Contributo Sturlese

BOLOGNA 10 GENNAIO 2016

3 questioni fondamentali: 1) Rapporto territori-assemblea permanente-liquidfeedback/PLP-movimenti Limiti dell’attuale situazione a 8 (Roma)-12 mesi (appello Gattuso)dalla nascita: scarsa consistenza numerica (probabilmente meno di 200 collegati in qualche modo anche labile e di impossibile collocazione territoriale), 80 iscritti a liquifeedback, 60-70 adesioni con versamenti, ambito di discussione di 20-30 persone, ambito decisionale su LF idem. Rischio formazione di un gruppo dirigente informale auto rappresentativo, scollegato dai territori, centrato molto su questioni anche sostanziali di metodo o sull’adesione ad iniziative nazionali pur condivisibili di coordinamenti vari (coalizione clima-NO TRIV, coalizione sociale, costituzione). Il tutto genera scarso appeal e scarsa partecipazione, tutto il contrario di quello che si vuole fare. L’ambito locale non può che essere l’ambito privilegiato perché:A) nei territori si articolano i movimenti con caratteristiche anche solo locali o come premessa e sostegno alle iniziative nazionali, B)nei territori si partecipa alla vita amministrativa, dalla quale non è possibile o almeno conveniente tirarsi fuori, perché fortemente motivante sui cittadini. I movimenti stentano ad autorappresentarsi in modo politico, perché sono monotematici (vedi Forum dell’acqua, migliore esempio di vita associativa e di metodologia di lavoro), a composizione plurale per definizione (anche militanti PD o comunque di partiti), soggetti a riflussi in relazione alle decisioni della politica. QUINDI I NUCLEI TERRITORIALI COMUNALI SONO IMPRESCINDIBILI CON RIUNIONI IN PRESENZA E IN COLLEGAMENTO CON LIQUIDFEEDBACK (anche con delega) a seconda del carattere locale o generale delle decisioni da assumere e secondo la metodologia dell’Assemblea Permanente (una testa,un’idea, un voto -Athos-il maggior “consenso” possibile) Quindi nessuna contrapposizione fra riunioni locali in presenza e decisionale di LF. Il livello regionale non può essere quindi decisionale, ma solo funzionale, di coordinamento operativo o limitato a specifiche problematiche regionali che non abbiano una ricaduta politica nazionale) e non può quindi precostituire un’organizzazione federativa, che presuppone una verticalizzazione e una gerarchizzazione della struttura, che compromette in origine il concetto di Assemblea Permanente e richiede deleghe più o meno stabili. ( Questa parte può essere rivista alla luce di Bologna). Il rapporto coi Movimenti non può essere rozzamente egemonico, ma in primo luogo di presenza qualificata sul campo dei singoli aderenti, di promozione delle iniziative o anche di adesione formale, quando richiesta. 2) Aspetti della comunicazione Lo sviiluppo di strumenti adeguati di comunicazione, che rendano possibile la nostra visibilità (appeal power, dicono gli esperti) è un nodo indiscutibile, quanto di difficile realizzazione per le problemsatiche economiche e professionali, che esso comporta. Per esemplificare, mi rifaccio alla proposta di Domenico di un giornale on line a carattere nazionale e locale ad un tempo. E’ necessaria fin da subito una valutazione di fattibilità. Tenendo sempre conto che nessuna attrazione è possibile senza una proposta politica, costruita collettivamente in maniera processuale, in Assemblea Permanente, ma partendo da alcuni presupposti almeno, che remdano realizzabile tale processo. 3)Elementi di analisi strutturale e di proposta di sistema. Mi rendo conto che tale richiesta è divisiva in sé, ma d’altro canto io penso che le divisioni e il frazionamento della sinisistra non siano frutto del caso o solo della presupponenza e della meschinità di ceti dirigenti, votati all’autoconservazione e quindi portatori di una concezione burocratica e verticale del Partito. Pensiamo ad es. alla spaccatura principale fra RC e SEL, giocata sul tema dello scioglimento dei vecchi Partiti e sull’alternativa al PD, ma in realtà ammiccante ad una idea di società e di rapporti produttivi affatto diversa e non superabile solo proponendo obbiettivi a breve apparentemente praticabili. Non è il caso di addentrarci oggi in questa discussione, per la quale peraltro grandi strumenti di riflessione potrebbero venire dall’ultimo libro di Luciano Gallino, “il denaro, il debito e la doppia crisi” (così come da Naomi Klein o dallo stesso JeremyRifkin) per costruire un momento di riflessione collettiva. In sostanza, si chiede Gallino, come affrontare una fase di transizione a partire da due contraddizioni fondamentali del capitalismo, una (probabile) intrinseca, la stagnazione secolare, legata allo sfruttamento del lavoro e alla caduta della domanda, aggravata un Europa all’adozione di politiche di austerità, l’altra certa e ben visibile nella sua drammaticità, legata allo sfruttamento delle risorse del Pianeta. In sostanza una crisi di sistema alla quale dobbiamo rispondere con una proposta alternativa di sistema, che non può riproporre le vecchie ricette della sinistra storica , ma potrebbe piuttosto rifarsi al modello costituzionale dell’economia socialedi mercato e dei Beni Comuni (tema molto attuale in vista del Referendum sulle modifiche alla Costituzione). Insomma occorre una analisi strutturale (della composizione delle classi, dei rapporti di produzione, ecc. e una proposta di sistema credibile.