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  Un programma di cambiamento per il Comune di Sassari
Inviato da: Giovanni Nuscis - 17/07/2017, 16:45 - Forum: SINISTRA IN COMUNE - SASSARI - Risposte (1)

Il presente post contiene le prime indicazioni di programma.

Chiunque vorrà aggiungere altre priorità, potrà farlo entro il corrente mese all'interno di questa discussione.

Dopo di che, avrà inizio il lavoro di riordino dei temi e delle priorità ed il loro approfondimento.

*

SASSARI IN COMUNE



SASSARI
 
Un programma di cambiamento per il Comune  di Sassari

(Priorità segnalate al 17.7.2017)
 
Davide Canu
rispondo all'invito per alcuni interventi necessari per la città, segnalandone alcuni:
 
1.Azioni volte alla disponibilità di alloggi per famiglie in difficoltà ;
2. Lavoro minimo e ripristino formazione artigianale e agricola in collaborazione con gli istituti scolastici e professionali e rappresentanti delle professioni turritane e territoriali;
3. Proposte di modifica condivisa con i comitati di quartiere dei percorsi delle piste ciclabili e di spazi per parcheggi e/o iniziative sociali;
4. Avvio dei lavori per il centro intermodale e verifica di ulteriori spazi per i trasporti locali;
5. Analisi del parimonio immobiliare comunale e definizione con le associazioni e le borgate comunali della cessione condivisa degli spazi a canoni equi;
5. Rivalutazione del progetto degli orti urbani a Sassari. Verifica del bando di gara e delle capacità dei professionisti concorrenti e assegnazione ad associazioni locali, con avvio sperimentale dei primi lotti di coltivazione "sociale ";
6. Verifica del progetto della metropolitana di superficie e del nuovo percorso in progetto e dei collegamenti Arst con l aereporto di Alghero su rotaia;
7. Avviamento del ripristino del litorale sassarese (rotonda platamona, percorsi ciclabili costa occidentale porto ferro - argentiera- stintino)
8. Valutazione di un progetto fattibile per il miglior utilizzo del parco di bunnari e della valle dei ciclamini.
9. Incontri quindicinali e/o periodici nei quartieri e nelle borgate sassaresi per la conoscenza e informazione sul progetto che stiamo portando avanti;
 

 
Giovanni Nuscis
Ritengo prioritari i seguenti temi: creare nuove opportunità di lavoro per i molti disoccupati (nell’ottica della conversione ecologica dell’economia e del rispetto della vocazione delle persone e del territorio), l’aiuto e la cura delle persone indigenti o in difficoltà, una migliore vivibilità della città e del suo territorio, la cura e lo sviluppo del suo patrimonio ambientale e culturale, il miglioramento della viabilità e dei trasporti pubblici, avviare la pratica della consultazione popolare e democratica per le scelte politiche di maggior rilievo, per la città, così come del resto lo statuto o il regolamento mi sembra che già prevedano.
Credo pertanto, che ci si debba muovere su due direzioni: 1. L’analisi del bilancio del  Comune di Sassari, che ha in previsione per il 2018 entrate per 218.482.151(vi allego il bilancio), per verificare se alcune importanti fonti di spesa possano essere rivisitate e ripensate per  adottare misure espansive dell’occupazione là dove è possibile, risolvendo o contenendo, altresì, le altre criticità indicate; 2. Verificare la possibilità di accedere, per la soluzione dei problemi della città,  a finanziamenti regionali, nazionali ed europei.
L’impoverimento crescente della popolazione richiede scelte drastiche  e coraggiose rompendo, là dove se ne accertino, monopoli e privilegi.
 
Danilo Monaro
Non è davvero difficile indicare 10 interventi prioritari, a mio avviso. Altro discorso è indicare 10 interventi prioritari che: 1) siano a costo zero; 2) siano immediatamente realizzabili. Se vogliamo avere, come giusto che sia, un certo appeal elettorale, bisognerebbe concentrarsi su questi temi, a mio avviso. Riguardo a quanto scritto da Marco, sono d'accordo sull'attivazione di canali social (anche se la pagina Facebook esiste già), ma, sempre a mio avviso, evitiamo per il momento la ridondanza di questi canali, che potrebbe ingenerare una certa confusione nelle persone.
Penso di aver detto tutto, per il momento.
 
Marco Deligia
 
 Sulla proposta 1) riguardante i punti prioritari da sviluppare, ne privilegio pochi ma per me fondamentali. 1)La esigenza di un piano coeso per l'attività culturale, basato su una ampia aggregazione sociale. Il fulcro di questa progettualità deve essere il recupero del patrimonio storico-urbanistico, incentrato sulla riqualificazione coerente del CENTRO STORICO.
 2) Una vertenza sulle criticità della SANITA', confutando un piano regionale, in particolare una proposta di rete ospedaliera, che non può essere oggetto esclusivo di confronto corporativo e chiuso in ristrette stanze partitico-istituzionali.
 3) Un accento significativo va posto sulla QUALITA' DELLA VITA IN RELAZIONE ALL'AMBIENTE. IN QUESTO SENSO VANNO  ATTIVATE PROPOSTE DI RECUPERO DEGLI SPAZI VERDI E LA CREAZIONE DI UNA RETE DI PARCHI E ORTI  URBANI E DI PERCORSI TURISTICI-CULTURALI-AMBIENTALI, CHE RESTITUISCANO VOCAZIONI CHE IL TERRITORIO HA VISTO MORTIFICATE E CHE DEVONO ESSERE RECUPERATE E RIGENERATE. GRAZIE A UNA PROGETTAZIONE CONDIVISA CAPACE DI RAVVIVARE DISPONIBILITA', COMPETENZE E DI GENERARE NUOVO E QUALIFICANTE LAVORO.
 
 
 
Cristina Atzeri
 
vorrei si desse risalto anche ai diritti degli animali, al problema del randagismo e forme di agevolazioni per le sterilizzazioni di cani e gatti.



Allegati
.pdf   bilancio_previsione_2016-2018.pdf (Dimensione: 256,6 KB / Download: 146)
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  Benvenuto
Inviato da: Athos Gualazzi - 11/07/2017, 10:14 - Forum: SINISTRA IN COMUNE - SASSARI - Risposte (1)

Benvenuto nella sezione locale dedicata a SINISTRA IN COMUNE - SASSARI

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  LA DEMOCRAZIA DIRETTA IN FRANCIA
Inviato da: Piero Muo - 10/04/2017, 11:10 - Forum: Bacheca - Risposte (2)

# MA VOIX : LA DEMOCRAZIA DIRETTA IN FRANCIA

«  La souveraineté ne peut être représentée, par la même raison qu'elle ne peut être aliénée ; elle consiste essentiellement dans la volonté générale et la volonté ne se représente point ; elle est la même ou elle est autre ; il n'y a point de milieu. Les députés du peuple ne sont donc ni ne peuvent être ses représentants, ils ne sont que des commissaires ; ils ne peuvent rien conclure définitivement. Toute loi que le Peuple en personne n'a pas ratifiée est nulle ; ce n'est point une loi. »

JEAN-JACQUES ROUSSEAU

Ed alla fine é nato anche in Francia un sito ,fratello di PLP! Partendo da una esperienza nata a Strasburgo per autodecidere sul sito di scorie nucleari di Bure , hanno fatto una rapida estensione nazionale.

mavoix .info    : per chi vuole approfondire!

Ecco in brevi linee la loro autopresentazione :


Citoyen
#MaVoix est un mouvement citoyen, qui n’est affilié à aucun parti politique.

Horizontal
Nous n’avons pas de chef et pas de hiérarchie. Chacun apporte au mouvement ce qu’il peut et ce qu’il veut.

Créatif
Ensemble, nous voulons imaginer de nouvelles façons de faire de la politique.

Digital
Nous pensons que les nouvelles technologies peuvent être mises au service de la démocratie.

Hanno subito creato comitati in ogni città di Francia dove avvengono riunioni fisiche ed hanno una fervente attività sul forum di discussione e sulla piattaforma di votazione.

Intendono eleggere dei deputati con vincolo di mandato per le prossime legislative di giugno 2017.

Molto interessante e naturalmente effervescente in questi mesi di elezione. Li osserveremo come andranno avanti in seguito.

Piero

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  RICHIEDENTI ASILO ED ACCOGLIENZA
Inviato da: Piero Muo - 09/04/2017, 10:34 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

Ieri a Ventimiglia ,con i nostri Ugo Sturlese , Luigi Danzi e l' assiduo e critico  osservatore di PLP , Sergio Muo,' facenti parte di quel corridoio solidale  Cuneo , Valle Roya, Ventimiglia nato sulla difesa della linea ferroviaria  omonima , abbiamo partecipato all'incontro : LA BUONA ACCOGLIENZA PER I RICHIEDENTI ASILO E PER LE COMUNITA' ,BUONE PRASSI DI ACCOGLIENZA A CONFRONTO.
Il promotore dell'incontro é stato l'ARCI " Al Confine" , nato il 4 aprile 2017 a Ventimiglia, del quale ,l'incontro, era la manifestazione battesimale. In questa angusta Valle Roya da anni oramai la questione dei migranti é passata dalla fase spettacolare di presenza mediatica sulle scoliere a quella dimessa e quotidiana di una realtà umana in cammino che si trova qui per tentare di passare altrove ma che sbarrata dal muro francese ha finito di trovare tra gli abitanti italiani e francesi della valle una solidarieta' straordinaria.
Questa solidarietà ha tracimato ogni dubbio personale ed ogni norma legale fino al punto da vedere adirittura oggi già otto persone sotto processo in Italia ed in Francia per avere semplicemente soccorso dei richiedenti asilo e dei migranti in transito.
Non voglio fare una cronaca dettagliata del ricco pomeriggio di interventi, contenendomi a focalizzare degli aspetti salienti e marcanti:
Dal sindaco Enrico IOCULANO,la posizione "politica" in risposta alla forte critica sollevata dalla sua sorpendente ordinanza portante divieto di distribuire spontaneamente qualsiasi genere alimentare ai migranti :" Una città é fatta di tante persone e di tante sensibilità e dobbiamo tenerne conto. Nulla é irreversibile. Vediamoci tutti insieme e troviamo un modus vivendi condiviso, qui apro un tavolo al quale possano partecipare anche le associazioni francesi".
Dalla vice sindaco Silvia Sciandra schiettamente donna e meno "politica" : " la città non é cosi' solidale, c'é molta indifferenza e molta avversione , mi pare che stiamo passando dall' attitudine sociologica del io sono io perché possedo a quella del io sono io perché esisto e quindi posso essere contro.
Da Luciano GRISO, operatore in Libano : Il corridoio umanitario privato delle chiese Valdesi , prima esperienza in Europa ha permesso di portare in Italia 700 richiedenti asilo tramite sette viaggi aerei. Il tutto finanziato a 100% dalle chiese Valdesi. I corridoi sono possibili!
Da Jacopo CAPOPRESO Direttore del progetto SPRAR di Mantova : Non dobbiamo pensare che definirsi rifugiati politici sia un salvifico lasciapassare di comodo. La procedura per essere riconosciuti rifugiati politici, implica una denuncia dettagliata e circonstanziata dei persecutori e dei loro crimini. Questo mette il rifugiato nella condizione di essere ulteriormente perseguitato e comunque gli toglie definitivamente la possibilità di ritornare al suo paese.
Da Francesca VALLARINO GANCIA ,etnopsicologa fondatrice e direttrice dei MAMBRE di Torino : I richiedenti asilo che arrivano da noi dopo lunghe esperienze drammatiche a casa loro e durante l'esodo verso l'Europa, tra torture, strupri,morti, sevizie ed umiliazioni hanno il bisogno di una lunga assistenza psicologica. Tuttavia abbiamo finito di capire che i nostri metodi di accompagnamento psicologico servivano a poco e abbiamo dovuto attingere alle risorse della loro cultura per uscirne facendo anche ricorso a guaritori e rimedi provenienti dai loro paesi di origine ed ha funzionato. Quid della riflessione sulla necessità del rispetto della " mentalita antropologica" come asse necessario per fare avvanzare utilmente gli ospiti nella comprensione nostra. E' un passaggio indispensabile di una integrazione riuscita.
Sergio DURANDO Direttore Migrantes di Torino : Dopo un lungo sforzo di presa in carico , di apprendistato della lingua,di formazione e di ottenzione di qualifiche ed anche in presenza di contratti di lavoro molti ospiti sono respinti da sentenze che li condannano al ritorno a casa. I ricorsi sono possibili ma anche dopo averli vinti, l'Avvocatura dello Stato li ha stracciati.
Ersilia FERRANTE dell'Associazione PENELOPE , avvocato specializzato nella protezione internazionale e dell'accoglienza sul territorio dei Minori Stranieri Non Accompagnati : La nuova legge sui minori ci aiuterà anche se qui loro non vogliono restare per cui all'età di 18 anni se ne vanno o scappano prima dai centri di accoglienza specializzata. Non é un problema facile giuridico ed umano.

Che boccata di ossigeno di essere in un contesto dove nessuno era li a chiedersi se era giusto o sbagliato accogliere i migranti, se é una questione di umanità o di giustizia ma semplicemente per accogliere e basta.

Una osservazione personale ! Come Viale , come Zizek sostengono sarà necessario che i futuri migranti e gli ospiti finiscano di prendere l'iniziativa per farsi carico del loro destino sopratutto a casa loro ed io la penso cosi'.

Tuttavia i migranti erano assenti dall'incontro. Si! Sergio critico argomenta che i pazienti non sono presenti durante i congressi dei medici. Ma i richiedenti asilo devono essere "pazienti" a vita? Penso sarebbe un grosso errore non coinvolgerli in prima linea alla pari.
Solo conoscendo sempre di piu' le loro ragioni, la loro mentalità, la loro cultura ,le loro aspirazioni e le loro necessità e viceversa finiremo per capirci veramente. Ma per farlo devono partecipare con noi , sempre con i loro limiti di istruzione o di lingua, poco importa.

Piero Muo'

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  TRA DELEGA E AUTORAPPRESENTANZA
Inviato da: Piero Muo - 29/01/2017, 18:04 - Forum: Bacheca - Nessuna risposta

DELEGA O AUTORAPPRESENTANZA ? In PLP ne dibattiamo da due anni tondi ed ancora questa settimana si sono incrociate le visioni differenziate o gerarchizzate che siano .
Ma fin che lo diciamo noi , pochi, riottosi, polemici si puó tutto mettere in discussione . L'articolo che segue mette in avanti il giudizio su deputati e senatori scritto da Pino Pisicchio , uno di loro , dall'interno!

Non incoraggia certo a difendere la delega! Impreparati, mestieranti, incompetenti ? Eppure ,quelle italiane, sono le camere tra le più giovani d'Europa, con più donne ed anche con più rotazione , tutti criteri che sembravano essenziali per la loro efficienza!

Ognuno leggerà ,se vuole ,e giudicherà . Facciamoci solo una considerazione un tantino realistica : l'autorappresentanza é tuttaltro che facile a realizzare , ma quando le camere non funzionano ,se l'alternativa non é l'autorappresentanza ,essa si chiama sempre e solo dittatura , pur senza stellette e mostrine, Trump in ultimo della serie. Solo che oggi i nuovi uomini forti non si impongono con i manganelli ma li intronano democraticamente i cittadini senza alternative.

Piero

----------

Impreparati , mestieranti, incompetenti: ecco l’identikit dei deputati italiani
PALAZZI & POTERE
L'ha tracciato uno che li conosce bene. Il capo del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Nel libro “I Dilettanti. Splendori e miseria della nuova classe politica”. Più giovane che in passato. Ma sempre pronta a cambiare casacca. Come le statistiche dimostrano
di Antonio Pitoni | 3 aprile 2015 ( su Il Fatto Quotidiano)
40
6,3 mila
Più informazioni su: Camera dei deputati, Montecitorio
Niente più «vocazione». Nella Terza Repubblica la politica è solo un «mestiere», che non richiede «alcuna preparazione» particolare. Tutto a scapito della qualità e della competenza. Come dimostrano, del resto, le cifre: nella legislatura in corso (la XVII) i deputati laureati superano di poco il 68%. Certo, un dato migliore del 64,4% registrato nella XV, ma lontano anni luce dalla prima (1949-1953), quando il 91% degli onorevoli aveva in tasca un titolo accademico. E’ la fotografia impietosa scattata da “I Dilettanti. Splendori e miseria della nuova classe politica” (edito da Guerini e Associati), firmato da uno che li conosce bene, Pino Pisicchio, deputato, presidente del Gruppo Misto della Camera, che passa ai raggi X delle statistiche, la «superelite» parlamentare del terzo millennio.

COMPETENZA, NO GRAZIE Un’indagine, quella sui deputati laureati, che entra anche nel dettaglio dei singoli gruppi parlamentari di Montecitorio. «Il Pd con il 69,02%, i 5 Stelle con il 68,80 e il Pdl, con maggiore slancio, con il 73,46%. Meglio Scelta Civica (76,19), peggio Sel (53%)». Una situazione figlia di «un lento, ineluttabile, progressivo scivolamento verso una diversa concezione della funzione del parlamentare e, più in generale, della politica». Che, abbandonato il ruolo di «pedagogia democratica» teorizzato dai Padri Costituenti ha assunto la funzione «di strumento sostitutivo di un’attività lavorativa». In una parola un «mestiere» appunto. Una metamorfosi di fronte alla quale «non c’è italiano che non percepisca l’irreparabilità dei danni prodotti dall’incrocio perverso tra incompetenza, numerosità (dunque insostenibilità economica), cattiva amministrazione e attraversamento di vicende giudiziarie di un ceto politico che registra i minimi storici di fiducia in un paese che già reca nel suo dna un senso di diffidenza nei confronti di chi ha a che fare con la Cosa Pubblica».


PICCOLI ONOREVOLI CRESCONO Poi ci sono i falsi miti da sfatare. A cominciare da quello dell’età dei parlamentari. Nel corso dell’attuale legislatura «la Camera fa registrare la media più bassa di età dopo il 1948: siamo a 45,8 anni a fronte dei 45,5 della Prima Legislatura». Insomma, nonostante in passato siano stati rappresentati come dei «matusalemme», i deputati italiani hanno oscillato «sempre tra i 45/46 e i 50», costantemente al di sotto dell’asticella dei cinquanta salvo che nelle ultime tre legislature prima dell’attuale: 2001, 51,9 nel 2006 e 50,8 nel 2008. Fatta eccezione per la Danimarca e per i Paesi Bassi, che registrano la media di 44 anni di età per i rappresentanti della Camera bassa, Montecitorio, nella XVII legislatura, «è quasi il giardino d’infanzia del mondo». I più «anziani» sono, invece, i francesi (59 anni di media), seguiti dagli americani (57), e dai finlandesi (52). Intorno alla cinquantina i deputati inglesi («mentre la Camera dei Lord sembrerebbe una succursale di villa Arzilla, con la media di 69 anni»), seguiti dai norvegesi (49) e dagli svedesi (48).

DONNE AL POTERE Progressi significativi anche sul fronte della presenza delle donne sugli scranni parlamentari. «Siamo a 193, pari al 30,63% dell’assemblea di Montecitorio (non male anche al Senato: 27,3%). La Camera è schizzata al 31° posto nel mondo tra le 190 Assemblee Legislative, a ruota di otto paesi africani, otto o nove del nord Europa, un paio dell’America centromeridionale, qualche asiatico e qualche oceanico». Insomma, un bel balzo in avanti «dalle 21 pioniere della Costituente (il 3,77%)», ma anche «dalle legislature più recenti con la regola del collegio uninominale (il cosiddetto Mattarellum), che facevano registrare oscillazioni intorno all’11%». Molto peggio dei tempi del voto di preferenza, come nella X Legislatura, quando «il voto popolare portava alla Camera un’ottantina di onorevoli» donne. Almeno sulle quote, insomma, il Porcellum «non ha fallito».

TRANSUMANZA CONTINUA Un discorso a parte merita poi «il fenomeno, quasi del tutto sconosciuto nella Prima Repubblica», del cosiddetto «cambio di casacca». Esploso, di fatto, con «la fine dei partiti e l’eliminazione del voto di preferenza, combinato disposto di circostanze che hanno dato il via alla lunga stagione, ancora in atto, dei partiti personali e dell’attenuazione, fino all’annullamento totale, delle garanzie di democrazia interna». A partire dalla XII Legislatura la «transumanza» ha assunto dimensioni rilevanti: il 19,24% dei deputati eletti nel 1994, anno della «grande slavina berlusconiana» ha cambiato gruppo parlamentare in appena due anni. In quella successiva (1996-2001) il numero è salito al 21,16%. Una cifra contenuta, tuttavia, se messa al confronto con quella che viene registrata all’altezza di febbraio 2015: 27,61%. Numeri lontani anni luce da quelli dell’era pre-Mani pulite. «Nelle ultime due legislature della cosiddetta Prima Repubblica, ancorché tormentate (siamo alla fine del ciclo storico con il disfacimento dei partiti travolti da Tangentopoli), il tasso di cambiamento si aggirava ancora attorno alla fisiologia: tra il 4 e il 6%».

CAMPIONI DI TURN-OVER Sfatato anche il falso mito della longevità del nostro ceto politico: in Italia si pratica il turn-over più forsennato del mondo. La media di cambiamento è del 50 % (nell’ultima legislatura addirittura il 64%). Una classifica in cui non temiamo rivali. Le ultime tre legislature all’Assemblea Nazionale francese fatto registrare, ad esempio, un ricambio del 37,6%, del 22,87% e del 30,32%. Nella Camera dei Comuni inglese, in questa legislatura, il tasso di rinnovamento è del 34,92% (nelle due precedenti era stato del 18,3 e del 14,15%). Il Bundestag tedesco in carica presenta il 34,28% di novità. «Solo gli spagnoli sembrano lasciarsi affascinare dal nuovo più che dall’usato garantito: alle Cortes in questa legislatura c’è un turnover del 51,42%».

di Antonio Pitoni | 3 aprile 2015

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  NUOVO STATUTO DEL COMUNE DI SASSARI. SCADENZA PROPOSTE MODIFICATIVE: 8.2.2017
Inviato da: Giovanni Nuscis - 29/01/2017, 17:50 - Forum: Bacheca - Risposte (5)

Ho inserito in allegato il prospetto sinottico, pubblicato dal Comune di Sassari, relativo allo statuto vigente e alla bozza di proposta modificativa. Ho evidenziato le parti che mi sembrano più rilevanti, senza che ciò condizioni l'evidenziazione e trattazione anche di altri punti. 
Ho anche allegato l'avviso integrale, che evidenzia i tempi ristrettissimi (8.2.2017!).

Invito alla lettura e ad un confronto i visitatori, su questo spazio, affinché si pervenga ad un'unica proposta condivisa; o, se si vuole, individuale: nell'avviso si dice infatti che le proposte possono essere effettuate sia dai cittadini sia dalle associazioni. Non si parla invece di partiti.   

Giovanni Nuscis



Allegati
.pdf   COMUNE SASSARI MODIFICA STATUTO quadro_sinottico_bozza_28.12.2016.pdf (Dimensione: 366,01 KB / Download: 198)
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  Cos'è la conversione ecologica, di Guido Viale.
Inviato da: Mario Sommella - 09/10/2016, 12:08 - Forum: Gruppo di lavoro CONVERSIONE ECOLOGICA e POLITICA - Risposte (4)

- Che cos’è la conversione ecologica?
(appunti per una discussione in seno alla coalizione sociale. Si dà per scontato il nesso tra combustibili fossili e cambiamenti climatici, la sua conoscenza e la consapevolezza della dimensione, della gravità e dell’urgenza del problema )

La conversione ecologica è un processo di transizione verso un nuovo assetto economico e sociale sganciato dalle fonti fossili di energia, irrinunciabile, che riguarda tutti i paesi del mondo. Prima o dopo verrà messa all’ordine del giorno ovunque, sotto la pressione di cambiamenti climatici sempre più devastanti. Ma prima la si intraprende, anche in forme parziali e in “ordine sparso”, meglio è: soprattutto, ma non solo, per i paesi, i territori e le comunità che imboccano per primi questa strada, perché più la si procrastina, maggiori saranno i costi economici e sociali per realizzarla. In questo campo non esistono vantaggi per i free riders. I costi evitati oggi si ripresenteranno moltiplicati domani.
La conversione ecologica è innanzitutto un programma di riconversione di tutto – o quasi – l’apparato produttivo: quindi di primario e diretto interesse per chi è impegnato direttamente nella produzione: in particolare, come vedremo, ma non solo, nel settore meccanico.
Ma la transizione non riguarda solo la produzione. Coinvolge necessariamente anche i consumi, gli stili di vita, l’organizzazione e il funzionamento dei mercati, la gestione del territorio, i rapporti con le istituzioni, la riconfigurazione delle relazioni personali, la partecipazione ai processi decisionali: cioè la democrazia. Tutti questi aspetti sono strettamente interconnessi.
Alle organizzazioni fondate sulla partecipazione (sindacati, iniziative civiche, comitati di lotta, associazioni professionali, politiche, culturali, ma anche sportive o dopolavoristiche, comunità religiose) spetta il compito di promuovere un generale orientamento alla sostenibilità che abbia il suo fulcro nella conversione ecologica e nella sua articolazione in programmi e progetti a livello sia locale che generale.
Alle istituzioni di governo del territorio (Comuni, associazioni di Comuni, strutture del decentramento urbano e poi, ovviamente, Regioni, Governo nazionale e governance europea) spetta il compito di promuovere e sostenere una domanda solvibile per le produzioni riconvertite alla sostenibilità, sia direttamente, con la spesa pubblica, sia indirettamente, con l’incentivazione, la penalizzazione e il governo della spesa privata.
Alle imprese produttive spetta il compito di riconvertirsi e attrezzarsi per mettersi in grado di soddisfare quella domanda con adeguati investimenti sia fisici che in risorse umane.
Alle attività di ricerca e sviluppo, ai centri di formazione, alle scuole e alle Università, alle strutture di progettazione spetta il compito di sostenere la conversione ecologica sia dal lato della domanda, contribuendo a una sua riqualificazione orientata alla sostenibilità e a una definizione sempre più precisa dei programmi e dei progetti in cui si deve sostanziare, a partire dalle caratteristiche specifiche di ogni territorio, sia dal lato dell’offerta, contribuendo alla riconversione delle corrispondenti attività produttive.
Il finanziamento dei piani o dei progetti di riconversione richiedono un impegno diretto della finanza pubblica, soprattutto a livello locale, incompatibile con il rispetto dei vincoli imposti dai patti di stabilità sia interno che estero; ma anche un coinvolgimento del sistema bancario a livello quanto più articolato possibile.
In tutti i casi la conversione ecologica comporta l’attivazione di processi e interventi a elevata intensità di lavoro sia altamente qualificato che a tutti i livelli di complessità e di specializzazione (ma richiedono anche investimenti non indifferenti).
I settori prioritari della riconversione sono quello energetico (fonti rinnovabili ed efficienza energetica); quello delle costruzioni (efficientamento e messa a norma degli edifici, salvaguardia degli assetti idrogeologici); quello agroalimentare (agricoltura di prossimità, biologica, multicolturale e multifunzionale); la gestione della mobilità (trasporto di passeggeri e merci multimodale, flessibile, fondato sulla condivisione dei veicoli); il riuso e il riciclo degli scarti della produzione e del consumo (le miniere del futuro); la gestione smart del territorio; l’informazione e la comunicazione (sia hardware: reti, terminali e spazi fisici, che software: media); la ricerca, l’istruzione, la cultura,. La conversione energetica, l’impiantistica in campo edilizio, la mobilità, l’ITC e la gestione delle risorse interessano direttamente il settore metalmeccanico.
I servizi pubblici, soprattutto quelli locali, ma non solo, sono il medium fondamentale per governare e promuovere una domanda sostenibile (e quindi per orientare in tal senso sia la spesa pubblica che quella privata) in campo energetico, in quello della mobilità, nella gestione dei rifiuti e del servizio idrico integrato, nella sanità, in campo alimentare (con la gestione delle mense pubbliche e dei mercati ortofrutticoli) e, quindi anche in campo agricolo, ecc. Per questo è assolutamente necessario che restino o ritornino in mano pubblica.
Affrontare la transizione verso la sostenibilità richiede un disegno generale condiviso (e quindi una grande opera di autoeducazione); uno o più piani generali di investimento finalizzati a creare lavoro aggiuntivo; una loro articolazione locale attraverso progetti puntuali che devono essere sviluppati con il consenso e la partecipazione diretta della cittadinanza attiva).
La conversione produttiva e la salvaguardia e la qualificazione dell’occupazione nelle aziende o nei territori da riconvertire non possono essere affidate alle “forze di mercato”: devono venir sviluppate e realizzate all’interno di precisi vincoli di cui devono farsi garanti le istituzioni del governo locale e le organizzazioni fondate sulla partecipazione. Il principale vincolo è la garanzia di poter conservare il proprio lavoro o di poter comunque contare su un reddito fino a che non se ne è trovato uno, sviluppando al massimo la possibilità di una libera scelta con l’istituzione di un reddito minimo garantito.
Le aziende in crisi e quelle in procinto di essere abbandonate dalla proprietà non possono essere affidate a un nuovo padrone. Se con la precedente gestione mancavano le condizioni per renderle profittevoli nel contesto operativo dato, queste mancheranno anche sotto un diverso assetto proprietario.
Occorre quindi mettere a punto ipotesi e modelli di nuove forme di governance delle aziende dove il management non imbocca autonomamente la strada della conversione ecologica. Modelli fondati sulla partecipazione, ma che non scarichino la responsabilità delle scelte solo sulle maestranze coinvolte. Per questo la governance di queste aziende deve vedere il concorso dei sindacati (e delle rsu), dell’associazionismo e degli Enti Locali del territorio di riferimento, delle Università e dei centri di ricerca.
Questa soluzione può essere e va sperimentata fin da ora nella messa a punto di progetti di riconversione delle principali aziende o di alcuni territori in crisi e costituire la base di una piattaforma rivendicativa per dei contratti d’area o di impresa.
Soluzioni del genere non fanno venir meno, ma anzi richiedono un di più di spirito imprenditoriale, coltivato e sviluppato non in forme autoritarie e monocratiche, ma dando il più ampio spazio possibile alla condivisione e alla corresponsabilizzazione. Le rsu, il terzo settore, l’associazionismo e il mondo giovanile sono pieni di persone in grado di assumere ruoli di responsabilità con spirito creativo e partecipativo. Si tratta di individuarle e di coltivarne le potenzialità. La coalizione sociale deve servire anche a questo.

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  Legge elettorale
Inviato da: Simonetta Astigiano - 21/09/2016, 09:29 - Forum: Bacheca - Risposte (6)

Ho pensato di aprire qua una discussione sul tema in oggetto. Dato che nel 2018 ci saranno le elezioni per il rinnovo del governo credo che dovremmo almeno entrare nel dibattito politico, e la questione della legge elettorale ne offre l'occasione.
E' del tutto evidente che si tratta di un esercizio puramente intellettuale,  a parte il M5S nessuno pensa di affossare totalmente l'Italicum ed il maggioritario, e probabilmente si farà qualche aggiustamento sulla legge attuale per guadagnare qualche consenso sul referendum costituzionale e basta. Tuttavia, credo che in prospettiva sia utile domandarsi se davvero il maggioritario sia stato utile a dare al paese ciò di cui aveva bisogno e se un ritorno al proporzionale potrebbe invece aiutare a rimettere in piedi una democrazia alquanto zoppicante. Credo anche che come aggregazione che vuole stimolare la partecipazione dal basso al dibattito politico del paese prendere una posizione condivisa sulla discussione in corso sia utile e necessario. Questo il testo della mail che ho inviato.

Il M5S ha fatto una proposta di legge elettorale, alternativa all'Italicum, proporzionale, con collegi medio-piccoli e voto di preferenza. Non ho letto di sbarramenti.
Mi piacerebbe sapere come la pensate. Io sono da sempre per un ritorno al proporzionale e mi pare che collegi piccoli favoriscano la partecipazione e la rappresentanza, oltre che premiare le organizzazione più strutturate su tutto il territorio, favorendo quindi processi aggregativi. In questo contesto la preferenza è un must.
Qua un articolo del Fatto Quotidiano. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/20/italicum-mozione-m5s-alla-camera-serve-sistema-proporzionale-con-preferenze/3045214/

Ho provato ad iniziare anche una discussione sulla pagina facebook di L'Altra Liguria, ed il primo commento è che i collegi piccoli favoriscono formazioni locali che possono arrivare ad esprimere più parlamentari di quelle radicate sul territorio nazionale (in Spagna funziona così). Io penso che, da una parte, potrebbe anche essere positivo dare più forza ai territori (un po' come si racconta di voler fare con la riforma costituzionale), aiutando il decentramento. Dall'altra si potrebbero introdurre dei correttivi (ad. esempio una forza politica per partecipare deve potersi presentare in almeno il 50% (?) dei collegi) per stimolare la costruzione di reti e aggregazioni.

Vogliamo iniziare la discussione?
Simo

Questa la risposta per mail di Giovanni Nuscis:
Sono assolutamente d'accordo per il ritorno al proporzionale e le preferenze. Il maggioritario, in nome della governabilita', ha tagliato le gambe e spento la voce alle piccole aggregazioni, eliminato il confronto politico fuori e dentro il Parlamento.
Temo percio' che la proposta non passi.
Andrebbe letta per intero la proposta.
Giovanni

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  Teleconferenza periodica di PrimalePersone. Le ragioni per stare insieme.
Inviato da: Vincenzo Pellegrino - 05/08/2016, 13:10 - Forum: Bacheca - Risposte (1)

Car* tutt*,

se non erro, giovedì prossimo è prevista la teleconferenza periodica di PrimalePersone. Anche se ci troviamo in pieno periodo estivo, ritengo auspicabile, nella prospettiva di organizzare la necessaria assemblea generale della nostra associazione nel mese di settembre, che la teleconferenza sia partecipata e produttiva.

Considerate le forti tensioni che si sono generate al nostro interno in relazione all'ipotizzata iniziativa di Napoli e la conseguente necessità di addivenire ad un profondo chiarimento politico, propedeutico, auspico, anche ad un autentico rasserenamento sul piano dei rapporti personali, penso sia opportuno organizzare al meglio la nostra assemblea generale.
Essa non è solo necessaria sul piano del chiarimento della prospettiva politica che l'associazione intenderà darsi ma anche urgente allo scopo di ripristinare la nostra capacità di agire, come "soggetto collettivo", le più scottanti questioni all'ordine del giorno, a partire dal nostro possibile ruolo nella campagna per il referendum costituzionale.

Come si è visto, purtroppo anche la nostra associazione non è immune alle spinte disgregatrici che hanno portato le forze democratiche del nostro paese ad un livello di frammentazione esasperato ed esasperante. Si tratta di un "male" fertilizzato dalle condizioni sociali ed economiche prodotte dal sistema di dominio che governa il mondo e che produce di fatto l'incapacità di reazione politica della moltitudine oppressa.
È piuttosto evidente che l'individualismo esasperato che domina la cultura mainstreem (quella che ci vuole meri consumatori anziché cittadini) ha fatto breccia ovunque e la tendenza a dividersi sul piano politico (come dimostra anche lo scontro avvenuto al nostro interno) ha ormai raggiunto il livello subatomico!
Per contro, sono altrettanto convinto che non sia più possibile né auspicabile una ricomposizione politica di natura ideologica, che non tenga nel dovuto rispetto le specificità soggettive: ogni singolo individuo, nella sua legittima libertà, è una potenziale ricchezza per l'intera collettività!
L'elemento che, a mio avviso, può oggi fungere legittimamente da forza centripeta, da collante, nella prospettiva di una indispensabile deframmentazione politica della società, non può che essere la ricerca, la sperimentazione e l'attuazione di nuove prassi dell'agire politico che si basino su metodi trasparenti ed autenticamente democratici.
Sono profondamente convinto che, in una società complessa come quella in cui ci troviamo a vivere, la realizzazione pratica di questo processo ricompositivo passi necessariamente attraverso l'adozione di strumenti tecnologici che, altrimenti, avranno solo ricadute antisociali con gli effetti di imbarbarimento generale che abbiamo tutti sotto gli occhi.
La necessità di adottare le tecnologie disponibili a fini di democratizzazione non dipende dal fatto che esse siano di per se un fattore positivo, ma dal fatto che esse, volenti o nolenti, strutturano il mondo in cui viviamo e la loro forza pervasiva è evidente, connessa com'è con la dimensione antropologica che ci fa (giustamente) gioire di ogni innovazione tecnica e tecnologica. Mario ha recentemente citato, in una sua mail, un aforisma di Theodor Adorno sul rapporto tra Sinistra politica e Tecnica che giustamente evidenzia come la prima si condanni all'irrilevanza nella misura in cui voglia porsi ed agire al di sotto del livello della seconda. Riflessione che non è molto lontana dalla critica di Marx al luddismo. Solo se faremo nostre le potenzialità liberatorie delle tecnologie che noi stessi, in quanto moltitudine, abbiamo reso possibili, rivoltandole contro il Capitale che se ne è appropriato sottraendole a una vera fruizione sociale, potremo uscire dallo stato di asservimento in cui ci troviamo.
Qui si fondano le ragioni della valutazione radicalmente critica dei principi su cui si basano il copyright e i brevetti industriali che, guarda caso, sono gli strumenti "legali" che le multinazionali utilizzano per concentrare sempre più la ricchezza globale, immiserendo la società. L'ulteriore passaggio in questa terrificante prospettiva e l'adozione del TTIP e degli altri trattati internazionali che di fatto sottomettono i principi democratici agli enormi interessi dei trust economici.

Mi sono dilungato un po' oltre l'usuale formato di una mail perché mi è venuto spontaneo ribadire, in questo momento critico per la nostra associazione, le principali ragioni per cui ho condiviso profondamente il progetto politico fino ad oggi delineatosi in PrimalePersone, ragioni che fanno di tale progetto una "necessità storica" nella prospettiva di una sorta di redenzione dell'umanità. Sul fatto che essa sia realizzabile non ho alcuna certezza ma, visto l'attuale stato di cose e il suo trend, sono dell'opinione che valga la pena di provarci.

Ci sentiamo, spero in tanti, giovedì prossimo.

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  Carta di Genova - Perchè No
Inviato da: Simone Lorenzoni - 26/07/2016, 19:47 - Forum: Bacheca - Risposte (5)

Cari amici, mi trovo in grande difficoltà ad affrontare un argomento del genere. Quando si entra in argomenti così personali, il rischio di urtare la sensibilità profonda di chi è credente è grande. Il punto è che io una carta di intenti, che peraltro condivido nella sua stesura dal primo all'ultimo punto, che riporta una presentazione in cui così frequenti sono i richiami alla misericordia ed alle gerarchie vaticane non la posso proprio firmare. Come molti di voi sanno penso delle religioni e del primato della fede sulla ragione tutto il male possibile. Non voglio entrare nelle mie motivazioni, anche perchè non voglio convincere nessuno, ma su una cosa vorrei che mi deste una risposta. Come si può definire "includente" un perorso che con quelle premesse taglia fuori tutti gli atei come me, e probabilmente anche tutti quelli che ritengono indispensabile la laicità nella battaglia politica? Se anche funzionasse con le masse, e non credo, lo farebbe solo facendo leva su un sentimento quanto mai pericoloso, il rinascente identitarismo nazionalista su base religiosa e confessionale, in contrapposizione all'offensiva dell'integralismo islamico. Sono tempi di grandi incertezze, personalmente sono disposto a non mettere l'accento sulla categoria "sinistra", ma solo per motivi di convenienza,visto che è abbastanza evidente che non paga più, non certo perchè penso che non esistano più cose di sinistra o di destra. Di una cosa però rimango convinto, e lo rimarrò sempre, non combatterò mai una battaglia, per quanto giusta e sacrosanta, in nome di un Dio e con una bandierina bianca e gialla in mano. Posso farlo accanto a, ma non in prima persona.


Per questo voterò NO all'issue

http://altraitalia.it/initiative/show/214.html
augurandomi di non essere il solo qui dentro a pensarla così.

Il mio No non è certo una bocciatura della carta (nella sua seconda parte) e, a questo proposito, vorrei rivolgere un appello a tutti quelli che erano a Genova perchè quell'invito, quella chiamata alle armi e a alla battaglia comune possa essere epurata dalla prima parte e da ogni richiamo alle religioni e alle gerarchie ecclesiastiche e riproposta in forma laica. In quel caso ovviamente sarei felice di approvarla, anche se ci fosse la firma del Papa sotto, magari non al primo posto.... ;-).

Un abbraccio
Simone

Qui sotto ripropongo il testo sottoposto all'approvazione, se a qualcuno fosse sfuggito.
CARTA DI GENOVA
19 luglio 2016
Convegno “Dal G8 di Genova alla Laudato si’: il Giubileo del debito?”
A 15 anni dal G8 di Genova e nell’anno del Giubileo della misericordia ci siamo dati appuntamento per condividere una delle questioni globali più urgenti: il progressivo indebitamento dei popoli dell’intero pianeta. Su questo tema abbiamo deciso di confrontarci con pensatori laici e credenti impegnati da anni su questo tema.
La responsabilità collettiva della misericordia, che è il dare opportunità di vita a tutti, richiede di giungere ad una denuncia pubblica delle indifferenze, delle riserve, e ad una pubblica, concorde assunzione di responsabilità al fine di snidare i privilegi e le ipocrisie, che contribuiscono a rendere sempre più ricche e prepotenti le classi dominanti e sempre più povere e vessate le parti sfruttate ed emarginate delle popolazioni.
Da diversi anni il debito è agitato, su scala internazionale, nazionale e locale, come emergenza allo scopo di far accettare come inevitabili le politiche liberiste di alienazione del patrimonio pubblico, mercificazione dei beni comuni, privatizzazione dei servizi pubblici, sottrazione di democrazia e di diritti. Di fatto, il debito rappresenta lo shock che serve “a far diventare politicamente inevitabile ciò che è socialmente inaccettabile”.
Anche in Europa, sta prevalendo l’ideologia della finanza e dei vincoli di bilancio che hanno creato debito, diseguaglianze, risvegliato egoismi, nazionalismi e spinte isolazionistiche che ampliano il solco di un’Europa senza anima, riportando indietro l’orologio della storia a periodi caratterizzati da drammatici conflitti.
Sotto i nostri occhi si consuma l’orrore di esclusioni e della pericolosissima costruzione di muri materiali e mentali, conseguenza di un malinteso senso del limite che colpisce bersagli umani invece di colpire le logiche che animano la finanza senza regole.
Sembra infatti prevalere un’economia estrattiva, che porta con sé privatizzazioni di beni comuni, distruzione, miseria, guerre, migrazioni epocali e irreversibili cambiamenti climatici che colpiscono aree del pianeta vulnerabili, creando un debito ecologico pagato soprattutto da paesi, non responsabili dei disastri ambientali ed esclusi dalla distribuzione della ricchezza, ma gravati da un debito pubblico, in gran parte illegittimo, che li rende schiavi, ancor di più, di un sistema economico che sfrutta il pianeta e l’umanità.
In questa direzione va anche l'analisi del “Pontificio Consiglio Giustizia e Pace” nel messaggio che il suo presidente, cardinal Peter K. A. Turkson, ha inviato ai partecipanti a questo Convegno “Dal G8 alla Laudato sì: il Giubileo del debito?“ e del quale questo breve stralcio è illuminante e politicamente rilevante: “Negli ultimi anni, in conseguenza alla crisi economica e finanziaria internazionale il problema del debito pubblico si è manifestato con vigore anche nelle economie dei paesi sviluppati e, in particolar modo, in Europa. Di fonte ad una crisi del debito divenuta sempre più globale, sarebbe opportuno – in questi ultimi mesi dell'anno giubilare della Misericordia – riflettere nuovamente sull'opportunità di ridurre, se non addirittura condonare il debito a quei paesi che schiacciati da questo fardello non riescono a porre le basi per lo sviluppo umano delle persone, soprattutto delle nuove generazioni. Papa Francesco ci ricorda nella Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, come “il richiamo all'osservanza della legge non possa ostacolare l'attenzione per le necessità che toccano la dignità delle persone”. Sempre nel messaggio viene sottolineato come anche il Centro Africano per lo Sviluppo e gli studi di strategia dichiari che “il debito demolisce le scuole, gli ospedali e le cliniche e i suoi effetti sono non meno devastanti di quelli di una guerra”.
L'ideologia del debito mette sotto scacco la democrazia, predeterminando le scelte politiche ed economiche tanto a livello nazionale quanto a livello locale, mettendo a rischio la stessa funzione pubblica e sociale degli enti di prossimità e minando il tessuto sociale delle comunità.
Agire contro l'ideologia e la materialità del debito costituisce di conseguenza un impegno prioritario che vogliamo collettivamente assumere.
Non è la prima volta che, in questi 15 anni, i movimenti sociali e ecclesiali si incontrano per mettere in comune analisi, riflessioni e azioni sociali per contrastare “l'economia che uccide” e “la tirannia invisibile” (Evangelii Gaudium 53, 56) dei mercati finanziari.
Assieme abbiamo promosso iniziative per il controllo democratico dei movimenti dei capitali finanziari; assieme abbiamo contrastato i trattati di libero scambio (dalla direttiva Bolkestein all'attuale TTIP – ipotesi di trattato di libero scambio tra USA e UE); assieme abbiamo promosso sensibilizzazione e mobilitazione in difesa dei beni comuni e per un nuovo modello di società e di democrazia.
Sempre assieme, oggi riteniamo di dover agire per promuovere ad ogni livello la liberazione dei popoli e delle comunità dal debito illegittimo ed odioso, attivando la partecipazione diretta delle persone.
Da tempo anche nel nostro Paese sono iniziati percorsi di indagini e revisioni contabili (audit) del debito in diversi territori e Comuni (Roma, Napoli, Parma, Livorno, etc.), smascherando la geografia dei poteri che dietro di esso si nasconde.
Proprio a partire da queste esperienze è stata avviata anche in Italia la nascita del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm), un percorso collettivo per valutare il tema dell’annullamento del debito quale punto nodale per un’economia ed una finanza più giuste.
E' sulla base di queste riflessioni e considerazioni condivise che
noi oggi riuniti a Genova dopo questa giornata di lavoro collettivo, approviamo la presente Carta d'intenti comuni, ed esprimiamo l’interesse ad impegnarci come singoli o organizzazioni proponendo a tutte le realtà interessate ed attive a livello locale, nazionale ed internazionali, la costruzione di un percorso che abbia i seguenti obiettivi:
a) promuovere un diverso modello sociale ed economico che metta al centro la piena dignità di ogni persona nel rispetto della vita del pianeta, nostra casa comune;
b) promuovere una campagna di sensibilizzazione sui temi del debito, della finanza e della ricchezza sociale, che sappia comunicare in forme semplici la complessità di questi temi;
c) avviare, in forma partecipativa e dal basso l’istituzione di una Commissione popolare d'indagine e di verità sul debito pubblico italiano, al fine di sapere se, e in quanta parte, tale debito è illegittimo.
Come emerso dalla discussione comune di questa giornata, pensiamo ad un percorso:
1. che parta anche da realtà locali e settoriali (sanità, istruzione, servizi essenziali, grandi opere ecc.), perché sui temi specifici e dal basso si avverte maggiormente la pressione dell'austerity e dei tagli, risultando anche uno spazio di maggiore coinvolgimento che può produrre un nuovo senso comune, creando alleanze con vari settori della società civile;
2. che sia accompagnato da un gruppo di facilitazione che elabori una prima proposta di lavoro, da sottoporre a tutte le realtà interessate, per un primo appuntamento nazionale, tenendo conto della data che verrà fissata per il referendum costituzionale;
3. che sia caratterizzato da un lavoro dal basso e popolare per rendere i contenuti accessibili, con una comunicazione efficace per evidenziare pubblicamente la relazione tra malessere sociale e debito, avvicinando il tema alla gente e creando consapevolezza sui nessi tra debito e declino del welfare;
4. che coinvolga in particolar modo i giovani e le figure competenti;
5. che abbia le caratteristiche di un movimento popolare aperto e inclusivo verso le differenze sociali, culturali, e religiose;
6. che definisca strategie efficaci con obiettivi di breve, medio e lungo periodo, con periodiche verifiche di fattibilità;
7. che interroghi e investa anche le istituzioni, senza farsi vincolare dal rapporto con le istituzioni medesime;
8. che si intrecci con altre campagne già avviate sulla finanza pubblica, a partire da quella per la socializzazione della Cassa Depositi e Prestiti;
9. che sia collegato alla difesa e all'attuazione dell’articolo 47 della Costituzione per incoraggiare e tutelare l’accesso al risparmio popolare e per disciplinare il credito;
10. che metta in rete le esperienze delle città ribelli al debito locale, in vista della riappropriazione, da parte del popolo, del diritto all'insolvenza dei debiti illegittimi.
Primi firmatari:
Bersani Marco
Bertorello Marco
Bortolon Matteo
Coin Francesca
Cosentino Pino
De Lellis Antonio
Delfino Francesca
Di Nicola Renato
Filoni Chiara
Gesualdi Francesco
Lazzarotto Anna
Lovera Vittorio
Lucchetti Deborah
Manti Antonio
Mucci Maria
Piccoli don Silvio
Quintavalla Cristina
Ricchiuti mons. Giovanni
Stumpo Marcella
Tassi Edoardo
Toussaint Eric
Valentinetti mons. Tommaso
Viale Guido
Zanotelli Alex
Per contatti e adesioni, fare riferimento ad:
Antonio De Lellis adelellis@clio.it
Antonio Manti mantanna@tin.it

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  Proposte Regolementi interni
Inviato da: Athos Gualazzi - 17/07/2016, 21:48 - Forum: Bacheca - Risposte (4)

Propongo una traccia di regolamento da valutare art. per art. prima di passarlo sul decisionale:

REGOLAMENTO interno Associazione Prima le Persone
Premessa:
Prima le Persone si basa sull'assunto “Una Persona, una idea, un voto”.
TITOLO I: DELLA PIATTAFORMA
SEZIONE I: SCELTA E UTILIZZO DELLA PIATTAFORMA
Art. 1. Liquid Feedback
L’Assemblea decide di utilizzare Liquid Feedback aggiornata sempre all’ultima versione stabile e funzionante resa disponibile dagli sviluppatori, come Piattaforma deliberativa per la sua Assemblea Permanente, che risponderà all’indirizzo web http://altraitalia.it.
Sezioni, aree e policy in uso saranno definite attraverso questo Regolamento.
Le Persone, in regola con la quota associativa a Prima le Persone, avranno permesso di modifica e voto all’interno della Piattaforma che in lettura sarà completamente pubblica tranne i nominativi dei votanti.
Ogni iscritto, avente diritto, può proporre istanze ed emendamenti, secondo le policy più avanti indicate con il seguente schema:

titolo/oggetto dell’istanza
a) testo della proposta articolando dettagliatamente e sinteticamente
b) motivazioni esplicative a supporto della proposta
c) facoltative le motivazioni della respinta o accoglimento degli emendamenti


Art. 2. Validità delle iniziative approvate e loro modifica
Ogni iniziativa approvata sulla Piattaforma sarà vincolante per l'Associazione Prima le Persone, da ora PlP.
La modifica di qualsiasi iniziativa approvata potrà essere riproposta in Piattaforma soltanto dopo che sia trascorso un tempo triplo del tempo di discussione impiegato per approvarla.
Ogni iniziativa non approvata potrà essere riproposta in qualsiasi momento per un massimo di tre volte.
SEZIONE II: SEZIONI E AREE
Art. 3. Sezioni in uso
La Piattaforma sarà suddivisa in Sezioni, una denominata “Principale” a cui avranno accesso e diritto di voto tutti gli iscritti e altre venti, una per ciascuna Regione italiana, che porteranno la denominazione della Regione stessa, a cui avranno accesso in lettura tutti gli Iscritti e diritto di voto solo gli Iscritti residenti nella Regione stessa.
Ogni Iscritto potrà presentare, per qualsivoglia motivazione, richiesta di partecipazione anche ad altre Sezioni regionali, previo parere favorevole espresso dagli Iscritti della Regione a cui la suddetta richiesta viene inoltrata.
Art. 4. Aree in uso
La Sezione “Principale” e le Sezioni regionali conterranno tutte le relative aree di interesse, suddivise per argomento, secondo quanto descritto di seguito.
La partecipazione, diretta o tramite delega, degli Iscritti a ciascuna area è facoltativa.
Art. 5. Aree nella Sezione Principale
La Sezione “Principale” conterrà le seguenti Aree:

  1. 1. “Revisione dello Statuto o del Manifesto” – Area dedicata alle sole iniziative di revisione dello Statuto e/o del Manifesto2. “Organizzazione e priorità” – Area dedicata alle sole iniziative di natura organizzativa.3. “Revisione del Regolamento” – Area dedicata alle sole iniziative di revisione del presente Regolamento4. “Arbitrato” – Area dedicata alle questioni inerenti la Giustizia interna di PlP.5. “Elezioni ed incarichi” – Area dedicata alle elezioni degli Iscritti e assegnazione incarichi.6. “Mozioni ” – Area dedicata alle sole mozioni di carattere politico e programmatico7. “Gestione economica” – Area dedicata alle sole iniziative riguardanti la gestione economica e la Tesoreria8. “Comunicazioni in Assemblea” – Area dedicata alle comunicazioni di servizio quali dimissioni o altro che non richieda votazione.9. “Redazione testo”– Area dedicata alla redazione testi e comunicati .
Art. 6. Aree nelle Sezioni regionali
Ciascuna sezione regionale conterrà le seguenti Aree:
  1. “Organizzazione e priorità”
    2. “Elezioni ed incarichi”
    3. “Gestione economica”
    4. Altre Aree possono essere richieste da ciascuna Regione
SEZIONE III: POLICY
Art. 8. Policy in uso
Le policy da utilizzare all’interno della Piattaforma nella Sezione “Principale” sono le seguenti:
8-1. “Statuto e Manifesto”.
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 20%.
Tempo di discussione: 90 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 5 giorni
Quorum di ammissione al voto: 30%
Tempo di voto: 15 giorni
Maggioranza diretta: 2/3
Maggioranza indiretta: 2/3
Questa policy sarà inserita nella sola Area “Revisione dello Statuto o del Manifesto” e dovrà essere usata per effettuare tutte le modifiche dello Statuto o del Manifesto.
8-2. “Regolamento”
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 15%.
Tempo di discussione: 30 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 2 giorni
Quorum di ammissione al voto: 25%
Tempo di voto: 7 giorni
Maggioranza diretta: 1/2
Maggioranza indiretta: 1/2
Questa policy sarà inserita nella sola Area “Revisione del Regolamento” e dovrà essere usata per effettuare tutte le modifiche di questo Regolamento.
8-3. “Elezioni in Assemblea”
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 10%.
Tempo di discussione: 15 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 2 giorni
Quorum di ammissione al voto: 20%
Tempo di voto: 7 giorni
Maggioranza diretta: 1/2
Maggioranza indiretta: 1/2
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Elezioni ed incarichi” di qualsiasi Sezione e dovrà essere usata per qualsiasi elezioni e/o incarico diverso da quelli normati separatamente, ovvero l’elezione dei Certificatori e di tutte le Elezioni Ordinarie rientranti nei casi descritti al Titolo II “DELLE ELEZIONI ORDINARIE”.
8-4. “Elezione nelle Regioni”
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 10%.
Tempo di discussione: 15 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 2 giorni
Quorum di ammissione al voto: 20%
Tempo di voto: 7 giorni
Maggioranza diretta: 2/3
Maggioranza indiretta: 2/3
Questa policy sarà inserita nell’area “Elezioni ed incarichi” della Sezione “Principale” e dovrà essere usata per eleggere o conferire incarichi nelle Regioni che decidano di darsi una diversa struttura organizzativa regionale.
8-5. “Spese entro 500 euro”
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 10%.
Tempo di discussione: 7 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 1 giorno
Quorum di ammissione al voto: 20%
Tempo di voto: 2 giorni
Maggioranza diretta: 1/2
Maggioranza indiretta: 1/2
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Gestione economica” e dovrà essere usata per autorizzare la Tesoreria a spese entro 500 euro, non rientranti tra quelle già approvate in fase di Bilancio Preventivo.
8-6. “Spese oltre 500 euro”
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 20%.
Tempo di discussione: 7 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 1 giorno
Quorum di ammissione al voto: 30%
Tempo di voto: 2 giorno
Maggioranza diretta: 2/3
Maggioranza indiretta: 2/3
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Gestione economica” e dovrà essere usata per autorizzare la Tesoreria a spese oltre 500 euro, non rientranti tra quelle già approvate in fase di Bilancio Preventivo.
8-7. “Pubblicazione testo”
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 10%.
Tempo di discussione: 7 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 1 giorno
Quorum di ammissione al voto: 20%
Tempo di voto: 2 giorni
Maggioranza diretta: 1/2
Maggioranza indiretta: 1/2
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Organizzazione e priorità” e dovrà essere utilizzata per chiedere la diffusione di un messaggio a nome del Partito Iscritto tramite uno dei canali di comunicazione disponibili.
8-8. “Pubblicazione testo urgente”
Tempo di nuovo: 1 giorno
Quorum di ammissione alla discussione: 20%.
Tempo di discussione: 2 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 12 ore
Quorum di ammissione al voto: 30%
Tempo di voto: 1 giorno
Maggioranza diretta: 2/3
Maggioranza indiretta: 2/3
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Organizzazione e priorità” e dovrà essere utilizzata per chiedere la diffusione di un messaggio a nome del Partito Iscritto tramite uno dei canali di comunicazione disponibili.
8-9. “Mozione ordinaria”
Tempo di nuovo: 5 giorni
Quorum di ammissione alla discussione: 5%.
Tempo di discussione: 30 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 2 giorni
Quorum di ammissione al voto: 10%
Tempo di voto: 7 giorni
Maggioranza diretta: 1/2
Maggioranza indiretta: 1/2
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Organizzazione e priorità” e in tutte le aree “Mozioni Politiche”.
Nel primo caso verrà utilizzata per autorizzare un evento di carattere organizzativo, mentre nel secondo sarà impiegata per l’approvazione di un punto programmatico.
8-10. “Mozione urgente”
Tempo di nuovo: 1 giorno
Quorum di ammissione alla discussione: 10%.
Tempo di discussione: 2 giorni
Tempo di sospensione e verifica: 12 ore
Quorum di ammissione al voto: 20%
Tempo di voto: 1 giorno
Maggioranza diretta: 2/3
Maggioranza indiretta: 2/3
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Organizzazione e priorità” e in tutte le aree “Mozioni Politiche”.
Nel primo caso verrà utilizzata per autorizzare un evento di carattere organizzativo, mentre nel secondo sarà impiegata per l’approvazione di un punto programmatico.
8-11. “Comunicazione in Assemblea”
Tempo di nuovo: 0
Quorum di ammissione alla discussione: 0%.
Tempo di discussione: 12 ore
Tempo di sospensione e verifica: 0
Quorum di ammissione al voto: 0%
Tempo di voto: 7 giorni
Maggioranza diretta: 0/1
Maggioranza indiretta: 0/1
Questa policy sarà inserita in tutte le aree “Elezioni ed incarichi” e “Gestione economica” di qualsiasi Sezione, dovrà essere utilizzata da tutti gli Iscritti che intendano candidarsi per uno degli incarichi di cui al Titolo II, dimettersi da un incarico o da chiunque intenda aprire un nuovo Gruppo di Lavoro.
SEZIONE IV: PARAMETRI SPECIALI
Art. 9. Member_TTL (Time to Live)
Viene fissato in 60 giorni il tempo di inattività concesso agli utenti della Piattaforma (“member_ttl”) prima di considerarli inattivi.
Art. 9.bis delle Deleghe
Le deleghe, anche regionali, devono essere rinnovate ogni 60 giorni pena la decadenza.
TITOLO II: DELLE ELEZIONI ORDINARIE
SEZIONE I: ELEZIONE DEL/LA Presidente
Art. 10. Modalità elettive del/la Presidente
Viene eletto ogni due anni mediante estrazione casuale equiprobabile tra tutti gli Iscritti continuativamente da almeno due anni a PlP che non stiano ricoprendo l’incarico di Garante della Privacy o di Tesoriere e che abbiano fatto apposita richiesta mediante comunicazione in area “Elezioni ed incarichi” con policy “Comunicazione in Assemblea” almeno trenta giorni prima della fine del mandato del/la Presidente/ssa in carica.
Art. 11. Obblighi di legge
Una volta eletto, il/la nuovo/a Presidente dovrà farsi carico personalmente di ottemperare a tutti gli obblighi di legge, le cui spese rendicontate verranno saldate dalla Tesoreria, assumendo così la piena rappresentanza legale dell’Associazione.
SEZIONE II: ELEZIONE DEL GARANTE DELLA PRIVACY
Art. 12. Modalità elettive del Garante della Privacy
Viene eletto annualmente, con possibilità di ricandidarsi per l’anno successivo fino ad un massimo di tre mandati consecutivi, uno tra gli iscritti consecutivamente da almeno un anno che non ricopra l’incarico di Presidente/ssa o di Tesoriere e sia stato candidato in area “Elezioni ed incarichi” con policy “Elezioni in Assemblea”.
Art. 13. Elezione dei collaboratori del Garante della Privacy
Il Garante in carica potrà avvalersi di collaboratori da lui scelti tra gli Iscritti, fino ad un massimo di due, dandone semplice comunicazione in area “Elezioni ed incarichi” con policy “Comunicazione in Assemblea”.
I suddetti collaboratori terminano il loro mandato con quello del Garante che li ha nominati.
SEZIONE III: ELEZIONE DEL TESORIERE
Art. 14. Modalità elettive del Tesoriere
Viene eletto ogni due anni, con possibilità di ricandidarsi fino ad un massimo di tre mandati consecutivi, uno tra gli Iscritti iscritti consecutivamente da almeno due anni che non ricopra l’incarico di Presidente/ssa o di Garante della Privacy e sia stato candidato in area “Elezioni ed incarichi” con policy “Elezioni in Assemblea”.
Art. 15. Elezione dei collaboratori del Tesoriere
Il Tesoriere in carica potrà avvalersi di collaboratori da lui scelti tra gli Iscritti, fino ad un massimo di due, dandone semplice comunicazione in area “Elezioni ed incarichi” con policy “Comunicazione in Assemblea”.
I suddetti collaboratori terminano il loro mandato con quello del Tesoriere che li ha nominati.
SEZIONE VI: Assegnazione incarichi
Art. 16. Modalità elettive assegnazione incarichi
L'Assemblea Permanente può conferire incarichi di scopo per qualsiasi esigenza contingente con policy “Elezioni in Assemblea” e specificando obiettivo e tempistica per raggiungerlo, non è possibile conferire incarichi generici che costituiscano organigramma di PlP fatte salve le figure di cui alle sezioni I, II e III del TITOLO II: DELLE ELEZIONI ORDINARIE.
SEZIONE VII: ATTUAZIONE
Art. 17. Assunzione incarichi
Tutti gli incarichi assegnati dall'Assemblea Permanente vengono assunti responsabilmente e terminano alla realizzazione o abbandono del progetto .
Art. 18. Dimissioni degli incaricati
In caso di rinuncia di uno o più incaricati entro il loro progetto, si procederà se possibile al recupero dei disponibili o a nuove assegnazioni.
TITOLO III: DELLA GESTIONE ECONOMICA
SEZIONE I: QUOTA ASSOCIATIVA
Art. 19. Data di iscrizione
Per il socio iscritto con procedura di certificazione, la decorrenza della quota d’iscrizione inizia dalla data di attivazione nella Piattaforma.
Art. 20. Quota associativa
Come stabilito da Statuto
SEZIONE II: CANALI UFFICIALI
Art. 23. Elenco dei canali ufficiali
I canali ufficiali di pagamento sono i soli seguenti:
a) Conto corrente bancario
Intestatario: Associazione Prima le Persone
IBAN: IT88A0501804000000000216931
Banca: c/o Banca Popolare Etica - Filiale di Bari
b) Paypal: indirizzo/account tesoriere
c) Postepay
tramite versamento su POSTEPAY 5299 4880 0028 7561; presso Uffici Postali e Ricevitorie abilitate (in questo caso risulta utile inviare mail di avvenuto versamento in antonio.greco61@gmail.com?subject=quota%20iscrizione%20o%20donazione&body=Ho%20versato%20la%20somma%20di%20€%20.........%20tramite%20...........a​%20titolo%20di%20quota%20donazione%20%28cancellare%20donazione%20se%20si%20tratt​a%20di%20quota%20o%20viceversa%29%0Afirmato%20...........%20)
SEZIONE III: RINNOVI
Art. 21. Sospensione dell’accesso alla Piattaforma
Trascorsi 60 giorni dal mancato rinnovo si procede alla sospensione dell’accesso alla piattaforma.
L’accesso alla Piattaforma verrà ripristinato al pagamento di tutte le quote non pagate.
Il socio sospeso per mancato rinnovo della quota associativa non perde comunque, a norma di legge, la qualifica di Socio.
SEZIONE IV: BILANCIO
Art. 22. Bilanci
I bilanci infrannuali, le previsioni di bilancio e il bilancio finale vengono rilasciati dalla Tesoreria tramite comunicazione in Piattaforma in area “Gestione economica” mediante apposito collegamento consultabile in sola lettura.
Ogni socio avrà la possibilità di consultare e visionare sempre l’andamento economico durate tutto l’anno.
Il bilancio preventivo e consultivo sono pubblicati in Piattaforma nell’area “Gestione economica” e devono essere approvati dall’Assemblea.
Il bilancio viene certificato dall’A.P. dando così garanzia di trasparenza e condivisione, deve contenere un elenco delle entrate e delle uscite organizzato in modo che siano prevedibili le dotazioni di base.
Tutti gli Iscritti possono partecipare alla certificazione del bilancio.
Art. 23. Pubblicazioni
La pubblicazione del bilancio deve rispettare rigorosamente la privacy dei soci.
Ogni donazione di importo superiore alla quota annua d’iscrizione ordinaria viene indicata in bilancio.
Il bilancio finale annuale una volta approvato viene pubblicato sul sito senza limitazioni alla visualizzazione.
I bilanci infrannuale così come l’elenco soci aggiornato, rispettando i diritti del socio, devono essere forniti almeno semestralmente all’Assemblea in Piattaforma nell’area “Gestione economica” e devono essere approvati dalla stessa Assemblea.
TITOLO IV: Degli Iscritti
SEZIONE I: CODICE DI CONDOTTA degli Iscritti
Premessa
Questo Codice di Condotta riguarda gli ambiti gestiti o utilizzati dagli Iscritti per gli Iscritti e gli ospiti e si applica nelle interazioni uno-a-uno, uno-a-molti, molti-a-molti.
Il Codice deve essere inserito nella documentazione e nei termini di servizio degli ambiti gestiti dagli Iscritti per gli Iscritti e gli ospiti.
Sulla base delle violazioni di questo Codice, l' Assemblea Permanente può intervenire per facilitare il regolare svolgimento delle attività dell'Associazione e garantire la civile convivenza tra gli Iscritti e gli ospiti.
Art. 24.
PlP accoglie ed incoraggia la partecipazione di tutti.
Non importa come ti identifichi o come gli altri ti percepiscono: sei il benvenuto.
Diamo il benvenuto a tutti fintanto che interagiscono in modo costruttivo con i nostri obiettivi condivisi.
Il nostro progetto è di natura politica ma apprezziamo e incoraggiamo i contributi di coloro che hanno esperienza in altri settori e li accogliamo nella nostra comunità.
Art. 25. Sii rispettoso
In un progetto delle dimensioni di PlP, inevitabilmente ci saranno persone con le quali potrai essere in disaccordo, o trovare difficoltà a cooperare. Accetta che sia cosi e rimani rispettoso.
Il disaccordo non è una scusa valida tale da giustificare comportamenti incivili o attacchi personali, una comunità in cui le persone si sentono minacciate non è una comunità sana.
Adotta un linguaggio di rispetto e di uguaglianza, ricorda che il soggetto del nostro progetto è l'idea e non chi la supporta.
Art. 26. Assumi la buona fede
Le Persone hanno molti modi di raggiungere i propri obiettivi condivisi ma possono differire dai tuoi.
Parti dal presupposto che altre Persone stiano lavorando in questa direzione.
Ricorda che non tutte le Persona sono di madrelingua italiana e possono avere background culturali diversi.
Art. 27. Sii collaborativo
PlP è un progetto grande e complesso; c’è sempre da imparare.
E’ bene chiedere aiuto ogni qual volta se ne sente il bisogno.
Allo stesso modo, offerte di aiuto dovrebbero essere viste nel contesto dell’obiettivo comune di migliorare PlP.
Quando fai qualcosa per il bene del progetto, sii disposto a spiegare agli altri come funziona, in modo che possano condividere e migliorare il lavoro.
Art. 28. Sii conciso
Tieni a mente che ciò che si scrive anche una sola volta potrà essere letto da tutti e nel tempo.
PlP dispone di vari strumenti di comunicazione ciascuno dei quali svolge al meglio una propria funzione.
a) Mailing list: evitare discussioni ed utilizzarle unicamente per segnalare dove si è avviato un argomento in qualsiasi spazio anche non di PlP (forum, lqfb, sito o altro spazio d'interesse).
b) Forum è lo spazio ideale per condividere argomenti e strutturare discussioni, è statico e non impone tempi predefiniti.
c) Web-conference/chat per un contatto più immediato e confidenziale, l'invito deve essere fatto sulla mailing list affinché tutti ne siano a conoscenza e possano partecipare, per sondare orario e giorno di maggior partecipazione l'appuntamento è fissato con il dudle liberamente disponibile all'indirizzo https://dudle.inf.tu-dresden.de/?lang=it.
d) decisionale per verbalizzare e decidere in ordine a PlP.
Cerca di rimanere in tema, soprattutto nelle discussioni che sono già abbastanza grandi.
Art. 29. Sii aperto
La maggior parte delle vie di comunicazione utilizzate dalle Persone comprende sia comunicazioni private che pubbliche.
Prediligi metodi pubblici di comunicazione per i messaggi relativi a PlP, a meno di trattare qualcosa di particolarmente sensibile.
L’effetto immediato è di permettere di ricevere un sostegno pubblico agli argomenti e di risolvere molto piu velocemente gli errori.
Art. 30. In caso di problemi
Mentre questo codice di condotta dovrebbe essere rispettato da PlP, riconosciamo che ciascuno può avere avuto una brutta giornata o non essere a conoscenza di antefatti è quindi necessario essere tolleranti.
In particolare:
1. I messaggi non devono essere offensivi o irrispettosi
2. Devono presumere la buona fede
SEZIONE II: PROFILO Iscritto
Art. 31. Gestione dei dati personali
Ciascun Iscritto in Piattaforma è responsabile di tutti i dati immessi nel proprio profilo e risponde di fronte all’Assemblea per eventuali contenuti irrispettosi o in violazione di leggi vigenti dello Stato e anche per eventuali contenuti falsi.
In particolare, in caso di recesso dovrà farsi carico in prima istanza della rimozione di tutte le informazioni personali contenute nel profilo stesso.
Art. 32. Gestione della partecipazione volontaria alle aree.
Ciascun Iscritto in Piattaforma è responsabile della partecipazione o meno alle aree indicate in Piattaforma.
In particolare, in caso di recesso dovrà farsi carico in prima istanza della rimozione della partecipazione da tutte le aree a cui stava partecipando.
Art. 33. Gestione delle deleghe
Ciascun Iscritto è responsabile di tutte le deleghe da lui date ad altri Iscritti in Piattaforma.
SEZIONE III: RECESSO dell'Iscritto
Art. 34. Comunicazione del recesso
Ciascun Iscritto che intende recedere dall’Associazione, perdendo così la qualifica di Iscritto, è tenuto a dare comunicazione della sua volontà scrivendo al Garante della Privacy all’indirizzo garanti@altraitalia.it.
Sarà cura del Garante stesso fornire entro il 5 di ogni mese un resoconto di tutti gli Iscritti dimissionari il mese precedente, tramite comunicazione in Piattaforma nella Sezione Principale, area “Elezioni ed incarichi” con policy “Comunicazioni in Assemblea”.
Art. 35. Obblighi collaterali
Sarà inoltre cura dell' Iscritto stesso, che perderà quindi ogni incarico eventualmente ricoperto all’interno di PlP, rimuovere l’iscrizione a tutti gli strumenti utilizzati (quali ad esempio mailing lists, sito web eccetera…) o direttamente o tramite gli amministratori di tali strumenti.
TITOLO V: DEI CERTIFICATORI
Art. 36. Candidature
In aggiunta all'autoiscrizione diretta dal sito tutti gli Iscritti possono candidare persone estranee a PlP e fungere da tutor per favorire l'inserimento del nuovo socio sia nella compilazione del modulo digitale che nella conoscenza del decisionale.
Art. 37. Idoneità e sistema di certificazione in uso
Il sistema di certificazione in uso avviene tramite compilazione del modulo disponibile sul sito ufficiale dell'Associazione e gestito dal garante della privacy e dall'amministratore del sito, il certificatore può ricevere il modulo cartaceo che deve inoltrare al tesoriere insieme alla quota associativa se raccolta brevi manu.
Art. 38. Elezione
Tutti gli Iscritti in possesso dell’idoneità di cui al precedente articolo possono assumere incarichi assegnati in Assemblea in area “Elezioni ed incarichi”.
TITOLO VI: DEI GRUPPI DI LAVORO
SEZIONE I: COSTITUZIONE
Art. 39. Modalità di costituzione dei gruppi
Ciascun Iscritto che lo ritenga opportuno, potrà decidere di costituire un gruppo di lavoro autonomo dandone comunicazione in Assemblea nella Sezione Principale della Piattaforma, in Area “Elezione ed incarichi”, con policy “Comunicazione in Assemblea”.
La partecipazione a qualsiasi gruppo è libera e su base volontaria.
Art. 40. Risorse del gruppo
Ciascun gruppo decide autonomamente come strutturarsi e di quali strumenti dotarsi.
Qualora necessiti di condividere strumenti esistenti, dovrà coordinarsi con gli altri gruppi.
Qualora necessiti di strumenti ex-novo dovrà chiedere approvazione assembleare in Piattaforma, sezione Principale, area “Organizzazione e priorità” con policy “Mozione urgente” o “Mozione ordinaria”, a seconda dell’urgenza della richiesta.
Art. 41. Chiusura di un gruppo
Ciascun gruppo che intenda esaurito il proprio scopo dovrà darne comunicazione in Assemblea nella Sezione Principale della Piattaforma, in Area “Elezione ed incarichi”, con policy “Comunicazione in Assemblea”.
Le risorse eventualmente utilizzate potranno essere riallocate.
TITOLO VII: DELLE SEZIONI LOCALI
Art. 42. Autonomia delle sezioni locali
Le sezioni locali sono autonome nelle iniziative da intraprendere a patto che tutte le decisioni vengano prese o riportate all’interno della relativa sezione regionale della Piattaforma e non siano in contrasto con lo Statuto, il Manifesto e il Regolamento di PlP .
Art. 43. Gestione economica delle sezioni locali
La gestione economica delle sezioni locali è liberamente decisa dalle stesse, come specificato nel precedente articolo.
Ogni metodo di finanziamento per le attività locali viene autonomamente deciso in ambito locale.
E’ facoltà di ogni sezione locale, intesa su base regionale, chiedere finanziamenti straordinari alla Tesoreria, che li potrà concedere a seguito di apposita decisione Assembleare.
Art. 44. Candidature alle elezioni amministrative
Le sezioni locali regionali di PlP sono autonome e provvedono all'autofinanziamento delle proprie iniziative.
Art. 45. Strumenti in dotazione alle sezioni locali.
Qualunque sezione ne faccia richiesta, sarà dotata di una mailing list tipo nomeregione@lists.primalepersone.eu e di un dominio di terzo livello del tipo nomeregione.primalepersone.eu, con relativo puntamento dei DNS ad indirizzo IP fornito dalla sezione locale stessa, che curerà e amministrerà in proprio l’infrastruttura tecnologica necessaria.
Art. 46. Controversie e dispute tra Soci in ambito locale.
Poiché i soli ambiti locali possibili sono attualmente limitati alle Regioni italiane, i gruppi locali per quanti essi siano dovranno comunque tutti comunicare decisioni comuni usando la Piattaforma nelle rispettive sezioni locali.
Ogni disputa e controversia sarà regolata e gestita a livello nazionale, tramite l'Assemblea Permanente
Art. 47. Strumenti di comunicazione e loro utilizzo.
L'Associazione utilizza tutti gli strumenti di comunicazione interna ed esterna permessi dalla tecnologia corrente in particolare:
a) Mailing list aperta a tutti i soci in modalità uno a tutti, l'utilizzo è riservato a comunicazioni e sconsigliato per discussioni;
b) Forum pubblico dedicato alle discussioni con area riservata ai soli soci;
c) Video conferenze aperte a tutti gl'iscritti.

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  tempo di bilanci
Inviato da: Laura Cima - 17/07/2016, 10:07 - Forum: Bacheca - Risposte (6)

Tempo di bilanci

Si avvicina il mio settantaquattresimo compleanno che passerò con figli e nipoti: una vita spesa a contrastare violenze e ingiustizie, a cominciare da quelle che subiscono le donne in tutto il mondo. Una vita piena e fortunata, tanti rapporti importanti che rimangono e nuovi che si aprono, ora nella mia cittá si realizzano speranze e ci si confronta con amiche e amici nelle istituzioni, femministe, Notav e salviamo il paesaggio al potere. Quindi dovrei essere contenta.
Ma come si puó con tutti queste morti violente ogni giorno, di persone inermi che guardano su una passeggiata marina i fuochi artificiali con i loro figli nel passeggino, vanno in treno a scuola o al lavoro, partecipano a un concerto o siedono al bar o al ristorante, vengono nei nostri paesi a cercare aiuto per vivere e trovano muri, affogano in mare. Come si puó mentre ieri due donne sono state di nuovo uccise dai loro mariti, nel modo piú barbaro, una a martellate, mentre chiudeva la casa per le vacanze o altre che avevano denunciato inutilmente, o accettavano di parlare l’ultima volta con chi le picchiava o voleva tenerle a forza con sé, con chi badavano perché anziano e incapace di gestirsi ma che non ha tollerato di non poterle costringere con la forza a soddisfarlo sessualmente, o dal fratello perché troppo ribelle. Ogni giorno le segnalo su un gruppo Fb aperto da uomini amici “per Sara e le altre innumerevoli vittime”consapevole che non serve, ma perché ne resti memoria.
Intanto si chiudono tutti i centri antiviolenza dove amiche piú giovani spendono il loro tempo con passione nelle poche ore libere. Intanto altre faticano a vivere perché rischiano lo sfratto, non trovano lavoro ed hanno figli da mantenere, sole senza ex compagni che non pagano gli assegni di mantenimento e tantomeno si occupano dei figli che hanno generato. “non ci sono piú soldi per progetti, solo debiti” “dobbiamo tagliare tutti i servizi” “voucher se vuoi lavorare per qualche settimana senza garanzie”.
Come si puó se si accumulano i fallimenti alla velocità della luce nell’ultima organizzazione politica  in cui ti confronti, a livello nazionale come Ae o a livello locale come Altra liguria ad esempio, sperando di consolidare esperienze positive? Se non si riesce a incastrare l’avversario politico, quello che governa in modo irresponsabile chiudendo spazi e aumentando ingiustizie, perché quando per una volta  ci riesci ti ritrovi aggredita da chi pensavi che fosse contenta come te e invece non va bene niente, nessun successo politico va riconosciuto, scetticismo e contrapposizioni con il nemico, esterno e interno, diventano prioritari comunque? Oppure ti trovi contro in campagna elettorale una nuova formazione, Rete a sinistra puta caso, inventata da un Cofferati che oggi ha di nuovo cambiato bandiera ma conservato il suo seggio in PE?
Cari amici e amiche di primalepersone, anche noi dobbiamo approvare il nostro bilancio, predisposto dal tesoriere, entro questo mese. Ma piú importante ancora dobbiamo fare insieme un bilancio politico della nostra esperienza e decidere se morire definitivamente dopo questo ultimo mesi in cui abbiamo iniziato inspiegabilmente ad agonizzare o se abbiamo voglia, e sufficiente rispetto reciproco delle nostre differenze, di rilanciare la nostra esperienza aprendoci al confronto con chi sta costruendo una società piú giusta e partecipata, con la disponibilitá anche ad ascoltare ed imparare, a mettere in discussione le nostre certezze che rischiano di ingabbiarci.
Stasera parecipo all’assemblea  degli amici del savonese “beni comuni” (a chi interessa invio il bel report di Roberto Melone) che hanno subito la vittoria della Lega a Savona dopo quella di Toti in Regione e domani mi ritrovo con tanti a Genova  a sentire Toussaint, Bersani,Zanotelli, Viale, Gesualdi e tanti altri politici maschi illustri  coordinati da Antonio De Lellis nel convegno Giubileo del debito. Una Genova che rischia nelle amministrative del prossimo turno perché Doria é stato un sindaco deludente almeno come Pisapia. L’unico sindaco arancione che ha rivinto ed aperto una nuova fase è De Magistris e noi abbiamo perso l’occasione di confrontarci con lui. Non ho ancora capito perché abbiamo dimostrato in questa occasione tutte e tutti una cosi grande incapacitá politica lasciando Mario da solo, che da marzo ci sollecitava a preparare l’incontro con lui e un nostro appuntamento.
Anche il chiarimento sollecitato da Ago a fine mese non ci sará, forse perché le premesse giocate in mailing list, facendo fuggire molti, non erano invitanti. Ci resta agosto per preparare incontri in questo anno a sostegno del no e per tutto quello che vorremo proporre. Ritrovarci insieme a progettare momenti di crescita e confronto collettivi è la carta che ci rimane da giocare per evitare di far fallire un percorso di due anni in cui abbiamo creduto e molti di noi, chi piú e chi meno, si é speso a livello locale e nazionale. I temi e le occasioni di confronto non ci mancano. Simonetta e Roberta ne hanno giá avanzati alcuni. Io condivido l’esigenza espressa da chi vuole lavorare insieme per l’appuntamento rimandato di Napoli. A Torino Cavallerizza è un luogo vivo in cui possiamo ospitarvi per capire insieme come collegarci. A Genova sarebbe bene dare una mano per evitare un’altra vittoria della destra. Il fallimento della raccolta firme impone a tutte e tutti una riflessione e un rilancio del No alla deforma mentre aspettiamo con ansia il pronunciamento della Corte sulle incostituzionalità.
Nel frattempo avevo discusso con Domenico di dotarci di un possibile regolamento, e gli chiederei di mettere una prima bozza, se ne ha voglia, qui sul forum  mentre confermo che il nostro statuto soft a me va bene cosí ma chiedo a chi lo vuole riformare di avanzare proposte concrete.
Il lavoro comune non ci manca, e lavorando insieme ci si chiarisce positivamente. Basta averne il desiderio personale e politico.
Nel frattempo buone vacanze a tutte e tutti
Laura Cima

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  16-17 luglio Napoli
Inviato da: Athos Gualazzi - 20/06/2016, 21:50 - Forum: Bacheca - Risposte (22)

La fase politica che stiamo vivendo è molto complessa, e spesso dolorosa.


Ogni giorno ci aspetta un elenco di morti di fronte a cui ci sentiamo impotenti.
Migranti, vittime dell’Isis, delle crisi ambientali o di qualche pazzo armato dalla lobby delle armi, donne uccise da chi dice di amarle.
L’aggressività e la violenza, razzismo, xenofobia ed intolleranza si stanno insinuando nella società e contaminano ogni rapporto, personale e politico.
Per lavorare ad un altro mondo possibile, più giusto, per affermare la conversione ecologica, per sentirci di nuovo parte di un grande movimento che cambia le cose nel nostro paese, nel Mediterraneo e in Europa, abbiamo bisogno di un luogo in cui condividere un processo politico chiaro in cui confrontarci e resistere.

Per questo, in questo settantesimo anniversario della nostra repubblica e del voto alle donne, vogliamo tornare alla nostra Costituzione, quella nata dalla resistenza.

“Per una nuova resistenza dalla resistenza” abbiamo scritto in un appello diffuso per incontrarci a Napoli, perché la modifica renziana della Costituzione, la legge elettorale Italicum, l’adesione al TTiP ci stanno sottraendo la sovranità tanto faticosamente conquistata.
Tutti sappiamo che le riforme sono volute e richieste, per il tramite dell'Europa, dalle cordate finanziarie che vedono nelle costituzioni dei paesi del sud Europa un ostacolo alla liberalizzazione, privatizzazione e mercificazione dell'esistente, ed è chiaro che le modifiche costituzionali intendono aprire la strada a trattati internazionali di liberalizzazione.

I padri e le madri costituenti non potevano certo immaginare che a 70 anni di distanza lo Stato potesse considerare l'insieme del patrimonio e delle risorse pubbliche come alienabili e mercificabili, che la Repubblica fondata sul lavoro divenisse quella dei voucher e della precarizzazione a vita, che la sovranità attribuita al Popolo divenisse quella dei nominati, che esclude le fasce più deboli della popolazione.

Assistiamo da tempo ad una vera e propria rottura del patto sociale tra cittadini e Stato, alla demolizione sistematica dei corpi intermedi, allo smantellamento dei diritti alla mortificazione della rappresentanza, ed alla persecuzione sistematica di tutti quei movimenti di lotta e resistenza che tentano di opporsi a questa deriva.
Le riforme renziane, in primis quella della Costituzione e della legge elettorale, minano profondamente la possibilità di continuare ad avere una ancor minima agibilità sociale e di pressione politica e minacciano seriamente la democrazia

In questo giugno stiamo tuttavia assistendo ad avvenimenti che potrebbero cambiare molto velocemente il quadro italiano ed europeo.

Il Governo Renzi ha ricevuto una sconfitta memorabile, che fa ben sperare in una valanga di No al referendum di Ottobre, i sondaggi in Inghilterra indicano un malessere molto diffuso verso questa Europa tecnocratica, l’avanzamento di Podemos e Izquierda in Spagna potrebbero segnare una sonora sconfitta per i partiti neoliberisti, le manifestazioni francesi contro la loi du travail indicano che è ancora forte la voglia di cambiamento.
Per non restare a guardare il cambiamento che ci sta intorno vogliamo provare a riaggregarci intorno a lotte e problemi da risolvere, seminando anche in territori nuovi e studiando e approfondendo insieme soluzioni praticabili.

Prima le Persone è nata per essere un’associazione aperta, riferimento nazionale in grado di tessere rapporti e dare una prospettiva politica nascente dal basso e dai territori, costruire un fronte di resistenza comune contro il dilagare del neo liberismo renziano. non un nuovo partito ma strumento di servizio coinvolgente, aperto ed accogliente, fondato su responsabilità e volontariato individuali, fuori dalle logiche di apparato e di professionismo politico.

Vi invitiamo a Napoli, sabato 16, per discutere insieme a noi questa prospettiva, vogliamo accogliere il contributo di tanti che oggi sono disorientati, vogliamo condividere una lettura dell’attuale realtà anche con i giovani napoletani che hanno contribuito alla vittoria di De Magistris.
Vi aspettiamo per condividere prospettive chiare di cambiamento.
Il giorno dopo, domenica, vorremmo dedicarlo alla nostra Associazione, capire come procedere, discutere insieme i nodi politici che sono emersi recentemente e la proposta di elaborare un nostro manifesto ed un regolamento.

Simonetta Astigiano
Laura Cima
Athos Gualazzi
Laura Orsucci
Piero Serniotti
Mario Sommella

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  INIZIATIVA A NAPOLI
Inviato da: Roberta Radich - 15/05/2016, 19:11 - Forum: Bacheca - Risposte (7)

NAPOLI  …
Sabato 25 giugno ore 14.00 – 18.30
Domenica 26 giugno 9.00 - 13.00
------------------------------------------------------------------------------------------------------------

NO ALLE CONTRO-RIFORME:
DALLA RESISTENZA ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI
ALLA RINASCITA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA PARTECIPAZIONE  

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Organizzata da: PrimalePersone in collaborazione con i comitati campani
Comune di Napoli ?  ……. Altri???


---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Si è aperta la campagna del referendum confermativo delle “riforme” costituzionali che si terrà ad ottobre e vedrà impegnati il fronte del NO e il fronte del SÌ in una serrata e pesante contrapposizione.
Renzi ha voluto impostare questo referendum come un possibile plebiscito personale, spostando il focus della scelta che gli italiani saranno chiamati a fare, dalla Costituzione al suo governo.
I principi democratici che hanno ispirato la Costituzione italiana del 1948 e ispirano le democrazie più avanzate, sono minati sia in termini di processo che di contenuto, di processo perché il governo ha imposto al Parlamento una riforma costituzionale che dovrebbe partire dal Parlamento stesso, di contenuto per la pesante deriva autoritaria e centralista che disegna.
Il combinato disposto della legge elettorale Italicum e delle “riforme” Costituzionali delinea una riduzione della rappresentanza e della sovranità popolare,  accentra nell’esecutivo di governo i poteri ad oggi condivisi con Enti Locali e Regioni in materia ambientale, energia, salute, e sicurezza sul lavoro, rende sempre più inaccessibili gli strumenti della democrazia rappresentativa, partecipativa e diretta, mina l’architettura tra i poteri dello Stato e rende la Costituzione aperta a successive preoccupanti modifiche.
E’ evidente che è in atto un disegno, che va ben oltre la sola Italia, volto a smantellare e delegittimare le Costituzioni nazionali e a far valere i trattati di una Unione Europea che non ha né unità politica, né Costituzione, portando a una veloce disintegrazione del principio della sovranità popolare.
Il modo migliore per controbattere e contrastare lo scempio della Costituzione in atto, consiste nel proporre un percorso in positivo, prefigurando il mondo che vorremmo, che va ben oltre il mantenimento dello status quo, come vuole strumentalmente far supporre il contro-riformismo renziano.
L’incontro vuole affrontare le “riforme” renziane e contestualmente ragionare su come di attuare i principi Costituzionali e aggiornarne i contenuti alle sfide locali e globali che ci aspettano.
A partire dalle ragioni del NO a modifiche che riducono la base della democrazia e della rappresentatività dei cittadini vorremmo avviare assieme un ragionamento su una Costituzione formale e materiale innovata. Crediamo sia necessario avviare un nuovo processo tra forze anche eterogenee che diano vita a un nuovo Patto sociale su obiettivi condivisi per poter condurre una necessaria Transizione sociale e politica, esattamente come avvenuto nel secondo dopoguerra.  Ed è effettivamente una Guerra quella in atto: una guerra fatta ai cittadini da parte di un grande coalizione costituita da forze economico-finanziarie, multinazionali e forze politico-istituzionali.
Gli obiettivi condivisi non possono che essere la libertà e l’autodeterminazione dei territori; la gestione dei beni di appartenenza comune e collettiva contro l’autarchia della finanza globale, vera ispiratrice delle contro-riforme costituzionali; la costituzionalizzazione del beni comuni; l’ampliamento della tutela dell’ecosistema; il rafforzamento degli istituti di democrazia partecipativa, diretta e di prossimità; l’attuazione e il rafforzamento delle tutele dei diritti. Questi sono solo alcune delle proposte che possono contribuire ad attuare e far crescere, anziché regredire come nella riforma renziana, la Costituzione antifascista del 1948.
Da questa iniziativa può nasce l’obiettivo di dar vita ad altri appuntamenti in tutta Italia che ne proseguano il ragionamento e contribuiscano alla campagna referendaria a supporto del NO alle riforme Renzi-Boschi.

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SABATO 25 GIUGNO, ore 14.00 – 18.30

Introduzione e saluti
14.00 - 14.45

Registrazione

Introduzione ai lavori da parte di Primalepersone
Introduzione da parte dei Comitati locali
Saluti del Sindaco
….


Le ragioni del NO alle Controriforme
14.45 - 18.30

TEMI:
Riforma del Senato
Riforma dei Titolo V
Combinato disposto Italicum e Riforme costituzionali: riduzione della rappresentanza e accentramento dei poteri

Nomi (soprattutto giovani costituzionalisti):
Enzo Di Salvatore ?
Anna Falcone ?
Andrea Pertici ?
Massimo Villone ?
…..

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DOMENICA 26 GIUGNO, ore 9.00 – 14.00

ENTI LOCALI E DEMOCRAZIA DI PROSSIMITA'
9.00 - 11.00

Introduzione:

Luigi De Magistris ?
Michele Emiliano ?
Leoluca Orlando ?
Federico Pizzarotti ?
Bengasi Battisti  ?
Sindaco di Saracena ?
L’esperienza veneta del kit per amministrazioni eco-solidali (Paolo Cacciari) ?

Pausa 11.00 – 11.30

LA COSTITUZIONE CHE VORREMMO
Domenica 11.30 - 13.30

Introduzione:  

Temi:
Ambiente, territorio, cultura, bellezza
Beni Comuni
Diritti
Democrazia partecipativa e diretta
Economia circolare
…..
Nomi
Luigi De Magistris ?
Enzo di Salvatore ?
Salvatore Settis (?)  o Tomaso Montanari (?)
Alberto Lucarelli: I beni comuni in Costituzione ?
Alex Zanotelli: pace e diritti ?
Antonio Ingroia?
Serena Pellegrino: la Bellezza in Costituzione ?
Domenico Finiguerra ?
Domenico Gattuso ?
Guido Viale ?
Marica De Pierri ?
Marco Bersani ? Finanza e beni comuni
.….
…..

Conclusione dei lavori
13.30 – 14.00

Conclude: ………

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  Tassazione indiretta
Inviato da: Athos Gualazzi - 30/04/2016, 17:12 - Forum: Costituzione - Nessuna risposta

L’articolo 53 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.Ed aggiunge: Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
La tassazione indiretta non soddisfa il criterio di progressività è quindi opportuno sia ridotta il più possibile? Se si un'ipotesi potrebbe essere quella di trasferirne il "peso" quanto più possibile su quella diretta.

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  Proposta operativa per referendum costituzionale
Inviato da: Pietro Del Zanna - 30/04/2016, 16:10 - Forum: Bacheca - Risposte (5)

Carissime/i,

Abbiamo avuto modo di sentirci tra noi tre e siamo qui a farvi una proposta operativa per la prossima campagna referendaria contro le “riforme” costituzionali, ma non solo.
La proposta consiste nel creare una prima importante iniziativa a giugno volta a rafforzare il nostro impegno per la vittoria del No nel referendum confermativo previsto per ottobre.
Crediamo che l’attenzione, coerentemente con il nostro principale interesse per la questione democratica e la conversione ecologica dell’economia, possa porsi in continuità con il “Documento di Crotone” redatto nell’estate del 2014 dal Coordinamento No Triv assieme a molti altri comitati e associazioni (in allegato).
Il documento focalizza l’attenzione sulla modifica del titolo V che accentra nell’esecutivo di governo i poteri ad oggi condivisi con Enti Locali e Regioni in materia ambientale (questo già anticipato dallo Sblocca Italia e arginato dall’iniziativa referendaria No Triv).
Riteniamo che il tema della difesa e dell’ampliamento  della democrazia di prossimità sia fondamentale e in linea con l’autodeterminazione dei territori che perseguiamo. Inoltre siamo certi questo possa intercettare l’interesse di molte fasce sociali, del mondo movimentista e associativo,  e di molte istituzioni (a livello regionale e comunale), come è stato, appunto, per il referendum No Triv.  Gli altri temi ovviamente riguardano la democrazia rappresentativa, partecipativa e diretta e la salvaguardia dell’architettura tra i poteri dello Stato prefigurata nella Costituzione, seriamente compromessa dalla riforma Renzi-Boschi.
E’ evidente che è in atto un disegno volto a smantellare e delegittimare le Costituzioni nazionali e a far valere i trattati di una Unione Europea che non ha né unità politica, né Costituzione, portando a una veloce disintegrazione del principio della sovranità popolare contenuto nell’articolo 1 della nostra Costituzione.
Pensiamo che il modo migliore per controbattere e contrastare lo scempio della Costituzione in atto, sia quello di proporre un percorso in positivo, prefigurando la Costituzione e quindi il mondo che vorremmo, che va ben oltre il mantenimento dello status quo.
In queste iniziative vorremmo discutere l’avvio di un  processo Costituente, ampio e democratico, come ogni momento Costituente deve essere, che affronti i temi di riforme veramente innovative, capaci di aggiornare la Costituzione ai tempi attuali e alle sfide che ci aspettano.
Nell’incontro potrebbero essere trattate tematiche che prefigurino una Costituzione formale e materiale innovata che possa porre le basi del mondo che vogliamo costruire assieme: la costituzionalizzazione del beni comuni, l’ampliamento della tutela dell’ecosistema, l’ampliamento degli istituti di democrazia partecipativa e diretta e di prossimità, l’attuazione e il rafforzamento delle tutele dei diritti, e molte altre proposte che possono andare a far crescere, non regredire come nella riforma renziana, la Costituzione antifascista del 1948.
Questo potrebbe essere il primo di una serie di incontri itineranti con i quali Primalepersone può contribuire a rafforzare il dibattito sulle riforme guardando al futuro e alla possibilità di concretizzare e rafforzare i percorsi politici e sociali avviati. 

L’iniziativa di PrimalePersone potrebbe porsi a fianco di altre iniziative alle quali noi stiamo partecipando attivamente che vogliono andare a rafforzare l’importante lavoro svolto dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale: si sta pensando all’avvio di un Comitato nazionale costituito (anche) da giovani (non solo giuristi), che si occupi di creare iniziative e proporre una strategia comunicativa più moderna ed efficace (a partire dai social network), capace di arrivare alle fasce più giovani e a proporre, appunto, una visione innovativa che contrasti l’ipocrita retorica giovanilista renziana. Il comitato, che dovrebbe dotarsi di una agenzia di marketing e di un proprio ufficio stampa, dovrebbe avere, inoltre, l'ambizione di provare a coinvolgere anche quei movimenti che si sono spesi per la campagna referendaria del 17 aprile, in modo da costituire un punto di ripartenza affinché il lavoro svolto in questi mesi non vada disperso. A breve dovrebbero esserci alcuni incontri utili a sondare tale possibilità: uno alla Camera dei deputati già fissato per l'11 maggio (parteciperanno Lacorazza, il Coordinamento No Triv, WWF, ecc.); l'altro ancora da fissare, finalizzato alla costituzione del comitato. 

Tornando al nostro incontro, abbiamo pensato a delle ipotesi di date: l’11 e/o 12 giugno oppure il week end successivo del 18 e/o 19 giugno.

Rispetto al luogo si è pensato a Napoli o Torino, ma in entrambi la data dell’11 si situa tra le amministrative e il ballottaggio. Ma anche altre città possono andar bene, considerando alcuni aspetti: che la città sia facilmente raggiungibile, che ospiti qualcuno di noi in grado di fare da base organizzativa e che si sia abbastanza certi di muovere una buona partecipazione.
In attesa di sapere cosa ne pensate e proponete
un caro saluto e un abbraccio a tutti e tutte! 

Enzo Di Salvatore
Antonella Leto
Roberta Radich



Allegati
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  UN PIANO B PER L'EUROPA COSTRUIAMO L'ALTERNATIVA ALL'EUROPA DELL'AUSTERITÀ E DELLA G
Inviato da: Athos Gualazzi - 21/03/2016, 19:46 - Forum: Bacheca - Risposte (5)

Il grande meeting di Madrid, del 19-20-21 febbraio scorsi, per la costruzione di un PIANO B contro l'austerità per un'Europa democratica, ha visto la partecipazione di alcune migliaia di persone, tra cui eurodeputatE del GUE, esponenti di Podemos, Izquierda Unida, Anticapitalista, la Piattaforma dell'auditoria cittadina contro il debito, ATTAC, CADTM, economistE e ambientalistE europee, lavoratrici in lotta contro la chiusura delle loro aziende, sindache e amministratrici espressione di movimenti di lotta.

L’esperienza greca, con la capitolazione imposta da Bruxelles e dai creditori, in aperto contrasto alla pronuncia popolare referendaria, ha dimostrato l’impossibilità di un percorso di cambiamento all’interno delle attuali istituzioni e trattati europei, la impossibilità  di un percorso solo nazionale e, sopratutto, il manifestarsi di una vera e propria emergenza democratica.

Un'altra economia ed un’altra democrazia, per un'altra Europa ed un altro mondo è stata l'esigenza che ha attraversato la tre giorni madrilena, a partire dalle proposte al momento avanzate per la lotta contro l'austerità (Manifesto “Un Piano B per l'Europa”, Austerexit, DiEM25), per superare il modello economico neoliberista che subordina la vita, i bisogni delle persone e l’ambiente, al profitto e ai grandi interessi della speculazione finanziaria.

Un modello economico che produce crisi: dalle crisi bancarie non ancora risolte ai nuovi segnali di caduta dei mercati finanziari, con la continua ricerca di sempre più alti tassi di remunerazione del capitale e la completa finanziarizzazione dell’economia. La crescita del debito pubblico e privato con l’imposizione di inaccettabili equilibri di bilancio agli Stati. Nuovi trattati commerciali e di investimento, come il TTIP, il CETA e il TISA che violano diritti e tutele delle cittadine Europee. Le controriforme del lavoro, che disseminano precarietà e indeboliscono lavorattrici e sindacati. Il sistematico taglio allo “Stato sociale”, ad iniziare da Scuola e Sanità pubbliche. Processi di privatizzazione e di “messa a profitto” dei beni comuni. Il continuo ricorso ad un'economia ed a politiche di guerra per garantire il controllo delle risorse, che hanno provocato la crisi democratica delle strutture statali e l’esplosione di conflitti etnici e religiosi.

Questa è l' UE che sta sferrando il colpo definitivo alla democrazia e allo stato di diritto, in particolare allo Stato sociale e ai diritti del mondo del lavoro.

Questa è l'UE che militarizza le frontiere, chiude le rifugiate in campi di detenzione, respinge in paesi terzi non sicuri coloro che fuggono dalle guerre, dalla spoliazione di risorse, dai disastri ambientali e climatici di cui è in larga misura responsabile. Che stipula accordi con la Turchia in aperto contrasto con le convenzioni per i diritti umani.
Ed è la stessa UE che al contempo favorisce gli interessi delle grandi lobby economico-finanziarie, che attraverso i loro portatori di interesse accreditati a Bruxelles e Strasburgo, costituiscono la fonte di ogni decisione.

Il dibattito madrileno ha posto l'esigenza di un Piano B contro l’austerità e per un Europa democratica per superare tutto ciò. È oggi fondamentale ridiscutere del debito pubblico degli Stati rifiutando di pagarne la quota illegittima; disubbidire ai trattati capestro come il Fiscal Compact; nazionalizzare le banche in crisi anziché salvarle con i soldi pubblici; istituire vincoli e controlli al grande capitale; ripubblicizzare i settori strategici dell'economia (i così detti monopoli naturali: acqua, energia, trasporti pubblici, telecomunicazioni, servizi di rete); aumentare la spesa sociale a favore delle persone e della creazione di posti di lavoro; costruire un processo eco-femminista di decrescita. 

Così come è fondamentale attuare una riconversione ecologica dell’intero sistema economico, per tutelare l’ambiente e la vita, e ripensare profondamente le forme attuali della democrazia, che a tutto hanno portato meno che all’instaurarsi di un effettivo potere del popolo, come è drammaticamente sotto gli occhi di tutti.

L’Assemblea di Madrid ha posto in esplicita relazione la sfida della democratizzazione dell’Europa con la costruzione di un demos europeo nel conflitto contro neoliberismo, debitocrazia e fortezza Europa. Ricostruire una dimensione europea dei conflitti e dei movimenti, con un esplicito richiamo alla esperienza dei forum sociali europei rideclinata nel tempo presente, e la definizione di una agenda di mobilitazione comune. E’ questo il percorso che vogliamo radicare anche nel contesto italiano, che più di altri ha bisogno di una fuoriuscita dalla passivazione, di interpretare la questione dell’unità come riconnessione di sociale e politico, di pratiche  mutualistiche e lotta per l'egemomia: ricostruzione di un blocco sociale, e non unità politicista di sigle. 

Il Piano B deve fondarsi, quindi, sulla riattivazione della mobilitazione popolare nelle strade, nelle piazze, nelle fabbriche, nelle Università,  nei quartieri e su forme sempre più diffuse di auto-organizzazione ed auto-rappresentazione popolare, attraverso una partecipazione diretta alla costruzione dell'alternativa alle politiche di austerità, attuale forma dell’oppressione imposta dall’alto; su scala almeno continentale, dato che è impensabile per noi, internazionaliste da sempre, che il ritorno ai sovranismi nazionali possa rappresentare una soluzione.

Per questo è necessario creare uno spazio politico e sociale di connessione di tutte le persone, i movimenti, le organizzazioni che si oppongono al modello attuale di UE, e costruire un'agenda comune di mobilitazioni per rompere col regime dell'austerità e avviare forme di lotta e disubbidienza contro i trattati europei. 

Saremo capaci di costruire un processo costituente in Italia e in tutti paesi europei solo se sapremo rendere possibile nello spazio europeo l’esercizio di un reale potere delle cittadine, attraverso un vasto processo di ripoliticizzazione della società europea e dei conflitti. Potremo riuscire solo se sapremo osare più democrazia a partire da noi stesse per essere poi credibili nella richiesta che di questo si facciano carico anche le Istituzioni.

Portiamo avanti questa proposta, da Madrid a Roma, dove il 7-8 maggio proponiamo a tutte le persone e le realtà interessate di incontrarci per elaborare il nostro contributo alla definizione del Piano B contro l'UE dell'austerità ed in preparazione della manifestazione europea che si svolgerà il 28 maggio. 

Pensiamo ad un incontro - paritario e orizzontale - tra tutte le persone che, singolarmente o dentro movimenti, associazioni, partiti e sindacati, lottano quotidianamente affinché un altro mondo sia possibile. Tutte le interessate possono comunicare la loro disponibilità a partecipare e pensare insieme l'appuntamento all'indirizzo planbitalia@gmail.com . Nell'ambito della due giorni parteciperemo tutte alla manifestazione STOPTTIP che si svolgerà il 7 maggio a Roma.


Per adesioni inviare una mail planbitalia@gmail.com


FIRME…



 

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  Yanis Varoufakis il manifesto di Diem
Inviato da: Athos Gualazzi - 17/03/2016, 13:51 - Forum: Gruppo di lavoro CONVERSIONE ECOLOGICA e POLITICA - Nessuna risposta

Manifesto di Diem

Per quanto, a livello globale, manifestino preoccupazione verso questioni come l’immigrazione e il terrorismo, le potenze hanno un solo vero spauracchio: la Democrazia! Si autoproclamano paladini della democrazia ma solo per negarla, esorcizzarla e sopprimerla nella pratica. Quello che un tempo fu il governo dei popoli europei, il governo della demos, oggi è il loro incubo.
L’Unione Europea avrebbe potuto essere la tedofora della democrazia, dimostrando al mondo come la pace e la solidarietà possono essere strappate dalle fauci dei fanatismi e dei conflitti secolari. Disgraziatamente una burocrazia e una moneta comune dividono i popoli europei che iniziavano a sentirsi uniti malgrado la diversità delle nostre lingue e delle nostre culture diverse.
In seno al collasso dell’UE si cela un inganno illegittimo: un processo decisionale, fortemente politico, opaco e imposto dall’alto viene presentato come “apolitico”, “tecnico”, “procedurale” e “neutrale”. L’obiettivo è impedire agli europei di detenere il controllo democratico su denaro, finanza, condizioni lavorative e ambiente.
Il prezzo di questo inganno non coincide solo con la fine della democrazia ma anche con politiche economiche insufficienti:
● Le economie della Zona Euro si stanno muovendo verso la scogliera dell’austerità competitiva, il che provoca una recessione permanente nei paesi più deboli e stimola minori investimenti nei paesi centrali
● Gli stati membri dell’UE che si trovano fuori dalla Zona Euro sono alienati e per questo cercano idee e partner in ambienti non convenzionali
● Disuguaglianze senza precedenti, la perdita di speranza e la misantropia germogliano in tutta Europa
A questo punto, compaiono davanti a noi due opzioni terrificanti:
● ritirarsi nel bozzolo dei nostri Stati-nazione
● o vivere nella zona anti-democratica di Bruxelles
Ci deve essere qualche altro percorso praticabile. E, infatti, c’è!
È quello che vede l’“Europa” ufficiale resistere con ogni suo nervo a un atteggiamento autoritario:
Un’ondata di democrazia!
Il nostro movimento, DiEM25, si prefigge di promuovere tale ondata.
Veniamo da ogni parte d’Europa e siamo uniti da diverse culture, lingue, accenti, affiliazioni politiche, ideologie, colori della pelle, identità di genere, credi e idee per una società migliore.
Ci siamo uniti in qualità di Europei impegnati e determinati a prevenire l’istituzionalizzazione di politiche europee senza cognizione di causa, qualcosa di profondamente dannoso per la democrazia che rende impossibile la realizzazione di un’Unione Europea democratica.
C’è un’idea semplice e radicale che dà abbrivio al DiEM25:
Democratizzare l’Europe! Per l’UE si tratta di democratizzarsi o di disintegrarsi!

Una volta stabilizzate le varie crisi europee, il nostro obiettivo a medio termine è istituire un’assemblea costituzionale all’interno della quale gli europei possano decidere come costruire, entro il 2025, una democrazia europea completamente sviluppata, con un Parlamento sovrano che rispetti il principio di autodeterminazione degli Stati e che condividi il potere con i parlamenti nazionali, con le assemblee regionali e con i consigli municipali.
Facciamo appello a tutti gli europei affinché si uniscano subito a noi per portare avanti il progetto di DiEM25 e per lottare a favore della democratizzazione dell’Unione Europea, per mettere fine alla riduzione delle relazioni politiche di quel potere mascherato da decisioni meramente tecniche, per sottoporre la burocrazia UE alla volontà del popolo sovrano europeo, per smantellare l’attuale potere che le grandi aziende esercitano sulla volontà dei cittadini e per dare un nuovo indirizzo politico alle regole che governano tanto il nostro mercato, quanto la moneta comune.
Siamo mossi da un’Europa della Ragione, della Libertà, della Tolleranza e dell’Immaginazione, possibile e attuabile grazie a una maggiore Trasparenza, una Solidarietà vera e una Democrazia autentica. Ambiamo a:

● Un’Europa Democratica nella quale tutte le autorità politiche affonderanno le radici nel popolo sovrano europeo
● Un’Europa Trasparente dove tutto il processo decisionale avviene sotto lo scrutinio dei cittadini
● Un’Europa Unita in cui le persone hanno tanto da condividere sia con i cittadini del loro stesso Paese, sia con quelli appartenenti al resto dell’Unione
● Un’Europa Realistica che si pone come obiettivo l’implementazione di riforme democratiche radicali, eppure realizzabili
● Un’Europa Decentralizzata che impiega il potere centrale per massimizzare la democrazia a livello locale
● Un’Europa Pluralista costituita da regioni, etnicità, credi, nazioni, lingue e culture diverse
● Un’Europe Egualitaria che promuove le differenze e pone fine a ogni forma di discriminazione
● Un’Europa Colta che trae beneficio dalla diversità culturale dei suoi popoli
● Un’Europa Sociale che riconosce la mancanza di sfruttamento come requisito per la libertà autentica
● Un’Europa Produttiva che canalizza gli investimenti verso una prosperità condivisa e rispettosa dell’ambiente
● Un’Europa Sostenibile che vive con le risorse già presenti sulla Terra
● Un’Europa Ecologica impegnata in un'autentica transizione ecologica globale
● Un’Europa Creativa che permette ai suoi cittadini di esprimere il potenziale della loro inventiva
● Un'Europa Tecnologica che fa leva sulle nuove tecnologie con un fine solidale
● Un’Europa con una Visione Storica in grado di andare incontro al futuro senza aggrapparsi al proprio passato
● Un’Europa Internazionalista che tratta le persone non europee come cittadini
● Un’Europa Pacifica in grado di estinguere le tensioni nei territori più o meno vicini
● Un’Europa Aperta che prenda in considerazione tutte le idee, le persone e le ispirazioni e che concepisce i confini e le barriere come segni di debolezza e fonte di insicurezza
● Un’Europa Emancipata dove il privilegio, i pregiudizi, le privazioni e la minaccia della violenza saranno estinte, consentendo agli europei di vivere con quanti meno stereotipi possibili, di sviluppare le loro potenzialità e scegliere liberamente coloro con i quali condividere la propria vita lavorativa e sociale.

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  osservazioni di Guido Viale
Inviato da: Athos Gualazzi - 16/03/2016, 16:40 - Forum: Gruppo di lavoro CONVERSIONE ECOLOGICA e POLITICA - Nessuna risposta

osservazioni di Guido Viale:

I limiti maggiori che rilevo sono quelli di mettere al centro del programma il recupero della democrazia in Europa in modo troppo astratto, avulso dal contesto e, quindi, privo di mediazioni e di priorità politiche.


Manca innanzitutto una indicazione precisa di che cosa si intenda per democrazia; una indicazione che va rintracciata passim, lungo  il percorso in cui si articola il ragionamento. Si dice “governo del demos” (giusto. Io preferisco, perché è più chiaro, dire “autogoverno”). Altrove si indica la sua essenza in un Parlamento europeo sovrano “che rispetti il principio di autodeterminazione degli Stati e che condivida il potere con i parlamenti nazionali, con le assemblee regionali e con i consigli regionali”. Giusto anche questo, ma è chiaro che con i partiti che governano oggi, a tutti i livelli istituzionali dell’Europa, la democrazia come “governo del demos” sarebbe ben lungi dall’essere raggiunta. Che cosa manca? Manca il rapporto tra democrazia formale e democrazia sostanziale, tra rappresentanza e partecipazione, tra istituzioni e movimenti. E’ chiaro che la maglia viene tenuta larga per raccogliere intorno al progetto quante più forze possibili, senza impegnarle in progetti troppo radicali. Ma una ragione del perché le istituzioni attuali non sono democratiche va comunque indicata. Il manifesto la individua nel fatto che “un processo altamente politico, opaco e imposto dall’alto viene presentato come apolitico, tecnico, procedurale e neutrale” per “impedire agli europei di detenere il controllo democratico su denaro, finanza, condizioni lavorative e ambiente”. Di qui la sacrosanta rivendicazione della Trasparenza (T maiuscola) come precondizione della riconquista della democrazia. Io penso che questa analisi sia sì giusta, ma non vada alla radice delle cose che, secondo me, è l’affermazione, nella concretezza della vita quotidiana come nel funzionamento delle istituzioni e nell’organizzazione dei processi economici, di quello che viene chiamato “pensiero unico” (io non uso il termine “neoliberismo”, perché non mi piaccio tutti i “neo” che non sanno dare un nome vero alle cose; ma soprattutto perché ciò che viene indicato con quel termine non ha niente di liberista e meno che mai di liberale o di libertario). Il “pensiero unico” che ha eroso completamente le basi della democrazia a tutti i livelli è il principio di una competizione universale come principio informatore della società e come unica forma legittima di cooperazione (o se vuoi, di divisione del lavoro, o dei compiti, o dei ruoli). Non una competizione tra uguali (la cosiddetta “libera concorrenza”) ma quella in cui il più forte ha diritto di sfruttare, opprimere o mangiarsi il più debole; e in cui i diritti sono legati al denaro: si hanno tanti più diritti quanto più denaro si ha, e nessun diritto senza denaro. Di qui la coincidenza tra quello che viene chiamato neoliberismo e quella che è la sua realtà concreta, cioè la privatizzazione universale: dei servizi pubblici, dei beni comuni, della moneta, dell’ambiente, delle nostre vite. Si tratta di un principio radicalmente contrapposto a quello di una cooperazione fondata sulla solidarietà (che non esclude meccanismi di concorrenza o, meglio, di “emulazione”) e che ha fatto piazza pulita, nelle menti e nei cuori, prima ancora che nei rapporti di lavoro, in quelli economici e in quelli istituzionali, di ogni valore attribuito alla solidarietà, alla reciprocità, alla condivisione su basi di parità. Ma la solidarietà è ciò su cui si fondano i movimenti, di qualsiasi genere, che sono il motore del cambiamento e della storia. Per questo se non si mette in discussione la dittatura del principio di competitività viene meno anche la possibilità di affrontare il nodo del rapporto tra movimenti e istituzioni e tra partecipazione e rappresentanza: che è ciò che manca alle istituzioni elettive, a tutti i livelli - dal Parlamento europeo ai consigli municipali - per essere strumenti di un possibile “autogoverno”.
L’astrattezza che io rilevo nel manifesto DiEM25 deriva a mio avviso da ciò. C’è una netta separazione tra l’indicazione dell’obiettivo finale (una Costituente europea entro il 2025) e i compiti dell’oggi. In altri termini, manca la politica. Intanto il testo mi sembra troppo segnato dai riferimenti – non dichiarati – all’esperienza greca, soprattutto là dove si invoca “un Parlamento sovrano che rispetti l’autodeterminazione degli Stati”. Questo mancato rispetto vale per la Grecia, ma non ha nessun riscontro per esempio in Italia, dove è stata l’autodeterminazione dello Stato (del suo Governo, ma anche del suo Presidente della Repubblica) a invocare ripetutamente l’Europa per giustificare scelte prese in sostanziale autonomia (istituzionale, non certo dai condizionamenti del mondo dell’alta finanza).
Ma quello iato è soprattutto evidente in questo passaggio: “una volta stabilizzate le varie crisi europee, il nostro obiettivo a medio termine è la piena trasparenza del processo decisionale” per affrontare realmente “le crisi del debito, banche, investimenti inadeguati, l’aumento della povertà e la migrazione, istituire un’assemblea costituente”, ecc. E’ qui enunciata a chiare lettere una politica dei due tempi: prima si “stabilizzano” le crisi a “breve termine” (quali? E come?). Poi si procede “a medio termine” al perseguimento degli obiettivi di fondo, presentati peraltro in un elenco fatto un po’ a casaccio. Non si vede come quelle varie crisi possano essere “stabilizzate” senza procedere fin da subito, nella misura del possibile, a perseguire gli obiettivi di fondo; o per lo meno ad affrontarne cause, manifestazioni e conseguenze.
Di qui la parte finale del documento, in cui vengono elencati gli obiettivi di fondo – tutti condivisibili – ma al di fuori di qualsiasi ordine, che non può però essere fornito da una logica deduttiva, ma solo dalle urgenze che incombono sul presente. Bene quindi un’Europa Democratica, Trasparente, Unita, Realistica, Decentralizzata, Pluralista, Egualitaria, Colta, Sociale, Produttiva, Sostenibile, Ecologica, Creativa, Tecnologica, con una Visione Storica, Internazionalista, Pacifica, Aperta ed Emancipata (con un certo spreco di maiuscole). Ma con quali priorità? E quali sono i nessi che le connettono?
Nell’ultimo articolo che ho pubblicato sul manifesto ho cercato di indicare le mie priorità, che qui riproduco con alcuni chiarimenti ulteriori (in corsivo; nei miei articoli lo spazio concessomi è sempre tiranno):
Occorre più che mai definire e farsi carico di un’alternativa globale che abbia la sua chiave di volta in un diverso atteggiamento verso i profughi; perché è intorno a questo nodo che si avviluppano tutti gli altri problemi con cui l’Europa e i suoi popoli devono confrontarsi:
Innanzitutto quello della lotta al razzismo, all’autoritarismo, per la democrazia: una democrazia sostanziale e partecipata e non solo formale. E’ evidente che la lotta per la democrazia senza fare i conti con l’ondata di razzismo, nazionalismo e vera e propria fascistizzazione che cavalca il disorientamento della cittadinanza di fronte a un fenomeno che le autorità di governo dell’UE e degli Stati membri dichiarano e mostrano di non saper governare, non ha futuro. Ricondurre tutto alla lotta contro la tecnocrazia e la burocrazia di Bruxelles è non solo riduttivo, ma anche sviante. Certamente la responsabilità di fondo di questa situazione ricade sulle politiche di austerità dell’UE, ma senza mettere in campo una strategia, o per lo mano qualche idea, su come affrontare il problema dei profughi, non si hanno argomenti per affrontare la montata delle forze di destra.
Poi quello delle guerre in cui l’Europa si lascia trascinare passo dopo passo in forme sempre più inestricabili, moltiplicando la spesa a scopo distruttivo, la devastazione di interi paesi e la pressione di nuovi profughi ai suoi confini. Non c’è bisogno di aggiungere molto. Se si va in guerra, in una situazione che avrà sicuramente pesanti ripercussioni in termini di aumento del terrorismo jahadista in Europa, con conseguente rafforzamento dei controlli sociali e istituzionali, l’agibilità politica verrà messa ulteriormente a rischio.
Poi le politiche di austerity che, nonostante che Draghi continui a inondare le banche di quei miliardi che sta negando al welfare e all’occupazione, hanno ormai dimostrato quanti danni stiano infliggendo a tutta la popolazione europea, compresa quella degli Stati che contavano di poterne beneficiare. Questo è il nucleo del pensiero che accomuna oggi tutte le opposizioni reali alle politiche antidemocratiche dell’UE. Resta da dire che anche la crisi dei profughi ha le sue radici in una politica che se non è più in grado di garantire lavoro, reddito e servizi sociali ai propri cittadini, e soprattutto ai giovani, producendo diverse “generazioni perdute”, a maggior ragione non può permettersi di accogliere e integrare, ancorché malamente, un numero di profughi non superiore a quello dei migranti che prima dell’ultima crisi arrivavano in Europa ogni anno cercando e trovando lavoro.
 
Poi quella delle politiche ambientali e, in particolare della lotta ai mutamenti climatici: soltanto un grande piano di conversione ecologica dell’apparato produttivo, a partire da energia, mobilità, agricoltura e alimentazione, edilizia e riassetto dei territori, può garantire sia la difesa degli equilibri ambientali del pianeta che la restituzione di ruolo, lavoro, reddito e dignità ai tanti profughi alla ricerca di un futuro per sé e per il loro paese di origine (molti dei nuovi arrivati vi faranno ritorno se, e non appena se ne presenterà la possibilità), ma anche ai tanti cittadini europei, soprattutto giovani, oggi privati del loro futuro. Questo è il nesso fondamentale tra politiche economiche e salvaguardia dell’ambiente che in vari documenti, compreso questo, viene elencato come dato poco più che accidentale, mentre secondo me la conversione ecologica – che non è green economy, perché richiede processi di coinvolgimento radicale della popolazione nella sua promozione e gestione: cioè è inseparabile dalla democratizzazione non solo delle istituzioni, ma anche dell’organizzazione economica - è il perno intorno a cui deve ruotare qualsiasi proposta strategica.
Non ultimo, il riequilibrio demografico e culturale di un’Europa che ha assoluto bisogno dell’apporto di forze fresche: non solo per compensare il progressivo invecchiamento e la drastica riduzione della sua popolazione, ma anche per risollevarsi, attraverso un incontro autentico con culture e persone diverse, dalla sclerosi in cui l’ha sospinta la dittatura del pensiero unico, che non contempla alternative all’attuale miseria materiale e spirituale. L’arrivo di tanti profughi (meno, comunque, finora, di quelli che fino a pochi anni fa arrivavano in Europa come “migranti economici” e vi trovavano lavoro), viene presentato dalle forze razziste, a cui quelle dell’establishment al governo dell’Unione si sono accodate, come un’invasione. E verrà percepita sempre come tale se tutti gli sforzi saranno concentrati nel respingerli, o nell’isolarli, o nel tenerli inoperosi trattandoli come parassiti. Ma accolti con generosità, aiutati a trovare un ruolo e a difendere la propria dignità, ascoltati con attenzione, con la disponibilità a imparare dalla loro vicenda e dalla loro miseria almeno tanto quanto possiamo essere capaci di insegnare noi a loro, lo “tsunami” dei profughi può rivelarsi invece una corrente favorevole, in grado di trasportare l’Europa verso una nuova solidarietà tra i suoi membri e con i suoi vicini. Sulla dimensione demografica del problema mi sono già espresso: l’Europa ha bisogno di 100 milioni di nuovi abitanti entro i prossimi 35 anni ed ha posto, cioè potrebbe accoglierne, anche il doppio. Tenendo conto del fatto che se il resto del mondo non è condannato a scomparire, ci saranno anche massicci flussi di ritorno ai paesi di origine che possono rendere questo turnover, nell'arco di 35 anni, anche più intenso. Fondamentale è però l’aspetto culturale: non funzionano né i processi di assimilazione (imporre la cultura del paese ospite), né le soluzioni comunitarie (lasciare che ogni comunità etnica o nazionale si rinchiuda in un proprio ghetto). Ci vorrebbe un autentico processo di ibridazione, di meticciato tra le componenti più disponibili e innovative di ciascun apporto culturale. Il lato più importante di questa riconfigurazione culturale è comunque - e ancora in gran parte da definire - l’atteggiamento degli uomini verso le donne, vera posta in gioco della ventata di integralismo in corso sia sul fronte islamico che su quello “giudaico-cristiano” o “occidentale”.

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  Revocare il mandato al sindaco - Recal
Inviato da: Athos Gualazzi - 14/03/2016, 12:15 - Forum: L'assemblea permanente - Risposte (4)

A casa il sindaco che delude o tradisce i cittadini che lo hanno eletto. A chiedere che anche in Italia, come già accade in altri paesi europei ma anche negli Usa e in America Latina, vi sia per l’elettore la possibilità di revocare il mandato di rappresentanza, è il presidente del gruppo Misto della Camera Pino Pisicchio (nella foto) con una proposta di legge che vuole introdurre nel nostro ordinamento costituzionale l’istituto del ‘recall’, l”elezione di richiamo’ per rimuovere il politico prima del termine del suo mandato.

Gli elettori che vogliono ‘licenziare’ il primo cittadino possono farlo, secondo il testo appena depositata a Montecitorio, attraverso un referendum da tenere non prima che siano trascorsi diciotto mesi dal voto. E questo per evitare che la petizione di revoca sia strumentalmente utilizzata come rivalsa dalle liste e i partiti che hanno perso le elezioni.
A chiedere il referendum deve essere almeno il 15 per cento dei votanti all’ultima tornata elettorale. Inoltre, devono trascorrere non meno di otto settimane tra la petizione e il referendum. Questo per consentire all’’accusa’ e alla ‘difesa’ di prepararsi adeguatamente al ‘processo’ che vede sul banco degli imputati il primo cittadino. E non è necessario un quorum: se le firme sono sufficienti a mettere in moto la macchina referendaria, si va alle urne. A sostenere i costi della consultazione è lo stesso comune.
Ma perché prevedere una consultazione popolare per revocare il mandato solo al sindaco e non già anche al parlamentare? Perché, spiega Pisicchio, se il recall è difficilmente compatibile con le Costituzioni europee di civil law in riferimento alla rappresentanza parlamentare (in Italia l’articolo 67 della Costituzione stabilisce che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) non sembra avere ragioni di contrasto con i mandati locali, dove non di rado si incrina il rapporto di fiducia tra capo dell’amministrazione locale, investito nel ruolo monocratico dal voto popolare, e il corpo elettorale. “Un sano principio –argomenta Pisicchio- di democrazia diretta: diretta è l’investitura, diretta potrà essere la revoca
In molti casi, insiste il presidente del gruppo Misto della Camera, la rottura del rapporto fiduciario tra eletto ed elettore non riesce a risolversi con il naturale ricorso anticipato alle urne “per la  resistenza da parte delle assemblee che finiscono, in una logica di autoconservazione,  per  creare condizioni paradossali di tutela al sindaco”. E quanto diffusa sia questa situazione, che concorre a dipingere con tinte fosche la classe politica italiana, lo confermano i casi di Roma e di Quarto, solo per citare i più recenti.
Per risalire alle origini del recall bisogna andare indietro nei secoli fino alla polis ateniese, che ha fissato alcune delle regole su cui nei secoli a venire si sarebbero basate molte democrazie occidentali. L’istituto del recall, ha ricordato in un suo intervento in materia il costituzionalista Michele Ainis, è in vigore in sei cantoni svizzeri, nella provincia canadese della Columbia Britannica (dove dal 1995, anno di entrata in vigore nell’ordinamento, 24 proposte di recall sono state lanciate ma ben 23 non hanno raggiunto il numero di firme necessario, mentre in un caso il politico in oggetto ha preferito dimettersi prima del voto) , in Venezuela e, soprattutto, in numerosi stati degli Usa.
Il caso più clamoroso, per gli States, quello del 2003 quando il governatore della California Gray Davis è stato cacciato perché giudicato responsabile del dissesto finanziario del più ricco stato d’America (a succedergli fu l’attore Arnold Schwarzenegger). In Venezuela, l’istituto del recall è previsto per tutte le cariche elettive dall’articolo 72 della Costituzione ‘Bolivariana’ del 1999, e nel 2004 l’allora presidente della repubblica, Hugo Chavez, superò un tentativo di destituzione.

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