C’è ancora un’Europa?

In un’Unione malata, divisa, minacciata da povertà e diseguaglianze crescenti, le proposte avanzate dal governo greco dopo le elezioni del 25 gennaio andrebbero attentamente esaminate e discusse: tra i 28 Stati membri, tra i 19 governi dell’eurozona, e nella Commissione, nel Parlamento europeo, nella Banca centrale europea. Le risposte fin qui date ad Atene sono non soltanto ingiuste e in alcuni casi pericolosamente antidemocratiche, ma del tutto controproducenti. La possibilità di cambiare radicalmente rotta, nell’amministrazione della crisi e nei programmi di austerità, viene esclusa a priori. La domanda stessa formulata dal governo Tsipras – non una cancellazione del debito ma un negoziato sulle modalità dei rimborsi e un aggancio di questi alla crescita – viene arbitrariamente travisata, demonizzata, e rigettata. Vince l’autocompiacimento della fede, contro i fatti e l’evidenza dei fatti. La malattia, non curata, coscientemente la si vuol perpetuare.

Manifestazione nazionale il 14 e presidi l'11 febbraio

SIAMO CON LA GRECIA – PRESIDI E MANIFESTAZIONE NAZIONALE
È CAMBIATA LA GRECIA, CAMBIAMO L’EUROPA

Manifestazione nazionale sabato 14 febbraio a Roma, ore 14.00 – Piazza Indipendenza
Mercoledì 11 febbraio in Piazza Indipendenza dalle ore 17.00 – presidio contro le politiche della Merkel

APPELLO DI “CAMBIA LA GRECIA, CAMBIA L’EUROPA”

Troika, un colpo di stato in bianco

di Alfonso Gianni, 6 febbraio 2015
Se si nutriva ancora qualche dubbio che l’Europa fosse più vittima delle proprie politiche che della crisi, gli accadimenti degli ultimi giorni hanno tolto ogni dubbio. I mercati avevano assorbito quasi con nonchalance il cambio di governo in Grecia; la Borsa di Atene aveva oscillato, ma riuscendo sempre a riprendersi, fino a raggiungere rialzi da record; il terrorismao psicologico che aveva provocato un forte deflusso di capitali prima delle elezioni sembrava un’arma spuntata.

Comitato 16 novembre - La GUERRA è iniziata

COMUNICATO STAMPA

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siamo profondamente sconcertate/i nell'apprendere della chiusura della mailing list, decisione opinabile e arbitraria, alla quale ci opponiamo fermamente.

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