Il Pd si schiera con Calderoli contro Kyenge

Annamaria Rivera

Il Pd si schiera con Calderoli contro Kyenge

 Nel corso del 2013 abbiamo assistito al ritorno della “razza”, evocata da immagini e discorsi del tutto simili a quelli che potevano trovarsi nelle pubblicazioni popolari al servizio della propaganda fascista: soprattutto l’assimilazione dei “negri” a scimmie, col tipico corollario di banane.

Le irrisioni e le ingiurie di questo tipo hanno preso a bersaglio, in modo martellante, soprattutto l’allora ministra per l’Integrazione, Cécile Kyenge, oggetto di attacchi al tempo stesso razzisti e sessisti.

Uno dei maggiori attori di questa ignobile campagna è stato il leghista Roberto Calderoli, attuale vice-presidente del Senato.   

Sarebbe stato ovvio che le istituzioni repubblicane stigmatizzassero, almeno ex post, una tale barbarie, indizio di un razzismo addirittura di tipo biologista che permane nell’immaginario, negli enunciati e nelle pratiche di una parte del Paese.

E invece no: la Giunta per le immunità del Senato ha negato ai Pm di Bergamo l’autorizzazione a procedere per istigazione all’odio razziale contro Calderoli per aver egli, a luglio del 2013, assimilato la ministra a un orango.  Gravissimo è che membri della giunta appartenenti al Pd siano stati decisivi per scagionare Calderoli, reputando che quella frase -“Quando vedo Kyenge penso a un orango”- sia nient’altro che un’opinione “espressa nell’esercizio del mandato”. Come a dire che il normale esercizio del mandato dei senatori prevede la manifestazione di enunciati razzisti.

Ancor più risibili le argomentazioni di uno dei membri Pd, Claudio Moscardelli, il quale ha osato sostenere che “le accuse relative alle incitazioni all'odio razziale risultano infondate”, data anche “la configurazione del movimento della Lega, nel cui ambito operano anche diverse persone di colore”.  A parte l’espressione “di colore”, che già la dice lunga, è come sostenere che le guerre coloniali italiane nel Corno d’Africa, in Libia e altrove erano guerre giuste perché si avvalevano delle truppe degli ascari.

Ora il Pd sembra pentito e cerca di ribaltare quel voto indecente. Cosa che –è quasi certo- non avverrà: il voto segreto permetterà agli “ascari” del Pd di salvare Calderoli ancora una volta e definitivamente.