea Permanente
“Dalla rappresentanza politica all’autorappresentanza del mondo sociale”
Bologna - 9 e 10 gennaio 2016
Sintesi dell’incontro e proposte emerse

PrimalePersone ha organizzato un momento di confronto aperto, libero e creativo sul come dar vita a un percorso sociale e politico che permetta di uscire dallo stallo della rappresentanza e dal gravissimo blocco democratico in cui si trova il nostro paese. 
La partecipazione è stata ampia e qualificata ed ha consentito di dare espressione alle principali tematiche di proposta e di lotta presenti oggi in Italia (Ambiente e Lavoro, Democrazia e Costituzione, Scuola e Cultura) nel quadro di una riflessione più ampia che afferisce alle forme della Politica e della rappresentanza.
A seguire riportiamo una breve sintesi, per capitoli, dei lavori. Chi fosse interessato, potrà prendere visione del documento conclusivo in versione integrale, degli interventi e dei report dei lavori di gruppo al seguente link:  http://www.primalepersone.eu/cms/?q=node/314  
SINTESI DEI LAVORI
Dai tavoli è emersa una sostanziale convergenza circa le priorità sociali e politiche da affrontare come occasione per avviare un processo partecipativo innovativo che permetta di  maturare una nuova coscienza politica. 
Sono venute alla luce varie riflessioni e proposte, alcune di breve periodo, altre più a medio e lungo termine. Per una loro disamina puntuale rimandiamo alle relazioni sui singoli tavoli che potete trovare sul sito di PrimalePersone (http://www.primalepersone.eu/), ma dalla loro analisi sinottica si possono delineare alcuni elementi trasversali e connessi, qui solo riassunti:

1) La sostanziale convergenza sulla necessità e l’urgenza di costruire una nuova fase politica che vada oltre la sinistra, intesa sia come sinistra di governo, interna alle logiche neo-liberiste (attualmente rappresentata dal PD), sia come alleanze partitiche a sinistra del PD che arrivano a una sostanziale convergenza sia negli obiettivi politici che nei metodi e nelle forme non-democratiche.

2) Sono state evidenziate dalle discussioni due importanti aree di mobilitazione che potranno divenire ambiti di forte catalizzazione sociale e politica ed avere una grande possibilità di sviluppo se sapranno dotarsi di metodi partecipativi e decisionali il più possibile trasparenti, orizzontali e policentrici, in grado di attrarre e coinvolgere di tutte le realtà sociali e politiche positive, a partire da quelle maggiormente propositive e innovative. Da esse si dovrebbe puntare a far nascere:  
  • Una Coalizione per la democrazia e i diritti (Costituzione, Salute, Lavoro, Istruzione, Diritti civili, ecc.) che vede uno stato nascente nelle mobilitazioni per la grave emergenza democratica in atto. Esse potranno concretizzarsi in un’ampia stagione referendaria con i referendum contro lo stravolgimento della Costituzione e contro le trivellazioni ormai certi ed altri possibili (Legge elettorale, Scuola, Job Act). 
·         Una Coalizione ecologica che ha visto un possibile inizio nella Coalizione per il clima costituitasi in occasione della COP21 di Parigi e nelle lotte in materia ambientale come No Triv, No Tav, No “Grandi Opere”, No MUOS, ecc. In questo ambito, è stata sottolineata  la necessità di coniugare la progettualità politica all’avvio e alla partecipazione a concreti progetti, esperienze, buone pratiche in ambito eco-sociale.
3) La necessità di una grande ricostruzione culturale del Paese, attraverso nuove azioni formative e culturali, coinvolgendo intellettuali ed artisti, ridando spazio alla creatività, all’immaginazione e all’utopia.
4) Un’ampia riflessione si è svolta sulla necessità di sperimentare nuove forme della Politica, capaci di  allargare la partecipazione attraverso inedite modalità relazionali, di discussione, di confronto e di co-decisione.
5) La costatazione del positivo inizio, con la due giorni di Bologna, della concreta sperimentazione di nuove forme partecipative orizzontali
6) Lo sviluppo di alcune proposte operative da presentare al più presto a tutti gli attori politici e sociali per intraprendere insieme un percorso costituente fondato dal basso che porti alla nascita di una forza politica a vocazione maggioritaria che si candidi a fare della ‘Sovranità popolare realizzata’ il proprio fine prioritario.

PROPOSTE OPERATIVE EMERSE DALL'INCONTRO
In esito al confronto svolto nella due giorni di Bologna, sono emerse le seguenti proposte operative: 
1) Lo svolgimento, entro il mese di maggio, di un’Assise dell’autorappresentanza a carattere nazionale co-indetta e promossa da tutte le realtà associative e movimentiste presenti a Bologna e da tutti coloro, singoli o gruppi, che vorranno unirsi per far nascere e crescere uno SPAZIO POLITICO aperto, trasparente e orizzontale necessario ad avviare quel processo di autorappresentanza sociale e politica che riteniamo tutti necessario. Potrebbe essere il momento costitutivo di una sorta di Assemblea permanete nella quale viga il principio: una Persona, un’Idea, un Voto. 
2) Sono emerse due ipotesi di avvicinamento a questa scadenza rispetto al lavoro da svolgersi sui territori; ipotesi che non è escluso possano trovare una convergenza: 
a) Dare seguito all’incontro di Bologna costruendo una ‘rete delle regioni’ che coordini le azioni portate avanti sui territori, partendo dall'organizzazione di assemblee locali monotematiche. Per facilitare questo percorso e individuare i temi su cui lavorare è stato proposto un incontro tra i comitati territoriali da organizzare a breve.
b)  Dare seguito all'incontro di Bologna con incontri territoriali simili a quello di Bologna, invitando a parteciparvi tutte le realtà del territorio che vogliono convergere. Questo darebbe modo di avviare iniziative in tutto il territorio nazionale e non solo dove sono presenti "altre" regioni.
3) Dare vita a un giornale on-line come spazio informativo indipendente, aperto alla libera collaborazione, che stimoli e favorisca il processo di coalizione democratica e di coalizione ecologica in fieri. Esso dovrebbe contenere diverse sezioni: una per il confronto politico generale, una per promuovere le varie iniziative territoriali, una dedicata a dar voce al mondo sociale, associativo e ai movimenti ecc., e infine uno spazio per l’approfondimento dove presentare documenti frutto di ricerche e studi sui temi affrontati e poter così condividere le informazioni fra tutti.



Allegati
.pdf   Sintesi e proposte.pdf (Dimensione: 55,71 KB / Download: 165)
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  proposta di mettere a votazione l'adesione di Prima le Persone al coordinamento in di
Inviato da: Marco Memeo - 15/01/2016, 18:03 - Forum: Bacheca - Risposte (3)

Le due giornate di lavoro da poco svoltesi a Bologna hanno posto l’esigenza improrogabile di difendere  la costituzione, nel suo impianto generale, dall’ attacco che le sta portando il governo Renzi e la sua maggioranza abusiva.
I due tavoli di lavoro che hanno trattato questo argomento, organizzati secondo il metodo del world cafè, metodo che ha permesso la rotazione e la partecipazione di tutti i presenti alla prima giornata di lavoro, hanno evidenziato in maniera concorde l’esigenza di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per sconfiggere questo tentativo di DEFORMARE LA COSTITUZIONE.
Se poi si mette in relazione la “DEFORMA COSTITUZIONALE “ con la nuova legge elettorale detta “Italicum” e con le norme inserite nel patto di stabilità, emerge chiaro il tentativo di instaurare un regime dittatoriale legalizzato.
Per cercare di contrastare questo tentativo, a febbraio del 2015, nasce il “Coordinamento per la democrazia costituzionale”, che al suo interno annovera cittadini e movimenti.
Ad Ottobre del 2015 il coordinamento da vita, con atto pubblico, al comitato per il “NO nel referendum costituzionale”
Mentre è di questi giorni la decisione di attivare il comitato di cui sopra anche per la battaglia volta ad abrogare la legge elettorale denominata “Italicum”
Molti di noi hanno già aderito, come privati cittadini, al coordinamento   per la democrazia costituzionale, dando anche vita dove è stato possibile ai comitati locali.
Ma l’adesione individuale non può bastare per dare seguito a quanto emerso a Bologna dove, sia nei tavoli di lavoro sia nel dibattito generale, è emersa l’esigenza di essere presenti in questa battaglia direttamente come  “Prima le Persone”.
Questa esigenza è stata colta appieno nella seguente teleconferenza del 14/01/2016, che ha pensato bene di intraprendere il percorso della pubblicazione sul nostro forum del presente documento e di passare subito dopo ad una fase decisionale
Pertanto è opportuno porre a votazione tramite la nostra piattaforma decisionale sia l’adesione di Prima le Persone al “Coordinamento per la difesa costituzionale” sia al comitato per: “ Il NO nel referendum costituzionale ed il SI all’abrogazione dell’Italicum”
Così come sarebbe opportuno, ma questa è soltanto una mia ipotesi personale che sottopoongo all'attenzione ed al dibattito, essere promotori della formazione dei comitati locali, anche proponendosi come referenti nelle zone non ancora coperte .

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  Thread M. Dotti/M. Tesei
Inviato da: Athos Gualazzi - 14/01/2016, 11:13 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (1)

Sono d'accordo con Roberta. Io credo che mentre cerchiamo di costruire un'alternativa a questo sistema, primo responsabile delle migrazioni, dovute e guerre e devastazioni ambientali, e cerchiamo di rendere più equa la distribuzione delle risorse, aiutando così interi popoli a costruirsi un futuro sulla loro terra, dobbiamo attrezzarci ad affrontare milioni di migranti che non potranno essere fermati costruendo muri.

Costruire un sistema diverso, ammesso di riuscirci, porre rimedio alle iniquità ed ai disastri  richiederà forse più di anni di quelli che il genere umano ha davanti a sè, mentre le emigrazioni di massa sono emergenza attuale, per questo dobbiamo lavorare su più fronti e dobbiamo farlo sviluppando la capacità di mettere insieme proposte diverse e solo apparentemente contrapposte.
Mi piacerebbe che queste due persone, entrambe esperte, si mettessero intorno ad un tavolo, con Guido, Barbara ed altri per elaborare proposte concrete che vadano in entrambe le direzioni.
Simonetta.

Il mercoledì 13 gennaio 2016, Roberta Radich <captaroby@gmail.com> ha scritto:

Non capisco perché delle “soluzioni” debbano essere contrapposte come soluzioni uniche e unilaterali. 
In una situazione così estesa, globale, complessa non ci sarà mai una soluzione univoca: dovremo prepararci ad accogliere molti migranti e dovremmo lottare perché la drammatica disuguaglianza nella distribuzione delle risorse venga ridotta se non annullata. 
Non saremo certo noi a decidere a tavolino: i migranti arriveranno e nessuno potrà fermarli.
Scusa caro Michele, sai quanto ti voglio bene, ma non ti sembra una contraddizione affermare che devono essere aiutati a casa propria e la previsione, che citi, dell’Onu che prefigura 200 milioni di profughi climatici entro il 2050? I cambiamenti climatici sono in atto, la COP21 è stata una sostanziale truffa e non si fermeranno certamente i disastri climatici e ambientali, la desertificazione e tutto quanto ben sappiamo…. è ovvio e ineludibile che masse umane si sposteranno e arriveranno anche nel nostro salotto di casa. Dobbiamo farci i conti e anzi, come tu mi insegni, farne un’occasione di cambiamento per tutti.  
Il problema forse non sono le destre ma la nostra poca lungimiranza. Trattiamo problemi complessi con ricette astratte unilaterali contrapponendo soluzioni che invece dovrebbero essere integrate. Siamo tutti vittime di una modalità di pensiero dicotomica e semplificativa :
aiuto qui / a casa loro; cambiamento attraverso buone pratiche / cambiamento politico… e molte altre. 
E’ questa la logica che poi le destre sfruttano, la logica del NOI / LORO, del mors tua vita mea.
Non cadiamo in questo tranello. 
Io sono per la logica dell’ E/E piuttosto che dell’O/O e credo che alla fine tu sia assolutamente d’accordo con me, su questo :-) 
ti abbraccio forte e ti ringrazio di essere venuto a Bologna e estendo l’abbraccio a Massimo e a tutte/i 
Roberta 



Citazione:Il giorno 13/gen/2016, alle ore 14:49, Pietro Del Zanna <pietrodelzanna@gmail.com> ha scritto:

Ciao Pietro,

mi è molto spiaciuto non incontrarti a Bologna, specialmente poi avendo saputo del lutto che ti ha impedito di essere con noi sabato, per il quale ti faccio le mie condoglianze.

Grazie di avermi girato questa mail di Massimo! Mi da l’occasione per spiegare meglio il mio pensiero, commentando ogni sua parte.

Se vuoi puoi anche girargliela e dargli i miei contatti, se già non li avesse.

Mi occupo di migrazioni da anni, ma ora ancora di più perché sto lavorando al mio nuovo spettacolo, che farò insieme a Luca Bassanese, proprio su questo tema!

Quindi, come puoi capire, mi appassiona e sento il desiderio di affrontarlo con la massima serietà.

Ora ti lascio, è notte fonda ed è meglio che vada a dormire…

A presto,

Michele



Citazione:Il giorno 13/gen/2016, alle ore 00:28, Pietro Del Zanna <pietrodelzanna@gmail.com> ha scritto:

risponde a te.
Mi dispiace non averti incrociato. Io sono arrivato la sera a cena.
Ciao
Pietro

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Pietro Del Zanna <pietrodelzanna@gmail.com>
Date: 13 gennaio 2016 00:25
Oggetto: Da Massimo Tesei
A: list <list@primalepersone.eu>



Un caro saluto a tutte e tutti.
Vorrei dire qualcosa dopo la due giorni di Bologna. Pur intervenendo su un argomento specifico, non riuscirò assolutamente ad essere breve.
 

Vorrei intervenire su una battuta fattami da Michele Dotti e su uno degli ultimi interventi di domenica mattina (chiedo scusa, ma non ricordo il nome…).
 

Michele, che è un amico e che non è Salvini, né un suo simpatizzante, a commento del passaggio sui migranti nella relazione di Viale di sabato mattina mi ha detto: “Non possiamo farli venire tutti! Dobbiamo aiutarli a casa loro!”.
Confermo in pieno! La soluzione del fenomeno a mio avviso non è - in un mondo globalizzato- nell’abbandono di intere aree (definite “periferie”) come Africa, Asia e America Latina, per concentrarsi tutti in Europa o nelle altre aree definite “centro”. Occorre con un urgenza una ridistribuzione delle risorse che permetta a ciascuno di vivere dignitosamente a casa propria.
Si potrebbe fare e anche in tempi brevi, nell’ordine di anni, non decenni. Ed è l’unica vera soluzione, il resto sono solo pezze su pezze che non affrontano mai il problema alla radice.



Citazione:Mi è sembrato che nell’altro intervento di domenica mattina il succo fosse simile. 
Me ne rallegro, non è facile sentirlo dire in certi consessi! Gli unici a usare questa espressione, purtroppo svuotandola di senso e di credibilità, sono stati proprio coloro che la usano ipocritamente e strumentalmente.
Per questo è diventata tanto scomoda da non essere più così frequente nei nostri ambienti. Ma io non mi lascio scippare le parole e rivendico il diritto a questa analisi e a battermi per le scelte politiche, sociali ed economiche che ne conseguono coerentemente.



Citazione:Sulla questione dell’immigrazione io credo che ci giochiamo tutto, compresa l’anima.
Perfettamente d’accordo!



Citazione: Come hanno detto in tanti è sotto gli occhi di tutti come le destre in Europa stiano avanzando perché strumentalizzano ciò che riguarda gli immigrati. Sono all’ordine del giorno politiche securitarie che finiranno col limitare anche l’agibilità politica. Continuano a diffondersi quelle idee, quei ragionamenti e quei comportamenti figli dell’egemonia culturale della destra degli ultimi 25-30 anni.
Condivido in pieno. E se vogliamo fare loro un regalo grande come una casa basta usare le espressioni di Viale che diceva nel suo intervento: “dobbiamo attrezzarci per accogliere tutti e per un lungo periodo!”
Non è difficile capire che posta in questi termini, se la scelta è fra questa posizione e quella di chiusura totale delle destre, la maggioranza della popolazione sceglierà la seconda! Possiamo scommetterci quello che volete.





Citazione: Chi parla di diritti, di solidarietà, di accoglienza, di rispetto della vita e della dignità, di salvare le vite di donne e bambini, è subito messo all’angolo con l’accusa di buonismo.


Per forza, perché l’analisi è spesso totalmente superficiale e fuorviante rispetto al cuore del problema, che è la rimozione delle cause delle migrazioni forzate.
Questo bisogna avere il coraggio di dire!!!!! E con forza, determinazione e coraggio.
Nella consapevolezza che solo così potremo conquistare l’appoggio -indispensabile- della maggioranza della popolazione!
Vorrei ricordare che l’ONU prefigura oltre 200 milioni di profughi climatici entro il 2050!!!
La scelta non deve essere fra apertura a milioni di persone o chiusura egoistica, come vogliono far credere le destre, ma fra una politica fondata sulla competizione, in cui siamo tutti perdenti, e una politica fondata sulla cooperazione, in cui possiamo essere tutti vincenti. Occorre cambiare radicalmente la narrazione sulle migrazioni se vogliamo davvero risolvere il problema.
E lo dice uno che è convintamente contrario alle frontiere!





Citazione: Vedo in tanti la tentazione (considerata tatticamente intelligente) di parlare il meno possibile di immigrazione altrimenti si perdono voti.


D’accordissimo!!!!! Lo dico da anni. Un errore imperdonabile, che ha lasciato alle destre il monopolio della narrazione su questo tema.





Citazione: E’ quello che ha fatto il Pd dalla sua nascita, lo stesso hanno fatto la Cgil e anche la Fiom ritrovandosi così molti iscritti che poi votano Lega. E lo stesso hanno fatto Sel, Rifonda e i vari gruppetti in cerca di un nuovo soggetto politico.
Il risultato è stato di trascurare un tema centrale in Europa (e lo sarà ancora per anni e anni) e di perdere ugualmente sia le elezioni che la possibilità di essere influenti nella società. Ieri Renzi ha deciso che il reato di clandestinità rimarrà in vigore, sebbene tutti gli stiano dicendo che l’esistenza di quel reato crea solo problemi.
 

Io penso che, prima o poi, ci verrà chiesto conto di cosa abbiamo fatto su questo tema. Ce lo chiederanno i nostri figli e i nostri nipoti. E i figli di chi è annegato nel Mediterraneo o di chi è stato seppellito nel deserto. Ce lo chiederanno quelli che qui sono arrivati per essere trattati come sappiamo.
Condivido totalmente, lo ripeto sempre nei miei incontri! Personalmente potrò rispondere di avere sostenuto centinaia di progetti di cooperazione che hanno ridato dignità, autonomia e speranza a oltre 300.000 fratelli nel sud del mondo, specialmente in Africa. E di avere speso tutta la mia vita per far capire al maggior numero di persone possibile che questo è possibile, facilmente replicabile e di grande efficacia anche con poche risorse, se queste vengono però spese bene!



Citazione:Succederà, non fatevi illusioni. Tra dieci anni, tra venti, tra cinquanta.
Perché la storia si ripete.
 

Vorrei adesso entrare nel merito di questa questione dei migranti che sarebbero troppi a voler venire e che di conseguenza non possiamo accogliere.
Intanto, i dati ci dicono che nel 2014 sono stati leggermente di più gli italiani che hanno invaso il mondo dei migranti che hanno invaso l’Italia.
Anche questo lo ripeto spesso, per far capire che la crisi è tutt’altro che finita e che questo non è certo un buon segno… finché arriva gente vuol dire che tutto sommato qui si sta bene, se quanti partono (soprattutto i nostri giovani disillusi) sono più di quanti arrivano vuol dire che la speranza in un futuro migliore non è più di casa qui.


Però questa è una porzione minuscola del problema complessivo delle migrazioni. Se osserviamo l’intero quadro il problema sono le centinaia di milioni di profughi che si annunciano e che noi non siamo in alcun modo in grado di integrare trovando casa e lavoro per tutti, in un’economia ormai satura, in cui non bastano neppure più l’obsolescenza programmata e quella percepita a tenere vivi i consumi.
E la rivoluzione culturale della decrescita, o della conversione ecologica, richiede tempo per diffondersi abbastanza da rappresentare un’alternativa per tutti.



Citazione:Nel 2015 è successo che l’onda lunga, tutt’altro che conclusa, provocata dalle guerre in Iraq, Afghanistan e Siria ha aumentato di molto, ma niente di drammatico per noi, il numero degli arrivi.
 

Caro Michele, la tua speranza che si possa fare qualcosa contro “l’invasione” (non hai usato questa parola, ma è consequenziale) e che questo qualcosa possa essere “li aiutiamo là” è stupefacente. Tu sai sicuramente meglio di me che buona parte degli aiuti elargiti in questi (e altri) decenni sono ritornati nelle casse delle nostre aziende, delle nostre ong o del nostro stato;  un’altra buona parte è servita a corrompere un po’ di persone di qua e di là del Mediterraneo; un’altra parte ancora è servita a tenere in sella dittatori o presidenti compiacenti e venduti; e le briciole rimaste sono state disperse in mille rivoli, affinché non modificassero una situazione così profittevole.
Quello che però anche so, per oltre 20 anni si impegno in Africa (e che molti ignorano), è che ci sono tantissime realtà che si impegnano seriamente e che stanno cambiando le cose, producendo significativi miglioramenti nelle condizioni di vita di milioni di persone!
E’ questa consapevolezza che manca a molti, nella convinzione -errata!- che le cose stiano andando sempre peggio.





Citazione:Quindi immagino che, quando dici li aiutiamo là, pensi che prima bisognerà fare un bel repulisti su entrambe le sponde del mare.


Certo, è proprio questo che immagino! E sono convinto che succederà. Non ci sono alternative. Occorre che lo capisca la gente tutta. Questo deve esser il nostro impegno.



Citazione:Tanto per sapere: in quanti anni? Con quali mezzi?


Come ho già detto, e ribadisco, si potrebbe fare nel giro di anni, non decenni. E risparmiando enormi cifre, come ci ripete l’UNDP da molti anni a questa parte! Basterebbe meno dell’1% della ricchezza globale per cancellare fame, sete, analfabetismo e offrire a tutti cure sanitarie di base e un alloggio degno di questo nome. Questa è la cura, l’unica vera cura, il resto sono solo palliativi.



Citazione:Esporteremo un altro po’ di democrazia? Oppure appoggeremo i peggiori dittatori purché rinchiudano in campi di raccolta milioni di persone? (lo stanno già facendo: i 3 miliardi di euro promessi alla Turchia servono soprattutto a questo).


Assolutamente no! Deporremo i dittatori appoggiando le rivoluzioni popolari nonviolente che, come ci hanno dimostrato gli amici burkinabé nell’ultimo anno, sono possibili e contagiose!



Citazione:O non ci interessa come e dove finiranno milioni di persone e ci basterà non vederli più in Europa?
Credo di avere già detto che vorrei vedere tutti stare bene! Senza essere costretti a fuggire da fame, sete, epidemie, guerre o terrorismo...



Citazione:E poi, “quest’aiuto là”, lo faranno le destre europee attualmente governanti? Useranno davvero tanti soldi pubblici per azzerare il principale motivo del loro attuale successo?
NOOOO!!!! E’ impensabile! Ecco perché è fondamentale che noi cambiamo la nostra analisi e spingiamo con rinnovata forza verso una maggiore giustizia globale, pretendendo il rispetto degli impegni assunti in sede internazionale nella cooperazione allo sviluppo (possibilmente decentrata per evitare quegli sprechi che tu prima richiamavi giustamente).



Citazione:Quindi la proposta è semplicemente campata per aria. E’ aria fritta che però qualcuno considera rassicurante.
 

Ma questo è niente. Perché è anche totalmente autolesionista.
 

Sono obbligato a tirare fuori un po’ di numeri.
 

L’Europa ha circa 506 milioni di abitanti. Ho visto un grafico bellino. E’ un bel cerchio tutto azzurro e sotto dice: in azzurro la popolazione europea, in rosso i migranti arrivati da gennaio a settembre 2015. In rosso? Credevo ci fosse un errore… E invece, presa una buona lente, ho visto che dal centro di quel cerchio partiva il triangolo rosso degli invasori. Il triangolo? No, una sola riga. Anzi, un capello quasi invisibile anche con la lente. Diranno: sì ma dopo settembre sono raddoppiati, forse triplicati. Non è vero, ma va bene lo stesso. Mettiamoci pure tre capelli. E questa sarebbe l’invasione? Sono 25 anni che si parla di invasione. Nel 1990 ho fatto la mia prima scuola di italiano per gli stranieri. A Forlì ce n’erano 250. E c’era già chi parlava d’invasione. 


Sono d’accordo, lo dico da anni. Ma come ricordava giustamente Viale lo scenario sta cambiando molto rapidamente ed è destinato ad accelerare se non si interviene alla radice.





Citazione:Continuo con i numeri.
L’Italia, la Germania e il Giappone (che brutto terzetto…) sono studiati dai demografi di tutto il mondo per l’invecchiamento delle loro popolazioni. L’Europa intera sta invecchiando.
L’Istat dice che tra oggi e il 2065 (dopodomani, demograficamente parlando) in Italia moriranno circa 40 milioni di persone e ne nasceranno circa 28 milioni e mezzo. Non solo saremo sotto di circa 12 milioni rispetto alla popolazione attuale (circa 61), ma oltre il 30% avrà più di 65 anni. Per fortuna l’Istat ci dice anche che arriveranno 18 milioni di migranti. Tuttavia circa 6 milioni, tra italiani e migranti, emigreranno all’estero.
Insomma, togli e aggiungi, tra 50 anni avremo ancora la stessa popolazione, ma molto più vecchia di oggi. I 18 milioni di migranti, sebbene rimpingueranno soprattutto le classi di età più giovani, non ci salveranno, al massimo abbasseranno un po’ quel 30% che avrà più di 65 anni. Ma saremo un paese in via di fallimento.
Quindi 18 milioni di migranti saranno troppo pochi. Ci toccherà andare a prenderli con i Jumbo, tutto spesato. E ci toccherà anche pagarli per convincerli a venire! E 18 milioni sono una media di 330 mila all’anno. Ricorderete che la Merkel ha dichiarato che alla Germania ne servono 500 mila all’anno.
 

Mentre scrivo è arrivata la mail di Neodemos.it:
Se le tendenze espresse dal bilancio demografico provvisorio dei primi otto mesi del 2015 troveranno conferma, la popolazione residente in Italia avrà subito nel corso dell’anno un calo di dimensioni straordinarie. Il forte deficit dovuto all’eccesso dei morti sulle nascite viene compensato solo marginalmente da un saldo migratorio più debole rispetto agli scorsi anni, e il 2015,  a conti fatti,  avrà accumulato una perdita di circa 150 mila abitanti. Il 2016 si apre su un panorama demografico sconfortante. 


E’ vero ma questa è l’Italia! Perché è il paese in cui la ripresa tarda maggiormente ad arrivare, mentre in altri paesi d’Europa non sanno più come fare… e stiamo parlando di paesi civilissimi come la Danimarca, in cui le percentuali sono ben altre!



Citazione:E’ una realtà difficile, certamente. Ma non c’è alcuna tragedia per noi, la tragedia è solo per i disperati che fuggono dalle guerre, dalle carestie, dalle crisi economiche.
Sono d’accordo, quelle sono le vere tragedie. Però anche i tanti disoccupati in Italia che si ritrovano sulla strada, i tanti che si suicidano… anche quelle sono tragedie umane e famigliari!





Citazione:E non c’è differenza tra profughi di guerra e migranti “economici”. Sia gli uni che gli altri preferirebbero non venire.
I più sono costretti per colpa dell’Occidente, direttamente o indirettamente. 
Questo è vero, ma solo in parte. Richiederebbe un ragionamento più ampio, che ora non ho tempo di fare. Ci sono responsabilità interne spesso sottovalutate e anche di altri attori oltre l’occidente, basti pensare alla Cina che sta giocando un ruolo nefasto e devastante in Africa e non solo...



Citazione:Ma in ogni caso a me vanno benissimo anche quelli che volessero venire perché pensano che qua si stia meglio, che ci sia più lavoro, più libertà, più divertimento, più futuro per i figli.
E’ sempre stato così. La storia del mondo è storia di migrazioni.
Verissimo!!! Sto scrivendo uno spettacolo teatrale insieme a Luca Bassanese proprio sul tema delle migrazioni e questa è la considerazione di fondo, che siamo tutti migranti, ma non come si dice normalmente col solito esempio dei nostri nonni emigrati in America, ma proprio con riferimento al fatto che siamo tutti immigrati! Basta studiare storia per capirlo.



Citazione:Se per tanti secoli il Mediterraneo è parso essere la culla della civiltà è stato perché grazie al mare esisteva un’enorme autostrada, percorribile a grande velocità (per quei tempi) e con rischi molto relativi, che ha consentito scambi di ogni genere: prodotti agricoli, materie prime, processi lavorativi, idee, arte…
Proprio questa parte sull’eredità culturale è la mia grande passione! E va ricordata sempre, come un valore, alla faccia di quanti invece ci presentano le diversità come un problema o una minaccia…



Citazione:E c’erano solo due leggi internazionali: l’ospite è sacro e l’uomo in mare va salvato.
Su queste non si discute neppure! Deve essere chiaro che queste sono leggi universali, da difendere e promuovere sempre!



Citazione:Massimo Tesei
massimo_tesei@libero.it
 

Ps
A Bologna avrei voluto confrontarmi con chi si occupa di immigrazione per scambiarci anche le rispettive piccole buone pratiche. Ma il tempo non l’ha consentito. Se c’è qualcuno che è interessato a quello che facciamo a Forlì (niente di straordinario né di risolutivo, purtroppo) può contattarmi, perché Forlì Città Aperta è interessata a tutto quello che si fa in giro.


massimo_tesei@libero.it





Un abbraccio, sempre disponibile a confrontarmi specialmente sulle buone pratiche!


Intanto ve ne suggerisco due, entrambe di micro-accoglienza diffusa: quella del Comune Virtuoso di Malegno e quella della Rete dei Comuni Solidali a Riaci e Gioiosa Ionica.


A presto,


Michele

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  Mozione in LQFB
Inviato da: Antonio Greco - 10/01/2016, 11:12 - Forum: L'assemblea permanente - Nessuna risposta

Ciao
ho inserito una mzione su LQFB:
http://altraitalia.it/initiative/show/176.html

un caro saluto
  antonio

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  Sardegna l'isola che c'è
Inviato da: Marco Memeo - 10/01/2016, 01:16 - Forum: Bacheca - Risposte (1)


.doc   lettera appello a prima le persone word 2003.doc (Dimensione: 32,5 KB / Download: 170)

Salve qui in alto e di seguito troverete in allegato 2 documenti unitari dei membri sardi di Prima le Persone, indirizzata alla comunità.
Il primo documento è una lettera in cui vi chiediamo di dare sostegno alle lotte per lautodeterminazione del popolo Sardo.
Il secondo documento è una bozza di risoluzione, emendabile, che se approvata sancirebbe il sostegno di tutta la comunità di prima le persone alle lotte del popolo sardo.
Riteniamo che sia superfluo dichiarare l'importanza che questo documento riveste al fine di lavorare alla creazione di una vasta rete di alleanze in terra sarda; obiettivo raggiungibile solamente se si lavora all'interno del variegato movimento indipendentista.
Naturalmente dopo la fase di discusssione sul forum il documento di sostegno da parte di tutta la comunità passera al vaglio della votazione.



Allegati
.doc   riflessioni sulla situazione sarda ultima versione word 2003.doc (Dimensione: 33 KB / Download: 154)
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  assemblea del 9, 10 Gennaio
Inviato da: Marco Memeo - 29/12/2015, 23:59 - Forum: Bacheca - Risposte (6)

Scaldiamo i motori per la prossima assemblea.
Considerazioni e desideri.
Personalmente non sono molto favorevole alle assemblee plenarie.

L’esperienze passate mi hanno portato a diffidare di questo tipo di riunioni, fatte più per permettere, a chi ha maggior dialettica e potere di convincimento o più semplicemente a chi detiene il potere di controllo dell’assemblea stessa, di far passare le proprie tesi, a scapito di un elaborazione più collettiva delle decisioni, che può avvenire solamente tramite passaggi successivi di dialogo ed elaborazione.
Non cambia di molto il trovarsi nella posizione di colui che cerca di convincere gli altri, oppure trovarsi nell’altrettanto scomoda posizione di chi si sente tirato per i capelli verso una scelta che sente non ponderata, di chi si sente sospinto, dall’incalzare dell’evento decisionale, a dover avvallare decisioni di cui non è sicuro.
Il risultato di queste operazioni, sia stando nel ruolo di chi deve convincere sia nel ruolo di chi deve essere convinto, sono pur sempre onerose e pericolose, in quanto non suffragate da un consenso frutto di un’ elaborazione veramente collegiale e capillare, ma anche perché riproducono un modello conflittuale nel quale non si è mai sicuri delle proprie posizioni dei propri “alleati” e dei propri “nemici”, usando termini propri di quel sistema.
Ognuno di noi credo che sia consapevole e conosca i mille e più modi per orientare un’assemblea, i mille trucchi per avere più tempo a disposizione degli altri, tempo da utilizzare nell’opera di convincimento, le mosse adatte a far si che le votazioni avvengano nel momento più opportuno.
Riconosco d’altronde che le assemblee plenarie hanno una loro utilità oggettiva infatti:

  • Permettono la conoscenza personale quindi il riconoscersi uno con l’altro;
  • Se usate bene ed in maniera corretta creano quel clima di fiducia, facilitato anche dalla conoscenza reciproca, che si protrae nel tempo, oltre l'assemblea stessa;
  • Offrono la possibilità di fare una sintesi da cui ripartire con rinnovato slancio.
Quindi ben vengano le giornate di incontro a Bologna specialmente se si riuscirà a tener fede all'impianto prospettato.
Molto sinceramente avrei preferito che l’assemblea del 9/10 gennaio fosse un evento più intimo più legato al nostro essere, più incentrato appunto in quella sintesi che ritengo ormai doverosa, tramite la quale potersi presentare all’esterno.
Fatte queste premesse che rispecchiano delle sensazioni strettamente personali , vorrei mettere su carta alcune considerazioni rispetto al chi siamo ed al come vorrei che fossimo.
Scrivo “chi siamo e come vorrei che fossimo” perché leggendo il testo “c'è grande confusione sotto il cielo... e noi?” e collegandolo sia al nostro primo passo ufficiale : lo statuto, sia al dibattito che si è svolto nel lasso di tempo che va da questo a quello , mi sembra di scorgere delle differenze principalmente nel modo di prospettare i momenti elaborativi , ma anche rispetto ad alcune tematiche.
Questo fatto non lo trovo assolutamente negativo, ma contingente ad un progetto in fieri.
E' normale e doveroso che durante un percorso ci si fermi ad osservare la distanza coperta, il modo in cui ciò è avvenuto, le difficoltà superate e quelle che non si è riuscito a superare, che potrebbero aver rallentato ed a volte anche fermato il cammino.
É Giusto analizzare il tutto ed elaborare eventuali correzioni e migliorie, specialmente nella fase iniziale quando il gruppo che intraprende quel percorso non è del tutto amalgamato ed affiatato.
Credo di non sbagliare affermando che la maggioranza di noi viene da esperienze differenti o vissute in maniera differente.
Soltanto in un passato molto prossimo abbiamo vissuto (tutti o quasi tutti) un’ esperienza comune nel lavoro per la raccolta firme e la campagna elettorale per la lista Tsipras, questa lavoro comune è proseguito nel tempo sia all’interno del gruppo de L’altra Europa, sia oltre con la ricerca di un modello sfociato momentaneamente in Prima le Persone assemblea permanente.
Quindi volendo definire oggi chi siamo, mi verrebbe da dire che siamo un insieme ancora non omogeneo di persone che hanno dato vita ad un’associazione non ancora definita in tutte le sue parti, dotata però di uno statuto che se pur di carattere provvisorio indica un orizzonte ideale e delinea, anche se ancora in maniera appena abbozzata,un percorso per avvicinarci all’orizzonte (che poi l’orizzonte in quanto tale si sposterà un po’ più in là fa parte di un altro discorso).
Brevemente enumero, rispetto allo statuto, i concetti chiave espressi in maniera ampia e circostanziata nel testo di redazione “Cosa proponiamo” del 21/06:
In generale:
Superamento dell’attuale sistema tramite la conversione ecologica dell’economia;
Riappropriazione della politica da parte delle persone;
Nel particolare Italia
Opposizione al tentativo di smantellamento della costituzione;
Lotta contro l’attuale governo e contro le scelte da esso attuate;
Consapevolezza dell’inutilità e della dannosità di proposte che vadano verso la riedizione di passate esperienze di formazioni a sinistra del PD ma interne alla logica del sistema egemonizzato in Italia dal PD;
Rispetto invece al percorso, ovvero al come e con quali mezzi:
Superamento del dualismo rappresentante – rappresentato;
Valorizzazione e mutuo sostegno delle iniziative e delle realtà portatrici dei valori sopra citati;
Attuazione del principio di auto rappresentanza;
Uso degli strumenti informatici, sia a supporto delle iniziative, sia per superare quelle barriere spazio-temporali che non permettono il pieno dispiegarsi della democrazia orizzontale.
Non penso che ci siano tra noi persone che non si ritrovino, in via generale, con i concetti di cui sopra, ma nutro qualche perplessità sulla omogeneità di interpretazione che ognuno di noi da a questi concetti.
Né penso che questa probabile disomogeneità sia un fattore negativo, ma potrebbe diventarlo se, non tenendone conto, proseguissimo imperterriti ognuno con le sue convinzioni.
Voglio sperare che le giornate del 9 e del 10 Gennaio possano essere anche il momento per confrontarci sul cosa ognuno di noi vorrebbe che fossimo.
Considerando che questo desiderio si dispiega su due fronti, uno ideale e l'altro organizzativo.
Dobbiamo passare dalla fase in cui abbiamo avuto chiaro nella mente cosa non vogliamo essere, alla fase in cui iniziamo a dire con più precisione ed in maniera più esaustiva e circostanziata quale sia il nostro voler essere.
Personalmente non mi ritroverei molto in un modello neutro di servizio, né in una ricerca di unità o rete di tutti e con tutti e, pur restringendo il campo, non mi sentirei a mio agio nello stare insieme con chi condivida con me solo la voglia di uscire da questo sistema, o l’obiettivo di sconfiggere questo governo.
Queste tipologie di raggruppamenti uniti solo in negativo sanno anch’essi di già provato e di sbagliato, se non nell'immediato sicuramente nel lungo tempo.
Quindi uscire dall’attuale sistema mi sta bene, pensare ad una riconversione ecologica mi va ancora meglio, ma per proporre cosa, un sistema migliore ma ancora incentrato su logiche maschiliste? Un sistema di riconversione ecologica che si uniformi comunque agli attuali livelli inaccettabili di consumo? Un sistema che, pur difendendo il diritto ad una vita decente, lo lega ancora al concetto lavoro/salario, creando quindi nuovi lavori anche se non ce ne è bisogno a costo di creare nuovi bisogni anche se fittizi?
Non casualmente ho legato tra loro tre argomenti : il modello maschilista, la riconversione ecologica, ed il concetto di indissolubilità del legame tra lavoro e salario e quindi tra possibilità/diritto di vita e salario.
Sono convinto che se non cambiamo il sistema dei rapporti, dal sistema “egoistico” proprio della visione maschilista, ad un sistema più “naturale” proprio della visione femminile, non ci potrà mai essere una soluzione veramente “ecologica” ai problemi che stanno spingendo il mondo verso la catastrofe, ma se andiamo verso questa soluzione che definisco più “naturale” dobbiamo giocoforza riconsiderare sia il concetto di lavoro, così come lo si è inteso fin'ora, ma non da sempre, sia il concetto che fa derivare i mezzi di sostentamento non da un diritto naturale, bensì da un lavoro, il quale a sua volta non è legato alle capacità, alla cultura, alle attitudini di ognuno di noi, bensì alla logica del mercato.
Per me questi sono i tre argomenti essenziali tramite i quali orientare il nostro cammino ideale.
Ma a ben vedere sono anche gli argomenti su cui basare il modello organizzativo.
Ma è proprio rispetto al modello organizzativo che il punto interrogativo finale della presentazione del prossimo evento diventa veramente appropriato.
Credo che sia veramente opportuno spiegare come, tramite il sistema da noi adottato (liquid feedback) accompagnato dai forum, si possa coniugare in maniera ottimale la fase della condivisione e la fase della decisione che sarà tanto più una decisione condivisa quanto più sarà partecipata.
Per non parlare poi dei vari modelli organizzativi: partito, movimento, associazione, federazione, rete, ecc.
Indubbiamente in questo campo ci vuole un grande impiego di fantasia ed un grande sforzo di comprensione reciproca.
Probabilmente un uso equilibrato dei vari strumenti e delle varie forme organizzative, scegliendo la cosa più adatta caso per caso ed anche a seconda delle sensibilità, potrebbe portare a quel modello originale a cui tendiamo.
Sintetizzando con uno slogan si potrebbe dire: sicurezza e certezza dei principi, fantasia nell'applicazione degli stessi
Penso che fin’ora sia stato fatto un buon lavoro, tramite il poco apporto di molti ed il grande apporto di pochi, ma se non sviluppiamo questo tipo di tematiche, di cui ho fatto solo un piccolo esempio, se non apriamo un vero dibattito in tutte le forme possibili e con tutti gli strumenti, anche adeguando ed ampliando lo statuto se necessario, anche rendendo più appetibili, completi e di facile uso i mezzi che abbiamo a disposizione, saremo sempre un ibrido che difficilmente potrà essere attrattivo.
Vorrei concludere mettendo in evidenza una grande occasione che si presenta nel prossimo futuro:
la prossima stagione referendaria nel suo complesso: una grande possibilità di lotta e di convergenza dal basso.

Arrivederci a Bologna

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  "DALLA RAPPRESENTANZA POLITICA ALL’AUTORAPPRESENTANZA DEL MONDO SOCIALE" - BOLOGNA 9
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 29/12/2015, 17:41 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Come ho letto in diverse discussioni aperte in questo forum, è ampiamente riconosciuta la necessità di avviare un percorso di ricomposizione in grado di condurre finalmente all'attuazione del dettato costituzionale, a partire dall'art. 1, quello che attribuisce al Popolo la sovranità.


Ora, è evidente che questa opera di ricomposizione è azione estremamente complessa e difficile la cui riuscita si basa sulla condivisione delle proposte e degli sforzi per verificarne la validità. Se in Italia siamo ancora all'anno zero circa la costruzione di un percorso dal basso in grado di restituire le Istituzioni alla loro funzione di perseguimento del Bene pubblico è perché a farsi carico di questa necessità si è lasciato un ceto politico totalmente corrotto ed asservito, sempre interessato al proprio tornaconto personale o di casta, strumento nelle mani dei veri, grandi padroni del mondo: i campioni del capitalismo finanziari globalizzato.

Il Tavolo sugli "Stati Generali di Sovranità popolare" ha il grande merito di aver affermato quale sia il vero nodo della questione e lo scopo da perseguire: restituire la Sovranità al Popolo.
Questo arduo compito implica per forza di cose il ripensamento della rappresentanza per come la conosciamo oggi e per come la sua attuazione è prevista dalla nostra stessa Carta.
Se ci troviamo in queste condizioni è proprio perché è fallito il sistema della rappresentanza basato sulla delega elettorale all'apparato dei partiti. Questo modello non funziona più e forse non ha mai funzionato veramente: in Italia, a causa della divisione in due blocchi del mondo che ci ha lasciato la 2^ guerra mondiale, la Sovranità popolare è sempre stata una sovranità limitata, subordinata ad interessi strategici che non dovevano essere messi in discussione! Questo per dire che un grave gap di democrazia nel nostro paese è sempre esistito, anche se ora si è giunti a livelli inaccettabili, e che il lavoro da fare nel nostro paese è davvero enorme ed arduo.
La crisi democratica legata alla fine del paradigma positivista - industrialista - consumista riguarda l'intero Occidente ed il suo superamento diventa condizione stessa per poter pensare ad un possibile futuro ma implica uno sforzo tutto nuovo nel trovare forme di espressione ed attuazione dei bisogni popolari adeguate ai tempi.
Per questo non può funzionare la mera difesa della Costituzione, la semplice riproposizione di metodi rivelatisi inadeguati; la delega ai partiti deve essere definitivamente archiviata mentre serve trovare nuove e più dirette forme di espressione della volontà popolare. A questo compito può attendere solo il Popolo stesso, solo le persone che si incontrano, si confrontano e si auto-organizzano: serve dare luogo ad un nuovo "Potere costituente".

Il senso e lo spirito dell'Assemblea pubblica che si svolgerà a Bologna il 9 ed il 10 gennaio è proprio questo: riprendere la parola, ridare la parola ai movimenti ed alla società attiva affinché si autodeterminino come comunità allargata, come popolo, per ricostruire insieme la possibilità di convivere in pace ed armonia.

Per questo vi invito calorosamente a partecipare a questo momento pubblico di assunzione di responsabilità ed iniziativa politica.

È fondamentale che tutti i movimenti che animano la società italiana siano consapevoli della necessità di farsi carico della questione fondamentale della democrazia, questine da cui dipende la possibilità di riuscita di ogni singola lotta: da quella per la Costituzione a quella per la tutela dell'Ambiente contro le trivellazioni, da quella per la Scuola pubblica a quella per la liberazione del Lavoro e dal lavoro, alla tutela della Sanità pubblica, alla salvaguardia dei diritti.
Solo se capiremo che non è più possibile procedere alla "spicciolata", senza un disegno comune e condiviso, ma che serve unirsi e decidere insieme, avremo la possibilità di salvarci!

Ci vediamo a Bologna il 9 gennaio!

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  Esuli in Patria-Documento programmatico
Inviato da: Ugo Sturlese - 27/12/2015, 19:21 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Nel 2009, regnando Berlusconi e non essendo ancora comparso l’astro di Renzi, avevo fondato a Cuneo con altri amici e compagni un’Associazione “Esuli in Patria” di gobettiana memoria, che si proponeva di fare appello (2011) alle residue risorse della società civile (erano i tempi dei Sindaci arancione)....Non era sicuramente un testo marxista (cultura a me più vicina anche se non unico riferimento), ma piuttosto poteva essere considerato un testo “costituzionale”, legato al Manifesto di Ventotene (Spinelli!!!) e alla cultura di “Giustizia e Libertà”. LO ripropongo perchè penso possa incuriosire e anche perchè da allora la sinistra non ha fatto molti passi avanti, anzi..... Le parole chiave sono EQUITA’, TUTELA DEL CLIMA, BENI COMUNI, COSTITUZIONE (mancava la parola chiave PACE,a anche se erano denunciate le guerre “imperialiste”). Il testo fondamentale e ispiratore era La natura dell’anima di Wilkinson e Picket, testo fondamentale ma poco conosciuto sul valore dell’uguaglianza.
Ugo Sturlese
NB Da questa associazione è nata una Lista Civica La Costituente dei Beni Comuni, che ha vinto le primarie di centro-sinistra e ha perso onorevolmente le eleioni amministrative nel 2012 (anche a causa delle ambiguità del PD), dopo aver messo molta paura ai poteri costituiti (Fondazioni Bancarie, Costruttori e ahimè parte della Curia)












Documento programmatico del Gruppo politico-culturale “Esuli in Patria”

 
Facendo seguito a numerose riunioni preliminari iniziate nell’Autunno del 2009, si è costituito a Cuneo nel Settembre del 2010 il Gruppo politico-culturale “Esuli in Patria”, che si propone di favorire l’aggregazione di cittadini, che intendano esercitare il diritto-dovere di cittadinanza attiva, e di promuovere la loro autonoma partecipazione, come persone responsabili e informate, alle attività politiche,sociali e culturali che investono il loro territorio nel contesto delle relazioni globali, che connotano la società contemporanea (nell’ottica dell’impegno Glo-cale).
“Esuli” perché gli associati rifiutano radicalmente, dal punto di vista etico e delle scelte politiche, il modello di società proposto dai gruppi di potere dominanti, ben esemplificato dal comportamento a-morale e anti-costituzionale e dalle azioni concrete su molte importanti tematiche (lavoro, scuola, ricerca,ambiente, bioetica, relazione di genere e rapporti tra le culture) del Governo Berlusconi, che stanno portando il Paese su una deriva inarrestabile.
“Esuli” perché gli associati non si riconoscono nemmeno in quella parte della società civile, che si rende corresponsabile, coi comportamenti e col sostegno elettorale (sia pure minoritario in termini assoluti, ma maggioritario grazie al “Porcellum” di Calderoli), dei processi degenerativi che investono il Paese.
“Esuli” infine perchè giudicano largamente inadeguata (anche se in prospettiva indispensabile) l’azione delle forze politiche di opposizione, incapaci di esprimere “pensieri lunghi” per il futuro del Paese e motivazioni che possano coinvolgere la ragione e l’anima dei cittadini (che infatti si astengono, in particolare a sinistra,  in misura sempre maggiore dal voto), ma in compenso molto attente alle pratiche di autoconservazione dei gruppi dirigenti.
“In Patria”, perché gli associati non si pongono in una dimensione di esilio permanente, di esclusiva alterità o di supponente superiorità, ma si impegnano per un cambiamento reale del Paese attraverso la disponibilità personale all’esercizio della cittadinanza a partire dalle realtà locali e collegandosi in rete con esperienze analoghe, che si stanno sviluppando, sia pure in maniera “sommersa”,  in molte Regioni italiane.
L’obiettivo è di dar vita ad un Gruppo, che sappia proiettarsi nel futuro e proporre in termini unitari, una nuova idea di “Progresso Autentico”, in grado di muovere le energie, le intelligenze e l’anima di questo vasto popolo di esuli, appartenenti a quest’area politico-culturale e anche ad altre correnti di pensiero interessate ad un progetto di rinascita del Paese, adottando una metodologia non violenta e rispettosa di tutte le opinioni che esprimano adesione e sostegno alla Carta Costituzionale e alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
                                                *******************************
Siamo partiti dall’esigenza di dare una spiegazione non superficiale a due domande preliminari, che si pongono tutti i cittadini desiderosi di superare una condizione, che viene vissuta come degradante e non più tollerabile.
Perché il fallimento sostanziale e gli aspetti “scandalosi” e prossimi alle aree dell’illegalità del potere berlusconiano, evidenziati ancor più dalle aspre divisioni con Fini (che hanno portato alla fine del Partito della Libertà) e dalla subalternità alla Lega, non rendono attuale e credibile un’alternativa delle forze di progresso?
Ma al di là della particolare volgarità ed inefficacia del potere berlusconiano in Italia, perché più in generale in Europa la crisi economica generata dal capitalismo finanziario non dà luogo ad  alternative vincenti ed anche negli USA le innovazioni introdotte da un Presidente progressista incontrano così grandi difficoltà ed anche reazioni violente?
 
Certamente una spiegazione (anche di banale evidenza) risiede  nel dominio acquisito da parte di potenti interessi oligarchici sui mezzi di informazione e di comunicazione di massa, dalla sparizione degli editori puri e quindi, in larga misura, di giornalisti indipendenti ed oggettivi, venendo meno così una delle fondamentali garanzie proprie di un sistema democratico, ma certamente vi sono ragioni più profonde, che spiegano questa sorta di egemonia culturale conquistata dalla destra e dal pensiero “unico” liberista nel mondo sviluppato (B.Spinelli).
 
E’ opinione di molti analisti che dopo il “1989” e la caduta del muro di Berlino la classi dirigenti dei paesi sviluppati, in particolare dell’area anglosassone,  abbiano imposto come definitivamente vincente il modello centrato su una sorta di fondamentalismo liberistico in economia, tanto da teorizzare la fine della storia (Fukuyama) per mancanza di modelli sociali ed economici alternativi. Questa interpretazione interessata è stata presto smentita dal nascere di nuove aree di conflitto e si è rivelata illusoria e autolimitante, in particolare per l’Europa. Infatti adeguandosi a questa impostazione, i Paesi europei hanno rinunciato alla ricchezza della loro tradizione (F.Cassano, Homo Civicus), che era portatrice di entrambe le polarità, quella della libertà, comprensiva del liberismo economico, e quella della giustizia e della solidarietà, realizzata mediante diversificate forme di Welfare in molte nazioni europee e non identificabile semplicemente con il modello degli stati comunisti dell’Europa dell’Est. Allo stesso modo l’Europa ha rinunciato a portare nei rapporti internazionali quegli elementi di tolleranza e di confronto, che aveva maturato attraverso secolari e sofferte esperienze, mentre il fondamentalismo liberista del Nord-Ovest del mondo aveva bisogno della potenza delle armi per affermare ovunque il credo dei vincitori, “il pensiero unico” occidentale, dando nuovo vigore, in contrapposizione ad esso, ad altri ancor più mostruosi fondamentalismi a sfondo culturale e religioso in  una spirale di violenza fra gli Stati e di razzismo interno alle nazioni, dalla quale riesce difficile uscire. In particolare comportamenti xenofobi, alimentati strumentalmente da formazioni politiche di destra in tutta l’Europa, stanno acquisendo sempre maggiore spazio nelle opinioni pubbliche e nell’elettorato, costituendo una risposta deviata e pericolosa agli indubbi problemi che i fenomeni migratori di massa comportano (l’Europa come “Ridotta Bianca” sec. Giorgio Amendola).
Di qui occorre quindi ripartire: occorre rivisitare i caratteri fondanti dell’identità europea attorno al binomio libertà-uguaglianza e riformulare la natura dei rapporti fra gli Stati, affermando le ragioni dell’equità, del multiculturalismo, del rispetto reciproco e la natura dei rapporti interetnici, privilegiando gli strumenti del dialogo e dell’integrazione nel rispetto del patto di convivenza comune.
 
Una seconda evidente ragione, a livello strutturale, risiede nell’affermazione e nel pieno sviluppo della globalizzazione e con essa del capitalismo finanziario, che in qualche modo, secondo un’interpretazione marxiana, potrebbe essere considerato come forza propulsiva, ma anche come forma estrema del capitalismo (J. Attali), in quanto da un lato libera risorse nei Paesi emergenti, ma nel contempo pone le basi della propria decadenza e la necessità di un suo superamento (anche se in forme non ancora delineate), perché fondata sull’insostenibile iperconsumismo individualista, sulla finanziarizzazione dell’economia (entrambi all’origine della bolla speculativa, che ha determinato la crisi), sulla caduta delle regole democratiche, in particolare sull’aggressione ambientale. D’altro canto lo spostamento di parti della produzione industriale e dei servizi e quindi delle risorse disponibili dal Nord-Ovest del mondo al Sud-Est asiatico e all’America latina rende improponibile la riproduzione degli stessi meccanismi di produzione e di consumo precedenti la crisi.
In ogni caso per l’effetto combinato di tutti questi fattori, in parte ideologici, in parte strutturali, viene meno in Europa il compromesso socialdemocratico fra capitale e lavoro, che aveva garantito nel dopoguerra livelli di convivenza quantomeno dignitosi (“Il Giardino del welfare”, lo chiama Chiamparino, ne “La sfida”, sia pure ritenendolo oggi insostenibile e garante solo dei ceti tradizionalmente protetti dalla sinistra, tacciata in maniera discutibile di consevatorismo), e si manifestano sperequazioni intollerabili sul piano dei redditi, dell’accesso ai servizi, dei diritti individuali e collettivi (Reichlin, Il midollo del leone).
Accanto al conflitto capitale-lavoro, tipico del Novecento, ma non esaurito (come palesemente dimostrano i processi di delocalizzazione), si viene affermando un nuovo paradigma, centrato sull’impatto sul Territorio di imponenti Flussi di capitali, di merci, di uomini e generatore di effetti di disgregazione e di spaesamento nulle comunità locali, facili prede delle ideologie del “Rancore”, dove i penultimi vengono opposti agli ultimi della scala sociale (vedi Aldo Bonomi, Sotto la pelle dello Stato) in un tentativo, spesso riuscito, di mascheramento dei conflitti reali.
Su una scala globale i meccanismi incontrollati di finanziarizzazione e di sostegno acritico ad ogni forma di mercatizzazione mettono in pericolo la stessa sopravvivenza del Pianeta, obbedendo ad una logica di utilità immediata piuttosto che a convenienze e necessità di lungo periodo.
 
VI E’ OGGI  LA Necessità di una critica radicale dell’esistente e di rendere protagonisti classi sociali e ceti produttivi, marginalizzati dalla crisi, attorno a nuovi paradigmi, centrati sul binomio equità-AMBIENTE e quindi su nuovi modelli di produzione (in settori tecnologicamente innovativi: biotecnologie, tecnologie dell’informazione, scienze cognitive, green economy) e di consumo (improntato a valori di sobrietà e di arricchimento sociale e culturale). Vi è la necessità di riscoprire, come valore da affermare in una prospettiva non solo contingente (di “pensiero lungo” sec. B.Spinelli) e come strumento dell’agire nella società, la categoria giuridico-politica di “Bene Comune”, con preciso riferimento a tutti quei beni come l’acqua, il cibo, la salute, l’istruzione, da cui nessuno può essere escluso e che devono essere oggetto di una programmazione a tempi lunghi ed esclusi da ogni forma di speculazione.
Del resto i riferimenti non mancano anche a livello internazionale (fra gli altri recentemente la conferenza di Enrico Giovannini, ex dirigente OCSE, direttore ISTAT nel Convegno di Cortina): i concetti di Progresso autentico, di Benessere Interno Lordo, di economia verde, per non parlare della decrescita, occupano ormai i dibattiti fra gli esperti. La vera questione è come far entrare questi temi nell’immaginario collettivo (S: Latouche), in maniera che siano vissuti come occasione per sperimentare una vita più ricca di valori autentici, come costitutivi di un nuovo umanesimo (A. Reichlin), piuttosto che come una minaccia al proprio benessere.
 
Invece la risposta dell’Europa dei governi conservatori è di tutt’altro segno ed è rivolta verso un modello di soluzione individuale della crisi, che comporta una diminuzione delle forme di protezione sociale, dei diritti collettivi e individuali, e una sostanziale resistenza a politiche di protezione dell’ambiente in attesa di una ripresa che dovrebbe riportarci alle condizioni precedenti con un’accentuazione della produttività a costi sociali e ambientali crescenti..
La crisi è diventata occasione per stravolgere i rapporti fra i ceti/classi a vantaggio dei privilegiati, abbassando le condizioni di cittadinanza e non solo di reddito dei più deboli ……………….invece che divenire occasione per rivedere il modello di produzione e di consumo ed orientarlo verso un assetto, che non sia più centrato sulla crescita infinita.
 
Ciò è assolutamente possibile e auspicabile, perché è dimostrato (Wilkinson e Picket, La misura dell’anima) che, una volta raggiunto un certo livello di base di benessere materiale, l’ulteriore crescita economica, nel senso di reddito medio e possesso di merci di consumo, non aumenta il benessere, la soddisfazione o la salute di una nazione. Ciò perchè i problemi nelle società benestanti non sono dovuti ad un livello medio di ricchezza non ancora abbastanza elevato, ma alle disparità troppo pronunciate nella disponibilità dei beni materiali tra i diversi membri della società. La diseguaglianza presente all’interno della società rappresenta infatti una delle principali forze che spinge le persone ad un consumo sempre più parossistico ed insensato. Il consumo è motivato in larga misura dalla competizione/autodifesa dello status sociale, con conseguente aumento dei livelli di ansia per il timore di un declassamento, … “Con la diseguaglianza aumenta la competizione per lo status, che costringe a lottare più duramente per restare al passo”.Logicamente è vero anche il contrario: riducendo le disparità si riduce la necessità di apparire, di disporre dei segni esteriori e materiali che contraddistinguono lo status a cui si appartiene oppure a cui si aspira (automobili, merci, viaggi frequenti in Paesi esotici, ecc.). “Dobbiamo quindi creare società votate all’uguaglianza, in grado di soddisfare i nostri veri bisogni sociali”. Quello che importa al fine di raggiungere questo obiettivo è il risultato finale più che lo strumento utilizzato, che può consistere in un alto livello di perequazione dei redditi da lavoro o da pensione (come in Giappone), oppure un utilizzo adeguato di misure fiscali o ancora un alto livello di servizi forniti ai cittadini in condizioni di disagio, in particolare i giovani, i lavoratori che perdono il posto, i precari (in questo senso vanno alcune sollecitazioni di Chiamparino verso un nuovo Welfare, mentre non pare appropriato oggi considerare come eccessivamente garantiti i pensionati e gli operai della grande industria e per certi risvolti anche i dipendenti della PA, che hanno bisogno di  una più complessa riforma della Governance.e dei sistemi di valutazione).
Una serie di indicatori, che consente confronti fra Stati a diverso grado di disuguaglianza, suggerisce infatti con buona evidenza che le società con minori discrepanze sociali al loro interno abbiano significativamente meno problemi relativamente a questioni di grande rilevanza, quali: vita comunitaria e relazioni sociali tra le persone, salute mentale e consumo di droghe, salute fisica e speranza di vita, obesità, rendimento scolastico, gravidanze in adolescenza, violenza e sicurezza, crimini e incarcerazione. Ridurre il divario sociale risulta, inoltre, vantaggioso anche per chi gode di privilegi relativi all’interno della società.
Ugualmente, affinché le misure volte a contrastare il riscaldamento globale non siano percepite unicamente come un limite alle opportunità di soddisfazione materiale, devono essere abbinate a politiche egualitarie che ci conducano verso nuovi e più fondamentali modi di migliorare la qualità delle nostre vite”.
 
La lotta contro il riscaldamento globale e quella contro la disuguaglianza e per il benessere umano si potenziano, quindi, a vicenda e la probabilità di successo dipende molto dal grado di integrazione dei due ambiti.
 
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In Italia la società della disuguaglianza sta minando alle radici le basi costituzionali della nostra convivenza e della stessa unità nazionale e quindi le motivazioni per un impegno diffuso e coerente rivolto a realizzare una nuova rinascita del Paese. Gli atti dei Governi di centro- destra hanno portato ad una diffusa precarizzazione del lavoro, con conseguente diminuzione dei diritti fondamentali in fabbrica, ad una disoccupazione giovanile devastante (26%); a discriminazioni di sesso, nel senso del non riconoscimento dei diritti della persona  e della rappresentanza di genere, con manifestazioni particolarmente crudeli e diffuse di violenza sulle donne, di sfruttamento mercificato e di valorizzazione degli aspetti più esteriori dell’immagine femminile; ad una legislazione discriminatoria nei confronti dell’immigrazione, con particolare riguardo alla mancata tutela del diritto di asilo politico. Assistiamo ogni giorno di più all’impoverimento delle istituzioni scolastiche ed universitarie, ad una deprivazione della ricerca, ad una limitazione dell’informazione sempre più asservita agli interessi del “Principe”, ad una snaturamento del concetto di salute come diritto collettivo, al tentativo di privatizzare e svendere tutto ciò che è “bene comune”, a partire dall’acqua e dal territorio.
In generale si è messo in atto un disegno che, nell’impossibilità di aumentare ulteriormente il debito pubblico e volendo mantenere una fiscalità di classe (E.Scalfari, La Repubblica 5-9-2010) a vantaggio dei redditi maggiori e delle rendite, tende a scaricare sul sistema delle Autonomie Locali i costi crescenti di una pubblica amministrazione, dove imperano corruzione e accordi scellerati con le “cricche” di potere: gli impegni di spesa pubblica vengono sostituiti dalla svendita del territorio e dell’ambiente, magari sotto il velo nobilitante del federalismo regionale e dell’autonomia degli enti Locali. Al contrario è del tutto evidente che in Italia, se vogliamo mantenere e valorizzare beni e servizi, che costituiscono la sostanza dei diritti inalienabili della comunità, occorrono in maniera prioritaria misure di giustizia fiscale, rivolte al recupero delle enormi quote di evasione e ad un incremento del prelievo  sulle rendite finanziarie e patrimoniali.
 
Gli “Esuli in patria” si propongono di recuperare e valorizzare la categoria di “BENE COMUNE” e DI Aggregare attorno al semplice e comprensibile binomio “Equità-Difesa dell’ambiente” tutte le persone di buona volontà. che come soggetti liberi e consapevoli vogliano esercitare il loro diritto-dovere di cittadinanza.
 
Fondamento dell’azione e del progetto del “nuovo” Associazionismo e’ la Costituzione della repubblica italiana, che in particolare dall’art. 35 all’art. 47 (1) delinea il quadro dei rapporti che devono regolare il comportamento delle forze sociali ed economiche, la tutela del lavoro, gli ambiti di attivita’ della libera iniziativa. Il disegno dello stato che viene delineato e’ quello di uno Stato ad economia mista, pubblico-privata, ad interesse sociale prevalente, da qualcuno definita come economia sociale di mercato.
La crisi economica che stiamo ancora vivendo ripropone l’attualita’ di tale disegno e la riscoperta del ruolo dello stato e delle forme più moderne di gestione sociale partecipata, in particolare per quanto attiene i beni di pubblica utilità, che costituiscono diritti collettivi e  irrinunciabili dei cittadini, dall’acqua, ai beni culturali, al territorio, all’ambiente., alla salute. e proprio attorno ai diritti costituzionali deve esercitarsi la forma della cittadinanza attiva e quindi della partecipazione popolare alla costruzione dell’italia del futuro.
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L’Associazionismo che vogliamo promuovere non si pone in alternativa ai Partiti tradizionali, ma richiede un grado elevato di autonomia, se vuole avere la possibilità di disseminare nella società i fondamenti di un progetto politico-culturale innovatore e di largo respiro ed ottenere un effetto rigeneratore sugli stessi Partiti (difficilmente capaci di autoriformarsi dall’interno).
L’Associazionismo per affermarsi ha bisogno all’inizio di un “Nucleo duro” di persone, insensibili ai costi e alle conseguenze del proprio impegno e disposte ad adottare un “ un “agire razionale rispetto al valore delle proprie convinzioni piuttosto che allo scopo ed ai risultati immediati, che si possono raggiungere”. Si tratta dei cosiddetti (J.Elster) COOPERATORI NON CONDIZIONATI, che devono costituire, come è il caso del Gruppo costituente degli “Esuli in Patria”, la forza iniziale, che facilita l’adesione ad un numero auspicabilmente sempre maggiore di associati, per una sorta di effetto “Palla di neve”, che può ingrandirsi a valanga nella sua discesa lungo il difficile pendio dell’attività politica e culturale. Risulta fondamentale, come già detto, l’esercizio della “Cittadinanza attiva”, per vigilare sulla tutela dei beni comuni e per evitare la sopraffazione dell’interesse generale da parte dei poteri forti. “Il concetto di cittadinanza (F.Cassano), invenzione proficua dell’Occidente, è il più potente antidoto per sottrarsi alle due opposte derive, del totalitarismo (che rende i cittadini sudditi) e del mercato (che rende i cittadini clienti)”.
 
E’ intenzione del Gruppo, nel corso della sua attività, di collegarsi con altre esperienze nel territorio cittadino, provinciale, regionale (La città possibile, a Torino), e nazionale (ad es. la rete associativa della Lombardia) in maniera tale da confrontare le diverse esperienze ed arricchire il bagaglio di idee e di iniziative, che sarà possibile mettere in campo.
 
 
 
Gli “Esuli in Patria” nel Comune di Cuneo e nel suo comprensorio territoriale
 
Abbiamo ritenuto necessario, prima di scendere nel contesto locale, fissare alcune idee guida (quelle fin qui esposte), sulle quali abbiamo verificato l’esistenza di un consenso di fondo fra i partecipanti al nucleo costitutivo. La definizione in qualche modo di un’identità del Gruppo è stata ritenuta indispensabile per motivare l’impegno ideale degli associati ed anche per evitare che su ogni questione di politica locale si potessero innescare delle pregiudiziali di ordine generale, anche se ovviamente sui singoli problemi e sulle soluzioni da adottare potranno emergere diversi punti di vista. D’altro canto siamo ben consapevoli che le aggregazioni fra i cittadini si formano attorno alle problematiche delle comunità locali, come la tradizione del pensiero di sinistra ed anche altre  più recenti esperienze politiche insegnano: Si tratta di avere ben chiaro ciò che si intende per comunitarismo, fra i due poli di una inaccettabile concezione conservatrice, chiusa ed escludente (le Comunità del Rancore sec. A.Bonomi), ed un’altra solidaristica, inclusiva e nel contempo aperta al mondo esterno e alle problematiche del futuro (le Comunità che curano, sempre A.Bonomi).
 
“Pensare globalmente, agire localmente”, era il felice slogan della Lega per l’Ambiente, che in
qualche modo abbiamo ripercorso in questo documento.
 
Ciò significa da una parte riportare a livello locale i temi più nobili, che occupano il
dibattito nazionale e quindi la difesa dell’unità nazionale, la difesa della costituzione, l’affermazione della legalità spesso compromessa dagli intrecci fra politica e organizzazioni criminali, la laicità delle istituzioni (nel rispetto della ispirazione religiosa autentica), i diritti di genere, la dignità della condizione di immigrato, le questioni irrinunciabili di bioetica (in particolare il trattamento di fine vita), la “Buona Politica” e la forte riproposizione della questione morale, con riferimento anche alla politica locale.
 
Ma certamente l’obiettivo fondamentale  è quello di tradurre nelle politiche amministrative locali i temi generali del progresso autentico secondo il binomio virtuoso equità-ambiente e di disegnare alla luce di questi riferimenti una prospettiva per il futuro della città e del suo comprensorio. In questo ambito vi è un ampio terreno programmatico da sviluppare (e questo costituirà l’impegno maggiore del Gruppo nell’immediato futuro), a partire da alcuni argomenti, sui quali in parte ci siamo già confrontati: gestione dell’acqua, mobilità urbana e interurbana, uso del territorio, risparmio energetico, gestione dei rifiuti, ruolo della cultura e spazi di confronto interculturali.
 
1)                      TITOLO III° della COSTITUZIONE ITALIANA
      Art. 35 La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.,,,,,,
      Art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogno caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa……..
      Art. 37 La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore……..
      Art. 38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale……
      Art. 39 L’organizzazione sindacale è libera……I sindacati hanno personalità giuridica. Possono…….stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
      Art. 40 Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.
      Art. 41 L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere coordinata e indirizzata a fini sociali.
      Art. 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad Enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale……
      Art. 43 Ai fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad Enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
     Art. 44 Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata……
      Art. 45 La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione…..
      Art. 46………la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborarte, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, alla gestione delle aziende.
      Art. 47 La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio……..
 
 
AUTORI E DOCUMENTI CONSULTATI
Enrico Berlinguer Intervista a Repubblica La questione morale e l’austerità
Enzo Tiezzi Tempi storici, tempi biologici   
Pierpaolo Pasolini Opera omnia 
Serge Latouche  La decrescita felice, L’invenzione dell’economia   
Jacque Attali Breve storia del futuro, Sopravvivere alle crisi (2010)
Giorgio Ruffolo Il capitalismo ha i secoli contati
Ugo Mattei Il modello di Common Law 2004
Stiglitz  La globalizzazione e i suoi oppositori 2002, La globalizzazione che funziona 2006, etc.
IPCC 2° Rapporto
Vicente Navarro Determinanti sociali della salute
CIPES  Sito Profili e Piani di salute, Rete della salute
Edgar Morin LA METHODE
Alfredo Reichlin  Il midollo del leone 2010
 Marianella Sclavi Avventure urbane
SBILANCIAMOCI Rivista per il BIL (Benessere Interno Lordo)
La misura dell’anima, Wilkinson-Pickard 2010
Hans Kung Ciò che credo
Franco Cassano La ragionevole follia dei beni comuni
Scarpinato-Lodato, Il ritorno del Principe    
Chiamparino S., La sfida, 2010
Rifkin La civiltà dell’empatia 2010
Stiglitz Bancarotta. L’economia globale in caduta libera 2010
Commissione Rodotà Beni Pubblici ATTI (non reperibile, ne abbiamo una copia)
Aldo Bonomi, Sotto la pelle dello Ststo, 2010
Salvatore Settis,  Paesaggio, Costituzione, Cemento 2010
Luciano Gallino Finanzcapitalismo, 2011
Edgar Morin, La mia sinistra 2011
Luca Martinelli Le conseguenze del cemento 2011
Ugo Mattei I beni comuni 2011
Franco Cassano L’umiltà del Male 2011
Franco Rampini Alla mia sinistra 2011-12-27
Giacarlo Ferrero-DanielaBauduin L’economia sommersa e lo scandale dell’evasione fiscale 2011
Stefano Bartolini Manifesto per la felicità 2010 Donzelli
Daniela Ciaffi-Alfredo Mela Urbanistica partecipata Carocci Ed.
Loretta Napoleoni Il contagio Rizzoli
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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  Salve, sono un pirata di Berlino…
Inviato da: lynX - 22/12/2015, 02:23 - Forum: Chi sei? Presentati! - Nessuna risposta

Avrei tante cose da dire… alcune le dissi già in lista digitsipras. In particolare proposi dei ragionamenti da considerare nel buttare giù lo statuto di un progetto così importante e ambizionato come questo. Solo ora sono venuto a sapere che nel frattempo vi siete costituiti utilizzando un remix del vecchio statuto pirata piuttosto che di quello attuale – secondo me potrebbe essere un investimento saggio del vostro tempo studiarvi in quale modo quel vecchio statuto ci portò dai cinquecento iscritti che avevamo nel 2012 all'implosione piuttosto che alla crescita e quali considerazioni ci hanno motivato a riimpostarlo su gambe ben diverse. Con l'intenzione di parlarne con gli altri pirati ho aperto un dibattito apposito nel forum pirata al https://forum.partito-pirata.it/t/prima-le-persone-adotta-ex-statuto-pirata/799 – siate benvenuti!

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  MA I PARLAMENTARI FUNZIONANO?
Inviato da: Piero Muo - 19/12/2015, 08:54 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Quanti parlamentari riescono a essere influenti? Meno di 1 su 10
I dati dell’Indice di produttività di Camera e Senato di Openpolis: due su tre producono poco
ANSA
Monitorati oltre 45.200 atti parlamentari, 26.467 votazioni elettroniche e 5.694 disegni di legge

19/12/2015
PAOLO BARONI
ROMA
Su mille fra deputati e senatori quelli che riescono veramente a influire sui processi parlamentari, quelli che insomma «smistano le carte», non arrivano a cento. A contare davvero, secondo l’Indice di produttività parlamentare 2015 elaborato da Openpolis (http://www.openpolis.it) è appena il 3% dei deputati ed il 5,3% dei senatori. E tutti gli altri? Sarebbe troppo facile dire che tirano a campare. Epperò praticamente i due terzi del nostri parlamentari ha una produttività sotto la media.

Openpolis ha monitorato oltre 45.200 atti parlamentari, 26.467 votazioni elettroniche e 5694 disegni di legge, passando ai «raggi X» l’attività di 951 parlamentari e valutando l’efficacia della loro azione attraverso una griglia di punteggi che spazia dall’iter dei vari provvedimenti al grado di consenso che si ottiene tra i colleghi, sino ai vari stadi di partecipazioni ai lavori. La media della Camera è pari a 121,45 punti, mentre il Senato arriva a 151,35. Ovviamente chi occupa posizioni di rilievo fa meglio dei peones: ad esempio i 28 presidenti di commissione totalizzano rispettivamente 218,61 (Camera) e 283,7 punti (Senato). Sotto le medie oltre ai deputati semplici anche i membri del governo, «a riprova dell’incompatibilità di fatto tra i due incarichi».

Alla Camera i «migliori» sono Francesco Paolo Sisto (Fi) che ha totalizzato 914,44 punti, Matteo Bragantini del Misto (846,15) e Donatella Ferranti (Pd) con 715,12. Ma nella Top25, tra i più noti, sono presenti anche Causi, Verini, Fiano e Realacci del Pd, i leghisti Fedriga e Caparini, e Dorina Bianchi di Ap. Al Senato Loredana De Petris del Misto (845,27), Francesco Nitto Palma (Fi-Pdl) con 740,73 punti e Giorgio Pagliari (Pd) con 700,05 guidano la Top25 dove sono presenti anche Anna Finocchiaro del Pd, Roberto Calderoli (Lega), Maurizio Sacconi (Ap), Felice Casson e Pietro Ichino del Pd, ma pure Antonio Razzi (Fi-Pdl) che si piazza 19°.

In entrambi i rami del Parlamento la Lega conquista la palma del gruppo più efficiente con una media di 370,62 punti alla Camera e 231,66 al Senato. A Montecitorio, dove l’opposizione fa molto meglio della maggioranza (149,42 contro 103,89), dietro alla Lega si piazzano Fdl, Si-Sel, M5S e Misto. Tutti gli altri gruppi sono sotto la media, compreso il Pd, penultimo a quota 102,07 per colpa del 74,83% dei suoi deputati che sta sotto la soglia fatidica di 121 punti. Solo Forza Italia fa peggio con l’81.31% di «scansafatiche». A Palazzo Madama, invece, la maggioranza batte l’opposizione (158,95 contro 142,24) e questo grazie al Pd secondo con 166,16 punti. In coda ultimo è il Gal con appena 74,46 punti. Per carità di patria «Openpolis» tace sui più scarsi. Non nasconde invece il fatto che tutte «queste valutazioni» possano anche essere incomplete. «Colpa dell’opacità che ancora avvolge istituzioni e partiti» e che tiene nascosto «ciò che accade nelle commissioni, cuore del processo legislativo».

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Commento personale:

Se l'autorappresentanza nel M5S , come descritto nella discussione precedente, scricchiola, il Parlamento frana ! Poi il PD ha il peggior risultato che è la prova schiacciante della sudditanza a Renzi.
Senza demagogia! Interessanti questi dati anche in vista dell'incontro di Bologna.

Piero

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  L'AUTORAPPRESENTANZA in M5S scricchiola ?
Inviato da: Piero Muo - 19/12/2015, 08:42 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

I 5S stanno diventando più pragmatici, meno decisioni in rete
Cresce la difficoltà di prendere decisioni rapide
ANSA
19/12/2015
FRANCESCO MAESANO
ROMA
Comunarie, parlamentarie, quirinarie. I Cinquestelle hanno abituato la cronaca politica a un gran numero di figlie più o meno legittime delle primarie. Ma che i tempi della democrazia rappresentativa, spesso tacciati di rendere farraginoso il funzionamento delle istituzioni, fossero fin troppo rapidi per la teoria della democrazia diretta tracciata da Gianroberto Casaleggio, s’era capito dall’inizio della legislatura.

Setacciare, proporre alla rete; nel M5S quest’ultimo momento, definito informalmente il «passaggio sul blog», si celebra sempre meno. Un po’, appunto, per la difficoltà di prendere decisioni rapide dovendo organizzare una consultazione lunga un giorno. Ma molto per ragioni di opportunità politica, oltre che per una certa voglia dei parlamentari di prendere da sé le decisioni che contano.

Così, quando c’è stato da vidimare l’accordo col Pd per i tre nomi da eleggere alla Consulta è bastato il voto dell’assemblea congiunta dei parlamentari. Quando si è dovuto scegliere il nome da inviare nel Cda Rai, il lavoro l’ha fatto tutto Roberto Fico, in poche ore: il presidente della Vigilanza ha comunicato ai suoi di aver avuto l’ok di Freccero appena poco prima del voto.

Qualche volta succede anche nei comuni. La candidata a Torino, Chiara Appendino, è stata scelta senza passare dalla rete. Lo stesso sembrava valere per Bugani a Bologna. Poi è stato Luigi Di Maio a riaprire i giochi, allungando i tempi per presentare una candidatura alternativa. Ma sono decine i piccoli comuni dove non si svolge alcuna primaria. La ratio è che se c’è una sola lista in gioco, allora non c’è bisogno di passare per una competizione. Inoltre non è detto che la scelta della rete sia poi la migliore, anche valutando la cosa da un punto di vista esclusivamente «movimentista». A novembre dello scorso anno i Cinquestelle chiesero alla base di approvare lo scambio che portò alla Corte Costituzionale Silvana Sciarra, indicata dal Pd, e al Csm Alessio Zaccaria, proposto dal Movimento. Da allora è passato un anno e basta chiedere a uno qualsiasi dei deputati e senatori del Movimento di esprimere un giudizio sull’operato dei due per sentirsi magnificare il lavoro della Sciarra alla Consulta e bocciare senza appello le decisioni prese da Zaccaria. Un caso di scuola di eterogenesi dei fini.

@unodelosBuendia

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  Invito incontro BO 09/01-10/01/2016
Inviato da: Athos Gualazzi - 17/12/2015, 12:50 - Forum: Bacheca - Risposte (7)

In votazione sul decisionale il trsto dell'invito
DALLA RAPPRESENTANZA POLITICA ALL’AUTORAPPRESENTANZA DEL MONDO SOCIALE

C'è grande confusione sotto il cielo..…e noi?

Non vi sembra un incubo dal quale non riusciamo a svegliarci?
Dopo il ventennio berlusconiano e tre governi nominati, un parlamento eletto con una legge illegittima vara riforme che stravolgono l'ordinamento dello Stato, colpiscono i diritti dei lavoratori, la scuola, la gestione del territorio, i beni comuni, i diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione a partire dal ripudio della guerra. Si stanno chiudendo le finestre della democrazia sia formale che sostanziale, non c'è più tempo per tergiversare. L'autoritarismo non è più strisciante, ma è ormai conclamato.
Mentre la politica si avvita praticando, in varie versioni, il cosiddetto “pensiero unico” neoliberista, che coincide con la privatizzazione di tutto l’esistente, un mondo operoso e attento ignorato dall'informazione e dalle istituzioni, se non apertamente combattuto, lavora da tempo sottotraccia per cercare di cambiare le proprie vite e il Paese.
Che fare?
La gravità della situazione in cui la politica,  in tutte le sue versioni, risulta incapace di una visione rivolta all'interesse collettivo anziché a quello delle solite lobby con cui è irrimediabilmente compromessa, ci induce a cercare insieme risposte creative ed originali,  in grado di avviare, attraverso un dialogo concreto con quelle parti della  società in cui ciascuno di noi è immerso, un percorso virtuoso e onesto per ricostituire condizioni di vita accettabili per tutti.  E’ un proposito molto ambizioso, ma realistico: milioni di persone in Italia, in Europa e nel mondo stanno operando con lo stesso intento e il nostro non sarà che un contributo a un disegno comune.
Il 9 gennaio ci porremo assieme questa domanda, convinti che oggi nessuno possa avere da solo tutte le risposte necessarie; ma che insieme, sperimentando nuove pratiche e nuove prospettive e dando valore all'intelligenza di tutti, si possa aprire un cammino nuovo. Abbiamo bisogno dell'apporto,  della competenza e dell’esperienza di tutti e di ognuno. Pensiamo che le risposte più innovative possano nascere solo dal confronto e dalla interconnessione tra le persone che già danno vita a iniziative sociali, di lotta e di proposta attive su tutto il nostro territorio.
Vogliamo affrontare con voi molte questioni che giudichiamo prioritarie per il nostro Paese: le riforme costituzionali,  la legge elettorale detta Italicum e la questione più generale della democrazia oggi; la  conversione ecologica dell’economia e la transizione energetica verso un mondo senza più combustibili fossili e minacce per il clima di tutto il pianeta, tema fortemente connesso con la creazione di tanti nuovi posti di lavoro per tutti; il diritto al lavoro, ma anche a un reddito di dignità per tutti coloro che sono senza lavoro;  la questione dei migranti e dei rifugiati; il tema della pace e degli equilibri economici e politici in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo; la pessima riforma che il governo, e solo lui, ha chiamato della “buona scuola”; il tema dell’organizzazione della sanità e quello più generale della salute di tutti, soprattutto in termini di prevenzione; il tema delle grandi opere che devastano l’ambiente e la vita di intere comunità; quello delle privatizzazioni e dell’esproprio dei beni comuni; il tema dei diritti di tutti e, tra questi, soprattutto di quelli delle donne che subiscono stupri, femminicidi, discriminazioni di ogni genere e che sono sottoposte a mille forme di sfruttamento, anche grazie a un governo che risparmia e taglia ovunque, riducendo lo stato sociale e scaricando le conseguenze di tutto questo sul lavoro di cura non pagato delle donne. E’ un tema per noi di primaria importanza perché pensiamo che il riscatto della condizione delle donne, e soprattutto di quelle immigrate che vivono qui tra noi come di quelle dei paesi da cui provengono, è la via più efficace per neutralizzare e sconfiggere la violenza feroce che si manifesta in molte delle guerre in corso e in molti dei recenti episodi di terrorismo, la cui posta in gioco principale è il mantenimento o la riconquista di un dominio incontrastato degli uomini sulle donne che continuano a considerare una “cosa loro”.
Sono tutti temi fortemente interconnessi tra loro che richiedono una risposta complessiva e sui quali potremmo  lavorare insieme. Tra questi, quello che a noi sembra ricomprendere un po’ tutti gli altri, perché mette in gioco tutti gli aspetti dell’ambiente in cui viviamo e vivranno in nostri figli e i nostri nipoti, l’opportunità di un lavoro giusto e sensato per tutte e tutti, la partecipazione di tutte e tutti, su un piede di parità, alle decisioni relative a ogni aspetto della nostra esistenza, a partire dal che cosa produrre, come e quanto, e che cosa consumare o utilizzare senza più squilibri tra chi ha troppo e chi niente, è il tema attualissimo, dopo il vertice di Parigi COP 21, della conversione ecologica.
Abbiamo comunque delle scadenze immediate a cui far fronte, che si intrecciano strettamente con i temi di carattere più generale: innanzitutto il prossimo referendum per il NO alle riforme costituzionali e la proposizione di nuovi referendum contro la legge elettorale detta Italicum, contro la “Cattiva Scuola” e probabilmente contro il Jobs Act. Ma anche attraverso una nuova stagione di proposte di legge di iniziativa popolare con le quali animare l'asfittico e mistificato dibattito nel paese coinvolgendo finalmente i cittadini.
Il passo avanti su cui vorremmo confrontarci tra tutti è rappresentato a nostro avviso dalla possibilità, tutta da costruire se ci sarà la volontà di farlo, di fare rete e sostenerci reciprocamente mettendo a frutto ogni nostra competenza a beneficio degli altri, affinché i nostri sforzi non rischino  di essere vanificati andando "tutti alla spicciolata". Per questo anche il metodo della discussione che vi proponiamo, il word café,  è aperta a ogni possibile contributo ed esito. Cominciamo sperimentando tra noi forme di discussione aperte e orizzontali, lavorando in profondità, con lentezza e con dolcezza, come esortava a fare Alex Langer; costruiamo un collettivo dell'autorappresentanza dandoci i tempi che saranno necessari per costruire uno "spazio" di tutti che ridia voce ai bisogni reali, che sappia guardare all’Europa con l’obiettivo di riprendere il cammino profilato a Ventotene e sistematicamente boicottato dai poteri economico-finanziari e da una dirigenza europea appiattita su questi.
Non basta convergere sugli obiettivi, dovremmo darci dei nuovi metodi, promuovendo una profonda trasformazione culturale a partire da noi stessi, che ci faccia transitare tutti da osservatori spesso impotenti di processi decisionali verticistici o anacronistiche forme di assemblea che creano maggioranze e minoranze sempre molto marginali, a promotori di forme decisionali partecipative e orizzontali, capaci di creare un confronto aperto e fecondo, relazioni di fiducia e di rispetto reciproco, decisioni condivise e realmente utili a provare a dare risposta ai bisogni del mondo sociale non più prorogabili.
E’ il momento di assumerci tutti una responsabilità nuova. Vogliamo provarci insieme?

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  LE REGIONALI FRANCESI E L'ITALICUM
Inviato da: Piero Muo - 14/12/2015, 10:55 - Forum: Bacheca - Risposte (4)

Alla fine il Front National di LE PEN , non ha conquistato alcuna regione . Grande sollievo in Francia anche se FN resta il primo partito votato e l'avvenire è preoccupante.

Ma vediamo cosa questa vittoria parziale ha costato alla sinistra prendendo il caso della regione PACA da Marsiglia a Mentone .

Il Consiglio Regionale uscente ,eletto nel 2010, era cosi composto

SINISTRE UNITE 72 seggi
Repubblicani ( Sarkozisti ) 30
Front National 21

Il Consiglio Eletto ieri :

Republicani 82
Front National 41
Sinistre 0


Cosí le sinistre dopo 17 anni di maggioranze assolute passano a zero consiglieri.
Le sinistre hanno preferito sacrificare i 15 a 18 seggi potenziali per sconfiggere il Front National , lasciando cosí cento per cento della regione alla destra ed all'estrema destra.

Nella regione Nord Pas de Calais che la sinistra dominava da 25 anni è capitata esattamente la stessa cosa.

Il sistema elettorale regionale francese prevede maggioranza assoluta al primo turno o se no ballottage per le liste che superano al primo turno lo sbarramento del 10 % . Al secondo turno le liste si compongono liberamente . Chi vince al secondo turno ha un premio di maggioranza di 25 consiglieri.

Siamo esattamente nel scenario dell ' Italicum . Un giorno un partito estremista sconquasserà la democrazia con questa forzatura elettorale anti democratica. Renzi è un enorme presuntuoso che si sente forte e corre per lui e purtoppo il grosso del PD gli va dietro . Un giorno il PD perderà tutto e l'Italia la sua già fievole rappresentazione democratica.

Piero

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  INCONTRO DI PRIMALEPERSONE - BOLOGNA SABATO 9 E DOMENICA 10 GENNAIO
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 10/12/2015, 14:45 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Riporto dalla mailing list:



Athos Gualazzi ha scritto il 09.12:


In lqfb è passata la proposta per


Titolo dell'incontro fisico : DALLA RAPPRESENTANZA POLITICA ALL’AUTORAPPRESENTANZA DEL MONDO SOCIALE   (decisione lqfb #86) location Bologna (decisione #88)



Laura Cima ha scritto il 09.12:

Grazie Athos, in preparazione comunicato invito, programma e manifesto politico. Incontro su due giorni sabato 9 con movimenti comitati e gruppi e domenica 10 ( riflessione più interna x accordarsi su come procedere in base alle proposte emerse la giornata precedente) già ci sono molti contributi sul forum, in ito tutte e tutti a segnarsi in calendario e a partecipare al di attito preparatorio. Buon lavoro a tutte e tutti noi. Laura cima




Io ho scritto il 09.12:

Molto bene: finalmente qualche decisione: sarà una due giorni (sabato 9 e domenica 10 gennaio) e sarà a Bologna!



Ovviamente il primo auspicio è che tutti gli aderenti a PrimalePersone partecipino all'incontro: non capita spesso di organizzare riunioni in presenza a livello nazionale.

 
Circa l'impostazione ipotizzata (sabato per incontrare i movimenti e i gruppi, domenica per un confronto interno), credo non vi fossero alternative: aver proposto il contrario, invitando esponenti di movimenti e gruppi la domenica mattina, significava fare un "buco dell'acqua".
Credo ora serva darsi da fare per prenotare la sala (almeno il sabato, con adsl per fare lo streaming) e, soprattutto, per invitare esponenti dei movimenti: ho appena chiamato Mattia Donadel della Rete veneta contro le "Grandi Opere" che mi ha assicurato la sua presenza per sabato 9. Oggi chiamo Paolo Cacciari, già vicino a PrimalePersone, Michele Boato, storico ambientalista, e Laura Di Lucia, candidata Presidente del Veneto per Altro Veneto Ora Possiamo e insegnante, iscritta alla nostra ml.
In Veneto potremmo sentire e invitare alcune componenti del Coordinamento Veneto per la Costituzioni quali Silvia Manderino e/o Rosanna Cavazzini. Per la L.I.P. Scuola potrei invitare Carlo Salmaso, molto attivo nel movimento contro la "Buona Scuola". Mi piacerebbe invitare anche Albino Bizzotto, prete di battaglia con grande seguito nel mondo dei comitati ambientalisti: parlare con la componente cattolica, molto attiva nel sociale e nell'ambiente, nell'era di papa Francesco e della sua enciclica, credo sia indispensabile nella prospettiva dell'ampia ricomposizione politica che ci proponiamo di sollecitare.
Si è detto che non abbiamo intenzione fare dell'incontro di Bologna l'ennesima, inutile passerella delle sfighe e dei mali che affliggono il paese né dei movimenti che tentano di opporvisi: servirebbe invece a mio avviso mettere gli esponenti dei movimenti che parteciperanno davanti alla necessità di uscire dall'autoreferenzialità invitandoli a costruire tutti insieme uno spazio comune, libero e democratico di confronto ma anche di decisione necessario, in primo luogo, per affrontare in modo coordinato la prossima, nutrita stagione referendaria e, al suo termine, verificare la possibilità di dare autorappresentanza politica della società nelle istituzioni.

              Vincenzo

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  Comunicato congiunto e proposta operativa
Inviato da: Rossano Recchia - 08/12/2015, 10:56 - Forum: Bacheca - Risposte (26)

Dopo i due ultimi incontri in videoconferenza mi sono preso l'impegno di riformulare qui la proposta di lavoro congiunto tra gruppi,comitati,associazioni,liste civiche ecc. che formulammo già 7 mesi fa attraverso la proposta di un comunicato congiunto. Oggi sembra si sia riproposta la questione per cui articolo meglio la proposta cosi da aprire una discussione che deve necessariamente arrivare a conclusione in breve tempo.
La proposta è la seguente:
Obiettivo:fare una federazione dove i gruppi mantengono il loro simbolo,nome,siti ,organizzazione,libertà totale ma che fanno parte di una federazione ,appunto, che al suo interno esprime quel soggetto unitario che permette di darci forza tutti insieme e partecipare a elezioni anche nazionali

Primo stepBig Grinichiarazione pubblica dei soggetti che partecipano sui rispettivi siti di appartenenza pubblicando che partecipano al percorso ,anche se è una semplice partecipazione e non un impegno,anzi propongo che Primalepersone e Progetto X (forse meglio dire Movimento X) e chi vuole aderire facciano una dichiarazione congiunta da mettere nei rispettivi siti e dare alla stampa indicando i 4 punti decisi e condivisi Antifascismo, Europeismo, Federalismo interno, Riconversione ecologica (nulla osta ad aggiungere altro attraverso il confronto futuro con gli altri).

Secondo step:Volantino di invito a tutti gli altri gruppi per la assemblea del 9 o 10 gennaio dove si specifica chiaro che alcuni postulati non sono in discussione in quanto sono le basi di partenza (questo per non rifare le esperienze passate e fallimentari perchè trovare chi è d'accordo con i contenuti non è difficile ma il problema è trovare chi è disposto a lasciare quella piccolissima leadership che ha nel suo piccolissimo gruppo, quindi venga chi è d'accordo sui ponti sia politici che organizzativi e discutiamo come migliorare quelli)

Proposta operativa iniziale: Creazione di un Forum come quello su cui stiamo scrivendo "neutro" dove aprire tre grandi stanze 1)Tribuna politica generale 2)Proposte politiche di contenuto e iniziative politiche della federazione 3) Discussioni su metodi e regolamenti interni alla federazione (questo forum deve essere raggiungibile da tutti i siti dei gruppi ecc aderenti) 4) Utilizzo del liquid feedback che mette a disposizione PiP e cioè questo http://altraitalia.it/unit/show/4.html nel quale però vengono create Aree corrispondenti a quelle del forum (questa istanza Liquid è utilizzata dalla federazione mentre i gruppi aderenti potranno scegliere liberamente nel loro interno quale piattaforma usare) 5) L'utente iscritto al Liquid deve nel momento della proposta inserire il gruppo di appartenenza ed aprire mettendo il testo della proposta sul forum nell'area del forum corrispondente attraverso un link nella proposta stessa lo stesso giorno in odo da poter discuterla meglio prima e dopo (se) passa la policy di ammissione 6) Nei regolamenti proposti da Progetto X è contemplata la possibilità della doppia tessera e quindi un iscritto alla Lista civica Y può iscriversi alla federazione e di conseguenza portare dentro le istanze della sua lista attraverso il forum e il Liquid di cui sopra.

P.S. Mi riservo di entrare più in particolari nella eventuale assemblea del 9-10 gennaio se si realizzeranno le condizioni per farla cosi come sopra. Necessario quagliare e decidere in tempi brevi per il rispetto di tutti.
Rossano Recchia Progetto X

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  LA FRANCIA SEMPRE PIU' A DESTRA
Inviato da: Piero Muo - 07/12/2015, 11:13 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

LA FRANCIA SEMPRE PIU' A DESTRA

La Francia ieri ha fatto un passo lungo verso l'estrema destra , anche se questa é ora portata da una giovane zia laica ed una nipote cattolica integrista e non da aspiranti dittatori con mascelle proeminenti o baffetti e frangia, o occhio bendato.
Senza rumore , dal basso la marea é montata rapidamente sostenuta dagli attentati del 13 novembre.

Le analisi qualitative indicano negli agricoltori, nei commercianti,negli artigiani , negli operai senza lavoro il grosso degli elettori del Fronte Nazionale. Un sostrato comune ne é l'ostracismo contro i migranti e gli immigrati che sono ritenuti la causa della perdita del lavoro per tanti . Commercianti ,artigiani,camionisti soffrono sempre di piu' la concorrenza dei cinesi, dei turchi, dei polacchi concorrenti competitivi come capacità tecnica e prezzi bassi . É un pó il quadro sociologico degli elettori della Lega .

Quanto agli agricoltori ,da decenni soffrono le regole della politica agricola europea e della strangolazione dei prezzi di acquisto che impongono loro le stra dominanti centrali di acquisto della grande distribuzione. Aggiungiamo a questo l'odio per la concorrenza spagnola.

Sarebbe quindi un errore pensare che l'islamofobia sia la causa principale dell'ascesa del Front National il cui volano anti europeista é probabilmente il primo propulsore.

Una riuscita definitiva nei prossimi anni del Front National provocherebbe quindi la fine della UE di cui la Francia é uno dei due pilastri fondamentali.
Provocherebbe anche all'interno del paese un marasma enorme dovuto alle previste discriminazioni nel welfare tra nazionali e immigrati.

É impressionante come tutto questo lasci indifferenti gli altri paesi della UE . Eppure essendo sopratutto questa di cui sono membri che dovrebbe essere difesa . Non si tratta quindi più di ingerenza poiché é la casa comune che é in pericolo.

La chiusura sempre più forte sul locale , sul quotidiano, sull'individuale certo importanti e la rinuncia a difendere visioni lunghe e collettive hanno ridotto a poco la capacità politica già sgretolata dai suoi proprii difetti e limiti.

Senza un sussulto enorme che con massimo realismo rimetta i tasselli in una prospettiva critica anche rivoluzionaria , il movimento all'estrema destra non si fermerà.

Resta a capire chi saprà e potrà concepire e realizzare questa rivoluzione.

Piero

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  IN PREPARAZIONE DEL PROSSIMO INCONTRO DI PRIMALEPERSONE
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 03/12/2015, 17:36 - Forum: L'assemblea permanente - Nessuna risposta

Riporto anche qui quanto pubblicato in mailing list. Spero possa essere utile contributo in vista nel nostro prossimo incontro in presenza.


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Ho letto con interesse il documento segnalato da Pietro. Per praticità lo riporto a seguire.

L'analisi che svolge è spesso condivisibile anche se ho notato diverse imprecisioni sul piano della stessa sintassi.

Purtroppo il documento non apporta praticamente alcun contributo sul piano della proposta pratica: sull'esigenza della ricomposizione sociale e, aggiungo io, soprattutto politica, siamo d'accordo ma sul modo concreto di perseguirla non si dice molto. L'intera questione dell'uso politico degli strumenti informatici, per esempio, è liquidata in una riga mentre l'uso mediatico della rete non viene mai citato.

Altro elemento non condivisibile degli aspetti propositivi del testo è questo puntare ancora sull'elemento "leadership", per quanto "rinnovata" e "democraticamente espressa", che è un avvalorare una visione paternalistica della società e della politica dove solo alcuni elementi sarebbero in grado di fare da guida e da interfaccia.
Altro grande limite che registro è il richiamo ad una prospettiva federativa che per quanto mai nominata, scaturisce dalla "centralità" che si attribuisce ai territori come luoghi di partenza per la ricostruzione. Sappiamo invece che questa prospettiva da adito a strutturazioni gerarchiche e un modello di rappresentanza proprio dei partiti. In altri termini, manca il concetto da Assemblea permanete che, a mio avviso, è la maggiore delle nostre acquisizioni teoriche e pratiche.
A fortiori, anche nella visione politica generale, e non solo nel contesto della strutturazione dell'auspicata nuova forza politica, rimane valido lo schema rappresentato/rappresentante con il classico capovolgimento, tipico del contesto italiano, di aspiranti rappresentanti in cerca di qualcuno da rappresentare!

Trovo in larga misura condivisibili le valutazioni sul M5S così come quelle sui partitini della così detta sinistra radicale ed ancor più quelle, giustamente impietose, sul personale politico che ne è dominus da almeno vent'anni.

Circa il M5S, il documento non evidenzia a sufficienza come l'ideologia dei suoi ispiratori (sulla cui reale identità rimane la più totale opacità) e capi, sia una sorta di 'ambientalismo in salsa liberale', un 'ambientalismo di mercato' che ricorda alcuni dei primi ed ingenui movimenti ecologisti europei. La conversione ecologica, quella vera, non rientra nel programma del M5S perché essa è anche rivoluzione economica e quindi sociale, un campo quest'ultimo sul quale il movimento di Grillo è totalmente silente. In generale, le scelte politiche del M5S sono fatte con in mano il bilancino elettoralistico, essendo poi il momento elettorale quello su cui Grillo & Co. concentrano tutta la loro attenzione.

Molto chiara ed informata la ricostruzione della "vicenda Altra Europa", cioè quella da cui siamo nati, e mi spiace che, a corretto completamento di questa ricostruzione, PrimalePersone non venga nominata come la componete che dentro A.E. ha rivendicato la democrazia interna del processo ed il rispetto delle proposte di trasformazione radicale della Politica contenute nell'appello iniziale e che tanti entusiasmi aveva sollevato. Che ciò sia dovuto alla nostra irrilevanza mediatica o all'insufficiente chiarezza del nostro messaggio, non so dire ma sarebbe interessante da appurare.


In sintesi e semplificando, direi che la prospettiva che tratteggia qui il Gruppo Cinque Terre e quella interpretata in Spagna da Podemos, una sorta di via di mezzo tra democrazia diretta e rappresentativa; una cosa che potremmo definire 'democrazia partecipata', con ampio ricorso alla leadership, ai media tradizionali ed aperta ai compromessi dettati dall'esigenza di coalizzarsi con altri per governare.

Sinceramente, per quanto il percorso che abbiamo intrapreso come PrimalePersone sia decisamente diverso, molto coerente e formalmente ineccepibile, non so dire, in questo preciso momento storico, quale dei due sia quello più realistico e realizzabile. Se mi guardo intorno non posso non riscontrare una fortissima 'domanda di delega', frutto di un'assuefazione ad essa volutamente indotta dal ceto politico, che ha fatto di tutto per allontanare le persone dalla politica. La scarsissima partecipazione alla vita pubblica, causata principalmente dal rigetto che la concreta, lercia pratica politica ha determinato, implica un lavoro piuttosto lungo, che noi abbiamo intrapreso con umiltà e senza scorciatoie ma che comporta anche tempi indefinitamente lunghi.

Ciò che non so dire è se questi tempi siano compatibili con la rapidissima chiusura degli spazi democratici a cui stiamo assistendo, in particolare attraverso lo stravolgimento costituzionale e la nuova legge elettorale, o se invece sia consigliabile puntare a scorciatoie alla Podemos, per intenderci e, solo dopo aver neutralizzato la deriva autoritaria, costruire, con la grande potenza che solo il controllo delle istituzioni consente, una democrazia autentica.

Solo l'attenta osservazione degli sviluppi del quadro politico nazionale ed europeo e l'agire attivamente in esso potrà darci indicazioni su quale delle vie sia più opportuno sostenere.

Un caro saluto.


                              Vincenzo



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Gruppo Cinque Terre

documento annuale - giugno 2015

Non è facile riordinare ragionamenti in un contesto così intricato come quello di oggi nel mondo e in Italia indicando una prospettiva che non tenda al pessimismo. Per l’Italia in particolare le prospettive sembrano grigie ma solo dall’analisi brutale della situazione può emergere qualche spiraglio di idee e di proposte per i prossimi anni.

Il documento annuale del Gruppo Cinque Terre tenta una operazione verità e suggerisce scelte difficili ma secondo noi inevitabili.

 

Il pianeta gira dal verso sbagliato

Si aggravano le tensioni nel contesto internazionale dal punto di vista sociale, economico, ambientale. Mentre i soliti poteri forti condizionano sempre più la nostra vita e fanno scempio delle risorse del pianeta.

1  Se si guarda all’ultimo anno non si può dire che si intraveda nel mondo una inversione di tendenza rispetto a tre elementi di inaccettabile squilibrio:

L’arricchimento di gruppi molto ristretti non si ferma e produce grandi sacche di povertà anche in aree dei paesi cosiddetti sviluppati. E’ il prodotto dell’estremismo finanziario che trova la sua voce nella irresponsabile cultura del neoliberismo e nella labile moralità delle élite politiche che lo sostengono o vi convivono senza un aperto dissenso.

 La tutela del pianeta come insieme di risorse fisiche e naturali e di esseri viventi è sconvolta  progressivamente dalle  forme di sfruttamento che si esercitano indifferenti alle loro conseguenze irreversibili.

L’integralismo, specie quello religioso diventa arma di sterminio, in aperto contrasto con l’idea della convivenza come soluzione dei conflitti. Si manifesta anche il ritorno a forme diffuse di schiavismo. Le eccezioni  in controtendenza sono poche.

Le élite finanziarie e politiche e la cultura dominante che esprimono si impongono attraverso la distorsione dell’informazione, dei dati storici, con anche una aperta censura e l’uso di economisti prezzolati o insignificanti, con la difesa  di sistemi elettorali e legislativi che impediscono l’emergere di nuove forze e nuove culture politiche. Invece di cercare soluzioni efficaci si coltiva la politica della paura e della insicurezza, strumenti per  mantenere  influenza e controllo su una parte consistente della pubblica opinione.  L’esercizio della democrazia sul pianeta, che con la fine dell’era dei due blocchi contrapposti si immaginava dovesse avere un meraviglioso futuro, si sta invece contraendo. Malgrado maggiore mobilità nel mondo, malgrado l’esplosione dell’era di internet, malgrado la maggiore velocità nel comunicare, sembra che il mondo si involva nella spirale di povertà, intolleranza razziale, terrorismo, disgregazione territoriale, inquinamento inarrestabile del territorio, land grabbing e privatizzazione delle risorse, invece di evolversi in un più equilibrato sistema mondiale complessivo, nella maggiore tolleranza e maggiore giustizia sociale, e in un modello di tutela ambientale più responsabile. In una cinquantina di aeree del mondo focolai di guerra prevalgono come forma di risoluzione dei conflitti. Si manifestano anche sintomi nuovi di tendenziale annullamento degli  stati nazionali ottocenteschi  e degli assetti territoriali emersi con le due guerre mondiali. Ci sono nazioni in avanzata disgregazione specie nell’area medio orientale e africana. Vedi i casi di Somalia, Libia, Siria, Yemen e le crisi irrisolte come l’ Afghanistan o l’Irak, ma anche l’Ucraina alle porte dell’Europa.

Emergono nuove entità non statali con un ruolo crescente: enti finanziari, gruppi etnici armati, comunità transnazionali, che competono con gli stati nazionali nella gestione economica, nel controllo dell’informazione, nella produzione di cultura, nella legislazione civile, penale e commerciale, a volte sul terreno dell’uso della forza come nel caso dell’Isis. Una religione può conquistare con le armi uno stato, una multinazionale può legalmente imporre le leggi che le  interessano, il sistema bancario si impadronisce e poi gestisce la moneta ed il debito di interi stati a proprio piacimento.

In Europa si affievoliscono per crisi interna le premesse sociali e comunitarie dell’Unione Europea che tende invece a cancellare le regole democratiche degli stati nazionali senza proporre neanche lontanamente una alternativa di democrazia europea. Avanza la deregolamentazione nella gestione e composizione dei conflitti fra interessi pubblici e collettivi rispetto a quelli egoistici di gruppi ristretti. L’accumulazione di potere finanziario è tale da modificare la qualità stessa di questi ambiti che si sono ristrutturati secondo logiche, regole ed equilibri propri del tutto autonomi e non condizionabili dai poteri degli stati nazionali e delle comunità (sistema bancario, circuito massonico, accentramento tecnologico, controllo diretto o indiretto di media e altri settori degli stati nazionali ).

 

Un Nuovo  Medioevo Italiano

Con il renzismo continua la particolare anomalia  italiana, con l’involuzione e il degrado di istituzioni,  democrazia, informazione, economia, rapporti sociali. Dietro la facciata dei rottamatori in realtà si scorgono sempre gli stessi attori a cui si lascia totale mano libera.

2  Renzi  ha il mandato di fare quello che non riusciva più a fare Berlusconi. Nel campo del lavoro, della scuola, delle regole elettorali, delle modifiche costituzionali, della deregolamentazione in campo ambientale. Austerità a senso unico e graduali privatizzazioni, proposte e sostenute dalle burocrazie europee, non sono contestate. Non c’è solo l’abilità della persona e di chi lo sostiene dietro la scena e che gli ha dato per il momento copertura totale. Abbiamo già indicato come molto del progetto renziano sia in fondo una rivisitazione più moderna ( la rottamazione dell’esistente ) delle vecchie idee del programma piduista di Lucio Gelli. Si stanno compiendo i passaggi preliminari per l’occupazione totale e l’accentramento di tutti gli spazi istituzionali, fino al superamento nei fatti della suddivisone in tre ambiti dei poteri della Repubblica . Già da tempo sosteniamo che la Corte Costituzionale è il prossimo nemico da disarmare, perché ancora dotata di una qualche autonomia. Ancora qualche anno così e se non lo si arresta,  il percorso diventerà difficilmente reversibile,  poi vedremo il bello. Non è una  nuova DC come spesso si afferma con leggerezza, ma un cambiamento di regime che non ha eguali negli altri paesi principali dell’Europa... un ritorno ad un nuovo medioevo dove sotto il monarca opererebbero solo vassalli. Non esiste una normale dialettica politica e culturale perché le nuove regole la impediscono o la rendono inefficace. L’ informazione spesso  non solo manipola ma racconta fiabe, mescolando una sottile censura a falsi veri e propri che vengono assimilati come verosimili da una parte limitata ma decisiva dell’elettorato, mentre una tendenziale maggioranza percepisce l’ assenza di alternative convincenti e si infila nel vicolo cieco dell’astensionismo elettorale che è la vera quinta colonna della immutabilità dell’esistente. Si forma così un regime di tipo nuovo costruito su gruppi sociali minoritari nella società, ma compattati dal controllo dei flussi economici, dell’informazione, delle regole elettorali; e soprattutto avvantaggiati dall’assenza di avversari altrettanto uniti e coesi. Questa è la vera anomalia specifica del nostro paese. La corruzione endemica, in aggiunta alla criminalità organizzata, ormai attori  economicamente rilevanti, diventano  parti costitutive e non casuali della compattezza della minoranza al potere. L’assalto e l’inquinamento delle liste elettorali è solo la punta dell’iceberg.  Il disegno renzista adatta con abilità la tendenza globale europea della austerità  a senso unico alla specificità culturale e storica italiana diventando per certi versi un nuovo singolare punto di riferimento. Il risultato delle elezioni regionali e comunali parziali non frena al momento il percorso anche se segna una battuta d’arresto del ”partito unico della nazione” e rilancia la strategia del bipolarismo simulato fra un centrodestra unito quando serve ed un centrosinistra senza sinistra come soluzione elettorale capace di annichilire il ruolo di disturbo del M5Stelle che al momento sembra essere l’unico oppositore di rilievo.

 

La palude o il cambiamento

Sono possibili nuovi  protagonisti  sociali  capaci anche di ruoli  istituzionali ? Cosa si potrebbe o dovrebbe fare ?  Non ci sono molte scelte possibili.

3 In Europa la partita si gioca nel campo dei rapporti di forza istituzionali ed economici. Emblematico il caso della Grecia, oggetto di un violentissimo scontro in buona parte condotto dietro le quinte. L’obiettivo è la crisi ed il ritorno al voto in un paese spaventato. Là si gioca la conquista della maggioranza, il controllo dell’apparato statale e l’inversione delle logiche economiche e finanziarie prevalenti in Europa. Se questo è il punto di partenza possibile, in Italia come in Grecia o Spagna, resta il problema di come inventare e costruire una alternativa che sia in grado almeno di competere e offrire una visione diversa e credibile, fornire ai popoli  la possibilità di una diversa ma concreta scelta alternativa. Costruire un progetto alternativo che nei programmi, nelle forme di organizzazione sociale, politica ed infine elettorale, nella leadership allargata ed efficace indispensabile, solleciti  la speranza e l’appoggio di ampi e diversificati settori della società.

In Italia ne la somma contingente di partitini o movimentini , ne la aggregazione temporanea di piccoli apparati sopravvissuti da epoche precedenti che si incontrano qualche mese prima di ogni scadenza elettorale hanno nulla a che fare con la costruzione di un movimento di liberazione nazionale che sembra essere oggi la denominazione formale più adeguata per quanto servirebbe. Il rifiuto netto e spietato di questi apparati da parte degli elettori è emerso definitivamente nel voto di maggio.

I referendum sull’acqua sono stati una emblematica e parziale rappresentazione di possibile conquista della maggioranza, vittoria istituzionale ma anche conversione  di logiche economiche, fra l’altro con una forte connotazione ecologista. Ma come tali sono  stati un momento difficilmente ripetibile che, come si è visto, è cosa diversa da un progetto di stabile cambiamento. E’ impensabile lavorare ai fianchi o cogestire queste istituzioni come sono o affiancarsi in forma subalterna  ai vincenti del momento nel sistema dei partiti sperando di avere, nell’ipotesi migliore e più onesta,  qualche contropartita politica o sociale; ne  ha alcun peso fare opera di testimonianza parlamentare.

 

Non ha più significato dichiarare la necessità di una nuova sinistra rifondata, ne il mantenimento di una rappresentanza della specifica cultura dell’ambientalismo tradizionale, neppure l’agitazione di una protesta di tipo civico e anticasta. Serve l’unione in un'unica forma di iniziativa politica di queste tre tematiche sociali che è stata, forse per scelta neppure del tutto consapevole, la fortunata formula alla base del movimento di Grillo nella fase nascente, il cui successo sul piano elettorale ma anche di innovazione è stato senza precedenti  in Europa nel dopoguerra. Mancava però di  una adeguata soluzione del nodo della gestione democratica del gruppo, della formazione della leadership e della non facile soluzione delle possibili forme di alleanza sociale ed elettorale dopo il successo del 2013. Perché se  il M5Stelle sbaglia nell’esaltare il proprio isolamento va detto con onestà che oggi non esiste un possibile alleato autorevole. Il vecchio sistema dei partiti  ha ben chiaro che finché tiene questo scenario resta comunque imbattibile.

I problemi irrisolti, insieme alla poderosa offensiva dei partiti e dei gruppi sociali messi in discussione ha provocato un chiaro arresto del movimento di Grillo che è privo di una visione strategica, ed insieme di una leadership in grado di reggere allo scontro. La maldestra gestione del voto europeo del 2014, una vera catena di ingenuità, incompetenza e valutazioni politiche sbagliate è stata il segnale della fragilità più che della imposizione autoritaria che viene attribuita al vertice del movimento. La raccolta di firme per la ventilata uscita dall’euro non ha convinto e nella sua ambiguità  è lentamente scivolata nell’indifferenza.

Fra gli aspetti positivi si è invece in qualche modo risolto il nodo della partecipazione nelle tv. Resta in piedi come proposta di rilievo quella di un reddito minimo per tutti ( “ nessuno deve restare indietro” ) e l’impegno attento sulle tematiche ambientali e su quelle della corruzione. Questi sono oggi i punti di forza del movimento come unico reale oppositore di rilievo.  

Esaurita la spinta innovativa iniziale è difficile oggi prevedere se il M5S terrà, se si ridimensionerà ad un gruppo di media dimensione sul piano elettorale, se manterrà la sua connotazione radicale o degraderà nel trasformismo degli altri ( sarà verificabile solo fra qualche tempo, non oggi ) , se avrà una rapida disgregazione o sarà capace di autoriformarsi ed avere un risultato stabile nel tempo. Almeno fino ad oggi non si vedono i presupposti per una seconda fase di crescita. Anche se il tema è tabù sembra evidente che si sta esaurendo l’epoca del duo Grillo-Casaleggio e del ruolo dello “staff” . Sembra limitata l’efficacia di un direttorio improvvisato e per la verità da nessuno scelto. Resta il fatto che si tratta dell’unica reale opposizione, diffusa e combattiva, presente oggi sulla piazza. Fra molti elettori per il momento, ma non per molto ancora, probabilmente prevarrà per necessità la regola del “turarsi il naso e ridare il proprio voto” perché non c’è altra scelta. Anche perché lasciano perplesse le scelte di parecchi dei dissidenti, espulsi o allontanatisi, il cui comportamento successivo sembra quasi dare ragione a Grillo , che pure, almeno nel metodo, ragione non ne ha nessuna.

 

4  Nel campo degli oppositori andrebbe annoverata anche la cosiddetta sinistra radicale. Difficile valutare in che cosa oggi consisterebbe la denominazione di “ radicale” visto che si tratta nei suoi apparati di vertice perlopiù della schiera dei sopravvissuti di tutte le sconfitte, gli errori , gli opportunismi ed i trasformismi che hanno portato quest’area prima ad essere fagocitata nella comoda nicchia dell’ulivismo, poi , una volta fatta a pezzi e disgregata, a ridursi alla tutela di apparati ed eletti. Poche centinaia di persone negli ultimi anni che stanno riducendosi a poche decine e che in tutte le forme e le occasioni possibili fanno muro e si frappongono  a qualunque tentativo di tentare un nuovo corso che provocherebbe  la loro definitiva rottamazione. Per loro i risultati elettorali di maggio sono disastrosi. Gli osservatori più critici in quest’area di cui non ci sentiamo ne parte ne complici, con toni molto più pesanti dei nostri concordano ormai con quanto già da qualche anno sosteniamo: il principale contributo che possono dare gli attuali  partiti-ombra della sinistra è quello di sciogliersi e disperdersi facendo tabula rasa dell’esistente, liberando migliaia di militanti da un aleatorio senso di appartenenza e di paralisi ideologica e aprendo dal basso, dai territori, dalle regioni, una lunga e disinibita riflessione sulla propria vicenda ventennale e sulle ragioni di un così sorprendente fallimento, dando spazio a nuovi protagonisti e lasciando a lato quelli vecchi. L’appello che andrebbe rivolto a queste forze residuali  ( da SEL a Rifondazione, dai Verdi all’ IdV, ma anche alle varie liste e reti civiche nazionali e locali, ad alcuni comitati locali e nazionali che hanno assunto un ambiguo ruolo di partitini non dichiarati ) è quello di costatare la propria inefficacia nella forma in cui sopravvivono. Di più il loro ruolo negativo e di freno nei confronti dell’ipotesi di una vera aggregazione i cui referenti sociali oggi sono dispersi fra astensionismo, incerto grillismo o in  attesa di  una  improbabile conversione di un PD che esiste solo nelle loro illusioni.

La vicenda breve e circoscritta della Lista Tsipras, nata ancora una volta a ridosso di una scadenza elettorale, rimandando ad un dopo elezioni imprecisato il senso del  ruolo al suo interno dei vecchi partiti invece di chiederne per tempo  l’immediato scioglimento, è tristemente chiara.  La lista, malgrado interessanti aspetti dichiarati di novità, da subito si è rinchiusa invece nel sarcofago della ennesima rifondazione della sinistra, ultima conferma di percorsi che non portano a nulla. A metà aprile, neppure ad un anno dal voto europeo, l’esperienza si è di fatto svuotata attraverso una formale divisione in due ed un sostanziale ridimensionamento che ha reso entrambe le parti irrilevanti. Tant’è che la vicenda è passata praticamente inosservata se non per qualche interessata polemica quando anche Barbara Spinelli, una delle figure, insieme a Guido Viale, che portano contributi e riflessioni interessanti, ha preso le distanze, dichiarando fallita l’esperienza della lista, nata in realtà con un unico obiettivo chiaro: la presenza alle elezioni europee. Non per nulla sono proprio parecchie centinaia di militanti “di base” ad essere stati abilmente messi all’angolo dai piccoli grandi manovratori che si sono pure dotati di un loro Prodi a tutela della loro sopravvivenza. L’esito era prevedibile e si spera sempre che sia l’ultima volta.

 

5   Il problema di fondo è però che la sinistra chiamata “radicale” anche negli anni migliori in realtà non ha mai superato elettoralmente il  10% e non si è mai presentata comunque unita nel territorio. Si è così assimilata la cultura del minoritarismo organico, il rituale dei programmi scritti sulla carta qualche mese prima della scadenza elettorale in calendario. L’obiettivo dei cartelli elettorali è sempre stato quello di superare il quorum del momento, eleggere qualcuno, con il consueto “ liberi tutti” subito dopo.  Senza un progetto vero su nulla, ne sui propri settori sociali di riferimento, ne sul rapporto con le forze esistenti in campo. Banalizzando il ruolo acquisito dal movimento di Grillo visto solo come uno sgradito competitore, con le più diverse opinioni sui sistemi elettorali, non comprendendo il significato profondo del cosiddetto patto del nazareno e del revisionismo costituzionale che lo sottende , ne la trasformazione ormai definitiva del PD in elemento di continuità del ventennio berlusconiano sopravvalutandone le contraddizioni interne.  Assenti nella capacità di innovazione possibile su gran parte dei terreni di conflitto sociale ( vale come esempio il TAV in Valsusa ), di fatto distratti sul tema della conversione ecologica che, con poche eccezioni, viene  identificata con una versione del sistema industriale un po’ meno inquinante.

L’ultima novità in campo in quest’area, ce ne sono almeno due o tre all’anno, è la cosiddetta “coalizione sociale” di Landini. Nessuno sa esattamente cosa potrà essere, forse neanche lui,  ma tutti si sono già posizionati per farsene rappresentanti in qualche modo. Si dichiara che cosa, al momento, non è: non è un modo per scalare la CGIL, non ha l’obiettivo di partecipare alle elezioni, non vuole essere un partito, non si basa sul recupero dei dissidenti del PD ( che tanto dissentono comodamente dentro il partito garantendogli così un pezzetto di elettorato critico ), non ha come referenti i partitini esistenti. Positivamente vorrebbe rappresentare quella parte dei lavoratori che non hanno tutele dandogli un megafono che al momento non avrebbero. Che non è poco e insieme non è sufficiente. Un Landini candidato a fare il Vendola della prossima fase farebbe torto alla sua intelligenza ma resta il fatto che , al di là degli incontri con Libera, Arci e poi vari altri, il progetto resta ambiguo e indefinito e magari fra qualche mese, se non compaiono scadenze elettorali all’orizzonte,  ce ne saremo dimenticati . Anche Civati ovviamente si appresta a lanciare il “suo” impossibile partitino. Perché tutto in queste aree ruota ancora solo attorno alle elezioni, alla sopravvivenza dei vecchi gruppi e vecchi leader sconfitti. L’idea di forme di autoorganizzazione sul territorio, di centri di aggregazione sociale e culturale, di strumenti di azione volontaria e strutturata in una società parcellizzata e precarizzata, non entrano davvero nella discussione e dove presenti in forma frammentata pur se  diffusa, sono del tutto separati e privi di un dibattito sulla necessità dell’aggregazione popolare che è pochissimo praticata. Perfino il successo spagnolo di Barcellona e Madrid, che non va sopravvalutato ma studiato sì, di fatto è spesso citato ma forse non capito.

 

Questioni di metodo per una ricomposizione sociale

6   Per concludere non possiamo che suggerire una strada strettissima per uscire dalla palude, consapevoli che non si tratta di proposte facili ne di breve periodo. Esistono ancora nel paese le competenze, l’onestà e l’aspirazione ad un diverso sistema sociale più equo e attento al territorio, insieme ad una diffusissima condizione di disagio e precarietà che però oggi in molti si salda con l’astensione da tutto. Per qualche tempo si è sperato che, seppure caoticamente come era inevitabile, il movimento attorno a Grillo potesse avviare un rapido processo di scomposizione sociale e di riaggregazione vincente ( i cittadini che trovano le forme per riorganizzare una alleanza ed una rappresentanza sociale prima che elettorale, aggredire le logiche di casta, corruzione, mafie ma anche indifferenza e clientelismo ). Presupponeva la costruzione di una rete organizzata dal basso, l’espressione di nodi e di leadership locali democraticamente espresse e collegate ai movimenti sociali, in Italia eccessivamente frammentati ed autoreferenziali, quindi la progressiva espressione di una leadership anche nazionale, magari periodicamente ridefinita. Tutto attraverso (anche ma non solo) un uso esteso e aperto degli strumenti permessi dalla rete dove, preceduta dal necessario confronto, si potesse periodicamente avere anche una diretta espressione di scelte allargata ad una larga base territoriale di sostenitori. Insieme alla costruzione sul territorio delle sedi anche fisiche di aggregazione sociale ( noi le avevamo chiamate ecohub, riflettendo anche sulle esperienze storiche delle case del popolo e delle sedi di mutuo soccorso e su più recenti esperienze in altri paesi europei). Nulla di tutto questo è avvenuto. I gruppi grillini, per quanto numerosi, si sono rinchiusi nel recinto e già all’apice del successo del M5Stelle nel 2013 si è intravisto che c’era una gestione incerta, emersa con l’appuntamento europeo del 2014.

Che cosa impedisce un progetto di riaggregazione sociale ? Il dato di fondo è la mancanza di un progetto, realistico, condiviso, plurale, basato su una vera partecipazione dal basso ma anche su una leadership ampia, riconosciuta e rinnovabile. Il M5Stelle è oggi di gran lunga la componente più consistente di questo progetto ma non ha risolto il modo di costruire dal basso ma anche con efficacia la propria strategia di riaggregazione sociale. Servono anche altri protagonisti capaci di  annichilire e sciogliere le vecchie appartenenze che impediscono nuove aggregazioni, che si aggiungano significativamente anche sul piano elettorale e contemporaneamente partecipino ad aggregazioni unitarie alla base sul territorio.

Sul piano elettorale si tratta di raccogliere alla fine l’adesione di almeno 10 milioni di persone facendole convergere in un unico movimento di liberazione nazionale. Superando quindi partiti e partitini più o meno dichiarati che non hanno più alcuna ragione sociale di esistere. La convergenza con il movimento di Grillo, che da solo difficilmente raggiungerà le dimensioni e lo spessore necessario, risulterà ovvia e decisiva.

Sul programma esistono già pezzi sparsi e non comunicanti di elaborazioni originali su temi cardine come la gestione del territorio, la tutela dei beni comuni, la difesa dell’assetto costituzionale, una giustizia emergenziale contro criminalità organizzata e corruzione. C’è maggiore difficoltà su altri temi come l’economia (il significato della moneta, il ruolo delle banche) e ancora sulle regole dell’informazione dove la riflessione è inadeguata ( al massimo si rivendica un po’ di spazio in più per la propria parte invece di chiedere l’allontanamento dei partiti dai media). Le proposte sulla politica estera e di difesa diventeranno questioni scottanti e problematiche visto il dilagare della tendenza alla guerra diffusa e la nascita di movimenti integralisti sanguinari. Il freno alle privatizzazioni, il ridimensionamento della burocrazia di stato e la riorganizzazione necessaria della sanità, che dissipano enormi risorse pubbliche ma non per il pubblico, richiedono una analisi approfondita oggi appena presente.

C’è una perdita generalizzata della capacità di studio, conoscenza, approfondimento, impegno metodico. Ci vorrebbero strumenti di livello, vere e proprie fondazioni culturali centrate sull’obiettivo del progetto di cambiamento.  Il confronto oggi è superficiale , sostituito dai cinguettii su twitter e dalle battute su facebook, insignificanti strumenti di confronto che spesso alimentano solo superficiali divisioni. Molti in questi anni hanno ritenuto poco realiste proposte di grande aggregazione preferendo semplificazioni e un apparente pragmatismo che li ha portati all’attuale palude. Abbiamo ben chiara la complessità e difficoltà di quanto proponiamo. Non si tratta di scrivere un programma che è questione banale ma identificare il percorso concreto di un progetto che riapra la speranza per la sua capacità di innovazione, che non può ignorare quanto davvero c’è intorno ma capire come superarlo. E’ possibile, questo è quello che possiamo fare.

 

                              Gruppo Cinque Terre - 1 giugno 2015

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  per iniziare a discutere
Inviato da: Pietro Del Zanna - 01/12/2015, 19:25 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Laura sa della rottura con Marino e Il Gruppo delle 5 Terre. Fondamentalmente -tanto per cambiare- c'è una forta incapacità relazionale e un po' di megalomania (sindrome diffusa a dire il vero), rimane il fatto che nelle analisi ricostruiscono il quadro quasi completamente in modo corretto e potrebbe essere questo un documento di discussione di partenza, sia se ci vediamo che se discutiamo sul forum. Che ne dite?


Teniamo conto che è un documento che risale a Giugno.

http://www.gruppocinqueterre.it/node/1597?utm_medium=email&utm_source=VOXmail%3A102274+Nessuna+cartella&utm_campaign=VOXmail%3A318343+Newsletter

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  Contro la "Buona Scuola", il Referendum!
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 30/11/2015, 14:45 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

La notizia che l'Assemblea Generale sulla Scuola pubblica svoltasi a Roma ieri 29 novembre abbia deciso di procedere con risolutezza verso il referendum contro la "Buona Scuola" e di inserirlo dentro una tornata referendaria che si faccia carico di difendere anche gli altri pilastri della nostra democrazia, è estremamente positiva.


Anche al termine della "Marcia per il Clima" svoltasi ieri a Venezia si è sottolineata la necessità di agire con risolutezza il referendum contro le trivellazioni, già approvato dalla Cassazione, nel contesto di una più vasta campagna referendaria in grado di contrastare e possibilmente rovesciare la politica governativa di sistematico attacco allo stato sociale, ai diritti dei cittadini e delle persone, alla democrazia.

Speriamo che il prossimo tassello ad unirsi a questa grande ondata di democrazia diretta e dal basso da realizzarsi attraverso lo strumento referendario possa essere il mondo del Lavoro, pesantemente attaccato con il Job Act. Altrettanto dicasi per la Sanità pubblica e la norma-truffa sull'adeguatezza delle prestazioni.

Solo se le varie lotte sapranno saldarsi tra loro in un solo grande fronte ci sarà la possibilità di riconquistare la democrazia e ricondurre le istituzioni al perseguimento del Bene comune!

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  Assemblea Nazionale Azione Civile, Roma- 27/28/29 Novembre.
Inviato da: Mario Sommella - 25/11/2015, 20:28 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Care e cari tutti,

Citazione:abbiamo ricevuto da Azione Civile, ed in particolare dal presidente Antonio Ingroia,  l'invito a partecipare e contribuire alla loro assemblea nazionale che si terrà a Roma presso l'hotel Frentani i prossimi 27, 28, 29 novembre. In particolare a me ed a Roberta, che ha però un altro impegno per quelle date, è stato chiesto un breve intervento. Crediamo sia importante partecipare e rinsaldare i rapporti con Azione Civile non solo per il percorso comune e le affinità che ci legano, a partire dal fatto che molti di Primalepersone fanno parte di questa associazione, ma anche perche i temi che AC promuove. Tra questi la bozza di proposta di legge denominata La Torre bis sulla estensione della confisca dei beni anche per i reati di corruzione che resta un tema di assoluta rilevanza in uno stato come il nostro nel quale gli interessi economici dei corrotti e dei corruttori non vengono mai sfiorati.
Io ho accettato volentieri di portare il nostro contributo per il 28, ed attendo oltre a quanto abbiamo già condiviso, eventuali vostri suggerimenti per l'intervento. 
Naturalmente l'invito a partecipare è rivolto a tutti noi, spero quindi ci si possa incontrare numerosi il 28 e per chi può nelle altre giornate.
Un abbraccio circolare antonella

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