Tavolo Costituzione 1

Report del tavolo di lavoro dedicato ai temi della Democrazia Costituzionale e dei diritti.

Oltre al ‘facilitatore tematico’ (Baicchi) e al ‘facilitatore del dialogo’ (Gian Luigi Ago), al tavolo ha partecipato l’avv. Felice Besostri.

 

Praticamente tutti i partecipanti ai tre gruppi che si sono succeduti al tavolo sono intervenuti; complessivamente ci sono stati circa 30/40 interventi.

 

Dagli interventi è emersa la preoccupazione per la situazione attuale, che vede procedere un processo di profonda modifica del nostro sistema istituzionale, che rischia di essere trasformato in senso accentrato e autoritario, nella quasi totale indifferenza della opinione pubblica.

C’è una netta consapevolezza che la campagna referendaria che tenta di opporsi alle ‘riforme’ sarà ben più difficile di quella (vittoriosa) del 2005/2006.

Questo non solo per il cambiamento della posizione del PD, allora contrario alla riforma presidenzialista di Berlusconi, che oggi invece tenta di imporre, ma a causa del diffuso scetticismo, della disillusione derivante dalla mancata concretizzazione delle scelte espresse dai cittadini con precedenti referendum (per es. quello sulla ripubblicizzazione dell’acqua). Inoltre le vicende di un passato anche recente hanno fatto perdere credibilità alle stesse istituzioni democratiche e alle forze politiche, anche per la mancata realizzazione del dettato costituzionale.

 

Tutti hanno convenuto che non ci deve essere una difesa pura e semplice del testo costituzionale, ma anche una proposta di aggiornamento (vedi inserimento della definizione di ‘beni comuni’, ecc…) e di effettiva realizzazione dei Principi fondamentali di giustizia, eguaglianza, solidarietà, tutela dell’ambiente e del patrimonio.

 

E’ stato confermato il sostegno alle iniziative in corso (referendum e ricorsi giudiziari di incostituzionalità) e evidenziata l’urgenza di proposte concrete.

 

Un tema più volte ripreso è stato quello della difficoltà a contrastare la disinformazione messa in atto da gran parte dei media, che si limitato a ripetere i proclami del governo.

Su questo piano sono stati rivendicati: un cambiamento del linguaggio, un migliore uso del web, la massima apertura anche a forze politiche che su altri temi hanno posizioni discutibili. E’ stata sollecitata una maggiore presenza nel mondo della scuola. Ha prevalso la richiesta di effettuare la raccolta firme per il referendum costituzionale, anche in caso non fosse indispensabile, per avere un contatto diretto con la cittadinanza.

Sul tema del linguaggio, in particolare Besostri ha insistito sulla necessità di rifiutare formulazioni equivoche; ad esempio: il referendum costituzionale deve essere definito ‘oppositivo’ perché è stato previsto, come i referendum abrogativi, per correggere una scelta del Parlamento non condivisa dagli elettori e dalle elettrici.

 

Non c’è stata unanimità sulla priorità da assegnare al contrasto delle affermazioni di Renzi o alla scelta di argomenti diversi, da lui volutamente nascosti. Si è parlato del tentativo di trasformare il referendum in un plebiscito sulla persona di Renzi, della tendenza al presidenzialismo anche in altri Paesi.

 

In una specie di brain storming (e quindi in forma quasi provocatoria) sono emerse alcune proposte operative da approfondire:

 

  • L’uso di slogan ‘forti’, come ad esempio ‘Torna il fascismo’

  • La denuncia del rischio che la nuova legge elettorale consegni il Paese a forze quasi eversive anche se minoritarie

  • Una massiccia campagna di discredito dei membri del governo sul piano personale

  • La formulazione di una petizione popolare su cui tentare di raccogliere un numero di firme pari alla metà dei voti espressi nelle ultime politiche.

  • La presentazione di più leggi di iniziativa popolare su vari temi.

 

Infine è emersa la necessità di fornire una maggiore informazione e di cercare di far capire cosa cambierebbe nella nostra società e nella nostra vita quotidiana con queste ‘riforme’, a partire dalla perdita del potere di partecipare alle scelte politiche e di incidere su di esse quando non condivise, e con gli altri provvedimenti governativi (scuola, ambiente, lavoro, ecc…).