Francesco Baicchi: Il Comitato per il NO: referendum o plebiscito?

Il Comitato per il NO: referendum o plebiscito? 

Francesco Baicchi 

Il 2016 sarà un anno decisivo per la nostra democrazia. Se non riusciremo a impedire l’entrata in vigore della nuova legge elettorale (italicum) e delle modifiche costituzionali verranno messi in discussione i principi fondamentali della democrazia parlamentare: che la ‘sovranità appartiene al popolo’ (art. 1 Cost) e che le decisioni politiche si prendono a maggioranza, ma anche che il potere della maggioranza non è assoluto, come già affermato da Tocqueville.

Per ragioni di tempo dò per scontata (salvo tornarci in seguito) la conoscenza delle reali conseguenze delle modifiche che l’attuale strana maggioranza parlamentare intende apportare alle nostre istituzioni: sostanzialmente la concentrazione di tutto il potere nell’esecutivo, o meglio nel capo del governo, senza controlli né garanzie; con un parlamento di personaggi nominati dai partiti e non eletti dai cittadini, privo di reali poteri e competenze.

Quello che Renzi cerca di far passare per un plebiscito su se stesso, parlando solo di abolizione del CNEL e riduzione del numero dei senatori, è in realtà un ritorno indietro di un secolo, alle origini di un regime autoritario.

Soprattutto è la cristallizzazione della situazione attuale di illegittimità costituzionale. Una situazione resa possibile negli ultimi decenni da troppe connivenze dei vertici dello Stato, che avrebbero invece avuto il compito di difendere la legalità repubblicana.

A questo proposito vorrei ricordare che l’attuale partito di maggioranza (il PD) non è stato il più votato alle ultime politiche del 2013 e rappresenta circa il 25% dei voti espressi, che sono stati grosso modo la metà degli aventi diritto. Ha la maggioranza solo grazie al ‘premio’ previsto dal ‘porcellum’, che deforma la volontà popolare ed è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale, che ha ottenuto per l’alleanza col SEL. E grazie a un programma elettorale che Renzi sta clamorosamente tradendo, che prevedeva la difesa della Costituzione ed escludeva alleanze con i berlusconiani.

La situazione di illegalità costituzionale è aggravata dal mancato rispetto proprio della sentenza 1/2014, che non prevedeva lo scioglimento automatico delle Camere per il principio della ‘continuità dello Stato’, ma faceva riferimento al regime di ‘prorogatio’, che può durare non più di 2/3 mesi e non autorizzava certo il completamento della legislatura. Ma chi doveva garantire l’applicazione della sentenza, come supremo tutore della Costituzione, cioè il Presidente della Repubblica, ha scelto di non intervenire.

Quindi un governo che si regge su una maggioranza di trasformisti in un parlamento illegittimo sta cancellando, con disinvoltura e violando la prassi parlamentare, decenni di conquiste sul piano dei diritti, della solidarietà, della equità, della tutela dell’ambiente e del patrimonio, che nemmeno Berlusconi era riuscito a demolire. E lo sta facendo senza aver ricevuto nessun mandato popolare, ma solo l’appoggio di poteri oscuri e, soprattutto, la designazione del Presidente della Repubblica Napolitano.

Questa situazione, che con la Costituzione del 1948 rappresenta una patologia della nostra democrazia e ricorda l’avvento del fascismo; con le cosiddette ‘riforme’ si tenta di farla diventare ordinaria e irreversibile.

Basta pensare che la nuova costituzione conferirebbe al governo il potere di imporre al Parlamento l’approvazione delle sue proposte senza poterle emendare, quindi senza esame nel merito; approvazione sostanzialmente automatica, visto che di fatto è il capo del governo che nomina i parlamentari di maggioranza.

Contro questa deriva autoritaria come Coordinamento per la Democrazia Costituzionale stiamo tentando di utilizzare tutti gli strumenti legali che come cittadini abbiamo a disposizione: abbiamo presentato ricorsi di incostituzionalità contro le leggi elettorali regionali e contro l’italicum; abbiamo depositato due quesiti referendari per l’abrogazione delle parti più incostituzionali dell’italicum; abbiamo costituito il Comitato per il NO e chiederemo ai cittadini di votare NO nel referendum costituzionale, che non può che essere oppositivo e non sarà concesso da Renzi.

Quel referendum possiamo vincerlo, se saremo uniti e riusciremo a superare il muro di silenzio quasi unanime della stampa.

Una delle maggiori difficoltà dipende dalla strategia dell’amo che Renzi sta mettendo sistematicamente in atto, nascondendo i pericoli e le reali conseguenze delle sue ‘riforme’ con concessioni all’egoismo superficiale di una parte dell’opinione pubblica. Così delle modifiche costituzionali si parla solo delle ‘economie’ che deriverebbero dalla abolizione del CNEL e della riduzione del numero dei senatori, non della trasformazione della forma di stato in repubblica presidenziale.

Un altro problema è l’obbligo di votare su un unico quesito SI o NO a temi diversissimi: dalla modifica accentratrice del Titolo V a quella dell’ter legislativo, dal CNEL alla modifica del Senato.

Quindi il nostro primo impegno deve essere informare, chiarire a tutti su cosa realmente si andrà a votare con i referendum.

Se avessimo tempo sarebbe interessante riesaminare come la Costituente è arrivata alla attuale formulazione, partendo dalla proposta Mortati, che prevedeva molti diversi tipi di referendum.

Perché la funzione del referendum è proprio consentire ai cittadini di riprendersi la sovranità che appartiene loro quando, eccezionalmente, non condividono le decisioni dei parlamentari che li rappresentano. Oggi c’è una comprensibile insofferenza verso il sistema democratico, che ha dimostrato i suoi limiti, ma, come diceva Churchill, non ne conosciamo di migliori.

Attualmente molti sono i referendum annunciati o già promossi, ma quelli sui temi istituzionali hanno la caratteristica di non identificarsi con uno specifico schieramento politico perché difendono proprio il diritto al pluralismo delle idee, il diritto di tutti a partecipare alle scelte politiche, a decidere sul proprio futuro.

Dobbiamo lavorare perché questo venga capito, e per realizzare il fronte più ampio possibile, come lo fu la Costituente e la Resistenza al fascismo.

Per far capire che non stiamo difendendo un passato e le sue ombre, ma la possibilità di cambiare in meglio il futuro.