Roberta Radich: Un nuovo spazio politico di autorappresentanza, in fieri, aperto e orizzontale

Un nuovo spazio politico di autorappresentanza, in fieri, aperto e orizzontale
Introduzione all’incontro di Primalepersone, Bologna 9 gennaio 2016

Roberta Radich

 

Benvenuti a Bologna, grazie di aver accolto l’invito di Primalepersone – Per l’Assemblea Permanente. 
Questo incontro è nato come un semplice momento di confronto e via via è cresciuto nelle aspettative e nel desiderio di produrre un’elaborazione collettiva.
Ringrazio tutti e tutte voi per essere qui oggi da ogni parte d’Italia e grazie per il contributo che porterete.  Grazie anche ai volontari attivisti  e attiviste di Primalepersone che hanno permesso di a tutti noi di essere qui oggi, grazie a Sergio Caserta per l’aiuto e il sostegno, grazie al Centro Costa che ci ospita.
Come abbiamo scritto nell’invito, oggi ci porremo assieme una domanda molto “semplice”:

CHE FARE?

Queste due giornate vogliono essere un momento di confronto e di incontro, per continuare l’elaborazione iniziata a marzo dello scorso anno a Roma. Lo faremo in modo classico nella prima parte della mattinata e con una struttura orizzontale e di gruppo, nel pomeriggio, attraverso un World Cafè. Siamo qui per sperimentare, pensare, ideare, creare assieme. In questa fase c’è bisogno di molto pensiero e di molta creatività. Non vogliamo certamente dar vita a un percorso precostituito: quanto vogliamo proporre è uno spazio politico, una strada di attivazione politica. Negli ultimi anni è stato spesso auspicato la creazione di un percorso politico aperto e inclusivo. Pensiamo di poter dire il contrario, non vogliamo includere: il movimento, metaforicamente, non vuole essere centripeto ma centrifugo, di crescita verso l’esterno, non verso l’interno.  

Siamo di fronte a una grave emergenza democratica, economica, ambientale, sociale, culturale, umana e umanitaria. Le relazioni che seguiranno ne tracceranno i confini e prefigureranno gli obiettivi da perseguire. A fronte di questa epocale emergenza, l’alternativa politica è inesistente, senza  alcuna reale prospettiva: la sinistra a sinistra della “sinistra” di potere, con un triste gioco di parole, è incapace di tratteggiare un qualunque orizzonte di senso e di progetto sociale e politico, il M5S si dimostra sempre più inefficace e affetto degli stessi difetti, riveduti e corretti, dei partiti classici, alla ricerca di consenso più che di proposte capaci di rappresentare davvero i bisogni dei cittadini o di estese fasce sociali. E’ necessario prefigurare un percorso che permetta di uscire dallo stallo della rappresentanza, andando oltre l’idea di sinistra, sostituendo quest’asse, se si vuole ragionare in termini spaziali, con il più esplicativo asse “alto e basso”, vista la sempre più pervasiva e dilagante disuguaglianza sociale globale. Portiamo con noi i valori della sinistra ma apriamoci alle nuove sfide del XXI secolo che si allontanano sempre più dalle visioni ideologiche dell’ottocento e del novecento e pongono al centro la conversione ecologica dell’economia e della società. Personalmente ho partecipato a tre percorsi politici negli ultimi anni: la Costituente Ecologista e Civica, Rivoluzione Civile e Altra Europa. Ho ripreso a far politica meno di una decina di anni fa dopo molti anni di lavoro nel sociale, per la percezione crescente della progressiva degenerazione politica e per l’impotenza vissuta nel mio lavoro. Trade d’union di questi progetti politici, soprattutto degli ultimi due, è stata la massiccia presenza di attivisti e candidati provenienti dal mondo sociale, i quali, di fatto, sono stati spinti ai margini. E’ stato per loro impossibile introdurre una proposta politica diversa: le organizzazioni partitiche, seppur in effettiva minoranza,  hanno creato uno sbarramento insuperabile, sulla scorta di inveterate forme organizzative e logiche verticistiche, autoreferenziali e personalistiche. In particolare in AE si è altresì evidenziato come i candidati provenienti dalla cosiddetta società civile non abbiano potuto prospettare una strada diversa anche per la mancanza di una loro auto-organizzazione, resa altresì impossibile da una campagna elettorale impostata, volutamente,  sulla concorrenza tra singoli candidati. Alla luce di queste esperienze pensiamo sia necessario partire da tutt’altro punto di vista. 

E’ stato più volte ripetuto da molti: “è necessario che i partiti facciano un passo indietro per fare tutti assieme molti passi avanti”. Questa strada è da archiviare definitivamente come un fallimento storico: è necessario che il mondo sociale si faccia avanti, che la cosiddetta “società civile” faccia molti passi avanti, assumendosi una responsabilità nuova e in un modo totalmente diverso dal passato, abbandonando per sempre la speranza che partiti verticistici, leaderistici, affetti da un rigido identitarismo, attratti fatalmente dalla missione impossibile del centro-sinistra (per poter continuare ad esistere politicamente), possano fare dei passi indietro, mettendo al contempo, quel che rimane delle loro organizzazioni al servizio di un mondo sociale alla ricerca di nuova rappresentanza e  fiducia nella politica. Dobbiamo partire da tutt’altra prospettiva e con coraggio credere possibile un’altra strada che riparta dal basso, dai bisogni reali dei cittadini che sappia ridare rappresentanza al mondo sociale, favorendone l’emersione politica, alzando il livello della domanda dalle singole istanze, lotte, proposte, a una comune domanda di trasformazione sociale e politica. 

Quanto proponiamo quindi è uno spazio politico di autorappresentanza, non un soggetto, ma un’arena, un forum, una piazza, una consulta, insomma un’Assemblea Permanente, dove si possono riunire cittadini, organizzazioni, movimenti, ognuno mantenendo la propria identità. Proponiamo uno spazio che sia un BENE COMUNE e che, come tale, non sia proprietà di nessuno ma di tutti. Questo spazio deve essere aperto e continuamente in estensione e dar vita a un paziente processo di confronto collettivo, aprendo luoghi fisici e virtuali di discussione: incontri e momenti di confronto,  condivisione di lotte e di iniziative comuni ( i prossimi referendum sono una importante occasione in tal senso), assemblee nazionali, assemblee permanenti territoriali anche a geometria variabile su obiettivi specifici, forum on-line, mailing list, videoconferenze, la creazione di uno spazi di informazione comune come un sito web, un giornale on-line, ecc.

Ma quanto proponiamo è anche la creazione di uno spazio decisionale quanto più possibile orizzontale: dove le scelte non nascono dall’accordo tra organizzazioni, o meglio tra vertici di organizzazioni (la fallimentare forma additiva rieditata più volte dalla sinistra),  ma dove queste vengono  prese da ogni persona individualmente sulla base delle informazioni scambiate (democrazia informata) e del dibattito intercorso internamente alla propria organizzazione e nello spazio di discussione condiviso. Si tratta, secondo una felice suggestione, non di una testa un voto, ma di una testa – un’idea – un voto. Se non si adottano forme decisionali di questo tipo, si ricade inevitabilmente in logiche additive e nella delega, che si è dimostrata essere il punto nevralgico per l’accentramento del potere in alcune persone e vertici, ma anche della progressiva disaffezione alla partecipazione politica. Stiamo sperimentando uno strumento decisionale on line Liquidfeedback (che è un sistema sicuro, certificato e non manipolabile, molto lontano dal sistema proprietario del M5S) che ha aperto un ampio dibattito all’interno di Primalepersone. E’ uno strumento assolutamente in via di sperimentazione al nostro interno che trova serie resistenze, dovute alla poca familiarità di tante persone con gli strumenti informatici. Non tutti convengono sulla sua praticabilità ma, ad onor del vero, siamo ancora molto distanti dalla sua piena utilizzazione a seguito di una seria formazione e di accostamento formativo nella pratica politica, anche a livello territoriale. C’è molto da fare e da sperimentare, ma possiamo crescere solo formandoci ed elaborando tutti assieme nuove strategie, per non ricadere nella coazione a ripetere di quanto è ormai ampiamento assodato non funziona e non può funzionare.

Lo spazio che vogliamo costruire è uno spazio in fieri, flessibile, in progressivo ampliamento sia rispetto alle comune elaborazione politica, sia rispetto agli obiettivi, sia  rispetto all’azione politica, azione che può andare dal grado 1 a al grado 100. All’inizio l’assemblea potrà discutere e prendere decisioni molto aperte e blande attraverso il sistema decisionale (per fare un esempio, la sede di un  prossimo incontro) per arrivare, con il tempo, al grado più alto: alla composizione del programma politico, a proposte di legge, alla composizione stessa delle liste elettorali. Quanto vogliamo creare è un luogo di incontro che, abbandonate le ideologie novecentesche,  faccia incontrare nuove utopie che sono, con una felice espressione di Nadia Urbinati “la capacità di immaginare il futuro”, un nuovo futuro.

Questo luogo di incontro deve saper mettere al centro le PERSONE e la RELAZIONE tra le PERSONE, imparando dalle esperienze partecipative al femminile. Sogniamo un luogo accogliente, dove donne e uomini, si sentano a loro agio e possano affrontare e gestire efficacemente le differenze e i conflitti, smettendo quindi di rivolgere le energie conflittuali autodistruttivamente all’interno per dirigerle invece all’esterno, sia nel senso dell’inevitabile conflitto politico e sociale, sia nel senso della costruzione di nuove proposte e progetti.
Per far questo non basta affidarsi allo spontaneismo. E’ necessario avvalersi di forme e metodi di facilitazione sociale dei processi che permettano di strutturare la possibilità delle persone di ascoltarsi, di confrontarsi, di essere creativi assieme, di contenere i devastanti protagonismi in politica, di decidere assieme, abbandonando le forme di democrazia interna che creano maggioranze e minoranze (e quindi fazioni che portano a infinite scomposizioni) per avvicinarsi sempre più a decisioni consensuali.

Vogliamo una politica in positivo, che sappia portare all’autorappresentanza i comitati e i movimenti di lotta ma anche l’Italia che sta cambiando di fatto in forma dispersa, pulviscolare e creativamente geniale, una politica che sappia svolgere, in questa fase,  un’importante funzione di interconnessione del disperso mondo sociale, per far crescere una coscienza collettiva,  la coscienza di essere un corpo sociale importante, trasformativo, portatore di valori, bisogni ma soprattutto proposte fondamentali per arginare la deriva democratica italiana e europea e per proporre una nuova visione di convivenza economica, sociale, civile e istituzionale.