Ominia Sunt Communia

Di Nicoletta Dosio

Atene“Omnia sunt communia”: tutto è in comune. Era il grido di lotta delle rivolte contadine contro i principi tedeschi, nei primi anni del sedicesimo secolo e fu il messaggio che, sul patibolo, lasciò agli uomini futuri Thomas Muntzer

Quel messaggio l'ho ritrovato, inciso sul banco a cui sedevo, al Politecnico di Atene, dove, qualche settimana fa, partecipai ad un'assemblea organizzata da Syriza.

Omnia sunt communia: parole che vengono da lontano e hanno più che mai il sapore e la forza della verità; ancora sanno dare voce e concretezza alla lotta presente del popolo Greco contro l'Europa della Troika e del fiscal compakt. Parole contagiose, messaggio di liberazione che risuona col passo degli oppressi in cammino contro le mura d'acciaio delle infinite fortezze del mondo.

Al Politecnico di Atene sono vivi e ancora ci parlano, presso il vecchio ingresso ora sbarrato a segnare l'irriducibilità del conflitto e la necessità della vigilanza antifascista, i segni della resistenza antica e mai tradita: la stele con i nomi di studenti e insegnanti trucidati dai nazi-fascisti nel '44 e i resti del cancello sfondato dai carri armati dei colonnelli nel '73.

Provo già nostalgia per quel popolo impoverito e dignitoso, il quale in queste ore affolla piazza Syntagma a sostegno del suo governo, eletto col preciso mandato di opporsi all'Europa che, col sangue dei poveri, rimpingua i propri forzieri ed i propri arsenali militari. Sono gli stessi volti di donne e uomini che ho incontrato come parte attiva nelle mense popolari, negli ambulatori e consultori gratuiti , nei doposcuola e asili nido dove trovano cibo, assistenza e serenità i bambini dei tanti disoccupati e sfrattati, nelle forme di autogestione con cui si difende collettivamente chi non accetta di scomparire nel buco nero della storia.

Omnia sunt communia: La Grecia non è lontana, è qui e ora, nella precarietà che dilaga, nei diritti elementari negati, nel rifiuto a rassegnarsi, nel conflitto solidale che deve nascere dovunque perché il popolo greco non sia solo, perché il gelo di quest'inverno fuori tempo non possa uccidere il primo fiore di primavera.