Civati non dia seguito ai Referendum proposti

di Antonella Leto e Roberta Radich - Primalepersone

Avendo partecipato fin dalla prima ora alla riflessione sull’apertura di una stagione referendaria, vogliamo esprimerci sulla proposta degli 8 referendum da  parte di Pippo Civati, referendum depositati pochi giorni fa.

Premettiamo che Primalepersone per l'Assemblea Permanente partecipa e sostiene le reti ed i movimenti che si battono per una visione radicalmente alternativa del modello economico e sociale imposto dal neoliberismo e dai governi delle larghe intese in Italia ed in Europa. Un modello che schiaccia sotto il tallone della finanza globale i diritti delle persone e la possibilità  di costruire una dimensione umana pacificata ed in sintonia con il pianeta, che vede nella conversione ecologica dell'economia e della socialità l'unica possibilità di rimettere in equilibrio le attività umane con l'ecosistema che ci sostiene e ridare dignità e diritti alle persone. Una necessità tanto più urgente quanto lo sono le emergenze climatiche ed umanitarie che dovremo affrontare.

 Inoltre consideriamo che si possano cominciare a costruire serie alternative e proposte, solo attuando una visione di partecipazione sociale e politica radicalmente nuova. E’ necessario creare le condizioni per l’autorappresentanza della società. Si è rotta, in forma evidente, la connessione tra cittadine, cittadini e classe politica: le persone non si sentono rappresentate con l'inevitabile esito di un dilagante astensionismo e di un crescente voto di protesta.

Per questo motivo Primalepersone, in sintonia con il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e il recente pronunciamento del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, giudica un errore strategico e politico quello dell'associazione di Pippo Civati "Possibile" di promuovere unilateralmente, con tempi irrealisticamente stretti e senza aver condiviso i quesiti con le soggettività che si battono contro i provvedimenti del governo Renzi, la raccolta di firme per otto referendum abrogativi.

Civati, nell'intento di lanciare un "nuovo" soggetto politico a sinistra del PD, utilizza i referendum come elemento di lotta politica tutta interna al centro-sinistra, non tenendo conto del fatto che i provvedimenti da abrogare hanno ricadute negative per l'intero paese e per la democrazia, e che perciò devono essere promossi nella maniera più ampia, unitaria e condivisa possibile.

Il rischio è altrimenti  quello di vanificarne la portata democratica e la stessa efficacia dello strumento referendum, che invece possono essere un'occasione straordinaria per informare e sensibilizzare l'opinione pubblica, per far vivere le lotte civili e sociali tra i cittadini. Ricordiamo inoltre a Civati, e a tutti, che prima della straordinaria vittoria del 2011, da 16 anni referendum, anche importanti, non raggiungevano il quorum. 

La modalità operativa ampia e partecipativa con cui il Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua ha promosso la costituzione del comitato promotore per i referendum sull'acqua bene comune, esclusivamente di associazioni, e del comitato di sostegno in cui erano i partiti, ha consentito di far sentire tutti coloro che ne condividevano le finalità protagonisti di un processo che si è dimostrato vincente.

A nostro avviso rimane un esempio di una mobilitazione autentica, condivisa e promossa dal basso, premiata dal maggior numero di firme raccolte nella storia della Repubblica, 1.400.000, e dalla vittoria. Bisogna ripartire da lì per fare avanzare un modello di partecipazione attiva, che inneschi un cambiamento reale per il paese a beneficio di tutti.

La partecipazione sociale e politica va fatta crescere con saggezza e responsabilità. E’ ormai evidente che qualunque proposta calata dall’alto, non può avere alcuna speranza di successo. La vicenda dei referendum civatiani rischia di essere l'ennesimo tentativo di dare una rappresentanza non richiesta ai movimenti in lotta, con un esito già scritto.

Riteniamo che, attualmente, l’unica sede ove sia possibile proseguire il dibattito sui referendum, in forma orizzontale e partecipata, sia il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e che il modello organizzativo da proporre sia quello del Referendum vincente del 2011.
Se Civati ha a cuore la democrazia non dia seguito a una campagna che non solo non ha alcuna possibilità di riuscita, ma rischia di minare un processo vasto, aperto, partecipato.